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Fabbrizio_on_the_Road

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6
Parliamoci chiaro, “Shōwa Genroku Rakugo Shinjū: Sukeroku Futatabi Hen” è una validissima serie anime che, esattamente come il suo predecessore, può vantare una qualità tecnica e artistica davvero fuori categoria, con delle animazioni, musiche e un doppiaggio d’eccellenza. Eppure, tutto ciò non è bastato a farmi apprezzare una storia, di cui francamente non mi è interessato nulla quasi fin dall’inizio.

Anche la serie precedente non mi aveva entusiasmato per la trama, tuttavia era almeno in parte riuscita a catturarmi grazie al fascino del rakugo e dell’ambientazione storica, che spesso e volentieri era messa in secondo piano rispetto al racconto dei due protagonisti, ma era comunque apprezzabile. Questo seguito invece mi è piaciuto solo nel suo primo episodio, nel quale sembra profilarsi una narrazione intenzionata a raccontare il rakugo nel contesto della modernità, in un’epoca dominata da numerosi e ben più popolari intrattenimenti. Questa partenza promettente, però, mi ha lasciato a dir poco l’amaro in bocca, visto che di tutti i temi importanti che si potevano sviluppare attorno al rakugo durante la serie se ne vedono ben pochi e solo l’ultima puntata riprende questo discorso iniziale con un messaggio conclusivo davvero interessante. Ma nel frattempo la serie si è consumata nel raccontare le vicende dei vari personaggi, che, esattamente come per la scorsa serie, per me sono stati più un ingombro che altro. Anche le esibizioni sono state ridotte molto, benché ve ne siano alcune notevoli.

Insomma, “Shōwa Genroku Rakugo Shinjū: Sukeroku Futatabi Hen” è certamente una buona serie, come la precedente, purtroppo però non sono mai rimasto coinvolto nelle vicende dei protagonisti e di conseguenza non ho potuto apprezzare la portata principale che quest’opera aveva da offrire.


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MayuriK

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
La recensione si riferisce alla serie completa.
"Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è un anime josei andato in onda su due stagioni (per un totale di venticinque episodi) tra il 2016 e il 2017. Prodotta dallo Studio DEEN, la serie ci racconta dolcemente la vita dei protagonisti e la pratica del rakugo, arte popolare tradizionale giapponese.
Scritta magistralmente, questa serie eccelle proprio nei suoi personaggi, "pochi ma buoni": questi risultano infatti molto umani e splendidamente caratterizzati, sarà arduo non affezionarcisi. La storia vi accompagnerà facendo largo uso dei sentimenti; è spesso tragica, ma avremo anche molti momenti dove a prevalere saranno invece aspetti e umori positivi.
A livello tecnico, questa si mantiene su un ottimo livello per tutta la sua durata, portando anche una regia un po' più originale e attenta rispetto alla maggioranza degli anime prodotti.
La colonna sonora, azzeccata e mai invadente, si adagia alla perfezione sullo svolgimento della trama.

Tra i pro: scrittura di alto livello; splendida caratterizzazione dei personaggi; ottime animazioni e sonoro; tema di fondo interessante.

Tra i contro: sarebbe stato bello vedere più racconti diversi del rakugo.

"Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è perciò una serie che vi consiglio caldamente, da gustare con calma, per lasciarsi trasportare dall'interessante arte del rakugo. Un tripudio di umanità e sentimentalismi... se vi commuovete facilmente, siete avvertiti: preparate i fazzoletti!


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kirk

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Dopo la prima serie che si è conclusa con la fine del racconto del maestro Yakumo ottavo e la decisione del maestro, Konatsu e Yotaro decidono di formare una famiglia e di dedicarsi al teatro. Formare una famiglia in quanto nasce un bambino (Shin) che sarà la sperata quarta generazione? Scopriremo nel finale la strada di questo bambino... ma adesso passiamo alla recensione.

Come ricorderete, questa storia è tratta da un josei, e dunque è una storia matura, adulta, anche drammatica... che attira e con il suo ritmo, giustamente non lento né veloce, riesce a interessare coloro che guardano e attirarli nel prosieguo. Fra la prima e la seconda serie si ha uno scorcio di quasi cent’anni di storia del Giappone, sia pure uno scorcio limitato nella seconda parte solo al mondo del teatro; non si parla di guerra, e i cambiamenti fra i due Giappone uno può vederli solamente se nota gli ambienti sullo sfondo.
Eppure questa seconda serie non mi ha colpito come la prima, e sì che ha usato lo sceneggiatore tutti i trucchi possibili, compresi i fantasmi, che io interpreto come visioni di un’anima (Bon) dolente per il passato, e quindi l’undicesimo episodio è per me un sogno di un vecchio fra la vita e la morte.

Complimenti allo storico studio Deen per le animazioni, al regista Mamoru Hatakeyama, che in questo momento sta ottenendo un buon successo con “Kaguya-sama: Love is War”, e a Kana Shibue, che si è occupata della colonna sonora (azzeccatissima).


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Franzisko

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
È un anime molto bello, colmo di poesia e delicatezza. Un autentico pezzo di cultura giapponese di nicchia.
Ho apprezzato molto questo anime per il fatto di essere un estimatore del teatro e, vedendo quest'anime, sono venuto a conoscenza del genere letterario rakugo e di quello che c'è dietro le "quinte".
Che dire? Sicuramente non per molti, la storia è molto semplice, ma la sua poesia, la tematica del tramandare un'arte, il rapporto maestro-allievo, il cambio generazionale, la filosofia che sottende sotto "tutto cambia, ma ci sono cose che bisogna che rimangano uguali", vi porteranno in un mondo inedito.
È un acquerello o, se preferite, un fior di ciliegio.
Buona visione!

ALUCARD80

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
Dove ci eravamo lasciati?
Non semplice da spiegare. Tuttavia, c’eravamo tanto amati... c’eravamo tanto odiati, e infine, ritrovati.
La seconda parte di “Showa Genroku Rakugo Shinju”, “Sukeroku Futatabi Hen”, prosegue senza stravolgere né spezzare quasi niente di ciò che avevamo precedentemente ammirato, e lo fa con una qualità capace di strabiliare. Ravvivare i carboni ancora caldi di una storia così fragile, delicata, e al tempo stesso potente ed evocativa - un vero e proprio ossimoro emotivo fra arte e spaccato storico - non era facile, eppure qui le braci tornano ad ardere, e lo fanno con maggiore intensità, con un’infinita passione, intrise di segreti, lacrime e sorrisi.

Sono passati alcuni anni dalla fine del drammatico racconto in flashback che Bon aveva svelato ai suoi giovani familiari, e ormai, come fosse in discesa, il Novecento si avvia verso la sua seconda moderna, caotica, rivoluzionaria metà.
Era difficile migliorarsi, eppure, come sopr’anzi accennato, gli autori propongono una seconda serie decisamente, inaspettatamente migliore della prima. Più pathos misurato e incalzante, una regia davvero magistrale (che si ispira senza dubbio ai più noti drammi cinematografici del Dopoguerra), disegni curati e d’impatto immediato, limpidi, prevalentemente essenziali, ma estremamente evocativi. I volti e le espressioni dei personaggi comunicano istantaneamente ogni emozione e variazione d’umore; la cura per la mimica facciale è incisiva seppur minimale; i fondali sono più curati, e ogni presagio negativo o barlume di speranza, ogni attimo si gioia o dolore celato viene introdotto ad arte, tramite rimandi, presagi, segnali da interpretare a livello visivo.
L’opening ci prende per mano e ci riporta nel mondo del rakugo, negli anni in cui il Giappone sta diventando finalmente grande, capace di camminare sulle sue gambe, un bambino finalmente orfano della guerra mondiale, e, così facendo, nei meccanismi civili e sociali avviene un inevitabile passaggio generazionale, ma non solo fisico e storico: ogni sfera si evolve, compresa quella artistica, e si riflette in tutti gli ambiti civili.

Bon, il mitico “Ottavo Yakumo”, è ormai un signore anziano, distinto, severo e spesso inflessibile, testardo come sempre, monumentale e iconico, una vera e propria leggenda vivente per gli amanti del rakugo e dell’arte tradizionale oratoria teatrale. L’orgoglio dell’antico Giappone risiede in lui... tuttavia, tutti questi titoli, questi aggettivi e queste onorificenze non riusciranno e non potranno frantumare quei tetri scheletri nell’armadio che si porta dentro da troppi anni, e che stanno scavando lentamente una fossa inesorabile, profonda quanto i segreti trascinatisi appresso. Colpe che credevamo chiare, eventi che ci hanno scosso e che sono stati il punto cardine della prima serie fanno ancora da contrappasso alla vita artistica, gloriosa e brillante di Bon. Ma, come ci aspettavamo, le ombre del dolore passato, se non affrontate in modo adeguato, rimangono fra gli angoli bui di una casa troppo grande e troppo piena di struggenti ricordi, ma che diventerà, fortunatamente, sempre più popolata.
“Showa Genroku Rakugo Shinju: Sukeroku Futatabi Hen” non è solo una tragedia agrodolce: è anche un lunghissimo scorcio di vita, un excursus di ben quattro generazioni attraverso quasi cent’anni di storia, a 360°, dove il rakugo fa da filo conduttore fra le vite dei protagonisti, creando un intreccio insospettabile ed emozionante che raggiunge l’apice in un colpo di scena incredibile, verso metà della serie. Ma le sorprese non si limitano a questo: altre scoperte e altri avvenimenti, sia lieti che dolorosi, mescoleranno le carte di questa favolosa e malinconica vicenda.
Ad ogni modo, come si prospettava, Bon non è più l’unico protagonista: Yotaro, divenuto ormai adulto ed esperto di rakugo, vedrà germogliare sempre più la relazione con la testarda e ruvida Konatsu, oltre a un rapporto sempre più stretto e professionale col palcoscenico. In poche parole, una storia familiare decisamente complicata, con sorprese che, inizialmente, sarebbe stato impossibile anche solo immaginare.

Il ritmo del rakugo è sia lento che lesto: così procede l’anime. Né troppo veloce, né troppo lento: la velocità di narrazione è quella giusta, il tempo è perfetto, i dialoghi studiati, la colonna sonora calzante come non mai.
E poi, il rakugo vero e proprio: se nella prima serie lo abbiamo imparato a conoscere, qui lo apprezzeremo in tutte le sue forme, riascoltando e approfondendo quegli antichi racconti tramandati di generazione in generazione, amandone finalmente le sottili sfumature, lontane dal nostro umorismo occidentale, anche per merito del modo in cui gli sceneggiatori lo sfruttano: talvolta, le morali, i significati e gli avvenimenti narrati nelle storie del rakugo si confanno alle vicende dei protagonisti, ricalcano alcune situazioni e si ricollegano ad eventi toccanti vissuti da Yotaro e compagnia. L’intreccio emotivo è potentissimo, insospettabile per la pacatezza e la calma con cui l’anime s’attesta ad essere inizialmente narrato. Si ride, si piange, ci si emoziona, ci si rammarica e si respira la malinconia di un’amicizia indissolubile, che va oltre il tempo e la morte, un’amicizia forte più delle guerre, dell’amore e del dolore, un’amicizia che è la granitica base di tutta questa indimenticabile vicenda.

In definitiva, “Showa Genroku Rakugo Shinju: Sukeroku Futatabi Hen” è un Seinen maturo e completo, capace di insegnarci che le emozioni - e i legami saldi e puri - vanno oltre le difficoltà, capaci di perdurare nel tempo, ma, giustamente, non ci permette di scordare la più banale delle lezioni: la vita è complicata, e spesso si fanno scelte sbagliate, sciocchezze che crediamo imperdonabili, e che difficilmente scendiamo a patti con noi stessi per perdonarci.
Infine, la seconda metà del racconto è davvero eccezionale, un crescendo di episodi uno meglio dell’altro, che si conclude con un finale forse fin troppo semplice e pacato, ma decisamente in linea con la narrazione proposta. Tuttavia, proprio prima di chiudere il sipario, come osservando attraverso dei vetri appannati, sembra esserci l’ennesimo colpo di scena che non t’aspetti, appena accennato, non dichiarato, soltanto instillato nello spettatore: un dubbio che vi rimarrà nella testa e non avrà mai risposta.

Probabilmente non sarà un prodotto per tutti, sarà considerato di nicchia, complesso e forse leggermente criptico, ma la maturità, l’emotività e la passione che ci comunica non possono passare inosservate.
L’essere umano è legato alla famiglia, tramanda di generazione in generazione il proprio essere. L’affetto ci lega indissolubilmente, e senza persone che parlino di noi e ci ricordino attraverso le loro memorie, è come se non fossimo mai esistiti.
Che amiate la storia giapponese o meno, che apprezziate il teatro del Sol Levante o no, risulta un lavoro davvero meraviglioso, che merita di essere visto a tutti i costi.
Perché, se continuiamo a tramandarle e ad amarle come ci hanno insegnato quelli prima di noi, le cose belle e amate da tanti non moriranno mai.
Sia le persone, sia le opere d’arte.

Jugemu, Jugemu!


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Ataru Moroboshii

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
"Showa Genroku Rakugo Shinju" è un anime diviso in due stagioni, è un racconto multigenerazionale che, partendo dagli anni '30 e arrivando ai giorni nostri, narra per ottant'anni attraverso i suoi artisti dell'arte del rakugo, una forma teatrale giapponese a mezza via fra il cantastorie e la stand up comedy.
Nel rakugo un artista, nella classica posizione della seduta sui talloni, racconta una storia in prima persona, interpretando diversi personaggi e mimando tutte le azioni con pochissimi oggetti a sua disposizione.
Il protagonista è Bon, la storia seguirà l'intero arco della sua vita, facendoci conoscere quest'arte, il suo maestro, il suo compagno e amico, e i suoi allievi, sia professionalmente che dal lato privato, attraverso le gioie e i drammi personali; Il tutto calato ottimamente nel contesto storico che l'anime attraversa.

L'anime è chiaramente un seinen, introspettivo e dai ritmi molto lenti, che tende a focalizzarsi su alcuni pattern che si ripetono al passare delle generazioni: la capacità di trovare il proprio stile narrativo, l'importanza e l'impegno per ottenere i due nomi d'arte ricorrenti nell'opera, "Yakumo" e "Sukeroku", il rapporto fra maestro e allievo, il dilemma fra tradizione e innovazione, e ovviamente l'immancabile triangolo amoroso che, lontano dall'essere un cliché, si svolge sempre in modo molto particolare, ed è uno dei punti salienti dell'opera. Questi pattern si intrecciano continuamente in una sorta di circolarità. Pur passando gli anni, ci saranno sempre uno Yakumo tradizionalista, un Sukeroku innovatore e una donna divisa fra i due.

L'opera brilla sia per ambientazione storica che per caratterizzazione dei personaggi. Questi ultimi vengono sempre da strati sociali a cui il Giappone non dà grandi riconoscimenti, artisti, criminali, prostitute, disegnando un microcosmo che, benché calato nella realtà giapponese che attraversa, ne resta sempre un po' scostato. Grande attenzione è riservata anche all'ambientazione, di volta in volta riconoscibilissima attraverso le mode, le auto e gli ambienti dell'epoca.

L'anime non ha veri difetti, a parte forse la lentezza della narrazione che ad alcuni potrebbe non piacere; resta comunque l'impressione che lo Studio Deen avrebbe potuto fare qualcosa in più, per valorizzare quest'opera.


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scarlet nabi

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
Questo secondo capitolo di "Shôwa Genroku Rakugo Shinjû", intitolato "Sukeroku Futatabi-hen", mi è piaciuto ancora più del primo.

Lo schema dei personaggi è sempre lo stesso: un uomo serio, legato alla tradizione del teatro rakugo (Kikuhiko/Yakumo VIII), un attore che cerca l’innovazione (Yotarô/Sukeroku) e una donna (stavolta Konatsu, che è cresciuta rispetto alla stagione precedente). Tuttavia qui il trio è più spumeggiante, e alcune parti di rakugo sono effettivamente divertenti (per esempio l’opera chiamata Jugemu, il ragazzo dal nome lunghissimo). Il nome Yotarô nel gergo del teatro comico indica uno sciocco, e infatti l’ex-yakuza è proprio spassoso. E che dire di Konatsu? La bambina della prima stagione è diventata una ragazza forte, bella e determinata: anche lei avrà un bambino - Shinnosuke, abbreviato in Shin-bô o Shin-chan - destinato a essere la mascotte della casa.
Ancora una volta ho apprezzato la capacità di seguire lo stesso personaggio in un arco di tempo molto lungo, senza che le varie tappe della vita appaiano stereotipate. Nella vecchiaia di Kikuhiko - che ha ereditato il nome della casata - vediamo tutto il dramma della senilità, e c’è persino un tocco di sovrannaturale, del quale ovviamente non posso svelare i particolari, ma che chiaramente affonda le radici nelle storie del terrore tradizionali, con un’estetica simile a quella de "ll grande scheletro" di Kuniyoshi.
Il racconto è più lieve, con meno accenti drammatici (a parte i colpi di scena finali: davvero da manuale!), di modo che anche la visione è meno pesante. I brani recitati sono meno numerosi e comunque si ripetono in maniera che lo spettatore prenda familiarità con le vicende e con i luoghi descritti di volta in volta sul palco.

I disegni restano a un livello altissimo per il genere josei: direi ancora da 10. Anzi, aggiungerei addirittura mezza stelletta al voto che avevo già dato in precedenza, perché tutti i personaggi sono caratterizzati benissimo, con tratti che li rendono non solo riconoscibilissimi, ma anche immediatamente simpatici ed empatici, oltre che unici: Konatsu, con quei capelli rossi, che non può aver preso da nessuno della famiglia; il piccolo Shinnosuke, con gli occhi così vivi; Yotarô, che somiglia un po’ a Ranma Hinamatsuri, il misconosciuto eroe di "Cinderella" Boy di Monkey Punch.
È interessante la biografia di questo ragazzo dalle gambe storte che proviene da un clan mafioso (lo scopriamo da subito, non sto facendo spoiler!) e ha un grosso tatuaggio a ricordare il suo passato.
Mi sono piaciuti molto anche i personaggi minori, in secondo piano ma ben connotati, soprattutto lo scrittore Higuchi - detto Hii-san -, che vuole scrivere storie rakugo originali, sovvertendo quindi la tradizione che ha portato i testi immutati fino a noi dall’epoca Genroku (1688-1704): ancora una volta mi è venuto in mente il sacerdote Komagusu di "Ghost Hound", che era stato professore di etnologia prima di dedicarsi al tempio; o Mitsuya Majime dell’anime "Fune wo Amu" ("The Great Passage"), che ora sto guardando grazie ai consigli trovati su Animeclick.it.
Ancora due parole per un'altra comparsa: Matsuda, il servitore fedele della casata di attori rakugo, che segue con devozione i diversi padroni, convertendosi in una presenza silenziosa ma imprescindibile.
Anche il capo clan, che incontriamo solo in brevi momenti, è un uomo interessante, o almeno così sembra, siccome non ci viene detto molto di lui: chissà se il manga approfondisce di più le sorti di questi personaggi secondari? Spero di poterlo scoprire presto.


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EikichiElric

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
La prima stagione di questa serie mi aveva lasciato a bocca aperta per la sua bellezza. La storia di Kikuhiko e Sukeroku mi aveva toccato il cuore, e speravo che le vicende del giovane Yotaro in questa seconda stagione mi facessero lo stesso effetto. E lo hanno fatto.

Nonostante il giovane Yotaro non raggiunga la bellezza di Kikuhiko, è un protagonista interessante, che rappresenta la forma più pura di vedere il rakugo. Lui lo recita perché lo ama. Per lui non è un ancora di salvezza come per Kikuhiko, o un modo per esprimere la sua personalità come per Sukeroku. Per lui, è un modo per divertirsi, per sentirsi in pace con sé stesso, qualcosa che semplicemente lo rende felice e gli permette di rendere felice gli altri. Ho adorato il suo rapporto con Kikuhiko, divenuto Yakumo in questa seconda serie. Un rapporto spesso conflittuale per via delle loro personalità opposte, ma allo stesso tempo di grande affetto, come lo è stato prima quello fra Kikuhiko e Sukeroku.
Contrariamente a quanto mi aspettavo, la serie è riuscita a farmi interessare notevolmente al rakugo, e ammetto di essermi affezionato a molte delle storie che vengono narrate: Shinigami, Nogarashi, Jugemu e molte altre in cui mi immergevo mentre i protagonisti davano loro vita.

La regia, le animazioni e le musiche sono ottime, proprio come nella prima stagione.
Inoltre, una menzione importante va fatta alla sceneggiatura, incredibilmente interessante benché lenta, che riesce a lasciarti a bocca aperta e con la pelle d'oca in più di un'occasione.
Volendo, potrei parlare per ore di questa serie, delle sue mille sfaccettature e delle tematiche trattate, la cui principale è sicuramente il cambiamento. Il tempo va avanti, le mode cambiano, e per il rakugo sembra non esserci più posto. Quest'arte sembra destinata a morire insieme a Yakumo, e sarà proprio compito del buffo Yotaro trovare un rimedio a ciò.

Che altro dire, se non "Finalmente!" Finalmente sono riuscito a trovare una serie eccellente e completa.
In un periodo in cui le cose decenti che escono sono veramente poche, "Shōwa Genroku Rakugo Shinjū" si erge sopra la massa per la sua profondità, i suoi personaggi realistici e ben caratterizzati, per la sua capacità di rendere un'arte tipicamente orientale interessante anche agli occhi di un occidentale, per riuscire ad emozionare sempre. Ammetto che non è una serie per tutti. Coloro che preferiscono gli anime frenetici e adrenalinici difficilmente potranno rimanere soddisfatti della visione.
Ma, se avete voglia di immergervi in qualcosa di più maturo, di più profondo e che nonostante un ritmo lento non annoia mai, allora datele una possibilità. Non ve ne pentirete.


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TonySnore

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
La seconda stagione di Showa Genroku Rakugo Shinju è un anime del 2017, sempre prodotto dallo studio Deen.

Kikuhiko ha finito di raccontare la sua storia e adesso ci vengono narrate le vicende di Yotaro, a 10 anni di distanza dal suo arrivo alla casa di Kikuhiko. Il rakugo vive il suo periodo peggiore, ma Yotaro appena diventato Shin'uichi non ha alcuna intenzione di far suicidare il rakugo, come invece vorrebbe un rassegnato Kikuhiko.

L'anime essendo un sequel diretto della prima stagione, ne riprende tutti i temi principali: la difficoltà nel continuare a praticare l'arte del rakugo, che viene sempre di più messo in secondo piano da altri tipi di intrattenimento o l'importanza della famiglia. Il vero protagonista della vicenda stavolta è Yotaro, ragazzo che dopo la scarcerazione è rimasto affascinato dall'arte del rakugo e grazie agli insegnamenti di Kikuhiko è riuscito a diventare molto abile in quest'arte. Yotaro sarà il vero successore di Sukeroku, non solo perchè erediterà il suo nome, ma anche per il suo carattere e per come si esibisce. Oltre a Yotaro e Kikuhiko, avrà un ruolo fondamentale nella vicenda, Konatsu, figlia di Sukeroku, che dopo la morte dei genitori, quando era ancora una bambina, è andata a vivere da Kikuhiko. Divenuta una ragazza dal carattere all'apparenza forte, accuserà spesso Kikuhiko di essere stato la causa della morte dei suoi genitori e avrà con lui un rapporto di amore/odio per tutta la serie. La storia col passare degli episodi, sarà sempre più emozionante. Questo grazie ad un'ottima caratterizzazione dei personaggi, se possibile ancora migliore rispetto la prima serie e con le vicende dei nostri protagonisti che si faranno sempre più interessanti. Gioiremo insieme a Yotaro, quando avrà raggiunto i suoi obiettivi nel mondo del Rakugo, soffriremo con Konatsu mentre ricorderà il suo tragico passato e al tempo stesso, proveremo un senso di nostalgia, grazie a Kikuhiko che racconterà degli eventi della prima serie, da un altro punto di vista o addirittura mostrandoci in maniera più chiara alcuni avvenimenti.

Il livello tecnico come per la prima serie è ottimo, sia dal punto di vista registico, sia per le ost che per l'atmosfera generale che si respira durante le varie esibizioni di rakugo.

In conclusione ci troviamo davanti ad un ottimo sequel, che migliora sotto ogni aspetto il grande lavoro fatto con la prima stagione, enfatizzando ancora di più il rakugo e approfondendo maggiormente i temi trattati nella serie precedente. La visione è praticamente obbligatoria, per chi ha apprezzato la prima stagione, mentre per chi si è fatto sfuggire questa perla, consiglio vivamente la visione, partendo ovviamente dalla prima stagione.