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Avventuriera

Episodi visti: 11/11 --- Voto 7
Sembrerebbe semplice inquadrare "UN-GO" come un esperimento fallito: un tentativo blando di costruire una serie a base di casi risolvibili solo grazie all'intuito del detective, fallito in partenza per via della banalità di certe soluzioni e per via dello scarso numero di sospettati in ogni puntata; una strana congiunzione di elementi tecnologici e sovrannaturali senza basi precise, troppo confusionaria per lasciare l'immagine di un mondo credibile nella mente dello spettatore. Il dipinto illustrato è chiaro, non ci sono dubbi né sulla trama insulsa, né sull'aspetto grafico insignificante, con ben poche sorprese.

Eppure c'è qualche ombra nel disegno, aspetti dai contorni fumosi che vengono percepiti a stento durante la prima visione: un'atmosfera di desolante fatalismo che impregna l'opera, affascinando irrimediabilmente lo spettatore; la consapevolezza disincantata del detective che cammina, cercando ad ogni passo uno sprazzo di luce invisibile. A una seconda visione la nebbia si dipana e apre il sipario su "UN-GO", nella sua interezza: una serie animata che denuncia e critica l'ipocrisia e i segreti perpetuati dalle persone che fanno parte della società, corrotta e meschina.

Una contrapposizione fra verità e menzogna che si palesa tramite gli stessi protagonisti dell'anime: Shinjuurou Yuuki è il "Detective Sconfitto", destinato a restare sempre secondo rispetto al consulente del governo Rinroku Kaishou, mente brillante capace di trovare le soluzioni di ogni caso grazie all'utilizzo delle nuove tecnologie; Shinjuurou usa solo il classico metodo deduttivo, considerato ormai inefficiente rispetto ai mezzi a disposizione dell'eterno rivale, ma come la serie inganna nel corso della sua visione, così i ruoli preimpostati nei primi minuti si dimostrano creati a regola d'arte. Il "Detective Sconfitto" è in realtà colui che porta a galla la soluzione di ogni caso, per poi vederla insabbiata e sostituita da Kaishou e gli altri agenti del governo con una più consona alla situazione politica attuale. L'unico sistema con cui Shinjuurou può conservare la verità è quello di darla in pasto a Inga, sua assistente sotto le cui sembianze si nasconde un demone goloso di anime che nascondono dei segreti e di cui lei può nutrirsi dopo aver sottoposto l'essere umano prescelto a una sola domanda, a cui è impossibile mentire.

Una magra consolazione che pare bastare al giovane detective, costantemente in cammino con Inga per cercare la tanto agognata verità, in un Giappone che da mero sfondo si eleva ad elemento fondamentale della serie, forse perfino più incisivo dei suoi stessi abitanti. Sgargiante ma al tempo stesso grigiastro, il Paese rivela le ferite subite dalla guerra e il disperato desiderio di celarle: palazzi e case di lusso si scontrano con edifici distrutti dai bombardamenti, uomini ricchi e potenti cozzano con i poveri a cui il conflitto ha tolto ogni cosa. Una confusione da cui nasce un mondo distopico, il quale cattura e infastidisce in un'instancabile dicotomia fra realtà e verità "sicure", approvate dal governo.

Gli occhi mediante cui si assiste allo spettacolo sono quelli di Shinjuurou, ancora una volta in opposizione rispetto alla visione di Kaishou: il Detective Sconfitto illumina ogni caso di una luce pessimistica, in cui le sfaccettature sono scure e crudeli; l'umanità non riserva nulla di buono per il mondo, i colpevoli e i sospettati occultano i loro misfatti per orgoglio e per apparire immacolati, vittime quanto le medesime persone che uccidono per il loro tornaconto. Shinjuurou rappresenta la faccia della medaglia che non sopporta la ragnatela di bugie tessuta per coprire i misfatti della guerra, trovandola esasperante.

Una discesa vertiginosa che non accenna ad arrestarsi, fino a quando la seconda metà dell'anime non inizia a bilanciare l'opinione scoraggiata di Shinjuurou con il diverso punto di vista di Kaishou; la serie analizza l'altra faccia della medaglia: la bugia realizzata per proteggere al posto di una realtà che ferirebbe. Un'idea in completa antitesi con la visione del giovane protagonista, per questo destinate a scontrarsi eternamente, senza mai riuscire a giungere a un compromesso. La serie presenta la disputa in un modo che sembra quasi chiedere allo spettatore: da che parte starebbe in una situazione del genere? Sarebbe meglio far emergere la verità sempre e comunque? O forse sarebbe meglio accettare qualche piccola menzogna, per il bene comune?

Interrogativi importanti su cui l'anime concentra gran parte delle energie, ma spesso utilizzando metafore ed elementi fin troppo articolati per raggiungere il suo scopo: i vari casi presenti gettano fumo negli occhi del pubblico, soprattutto quando verso la conclusione si mostrano trame più complesse, le quali tendono ad offuscare il messaggio di fondo dell'anime. La volontà di voler costruire una serie animata ricca di contenuti si dimostra probabilmente troppo ambiziosa, considerato l'esiguo numero di puntate a disposizione per esplorare i temi della serie, fornendo anche una serie di vicende a tinte gialle il più possibile appassionante.

In compenso, "UN-GO" si manifesta come una piacevole riscoperta, capace di attrarre lo spettatore con la forza dei suoi contenuti, di metterlo regolarmente alla prova con domande a cui diventa sempre più difficile fornire una risposta, mano a mano che la serie procede verso il finale. Il dualismo concernente le diverse maniere di porre la verità rappresenta la colonna portante che calamita attorno a sé ogni elemento, anche se questi ultimi non vengono tratteggiati spesso approfonditamente, come nel caso di molti personaggi secondari poco interessanti o della strana fusione degli aspetti tecnologici e sovrannaturali, abbastanza bislacca e inefficace.

Sette, per la seconda visione che eleva la serie animata al rango di prodotto maturo e intelligente, ma forse fin troppo "ingegnoso" per il suo stesso bene.


 2
Nyx

Episodi visti: 11/11 --- Voto 4,5
Qualcuno azzarda un paragone tra quest'opera e "Gosick", ma di similitudini, a ben vedere, ve ne sono poche. Entrambe le opere si basano su un'accoppiata di un protagonista maschile con una donna, vi sono elementi misteriosi e particolari casi sui quali investigare, episodi perlopiù autoconclusivi ma con una trama di base che piano piano prenderà forma. Rispetto a "Gosick" abbiamo un numero ben inferiore di episodi e una struttura molto meno complessa, non c'è neanche il tempo (manco a dirlo) di sviscerare bene i personaggi. Inutile girarci attorno, ma quel che fa di quest'opera qualcosa degno di attenzione è il personaggio che risponde al nome di Inga, personaggio pieno di fascino e di mistero. A seguire si aggiungerà un altro valido elemento dalle sembianze femminili e una caratterizzazione molto "particolare"... definiamola così. I restanti personaggi sanno di "già visto" e mancano quasi completamente d'incisività: sembrano quasi tutte delle comparse, anche coloro ai quali sarebbe stato affidato un compito piuttosto "centrale" nelle vicende.

"Un Go" dovrebbe essere catalogato tra le opere "vorrei ma non posso", dato che è capace di offrire spunti potenzialmente molto interessanti, ma non riesce minimamente a valorizzarli, complice anche l'esiguo numero di episodi.
Purtroppo anche a livello di trama non c'è molto da lodare: non solo più tempo, sarebbe servita anche qualche idea migliore per valorizzare il tutto, anziché lasciare l'amaro in bocca con un senso di incompiutezza e sconclusionatezza, una narrazione che si dipana in modo troppo macchinoso e talvolta un pochino assurdo. E' veramente un peccato sprecare un personaggio come Inga in un contesto mediocre di questo tipo. Forse con un ipotetico seguito, chissà!?

La grafica dei personaggi è abbastanza piacevole, ma nulla di particolarmente ricercato, diverso il discorso riguardo gli sfondi, sempre di ottimo livello; luci e colori molto suggestivi.
C'è una ending song tra le più belle che abbia mai sentito, ma non è solo questo, tutte le OST, anche quelle che passano generalmente "inascoltate", sono decisamente di alto livello e fanno a dovere il loro lavoro. Molto curata dunque la soundtrack nel suo insieme.


 1
npepataecozz

Episodi visti: 11/11 --- Voto 6
"Un-go" è ambientato in un immaginario Giappone post-bellico, devastato dalla guerra fra Stato e terroristi. Seppur centrale rispetto allo svolgersi degli eventi, ben poco viene chiarito sulle origini di questo conflitto ma, al contrario di quanto mi aspettavo, esso costituisce un mero sfondo allo svolgersi della trama. In questo contesto vengono narrate le avventure di Shinjurou Yuuki, da tutti ritenuto come un detective "decaduto" e della sua (o suo? Il sesso alla fine non risulta ben chiaro) buffa e misteriosa assistente Inga. In realtà Shinjurou è un personaggio ben lontano da come viene descritto: dotato di un eccellente intuito e di una capacità di osservazione fuori dall'ordinario, è ossessionato dalla scoperta della verità, cosa che lo renderà spesso un soggetto scomodo per le autorità, che talvolta saranno costrette ad insabbiare le imbarazzanti scoperte del brillante detective. Il suo rivale per eccellenza è Kaishou Rinroku, altro detective di primissimo livello che si posiziona, però, su una linea più filo-governativa rispetto al suo "collega" e con diversi scheletri nascosti nell'armadio.
Dopo aver visionato la prima metà di questa serie, devo ammettere di esserne rimasto molto impressionato: i casi in genere erano brevi e non troppo complessi, ma non per questo risultavano poco interessanti; potrei definirli come il giusto equilibrio per uno spettatore che ha voglia di partecipare alle indagini, senza doversi però spremere troppo le meningi. I personaggi erano gradevoli e lo sfondo post-bellico creava, come detto, grandi aspettative. L'unico elemento soprannaturale era costituito da Inga, che aveva il potere di rivolgere una ed una sola domanda all'interlocutore di turno, ma a questa domanda quest'ultimo era sempre costretto a rispondere sinceramente. Tutto sommato poteva anche starci.
Nella seconda parte, però, tutto precipita e la trama diventa piena di elementi fantascientifici che mi hanno fatto storcere non poco il naso. Realtà virtuali, divinità, personaggi col dono dell'ubiquità occupano la scena e diventano il centro delle indagini, che perdono quella caratteristica di essenzialità che tanto me li aveva fatti apprezzare, per divenire inutilmente complessi nella costruzione e, allo stesso tempo, con un finale assolutamente prevedibile. Restano, anche in questa seconda metà della serie, tutta una serie di elementi che giudico positivi: tra questi una nota di merito va assegnato alla componente introspettiva dell'anime, davvero notevole. Peccato che questa, così come già successo per lo scenario bellico, si dimostri alla fine, se non inconcludente, almeno non conclusiva.

In definitiva, devo dire di essere molto combattuto nel dare un giudizio complessivo. La sensazione è quella di aver visto un anime potenzialmente bellissimo, non male nella sostanza ma che lascia troppi rimpianti per quello che invece sarebbe potuto essere. Nel dubbio gli assegno la sufficienza, nella speranza di vedere un giorno una seconda serie meno "fantascientifica" di questa.


 1
Key-Tsu

Episodi visti: 11/11 --- Voto 7
Quest'anime di per sé è fatto davvero molto bene. Ha dei personaggi che spiccano per i loro caratteri e particolarità, e penso che sia proprio questo che ha portato avanti la serie.
Secondo me 11 episodi sono davvero pochi per spiegare le cose, difatti è stato appena fatto un film intitolato "Episode 00: inga-ron", che dovrebbe spiegare come sono iniziate le cose.
Inizialmente ho pensato che "UN-GO" fosse un'anime come un altro similare a "Nogami Neuro", altro anime giallo in cui è presente un demone divoratore di anime. Poi però, fortunatamente, la storia ha seguito un filo suo: la cosa che forse mi è piaciuta è che alla fine tutti i casi affrontati sono serviti per capire la fine della storia.
L'unica cosa che mi dispiace, come già ho detto, è che "UN-GO" è un anime corto ed è difficile che un anime corto narri una storia decente. Secondo me con più episodi poteva essere valorizzato un po' di più.
Il mio voto finale è 7, anche se avrei voluto dare più un 6,5, dato che l'anime non è tutto questo granché, ma non è nemmeno da sottovalutare.


 1
smilzoboboz

Episodi visti: 11/11 --- Voto 7
"UN-GO" non è così male.
Innanzitutto fa piacere vedere un disegno (seppur poco) atipico. Ho apprezzato inoltre buona parte della colonna sonora, in particolare l'ending theme.
L'intera serie tratta di casi da risolvere alla Sherlock Holmes e devo dire che nella maggior parte, lascia anche modo (e tempo) al telespettatore di poter risolvere i suddetti casi, qualche volta anche troppo palesemente come per il finale.
Do 7 perché: solo poco più di metà dei casi negli episodi può essere risolta senza "guessare", ci sono infatti elementi soprannaturali, non debitamente (o del tutto non) presentati impossibili da carpire; alcuni episodi erano inutilmente pesanti, ovvero potevano essere adattati in maniera molto più efficace.
In conclusione consiglierei la serie agli amanti del giallo.


 2
red.the.pokemaster

Episodi visti: 11/11 --- Voto 8
Anime di pochi episodi, realizzato prendendo spunto dall'opera "Meiji Kaika Ango Torimonochou" di Ango Sakaguchi, che sfortunatamente non è disponibile ne in italiano, né in inglese.
Partiamo dall'analizzare la storia e i personaggi.
L'opera ci propone delle vicende che si svolgono in una società futuristica con tanto di intelligenza artificiale e sistemi di protezione avanzati delle informazioni - l'anno verrà rivelato nel corso della storia. A fare da protagonista è Shinjurou Yuuki, l'ultimo grande detective, più comunemente conosciuto come "il detective decaduto", assieme a Inga, suo assistente (e capo allo stesso tempo). Si tratta di una detective story a mio parere molto ben fatta, con l'unico difetto di essere composta da soli 11 episodi; infatti ci sarebbero tante cose che si potrebbero approfondire e i presupposti per una seconda serie ci sarebbero tutti.
La chicca dell'opera, che si presenta complessa fin da subito, sono la serie di idee filosofiche (contenute probabilmente già nel romanzo originale) su cui è invitato a riflettere lo spettatore.
Altro elemento positivo sono i casi veramente ben fatti, in cui però è molto difficile (se non impossibile), per lo spettatore, battere sul tempo l'astuto detective nella loro risoluzione, ma tutto ciò ha una sua spiegazione se si pensa che stiamo parlando di una società futuristica governata da leggi, sistemi e tecnologie differenti dai nostri e considerando il fatto che ci sono anche, seppur in maniera leggera, degli "elementi paranormali".
Do otto come voto perché il tutto è veramente molto ben fatto, ma se la serie fosse durata di più e quindi se avesse approfondito altre tematiche legate al tipo di società presentata, avrei dato sicuramente un nove.


 3
Eren

Episodi visti: 11/11 --- Voto 7
Avete mai letto un libro di Sherlock Holmes? Se vi è capitato, dovreste avere familiarità con la figura dell'investigatore che riesce a risolvere casi senza indizi. E non perché tali indizi siano nascosti all'occhio del lettore: semplicemente non ci sono. È dato scorgerli solo al geniale investigatore che, anche solo osservando di sfuggita un filo d'erba sulla scena del crimine, può identificare il colpevole poiché è ovviamente un grande esperto di botanica e quindi conosce tutte le specie vegetali del luogo, e sa che quella in analisi proviene invece dal paese d'origine del sospettato, del quale, guarda caso, è grande conoscitore - si tratta, ovviamente, di un esempio.
Che abbiate avuto o meno l'occasione di godervi tale lettura, sappiate che in "Un-Go" si ricorre nello stesso identico meccanismo: il protagonista, Yuuki Shinjurou, è un famoso investigatore che dedica la sua intera esistenza a "svelare la verità", in compagnia della sua ambigua e misteriosa assistente Inga. Peccato che tutti i casi presentati allo spettatore, con l'eccezione dell'ultimo (a mio avviso il più eclatante e assurdamente semplice), siano assolutamente irrisolvibili fino agli ultimi secondi della puntata. Purtroppo non ho mai avuto l'occasione di leggere i racconti gialli di Sakaguchi Ango, dai quali la Bones ha preso spunto per creare quest'anime, ma dubito che siano pieni di magia, tecnologia e eventi sovrannaturali come questa serie - peraltro, sappiate che il titolo "Un-Go", va letto "An-Go", proprio come il nome dell'autore in questione.

Trama
In un futuro Giappone post-bellico, distrutto materialmente e moralmente da una nuova grande guerra contro i paesi occidentali, Yuuki Shinjurou, il cosiddetto "Detective della Sconfitta", vive per svelare la verità del genere umano. Ovviamente non lo fa da solo: come tutti gli investigatori che si rispettino, ha un partner: una creatura misteriosa di nome Inga, che normalmente ha le fattezze di una bizzarra ragazzina dai capelli lilla, ma che può trasformarsi in una seducente donna dai temibili poteri.
Le 11 puntate dell'anime vedono i due protagonisti alle prese con casi di omicidio, solo omicidio, di grande importanza politica o sociale. Dietro a ognuno di questi casi si celano misfatti ancora più gravi del semplice assassinio: intrighi internazionali, bugie di stato, affari loschi d'ogni genere. Il brillante protagonista e la sua assistente, che ha il potere di far svelare la verità alle persone da lei interrogate, metteranno alla luce queste vergognose rivelazioni. Purtroppo, però, esse verranno sistematicamente occultate dalla controparte di Shinjurou, l'altro grande detective Kaishou Rinroku. Da ciò deriva il nomignolo del protagonista: eterno sconfitto in quanto ognuno dei casi che egli svela, viene poi ufficialmente risolto in modo differente, nascondendo le verità scomode che esso celava.
Se vi state chiedendo se oltre a giocare a guardie e ladri, i personaggi fanno altro, la risposta è no. Per i primi 6 episodi, non accade nulla al di fuori del caso sottoposto a Shinjurou; dalla puntata 7 in poi appaiono i personaggi che dovrebbero dare una svolta alla storia, facendo sperare nello sviluppo di una trama più complessa, che ci riveli qualcosa anche sul passato del protagonista e sul perché della sua partnership con una creatura demoniaca, ma state certi che non avrete nessun tipo di riscontro a questo vostro quesito.
Tutti i casi analizzati sono basati su doppie identità, tecnologie futuristiche, intrighi complicati e ciò li rende strutturati in modo da non poter essere risolti dallo spettatore, ma solo seguiti, fino alla svolta finale. Qui si lascia un piccolo spiraglio che dà l'illusione di aver risolto il caso, ma si tratta solo di un contentino, dato che spesso ciò avviene proprio durante la confessione di uno dei personaggi o pochi secondi prima della soluzione del caso da parte di Shinjurou. Inutile dire che i poteri di Inga sono spesso la fonte principale degli indizi, svelando informazioni assolutamente insospettabili prima della sua magica (in tutti i sensi) domanda. Lo spettatore farebbe quindi meglio a rassegnarsi a rimanere tale: limitandosi a osservare e basta, senza azzardare inutili ipotesi, che tanto si rivelerebbero sbagliate. Se ci si abitua a tale ruolo, la serie risulta comunque piacevole.
Il caso finale, invece, è una delusione di enormi proporzioni. Dinnanzi all'arrivo del secondo personaggio demoniaco, che ci viene presentato come detentore di poteri incredibili, ci si aspetterebbe un mistero profondo e complesso, ma ciò non avviene. Si tratta, probabilmente, del caso più semplice, l'unico risolvibile da chiunque lo segua con un minimo d'attenzione e occhio sveglio. E lo scontento non si limita ai fini investigativi, ma comprende il fatto che esso non rivela assolutamente nulla sul passato dei protagonisti, nonostante gli sia legato.
Non mi è dato sapere qualora gli sceneggiatori abbiano reso comprensibile l'ultimo caso di proposito, magari per dare l'illusione a chi lo guarda di essere intelligente e brillante come il protagonista proprio grazie alla risoluzione del caso definitivo, ma anche se così fosse, trovo sia stata una manovra errata. Meglio sarebbe stato concludere con l'ennesimo colpo di scena mozzafiato, lasciando un alone di mistero, con un risultato molto più interessante della scena finale, paragonabile a un romanzo che si conclude con degli spiacevoli puntini di sospensione.

Personaggi
I personaggi principali, come accennato sopra, sono Yuuki Shinjurou e Inga. In realtà di entrambi non sappiamo assolutamente nulla, se non che il primo ha probabilmente incontrato la sua partner durante la guerra, mentre si trovava in fin di vita e che ha stipulato con lei un patto che sancisce la collaborazione dei due al fine di rivelare la verità celata nelle anime delle persone. I dettagli del loro incontro rimangono sconosciuti, affidati solo ai primissimi fotogrammi dell'anime e a un flashback di pochi secondi nell'ultimo episodio, la relazione tra i due molto superficiale, e ogni domanda relativa alla natura di Inga senza risposta.
Di Shinjurou sappiamo solo che, nonostante la sua apparente genialità, egli è molto insicuro e turbato, ma i motivi di tale incertezza sono sconosciuti, lasciandolo senza alcun approfondimento.
A risentire dello stesso problema, in realtà, sono tutti i personaggi della serie: accennati più come macchiette caratteriali che come personaggi veri e propri. Prendiamo ad esempio la controparte del protagonista: Kaishou Rinroku. Diversamente da Shinjurou non è un investigatore "di professione", bensì l'amministratore della JJ System, un'azienda con le mani in pasta più o meno in qualsiasi grande affare del Giappone: dalla politica all'industria delle fonti energetiche. Svolge tutte le sue investigazioni da casa senza mai uscire: fa tutto attraverso internet e una serie di incredibili tecnologie che gli permettono di collegarsi con qualsiasi circuito e apparecchiatura elettronica per trarne informazioni e dati. Quasi nessuno l'ha mai visto in faccia, e tale è l'alone di mistero che lo circonda che alcuni dubitano addirittura della sua esistenza. Anche di lui sappiamo molto poco e il suo carattere rimane un grande punto interrogativo, insieme al motivo per il quale occulta sistematicamente i "fattacci" nascosti dietro i casi sui quali investiga gareggiando con Shinjurou.
Tra gli altri personaggi abbiamo la sua stessa figlia, Rie, la classica ragazza di levatura aristocratica che stima moltissimo il padre, ma al contempo non apprezza il suo comportamento losco, cercando quindi la collaborazione del protagonista nel tentativo di affermare la verità sulla bugia. Altri personaggi girano intorno alle figure di Shinjurou e Kaishou: la prosecutrice Koyama Izumi, braccio destro di quest'ultimo e sua grande ammiratrice, l'algido Hayami Seigen del Dipartimento di Sicurezza, la stessa donna di servizio di Rei o la seconda partner di Shinjourou, la robotica Kazamori, reclutata durante uno dei casi: sono tutte figure costantemente presenti, che però non ricevono alcuna cura dal punto di vista psicologico. Come ogni serie moderna che si rispetti è anche presente il personaggio mentalmente squilibrato, detto "il Romanziere", che però si rivela solo una marionetta ai fini della trama. Lo stesso nemico finale, Bettennou, la seconda entità demoniaca, non viene per niente caratterizzata e rimane assurdamente in secondo piano.

Grafica
Nella sua particolare spigolosità, la grafica di "Un-Go" è sicuramente uno dei suoi punti forti. Interessante e originale, rimane sempre curata e ben realizzata. L'animazione è buona, anche se non eccellente, e il character design dei personaggi è ben fatto. Le uniche eccezioni sono, a mio avviso, la versione adulta di Inga, il cui completo con pelliccia, bikini e leggings lascia alquanto perplessi, e il Romanziere, con i suoi codini turchesi da "majokko".
Particolare, e talvolta molto utile, è anche la scelta di inserire delle didascalie accanto ai personaggi, per indicarne nome e titolo sociale. Appaiono solitamente quando i personaggi si vedono per la prima volta o in momenti in cui è importante ricordare il loro ruolo, rinfrescando la memoria dello spettatore, e contribuendo a dare un'aria "poliziesca" alle scene, come se i personaggi fossero chiamati a testimoniare nell'anime le proprie azioni.

Sigle e colonna sonora
Insieme alla grafica la colonna sonora è ciò che rimette in pista "Un-Go", facendogli riguadagnare qualche punto.
Sia l'opening, "How To Go" by School Food Punishment, sia l'ending, "Fantasy" dei Lama, sono molto accattivanti e si integrano molto bene con l'anime. L'animazione della prima è molto ben curata e quella della seconda, con una grafica mutevole e ben realizzata, è quasi migliore. La musica ha un ruolo attivo anche in uno dei casi, nel quale Shinjurou investiga su un gruppo di Idol, le Yonagahime, la cui canzone "Beautiful Dreamer" ricorre anche più avanti nell'anime.
La colonna sonora è altrettanto ben realizzata, soprattutto il tema delle scene chiave dell'investigazione, che, con un ritmo martellante e un forte richiamo al Flamenco e al suono delle nacchere, accompagna alla perfezione i momenti trepidanti prima del verdetto finale.

Note
"Un-Go" presenta un paio di chicche decisamente curiose e divertenti. La prima è la comparsa della popolarissima vocaloid Hastune Miku. L'episodio in cui compare, il primo della serie, è dedicato proprio alla musica prodotta attraverso i computer e, durante una festa in maschera, si intravede di schiena qualcuno nei panni della più apprezzata idol digitale del Giappone, con le sue caratteristiche codine e la divisa.
La seconda chicca e un po' più difficile da individuare, trattandosi di una citazione non così popolare. La si trova nell'episodio 8, quando Shinjurou e Inga stanno investigando in una libreria. Quest'ultima viene inquadrata mentre legge un volume dal titolo "Sry-Doll", citazione del fumetto "Sky-Doll" della coppia italiana Barbucci&Canepa, prodotto in Francia (in Italia è stampato dalla Vittorio Pavesio Productions), e che ha riscosso un grande successo anche in America. Sia la copertina dell'albo, dal titolo "Sumimasen - Gomennasai", ovvero "scusate - mi dispiace", sia il retro raffigurano un alter ego di Noa, la protagonista del fumetto. Chissà che lo staff di "Un-Go" non sia un apprezzatore del fumetto europeo?

Conclusione
La mancanza di approfondimento psicologico è, a mio avviso, una grande pecca per quest'anime, che avrebbe potuto trarne una grandissima spinta trattandosi di un giallo, e potendo quindi sfruttare l'indole dei personaggi ai fini della storia, rendendola un po' più corposa. Probabilmente tale mancanza è dovuta alla brevità della serie, che in 11 puntate non ha potuto mettere in gioco tutte le carte a disposizione, ma si tratta di errore che la Bones ha già fatto in precedenza (vedi "No.6") e che credo faccia volontariamente al fine di tenersi le porte aperte per una seconda stagione.
Si tratta comunque di un prodotto che vale la pena di vedere, se non altro per la grafica e le colonne sonore, sperando in una nuova serie che getti un po' di luce sui troppi misteri che sono rimasti su "Un-Go".