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Mopinik

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9
Possono esistere al giorno d’oggi ancora miti e leggende che superino scienza e tecnologia e facciano aprire con stupore la bocca in un “È impossibile!”?
Questo è l’interrogativo al quale vuole rispondere questa serie, e lo fa in maniera veramente stupefacente.
In questa quinta parte, a mio parere si raggiunge il miglior Lupin di sempre, superando la profondità del personaggio raggiunta in “Verde contro Rosso” e presentando nei quattro archi narrativi quello che Lupin è per se stesso (specialmente ep. 23 “A quel punto un vecchio amico disse”), quello che è per i suoi compagni (spec. ep. 22 “Rispondimi, Zantetsuken”) e ciò che è per le sue compagne (spec. ep. 24 “Lupin III per sempre e in particolare per quanto riguarda Ami e Fujiko), fornendo finalmente una risposta dettagliata e soddisfacente su quello che è il fascino e la condanna del suo mito.
Caratterizzazione dei personaggi vecchi e nuovi coerente e minuziosa, grafica “acquerellata” degli sfondi magnifica ed ending funzionale alla storia superbamente realizzata non fanno altro che confermare quello che sarebbe un voto perfetto per l’opera nella considerazione dei suoi archi narrativi.
Gli episodi autoconclusivi presenti non incidono comunque molto sul valore complessivo in quanto alla fine piacevoli e ben realizzati, fatta eccezione per l’episodio 6 “Lupin contro la cassaforte geniale” unica nota stonata dell’insieme, veramente non all’altezza del resto della serie.
Voto finale: 9 (e l’episodio 6 mi ha fatto togliere mezzo voto nel giudizio complessivo)


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megna1

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
Mettiamoci il cuore in pace. Lupin III e la sua ghenga non hanno età. Inutile stare ad arrovellarci in assurdi calcoli sulle loro ipotetiche date di nascita, quel che è certo è che sono stati concepiti dalla persona giusta, nel posto giusto, al momento giusto. Questo è il benefico e longevo effetto di far parte del mondo della fantasia. Il nipote di Arsenio Lupin non ha un volto, o meglio ne possiede un intero campionario, non ha connotati ben definiti, né mostra segni particolari. Zero avvisaglie di vecchiaia, nemmeno un capello bianco: è rimasto tale quale a quello del gagliardo esordio in TV in casacca verde avvenuto pressappoco cinquanta anni fa! Solo che ora sfoggia un elegante blu di tendenza e deve fare i conti - ancor di più che nella precedente "Avventura Italiana" - con le diavolerie elettroniche dell'era informatica. Le sue grandi imprese del passato, ora come ora, sono quasi fiabe, beninteso non favole moraliste, ma fiabe che mostrano gli archetipi del mondo intorno a noi. Non passerà molto tempo che qualche neo-nonno racconterà ai propri nipoti le gesta di questo atipico antieroe e di come egli rubò il cuore alla bella Clarisse, della rapina alla banca di Miami o di come s'impadronì dell'oro di Hexagon, anziché di come abbia fatto fuori i terroristi nell'istituto di Ami o di come assecondava i capricci di Rebecca. Perlomeno io la penso così.

Inizialmente, il tutto si dipana attorno a una fantomatica caccia all'uomo free-to-play, dove chiunque può immortalarlo e condividerne le immagini su internet per fare punti. La trama rientra nei binari della iper-narrazione, vale a dire plot di stampo poliziesco che vanno a formare diversi archi narrativi, intervallati da surreali episodi extra (non sempre esaltanti) che rimandano al furfantello gaudente e donnaiolo. Peccato che dopo un paio di puntate la storiella del giochino online cominci a stufare un pochettino. I colpi di scena e i capovolgimenti di fronte non mancano, ma non siamo ai livelli delle vorticose tavole di Monkey Punch o della iconica serie in giacca rossa, l'apice di Arsenico detto Lupin, dove in venti minuti si assisteva a un mix esplosivo di estro e inventiva. Nel 2018, misteri, enigmi, codici cifrati vengono risolti in tempo reale grazie alla solita ragazzina tecnologica di turno e al suo fido tablet, oppure per mezzo del monocolo cibernetico multiuso. Il vecchio trucco del fascio di luce accecante è ora generato da un comando vocale dello smartphone. I componenti del cast sembrano aver perso un po' di brio e lucidità col passare degli anni, impigriti anch'essi da un uso smodato e prolungato di computer palmari e affini, facendosi persino abbindolare in una o due occasioni. Anche per il guru degli scassinatori - nonché maestro assoluto nell'arte del travestimento - è difficile sfuggire alla geolocalizzazione! L'ombroso Jigen a volte appare svanito e stranamente ciarliero, non sempre va a segno con la sua fedele pistola e se ne viene fuori - spesso e sovente - con ragionamenti campati per aria. Al contrario, Goemon ha riacquistato senno e onore, e non è più lo zimbello di tutti. Zenigata, da par suo, continua a inanellare meschine figure anche all'estero. L'unico membro della combriccola che conserva intatto il suo smalto rimane la conturbante Fujiko: una ne pensa e cento ne fa per ottenere il maltolto senza faticare troppo. Aggiungo, e non per peccare di eccessivo bigottismo o essere etichettato come un provincialotto, che ho trovato alcune battute alquanto poco forbite, non adatte ai minori: "Se vuoi, puntami l'arma che hai nelle mutande!" o la reiterata "Non riesce proprio a tenerlo nei pantaloni!" sono frasi inusitate che non faranno felici i dirigenti di Mediaset e ancor meno i tipi del Moige (in special modo se s'intende trasmetterlo in fascia protetta). Sia nel manga che nella terza incarnazione televisiva ce ne sono a bizzeffe di allusioni al sesso, sebbene rappresentate sotto forma di gag visive o metaforiche, senza mai mostrare nulla di esplicito o scadere in certi dialoghi prosaici.

A livello estetico nulla da segnalare, ho notato, però, sparsi qua e là, alcuni, a mio avviso evitabili, inserti in CGI di bassa lega, per fortuna si tratta di una manciata di secondi a episodio (ad esempio gli scenari che scorrono sul parabrezza). Idem per le intercalazioni subappaltate a terze parti, le quali non reggono il confronto con quelle fatte in loco (e ultimamente la TMS non è nuova a cadute di stile di questo genere). A occhio attento, rivedendo al rallenty le scene incriminate, si ha la netta sensazione che gli autoveicoli non abbiano alcun attrito su asfalto e sterrato, mentre la Fiat 500 di Yasuo Otsuka restava saldamente incollata al manto stradale, arrivando addirittura a viaggiare inclinata su due ruote nelle curve a gomito. A dire il vero, c'è una terza cosa che non m'appaga del tutto: il sub-character design. Troppo il divario tra il graffiante tratto anni '70 usato per la banda di Lupin e quello blando e lineare dei nuovi co-protagonisti (vedi Albert e Ugo). Certo, fa sempre piacere rivedere nello staff veterani come Kazuhide Tomonaga e Nobuo Tomizawa, colonne portanti della Telecom Animation Film e attivi dai tempi di "Cagliostro no Shiro" (e infatti non sono poche le citazioni e i riferimenti al noto film di Miyazaki: in "Come rubare un regno" il trio si reca in un minuscolo Stato straniero, poco dopo subentrano Zazà e l'Interpol, c'è una donzella rinchiusa in una torre e... stop. Qui mi fermo per non 'spoilerare' troppo!). Apprezzatissimo l'intervento esterno di Jean-Marc Poiriault, convocato per dare un tocco di stile impressionista ai fondali parigini, che vanno a nozze con gli avvolgenti componimenti sonori a opera dell'inossidabile Yuji Ohno (sempre lui!).

Sicuramente un revival/sequel ammodernato al punto giusto, con una opening in flash a dir poco formidabile (la trovata migliore, senz'altro la più originale), che però non entrerà negli annali e che personalmente dimenticherò presto, anche e soprattutto per via del lessico colorito che non si addice all'etica e alla caratura del famoso ladro gentiluomo. C'è spazio altresì per un piccolo grande evento scioccante alle soglie dell'epilogo, ma i lettori attenti avranno già trovato il rispettivo riscontro sulle pagine del manga, dov'era passato inosservato. Lì per lì sono rimasto sbigottito pure io, tuttavia, per tirare avanti col florido franchise, a costo di ammorbare il pubblico e creare scontento tra i fan di vecchia data, i capoccia della NTV non esiteranno a spulciare ogni centimetro quadrato del fumetto e ad aggrapparsi a qualsiasi appiglio, ovviamente previo consenso dell'autore.

Ero partito da una valutazione che oscillava tra il buono e l'ottimo, ma l'entusiasmo si è mano a mano smorzato. A torta finita le cose che non m'hanno convinto appieno vanno di pari passo con quelle che reputo positive, e perciò il mio voto si ferma al discreto. Ho il vago presentimento che le sceneggiature siano state riadattate da storyboard pensati per un ciclo di special notturni, che sicuramente avrebbero avuto un maggiore senso logico, viste le componenti adulte e le dinamiche truculente (che talvolta rasentano il grottesco). Che volete che vi dica, a me mancano in modo particolare le spericolate cacce al tesoro in capo al mondo e i suoi colpi chirurgici all'interno di caveau inespugnabili, che hanno contribuito a erigere la classicità di quel drappello di personaggi ormai considerati démodé. Tutti tranne uno, il mito del ladruncolo dalla faccia di scimmia non tramonterà mai!