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“Kimi no Tsugu Kaori wa” è una storia raccontata con il cuore, lontana dai sensazionalismi a cui spesso ci si affida per tenere alta l’attenzione. Personalmente ho apprezzato proprio la gentilezza intrinseca di questa serie: è una storia in cui non esistono “cattivi”, ma solo persone che si vogliono bene e cercano, a volte goffamente, di fare la cosa giusta l’una per l’altra. Questo alone di positività di fondo, pur dentro una vicenda carica di malinconia, mi ha colpito perché appare incredibilmente sincero. Invece di drammi urlati, “Kimi no Tsugu Kaori wa” offre un dramma trattenuto: una scelta che ho trovato coraggiosa e realistica.

Se dovessi trovare un punto debole, direi che l’epilogo ti lascia un po’ in sospeso. Gli ultimi minuti della serie sono poetici ma abbastanza aperti, e avrei gradito qualche dettaglio in più su come i personaggi affrontino davvero le rivelazioni avvenute. È una conclusione che lascia spazio all’immaginazione dello spettatore – il che ha il suo fascino – ma confesso che mi sono affezionato talmente tanto a Sakura e Mone che avrei voluto vedere un passo ulteriore nel loro percorso, una chiusura del cerchio più esplicita. Forse è l’unico frangente in cui la scelta di rimanere sempre sobri e misurati mi ha un po’ stretto il cuore: dopo aver empatizzato con loro per otto episodi, avrei desiderato un momento di felicità più concreto per queste due donne. È il tipico “dolce amaro” che ti lascia una storia come questa: da un lato la realtà, che non sempre permette svolte fiabesche, dall’altro la speranza che il futuro (magari in una seconda stagione ideale) possa regalare a Sakura e Mone l’occasione di scegliersi apertamente.