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Non è la Speziale, non è Frieren, non è Komi. Sa solo quello che non è.

Secrets of the Silent Witch è... un mappazzone. Quanto efficace questo termine reso famoso da chef Barbieri. Che di base non è per forza un male, se il mix è ben riuscito perché no? Non è però il caso di questo anime.

Attenzione, come sempre questa recensione CONTIENE SPOILER. Siete avvertiti.

È semplice e al contempo complicato spiegare il setting di Secrets of the Silent Witch. Monica Everett è una ragazza che vive isolata in una baita. È una strega dalle doti strepitose, perché ha perfezionato un metodo per mettere in pratica magie, anche potentissime, senza l'uso della voce. Questo perché soffre di una pesantissima ansia sociale e non riesce a parlare in presenza di estranei. È entrata quindi a far parte della schiera dei maghi più potenti del regno, i cosiddetti Sette Saggi, con il nome di Strega del Silenzio.

Uno di loro, Louis, il mago delle barriere, la incarica di proteggere in incognito il secondogenito del re, Felix, studente e presidente del consiglio studentesco di una prestigiosa accademia per nobili. L'incipit potrebbe anche risultare interessante, è il proseguo della storia che di fatto non va a parare da nessuna parte.

Come prevedibile Monica deve vincere la sua timidezza, i suoi rigidi blocchi mentali e ci riesce grazie alla gentilezza delle persone che conosce all'accademia, alla quale è iscritta sotto pseudonimo di Monica Norton, sorellastra di Isabel Norton, figlia di un nobile. Monica si fa subito degli amici, entra grazie alle sue doti e alle sua abilità con la matematica nel consiglio studentesco e sventa diversi attentati al principe.

Silent Witch ha alcuni elementi che lo rendono, solo all'apparenza, interessante. C'è una violenza di fondo, fisica e psicologica, non usuale in questo genere di anime. La morte brutale del padre di Monica, le crudeli vessazioni subite da bambina, il bullismo all'accademia. Sono però frammenti, anche reiterati: vediamo infatti sempre e solo gli stessi due flashback.

Il difetto principale della serie è che non esiste di fatto un progresso orizzontale. Non si palesa un villain definito, la minaccia aleggia ma i vari "criminali" non si sa per chi agiscano. L'anime risulta quindi oltremodo episodico e frammentato, con una gestione del ritmo anche abbastanza grezza. Alcuni flashback spezzano la narrazione e si dilungano in maniera eccessiva, come quello di Felix e dell'amico Elliott da bambini. Anche il rapporto di Monica con Barney, che aveva rotto il rapporto di amicizia per invidia dopo che Monica era diventata uno dei sette saggi, e che potenzialmente poteva risultare interessante, è risolto senza guizzi. Almeno però ci spiega chi sia quel ragazzo che saltuariamente appare nei ricordi di Monica. Mentre per esempio manca del tutto l'informazione su come Monica sia uscita dalla cantina dello zio, dove era reclusa, e sia riuscita a iscriversi all'accademia di magia. Si cita una fantomatica madre adottiva, senza aggiungere altro.

È inevitabile poi non rivedere in questa serie degli elementi da tante altre. È derivativa con scarsissima originalità. Ci sono gli elementi di mistery e il rapporto con il principe presi a piene mani dal Monologo della Speziale. Visivamente la magia, eccezion fatta per casi sporadici, è una pallida imitazione di quella di Frieren. Monica è una Komi costretta a interagire con gli altri per un bene superiore e d'altronde sembra superare anche molto agilmente i suoi problemi. La protagonista, infine, sembra fare un cosplay di Violet Evergarden, dagli abiti all'acconciatura.

Secrets of the Silent Witch sembra sempre sul punto di decollare, resta però saldamente ancorato a una piattezza di fondo. Non c'è originalità, non ci sono guizzi narrativi. E quei pochi elementi che potrebbero diversificarlo, vengono trattati superficialmente. I personaggi sono discreti senza risultare memorabili, Monica inclusa. Buone le animazioni, senza strafare, belle le musiche.

Sarò onesto, non capisco come faccia ad avere delle valutazioni così alte. Sembra la prima metà, monca, di una serie più ampia. Non invoglia però per nulla ad attendere un seguito. È un buon diversivo, questo sì, del tutto dimenticabile.