logo AnimeClick.it


Tutte 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


 1
Nagisa98

Episodi visti: 18/18 --- Voto 7
Nel 2019 arriva sugli schermi televisivi giapponesi “Boogiepop wa Warawanai”, serie di diciotto episodi realizzata dallo studio Madhouse e diretta da Shingo Natsume. L’anime è tratto dall’omonima light novel scritta da Kohei Kadono e illustrata da Kouji Ougata, e si compone di quattro archi che adattano i volumi “Boogiepop and Others”, “Boogiepop Returns: VS Imaginator”, “Boogiepop at Dawn” e “Boogiepop Overdrive: The King of Distortion”.

La figura principale e ricorrente in tutte le mini-saghe è appunto quella di Boogiepop, una misteriosa creatura che indossa mantello e cappello neri e che si dice sia un Dio della Morte: secondo una leggenda metropolitana, infatti, egli apparirebbe alle persone che sono all’apice della loro bellezza per ucciderle e portarle via con sé.

Per chi ha visto l’anime prodotto nel 2000 ed è rimasto un po’ deluso per i vari punti lasciati in sospeso, la serie qui analizzata assume innanzitutto il grande merito di fornire una valida risoluzione a tutte le incognite presenti nel suo prequel (il primo e terzo arco, in particolare, sono direttamente collegati a eventi e personaggi cardine di “Boogiepop Phantom”).
Ma ovviamente i pregi dell’opera non si fermano qui: fatta eccezione per la prima saga, realizzata in maniera eccessivamente rapida e sbrigativa, l’anime può infatti vantare una narrazione piuttosto interessante, che cambia continuamente punto di vista e intreccia sapientemente le vicende di un folto cast di personaggi. Per molti il reiterato spostamento su un differente piano narrativo potrebbe costituire motivo di confusione, ma, se si presta la dovuta attenzione, non può che derivarne una visione alquanto piacevole.

Come il suo predecessore, inoltre, “Boogiepop wa Warawanai” utilizza situazioni paranormali e poteri soprannaturali per concentrarsi su temi quali l’emarginazione e “l’evoluzione”, alla quale la società tenta di opporsi, ma soprattutto per operare un’introspezione psicologica sui suoi personaggi. Non v’è dubbio che questo approfondimento caratteriale ci sia, tuttavia ai numerosi comprimari manca sempre quel qualcosa per poter emergere davvero e farsi ricordare. In “Phantom”, ad esempio, vi erano personaggi che apparivano sullo schermo per meno di dieci minuti in tutta la serie; eppure il modo in cui la loro esperienza veniva raccontata e l’atmosfera buia e angosciante a cui contribuivano tutti gli elementi del comparto tecnico erano in grado di marchiarli a fondo nella nostra memoria.

Nella trasposizione del 2019, purtroppo, questo non accade, e magari parte della colpa è da attribuire alla realizzazione tecnica abbastanza anonima. Da rimproverare, innanzitutto, sono i disegni spesso sbavati, i quali conferiscono poca espressività ai volti e non vanno certo a valorizzare un character design già scarsamente incisivo di suo. A questo si aggiungono delle animazioni che alternano scene inguardabili per la forte legnosità a guizzi di tutto rispetto, presenti soprattutto nelle ultime battute. Tra i pregi si annoverano, invece, dei fondali ottimamente realizzati, le musiche composte da Kensuke Ushio (che avevo già apprezzato nei film “La forma della voce” e “Liz to Aoi Tori”) e le due sigle: da un lato l’opening “Shadowgraph” dei Myth&Roid, che subito ci dà un assaggio dei temi trattati nell’anime, dall’altro l’ending “Whiteout” di Riko Azuna, che ci delizia con la sua particolare grafica.

In conclusione, “Boogiepop wa Warawanai” è una serie da guardare assolutamente se avete apprezzato l’anime del 2000 e desiderate ricevere risposte ai molti misteri lasciati irrisolti. Oltre le illuminanti spiegazioni, però, l’opera non è in grado di offrire più del suo predecessore: l’introspezione psicologica non brilla al massimo, mentre il comparto tecnico presenta alti e bassi in eguale quantità. Voto: 7.


 6
Ataru Moroboshii

Episodi visti: 18/18 --- Voto 6
"Boogiepop" nasce come una serie di light novel dark molto famose in Giappone, ed ha ispirato per temi o per tipo di narrazione altre famose novels degli anni 2000 quali "Kara No Kyoukai" e "Durarara!". Da Boogiepop sono stati tratti, manga, film live action ed un anime sequel-spin off: "Boogiepop Phantom" che però risulta molto ostico da seguire per chi non conosce il franchising. Dopo 20 anni, per rimediare Madhouse ha prodotto un'altro anime, questa volta fedele alle prime quattro novel della saga: "Boogiepop and the Others"

La storia si svolge in ambiente urbano e mischia sovrannaturale e leggende metropolitane, fanno da cornice le situazioni di disagio in cui versano gli studenti coinvolti in queste vicende. Nel mondo di "Boogiepop"ogni tanto fra la popolazione avvengono delle mutazioni che conferiscono poteri paranormali o mettono in contatto con entità trascendentali dalla provenienza ignota. Una di queste entità è Boogiepop. Quando emerge qualcuno che può essere un pericolo per il mondo, Boogiepop appare come una seconda personalità di chi lo ospita. Mentre l'atteggiamento di Boogiepop è spesso garantista con il prossimo, non lo è quello del "gran cattivo che trama nell'ombra": L'organizzazione Towa che ha un approccio molto più duro con chi presenta una mutazione.

Il tema portante dell'anime è quindi la diversità, l'esclusione che la società adotta nei confronti dei diversi e la pressione che questa esercita per ottenere la conformità. La storia avanza con una narrazione disgiunta, sono infatti molto frequenti salti temporali e cambi del punto di vista. I quattro archi che compongo l'anime sono infatti molto diversi, non solo per stile di narrazione e presenza o meno di splatter ma anche per i protagonisti e villain che varieranno sempre; pur essendoci personaggi ricorrenti presenti od assenti di volta in volta, gli unici che appariranno costantemente sono Touka, il suo alterego Boogiepop, e Kirima Nagi: la "wannabe Batman" della situazione.

Come sarà ormai abbastanza chiaro, si tratta di un anime particolarmente impegnativo da seguire per via di questi continui sconvolgimenti, tuttavia non è questo purtroppo il punto debole della serie. La sua pecca principale è il pressapochismo tecnico diffuso in ogni ambito, a partire dai fondali semplici e dalle folle cittadine: appena abbozzate, senza volti e spesso riprese perfettamente immobili, per continuare con animazioni che oscillano dal ben realizzato all'incredibilmente orrendo (l'incontro fra Manticore ed Echoes), o come il lunghissimo scambio di campi e controcampi che avviene nell'arco "Boogiepop at the Down" in un modo che ormai è considerato inaccettabile persino all'interno di una fiction Rai.

Sempre purtroppo, le pecche non finiscono qui, i personaggi dell'anime sono studenti in situazioni di forte disagio, ansia e dubbi, che però non traspaiono minimamente.
In "Boogiepop and the Others" le situazioni di disagio sono didascaliche, l'autore si è limitato a riportare i dialoghi della novel e metterli in bocca a questi studenti immersi nei loro problemi con una perenne pokerface ed una quasi certo abuso di Ritalin, unica giustificazione per la loro totale mancanza di trasporto in ogni situazione. in "Boogiepop and the Others" non c'è il minimo uso delle immagini a scopo narrativo e con nonchalanche ci verrà comunicato che al personaggio non interessa vivere o che odia se stesso mentre a giudicare dalla sua faccia credevamo stesse pensando a cosa mangiare per pranzo o a come mai nelle scuole una dozzina di studenti è sparita, insomma le solite cose che non destano mai alcuna preoccupazione.

L'aggravante è che questo anime è stato prodotto da Madhouse, studio che ci ha abituato a ben altri livelli, "Boogiepop and the Others" è senz'altro il peggior anime mai prodotto dallo studio. Esiste una sola motivazione valida per vedere quest'anime ed è quella di capire la storia delle novel per poi vedersi il vecchio "Boogiepop Phantom" che pur avendo vent'anni sul groppone è di tutto un altro livello. Dell'anime recente si salvano solo due cose: le ottime ost e la particolare voce della protagonista.