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Premessa:

Questa recensione non è una recensione. Nel senso che non vi spiegherò per quale ragione Frieren è magnifico. A farlo ci pensano sicuramente gli altri qui di recensioni ce ne sono già (alcune negative, ma in gran parte positive). Altre certamente se ne aggiungeranno. Tecnicamente Frieren è speciale, una delle migliori serie animate che vi possano capitare sotto mano. Ma anche su questo certamente altri sapranno essere più bravi e precisi.

Ciò che mi preme qui scrivere è una interpretazione filosofica di Frieren. La serie animata ha una profondità concettuale che buona parte delle persone sembra non aver colto. Nel dubbio provo a mettere io nero su bianco le mie riflessioni sul tempo che emergono dalla serie animata. Lo farò in due parti: la prima teoricamente spoiler free, potranno esserci riferimenti alle vicende della prima puntata, per il resto scriverò senza riferimenti diretti alla trama (anche se i riferimenti ci sono eccome, tutte le mie riflessioni sono “raccontate” nella storia).
Non sono l'unico ad aver colto riferimenti filosofici dalla trama di Frieren: un altro video molto interessante in questo senso lo si può trovare sul canale YouTube “Funghi del male”, che fa un riferimento diretto a Proust

Frieren divinità dalla vita perenne

Il filosofo dell'antica Grecia Epicuro era ateo. Tutta la sua teoria filosofica rimanda a un lampante ateismo. Tuttavia a quei tempi dichiarare la non esistenza degli dei era alquanto pericoloso, per cui ideò una teoria bizzarra: gli dei esistono, ma non si occupano degli umani. Che equivale esattamente a dire che non esistono, perché degli dei disinteressati agli esseri umani sono completamente inutili.
Questa premessa ci serve a dipingere in poche parole il personaggio di Frieren che è esattamente come una di queste divinità del tutto disinteressate agli umani. Frieren è paragonabile a una divinità antica, in linea di massima può fare tutto e soprattutto è immortale. In realtà non dovrebbe esserlo, dovrebbe avere una vita lunghissima, ma questo limite è posto così tanto in là e in maniera così tanto vaga da poter essere considerata immortale.
Frieren è il personaggio elfo meglio caratterizzato da me incontrato. C'è stato un grande sforzo nell'immaginarsi come possa vedere il mondo un essere praticamente immortale. E attraverso gli occhi di questo essere, possiamo capire molte cose sul tempo, su come lo viviamo noi che siamo mortali.

Il tempo degli elfi e il tempo degli umani

Il tempo vissuto dagli elfi nella serie non è lo stesso di quello vissuto dagli umani. Per un essere praticamente immortale in realtà il tempo non passa, perché non c'è un passaggio fra varie fasi della vita. Frieren vive nel tempo, ma è come se vivesse fuori dal tempo. Può decidere di passare 50 anni in un luogo per compiere una ricerca apparentemente inutile può rinviare sempre qualsiasi cosa, pensare che comunque potrà farlo domani o dopodomani o fra 100 anni. In questo senso il suo tempo è uniforme, neutro, vuoto, fondamentalmente un'astrazione. Vive nel tempo, ma è come se fosse fuori dal tempo perché in realtà non ha una reale connessione con gli eventi che passano, non ha una reale concezione dell'ineluttabilità delle cose, del fatto che qualcosa o qualcuno si può perdere per sempre, senza possibilità di recupero. Certo potrebbe esperirlo attraverso gli altri, coloro che vivono intorno a lei, ma agli altri non da eccessivo peso. Almeno fino ai 10 anni dell'impresa contro il Re demone, o meglio fino alla morte di Himmel.

Il tempo degli umani, il nostro, è molto diverso. Nel XX secolo il filosofo tedesco Martin Heidegger cercando di riflettere sull'essere partì, come prima tappa, dall'essere nel tempo, ovvero dall'esistenza degli esseri umani nella loro mortalità, non a caso il suo testo fondamentale si intitola “Essere e tempo”. Si tratta di un testo dal linguaggio molto tecnico, per i profani tendenzialmente oscuro, che a mio parere viene rappresentato in maniera chiara proprio in Frieren. Il concetto principale dell'essere umano è “essere per la morte”. Cosa significa? Che per noi mortali l'unica certezza è proprio questa, il tempo a un certo punto finisce. Questo significa che l'essere umano programma la sua vita, che non ha una durata uniforme, ma è strutturata in fasi differenti, legate a un periodo di vita che, a spanne, a una lunghezza omogenea. L'essere umano si pone degli obiettivi che sa che deve portare avanti e a termine entro determinate scadenze. Il tempo degli umano è pieno (anche troppo) è strutturato e soprattutto è vissuto attraverso fasi diverse: i 10 anni dell'impresa contro il Re demone per i 4 protagonisti non sono uguali ai 10 anni prima e non lo saranno rispetto ai 10 anni dopo.
Frieren sperimenta il passare del tempo, entra nel tempo degli umani, in un momento preciso che rappresenta uno spartiacque: la morte di Himmel per vecchiaia. La scena della sepoltura è molto significativa, priva di colonna sonora, la copertura della tomba, che segna l'ineluttabilità della morte fa capire per la prima volta a Frieren (che piange!) che non potrà più rivedere Himmel, che “avrebbe dovuto conoscerlo meglio”, le fa provare rimpianto e soprattutto impotenza. Lei può fare quasi tutto, ma non può più incontrare Himmel.
Si tratta di un punto di non ritorno, che segna un prima e un dopo. Non a caso le puntate successive iniziano tutte con l'indicazione cronologica spartiacque: a partire “dalla morte dell'eroe Himmel”.

Progresso

In Frieren è presente l'idea di progresso che va in controtendenza con i canoni classici del fantasy. Tendenzialmente il fantasy è legato al concetto dell'età dell'oro, ovvero all'idea che c'è stato un periodo mitico da cui arrivano poteri straordinari che oggi non sono più presenti e vanno recuperati. L'idea dell'età dell'oro presuppone che successivamente la civiltà è andata incontro a decadimento. Un esempio classico può essere valutato nel classico dei classici: il Signore degli anelli: gli anelli del potere al centro del racconto sono stati creati all'alba dei tempi.
Qui invece c'è un Fantasy in cui è presente l'idea del progresso che è legata strettamente al “tempo degli umani” come l'ho descritto poco sopra. Il passare del tempo, lo studio della magia conducono a un miglioramento, a un affinamento della “scienza magica” e dunque a un progresso, le magie diventano progressivamente più potenti, attraverso lo studio accademico, e il sistema si affina.


SPOILER Questa sezione fa riferimento a eventi precisi della serie per cui è necessaria questa tag


I Personaggi

FRIEREN

Tutte quanto scritto sopra relativamente al personaggio di Frieren influenza fortemente il suo carattere. Una delle critiche mosse al personaggio di Frieren in generale è quella di essere fredda e per nulla empatica. È così. L'autore o autrice della storia ha deciso di dare vita a un personaggio coerente con le premesse della storia, un'elfa che sia davvero tale, non un'umana con le orecchie a punta, come solitamente vengono rappresentati gli elfi. Il personaggio Frieren non cerca di piacere a tutti i costi allo spettatore (se si parla della serie animata), è perfetta per la storia di cui è protagonista e per questo la apprezzo anche di più.
Il viaggio che l'elfa intraprende insieme a Fern ha l'obiettivo di superare l'unico ostacolo che le viene posto dalla sua esistenza. Con la morte di Himmel si rende conto dei “essere nel tempo”, anche se con una esistenza praticamente perenne. Questo limite può essere superato raggiungendo un luogo in cui l'irreversibilità della morte è superabile, in cui potrà incontrate Himmel, laddove questo dovrebbe essere impossibile. In questo senso Frieren assomiglia al personaggio mitico di Orfeo, che scende agli inferi per ritrovare la sua Euridice.
È lei stessa a presentarsi a un certo punto. È apatica e fredda anche perché non ha particolare empatia verso nessuno, nemmeno gli altri elfi. A un certo punto racconta che gli elfi non provano desiderio sessuale e questo rischia di portarli all'estinzione. A mio modo di vedere non é solo una caratteristica relativa alla difficoltà di riprodursi. Frieren non prova quella che generalmente consideriamo la passione più ardente. Ciò che caratterizza Frieren è più una passione intellettuale, una continua curiosità verso tutto ciò che riguarda la magia (che io in qualche modo associo alla filosofia, ma questo aspetto lo vedremo un po' più avanti).
Una delle caratteristiche peculiari di Frieren è quella di essere sostanzialmente irresponsabile. Questo a mio modo di vedere deriva anche dalla sua longevità: se non appartiene a nessun tempo non ne condivide nemmeno aspirazioni, preoccupazioni o valori, che sono legati strettamente al momento storico. Frieren ha visto (presumibilmente) imperi nascere e cadere, regni conquistare la gloria e finire nella polvere, villaggi prosperare e poi magari sparire (questo lo troviamo direttamente nel racconto), gli atti di altruismo che compie solitamente sono sollecitati prima da Himmel nel vecchio party e in quello attuale da Fern. Anche per questo l'elfa ha caratteristiche adolescenziali e non mi riferisco all'aspetto fisico. È spesso capricciosa anche se non ha particolari vizi da assecondare. Intendo dire che la maturazione è legata sì al tempo, ma soprattutto al fatto di vivere in società con benefici, responsabilità e problemi che questo comporta. Frieren è un personaggio sradicato da qualsiasi comunità per cui non sente alcun legame o responsabilità salvo che per le persone con cui si accompagna.

FERN

Fern sotto molti aspetti è l'esatto contrario di Frieren, non perché sia impulsiva, di riflesso alla calma dell'elfa, quanto per il suo fortissimo senso di responsabilità. Nel rapporto Fern-Frieren i ruoli che dovrebbero essere canonici si ribaltano, perché se è Frieren a fare maestra alla ragazza in campo magico, è Fern ad avere quasi un ruolo materno verso quella donna che ha un'infinità di anni più di lei, ma che, come dicevo prima di suo è sostanzialmente irresponsabile. Ma perché questo? I bambini e ancora i giovani adolescenti sono solitamente ancora abbastanza irresponsabili. La crescita e la formazione significa imparare a poco a poco questo concetto, imparare a essere responsabili a rendersi conto di vivere in messo a altre persone e che questo comporta, doveri, obblighi e regole legate appunto al vivere in società. Normalmente il giovane percepisce i genitori come sempre molto forti persone a cui affidarsi totalmente e che garantiscono una protezione totale rispetto a elementi ostili presenti nel mondo. Ovviamente la crescita significa perdere questa percezione, formare una propria personalità e magari contrapporsi ai genitori per formare la propria personalità.
Questo è il percorso canonico, ma non quello di Fern. Rimasta orfana piccolissima viene “raccolta” da Heiter, che la alleva e la addestra, ma che è già piuttosto avanti in età. Quando la incontriamo per la prima volta vediamo che per quanto riguarda le faccende pratiche è Fern a occuparsi di Heiter e non il contrario. È lei che si occupa di un uomo che sta invecchiando e dunque decadendo. Questa situazione condiziona tutta l'infanzia di Fern. La bambina, e poi ragazza, è ossessionata dall'esigenza di “arrivare in tempo”, diventare indipendente prima che muoia Heiter, prima di perdere la stampella d'appoggio; quando Frieren la avvisa che il vecchio sacerdote ha avuto un collasso, Fern, non accorre al suo capezzale, anzi intensifica il suo addestramento per riuscire a raggiungere l'obiettivo (simboleggiato dal masso da abbattere con l'attacco magico), prima che il tempo “scada”. Questo la rende da una parte fortemente responsabile, molto più matura delle sue coetanee e dall'altra molto sensibile al tempo che passa, molto più degli altri giovani, che la teorica grande distanza dal momento della morte rende solitamente audaci e incoscienti. Questi due elementi la rendono il contraltare di Frieren.
La coppia Frieren – Fern funziona perfettamente, perchè le due “ragazze” si completano e integrano i rispettivi “difetti”. In effetti questa coppia è il motore del racconto, per me anche più del rapporto Frieren-Himmel evocato in continuazione attraverso i flashback. Perché sì, è vero, Himmel è pur sempre lì il motore che fa muovere le vicende del racconto, ma Fern è presente fisicamente, è con lei che deve fare i conti nelle sue continue perdite di tempo. Nel primo party Frieren era passiva, al rimorchio, ora invece è lei a guidare i suoi giovani compagni di viaggio, in qualche modo è costretta a tenerne conto.

STARK

Nella prima stagione Stark non ha tantissimo spazio quanto meno se rapportato a Fern, che teoricamente dovrebbe essere sua pari. Non vive un particolare legame con il tempo la sua particolarità consiste nella costante idea di inadeguatezza. Il pensiero della fuga dal villaggio attaccato dai demoni quando era bambino (l'unica cosa logica da fare), lo accompagna in continuazione e spesso si trova in situazioni in cui deve confrontarsi con quel pensiero. Si sottovaluta sempre.
Vive nel mito dei valori cavallereschi, ma con il costante terrore di non esserne all'altezza, idea che Frieren non condivide affatto. In buona parte degli episodi rappresenta comunque la spalla comica di Fern in continui bisticci.

FLAMME

Solitamente alla maestra di Frieren non si da un peso eccessivo, per me a torto. Flamme per gli altri che non siano Frieren è una figura leggendaria. Una di quelle per cui anche solo l'esistenza non dovrebbe essere poi così certa. Ma non per Frieren che di lei è stata allieva. Poco sopra ho paragonato la magia alla filosofia, più o meno perché Flamme mi ricorda molto Socrate. Come il filosofo ateniese ha fondato la filosofia per come oggi la conosciamo senza scrivere nulla. Allo stesso modo anche Flamme sembra non aver scritto nulla. Non è mai esplicitato chiaramente, ma ogni volta che Frieren lungo il suo viaggio trova un tomo attribuito alla sua maestra risulta un falso, cosa di cui la stessa Frieren è conscia fin dal principio. Tutti gli scritti di Flamme sono falsi, è come se, come Socrate, non abbia scritto nulla, nonostante sia di fatto la madre della magia umana. In realtà una cosa l'ha scritta per certo ed è l'indicazione che fa partire Frieren per il nuovo viaggio: ovvero la testimonianza dell'esistenza del paradiso.
Un'altra figura a cui sento di accostare Flamme è quella di Prometeo. Il personaggio della mitologia Greca è noto come colui che ha rubato il fuoco agli dei per donarlo agli essere umani. Tuttavia la figura greca è a suo modo tragica, visto che questo atto ha comportato per lui una punizione tremenda e perenne: essere dilaniato in eterno da un'aquila. Flamme per gli esseri umani è certamente una figura prometeica, ma è decisamente più astuta della controparte mitica: è morta tranquillamente di vecchiaia, anche perché la magia è passata dall'elfa Serie alla sua pupilla per puro capriccio. In questo senso Flamme è la perfetta rappresentante di come gli esseri umani nel loro tempo limitato e consci di questo limite lavorino per uno sviluppo progressivo molto meglio degli elfi (e dei demoni per certi versi). Un'altra cosa da osservare è che Frieren in quanto allieva di Flamme ha un'impostazione di base della magia umana anche se poi sviluppata con la sua personalità elfica. Non è un caso che Serie non solo disprezza Friren, ma non riesce proprio, spesso, a comprenderla.

SERIE

L'Elfa Serie è un personaggio non certo secondario per la nostra analisi. Soprattutto per porre Frieren nella giusta luce. All'inizio di questa recensione ho paragonato la protagonista a una divinità così come la concepiva Epicuro, che non si occupava dell'umanità. Seguendo lo stesso metro di paragone Serie corrisponde invece a una tradizionale divinità dell'antica Grecia. Potentissima e capricciosa ostenta il suo potere per divertirsi perché in mezzo agli umani questo le da prestigio praticamente impossibile da perdere, appunto come una divinità in mezzo ai fedeli. E lo fa fondamentalmente per non annoiarsi per capriccio. Infatti a chi passa l'esame di mago di prima classe concede il privilegio di scegliere una magia a caso fra le migliaia in suo possesso.
Questa espressione di strapotere è quanto di più lontano da Frieren, non tanto perché la nostra protagonista è una persona umile, quanto perché non le interessa. Ha passato la sua vita millenaria a nascondersi, a celare il suo potere magico perché, come le ha insegnato la sua maestra, questo le avrebbe garantito un vantaggio enorme contro i demoni.
Per Frieren la scelta di Serie non è un'opzione, perché fino all'avventura con Himmel non si era interessata del mondo umano, salvo conoscere sempre meglio il mondo della magia. A un certo punto Flamme presenta la giovanissima Frieren a Serie per la prima volta e afferma che la sua protetta avrebbe portato la pace. Cosa intendeva? Da una parte con la strategia che le aveva insegnato Flamme, Frieren dopo un addestramento mostruoso sarebbe diventata così abile a occultare il potere magico da risultare del tutto imprevedibile per i demoni. Dall'altra più in generale non poteva certo un'elfa come Serie che ostenta il suo potere (come fanno i demoni) a poterli sconfiggere, solo chi si cela al mondo e non mostra il suo potere può davvero porre fine al conflitto. Anche perché il potere si nutre della guerra: per contrapposizione ogni potere si accresce se dall'altra parte ne trova un altro speculare e contrario.

IL PARTY DI HIMMEL

Concludo questa analisi fin troppo lunga con uno sguardo sul party di Himmel che compare spesso nel corso della serie, in frequenti flashback che fanno parte integrante della storia. Avrei potuto citare solo l'eroe Himmel, che è il vero centro delle memorie della protagonista (e di cui lo spettatore intuisce abbastanza chiaramente anche l'attrazione romantica verso l'elfa), ma ho preferito citare tutto il party perché le memore di Frieren sono concentrate sul viaggio che in effetti viene ripercorso, da quello che si capisce, praticamente passo per passo. E a riportare alla memoria quel viaggio sono piccoli dettagli spesso banali. Quello che Frieren ricorda volentieri è la quotidianità vissuta con i suoi tre vecchi compagni, le risate, i momenti di pausa, l'aiuto dato per compiti per nulla eroici. Non rivediamo mai né grandi battaglie, nè episodi epici del precedente viaggio. Sotto questo aspetto il viaggio stesso verso il paradiso è un modo per conoscere meglio Himmel e i vecchi amici. Attraverso questa memoria Frieren può tornare indietro nel tempo ricostruire le personalità di quel gruppo di umani con cui ha vissuto per 10 anni, senza però dare sufficiente peso a quel periodo. Dieci anni, una bazzecola, all'interno della sua vita millenaria, ma un periodo unico completamente diversi agli anni precedenti e a quelli che sarebbero stati i successivi.

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Giungo così alla conclusione di questa analisi particolarmente laboriosa. Forse avrei potuto scrivere ancora qualcosa, ma a un certo punto bisogna anche tirare le fila. Queste idee sono state elaborate in base alla prima stagione e avrebbero dovuto essere pubblicate prima, ma il tempo è stato tiranno. La seconda stagione per me non ha aggiunto nulla quanto meno dal punto di vista dell'analisi teorica. È stato fatto un buon lavoro dal punto di vista tecnico, ma per me non all'altezza della prima stagione, soprattutto a livello di regia. Keiichirō Saitō ha firmato l'opera della vita, anche se sono curioso di rivederlo all'opera su altri lavori, dopo aver firmato Bocchi the rock e Frieren.
La seconda stagione, sia chiaro, è apprezzabile, una delle migliori del periodo invernale del 2026, ma non ha la stessa personalità è stata portata aventi a mio modo di vedere una sorta di “operazione simpatia”, visto che dai detrattori Frieren è stata spesso accusata di essere troppo fredda, un personaggio con cui non si può empatizzare. Ed è così ed è giusto che sia così. Le gag simpatiche già presenti nella prima stagione, sono aumentate e questo ha reso Frieren certamente più “simpatica”.

Come voto metto 9, ma non ha importanza, i voti non mi interessano.