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alex di gemini

Episodi visti: 35/35 --- Voto 6
Ambientato in futuro non troppo lontano, "Virtua Fighter" è la storia di Akira, esperto di arti marziali che, dopo aver gustato il dolce sapore del successo, si rende conto di aver perso sé stesso e la sua purezza di cuore, purezza che gli consentiva di vedere le stelle anche di giorno. Inizia così un viaggio alla ricerca di sé stesso, durante il quale ha un incontro-scontro con Pai, in fuga dal padre che vuole costringerla a sposare un uomo che odia, e poi con i fratelli Bryant. Essi sono fratello e sorella, rampolli di una ricca famiglia alle cui regole non vogliono sottostare, regole che imporrebbero al figlio Jacky di abbandonare i suoi adorati sport professionistici per dedicarsi agli affari. Dato che Sarah viene rapita dall'organizzazione da cui fugge Pai, ad Akira e soci non resta che iniziare a cercarla in giro per il mondo, incontrando nuovi amici e nemici. Manco a dirlo, il problema è serio, sia perché l'organizzazione è assetata di potere sia perché, finanziando le ricerche della dottoressa Durrix, cerca di ottenere il robot combattente definitivo.

Dopo i primi ventisei episodi abbiamo una seconda serie di dodici ambientata tre anni dopo, ma decisamente inferiore alla prima, e che finisce con un finale a mio avviso troppo aperto, ma sono gusti personali. La storia è coinvolgente, con personaggi interessanti e ben sfaccettati, le sigle di apertura e chiusura cantate in italiano con testi davvero coinvolgenti. Ottima l'idea, poi, di spiegare le arti marziali e le loro mosse.

La grafica però non mi convince, troppo lieve, oserei dire ad acquerello, anni luce dal tratto di "Street Fighter" che mi era piaciuto tanto. I cattivi, poi, non sempre si rivelano forti, e i "soldati" si rivelano inguardabili, con Akira che, con un pugno, una spallata e un calcio, stende sei avversari in due secondi e senza fatica. Molti aspetti della trama, poi, sono a misura di adolescente, ma rischiano di annoiare, come è successo a me, un adulto. Ottimo, invece lo scoiattolino Alexander, riuscitissima e realissima mascotte. Un discreto anime, inferiore di due spanne a "Street Fighter II Victory", e mi dispiace, perché avrebbe potuto superarlo, se avesse avuto una grafica migliore e un maggior taglio adulto.

Come voto non posso dare che sei.

Fra X

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Fra X

Episodi visti: 35/35 --- Voto 7
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Lo avevo visto a fine anni 90 su Junior TV e l' ho rivisto volentieri su Cooltoon.
Il protagonista è Akira, un simpatico e cacchione giovinotto che vuole perfezionarsi nelle arti marziali e che incontra per caso Pai, una ragazza in fuga da una losca organizzazione chiamata Kohenkan che pare sia capitanata dal padre Lao Chan. Una volta liberatisi degli inseguitori, incontreranno Jacky e Sarah e il loro tenero scoiattolo Alexander. Insieme affronteranno vari viaggi e si troveranno contro vari avversari e faranno nuove amicizie.
La serie si divide in due parti: la prima lunga 24 puntate e la seconda 12. In entrambi i casi si avrà a che fare con il Kohenkan.
Ho rivisto solo la prima parte e la consideravo e considero migliore della seconda (che onestamente sul momento non mi andava di rivedere con tutto il rispetto). Vuoi perché l'organizzazione è più potente, vuoi perchè la storia è più avvincente.
La serie è un giusto mix d'ironia, avventura e arti marziali. A proposito di queste ultime, peculiarità è il fatto che vengono spiegati i colpi che i personaggi utilizzano sul momento.
I protagonisti sono simpatici e tutto sommato ben caratterizzati per il genere. Nota negativa invece per gli antagonisti. Purtroppo risultano tutti debolucci rispetto ai nostri, compresi cattivi sulla carta interessanti come le due sorelle. Lo stesso Ryu Kaurun, il cosidetto boss finale fà una figura da caciottaro! L' unico tosto pare essere il mitico ninja Kagemaru, che però non lavora per l' org., ma vi è "solo" ingaggiato per un lavoro.
Uno dei personaggi più interessanti è la scienziata Eva Durricks, perfida e alquanto megalomane.
Alla prima parte dò 7.5 mentre alla seconda 6,5. Peccato per i cattivi perchè onestamente in una serie di arti marziali non possono essere così scarsetti rispetto ai buoni. Questo mi ha "costretto" a togliere mezzo voto alla prima parte. A parte questo, si tratta di una serie godibile e avvincente che non annoia.

The Narutimate Hero

Episodi visti: 35/35 --- Voto 9
The Fightin' Generation.

È con questo termine, ispirato al nome di un sito che si occupa di picchiaduro, che mi piace descrivere la mia generazione, o meglio, una branca (o Blanka?) della mia generazione che è cresciuta nei bar a fare a botte. No, niente Chuck Norris o risse per una donna, o una birra non pagata, si era alle elementari ai tempi.
Era qualcosa di più simile ai duelli d'onore dei film Western o di quelli storici tra nobiluomini: "Scegliete la vostra arma, fate dieci passi (possibilmente senza inciampare) e sparate". Per noi era "scegliete il vostro combattente, aspettate che il conto alla rovescia di 3 scada e sparate una sfera d'energia (o una fiammata, o una testata volante, o via, un bel Piledriver)".
È chiaro che sto parlando delle intensissime partite ai cabinati dei picchiaduro che negli anni '90 imperversavano nelle sale giochi, nei bar, un po' ovunque prima che chi di dovere si accorgesse che piuttosto che spillare i gettoni ai bimbi era più remunerativo spillare le banconote da 20 a grappolo ai papà coi videopoker.
Ci si è un po' cresciuti su quei cabinati, tant'è che mi piace pensare che magari qualche bimbo ha passato un'estate della sua infanzia a discutere con una bimba se fosse meglio Zangief o Chun-Li, e che i due anni dopo si siano innamorati. Non è propriamente un lavoro della mia fantasia, lo riconosco, ma è comunque una bell'immagine.

Il Giappone era in una tempesta di voglia di legnate, anche perché nel decennio precedente, gli anni '80, le fantasie dei giovani e meno giovani erano state riempite fino all'orlo da uomini dediti alla lotta per il bene contro il male, tra manga e anime che parlavano di ragazzini con la coda dalla forza (e fame) immensa, da guerrieri che vagavano per il mondo per portare la pace con la forza delle sette stelle, da cavalieri (o santi?) che combattevano per la loro dea, da deliranti wrestler gyudomaniaci e da scuole che insegnavano come diventare uomini veri, uomini che non si fermano davanti alle difficoltà e che lottano, lottano, lottano per il domani.
L'America rispondeva aprendosi a sua volta alle arti marziali ancor di più di quanto fatto negli anni '70 grazie a Bruce Lee, con le Teenage Mutant Ninja Turtles, con il Devil di Miller pieno di ninja, con l'esplosione degli X-Men di Claremont e l'immane notorietà di Wolverine, personaggio dallo spirito da samurai e, al contempo, dall'enorme rabbia interiore, pieno di misteri, di ombre.
Rispondeva, l'America, anche sul piano reale, ascendeva alle luci della ribalta il Wrestling, l'American Extravaganza che vedeva atleti da ogni parte del mondo e con ogni genere di personalità (spesso bizzarra) e look (spesso bizzarrissimo) affrontarsi per la gloria, per la giustizia (personale o generica) o anche solo per regolare un po' di conticini; era il periodo di Hulk Hogan, il Real American che esaltava la sua nazione in più sensi, di Andrè The Giant, di Roddy Piper, di Macho Man Randy Savage, di Jake Roberts e dei Legion Of Doom.

È chiaro che degli universi narrativi (di migliaia di fonti diverse) del genere spingono i lettori e gli spettatori a volerci entrare, è come stare a guardare delle persone che giocano a pallone - o a qualsiasi altra cosa vi venga in mente -, prima o poi la voglia di buttarsi lì in mezzo viene, e chi è andato alle elementari tra la prima e la seconda metà degli anni '90 avrà probabilmente avuto qualche compagno di classe che frequentava (o avrà frequentato in prima persona) corsi di Karate, Judo et similar.
Gli sviluppatori già sul finire di quel decennio otto-volante prendono la palla al balzo creando i primi titoli da combattimento.

And in the 90s, we're still fighting.
We're still fighting, fighting in the 90s.
Welcome to this crazy time, questo periodo bizzarro in cui i giovani vagano per il mondo con la fantasia per diventare campioni di arti marziali o per battere i cattivi (o entrambi) all'interno di videogiochi in cui la tempistica e l'abilità di eseguire le mosse è fondamentale, questo tempo bizzarro dove i piccoli scleravano su bottoni e leve e i più grandi si gasavano quando riuscivano loro le mosse più difficili con improbabili "uattà!" o con frasi deliranti del tipo "mo te shpacc' in quattr', poi te rimont' e te rishpacc in ott'".
Videogiochi tra cui, appunto, Virtua Fighter, titolo rivoluzionario per più motivi nel suo campo, primo tra tutti essere il primo picchiaduro con grafica e gameplay in 3D (no, non quello con gli occhialini, l'altro 3D, e no, non quello dei Dudley Boys, l'altro ancora insomma, la grafica poligonale).
Rivoluzionario anche perché all'epoca nessun membro del cast era un "cattivo", i cattivi erano fuori, come ai tempi dei giochi in cortile.
Virtua Fighter, così come i suoi colleghi fracassoni Street Fighter, Fatal Fury, The King Of Fighters, Mortal Kombat, Art of Fighting e Tekken ottiene un enorme successo di pubblico e critica e questo... questo porta ancora una volta a dar ragione a un personaggio protagonista di uno dei film più amati degli anni '90.
Il buon Mufasa diceva che siamo tutti collegati nel grande cerchio della vita, e così è anche per i nostri guerrieri, nascono ispirati dai manga e dagli anime che sono venuti prima di loro e a loro volta ispirano manga e anime sulle loro gesta, il cerchio si chiude, Ivana Spagna può cantare, noi piangere come fontane e poi cominciare a parlare dell'opera qui presa in esame.

"Le arti marziali si basano sul principio che nessuno deve restare ferito. Chi vìola questo principio usando la propria forza per fare del male agli altri sarà punito. Non si infrangono le regole sacre delle arti marziali."
Un credo.
Un mantra.
Uno stile di vita.
Una citazione fighissima, no doubt about it.
È con queste parole esplose dal petto di Akira Yuki - e soprattutto del suo doppiatore italiano Alessandro Quarta - che si apre il primo episodio, e via via tutti gli altri, di Virtua Fighter, prima serie animata degna di nota ispirata a un videogioco Sega (anche perché l'alternativa è il Sonic americano, capitemi a me).
Una storia, quella di Virtua Fighter in versione anime, particolarmente agibile come sviluppo da parte di chi ha scritto le trame e sottotrame, perché dai videogiochi usciti fino a quel momento s'era capito solo che Pai odiava il babbo, che Sarah Bryant era stata rapita da dei cattivi e che c'era in giro l'organizzazione di cattivi di cui sopra che voleva realizzare un guerriero perfetto. A volte è bene avere solo dei colori e una tela vuota piuttosto che un disegno già tracciato su cui far scorrere i pennelli, ed ecco che a tutto questo si aggiungono clan malvagi di lottatori cinesi, storie d'amore che nascono con un primo bacio dal romanticissimo retrogusto di, ehm, ravioli all'aglio, salvataggi (di persone, non di dati, è l'anime, non il gioco), viaggi in giro per il mondo, misteri, scoperte, risate e lacrime.
Un fugace incontro, un bacio non voluto, e via, in fuga dai cattivi che vogliono prendersi la fanciulla dalla legnata (molto) facile, e poi cambio della guardia, sono i nostri a correre dietro i cattivi per riprendersi l'altra fanciulla rapita, in una sorta di gioco a "ce l'hai" a suon di Hakkyoku-Ken, Ensei-Ken, Jeet Kun Do, Wrestling, Pancratium e chi più ne ha più ne suoni.

La trama di Virtua Fighter è come una fontanella (non quelle con l'acqua né il buco in testa dei neonati, il petardo intendo), inizia come semplice scintilla e poi esplode di luci e colori sempre più alti e splendenti, fino ad incantare ed abbagliare lo spettatore.
Ogni personaggio ha un suo obiettivo, un suo sogno che nasce prima o durante la serie: Akira e il suo misterioso "vedere le stelle", Pai e la sua carriera d'attrice fino alla cattura dello squalo per Jeffry, tutti inseguono i loro obiettivi e mettono in gioco i loro corpi per ottenerli, se necessario. E per inseguire i propri obiettivi o proteggere ciò che per loro è importante, alcuni personaggi arriveranno persino a perdere la vita. Alcuni personaggi poi si ritroveranno a riflettere, ricredersi e cambiare fronte di combattimento quando si renderanno conto che stanno dalla parte sbagliata.
Caratterialmente saranno tutti più o meno fedeli alle loro versioni digitali, eccezion fatta per Akira, che qui diventa più tonto e ghiottone, ispirato probabilmente ai personaggi protagonisti degli shonen più in voga dell'epoca (Goku su tutti) e più adatto ad essere portabandiera di un anime per ragazzi, rispetto alla sua metà seriosa abitante degli arcade e delle console.
Inoltre sarà dato spazio a tutti i personaggi presenti nel gioco (parlo di Virtua Fighter 2 a cui fa riferimento la serie), non ci saranno estromissioni o camei da cinque minuti ma ognuno avrà almeno due episodi da protagonista.
Anzi, il cerchio della vita che ho citato più su continua la sua corsa e alcuni personaggi creati appositamente per l'anime saranno poi d'ispirazione per combattenti che compariranno in futuri capitoli della serie videoludica (basti pensare alla somiglianza tra Gao e Lei-Fei o tra Ni Ho e Vanessa Lewis).
Virtua Fighter è una storia di crescita e maturazione, si cresce come atleti e come persone, si cresce nel corpo e nell'anima nel giro dei 35 episodi di durata, questa crescita è evidente persino nei testi delle opening e delle ending, come scriverò più avanti.

Il tutto accompagnato da un chara design tendente al pacioccoso per i visi dei personaggi, che però nella seconda parte della storia (dall'episodio 25 in avanti) si risquadrerà un pochettino. I personaggi in sé sono assolutamente fedeli come look alle loro controparti digitali, solo un pochino più giovani, almeno come detto nella prima parte, mentre nella seconda diventeranno ancora più similari (eccezion fatta per i personaggi più adulti come Wolf, Kage-Maru e Jeffry, per esempio, che non devono crescere più, altrimenti qui ci serve una gru, anche no, però non potevo non dirla, via) ai loro alter ego da console.
Alter ego che raccolgono a piene mani dall'immaginario dei videogame predecessori dello stesso genere (Akira indossa una veste da Karate blu e rossa con bandana non dissimile da quella bianca di Ryu, il protagonista di Street Fighter, e peraltro nei giochi è possibile utilizzarne una variante, appunto, bianca, mentre Pai-Chan e Chun-Li, sempre di Street Fighter, potrebbero essere sorelle) sia da quelle opere cartacee o animate che come detto più su negli anni precedenti avevano stuzzicato gli tsubo della fantasia di milioni di persone (Lau-Chan somiglia molto a Taobaibai di Dragon Ball, e Shun Di pratica la stessa arte dell'ubriaco utilizzata dal Maestro Muten sempre nell'opera di Toriyama, per esempio).

In America ci si riferisce alla serie come Virtua Fighter: The Animation, beh, e che animation! Movimenti e combattimenti sempre fluidi e spettacolari, e gli animatori hanno fatto oltretutto molta attenzione nella realizzazione delle scene di lotta, tanto che ogni colpo, ogni singolo pugno, è perfettamente uguale a come appare nel gioco, i personaggi non faranno mai mosse che nei giochi non possono fare. Peraltro, ogniqualvolta uno dei personaggi eseguirà un colpo speciale urlandone la specifica nomea, l'azione avrà un attimo di pausa e una voce fuori campo descriverà la tecnica appena utilizzata, parlando di come dev'essere eseguita e dei suoi effetti (quasi sempre distruttivi).
In originale il nome della mossa appariva in ideogrammi sullo schermo, ma quegli ideogrammi nella versione italiana sono stati rimossi.

Musicalmente parlando, la serie si dimostra particolarmente epica, sia come musiche di sottofondo che come canzoni d'apertura e chiusura.
Prima di tutto è bene dire che delle prime due sigle (prima opening e prima ending) esiste anche una versione italiana, più o meno simile all'originale, come testo, nei limiti che la traduzione del testo di una canzone permette, ecco quindi che Massimo Dorati (già autore di una sigla dei Cavalieri dello Zodiaco, oltre che di molte altre sigle sul finire degli anni '80) regala al pubblico italiano una sentita riedizione di Wild Vision, mentre l'ending ci avvolge in toni "acquerellati" (lo dice anche la sigla stessa che la città d'inverno è un acquerello) e in strofe dal sapore coccoloso che ben riequilibrano l'azione dei precedenti venti minuti di anime.

Wild Vision, originariamente cantata da Kouji Hayashi, è un brioso ed energico inno alla libertà e all'avventura dai toni leggermente romantici, come a prendere per mano la propria amata e gettarsi a capofitto nell'azione, basti pensare a parti come

"Invitati dalle stelle che girano nel cielo
Partiremo per un viaggio verso un domani incerto
Contando unicamente sul tuo sorriso"

Che poi in italiano era

"Su fra le stelle che girano in eterno ,
Si può partire insieme per l'ignoto avvento,
Porto nel cuore il tuo sguardo che e' solo per me."

Che si tratti dei pensieri di Akira? (difficile, è troppo tontolone almeno all'inizio per pensare a Pai, la voglia d'avventura c'è, quella d'amore forse è dentro, celata, e si sveglierà a poco a poco) O forse dei pensieri inconsci dell'adolescente maschietto dinanzi allo schermo?
Inavvertitamente, il testo finisce per trascinare chi guarda (e capisce), facendogli venire voglia d'avventura, d'azione.

La prima ending, invece, va incontro alle fanciulle (sempre soprattutto adolescenti) all'ascolto, infatti Kuchibiru no Shinwa ("La Leggenda Delle Labbra", di Vivian Hsu) pare la risposta di lei, molto più dolce e romantica e meno "movimentata" ma comunque graziosissima, alla voglia d'avventura di lui, anche perché accompagnata dalle tenere immagini di Pai-Chan in una sua giornata con appuntamento galante, dal risveglio alla mattina all'osservazione delle stelle la sera prima della nanna.

"Vorrei che tu mi insegnassi, con quelle tue labbra, ad amare e ad essere amata
Mentre mi risveglio da un sogno, con quelle labbra, mi sento come se fossi cambiata "

Quante ragazzine, che si avvicinano ed entrano nell'adolescenza, sognano il primo bacio? Tante, quasi tutte.
E qui, proprio per restare in linea con l'utenza a cui più mira Virtua Fighter, il testo della sigla di coda si coordina con il cuore delle giovani spettatrici.

Con la seconda ending, intitolata Kyouhansha (Complice) e sempre di Vivian Hsu, le atmosfere si fanno più adulte e incisive:

"Quei tuoi occhi sono caldi e ti fanno male
E io sarò la tua complice
In un secondo e per l'eternità ti mostrerò un sogno pericoloso
Con una lama gentile, feriscimi, kill me "

Le ragioni di questa leggera maturazione nei testi è da ricercarsi, soprattutto, sulla fase di trama che questa seconda ending ricopre e sul personaggio protagonista delle immagini dell'ending in questione. Qui ormai negli episodi non è più tempo di spensieratezza, si è nel vivo della prima parte della serie, e a farla da padrone è sia negli episodi sia nella sigla di coda stessa Sarah Bryant.
La sorella di Jacky è forse il personaggio che più, volente o nolente, cambierà nel corso della storia, e questo cambiamento è lo stesso cambiamento che travolge le ragazze nella crescita, non è una cosa voluta per Sarah e non lo è per le spettatrici, però accade, e questo cambiamento renderà la vita di Sarah diversa come diversa è la vita di chi matura, più difficile e coinvolta ma anche più "da protagonista".
Anche nelle sonorità la canzone rispetto a Kuchibiru no Shinwa si fa più forte ed energica, rockeggiante con un tappeto di sonorità para para soffice e quasi nascosto poggiato sul fondo, con un grande trasporto per chi ascolta come grande trasporto danno le vicende di Sarah e di chi la vuole aiutare.

Il fatto che solo la prima opening e la prima ending siano state adattate e utilizzate nella versione italiana è un peccato, perché così facendo ci si perde la seconda opening, che giunge con il venticinquesimo episodio.
Ai Ga Tarinaize (L'Amore Non Basta) non è una semplice sigla, per me, è un inno, è l'inno di Virtua Fighter. Ci sono delle sigle così personali e perfettamente in sincronia spirituale con gli anime a cui appartengono da diventarne delle bandiere, dei simboli, basti pensare a We Are per One Piece, a Moonlight Densetsu per Sailor Moon, a Ai O Torimodose per Hokuto no Ken, a Makafushigi Adventure per la prima serie di Dragon Ball o a molte delle sigle di Pokémon come Mezase Pokémon Master, Battle Frontier o Saikou Everyday, non si tratta di semplici belle canzoni che aprono gli episodi, sono canzoni che comprendono l'anima delle serie a cui fanno da introduzione e che le rivestono come un magnifico abito da cerimonia, finendo per diventare un tutt'uno con esse.
Ai Ga Tarinaize è il grido di rabbia e di coraggio di un guerriero che non si arrende e che vuole scoprire sé stesso così come fa Akira nell'anime, è una canzone che esalta, scrolla e sprona a dare sempre il meglio.
Il suo autore, Takenobu Mitsuyoshi, altri non è che il compositore stesso delle musiche di molti giochi della serie (e di altre serie Sega), ecco quindi il trucco, ecco il segreto di una così buona riuscita, la semplice pura abitudine di "creare" Virtua Fighter musicalmente sin da prima che il primo fotogramma dell'anime venisse disegnato.

"L'amore non basta
Risveglia la tua passione addormentata
I sogni non bastano
Poiché mi arrendo sempre, sono un perdente
Ardi sempre più, e contro il te stesso pauroso
Continua a combattere "

La crescita, il naturale inseguimento e raggiungimento dell'età adulta, è una strada costellata da lotte. Quando si cresce si combatte, ci si deve sempre migliorare se si vuole avere qualche possibilità nella vita, è qui che si vede di che pasta è fatta una persona, e nella crescita, un solo punto, una sola certezza è assoluta: mai arrendersi. La crescita comporta vittorie, sconfitte, calci nel sedere dati e ricevuti, nuove amicizie o qualcosa di più ed inevitabilmente, per riequilibrare il karma, delle perdite, a volte dolorose, a volte meno, ma è inevitabile che crescendo si "combatta", la vita è una guerra, a volte i guerrieri perdono, ma ciò che è certo è che non devono arrendersi mai, è questo che grida la sigla, lo grida ad Akira, lo grida, soprattutto, agli spettatori, perché se vogliono diventare i migliori, crescendo, devono abituarsi a lottare, a lottare con tutte le loro forze.
La maturità di Akira nell'anime corrisponde alla maturità del testo della sigla di testa, Akira ora sa quello che vuole e sa di poterlo raggiungere solo in un certo modo, e la sigla si accosta alla sua fermezza spalancando l'energia interiore di chi ascolta.

L'ultima ending, Eien No Mannaka De (Nel Bel Mezzo Dell'Eternità) ripete la formula che grande successo diede alla prima ending: più leggera, briosa e dolce dell'opening, riporta sotto i riflettori (nel vero senso del termine) Pai, ora cresciuta come Akira e affermata star del cinema.

"Soffia un nuovo vento
Ai confini di questo mio viaggio ci sei solo tu
Le lacrime e i tormenti di questo mio cuore riusciranno a volare
Incontriamoci nel bel mezzo dell'eternità
E abbracciamo questo miracolo"

Se si riprende il testo di Wild Vision si denota qui la determinazione, da parte della "controparte femminile", di seguire quella maschile nella sua voglia d'avventura, e questo è un perfetto riflesso della consapevolezza che Pai in questa parte della serie maturerà sul ruolo che vuole avere nella vita di Akira e sulle scelte che inevitabilmente la crescita porta a prendere. Il tutto accompagnato dalla bella voce di Akiko Seko e da un bel gruppetto di fiati che rende il tutto più epico e celebrativo.

Il doppiaggio italiano, di scuola romana, è estremamente azzeccato e propone un numero di stelle di ottimo livello rapportato al numero di personaggi presenti.
Akira è doppiato da Alessandro Quarta, che bene riesce a rendere l'apparente leggerezza del personaggio così come la forza d'animo e la determinazione (basti pensare alla sopracitata frase in apertura di ogni episodio e al trasporto con cui viene pronunciata), mentre Jacky ha la voce di Vittorio Guerrieri, doppiatore sempre adatto a ruoli di combattente (ha doppiato anche Ken in Street Fighter II Victory) e che rende magnificamente il carattere da testa calda del praticante di Jeet Kun Do, soprattutto nei suoi momenti di collera per via della preoccupazione per la sorte della sorella.
Parlando di sorelle, sulle due protagoniste femminili, Pai Chan e Sarah Bryant, ecco le due sorelle De Bortoli. Barbara presta la sua voce a Sarah, donando al personaggio un profilo emotivo ben sofferto e profondo, perfetto per il personaggio estremamente tormentato (e sfortunato), pur irradiandola nei momenti felici (che comunque non mancheranno nemmeno per lei).
Federica invece si cala nel ruolo di Pai, e si cala perfettamente direi. Dolce, aggressiva, solare, rabbiosa, preoccupata e ribelle, così il personaggio, così la voce. Sembra quasi che Pai sia stata creata apposta per essere doppiata da lei, o che lei sia nata apposta per doppiare Pai, e invece si tratta solo di una coincidenza unita a una sapiente scelta del direttore di doppiaggio, insomma, la persona giusta al momento giusto, e Federica De Bortoli è estremamente "giusta" qui.
Degno di lode anche l'ombroso Giorgio Locuratolo su Kage-Maru, altro personaggio estremamente
azzeccato come scelta di doppiatore, con lui al timone il ninja ottiene una voce profonda e aggressiva ma anche estremamente gentile e delicata quando serve, ancora una volta centro perfetto nella scelta, così come perfetta è Laura Lenghi sulla dottoressa Eva Durricks, malvagia scienziata che ha messo gli occhi su Sarah Bryant e ne vuole fare una cavia per gli esperimenti dell'organizzazione a cui appartiene.
Purtroppo, la maledizione dei Wrestler continua anche qui, per quanto i praticanti di questa vistosa arte marziale siano più fortunati dei loro colleghi Zangief, Big Bear e similari e qui godano di ben due episodi ciascuno, anziché di brevi comparsate o ruoli sbagliati, tra un episodio e l'altro cambiano di doppiatore, ed ecco quindi Jeffry McWild perdere la voce rabbiosa di Diego Reggente e Wolf Hawkfield dover fare a meno, nella sua seconda apparizione, di Andrea Ward (non certo un doppiatore qualsiasi).

La serie nella sua edizione italiana ha subìto, almeno nella versione televisiva, alcune censure video legate alla violenza (fisica, non carnale, non fraintendiamoci) su donne e bambini, e su un paio di scene particolarmente sanguinolente (ma nemmeno troppo), mentre non sono a conoscenza di eventuali ripristini per l'edizione Home Video, che comunque risale all'epoca delle VHS.

In conclusione, se amate le serie d'azione e combattimento Virtua Fighter è assolutamente un prodotto consigliato, anzi, Virtua Fighter è un prodotto consigliato a tutti, specie a coloro che non disdegnano l'azione nello stile degli anni '90.
Ci si trova i combattimenti, l'umorismo, anche il romanticismo e il mistero, insomma è magnificamente equilibrata in tutti i suoi aspetti e riesce a soddisfare ogni palato risultando una delle migliori trasposizioni anime di un videogioco (seconda forse solo a Pokémon).
Chi poi appartiene alla Fightin' Generation da me citata in apertura non può lasciarselo sfuggire, e già sentirà dei campanelli suonare nella testolina quando, vedendo il titolo dell'anime lampeggiare all'inizio della prima opening, penserà "Insert Coin".
Un 9 meritato e dato col cuore, per una serie che appassiona, commuove, diverte e stupisce, nella speranza che qualcuno sforni un'edizione in DVD simile a quella del "collega" Street Fighter II Victory, perché questa serie lo merita e ne ha bisogno.


 4
GianniGreed

Episodi visti: 35/35 --- Voto 7
"Virtua Fighter" è una serie anime basata sulla serie di videogame dal titolo omonimo.
La storia inizia con il rocambolesco incontro tra il protagonista Akira Yuki, personaggio abbastanza stereotipato, ingenuo e dal cuore puro, e la graziosa Pai Chan, in fuga da alcuni uomini. Perché la ragazza è in fuga? Perché suo padre, Lao Chan, è il fondatore di un potente gruppo di combattenti di arti marziali chiamato Koenkhan, e il suo discepolo numero uno, Ryu Kaorun, sposandola otterrebbe automaticamente il diritto a succedere a Lao Chan. La ragazza non vuole sposare però un ragazzo di cui non è innamorata, oltretutto Ryu ha reso il Koenkhan un’organizzazione criminale. La ragazza viene rapita, e tocca ad Akira salvarla.
Dopo questo primo scontro, i due sono in fuga e nel corso del loro viaggio incontrano i fratelli Bryant, Sarah e Jacky. I quattro si scontrano più volte contro gli uomini del Koenkhan. Tra gli alleati di Ryu Kaorun c’è anche l’ambiziosa scienziata Eva Durricks, che incarica il ninja Kage-Maru di rapire Sarah, che viene sottoposta ad alcuni esperimenti, e le viene fatto il lavaggio del cervello, spingendola a combattere contro Akira e i suoi amici. Grazie ai dati raccolti da questi scontri, la dottoressa Eva riesce a creare il cyborg combattente Dural, che Akira dovrà sconfiggere.

La trama è buona pur non essendo molto originale, un senso di “già visto” permea tutta l’opera. Ma l’anime riesce a essere comunque piacevole, considerato che è tratto da un videogame di lotta, con tutte le limitazioni del caso. Infatti si sa che, tranne in pochi casi, questi giochi non spiccano per qualità della trama. La serie è comunque abbastanza lunga, e la seconda parte è a mio parere più noiosa della prima, e tirata troppo per le lunghe. Inoltre si gira a vuoto su alcuni aspetti, come il sentimento reciproco che provano Akira e Pai Chan o Sarah e Kagemaru.
I protagonisti sono tutti abbastanza stereotipati e rappresentativi dello stile di lotta che usano, però sono rappresentati abbastanza fedelmente rispetto alle loro controparti digitali dell’epoca. Inoltre viene dato abbastanza spazio a tutti. I combattimenti sono molti, realizzati bene e realistici, mostrando le varie tecniche di lotta. Nella prima parte della serie, in ogni puntata il narratore spiega una tecnica, dicendone nome e punti di forza. Le musiche non le ricordo molto, mentre il doppiaggio italiano è di buona qualità, pur non brillando particolarmente, con voci abbastanza azzeccate ai vari personaggi.
Questa è una buona trasposizione in anime, che può essere vista anche da chi non conosce il videogame e che i fan possono apprezzare anche di più. "Virtua Fighter" rimane però un anime semplice, che potrebbe non piacere a chi cerca un anime di combattimento più “serio”.


 1
Kaioh86

Episodi visti: 35/35 --- Voto 7
Nel complesso l'anime dedicato al videogioco Virtua Fighter non ha deluso i fans, le musiche e gli scenari sono curati abbastanza bene, forse la pecca maggiore è nella eccessiva brevità dell'anime, 35 puntate sono un po' poche per quella che avrebbe potuto essere una storia più lunga, dedicata magari anche ad altri personaggi oltre che ad Akira.

Infatti secondo me l'anime dà un eccessivo spazio ad Akira, alla fine combatte quasi sempre lui ed alcuni dei personaggi dei videogioco fanno solo rare apparizioni, se è vero che questo anime è dedicato al videogioco allora molti personaggi avrebbero dovuto avere più spazio!

Attenzione: la seguente parte contiene spoiler

Un po' deludente forse l'ultima battaglia, in cui Akira liquida l'Automa d'oro con solo un paio di colpi dopo essersi arrabbiato di brutto.

Fine parte contenente spoiler

Nel complesso però è stato un bell'anime, da vedere!


 3
Luna-chan

Episodi visti: 35/35 --- Voto 10
"Non bisogna restare feriti, ne ferire. Su questo principio si basano le arti marziali. Ma chi invece, viola questo principio per fare del male agli altri deve essere punito. Io ti insegnerò che non si violano le regole sacre delle arti marziali!".
Decisamente una frase indimenticabile come il protagonista che la recita. Tra tutti gli anime di combattimento Virtua Fighter è quello che ho apprezzato di più.

Attenzione: la seguente parte contiene spoiler

La storia prendere il via da Akira, ragazzo esperto di arti marziali, che avendo perso la retta via delle arti marziali decide di mettersi in viaggio per poter tornare a vedere "le stelle". Con questo obiettivo Akira si mette in viaggio finendo per arrivare a China Town dove, spinto dalla promozione di un ristorante cinese, decide di fermarsi.
Qui incontra Pop, proprietario del ristorante, che dopo aver assistito al rapimento di una ragazza gli chiede di liberarla sotto la ricompensa di cucinargli qualunque cosa lui voglia gratis. Akira ovviamente accetta al volo, anche perché la ragazza in questione è stata catturata distratta da uno spiacevole incidente: Akira infatti l'ha baciata per errore.
La ragazza è infatti Pai-Chan la figlia del fondatore del Koenkan, una associazione malavitosa, nata dall'idea dell'unione di due stili di combattimento. La ragazza, destinata a sposare il pupillo del padre, per sfuggire alla sua sorte scappa, ma proprio a China Town viene catturata.
Akira riesce ovviamente a liberarla e ben presto i due decidono di mettersi in viaggio sia per sconfiggere il capo del Koencan che per scappare dai suoi scagnozzi.
Sulla strada incontreranno molti compagni fidati, sopra tutti Jacky e Sara, due fratelli esperti anch'essi di arti marziali.
Jacky è inoltre un corridore che dopo esser stato abbandonato dal suo sponsor, decide partecipare ad una gara importante, portandosi dietro l'intera comitiva.
cominciano così le loro avventure che porteranno alla scoperta del vero motivo per cui l'associazione gli dà la caccia: la creazione di una macchina capace di assimilare qualunque stile di combattimento.

Fine parte contenente spoiler

Devo dire che per essere un anime tratto da un video gioco è veramente fatto bene.
I disegni sono molto belli e nella seconda parte dell'anime, quando i personaggi crescono, la storia non perde per nulla di coerenza, ma anzi evolve in maniera molto sagace.
Devo dire che il personaggio di Akira, anche se a prima vista sembra molto semplice, è in realtà molto complicato e sviscerato benissimo nel corso delle puntate.
Non manca ovviamente la storia d'amore che però non viene mai approfondita, né ruba la scena alla storia principale.
Bellissima l'idea di spiegare nei minimi dettagli le varie tecniche utilizzate dai vari personaggi.
Davvero un anime da consigliare a chiunque creda ancora nell'idea che la forza serve per proteggere a mai per fare del male gratuitamente; per chi crede nell'amicizia e nella solidarietà tra compagni e sopratutto per chi ama le arti marziali.


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Apachai

Episodi visti: 35/35 --- Voto 7
Personalmente preferisco la serie di Street Fighter per quanto riguarda alcune caratteristiche dei personaggi, ciò non toglie comunque che questa serie sia fatta davvero bene.
L'anime ha avuto un discreto successo poiché al momento della sua uscita l’omonimo videogioco a cui si ispira spopolava nelle sale giochi.

La trama è, se non identica, molto simile a quella di Street Fighter. Ovviamente non ci si può aspettare chissà quali intrighi o colpi di scena perché è un anime che deriva pur sempre da un picchiaduro. I personaggi poi sono abbastanza stereotipati e riconducibili a quelli, forse più noti, di altri titoli. Nonostante tutto la storia è ben strutturata e man mano che si va avanti lo spettatore tende ad affezionarsi o addirittura ad identificarsi con essi. C’è il personaggio irruento, quello bonaccione ma con un elevato senso della giustizia, c’è la classica ragazza,( tra l’altro bellissima) che picchia come un fabbro e quella fredda e distaccata che non parla con nessuno ma picchia e basta. Ovviamente ci sono anche i classici nemici che fanno della slealtà il loro pane quotidiano. Nello svolgimento della trama spesso si incontrano personaggi secondari davvero particolari e che, nonostante il ruolo che ricoprono, sono comunque molto curati. Uno dei punti di forza di questo anime è sicuramente la vasta varietà di lottatori che si incontrano dunque. Ognuno si distingue bene anche sotto un punto di vista puramente tecnico, ovvero in base al proprio stile di combattimento.

I disegni secondo me potevano esser fatti meglio però, almeno, sono molto fedeli a quelli del videogioco. Le colonne sonore sono apprezzabili.
Mi sarebbe davvero piaciuto se avessero fatto altre serie televisive, oppure, magari, anche solo qualche oav o qualche film. Consiglio comunque a tutti di vedere questa serie perché è davvero bella e meriterebbe molta più visibilità.
Buona visione.


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demone dell'oscurità

Episodi visti: 35/35 --- Voto 10
Rispetto all'anime di Street fighter ci sono meno trame prese di netto dal videogioco, laddove viene reso meglio molto di più il prodotto rispetto a quanto fatto nel cartone di cui ho fatto il paragone.

C'è più fluidità della storia, nella trama e nei disegni che sono stati realizzati, molto bene ed intensi al punto giusto, laddove finalmente si può dire che "anche un picchiaduro ha un'anima".

La struttura dell'anime ricorda molto i cari vecchi film di Karate kid e Il ragazzo dal kimono d'oro in più punti, nonché film ispirati alle discipline orientali, il tutto condito da un'ottima computer grafica, come è logico che sia per questo cartone e dei disegni fatti molto bene, nonché una discreta cura dei fondali.

Ma la cosa più bella che sicuramente si può dire su questo prodotto è che si discostano i character di molto dal videogioco, dandoci dei personaggi più umani e con dei connotati ben definiti, da cui ne possiamo finalmente trarre il messaggio che vuol mandarci l'autore dell'opera.

L'amore e il rispetto di tutto ciò che esiste nel mondo è più forte di qualsiasi arte marziale, di qualsiasi macchina da guerra e di qualsiasi singolo che è disposto a rinunciare all'amore stesso pur di raggiungere illeciti intenti.

Questo è un particolare che emerge specialmente quando la macchina da guerra durral Gold viene completata in tutto il suo diabolico essere, una macchina che prende molto spunto nel migliorare all'ennesima potenza i colpi usati dai suoi nemici per renderli devastanti e distruggere tutto ciò che trova davanti.

Ma gli uomini che impediranno questo, così come i loro maestri, sono governati da uno spirito giusto che trova fondamento dall'avere un cuore, dall'avere la materia principale dell'esistenza umana a cui nessuna macchina da guerra, pur perfetta nei suoi particolari, potrà mai avere, ed è questo piccolissimo particolare che segnerà le sorti di questa lunga e difficile battaglia che si rinnova tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Da vedere con un animo diverso dal videogioco che tanto ha avuto successo in tutto il mondo, il cartone non è affatto da meno.

torakiki

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torakiki

Episodi visti: 35/35 --- Voto 7
Tratto da un picchiaduro questo anime riesce a dare una storia a quello che rischiava di diventare solo un susseguirsi di combattimenti (come il film di Street Fighter).
Ammetto di preferire Street Fighter 2 victory (storia meglio articolata) e Fatal fury ( combattimenti migliori e personaggi più carismatici), ma Virtua fighter riesce ad appassionare e, con un certo numero di colpi di scena, a non annoiare.
Grafica piacevole e tipica del periodo, animazioni fluide e buono anche il doppiaggio.
Apprezzavo le spiegazioni delle mosse nelle prime puntate, compreso il commento "crudele" ("<i>dopo aver subito questo colpo le ossa dell' avversario si frantumeranno</i>"... GRANDE!)

Niente di memorabile, ma in generale qualcosa di piacevole!


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Kotaro

Episodi visti: 35/35 --- Voto 8
<i>Brillano nel cielo otto stelle. Si dice che solo colui che conosca la vera forza, non soltanto la forza fisica, riesca a vederle.
Alla ricerca di quelle stelle, un ragazzo si è messo in cammino. Un ragazzo che la gente chiama "Virtua Fighter".</i>

L'epopea di Virtua Fighter, bella serie animata tratta da una popolare saga di videogiochi Sega che al tempo dell'uscita del cartone animato contava due episodi (oggi cinque più vari giochi secondari), comincia con queste parole, pronunciate dalla sapiente voce di Shigeru Chiba come introduzione alla sigla d'apertura.
Ricordiamocele, queste parole, perchè sono loro l'inizio del nostro percorso, che comincia con l'incipit della sigla del primo episodio e culminerà con un'altra frase, speculare a questa, pronunciata nell'ultimo.
Il "Virtua Fighter" dell'incipit, il ragazzo alla ricerca delle mistiche otto stelle, è Akira Yuuki, giovane marzialista esperto di hakkyokuken che gira in lungo e in largo per il mondo alla ricerca di avversari validi con cui misurarsi. Solo così potrà migliorarsi, crescere interiormente e comprendere, dopo essersi montato la testa con la vittoria in una serie di tornei, il vero significato della forza, riuscendo a vedere brillare nel cielo le otto stelle della leggenda.
Il vagabondare di Akira lo porta in contatto con la bella e aggressiva Pai Chan, ragazza esperta di arti marziali cinesi in fuga da un'organizzazione criminale che vuole rapirla.
Collaborando per sgominarne i piani, i due ragazzi partiranno per un lungo viaggio che li porterà a incontrare (e scontrarsi con) moltissime persone che praticano le arti marziali, che diventeranno preziosi amici o temibili avversari, come i due fratelli esperti di jeetkunedo Jacky e Sarah Bryant; il misterioso ninja Kagemaru; Lion Rafale, rampollo di una ricca famiglia francese ed esperto di torouken; Jeffry McWild, pescatore australiano burbero ma dal cuore d'oro che pratica il pancrazio; il leale wrestler canadese Wolf Hawkfield; il buffo e saggio eremita cinese Shun Di; l'imperscrutabile e tormentato maestro Lau Chan e molti altri.

A differenza di molti altri giochi dello stesso genere precedenti o successivi Virtua Fighter non ha mai avuto una grande complessità narrativa, ma si è sempre basato su un torneo di arti marziali e su poche linee guida che tratteggiavano un minimo i personaggi e i loro scopi.
Questo ha permesso agli autori della serie animata di giocare pressoché in completa libertà, mantenendo i pochi tratti caratteristici del videogioco originale per creare una storia del tutto nuova.
Si mette dunque in scena il viaggio presagito nella sigla iniziale, un cammino ricco di combattimenti, azione, inseguimenti, arresti, irruzioni, esplosioni, colpi di scena, voltafaccia, palpitazioni del cuore, tradimenti, incontri, scontri e reincontri.
Quella di Virtua Fighter è una storia che indubbiamente sa di già visto, in quanto sintesi di tutti gli elementi e gli stereotipi dei film, dei manga e dei videogiochi d'azione e arti marziali del periodo, in cui gli stessi personaggi ricordano a più riprese altri volti noti delle sale giochi dei primi anni '90, Nonostante questo, però, risulta sempre interessante e mai noiosa, grazie ad una vicenda incalzante e priva di punti morti, ai continui cambiamenti d'ambientazione, ad una grande quantità d'azione e a dei personaggi che sviluppano le loro storie in maniera molto efficace.

Virtua Fighter si differenzia da altri adattamenti animati di videogiochi perché non dà mai mai la sensazione di essere una produzione svogliata, realizzata con poca passione al solo scopo di mostrare per qualche minuto una versione animata degli amati personaggi dei giochi.
E' anzi un percorso ben preciso, che si sviluppa senza tralasciare nessuno dei suoi elementi o personaggi. Il viaggio di Akira Yuuki lo porta in contatto con tutti i lottatori presenti nel videogioco, ai quali viene riservato uno spazio più o meno grande ma comunque abbastanza soddisfacente. Niente apparizioni di pochi minuti per contratto, potremo fortunatamente conoscere ogni aspetto della personalità dei nostri combattenti. Calati nel contesto dei loro paesi d'origine man mano che Akira li attraverserà nel suo rocambolesco vagabondare, ognuno dei nostri lottatori ci mostrerà il suo background, il suo carattere, il suo stile di combattimento (mai uguale per nessun personaggio, eccezion fatta per i due fratelli Bryant, e sempre estremamente realistico, come da caratteristica del videogioco), la sua vita e i suoi sogni.
Non solo Akira, ma ognuno dei personaggi, buoni o cattivi che siano, attraversa un percorso che lo porta a cambiare, nel bene o nel male, col proseguire della storia.
Ogni spettatore potrà trovare un personaggio di suo gradimento fra i molti lottatori che popolano l'universo narrativo della serie, e vedrà ben approfondita la vicenda che lo riguarda.
I personaggi dunque si riveleranno essere, per quanto semplici, inaspettatamente molto umani e con uno spessore maggiore rispetto alle loro versioni originali fatte di pixel e a molti altri loro colleghi a disegni animati, rendendo le loro storie molto piacevoli da seguire.

Per quanto di personaggi interessanti ce ne siano a decine nella serie, esattamente come nel videogioco da cui è tratta, quello che maggiormente risalta è il protagonista Akira.
Nel gioco, Akira era un semplice e monolitico ragazzo esperto di arti marziali, mentre l'Akira a cartoni animati è stato reso decisamente più umano, aggiungendo al suo carattere diversi tratti caratteristici degli eroi a disegni animati che all'epoca andavano per la maggiore.
L'Akira a cartoni animati è infatti sì un integerrimo ragazzo esperto di arti marziali, ma è anche un personaggio molto buffo, perennemente affamato e in cerca di cibo, totalmente privo di tatto e inesperto in amore. Forte nella lotta ma non sempre invincibile, alterna momenti in cui è un semplice ragazzo molto alla mano e un po' stupido ad altri in cui si fa molto serio e battagliero.
Un personaggio dotato di un cuore molto grande, che trova facilmente tanti amici lungo il cammino, aldilà delle diversità e delle barriere linguistiche (che l'anime non prende in considerazione ma possiamo ipotizzare che in qualche modo ci siano) e che riesce persino a far breccia nell'animo dei suoi nemici, spesso e volentieri portandoli dalla sua parte o tendendo loro una mano anche quando gli hanno palesemente dimostrato ostilità in diversi modi.
Forte ma anche molto umano, Akira è per lo spettatore, al tempo stesso, un amico divertente e uno straordinario eroe per cui fare il tifo. Virtua Fighter è in primis la storia del suo viaggio, come marzialista e come uomo, che lo porterà a crescere attraverso incontri e scontri con numerosi amici ed avversari.

Palese esempio di come l'Akira a cartoni animati sia un personaggio profondamente diverso rispetto alla sua controparte digitale e molto più umano è poi il suo rapporto con la bella Pai. Anch'ella, tra l'altro, è stata resa molto più simpatica rispetto al videogioco, dove era solo una bella marzialista/attrice cinese in lotta con l'odiato padre.
Nel cartone animato, Pai è invece una ragazza di straordinario fascino, che mantiene tutte le caratteristiche di un'adolescente, sia pure applicate ad una combattente.
E' aggressiva, è capricciosa, è irascibile, è segnata da un triste passato dal quale intende liberarsi, mentre ancora cerca un sogno per il futuro, ma è anche, in certi momenti, bella e femminile, gentile, simpatica, fragile e in cerca di protezione, innamorata.
Piacevolissimo sarà veder crescere anche lei come donna, così come anche veder maturare il rapporto che lega Pai ad Akira: un incontro fortuito con un primo bacio al sapore d'aglio, litigi, fughe, botte, e poi un'amicizia che pian piano cresce, rendendoli inseparabili, facendoli soffrire nella lontanza e gioire, fra un litigio e l'altro, nella vicinanza, trasformandosi in un grandissimo amore che esploderà negli episodi finali della serie.
Incredibile pensare di poter chiedere così tanto da una serie che ha al suo centro le arti marziali e i combattimenti, eppure è così, Virtua Fighter approfondisce in maniera molto saggia e romantica anche i sentimenti dei suoi personaggi, rendendoli davvero a tutto tondo e lontani dagli stereotipi visti in altre serie dello stesso tipo.

Molto ben realizzato anche dal lato tecnico, Virtua Fighter offre una grafica tipicamente anni '90 assai garbata.
Il gradevole character design di Ryo Tanaka dipinge alla perfezione ogni tipologia di personaggio e di lottatore, sia esso un gigantesco wrestler o un basso vecchietto ubriaco, con un particolare occhio di riguardo per gli splendidi personaggi femminili.
Dispiace che, nella seconda parte della serie, dopo un flash forward di tre anni in avanti nella trama, la realizzazione grafica dei personaggi cambi, rendendoli più adulti ma anche un po' più massicci e sgradevoli all'occhio, ma è un difetto che complessivamente non inficia il buon coinvolgimento dello spettatore, anche grazie a bei colori e ad animazioni molto fluide.
Nella prima parte della serie, poi, sono presenti dei bei siparietti in 3D che spiegano allo spettatore i diversi aspetti delle tecniche e degli stili di lotta di cui i personaggi fanno uso, sacrificati nella seconda parte a favore di combattimenti più romanzati e meno tecnici.
Sul lato sonoro, la serie offre due sigle d'apertura e tre di chiusura decisamente ispirate e numerosi accompagnamenti musicali molto coinvolgenti dai ritmi ora moderni ora facenti il verso alle musiche tradizionali dell'Oriente, capaci di accompagnare con maestria scene d'azione, tristi o romantiche. Molto apprezzabile è il coinvolgimento nella colonna sonora di Takenobu Mitsuyoshi, cantante della seconda sigla d'apertura nonchè compositore ed interprete di molte colonne sonore di giochi Sega fra cui gli stessi episodi della saga di Virtua Fighter.
Degno di nota anche il doppiaggio giapponese, che vede nel cast numerosi nomi noti e, soprattutto, gli stessi doppiatori che hanno prestato la voce ai personaggi anche nei videogiochi originali, come Shinichiro Miki, voce di Akira, e Shigeru Chiba, voce di Lau Chan oltre che spassosissima voce narrante che fa il verso in maniera divertente al suo precedente e analogo lavoro per la serie Hokuto no Ken.

Complessivamente molto buona la versione italiana, anche se presenta qualche difettuccio come qualche taglio di poco conto alle scene più violente, l'eliminazione di gran parte delle sigle, qualche piccolo svarione di adattamento (si veda Jeffry che, invece del pancrazio, pratica l'enigmatica "pancurazion") e il cambiamento delle voci di due personaggi nel passaggio fra la prima e la seconda parte della serie.
Per i tempi in cui è stato adattato, tuttavia, si tratta di un lavoro più che buono rispetto agli standard dell'epoca, considerando che ci si è sforzati persino di mantenere la prima coppia di sigle tradotte e adattate in italiano senza alterare troppo il senso dei testi originali ed è persino presente un video particolare che accompagnava la sigla di chiusura soltanto in un episodio specifico. Dispiace per l'assenza delle altre sigle, in particolare della seconda opening che è molto bella, energica e rappresentativa, ma tutto sommato non ci si può lamentare troppo.
D'effetto anche il lavoro dei doppiatori, il meglio della scuola romana (per citarne alcuni, Quarta, Guerrieri, Crescentini, Battarra, Reggente, Laura Lenghi, le sorelle De Bortoli, i fratelli Ward), che riescono perfettamente a calarsi nei vari personaggi risultando convincenti.

Il videogioco di Virtua Fighter, presentando numerosi personaggi provenienti dalle più svariate parti del mondo e praticanti differenti tipi di arti marziali, intendeva veicolare al giocatore un grande rispetto reciproco.
La serie animata, attraverso le peregrinazioni del simpatico e retto Akira, non fa altro che ampliare questo messaggio, insegnando agli spettatori che la pratica delle arti marziali non è fatta per ferire la gente ("Le arti marziali si basano sul principio che nessuno deve restare ferito", dice il motto-tormentone che introduce Akira prima di ogni combattimento), ma perchè l'atleta possa, attraverso il confronto leale con i suo avversari, crescere fisicamente e interiormente, trovando poi un amico da stimare nell'avversario con cui si scontra, in una concezione molto orientale e spirituale del combattimento.
"L'arcobaleno che risplende nel suo cuore è un ponte che lo unisce a tutte le persone che ha conosciuto" dice Pai, riferendosi all'amato Akira, nell'ultimo episodio della serie, durante l'emozionante scontro finale. Frase adatta più di ogni altra a riassumere in poche parole l'essenza di Virtua Fighter e il messaggio che vuole lanciare allo spettatore, quello di un viaggio infinito ricco di esperienze, incontri, scontri e amici da cui imparare qualcosa da serbare nel cuore come parte importantissima di noi stessi. Non a caso, lo stesso ultimo combattimento della serie rimarca proprio questo aspetto, contrapponendo ad un Akira sorretto da tutti gli amici che ha incontrato lungo il suo cammino un boss che ha una concezione totalmente opposta delle arti marziali e della vita.

Virtua Fighter si conclude con un finale tanto emozionante quanto aperto a una nuova stagione che, ahinoi, non è purtroppo mai arrivata. Poco male, in un certo senso, le avventure di Akira e compagni continuano nei videogiochi e noi giocatori possiamo inventarne di nuove all'infinito, ma quella che è scritta e narrata per noi attraverso il medium televisivo non la dimenticheremo tanto facilmente.
Un anime che, a suo modo, ha fatto la storia dell'animazione giapponese in Italia con le sue reiterate repliche televisive su JTV sul finire di quegli anni '90 di cui sembra quasi voler conglobare in sé numerosi elementi, presentandosi come una storia che metterà perfettamente a proprio agio gli spettatori che hanno vissuto l'epoca dei beat 'em up da sala giochi ma che può riservare diverse sorprese e una storia appassionante e ricca di emozioni anche per chi non c'era e non ha molta dimestichezza con i videogiochi da cui ha avuto origine.


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Gackt

Episodi visti: 35/35 --- Voto 7
Dalla trasposizione di un videogioco (per di più picchiaduro) non ci si poteva certo aspettare un anime dalla trama innovativa e originale (basti pensare che la maggior parte degli anime tratti da picchiaduro hanno tutti la stessa trama: cattivone di turno che vuole catturare il/la protagonista), eppure Virtua Fighter è un anime piacevole sotto molti punti di vista. Può vantare un bel chara design, semplice ma efficace. Anche la storia riesce ad attrarre lo spettatore. Comincia con una serie di buffe gag, in modo leggero, permettendo ai protagonisti di conoscersi, per poi diventare quasi drammatico nella saga di Copenaghen e di quel bambinetto biondo traditore di cui ora non ricordo il nome ^^'. Con l'iniziare della seconda parte si nota qualche differenza: i protagonisti sono più maturi, ma è evidente il tentativo di dilungare un prodotto che poteva benissimo concludersi con la prima stagione. I personaggi della seconda serie non hanno quindi il fascino dei precedenti, ma nel complesso Virtua Fighter è un buon anime che vi consiglio di guardare. Vi appassionerà.


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Mifune

Episodi visti: 35/35 --- Voto 7
Regia: Hideki Tonokatsu

Sceneggiatura:Kuniaki Kasahara, Reiko Yoshida, Tsutomu Kamishiro

Musica: Kaoru Ohhori

Character Design: Ryo Tanaka

Direttori dell'animazione: Hroyuki Aoyama, Masanori Shino, Michiyo Sakurai, Rie Nakajima,
Ryo Tanaka

Produttori: Hirokazu Ige, Keisuke Iwata, Yasumichi Ozaki

Virtua Fighter è stato uno dei primi picchiaduri 3D della storia del videogame e sicuramente quello di maggiore successo. Prodotto dalla Sega e sviluppato dallo studio AM2, questo capolavoro videoludico, uscito nel 1993, rappresenta l'essenza delle arti marziali in un videogioco. Ogni personaggio padroneggia una tecnica differente di combattimento. Virtua Fighter rappresenta uno dei primi giochi creato con il prefisso "Virtua" di cui la Sega creerà diversi capitoli tra Virt ua Soccer, Virtua Tennis e Virtua Cop. Tutti questi giochi rappresentano la prima generazione del 3D nel campo videoludico. L'anime dedicato non è un prodotto esaltante anche se mantiene molte caratteristiche della controparte poligonale. Sicuramente lo stile dei diversi personaggi, sia grafico sia nello stile di combattimento, è mantenuta intatta. I personaggi sono molto stereotipati, in compenso la storia è sicuramente buona. Lasciando perdere il normale torneo di arti marziali, gli sceneggiatori, hanno creato un comparto narrativo solido che può piacere anche a i non appassionati. Il protagonista Akira perde la sua complessità malefica a favore di un più semplice eroe senza macchia. Dal punto di vista grafico siano su un livello abbastanza basso. L'anime da questo punto di vista si può dividere in quasi due serie. La prima parte, che arriva fino all'episodio 24, è caratterizzata da una buona animazione e dei combattimenti fluidi e rapidi. I disegni sono buoni e i colori risaltano ancora di più i combattenti. Dall'episodio 25 in poi le animazioni e i disegni calano di qualità in modo spaventoso. I volti dei protagonisti si deformano ad ogni movimento e i combattimenti diventano veramente statici. In definitiva userei le parole di Hanami Gumi: "Uno dei migliori anime che ha origini in un videogioco. La trama non è confusionaria e ha una buona caratterizzazione dei personaggi e anche una buona musica."
Io sono d'accordo con lui ma non mi lascio prendere dall'entusiasmo, rimane un prodotto mediocre.

fab akira pai

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fab akira pai

Episodi visti: 35/35 --- Voto 10
Cosa dire di virtua fighter? Un capolavoro. La trama è grandiosa, i personaggi principali uno spasso, e le risate assicurate. Inoltre, nella prima serie ogni volta che un personaggio esegue una nuova mossa, la voce fuori campo ci spiega e ci mostra la sua esecuzione. Me ne innamorai da bambino su jtv. Intollerabile che non sia mai stato trasmesso sulla rai o sulla mediaset, lo si dovrebbe trasmettere nella fascia con i maggiori ascolti, al posto di tanti prodotti scadenti. La sigla poi è favolosa. Consigliato a chi vuole divertirsi e apprendere degli insegnamenti tramite il famoso monologo (favoloso) di akira e di pai ,sara e jackie. Imperdibile.

Vanreese

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Vanreese

Episodi visti: 12/35 --- Voto 4
Virtua Fighter è, semplicemente, orrendo. Se volete una grande trasposizione in anime di un altrettanto famosissimo picchiaduro andate sul sicuro con Street Fighter II Victory. La sigla dei Dham era pure molto bella. Virtua Fighter ha personaggi veramente senza spessore, senza carattere. I dialoghi, specie quelli doppiati in italiano, fanno pena e la trama è scontatissima. Dulcis in fundo, la resa grafica è da "tempi di carestia". Alla larga.

Naco

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Naco

Episodi visti: 35/35 --- Voto 10
Vidi questa serie per la prima volta... quando? Potevo avere 14 anni. E fu amore a prima vista. Fu soltanto dopo che venni a conoscenza che era tratta da un videogioco e ancora più tardi potei giocarci.
Che dire di questo anime che dire fantastico è poco?
Cominciamo con la storia: il fatto di unire combattimenti - reali, seri, normali, che nominavano tecniche realmente esistenti, così diversi da Dragon Ball e compagnia - e e comicità, con un pizzico di romanticismo, mi stregò: adorai alla follia la trama, complessa e semplice allo stesso tempo; amai alla follia Akira e Pai (a cominciare dai personaggi, a finire ai loro doppiatori); fui stregata dalle storie di ognuno; deliziata da come venivano descritti persino i personaggi secondari...
Il fatto che poi questo anime mi abbia portato a stringere amicizia con uno di coloro che ormai considero miei più cari amici, non fa che rendermi questa storia ancora più cara.
Personalmente, adoro soprattutto la prima serie: più comica, divertente e leggera; il tratto della seconda, però, mi piace di più.
Le musiche? in Italia c'è stata una traduzione di testi (ho ascoltato l'originale della prima e non mi è parsa tanto diversa, almeno dalle poche espressioni giapponesi che conosco), però devo dire che, soprattutto per quanto riguarda la prima, mi è piaciuta abbastanza.
Insomma, una serie che consiglio un po' a tutti. ^^

Testu

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Testu

Episodi visti: 35/35 --- Voto 9
Tratto da un famosissimo videogioco, Virtua fighter si è rivelata anche un'ottima serie animata, soprattutto nella prima parte, quando si conoscevano i personaggi per la prima volta, venivano spiegate le tecniche al rallentatore e i buoni dovevano sconfiggere lo spasimante di Pai, la sua organizzazione, la scienziata pazza Eva e la sua prima robo-combattente Dural. Non che l'anime sia peggiorato dopo, ma la trama diventa una pura continuazione, con Akira ancora intento a rivedere la sua costellazione, un altro medio-boss (stavolta ninja e più ), la dottoressa più folle di prima ed una Dural Gold aggiornata ma nonostante questo sconfitta stavolta in maniera meno tecnica e più romanzata. A dire il vero è proprio questo duello quello che preferisco tra i due scontri finali, gasa molto vedere l'eroico Akira menare e vincere contro ogni logica, forte del suo spirito puro. Poi a dire il vero non è che ci sia un vero lieto fine, si vede che c'è chi trama nell'ombra sorridente per i frutti ottenuti comunque dalla dottoressa e che quindi i nostri eroi avranno da battersi ancora per un bel pò. Dal punto di vista sentimentale invece non viene approfondita particolarmente il rapporto Pai-Akira o Sarah e Kagemaru, più che altro vengono conferate, specie tra i primi due. D'altronde è giusto, specie ora che è da poco uscito il quinto capitolo del picchiaduro da cui è tratto il cartone. Dato che tra le due metà della serie intercorrono un paio di anni, la seconda parte ha uno stile più paffuto nei volti, uno scadente tentativo di assegnargli degli anni in più, ma soprattutto per questo apprezzabile in una galassia animata piena di eterni visi immutabili. Insomma come Street Fighter II victory, anche Virtua fighter è uscito vincitore dalla conversione televisiva.