logo AnimeClick.it

-

L’amore ci illumina, ma solo per un istante. Poi precipita in un’ombra che confonde e deprime

"L’amore illumina" - "Still Shining" - è un drama coreano del 2026, dieci episodi che attraversano due vite e due età dell’amore.
È con questa sensazione sospesa che si apre questo drama: due episodi iniziali splendidi, capaci di evocare la nostalgia degli amori adolescenziali, freschi e assoluti, per poi scivolare in un percorso narrativo che non mantiene la promessa dell’esordio.

La storia di Tae-seo ed Eun-a funziona finché resta ancorata alla loro giovinezza e innocenza.
Si incontrano in un’estate di campagna, si conoscono, si innamorano. Una semplicità disarmante, tenera, universale. È proprio questa normalità a incantare: ritroviamo in loro un’eco delle nostre prime emozioni, di quel misto di malinconia e dolcezza che appartiene a un tempo lontano ma mai del tutto perduto.

Le loro vite, però, non sono semplici quanto il loro amore. Ognuno porta con sé ferite, mancanze, scheletri che sembrano alleggerirsi solo quando sono insieme. Finché la distanza universitaria non li divide. Una rottura comune, dolorosa ma comprensibile, come accade a tante coppie che crescono in direzioni diverse.

Dieci anni dopo si ritrovano adulti, con carriere più o meno realizzate, cicatrici ancora aperte e una quotidianità che somiglia molto alla nostra: dolori, rimpianti, qualche vittoria, qualche sconfitta. È qui che la serie continua a funzionare, perché parla di persone reali, di sentimenti credibili, e i due attori - calati perfettamente in questa parte - riescono a restituire anche le sfumature più piccole.

Poi, però, qualcosa si spezza.
La sceneggiatura sembra perdere coraggio: si rifugia in un’agonia narrativa fatta di tira e molla inconsistenti, rotture poco motivate, dialoghi che non scavano mai davvero. Perfino la recitazione ne risente, soprattutto quella della protagonista, che da intensa e vibrante diventa inspiegabilmente piatta, quasi svuotata. Forse un riflesso del cambio di rotta voluto dagli sceneggiatori. Forse no. Ma l’effetto si sente.

E qui emerge il vero problema: Tae-seo ed Eun-a, da adulti, non costruiscono nulla insieme.
Invece di comportarsi come due persone mature che si amano, inseguono sogni - o meglio, fantasmi - senza mai fermarsi davvero ad ascoltarsi. Hanno affinità, condividono molte "prime volte", ma non fanno un solo passo concreto verso un progetto comune.
È un comportamento immaturo, codardo, a tratti egoista.
I problemi non li affrontano: li evitano. Non si parlano, non si confrontano, e nei momenti in cui servirebbe davvero non si chiariscono. E questo rende incomprensibile anche l’eventuale separazione: non c’è un percorso, un momento di consapevolezza, solo infelicità reciproca generata da fraintendimenti lasciati marcire.
Alla fine, ci si chiede persino se si amino davvero, perché non è realistico lasciar scivolare via tutto in quel modo insulso.

Parlando del resto del cast, i comprimari restano sullo sfondo: personaggi potenzialmente interessanti, con problemi che avrebbero potuto dare profondità alla storia, ma che vengono sacrificati per lasciare tutto il peso narrativo alla coppia principale. Una scelta che, paradossalmente, rende ancora più evidente il calo qualitativo della seconda parte.

Le musiche non aiutano: non lasciano traccia, non sostengono davvero le emozioni che la storia vorrebbe evocare. A poche ore dall'episodio finale non ricordavo un tema o un motivo: segno inequivocabile che non lasciano davvero il segno.

Un vero peccato, perché la serie è visivamente splendida: fotografia, scenografia e paesaggi sono curati con una delicatezza rara, e alcune riflessioni visive restano impresse.
Per tutti questi motivi la delusione è doppia: "L’amore illumina" poteva essere una piccola perla, e invece si rivela una conchiglia piena di sabbia, incapace di custodire ciò che prometteva.