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Hatake Rufy

Episodi visti: 51/51 --- Voto 3
"BeyBlade" è un'altro anime creato per intrattenere il pubblico minorile e per vendere altri gadget. Da poco, per curiosità suscitata in me come un bambino, ho cominciato a rivedere anime che da piccolo mi intrattenevano molto, ma ahimè non è la stessa cosa rivederli dopo anni.
La trama vede Takao Kinomiya, un ragazzino che ama giocare ai Beyblade come tutti, solo che non è un asso nel gioco; un giorno entra in possesso di un Bit Power Dragon con cui diventerà il migliore in tutto il Giappone. La sua avventura nel mondo incomincerà dopo essersi unito in un quartetto di migliori giocatori di Beyblade.

Lo sviluppo della trama è pressoché scarsa e mirata ad intrattenere i bambini, senza pensare ad un vantaggio emotivo; non sopporto come rovinino il concetto di anime per trasmettere roba simile mirata a vendere dei giocattoli.
I personaggi sono dei ragazzini che hanno lo scopo di vincere le loro battaglie e per questo trasmettono solo il senso di inseguire un obiettivo o un sogno e renderlo reale, aspetto molto comune negli anime, mentre per il resto non hanno nulla, vuoti senza un aspetto su cui riflettere.

Il comparto tecnico è da dimenticare, disegni e grafica molto scarsi; il comparto sonoro almeno è nella media, così come il doppiaggio in italiano.
Concludo dicendo che da bambino ho comparto anch'io un beyblade e ci giocavo, ma il mio scopo era soddisfare la mia sete di essere bambino, come giusto che sia, ma non credo di consigliare questo anime poiché di intrattenimento non ha nulla, a meno che siate ancora piccoli dentro e volete rivivere questa storia. Voto 3 senza dubbio.


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Stairway90

Episodi visti: 51/51 --- Voto 7
BeyBlade nasce nel 1999 come manga scritto e disegnato da Takao Aoki, in un periodo in cui vanno di moda queste storie che hanno come protagonisti bambini o ragazzini impegnati in competizioni di mostriciattoli, carte collezionabili o, come in questo caso, trottole. Sì, trottole di plastica e di metallo, che si scontrano finché una delle due non smette di ruotare. E l'anime che viene tratto dal manga nel 2001 crea una vera e propria mania per le trottole BeyBlade, tanto in Giappone quanto qui, in Italia, non diversamente da quanto è successo per Yu-Gi-Oh! e il gioco di carte Duel Monsters ad esso collegato.

I protagonisti sono Takao, Kai, Max e Rei, quattro ragazzi accomunati dalla passione per i BeyBlade, nonostante le loro storie diverse: Takao vive da solo col nonno mentre suo padre e suo fratello sono archeologi sempre in viaggio per lavoro; Kai viene da un monastero della Russia, nonostante sia di origini giapponesi; Max ha padre giapponese e madre americana (divorziati); Rei viene dalla Cina ma ha viaggiato a lungo per il mondo. Ma i nostri quattro eroi hanno un'altra cosa in comune: possiedono dei Bit Power, ossia dei potenti spiriti in forma d'animale che rendono i loro BeyBlade più potenti. Il torneo nazionale giapponese offre ai quattro l'occasione di distinguersi per le loro capacità coi BeyBlade e di costituire la nazionale giapponese, per partecipare ai campionati mondiali e ambire al prestigioso titolo di campioni del mondo. Lungo la strada dovranno affrontare varie difficoltà, rappresentate non soltanto dalla forza dei loro avversari (spesso in possesso, come loro, di Bit Power altrettanto potenti) ma anche dai conti col passato: prima toccherà a Rei, che dovrà affrontare i vecchi compagni del suo villaggio d'origine; poi a Max, in quanto la nazionale americana è addestrata da sua madre, che lo reputa inferiore ai propri campioni; infine a Kai, visto che l'ultimo scontro per il titolo mondiale sarà contro la nazionale russa, composta da compagni di Kai provenienti dal suo stesso monastero. C'è anche un breve tour della nazionale giapponese in Europa occidentale, prima di andare in Russia, con tanto di duelli con le trottole contro i campioni d'Italia, Francia, Regno Unito e Germania e di scontri con un team di Bladers che fanno il verso ai film dell'orrore.

A dispetto dell'apparente banalità della trama, BeyBlade è una serie godibilissima, forse più da un bambino che da un adulto, o comunque non altrettanto pienamente da un adulto abituato a ben altro genere di anime. Nonostante la grande importanza data (giustamente) agli scontri fra BeyBlade e ai poteri magici dei Bit Power, ampio spazio viene concesso ai protagonisti, ognuno con una sua storia e un suo passato con cui fare i conti (tranne Takao, gli altri tre si scontrano con vecchi amici o persone con cui hanno comunque a che fare). Essendo una storia rivolta a un pubblico giovane, è chiaro che tematiche come l'amicizia, la forza di volontà, l'andare avanti a dispetto di qualsiasi difficoltà rialzandosi dopo ogni caduta, il cameratismo la facciano da padrona, così come non dovrebbe stupire il fatto che questo gioco con le trottole venga preso sul serio a tal punto che spuntano fuori scienziati di BeyBlade con tanto di computer per studiare i Bit Power o di laboratori hi-tech od organizzazioni malvagie che sfruttano i Bit Power allo scopo di conquistare il mondo. Anche i personaggi non sfuggono agli stereotipi, sia quelli tipici dell'animazione (il protagonista spavaldo ma di buon cuore, il rivale tenebroso dal passato oscuro, il nerd occhialuto) sia quelli legati alle varie nazioni: abbiamo così gli americani fissati col football o col baseball, l'italiano sciupafemmine, il tedesco severo e aggressivo, l'inglese snob, i russi tutti d'un pezzo, gli ispanici toreador, gli indiani coi turbanti… macchiette comiche o serie che è comunque piacevole vedere sullo schermo.

Molto buono il comparto tecnico, che non fa urlare certo al miracolo ma offre bei disegni, colori sgargianti, ottime animazioni, un character design più che adatto a una serie rivolta a un pubblico così giovane, combattimenti coinvolgenti dalle belle coreografie e musiche molto orecchiabili. C'è anche parecchia CG, che può apparire un po' obsoleta a distanza di tanti anni ma che all'epoca, nel 2001, costituiva indubbiamente una novità.

A questa prima serie ne seguiranno altre due, nel 2002 e nel 2004, create per cavalcare ovviamente il successo dei BeyBlade e per raccontare nuove avventure e nuove sfide che coinvolgono Takao, Max, Rei e Kai; la prima sarà da dimenticare, la seconda andrà meglio.


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kaio1982

Episodi visti: 51/51 --- Voto 1
Beyblade è l'ennesimo anime commerciale di inizio millennio, che sfrutta la scia modaiola di un altro anime altrettanto scarso come Yu-Gi-Oh! Duel Monsters. Lo stile questa volta è ancora peggio della famosa serie del gioco di carte e si basa su un gioco dove questa volta sono protagoniste le trottole, che meraviglia. Naturalmente non può mancare il solito torneo in cui il protagonista, Takao Kinomiya, vuole diventare nientemeno che campione nazionale del Giappone, per poi partecipare al torneo mondiale, fantastico vero? Come sempre il tutto è dannatamente irreale ed illogico, per un semplice motivo, il contesto. Il mondo degli anime spazia in infiniti generi fantasiosi, molto distanti dalla realtà, ma sempre supportati da un contesto ambientale, temporale e narrativo, che ne giustifica e determina il senso dello svolgimento. In questo caso, sembra che improvvisamente il mondo sia nelle mani dei bimbetti che partecipano al torneo, con tanto di nemici che vogliono impossessarsi (strano vero?) nientemeno che del Bit Power di Takao, per diventare i padroni del mondo! Trama decisamente profonda, intelligente e specialmente innovativa quindi, dal momento che risulta impossibile non appassionarsi alle sorti dei bambini e del loro gioco cool e rivoluzionario. Scherzi a parte, ritengo quest'anime offensivo per l'età di chiunque abbia la sfortuna di guardarlo, dal momento che tra lo 0 assoluto e questa serie c'è davvero poca distanza.
Ma veniamo ora al comparto tecnico, che vista la scarsezza di tutto il resto, almeno risulta coerente. Infatti la grafica di Beyblade è quanto di più orribile e terribilmente poco dettagliato si sia visto in un anime. Il character design è pessimo, presentando personaggi dai tratti estremamente brutti, spigolosi, dai capelli senza riflessi e dal dettaglio bassissimo. I fondali tutto sommato se la cavano discretamente, facendo il loro dovere, mentre le animazioni risultano tutte abbastanza simili tra di loro e mai esaltanti. Il doppiaggio italiano è buono, tutto il resto è da dimenticare o da evitare assolutamente. Beyblade è un altro pessimo anime senza qualità, creato al solo scopo del guadagno economico. Da evitare a tutti i costi.


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MarcoR

Episodi visti: 51/51 --- Voto 5
Guardando per la prima volta "BeyBlade" su Italia1 quando il fenomeno trottole invadeva il nostro paese, mi era piaciuto da matti. Riguardandola ora, ad anni di distanza, mi sono reso conto dei forti limiti di questa serie: la pochezza di contenuti, le animazioni scadenti, i dialoghi tremendi del doppiaggio italiano, ma anche di quello americano.
Posso passare sopra alle assurdità, tipo i personaggi che comandano una trottola a voce, dicendole cosa fare, sul fatto che i bayblade sono talmente potenti da far crollare muri e che trottole quasi ferme riprendano forza centrifuga dal nulla sconfiggendo le leggi della fisica, ma ciò che manca a questa serie è tutt'altro. Gli episodi sono noiosi visti da un adulto, non hanno niente da dire. Vengono mostrate tutte le battaglie, anche quelle contro gli avversari più scarsi, dove la squadra del Giappone rischia sempre di perdere e poi vince grazie a fatti inspiegabili. Invece contro gli avversari più forti è ancora peggio, succedono le peggio cose, ma tutto è spiegato solo con forza di volontà e cuore dei protagonisti e dal loro legame con la strana bestia olografica contenuta all'interno della trottola.
In quest'anime tutto ruota attorno ai beyblade, come se il destino del mondo dipendesse da ragazzi delle elementari che giocano nel cortile di casa. Sono trottole, dannazione! Se nelle prime puntate si giocava nelle scodelle della mamma, si passa in seguito a vere e proprie guerre in stadi giganteschi pronti a essere distrutti.
Un riassunto dei tornei sarebbe avvincente, ma così come lo si racconta no, sembra proprio che la serie sia stata allungata per darle più visibilità e sponsorizzare maggiormente il marchio per vendere di più - e il bello è che ci si è anche riusciti.
Il target di questa serie arriva di certo ai bambini delle elementari e non oltre, sconsigliata.


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Haizhong_Musume

Episodi visti: 51/51 --- Voto 6
"Beyblade" è una serie originariamente concepita come manga da Takao Aoki, il cui nome coincide con quello del protagonista, un ragazzino di tredici anni appassionato di "beyblade", sport consistente nel far combattere queste ipertecnologiche trottole impartendo loro comandi nell'arena con l'obbiettivo di sconfiggere l'avversario. Le regole per vincere sono semplici: basta far fermare la trottola dell'avversario prima della propria, o buttarla fuori dal beyblade-stadio mediante un attacco mirato. Oltre a questo, vi sono tutti i vari elementi di background, come l'assemblaggio con componenti diversi, il perfezionamento della tecnica di lancio e di combattimento, la rettitudine del giocatore, eccetera. E nella parte iniziale di questa prima serie sono proprio questi i temi trattati. Non manca l'elemento fantastico dei bit power, misteriosi spiriti di animali mitologici che possono risiedere in vari oggetti, tra cui queste trottole, e di cui solo alcune persone (tra cui, ovviamente, i protagonisti) possono usufruire.

Ma a parte ciò, la componente maggiore è perlopiù sportiva: di beyblade esistono veri e propri tornei, ed è sullo sfondo del sogno di vincere il campionato mondiale che la nostra squadra di protagonisti (composta dal protagonista Takao, dall'intelligentissimo tecnico prof. K, dall'amichevole Max, dallo stoico Rei e dal misterioso Kai) affronterà innumerevoli avversari e ostacoli, conoscerà persone e crescerà. Sullo sfondo di un viaggio che tocca Cina, America, Europa e Russia, sedi delle migliori squadre di beyblade, veniamo così a scoprire innumerevoli misteri, perlopiù legati alle origini dei bit power e al loro potere.

Parliamo un po' dei personaggi: Takao è il classico eroe shounen, distratto e pigro, mangione e dormiglione ai livelli di uno snorlax, ma dal cuore d'oro, con il duplice ruolo di leader e collante della squadra. Oltre a Max, Rei e Kai, meritano una menzione anche i personaggi delle squadre non giapponesi, dei quali avremo maniacalmente modo di conoscere personalità, background, trottola, bit-power e varie ed eventuali. Sebbene questa ripetitività possa annoiare un pubblico più esigente, per il bambino fan della serie o l'otaku come me tutto ciò si tradurrà nell'aspettativa di acchiaparl... ehm, conoscerli tutti e trovare il proprio eroe, colui che piace di più o con cui ci si ritrova maggiormente.

Passando agli apetti tecnici, non negherò che questa serie sia scarsa: a parte la sigla italiana, la colonna sonora non è memorabile - e, regola generale, qualora voleste darvi alla visione state lontani un orizzonte dalla serie americana, che presenta censure, dialoghi e persino OST stravolta. La grafica presenta tratti spigolosi, capelli di colori comprendenti un'intera tavolozza e sfondi mediocri. Tuttavia i combattimenti sono interamente disegnati a mano, e il picco si ha nella realizzazione dei bit power, talvolta dal design assai complesso.

Detto ciò, molti si chiederanno: perché assegnare la sufficienza a una serie anni '2000 così tecnicamente arretrata e con elementi implausibili, quali comandare delle trottole? Ebbene, vi dirò, la storia in qualche modo prende, le emozioni dei protagonisti non sono mai lasciate in secondo piano, e a volte si raggiungono momenti davvero drammatici. Da piccola ricordo di essermi sentita piuttosto inquietata verso il finale - come scordare l'urlo del terrore del ragazzo portato nelle segrete del monastero Vorkoff! Situazioni e atmosfere cupe verranno tuttavia sempre superate grazie al tema portante, l'amicizia e il sostegno a vicenda della squadra. Essa è unita, e <b>*spoiler*</b> nemmeno il solitario Kai, dopo una traumatica dipartita, non potrà che tornare all'ovile... <b>*fine spoiler*</b>
In definitiva, questa è una serie consigliata a un pubblico nostalgico o a chi non abbia mai trovato la serie culto dell'infanzia; in questo caso datele una possibilità. E, se vi sarà piaciuta, non potrete perdervi le stagioni successive, meno grezze e meglio realizzate, fino al picco costituito da G-Revolution.


 3
Kotaro

Episodi visti: 51/51 --- Voto 8
I cartoni animati giapponesi hanno una particolarità. Possono narrare di qualsiasi cosa, dal wrestling al golf, dalle panetterie ai giochi di carte, dalla pallavolo alla caccia, dalla mitologia greca alla vita scolastica, e riusciranno a creare comunque, nella maggior parte dei casi, una storia epica, sofferta, passionale o apocalittica, che terrà gli spettatori incollati allo schermo con gran passione. "Beyblade", serie animata tratta dal manga omonimo di Takao Aoki, è un buon esempio di questa caratteristica dei cartoni animati giapponesi, perché anche lui parte da una base semplice, semplicissima, e ci costruisce sopra epici castelli.
I Beyblade, gli oggetti su cui ruota tutta la trama, altro non sono che delle semplici trottole composte da pezzi di metallo intercambiabili Mini 4WD-like, e la serie non inizia che da qui, da un gruppo di ragazzini che giocano a sfidarsi con queste trottole, che girano e si scontrano fra loro, finché una delle due non perde la carica e, dunque, la sfida.
Anche Takao Kinomiya, il protagonista della storia, non è che un ragazzino molto comune, nel quale però convivono due anime: quella dell'allegro ragazzino anni '90, con il berretto da baseball e un abbigliamento molto casual che segue il modello sdoganato dal Satoshi di "Pocket Monsters", dal carattere aperto, semplice, simpatico e un po' sbruffone e dalle grandi qualità interiori; e quella del protagonista vecchio stampo, destinato a grandi eroismi e a duri addestramenti che faranno emergere il campione che è in lui. Takao è a metà fra queste due tipologie di personaggio: vive con il rigido nonno, proprietario di un dojo di arti marziali, che lo allena nel Kendo ogni giorno, e vive a contatto con una spiritualità tutta giapponese di cui però il ragazzo non si rende conto, ribelle e rampante com'è, tutto preso solo dai suoi giochi e dalle sue trottole, a cui però si dedica con inaspettata serietà.
Colonna portante e simbolo dell'intera serie, Takao ci mostra immediatamente come "Beyblade" riesca a incarnare perfettamente tutte le caratteristiche proprie dell'animazione giapponese, pur calandole in un contesto moderno.

Ragazzini che giocano con le trottole, quindi. Sì, "Beyblade", di base, è questo, ma i giochi di Takao e compagni si trasformano ben presto in spettacolari, pericolose e avvincenti battaglie (non mortali, ma quasi, negli ultimi episodi e nelle serie successive della saga ci si andrà molto vicino), che costeranno ai personaggi grandi sacrifici e rappresenteranno dure prove, sul lato emozionale e persino su quello fisico. Azzeccatissima intuizione, che ha contribuito in gran parte al successo della serie, è infatti quella di rappresentare gli scontri fra i Beyblade su due piani. Il primo è quello, appunto, delle due trottole che si muovono girando in uno scenario e si scontrano cozzando fra loro finché una delle due non cade, reso più vario e interessante dall'uso di scenari particolari come piste innevate, acquatiche o muraglie che generano scontri sempre differenti. Il secondo è quello dei cosiddetti "Bit Power", creature mitologiche rappresentate come una sorta di spiriti monocromatici che dimorano dentro la trottola donandole potere e che, all'occorrenza, ne vengono fuori per combattersi simbolicamente fra loro in scene di grande potenza visiva. Proprio queste leggendarie creature sono uno degli elementi di maggior fascino della serie: avvolti nella loro maestosa luce monocromatica, i Bit Power affascinano lo spettatore presentandosi ai suoi occhi come leoni, bufali, orsi, felini, balene, lupi, scorpioni, coccodrilli, aquile, serpenti, falchi, ma anche e soprattutto come creature mitologiche quali unicorni, grifoni, vampiri, lupi mannari o esseri delle credenze orientali.

I quattro personaggi principali della storia, infatti, sono legati alle quattro bestie che nella mitologia cinese e giapponese sono a guardia dei punti cardinali: il dragone azzurro (Seiryu/Qing Long) che risiede nel Beyblade di Takao, Dragoon; la fenice rossa (Suzaku/Zhuqiao) che risiede nel Beyblade del tormentato rivale Kai, Dranzer; la tigre bianca (Byakko/Baihu) che risiede nel Beyblade del cinese Rei, Driger, e la tartaruga nera (Genbu/Xuan Wu) che risiede nel Beyblade del pacato sanguemisto Max, Draciel.
Dietro la facciata di una serie per ragazzini, dunque, si nasconde anche un'anima più profonda, che non manca di riferirsi di continuo a elementi culturali, come già accadeva in storie passate come "Saint Seiya" o "Sailor Moon", o come negli stessi anni faceva la serie "Digimon".
Non di solo trottole e bestie leggendarie vive, però, "Beyblade", bensì gran parte del suo fascino risiede innanzitutto nei suoi personaggi, i ragazzini che si sfidano a colpi di trottole. Come da tradizione dei cartoni animati giapponesi, infatti, anche un gioco con le trottole riesce a diventare un palcoscenico dove fare salire personaggi dalle fisicità e dai caratteri più svariati. Non cercano di fuggire dagli archetipi della narrativa giapponese per ragazzi, ma ce li ripropongono tutti: il protagonista sbruffoncello ma indomito, buono e coraggioso; il rivale cool dal passato doloroso che persegue la forza e non disdegna un passaggio al male per ottenerla; il piccolo secchioncello con gli occhiali spessi; l'amico allegro e compagnone che compensa la sua debolezza nel combattimento con una grande forza interiore; il piccolo psicopatico; il gigante buono; il bambino prodigio; la ragazza innamorata e via dicendo.

La serie sarà idealmente divisa in quattro tronconi, corrispondenti a quattro tornei di Beyblade organizzati in quattro diverse parti del mondo: Giappone, Cina, America e Russia, con le ultime due inframezzate da un tour di vari paesi dell'Europa. Ognuna di queste quattro saghe è dedicata a uno dei quattro protagonisti Takao, Rei, Max e Kai, di cui verranno scandagliati il carattere, il passato, le motivazioni, i legami con la famiglia e con gli amici o nemici, e in ognuna di queste verranno presentati numerosi rivali per il quartetto, costruiti in modo da ricalcare i vari stereotipi e luoghi comuni delle popolazioni d'appartenenza. Ad esempio i cinesi dediti unicamente alle arti marziali, il francese fissato con la cucina di classe, gli americani smargiassi, l'italiano guascone ed eterno gladiatore dell'antica Roma, il tedesco nobile che vive in un castello alla Wolfgang Krauser, l'inglese tennista di Wimbledon, i russi rimasti ancorati alla Guerra Fredda che covano sogni di conquista. Cose che si rifletteranno anche nelle loro trottole, nelle loro bestie sacre o negli scenari in cui combattono. Personaggi magari non indimenticabili, magari non originalissimi, ma che svolgono il loro lavoro e riescono a farsi amare (e anche odiare, all'occorrenza) dallo spettatore.

Sul palcoscenico degli scontri fra trottole e bestie leggendarie, "Beyblade" mette in scena tutto ciò che serve ad una serie animata giapponese per ragazzi, e non si fa mancare proprio niente: sacrifici, duri allenamenti (i ragazzi frequentano palestre e centri specializzati, fanno ritiri, fanno arti marziali, ma il massimo sforzo che poi devono fare è tirare la cordicella per lanciare la trottola!), contrasti in famiglia, ragazzi dal carattere problematico, amori, vendette, fiducia in se stessi, slealtà, tradimenti, ingiustizie, cattivi che vogliono conquistare il mondo, flashback, crescite psicologiche, cambi di fronte, ma, soprattutto, gli amici. Ancora una volta, ritroviamo quell'amicizia esasperata, fortissima, calorosa, sofferta, affettuosa, potente che ammanta tutte le produzioni giapponesi per ragazzi. Ragazzini che in un primo momento se la tirano, si affrontano fra loro, hanno dei contrasti o delle antipatie reciproche, poi, affrontando numerose battaglie, diventano via via sempre più vicini, scoprendosi amici, in virtù di una passione che li accomuna e li diverte, facendogli dimenticare tutte le ostilità, al punto che in uno dei punti più belli ed emotivamente coinvolgenti della serie i protagonisti lottano con tutta l'anima per fare aprire gli occhi a un loro amico che ha abbandonato la retta via ma in cui loro non hanno mai smesso di avere fiducia. E nello stesso finale della storia il messaggio che viene lanciato allo spettatore è che non ci sono barriere geografiche, culturali o caratteriali che tengano, a Beyblade può giocare chiunque, e tramite il Beyblade chiunque può divertirsi e trovare degli amici con cui condividere un rapporto sincero, anche se magari un po' turbolento.

"Beyblade" racconta le sue sfide con un comparto tecnico molto ben realizzato. Il disegno, pur non essendo eccezionale e distinguendosi in parte da quello del manga d'origine, ha un tratto molto personale che rende unico ogni personaggio. La grafica, i colori e le animazioni sono molto buoni, riuscendo a generare momenti di grande impatto scenico nelle fasi più importanti della storia o nei combattimenti con i Bit Power, in cui i variopinti spiriti monocromatici delle bestie sacre formano un bellissimo arcobaleno. La seconda e la terza stagione della serie apporranno poi diversi cambiamenti nella grafica, che renderanno unico e mai imitato in seguito, e perciò dotato di un fascino tutto suo, questo primo approccio ai Beyblade.
Ottimo il comparto sonoro, ricco di musiche orchestrate molto varie e spesso epiche e coinvolgenti e con un'allegra e ritmata sigla d'apertura. Buono è anche il doppiaggio italiano, che schiera praticamente tutti i fuoriclasse della scuola milanese, ognuno perfettamente calato nel suo ruolo.

Ha dunque un fondo di verità la leggenda. I giapponesi riescono a prendere qualsiasi cosa - anche la storia di bambini che giocano con le trottole, in questo caso - e a trasformarla in battaglie furiose, allenamenti, sacrifici, urla, tradimenti, creature mistiche, spiritualità, amicizie epiche ed esagerate e/o linee di giocattoli da esportare con successo in tutto il mondo. Ne abbiamo qui la prova lampante, di come i giapponesi, queste loro caratteristiche, non le abbandonino mai, neppure agli albori del nuovo millennio, nel mondo dei videogiochi e del collezionismo. "Beyblade" è dunque una serie per ragazzi, dal chiaro intento commerciale, che vuole lanciare linee di trottole componibili da vendere ai bambini (e ci è riuscita), ma anche intrattenerli, quei bambini, e insegnare loro ancora una volta il valore dell'impegno, della giustizia, della correttezza, dell'amicizia. Anche se quei bambini non praticheranno le arti marziali che i loro genitori o i loro nonni tradizionalisti vorrebbero inculcargli come saggi insegnamenti di vita provenienti dal passato, non si preoccupino, perché i bambini mettono già tutto il loro cuore in quello che fanno, foss'anche giocare alle trottole con gli amichetti, e hanno già, dentro il loro piccolo cuore, lo spirito di un vero uomo giapponese del domani, anche se per il momento è ancora sopito e si manifesta solo a piccoli bagliori.
Lo spettatore più grandicello potrà, comprensibilmente, storcere il naso alla vista di questi ragazzini che esasperano in maniera tragica delle semplici sfide con le trottole, di semplici trottole da cui escono fuori dragoni, tigri e fenici, e di scienziati pazzi che con queste trottole vogliono conquistare il mondo, ma "Beyblade" non è poi tanto diverso dalle storie "nekketsu" dei suoi tempi, dove la passione veniva veicolata con la pallavolo o con il calcio. Cambia il mezzo, ma non il messaggio, che è sempre positivo e degno di essere appreso dai bambini di ogni tempo e luogo.


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Davi 90

Episodi visti: 51/51 --- Voto 6
"BeyBlade" lo guardai quando ancora non capivo il termine "anime" e quando avevo ancora 11 anni circa.

Questa serie, in quegli anni, mi travolse in maniera talmente positiva da farmi diventare un vero fan e mi colpì così tanto che, oltre che acquistare le trottole giocattolo, incominciai a registrarla con le care vecchie VHS e, solitamente, facevo questo solo con gli anime che mi colpivano davvero. Quindi, BeyBlade, era finita tra le serie del mio personalissimo "olimpo degli anime".

Fatta questa lunga premessa, posso dire che il chara design, seppure insolito e rozzo, mi piaceva più di quello adottato nel meno piacevole sequel "V-Force". Gli scontri esplosivi, seppure inverosimili, tra queste trottole mi emozionavano molto, i personaggi della storia mi simpatizzavano molto e inoltre la struttura della serie riusciva a conquistarmi.

Certo, ora - ho 21'anni suonati - posso considerare questa serie un po' infantile e più indirizzata ad un pubblico di ragazzini e posso anche affermare che aveva una struttura monotona visto che tutto girava intorno ai soli tornei, però allora mi conquistò e mi mandò fuori di testa.
Comunque sia, si deve ammettere che "BeyBlade" fu un qualcosa di innovativo e di originale, anche se ora comprendo che sotto vi era una radice molto commerciale, ma a quei tempi cosa volete che ne capissi di questo?

Per finire, un anime che consiglio ai ragazzi di età inferiore ai 14 anni, ma anche a coloro che non si fanno problemi (come me) a guardare serie forzate e leggermente infantili o che cercano una serie leggera e diversa dalle altre.

Il voto che gli do da recensore, con occhi più maturi e con una più ampia conoscenza degli anime (e anche per via della mia maggiore esperienza visiva), è un 6 pieno sulla carta, mentre nel mio cuore è scolpito un voto molto più alto.
Se capiterà l'occasione la rivedrò questa serie, sicuro!


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Rieper

Episodi visti: 51/51 --- Voto 2
Eccoci con una delle tante serie giapponesi in cui il mondo gira tutto attorno a una sola moda o tendenza, in questo caso le trottole, o Beyblade se volete che magari fa più figo.
Ora, sono ben conscio del fatto che il target di riferimento di quest'anime è un pubblico che va dai 5 ai 10 anni o giù di lì, ma bisogna anche essere realisti per quanto riguarda la qualità generale dell'opera, tutt'altro che alta, rispetto a quella di altre serie decisamente più meritevoli.

Dunque il mondo di 'Beyblade' gira tutto attorno alle trottole, quindi: economia, chiesa, politica, guerra, insomma tutto gira attorno alle trottole che al loro interno hanno degli spiriti di demoni o animali. Come se non bastasse le trottole hanno vita propria e agiscono su ordine dei loro rispettivi padroni, manco fossero dei pokemon.
Insomma la serie comincerà con il protagonista che si fa strada verso l'olimpo dei campioni di Beyblade, dai penosi combattimenti per strada facendo "combattere" i beyblade in delle pentole fino a veri e propri tornei mondiali in cui individui meschini bramano la conquista della Terra tramite queste trottole dagli incredibili poteri... No, non ce la faccio davvero. Tutto ciò è davvero assurdo, ma come si può pensare di conquistare il mondo con delle trottole? Sono delle trottole e basta! Girano su se stesse fanno qualche danno, poi finita la spinta si fermano. Questa è follia!

'Beyblade' è un anime commerciale e lo si capisce già guardando la locandina, una di quelle opere che brillano della loro idiozi... enorme originalità per un annetto nella migliore delle ipotesi vendendo gadget di ogni tipo, per poi scomparire completamente dalla circolazione salvo qualche rara, fortunatamente, rimessa in onda. E' una storia già vista in 'Let's e Go!' e 'Yu Gi Oh!', quando, nei periodi in cui venivano trasmessi, era facile imbattersi in bambini che giocavano con le 4WD o con le carte da gioco di 'Yu Gi Oh!'. Sinceramente parlando, a me queste serie, anche da piccolo, non hanno mai detto assolutamente niente, sarò di gusti particolari o difficili chissà.

Tecnicamente la serie risulta decisamente mediocre e di basso livello sotto ogni punto di vista a cominciare da quello grafico che si mostra leggermente più curato nella ricreazione dei Beyblade, ma senza sfondare neanche in quel campo. Le pettinature dei personaggi, come succede in molti anime di questo genere, sfidano le leggi della gravità e i colori sono cosi accesi da dovere abbassare il livello di colore del televisore. Sigle e comparto audio posseggono un inestimabile pregio. Si dimenticano presto.
Insomma 'Beyblade' è un'opera creata per fare soldi nel giro di un anno con la vendita di articoli a tema e gadget correlati, e quando un'opera viene strutturata per uno scopo cosi basso il valore precipita vertiginosamente, mostrandosi alla fine per quello che è, una commercialata da due soldi.


 3
__Nergal__

Episodi visti: 51/51 --- Voto 5
"Beyblade" è la solita commercialata da poco creata per poi vendere gadget, in questo caso le trottole di cui pure io, ahimè lo confesso, ero un possessore.
I beyblade non sono semplici trottole, al loro interno è celato lo spirito di antiche bestie, un po' come nelle carte di "Yu Gi Oh!". I ragazzini si divertono a giocare con queste trottole ma qualcuno ha pensato di usarle per scopi loschi come la classica e, scontata, "conquista del mondo" (manca solo la risata malvagia stile muahahahah per completare la banalità).
La trama si baserà principalmente sugli scontri tra ragazzi che si sfideranno a colpi di beyblade che, al pari delle macchinine di "let's & Go!", sono in grado di capire quello che gli si dice, quindi vedrete combattere delle trottole come se fossero dei pokemon, esattamente come se si potessero muovere di loro spontanea volontà.

Il charachter design è piuttosto particolare, i ragazzini sfoggiano capigliature al limite del ridicolo e, oltretutto, disegnate pure male. Per quanto riguarda i disegni si salvano solo le trottole e i mostri celati al loro interno, tutto il resto è decisamente da 4.
Da un lato puramente caratteriale invece c'è ben poco da aspettarsi, niente di nuovo, personaggi piuttosto stereotipati nel classico stile di queste "commercialate".

In quanto anime con un target piuttosto basso non ci si può aspettare molto dal punto di vista della trama che, come già detto sopra, si presenta come la classica lotta tra bene e male che si sa già come va a finire ancora prima che inizi. L'anime guadagna un po' di punti con i combattimenti che, visti con gli occhi di un bambino - la prima volta che lo vidi avevo circa 10 anni - non sono affatto male e risultano anche divertenti.
Concludendo "Beyblade" non è certamente un bell'anime, va bene per i più piccoli ma niente di più, si salva solamente la morale dell'amicizia e della solidarietà, che fanno sempre bene per i bambini; per il resto è solamente puro marketing per vendere trottole che i bambini utilizzeranno per emulare i personaggi.


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shinichi kudo 98

Episodi visti: 51/51 --- Voto 6
All'inizio quest'anime mi piaceva davvero moltissimo, ma andando avanti con la storia è diventato davvero molto noioso e ripetitivo perché parlava sempre delle solite cose, cioè continui scontri con i BeyBlade. E' anche un anime commerciale, perché hanno fatto più successo i beyblade giocattolo anziché l'anime. L'unica cosa che mi ha soddisfatto sono stati i disegni, perché anche essendo molto particolari li trovo comunque molto belli.
Devo dire che non è un anime del tutto da scartare, perché comunque la trama per me è molto originale ed è stata una bella idea creare quest'anime, solo che sinceramente mi aspettavo molto di più. A mio parere è anche un anime abbastanza infantile. Comunque lo consiglio a tutti gli amanti di questo genere di animazione.


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niki010

Episodi visti: 51/51 --- Voto 6
Classico cartone incentrato su prodotti rivendibili ai più piccoli, i famigerati beyblade, insomma le vecchie trottole dei nostri nonni camuffati con stringhe e plastiche colorate.
La storia è incentrata su un gruppo di ragazzini: Takao,, Max Mizuhara, il Prof, Rei Kon e Kai Hiwatari. Lo scopo principale delle loro numerose battaglie tra clan diversi è quello di entrare a far parte del famigerato torneo mondiale di bayblade. Numero sfide e colpi di scena arricchiscono questa serie animata, seguitissima nel nostro paese, nonché nel sol levante.
Dal punto di vista grafico non c'è nulla di eccezionale: colori sgargianti, disegni semplici e arricchiti con scene in 3d. Dal punto di vista della trama è molto semplice, ma, come ho detto in precedenza, essa è arricchita con colpi di scena che si prolungano per più di una puntata.
Detto ciò posso solo concludere che non possiamo definirlo certo una pietra miliare nel campo delle serie anime, ma che comunque è godibile nel suo complesso.


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demone dell'oscurità

Episodi visti: 51/51 --- Voto 10
Sicuramente uno dei migliori cartoni realizzati negli anni 2000 per la sua originalità.

A dire il vero c'è troppa computer grafica e pochi disegni realizzati a tavolino, dalla sua parte, però, ha il gioco delle trottole che è diventato un cult per i ragazzini di qualche anno fa che si sfidavano realmente con questi gingilli.

Piace molto questa pensata, a mio avviso, perchè propone un senso di spettacolarità e azione che nei cartoni usciti in quegli anni lì, si è visto relativamente poco, se non per one piece e qualche altro raro caso.

Una specie di ologramma che prende vita grazie all'ardore, alla vitalità, allo spirito di squadra e al senso del rispetto dell'avversario e delle regole del gioco da parte del suo possessore, con migliorie che aiuteranno il suo trastullo a diventare molto più potente di quanto già non lo fosse nei primi episodi, praticamente invulnerabile.

Questi sensi di appartenenza e di rispetto delle regole che poi sono la chiave della profondità di questo cartone, che sa leggere il cuore giocoso di un ragazzino e ne propone continuamente gli aspetti migliori, senza mai dimenticare che dall'altra parte c'è sempre qualcuno che vuole mettergli i bastoni tra le ruote.

Pertanto non c'è cosa migliore del legame di amicizia e nel credere in se stessi che dà sempre e comunque la forza di superare anche il più insormontabile degli ostacoli, chi non lo farà è destinato a cocente sconfitta, dove una rivincita significa solo mettere pressione notevole alla trottola e al suo padrone, visto che il beyblade va usato con un forte senso di umiltà e dedizione, elementi che fortificano non solo lo spirito del giocattolo, ma anche quello del suo possessore.

In definitiva un cartone curato quanto basta per evidenziare questi particolari, a volte l'essenzialità di una serie vale assai di più di cartoni che ancor oggi non hanno concluso le loro saghe.


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HypnoDisk

Episodi visti: 154/51 --- Voto 6
E' un cartone infantile e sicuramente commerciale, ma si lascia guardare. La prima serie, sia nella trama, nello svolgimento e soprattutto nelle musiche mostrava molto più stile rispetto alle successive. Infatti sinceramente preferisco gli incontri della prima serie, i duelli sono molto più "reali", nel senso che sono più credibili, nelle successive serie invece, i beyblade fatti in CG non rendono, saranno anche più reali alla vista ma giusto per un esempio si "sentono" troppo leggeri. La seconda serie pecca in ripetitività, gli scontri sono un continuo "vai dragoon" e poi "drago azzurro!" e così via. La terza serie G-Revolution migliora da questo punto di vista.

Alexander

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Alexander

Episodi visti: 51/51 --- Voto 6
La prima serie di Beyblade si distingue dalle 2 successive per il fatto di avere una grafica orrenda! L'aspetto migliore della serie sono ovviamente i personaggi, peccato che con una grafica simile risultino quasi inguardabili, ma nelle prossime 2 serie risulteranno davvero ben disegnati. La storia non è eccezionale, ma almeno c'è... pensate a questa serie più come una presentazione dei vari personaggi, in preparazione alla 2° serie (V-Force) che è l'unica che valga davvero la pena di essere vista.


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Gackt

Episodi visti: 51/51 --- Voto 5
Esistono anime più commerciali dei pokèmon e Yu-Gi-Oh? Sì. C'è Beyblade. A dire il vero, non ci sono solo punti negativi. Il chara design, per quanto particolare, mi è piaciuto molto e la trama si può anche accettare. Non è completamente da buttar via, anche se non compete con gli anime "originali". Purtroppo il fattore commerciale pesa molto sulla qualità dell'opera: il tutto è un modo per pubblicizzare i giocattolini rotanti e influirà soprattutto sulla qualità delle serie successive alla prima.