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ALUCARD80

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9,5
“L’inferno è vuoto, e tutti i demoni sono qui.”
- W.Shakespeare, [La tempesta]

Come un monito vestito da presagio, le parole del Sommo Bardo manifestano, a distanza di secoli, inattesa affinità con una delle opere più memorabili e magnificenti dell’immortale Osamu Tezuka, il dio dei manga, non che pioniere dell’animazione nipponica.

Il grigio,
e il rosso.
Che colori riescono a percepire gli occhi di una persona carica di odio e di rancore?
Scale di grigio vuote e appassite, assenza totale di tranquillità, morte della speranza, annientamento della serenità. Di pari passo un rosso fuoco, concentrazione della rabbia che divampa in odio e sete di vendetta.
Un dualismo spontaneo come guerra e pace, bene e male, notte e giorno, un divario che appare incolmabile, una netta distinzione fra sofferenza e quiete, tanto spontanea quanto inevitabile.
Ruvido, dolorosamente prezioso e forse un po' troppo prolisso nella parte centrale, il reboot di "Dororo", così come la sua controparte originale la quale non si vergognò minimamente di raccontare il lato cruento e mostruoso di un periodo feudale tanto orribile quanto attuale, svestito delle sue più ammalianti leggende, intriso di guerra e arricchito da figure mitologiche rese reali agli occhi dei protagonisti, si rivela nuovamente tagliente, caustico e indimenticabile.

L’intero lavoro è una gargantuesca similitudine delle ombre che risiedono dentro ognuno di noi, da quelle figlie delle nostre debolezze, traumi e fragilità, a quelle generate dalla nostra invidia e dal nostro egoismo, angoli oscuri che ogni essere umano cova sin da quando si libera - suo malgrado -dalla purezza e dall’innocenza d’una beata fanciullezza. Così come l’eterna e squallida metafora della cupidigia umana, c’è chi vende l’anima in cambio di potere e denaro, perché alla fine dei maledetti conti tutto ha un prezzo (?), o almeno, nella miserabile vanagloria dei più avidi, così si suppone. Arrivare a vendere la propria famiglia e la propria dignità con la scusa di un fine più grande ed ultimo, calza oscenamente a pennello per quegli individui assetati di potere e gloria fasulla, attirati come gazze ladre dallo splendore di un castello eretto su una collina di gente sacrificata alla causa.
Sfruttando questo triste prologo, i primi minuti di "Dororo" ci introducono così ad un mondo smarrito fra le pieghe del tempo, medievale, fantastico, quasi fantasy, eppure dalle sensazioni incredibilmente realistiche ed attuali.
Dopo un’intro perversa e sofferta, la prima cosa che colpisce è l’imponente comparto sonoro: l’atipica ed incalzante opening, “Kaen”, altisonante, graffiante, apre le porte ad una storia ricca di dubbi esistenziali che principia con un classico della sfera religioso-spirituale nipponica, lampi d’esoterismo povero e crudele: un monaco che prega disperato, l’inferno in terra, e tanti dubbi sull’esistenza stessa. Impossibile e reale al tempo stesso, un’excursus filosofico sommario che preannuncia un sì prolungato dolore fisico, ma ancor più una sofferenza straziante dello spirito e del cuore.

Siamo di fronte ad un livello artistico di tutto rispetto. Ambientazioni e fondali magicamente suggestivi, spesso tavole acquarellate dove si percepisce netto e chiaro il tratto della mano degli autori intenti a proporre atmosfere di un Giappone antico, vissuto, feudale, quasi fatato; l’impatto visivo e particolarmente caldo e curato rende le “locations” all’immediata portata emotiva dello spettatore.
Graficamente accattivante, comprendiamo sin dalle prime battute che il design dei personaggi è deliberatamente ispirato al celebre tratto di Tezuka, un vero e proprio omaggio che contribuisce a creare la pertinente e surreale atmosfera dove finalmente incontreremo Dororo, un ragazzino cresciuto per strada che vive di furti ed espedienti, un autentico ladruncolo, scalzo, sempre affamato, vestito di stracci ma che sa il fatto suo, dalla voce bianca e delicata, anche quando grida o si arrabbia. Spesso risuona morbida, sottile, astuta, scivola via come pioggia lungo campi di riso, insinuandosi graziosamente in tutto quel massiccio dolore, trasformandosi in lenitivo necessario, panacea che nasconde un segreto tanto grazioso quanto acerbo per essere ancora svelato.
Si godono animazioni pressoché ottime anche se la cura nel dettaglio e l’estetica dei personaggi hanno - raramente, è corretto sottolinearlo, - vistosi cali di qualità. Ma sono compromessi più che accettabili di fronte ad un’opera simile; lo stesso dicasi per le scelte cromatiche, generalmente intelligenti ma non trascendentali.

Quando invece prendono piede i tanto attesi flashback ecco rifiorire toni di grigio e gerani rossi, fiamme scarlatte e sangue vivido pronte a bruciare profondità incolori, in un eccezionale contrasto violento e spinosamente artistico in quel maledetto, benedetto dualismo alla stregua di angeli e demoni, due lati della stessa medaglia, fronte e retro dell’anima di ognuno di noi. Menzione speciale obbligatoria, oltre alla mostruosa colonna sonora (l’apice è nella prima ending, “Sayonaragokko”, indimenticabile!), alle animazioni dedicate ai combattimenti principali, infusi di una dinamicità e una potenza espressiva impressionanti, a cavallo fra un quadro fiammingo animato ed un antico racconto Sengoku intriso di sangue e dolore.

Dororo e i mostri, dicevamo. Sì, il giovanissimo teppistello farà lesto la conoscenza con ciò che potremmo definire, appunto… un vero e proprio “mostro”.
Ma cosa è, esattamente, un mostro? Non è forse il frutto delle cattiverie di altra gente, il parto della crudeltà di altri esseri che si definiscono umani ma non lo sono neanche lontanamente? Non rischiano di divenire mostri anche quelle persone decise a spingersi troppo in là, sorde agli avvertimenti di chi gli è accanto, nonostante grida d’avvertimento e paura risuonino chiare e forti? Allora udire, vedere, toccare, assaporare e annusare a cosa servirebbe, se il cuore è cieco e la mente annebbiata?
Contro ogni previsione, proprio da un mostro Dororo viene salvato; salvato da questo essere più simile d’aspetto ad una marionetta di legno che ad un essere umano, presunto e abile cacciatore di demoni, spadaccino spietato e letale, capace d’eliminare brutalmente una mostruosa creatura emersa improvvisamente dagli argini di un fiume.
Incubo? Miraggio? Scherzo della mente? No, è tutto vero!
Dororo è sconcertato ma debitore: del giovane e sinistro salvatore non si sa niente, nemmeno il suo nome. Non parla, non emette suoni. Al posto delle gambe possiede protesi per muoversi ed imitare il corpo umano; al posto del cuore ha un buco che aspetta di essere riempito; non viene tratto in inganno dall’inutile aspetto della gente, ma riesce a vedere i colori – quelli veri! - delle anime snudate da ciò che è terreno; all’interno delle braccia di legno nasconde due letali lame pronte ad uccidere le angoscianti creature che insegue da una vita: maledetti demoni, orripilanti e deformi creature che gli hanno rubato le parti del corpo mancanti, al termine di un empio rituale intrapreso proprio da suo padre, Daigo Kagemitsu, signore supremo del feudo, carogna fin troppo facile da odiare, ergo, difficile da comprendere.
Eccola, la chiave: giorni duri e crudeli, dovette soffrire la provincia di Daigo.
Terre colpite da infinite carestie, guerre ed epidemie. Pur di salvare la propria gente e recuperare il prestigio scomparso, Kagemitsu scelse di sacrificare addirittura il proprio primogenito nel giorno della sua venuta al mondo, immolando le membra del piccolo corpicino inerme a dodici demoni in cambio di prosperità e fortuna, gloria e denaro negli anni a venire.
Ogni cosa ha un prezzo, gridava Lucignolo nel paese dei miraggi che parevan balocchi.
Ebbene, siamo onesti, cosa può esserci di più terribile che venire traditi dai propri genitori? Esistono davvero demoni così mostruosi?
Di tutto ciò però il piccolo Dororo non sa niente, e in seguito a loro fortuito incontro deciderà di continuare i suoi vagabondaggi assieme a Hyakkimaru, questo il nome della nuova, strana conoscenza, che demone dopo demone, massacro dopo massacro, recupererà le parti del corpo che gli appartengono, e permetterà al suo dolce, delicato e giovanissimo compagno di viaggio di scoprire la bontà e la gentilezza che si nascondono sul fondo di quel corpo devastato.
Chi può capire la disperazione meglio di chi soffre da una vita?
Gambe, braccia, pelle, udito, gusto, tatto. Pezzo dopo pezzo, il mosaico riprende forma.
Ogni volta come rinascere, ogni volta come sfidare la morte in una danza di lame e zanne affilate, sangue ed incertezza, ogni volta rischiando di imboccare una strada senza ritorno.
Quanto costa essere vivi? Cosa significa essere umani? Un quesito eterno che Collodi fece proprio duecento anni fa, tema tanto caro a Tezuka, riproposto più di una volta nelle sue opere e sublimato nelle peripezie del disgraziato Hyakkimaru, colui che potremmo definire l’autentico, vero “demon slayer”, il burattino con un’anima straziata che nessuna vendetta ma solo l’amore potrebbe guarire.

Come abbiamo potuto intendere, la base su cui poggia il racconto è surreale, attraversata da sovrannaturale e mitologico, decisamente provocatorio: Hyakkimaru desidera così tanto “vivere” che alla vita stessa vi è aggrappato con gli artigli dell’anima poiché del proprio corpo poco rimane, sin dalla nascita; tale attaccamento gli permette di rimanere cosciente oltre ogni spiegazione scientifica e di sopravvivere in condizioni illogiche. Non ci si chiede perché accada, così come non ci si chiede cosa siano davvero i demoni e se possano davvero esistere.
Tutto ciò accade e basta. L’allegoria della strenua resistenza alla dipartita è il monumentale incipit da cui si dipana una vicenda epica, dove dolore e speranza giocano una partita a poker sfidandosi a carte scoperte.
Non si può bluffare con la morte.
La malvagità possiede varie forme, e si può annidare ovunque. Esiste quella vigliacca e bugiarda del padre Daigo - vuota ed infame come’gli stesso - o quella irreale, fantastica e spontanea dei demoni, anche se non meno spaventosa risulta essere la spietatezza dell’uomo comune che con l’alibi di sopravvivere, distrugge, profana, violenta, divora, sottrae, elimina, brucia, invidia, devasta.
Quando guardi nell’abisso, l’abisso guarda dentro di te, suggeriva per vie oscure Nietszche, ed è un esito potenziale per chiunque si spinga troppo oltre, poiché, alla fine della fiera…
…i demoni non sono i mostri.

I demoni siamo noi.
Siamo noi quando cediamo, quando il perdono lascia posto alla vendetta, la serenità alla rabbia, l’amore all’odio. La barca maledetta sulla quale il neonato Hyakkimaru viene messo per fuggire di nascosto non è nient’altro che un’aspra metafora di una deriva lungo il corso dell’esistenza ricco di difficoltà e insidie.
Nasciamo soli e moriremo soli, e nel mezzo di questi momenti fondamentali incontreremo tante maschere e pochi volti, Pirandello lo sapeva meglio di chiunque altro, e niente fu più vero ed altrettanto ingiusto; tuttavia, fra tante menzogne, alla stregua di gemme rare, si nascondono persone per cui continuare a combattere e vivere ha ancora senso. “C’è del buono in questo mondo, Padron Frodo, ed è giusto combattere per questo”.
Diamine se è vero, intenso e commovente.
Nessuno di noi sa cosa accadrà domani, chi potrà incontrare, da chi si separerà e da chi sarà deluso o ferito, e per un bimbo privato del diritto di vivere, magari ci sarà un buon samaritano pronto a raccoglierlo fortuitamente da quella bara navigante e a donargli sia una scintilla di speranza, sia la possibilità di scegliere il tragitto per tornare ad essere sé stesso, col rischio di perdere spiritualmente ciò che potrebbe riavere fisicamente. Ebbene, Jukai è il nome di quel buon samaritano, che a sua volta tanto buono non fu, ma scagli la prima pietra chi è senza peccato, così disse Qualcuno. L’uomo, intento a redimersi dal suo terrificante passato, costruisce protesi e parti mancanti per i mutilati di guerra ed il suo operato pare quasi incantato, tanto funziona oltre ogni aspettativa. Il piccolo Hyakki viene così accolto come il figlio adottivo e disabile che pare essere, incarnando una vitalità talmente straripante da andare contro ogni avversità, emergendo inarrestabile dall’infausto fato designatogli.
Ora più che mai, l’uomo Tezukiano si sublima in un’ipergenesi generata fra fisico concreto ed astratto spirituale, plasmando senza censure di sorta un anacronistico realismo madido di duri insegnamenti e funeste apparenze a cui mai dovremmo piegarci, un “mors tua vita mea” dove tutti sono sia innocenti che colpevoli, tutti capaci di celare sul fondo dei propri traumi stralci torbidi d’anima ancora pulsante, eppure ancora timidamente luminescente. Se secondo Lovecraft l’essere umano annega nell’oceano della mondana mediocrità fra guerre e carestie in attesa di tremende rivelazioni, Osamu Tezuka crede che non sia mai troppo tardi per essere salvati, a patto che per primi ci si salvi da soli, poiché nessun altro potrà farlo se noi non lo desideriamo davvero.

La struttura dell’anime ci suggerisce quindi episodi a sé stanti, vicende autoconclusive unite dal filo conduttore della caparbia ricerca di Hyakkimaru. Nonostante il rifacimento, la potenza del dio dei manga si percepisce a piene mani, mani che puntano il dito contro il marcio della società senza paura né remore, dialogando attraverso numerose metafore. Ogni episodio mostra debolezze e limiti umani che, in un modo o nell’altro, ci riguardano quotidianamente: mancanza di giudizio, egoismo, avarizia, insensibilità, superficialità e tanti altri comportamenti negativi e refrattari. Ogni diatriba morale illustrata possiede un ruvido fondo di verità; viene magistralmente raccontato ogni limite della psicologia umana e di come paure ed egoismo ci cambino silenziosamente, o di come l’arroganza sia sinonimo di stoltezza, o di come gli orrori della guerra possano frantumare la psiche di chiunque, andando oltre la più fervida e malata immaginazione.
Ogni vicenda narrata si svolge con disarmante naturalezza, il deus ex machina è totalmente camuffato dal succedersi degli eventi, anche se la trama subisce una leggera flessione poco dopo il mid-finale, per poi prepararci ad una seconda parte in continuo crescendo.
Al di là del fatto che la nuova versione di Dororo guadagni in drammaticità e perda leggermente di ritmo uniforme, nel complesso sembra apparire più intensa ed accattivante, forte di un rush finale incisivo ed altisonante. Man mano che ci si avvicina all’epilogo fioccano considerazioni sui nostri bisogni e sulle nostre priorità, riflessioni senza tempo né epoca, figlie di una storia che travalica la stessa trama, capaci di metterci di fronte allo specchio dei nostri bisogni e delle nostre necessità.
Per ogni azione malvagia che commettiamo un pezzo di ciò che siamo si sfalda, sparisce.
Se ne va.
La cosa più terribile è non accorgersi di tutto questo, fino a valicare quella maledetta linea, senza nessuno di caro pronto a tirarci i capelli pur di farci aprire gli occhi del cuore, facendo propria anche la nostra, di sofferenza.

Hyakkimaru è l’esempio definitivo che nessuno, esattamente come recita l’anime, nasce vuoto o privo di qualità; l’esistenza di un essere umano diventa un viaggio periglioso e pieno d’insidie soprattutto se alla radice v’è stata un’infanzia dolorosa o traumatica, ma questo non significa che il bambino devastato di oggi, domani debba per forza trasformarsi in un adulto carico di negatività e rancore: con la giusta compagnia e con grande forza di volontà, chiunque può diventare chi desidera.
La morale (la più limpida, fra le tante lezioni impartite da quest’opera grandiosa) è chiara e forte: se è vero che siamo quello che ci hanno fatto, a prescindere da come ci hanno ridotto, solo e soltanto noi potremo decidere il nostro futuro, e chi saremo domani. La quotidiana lotta di Hyakkimaru per la sopravvivenza parafrasa la battaglia giornaliera che tutti noi intraprendiamo per affrontare le nostre difficoltà giorno dopo giorno, combattendo i Nostri Demoni. Come già accennato, nella sua cecità Hyakki vede ben oltre le mere apparenze, più di quanto una persona qualsiasi possa vedere, percependo la malvagità in maniera sovrannaturale ed infallibile: una famiglia disfunzionale, un padre degenere e insulso, una madre troppo debole e distante, un fratello succube, invidioso e frustrato. Soprusi, abusi, violenze domestiche, quante volte sentiamo racconti del genere ogni giorno davanti alla TV? Eppure scivolano via, pochi istanti dopo, mentre la pubblicità cancella ogni traccia del disagio appena percepito, anche se asettico e lontanissimo. L’orrida famiglia di Hyakkimaru ci riporta a galla tali sensazioni e le rielabora in tutte le chiavi possibili, filtrandole attraverso un medioevo tanto reale quanto immaginario ed impossibile, e l’amalgama finale ci schiaffeggia in pieno viso episodio dopo episodio.
È così, Dororo sarà sempre attuale, pronto a parlare di disagi sociali ed esistenziali senza peli sulla lingua, ma con raffinate e sofferte similitudini, mettendoci di fronte alle nostre insicurezze e ai nostri peccati, raccontandoci le nostre meravigliose, vacillanti, terribili fragilità.

Sono passati cinquant’anni e tutt’oggi mi rendo conto che la valutazione globale di quest’opera deve assolutamente andare oltre i gusti personali e le interpretazioni soggettive. Si tratta di un lavoro che merita di essere visto a prescindere poiché sui generis, e, perché parla di tutti noi. Così come per i fratelli Grimm, Collodi o Carroll, Tezuka ci affascina oltre ogni misura esplorandoci continuamente, regalandoci un’eredità riscritta, rimaneggiata e ritoccata, eppur sempre sua, intrisa del suo inestimabile valore narrativo, ricca di contenuti complessi e profondissimi, che meritano di essere tramandati ai posteri come, appunto, classici senza tempo.

Sono passati cinquant’anni e guardare Dororo significa sempre avere il coraggio di volgere lo sguardo verso l’angolo peggiore del nostro animo… e scendere a patti con esso.

Non sarà facile da seguire, e a fine visione magari serviranno alcuni attimi di muta riflessione per digerirlo, ma in quel silenzio profondamente percettivo, un po' come il mondo ovattato in cui Hyakkimaru è stato immerso per anni, fioriscono infine due pensieri spontanei:

Il primo, è che non esiste essere umano che non possa essere salvato, a meno che non sia egli stesso a non desiderarlo.
Siamo noi a decidere se essere gli eroi o i mostri della nostra storia.
Il secondo, è che la vita è un viaggio a cui non possiamo sottrarci. Vi saranno giorni pieni di dolore, giorni neri, giorni in cui vorremo scomparire dalla faccia della Terra, giorni in cui perderemo tanto e tutto sembrerà grigio e sbiadito, eppure, tutte queste avversità non riusciranno a farci mollare la presa: Dororo l’ha profondamente compreso nel cieco sguardo del suo amato amico. La nostra fortuna più grande è proprio vivere, esistere, esserci, qui, ora, adesso! Ed ogni vita vale la pena di essere vissuta fino in fondo, cercando quella pace e quella felicità prima di tutto dentro di noi, e di conseguenza, in ciò che ci circonda.

Sono passati cinquant’anni, e forse Osamu Tezuka non è stato ancora ringraziato abbastanza.


 2
Randagio

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8
Lo scorso anno è stato, probabilmente, una delle migliori annate per l'animazione giapponese. Sono usciti titoli notevoli quali "Vinland Saga", "The promised Neverland", "Kaguya-Sama love is war", "Kanata no Astra" e tra questi anime rientra sicuramente anche "Dororo".

Remake di una serie del 1969, questo anime riadatta la storia originale con qualche lieve modifica per renderla più attuale e fruibile al pubblico moderno. Il materiale di partenza è sicuramente pregievole (l'anime del 69 era a sua volta adattamento di un fumetto del "Dio dei manga" Osamu Tezuka) ma devo confessare di essere rimasto un po' amareggiato da questo "Dororo". I punti da analizzare sono molti, ma andiamo con ordine partendo dalla trama. Facendo un breve sunto: le terre sotto il controllo del nobile Daigo stanno attraversando un periodo di forte carestia, dunque egli, per salvare il popolo, decide di offrire il suo neonato primogenito in pasto ai demoni (premio padre dell'anno assicurato). Al bimbo vengono sottratte dodici parti del corpo, che egli può riottenere solo sconfiggendo i vari demoni che le hanno rubate. Il bambino viene abbandonato da Daigo ma viene rinvenuto dal chirurgo Jukai, che lo accudisce come un figlio e gli dona anche un nome: Hyakkimaru. Nel viaggio per recuperare il proprio corpo Hyakkimaru verrà affiancato da Dororo, un orfano ostile ai samurai. Sebbene siano presenti alcuni cliché (il padre cattivo, l'eroe "badass" accompagnato dal bambino ecc.) bisogna sempre ricordarci che l'opera originale è degli anni Sessanta e ciò che a noi può sembrare scontato all'epoca non lo era affatto. Inoltre Dororo presenta dei tropi molto particolari, atipici anche per un anime attuale. Ad esempio: il protagonista ogni volta che vince uno scontro si indebolisce invece di diventare più forte, oppure i samurai non vengono visti come degli eroi ma come dei guerrieri prepotenti senza scrupoli. In questo senso i samurai del 99% delle opere giapponesi possono essere paragonati ai romanzi cavallereschi europei. Infatti sia la figura del cavaliere che quella del samurai è idealizzata, differendo molto dalla realtà. La trama in sé, oltre ad essere piuttosto originale, è abbastanza semplice, una revenge-story ambientata nell'epoca dei samurai, che però risulta molto più profonda di quello che si possa pensare. Infatti l'anime ci pone di fronte ad un quesito filosofico non indifferente: "è giusto sacrificare il singolo per il bene collettivo?". La motivazione dietro la scelta di Daigo è che egli voleva salvare il proprio popolo, il suo comportamento verso Hyakkimaru è dunque giustificabile? La serie offre una risposta molto interessante nel finale: la prosperità delle terre di Daigo avrebbe dovuto essere conquistata dagli stessi abitanti. Una società che sacrifica per il proprio benessere alcuni suoi elementi è marcia e instabile. Il dominio costruito da Diago non può essere perfetto perché si basa sul sacrificio di un neonato. Il fine non sempre giustifica i mezzi e una scelta sbagliata prima o poi si ritorcerà sempre contro alla persona che l'ha fatta. Infatti un demone fallisce nel divorare Hyakkimaru lasciandolo in vita e permettendogli di coltivare il suo desiderio di vendetta verso tutti coloro che gli hanno sottratto il corpo.

Un altro tema importante dell'anime è sicuramente la guerra. Da questo punto di vista "Dororo" somiglia un po' a "Vinland Saga". Entrambi infatti giungono, percorrendo strade diverse, alla medesima conclusione: in guerra non ci sono vincitori, ma solo perdenti. La guerra porta le persone a perdere la propria umanità ed è così sia per Thorfinn che per Hyakkimaru. Paradossalmente il protagonista di Dororo è più umano quando il suo corpo non lo è. Infatti mano a mano che Hyakkimaru recupera i suoi arti, il desiderio di riottenere il corpo completo ne pervade sempre più l'animo. Egli inizia a non farsi problemi neppure nell'uccidere esseri umani pur di soddisfare questa sua egoistica cupidigia. Hyakkimaru ricorda molto un bambino che non è in grado di rinunciare al suo giocattolo preferito nemmeno per un amico. Infatti verso fine serie egli non ascolta più nemmeno le preghiere di Dororo, che implora più volte Hyakkimaru di smettere di uccidere. Rimane sicuramente iconica la frase pronunciata da Dororo prima della battaglia finale: "lascia pure che si tengano i tuoi occhi. Sarò io a farti da occhi". Ed è proprio il bambino il personaggio di cui voglio parlarvi ora. Dororo è, a mio modo di vedere, il best character della serie. Egli è un bambino che ha visto morire i propri genitori per colpa dei samurai ed ora vive cercando di truffare gli altri. Da possibile comprimario comico del protagonista, il bambino assume sempre di più un significato connotativo fondamentale per il proseguimento della storia. Dororo è la rappresentazione metaforica della parte umana di Hyakkimaru, la coscienza che ne tiene a bada gli istinti animali e che ne frena gli impulsi omicidi. Dororo e Hyakkimaru assumono quindi un significato allegorico. Sono le due parti che compongono l'anima di ogni essere umano, come nel mito della biga alata di Platone. Dororo è il cavallo bianco, che rappresenta la parte sentimentale ed emotiva di ogni essere umano. Hyakkimaru è invece il cavallo nero che rappresenta la parte bramosa e impulsiva. Tra i due ci vuole equilibrio, infatti ogni volta che si ritrovano separati l'uno dall'altro Hyakkimaru impazzisce, nel senso che non riesce più a controllare i suoi istinti animali. Non potendo scrivere un libro su tutti i personaggi secondari della serie (e credetemi lo meriterebbero) mi limito ad analizzare solo l'antagonista principale. Sebbene il cattivo, almeno all'inizio, sia Daigo, in realtà questo ruolo è svolto principalmente da Tahomaru. Egli è il fratello minore di Hyakkimaru che, inizialmente, prova una profonda pietà per il fratello. Ma, una volta comprese le ragioni del padre, Tohomaru le sposa iniziando a combattere contro Hyakkimaru per salvare il popolo dalla carestia. Mi sono già espresso sul tema del sacrificio del singolo per il bene collettivo e non voglio ripetermi, ma trovo che anche il personaggio di Tohomaru abbia un significato allegorico. Egli è, infatti, la metafora dall'invidia, che logora l'animo fino a renderlo più vicino a un demone che a un essere umano. Oltre a voler salvare il proprio popolo Tahomaru ha un'altra motivazione che lo spinge a combattere il fratello. Egli è invidioso di Hyakkimaru perché la loro madre non ha mai tenuto in considerazione Tahomaru. La donna, infatti, ha sempre rimpianto di non essere riuscita a salvare Hyakkimaru, ignorando così completamente i sentimenti del proprio figlio minore.

Da come l'ho descritto fino a questo punto Dororo sembra un capolavoro assoluto. Però, allora perché ho iniziato la recensione dicendo che sono rimasto amareggiato? I motivi sono principalmente due. Di solito non mi esprimo molto riguardo l'apparato tecnico di un anime, perché non mi reputo in grado di comprendere scelte registiche e di animazione, dato che non ho mai studiato nessuna di queste materie. Però, secondo la mia umile opinione, Dororo pecca tantissimo in qualità grafica. Innanzitutto ci sono episodi dove le animazioni sono orribili e il disegno sembra quello di un bambino delle elementari. L'esempio più evidente lo abbiamo sicuramente alla quindicesima puntata, veramente terribile dal punto di vista grafico. Inoltre trovo i volti dei personaggi spesso troppo poco espressivi, non lasciano trasparire la crudeltà della situazione in cui si trovano. In generale il comparto tecnico non risulta sicuramente sufficiente poiché nella seconda metà della serie c'è stato un calo pazzesco sia dei disegni che delle animazioni.

Due parole infine sul sonoro. Le opening e le ending sono carine ma nulla di speciale. Le ost non sono memorabili ma adempiono al proprio compito. Invece il doppiaggio l'ho trovato tutto sommato di basso livello, specialmente quello di Dororo. Mi rendo conto che un personaggio bambino andrebbe doppiato da un altro bambino, ma credo che un bimbo non abbia le competenze necessarie per doppiare il protagonista di un anime di questa caratura. Suzuki Rio, considerando l'età (14 anni), ha anche svolto un buon lavoro. Ma non sarebbe dovuta essere lei la doppiatrice di Dororo.

Prima di passare alle votazioni faccio un rapido commento sul finale. Avrei preferito di gran lunga che venisse tagliato uno dei numerosi episodi centrali filler piuttosto che vedere un finale così frettoloso. Succede tutto di botto, alcuni personaggi spariscono senza conoscerne la fine ed alcune scene non sono minimamente spiegate.

Voti (li odio, ma li metto per riassumere la recensione)
Trama: 7,5 (Complessivamente abbastanza originale. Finale pessimo)
Grafica: 5 (Ottima nella prima metà, orribile nella seconda)
Sonoro: 6 (Musiche carine. Doppiaggio di alcuni personaggi sgradevole)
Tematiche: 9 (Serie molto più profonda di quello che appare)
Personaggi: 9.5 (Ben scritti, tutti con un significato metaforico dietro)
Voto complessivo (Non è la media matematica): 8

Sono riuscito a concludere questo poema omerico senza fare alcuno spoiler. Evviva!


 3
Miriam22

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8,5
Tratto dal manga di Osamu Tezuka, scritto negli anni sessanta, e serializzato per la prima volta alla fine di quegli anni, questa nuova serie rivisitata e realizzata da MAPPA, è di sicuro una bella sorpresa.

Alla nascita, a Hyakkimaru vengono sottratte dodici parti del corpo, da altrettanti demoni. Abbandonato dai genitori, viene salvato da un medico che lo tiene con sé. Questi gli fornisce le protesi necessarie per avere un corpo artificiale col quale Hyakkimaru potrà andare a caccia di quei demoni che gli presero gli arti e i sensi. Durante il suo viaggio gli si affianca un giovane ladruncolo, Dororo.

In questi 24 episodi, dunque, vedremo le avventure e peripezie dei nostri due protagonisti, alle prese con i più svariati demoni.
Questo anime può essere visto come un gran contenitore di una serie di metafore. Il viaggio di Hyakkimaru rappresenta sostanzialmente il percorso personale che ogni essere umano fa nella propria vita. Chi, infatti, non combatte i propri demoni interiori per ottenere una crescita, una maturità e una qualche miglioria del proprio Io? E così come noi fatichiamo, soffriamo, nel raggiungere i nostri obiettivi personali, così farà Hyakkimaru che, ad a ogni combattimento, dovrà patire per ottenere la parte del corpo, o il senso, mancante. Ma anche una volta raggiunto lo scopo, il nostro amico avrà vita dura. Perché parlare, toccare e sentire per la prima volta, non sarà facile, e spesso, appropriarsi del proprio corpo, "pezzo" per "pezzo", sarà doloroso. E non è forse quel che accade nella vita di ognuno di noi quando finalmente superiamo certi ostacoli? La gratificazione non è sempre immediata.
Durante la visione, non ho potuto far a meno di paragonare la storia di Hyakkimaru a quella più nostrana del nostro Pinocchio. È quest'ultima, una favola che più intrisa di simboli e metafore non si può. E nel proseguo della storia ci possiamo trovare davvero parecchie analogie, sia nei personaggi (l'ortopedico compassionevole che raccoglie Hyakkimaru, non assomiglia forse al nostro falegname Mastro Geppetto?), che nelle vicende. La più importante, lo scopo principale dei due personaggi, ossia, quello di abbandonare un corpo artefatto, "meccanico" ( uno fatto di protesi, l'altro di legno) per aspirare a ritrovare un corpo umano e la propria anima.

Ma Dororo?
Non dimentichiamoci che quest'anime porta il nome di questo giovinetto che accompagnerà per tutto il viaggio il nostro sciagurato samurai errante.
Chi è Dororo? La sua storia e identità, la si scoprirà strada facendo, a volte commuovendoci e altre, stupendoci non poco. Su Dororo, che di primo acchito ci sembrerà un personaggio secondario, e non il vero protagonista, c'è davvero molto da scoprire. Tuttavia non mi dilungo in particolari, onde evitare fastidiosi spoiler.
Ma quello che mi è concesso dire è che, il ragazzino, a poco a poco, diventerà per Hyakkimaru sempre più prezioso. Il rapporto tra i due si consoliderà, diventando l'un per l'altro delle spalle indispensabili. Anzi, direi proprio, che il piccolo Dororo, spesso assumerà il ruolo di mentore, di fidato consigliere. Egli sarà quella coscienza che Hyakkimaru ancora non possiede. Dororo diventerà quindi, per Hyakkimaru, una sorta di grillo parlante (e ricadiamo nuovamente in un'altra interessante analogia con la storia di Pinocchio), senza il quale cadrebbe in azioni dettate solo dall'istinto.

La caratterizzazione di tutti gli altri personaggi è ben costruita, e introspettiva, anche se, in certi passaggi, considerata la notevole evoluzione della storia, si sarebbe preteso qualcosa di più.
L'ambientazione storica, è cupa, dolorosa, cruda. Intrisa di una tristezza rosso acceso (così come canta il testo della prima ending), che ricorda il colore del sangue, appunto, spesso presente in tutte le puntate. A marcare ciò, la scelta cromatica oculata in certi episodi, i quali spiccano su altri, proprio per i disegni e per l'intensità degli accadimenti. E in effetti, salta all'occhio, che non tutti gli episodi sono allo stesso livello, sia per i contenuti che per le animazioni (in alcuni episodi c'è infatti un calo davvero marcato). Ma c'è da dire che in tutti gli anime troviamo puntate che riescono meno e altre che si distinguono. Tuttavia, nel caso specifico di questa serie, mi sento di dire che gli episodi che si son contraddistinti, erano di un peso tale, che quelli meno riusciti son risultati , sì mediocri, ma accettabili per il valore di tutti gli altri.

Un particolare plauso va alle musiche, ottimamente descrittive, che ben sottolineano i vari momenti, acuendo nello spettatore sentimenti di commozione (confesso che io stessa più volte mi son commossa), tensione e dolore. Ho trovato le Opening ed ending davvero molto belle, per musicalità, testo e montaggio. Per ogni nuova puntata, non si possono non riascoltare. A mio avviso l'opening migliore è la prima: ti rimane negli occhi e nelle orecchie fin dal primo ascolto. Splendide anche le due ending. La prima colpisce subito. La voce di Hiromu Akita degli Amazarashi, è calda e graffiante come pochi, così come lo è ogni suo testo. Ma forse sono un poco di parte, perché è un'artista che già conoscevo e apprezzavo. La seconda ending fa più fatica ad entrare nelle corde, ma consiglio di riascoltarla più volte prima di bocciarla, perché poi, improvvisamente, piacerà per la sua dolcezza, pacatezza, in contrapposizione con il dolore scuro, cantato nel testo. Ma anche in questo caso, forse non sono molto imparziale, perché l'autore, Eve, era da me già noto e apprezzato.

Do un 8,5 a malincuore, perché, per mio modo di vedere, avrebbe meritato di sicuro di più. Le carte in regola ce le aveva tutte. Ma ho osservato troppa disparità di livello tra episodi che reputo eccelsi, e altri che, a paragone, risultano mediocri. Inoltre, il finale, sebbene tutto sommato mi abbia soddisfatto, meritava, però, un approfondimento maggiore. Invece è apparso davvero troppo frettoloso, conciso, tralasciando l'evoluzione di certi eventi e personaggi. Peccato.

Ad ogni modo, è un anime che consiglio caldamente a tutti, ma non ai deboli di cuore, perché certe immagini e certe vicende narrate, mettono a dura prova gli animi più sensibili.

"Vestito di tristezza, mi sono perso nell'oscurità" (tratto dal testo della seconda ending): riassume perfettamente il nocciolo di questa splendida serie.


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Yume Hikari

Episodi visti: 24/24 --- Voto 10
Quando qualcosa ti emoziona, ti rende partecipe e ti dispiace perché finisce, allora significa che ha toccato le corde giuste e che ti lascerà qualcosa.
Questo è il caso di "Dororo", che mi ha davvero colpita intensamente. Cosa dire di questo anime? Mi è piaciuto semplicemente tutto.
La storia è un remake di un anime tratto dall'omonimo manga. Parla di una bambino, sacrificato ai demoni per il bene comune, che una volta diventato più grande va alla ricerca delle sue parti mancanti, recuperabili attraverso l'uccisione di demoni. Al suo fianco, Dororo lo aiuterà in questa ricerca. La durata è di ventiquattro episodi e presumo che non ci sia una seconda stagione.
In ogni episodio ci troviamo di fronte ad un'evoluzione, una crescita nei personaggi che li porta a confrontarsi, a dubitare, ad affrontare anche problematiche etiche ed esistenziali. Sullo sfondo la guerra, la fame, la sofferenza, ma anche l'amore, la tenacia, insomma la vita, che viene esposta così com'è, tutto senza filtri. E questo l'ho apprezzato, perché lascia tanti spunti di riflessione. Anche la riscoperta di cose che per i più possono apparire scontate, come ad esempio il tatto, l'olfatto, l'udito, tutto qui è fonte di scoperta e ti emoziona e ti fa anche pensare...
I due personaggi non puoi non amarli, non puoi non affezionarti e restare colpito dall'intensità che assumono dei semplici gesti, di quanto sentimento si portino dietro. Qui non ci sono delle "sviolinate" eccessive. Non servono. A volte il meno centra molto di più l'obiettivo dell'eccessivo. Secondo me, quindi, è stato fatto molto bene. Ci sono scene anche drammatiche costruite con delle scene davvero poetiche. Tutto è molto curato. I combattimenti, poi, sono davvero spettacolari. Anche la musica non è da meno. Sono rimasta incantata anche dalle sigle, soprattutto dalla prima apertura, bella nelle immagini, nella musica e nelle parole...
Insomma, un anime azzeccato a 360 gradi e per me non può essere che un 10.


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GerrySeven

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8,5
Vi piace commuovervi? Vi piace la violenza? Bene! "Dororo" è la serie anime che fa per voi! In realtà è un remake del 1969... Lo so... È passato un po' di tempo.
Partendo dal presupposto che non ho guardato la serie del 1969... Mi è piaciuta.
Trama: Hyakkimaru è un giovane samurai che combatte e distrugge demoni. Appena nato, gli furono sottratte dodici parti del corpo da altrettanti demoni. Abbandonato dai genitori, viene trovato da un chirurgo che lo tiene con sé. Questi, accortosi dei poteri mentali dell'informe neonato, gli fornisce un corpo artificiale col quale Hyakkimaru può andare a caccia dei demoni che gli rubarono braccia, gambe, occhi, orecchie, senso del caldo e del freddo... Fin dall'inizio della narrazione, a Hyakkimaru si affianca il giovanissimo ladruncolo Dororo. (Trama presa da Animeclick.it)
Una cosa che ho apprezzato molto è stato il contesto storico. Infatti, "Dororo" è ambientato nel Giappone feudale, e ciò significa stragi di innocenti e villaggi rasi al suolo. L'altra cosa che ho apprezzato è il realismo, perché siamo in un contesto storico reale che tratta di fatti avvenuti sette secoli fa circa. I personaggi sono caratterizzati molto bene, e ovviamente il mio personaggio preferito è il Bonzo (il Monaco). La colonna sonora (sigle di apertura, sigle di chiusura, ecc.) è eccezionale e richiama il Giappone antico. Animazioni e disegni sono incredibili, tranne nel quindicesimo episodio, dove la regia è temporaneamente cambiata in peggio, per poi tornare fortunatamente quella di prima. Quindi, in conclusione, sarebbe potuto essere il miglior anime del 2019, tuttavia si perde nel finale che non mi ha soddisfatto per niente e per il quale avrei preferito qualcosa di più profondo. Poi il quindicesimo episodio è stato un qualcosa di indecente, a causa delle animazioni che non mi hanno fatto godere l'episodio. Quindi il mio voto finale è un 8,5 su 10. Poteva essere un capolavoro, ma... Non ci è riuscito.


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klunk

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8,5
La storia di Hyakkimaru, costretto a combattere demoni per riavere indietro le dodici parti mancanti del proprio corpo, vendute dal padre alle forze del male in cambio della prosperità del proprio regno. In questa avventura Hyakkimaru viene accompagnato dal fido Dororo, che dà, appunto, il nome a questo anime.
Una storia molto interessante, dall'inizio alla fine, avventurosa e a volte drammatica, con personaggi ben caratterizzati e convincenti, per un anime che sa essere anche abbastanza crudo e cattivo e che non risparmia scene violente.
Ottima l'animazione e molto ben fatti i disegni, mentre devo dire che, purtroppo, non mi hanno fatto impazzire le sigle. Poco importa, un anime non certo per giovanissimi, ma maturo e interessantissimo che mi ha pienamente convinto e del quale consiglio la visione.


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BlackLotus

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7,5
La serie di "Dororo" parte nel 1969 e questo è il Remake più recente che si può dire ben riuscito.

La trama in breve... La storia parla di Hyakkimaru, questo giovane samurai a cui sono state tolte dodici parti del corpo e che per recuperarle dovrà man mano uccidere appunto 12 demoni... Ma in questo viaggio non sarà solo, bensì sarà accompagnato dalla nostra dolce Dororo.

La serie per me parte a bomba, ci mostra subito le atrocità del periodo Sengoku, fra samurai in guerra per territori a povertà e terre desolate, ma i veri protagonisti della serie sono ovviamente i demoni (che ci tengo a dire fenomenali, sono demoni del periodo folkloristico giapponese ed hanno un design molto riuscito e fedele.)
Però vorrei anche parlarvi purtroppo delle pecche di quest'anime, in primis la grafica che parte in realtà bene ma man mano finisce per essere un po' abbozzata e tirata lì, tralasciando gli ultimi episodi.
Poi la storia a tratti noiosa, specialmente nel mezzo della serie, purtroppo sono episodi autoconclusivi che a volte non sono stati all'altezza e che quindi ho trovato troppo pesanti.
Anche se ci tenevo a dire che i personaggi sono caratterizzati bene... i nostri due protagonisti dolcissimi, il loro rapporto migliorerà di episodio in episodio.
Bene, io qualche piccolo dettaglio ve l'ho detto, preferirei che desse un occhiata alla serie perchè una possibilità la merita sicuramente, il voto poteva essere molto più alto se non fosse per il finale abbastanza fastidioso per i miei gusti, non ne riparlo per evitare spoiler, vedetevi i commenti dell'episodio.
Per me comunque "Dororo" resta una buona serie, ma anche un piccolo capolavoro mancato.


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Chira

Episodi visti: 24/24 --- Voto 9,5
Bello, storia piuttosto originale per quanto mi riguarda, la grafica stupenda, la caratterizzazione suprema. Uno dei anime migliori dell’anno per quanto mi riguarda. Scene commoventi da far piangere come una fontana, scene d’azione fighissime. È il remake di un anime piuttosto vecchio che ho iniziato a vedere e ho notato i cambiamenti che hanno apportato nella trama e in alcuni personaggi che non sono pochi, ma sono convinta che hanno fatto benissimo dato che preferisco di gran lunga questa versione del 2019.


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maxcristal1990

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8
Attenzione, presenza di spoiler
Hyakkimaru, figlio di un capo di un casato con molti problemi, sarà costretto, grazie al patto del padre con i demoni, a perdere dalla nascita dodici parti del corpo. Nonostante sia un mostro vivente la madre invece di ucciderlo come volontà del padre decide di abbandonarlo. Cresciuto da un altro uomo che lo ha praticamente ricostruito con le protesi, Hyakkimaru, una volta lasciata la sua nuova casa, non si arrenderà andando a caccia dei dodici demoni che gli hanno portato via tutto. Durante il suo viaggio conoscerà Dororo, ladruncolo sfortunato senza i genitori, ormai morti. I due diventeranno come fratelli anche se inizialmente Hyakkimaru non può né vedere né sentire. Alla fine riusciranno nell'intento di recuperare tutte le parti del corpo del ragazzo sconfiggendo tutti i demoni. Nel finale si divideranno prendendo ognuno la propria strada.

Bella serie animata ambientata ai tempi della povertà e della mancanza di leggi. Le guerre tra casati sono costanti ma a Hyakkimaru non interessa nulla, basta recuperare tutte le parti del corpo combattendo con le protesi con delle lame inserite all'interno. Vederlo ogni volta soffrire quando riprende possesso di una parte del corpo poi riabituarcisi mi ha fatto davvero impressione. Bella anche la parte in cui dovrà affrontare suo fratello minore che non riesce a capire cosa ha passato, nonostante la madre lo riconosca come figlio e lo ha sempre aspettato. Non mancano scene violente quindi se impressionabili da evitare. A livello grafico è veramente bello e i dialoghi abbastanza strutturati. La storia da seguire attentamente perché non facile da capire. Consigliato.


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Ferz In The Box

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7,5
Sono solo dispiaciuto dal fatto che non ho mai letto l'opera originale di Tezuka, né tanto meno ho mai visto la serie anime degli anni 60; il confronto è quindi per me impossibile, ma non stento a credere che la prima serie prodotta 50 anni fa fosse più inquietante; se andiamo a vedere lo stile delle opere all'epoca noteremmo molti meno scrupoli nel mostrare il lato demoniaco di alcune leggende medioevali giapponesi.
Forse una delle poche pecche di questa nuova versione uscita di recente (considerando quello che ho letto sulla precedente) è propria questa; risulta decisamente più edulcorata.
Non stento a crederlo (basti pensare a "Bem" o "Fantaman" per tirare le somme), ma, in fin dei conti, anche questa nuova trasposizione non è male; riesce comunque a dare un idea di quello che era il Giappone all'epoca, senza mai strafare eccessivamente nel aspetto orrorifico o negli elementi di fantasia; tutto si concentra sulla maledizione di Hyakkimaru (il samurai protagonista) e sul pericolo dei demoni visti come la parte oscura di tutto ciò che, spiritualmente parlando, è positivo (i principi del Buddismo), sfruttando la sofferenza di un personaggio solo e abbandonato per analizzare vari aspetti della solitudine umana; anche chi ha fatto un torto a Hyakkimaru, nonostante regnanti, hanno addosso il fardello della guerra e le responsabilità delle proprie scelte.
Quindi il tutto si traduce in un racconto "quasi" storico che si permette di utilizzare la figura del male per raccontare la storia di un sovrano disposto a qualunque cosa per salvare il suo popolo.
Proprio per questo la serie non prende in giro nessuno; il suo scopo non è quello di esaltare gli spettatori con combattimenti galvanizzanti o super poteri devastanti, ma semplicemente sottolineare uno spaccato dell'antico Giappone mettendo sotto la luce dei riflettori personaggi di vario genere.
Tuttavia la principale pecca sta, probabilmente, nella poca epicità; la maggior parte degli scontri si risolvono nel giro di poco tempo, e ci si aspetta (ogni volta) che si salga di un gradino senza mai essere completamente accontentati.
La sensazione che si prova alla fine della serie è un po' disarmante; si rimane abbastanza soddisfatti dalla maturità di tutto ciò che si è visto, senza però avere un vero senso di appagamento.
La consiglio solo a chi vuole una bella storia senza pretendere i miracoli...


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megna1

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8,5
Ricombinazione a colori – in formato snack multivitaminico, piccolo di spessore ma gigantesco nei contenuti – del duo composto da Hyakkimaru e il pestifero Dororo, partorito da una delle tante epifanie avute da Tezuka. Una di quelle che meglio ha resistito al decorso del tempo. Commemorazione del cinquantennale della prima – quasi del tutto dimenticata – serie TV della Mushi. (I volumetti vengono ristampati regolarmente invece.) Un silente samurai vagabondo alla ricerca di 48 spiriti maligni che funestano un Giappone medioevale già squassato da disordini civili e sanguinose faide, cercando di recuperare i pezzi del suo corpo. Questa in breve è la sinossi della storia, che è stata rivista e corretta in alcuni punti per dare un approccio meno preordinato. Un'opera forte e dura, a tratti farsesca (parlo del cartaceo), all'insegna del macabro-grottesco con sommessi rimasugli di marxismo. È la consacrazione della scuola di Sampei Shirato, papà del truce "Kamui" e dell'avventuroso "Sasuke", con i classici topoi della fiction nipponica a fare da corollario: c'è il bambino a cui muoiono i genitori, la crescita problematica, l'incontro con un adulto che diverrà suo amico, gli espedienti per sopravvivere e via discorrendo.

Inevitabile un confronto con quella diretta dal grande Gisaburo Sugii che stavo seguendo in parallelo. Ammesso e non concesso che già in partenza sarebbe stata un'operazione complessa quella di replicare la crudezza delle vetuste 26 puntate in B/N, con le loro opprimenti sfumature di grigio, le spettrali ombre deformi, gli effetti sonori austeri e angoscianti, i sinistri trapestii e le inquietanti musiche funeree. Bisogna davvero essere molto bravi a non eccedere con tonalità brillanti e luminose e a giostrare bene i colori naturali: i cieli tersi, le coltivazioni ben tenute, la placidezza delle acque cristalline, vesti troppo sfarzose e pelle troppo rosea potrebbero trarre in inganno e distogliere l'attenzione dallo stato di indigenza in cui versava la popolazione alla fine dell'era Muromachi. Operazione (almeno in parte) riuscita, i vestiti rispecchiano i materiali poveri dai quali si ricavavano i pigmenti per i tessuti e gli abitanti vengono descritti come affamati, scarnati e vessati dai militari, quantunque gli scenari continuino a mantenere un tono lucente e aprico. L'equità sprigionata dai raggi di sole può far apparire una catapecchia malandata come una calda e accogliente casetta. Io certi passaggi li avrei girati in penombra o all'imbrunire, al limite con la classica nebbiolina oppure con l'utilizzo di nuvoloni minacciosi, senza l'utilizzo predominante dei pastelli a cera color giallo oro o la morbidezza del verde chiaro (date le tematiche cruente e il periodo ci vedrei meglio ocra e cinabro).

La prima differenza notevole consiste nella mancanza di espressioni facciali in quanto Hyakkimaru indossa una maschera. Per questo motivo non ci sono dialoghi all'inizio. Altre nuove modificazioni e varianti sul tema sono state apportate con il preciso scopo di snellire la garbugliata trama intrisa di cenni storici, limare le ampollosità tipiche degli anni Sessanta, rimuovere i monologhi troppo prolissi e spurgare i copioni da eventuali terminologie desuete, tutto ad appannaggio dei nuovi fan e rendendo le cose più succulente anche per quelli che già conoscono vita, morte e miracoli della famiglia Kagemitsu. Il preludio è stuzzicante e andando avanti la carne al fuoco non manca di certo. Aggiunte necessarie e non abborracciate, dal momento che "Dororo" non possiede più la luminescenza della novità e la fama di cui godeva un tempo. Le scelte della organizzatrice della serie, Yasuko Kobayashi, principale coadiutrice dello chief director, non si sono rivelate malaccorte.

Come se non bastasse avere una ridda di mostri demoniaci appresso, i due girovaghi avranno a che vedersela con un nutrito numero di gaglioffi e loschi figuri, sempre pronti a cacciarli o a tender loro tranelli mortali. Le avventure del guerriero dalle protesi intercambiabili toccano molte nozioni di medicina e chirurgia care a Tezuka, da lui affrontate successivamente nel fluviale "Black Jack". Rimango dell'idea che per affrontare certi temi ci vuole una certa maestria e dimostrare di essere un affermato esegeta del campo, doti che si attagliano alla perfezione a Kazuhiro Furuhashi, classe 1960 con alle spalle decine di anime, non certo un novellino arrivato all'ultimo momento, e si vede! Dopo un periodo di pausa è tornato, e da regista navigato ha saputo innestare sequenze d'azione da capogiro, dirompenti effetti speciali, e, nel pieno fulgore del suo estro, accattivanti inquadrature, carrellate e piani sequenza assenti nel manga, senza scompaginarne l'intelaiatura con lungaggini e orpelli vari. Per sopperire alla mancanza dell'impianto monocromatico – che di norma, per la sua peculiare carica espressiva, tende a inoculare pathos direttamente in vena – si gioca sui poderosi e folgoranti combattimenti, animati ad una velocità impressionante. Alcuni piccoli frammenti del trailer e della prestigiosa opening di Koike – nonché alcuni flashback salienti – vengono ancora presentati (totalmente o parzialmente) in un granuloso bianco e nero o mediante viraggio, per motivi prevalentemente artistici: il suo utilizzo nei mass media spesso connota qualcosa di 'nostalgico' o storico. Inoltre i forti contrasti migliorano gli aspetti drammatici del soggetto. Ho notato pure la presenza di qualche ragguaglio in più sul passato di Hyakkimaru e di una vena orrorifica più accentuata per suggestionare lo spettatore, nonostante gli eventi che si svolgevano nell'arco di due episodi sono stati liofilizzati in un'unica parte. Risultato? L'incontro con la misteriosa Lady Bandai è alquanto sbrigativo, e inoltre, nella versione voluta dal gruppo Twin Engine è stato ridotto il numero di demoni per far posto a un nuovo ciclo di sceneggiature, non sempre elettrizzanti però, create appositamente per la seconda stagione. Nemmeno il finale è di grande impatto e potrebbe lasciare delusi i più.

Mancano, ma era prevedibile, i faccioni alla "Alley Oop" con vulcani in testa che eruttano, orecchie che sbuffano e occhi che strabuzzano fuori dalle orbite, le parodie dei mostri gommosi della Toho e tutte le altre arguzie del caso. Oggi ritenute leggermente rugiadose e imbarazzanti, fuori luogo per i ragazzi più grandicelli, che potrebbero ricusarne la visione. Dai profani verrebbero bollate come anticaglia da robivecchi. In realtà, nella sua carriera Tezuka non ha mai concepito una sola vignetta che fosse estemporanea o gratuita. Erano i rituali per smorzare i toni, presenti solo nel pilot film del '68 e levati nella serie presentata l'anno successivo. I boss del ramo audiovisivo di ieri e di oggi, più attaccati a share e introiti che ad altro, forse non hanno capito che la sua opera omnia è una sorta di immensa commedia universale nella quale si alternano i variopinti personaggi del suo proteiforme star-system. Altra cosa ovvia, il chara ha avuto bisogno di una decisa e obbligatoria rinfrescata, pur non andando a pescare nel mare di tenerume odierno. Malgrado le buone intenzioni c'entra poco o nulla con i disegni originali. È chiaramente di foggia seinen semirealistico – puntito e aguzzo – che fatica a distinguersi dalla massa: il funambolico Hyakkumaru è molto telegenico e Dororo è un adorabile e fumantino frugoletto. Avrei quantomeno apprezzato un pochino di fedeltà in più, se non altro come segno di rispetto verso il compianto autore; e già che ci siamo avrei gradito una sigla meno rockeggiante e più tradizionale, magari con assoli di koto, arpeggi melodiosi e corali epiche.

Quasi dimenticavo. Per una volta tanto di CGI non ne ho vista, e se è presente è implementata davvero bene. Niente miserandi effettucci in 3D quindi! Diversi capitoli, tra i quali "La storia di Jukai", infine, sono stati realizzati dalla sola Tezuka Production e vantano la presenza dell'ultrasettantenne Akio Sugino, un nome che non ha certo bisogno di presentazioni. Lì ho visto il modus operandi corretto per futuri remake, nonostante alcuni occasionali cali qualitativi.

Arrivando al succo, se riscoprendo la prima serie sentirete gli spifferi gelidi sulla schiena e la manina scheletrica che vi tocca la spalla, il remake si pregusta con un bel secchiello di popcorn ammirando le pittoresche vallate e gli spettacolari scontri. Fate scorta anche di fazzoletti di carta perché alcune vicende sono davvero parecchio lacrimevoli, forse troppo. Ma così com'è avrà una visibilità sensibilmente più vasta, quindi è inutile stare a lagnarsi. Sarò franco, "Dororo" è uno di quei classiconi sempiterni che riuscirebbe a far trasecolare anche se rifatto secondo i dettami del cinema muto, in plastilina a passo uno, oppure con immagini quadridimensionali; e MAPPA, neanche a dirlo, si conferma l'erede spirituale della Madhouse, mettendo a segno un colpo vincente dopo l'altro.


 4
Ataru Moroboshii

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7,5
"Dororo" è un remake di un anime del 1969, la scommessa è stata quella di riproporre in vesti molto simili a quelle originali questo soggetto dopo ben 50 anni. Scommessa che si può dire tutto sommato riuscita.

In "Dororo" va in scena un medioevo giapponese cupo e miserevole, a tale livello che Daigo, il signore di una di una provincia nonché padre di Hyakkimaru, fa un patto con i demoni pur di rendere le sue terre prospere. I demoni sono gli stessi a cui Hyakkimaru da la caccia per riprendere i pezzi del suo corpo che gli sono stati trafugati per via del patto stretto da suo padre.
Questo è il tema principale e più maturo presente nella serie: Hyakkimaru uccidendo i demoni fa del bene a se stesso, ma contemporaneamente fa del male agli abitanti della provincia riducendo la loro innaturale prosperità. Non ci sono quindi eroi e villain, bensì l'autoaffermazione del protagonista e il suo diritto naturale a riottenere il suo corpo, contrapposto al bene comune di tutti benché ottenuto in un modo non naturale.
Pare quasi di scorgere la metofora del Giappone stesso, diventato grande potenza economica adottando in toto le tecniche, la politica e l'economia che gli era estranea con il famoso motto ormai più vecchio di un secolo "Spirito Giapponese, Conoscenza Occidentale." Come contro altare assieme alla politica e all'economia occidentale ha fatto capolinea in Giappone anche l'estremo individualismo tipico dell'occidente che però nel Sol Levante è sempre stato fonte di disagio e lo è ancora oggi in una certa misura. Allo stesso modo le pretese individuali di Hyakkimaru sono fonte di grande disagio per Daigo, ma sono anche la naturale ed ineluttabile conseguenza del patto da lui stipulato.

Accanto a Hyakkimaru c'è colui che da il nome al titolo: Dororo, un bambino orfano di madre e padre che tenta di arrangiarsi come può nel soddisfare i suoi bisogni come riparo e cibo, usando come arma la propria intelligenza e malizia. Le sotto-trame che lo coinvolgono mostrano la vita miserevole dei popolani tormentati da carestie e guerre intestine combattute fra la classe dei samurai ma il cui costo ricade per lo più sulle spalle dei contadini. Dororo è anche l'unico amico di Hyakkimaru, personaggio ricordiamo abbandonato dalla sua intera famiglia, come tale Dororo è anche il solo collegamento che ha Hyakkimaru con la sua umanità, pare infatti che il confine fra gli uomini e i demoni a cui i due danno la caccia sia più labile di quanto sembri.

La natura ad episodi autoconclusivi di Dororo non aiuta a mantenere sempre un buon livello, ma pur essendo presenti anche degli episodi abbastanza scialbi, questi sono decisamente controbilanciati da altri semplicemente stupendi benché terribili nella crudezza che contraddistingue questo anime. Segnalo un arco finale dell'anime molto appassionante che però finisce con mio disappunto in un modo che reputo estremamente innaturale e scollegato con quelli che sono i rapporti e gli obiettivi dei personaggi.

Le animazioni realizzate dal giovane studio Mappa sono di ottimo livello, come lo erano con i limiti tecnici dell'epoca, anche quelle del '69. Nell'anime sono presenti alcuni filler introdotti dal nuovo adattamento che però non sono di livello inferiore al plot originale e bene si armonizzano con esso.

Per finire "Dororo" è fra le ambientazioni medioevi giapponesi a tema demoni che più ho apprezzato, anche se lo reputo un po' inferiore ai due ormai classici "Ayakashi Classic Japanese Horror" e "Mononoke".


 4
Emo

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7,5
A priva vista "Dororo" potrebbe sembrare una serie "antologica" in cui il protagonista combatte i demoni per ottenere le sue parti del corpo, ma basta vedere qualche episodio per scoprire che c'è molto altro.
Dororo è principalmente una storia di disabilità, rivincita ed amicizia.
La serie porta una spunto di riflessioni su ciò che caratterizza e distingua un essere umano da un demone, è sufficiente avere un corpo umano per essere umani? Si può essere umani anche con un corpo artificiale?
Tutta la storia è ambientata in una sorta di epoca Sengoku parallela ed è ricca di riferimenti alle guerre per le conquiste dei territori e i soprusi dei samurai.
Dopo aver visto l'opera per intero si percepisce che i demoni non sono i veri antagonisti dell'opera, ma il vero nemico è la guerra e tutte le terribili disgrazie che porta, in particolare la povertà che sperimenteranno i protagonisti stessi dell'opera.
Il design dei demoni è ispirato alla cultura folkloristica giapponese.
I personaggi principale sono poco meno di una decina e ciò permette di caratterizzarli e conoscerli per bene.
I combattimenti sono godibili e chiari; non sono l'elemento principale delle serie che risulta molto carina e porta diversi spunti di riflessione.

etoyoshimura

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etoyoshimura

Episodi visti: 16/24 --- Voto 9,5
Trama molto avvincente, inusuale e che riprende le tradizioni folkloristiche giapponesi: come la religione e le credenze popolari. Interessante l'ambientazione e i riferimenti storici, che danno una connotazione seria alla narrazione.
Il protagonista ha una storia intrigante, che coinvolge lo spettatore, offrendo anche qualche insegnamento morale.
I personaggi sono interessanti e ognuno ha qualcosa di diverso, una storia tutta sua.
Non è ripetitivo e non è pesante, gli episodi sono collegati tra loro, ma ognuno di essi ha una storia a sé.


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zWizarD

Episodi visti: 12/24 --- Voto 8,5
Mi ha preso molto, non pensavo fosse così bello inizialmente, invece mi ha piacevolmente sorpreso. Trovo il personaggio di Hyakkimaru azzeccatissimo, riesce a comunicare tantissimo senza neanche parlare. Disegni abbastanza ben fatti, più avanti va sempre più intrigante diventa la trama, ben caratterizzati anche i personaggi secondari. Amo sia l'opening che l'ending, se devo trovare qualche punto negativo direi i nemici che sembrano fin troppo scarsi davanti ai protagonisti e a volte la trama che rallenta per cose un po' futili.