logo AnimeClick.it


Tutte 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


 0
IruZaf

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Allora, allora... Evangelion 3.33: You Can (Not) Redo. Dopo aver visto i capitoli precedenti della Rebuild cinematografica, avevo ottime aspettative per questo titolo, anche se un po' ridotte dopo aver visto le spolliciate qui su Animeclick. Effettivamente, lo sbalzo rispetto a 1.11 e 2.22 è stato spiazzante. Come trama, se l'1.11 era un recap della prima parte della serie con bellissime revisioni, il 2.22 iniziava a discostarsi puntando più ai legami tra i personaggi, ora con il 3.33 siamo stati lanciati improvvisamente in una storia mai vista prima, che ignora assieme serie e film precedenti... e non soltanto a livello di trama.

Ci ritroviamo di botto 14 anni nel futuro, dopo una sorta di "coma" di Shinji dovuto agli eventi del finale del titolo precedente, e ad essere cambiato non è solo il mondo, ora inabitabile, ma anche i classici personaggi della serie. L'esempio più lampante è Misato, prima amorevole tutrice, donna di città, con i suoi difetti, ora una sorta di asettico stereotipo del capitano di navi spaziali. Esatto, perché ora abbiamo pure delle specie di navi spaziali in Evangelion, quella ove inizia il 3.33.

E già qui, questo titolo non mi ha esattamente "deluso", o "irritato": mi ha proprio rattristito. Uno dei motivi per cui ho adorato la serie è stato il perfetto bilanciamento delle sue sfacettature: gli umani non erano macchine da guerra assetate di sangue pronte a fronteggiare gli alieni invasori, erano prima di tutto persone con le loro debolezze, i loro dubbi, e soprattutto le loro vite di tutti i giorni; i luoghi non erano solo il freddo quartier generale della Nerv o i campi di battaglia degli EVA, erano anche le case dei protagonisti, i bar, la scuola, le strade; la tecnologia, escluse le "armi speciali" come gli EVA o il fucile a positroni su cui si concentravano i fondi, non era mai sofisticata, ma sempre "rozza", limitata (visione aiutata certamente anche dal contesto tecnologico degli anni in cui la serie venne prodotta), con cavi e cavoni ovunque, "robottoni a batteria", spesse pareti metalliche per difendersi, e mangianastri; e gli umani non avevano forze smisurate contro i possenti angeli, solo il loro ingegno e gli EVA, che per 3/4 di serie sono soltanto grossi macchinari molto resistenti in grado di usare coltelli e armi da fuoco, passando poi con End of Evangelion ad una potenza apocalittica che COMUNQUE trascende assolutamente le capacità umane. In poche parole, le persone erano sempre e comunque esseri umani, con una caratterizzazione eccelsa, ai quali bene o male ci si affeziona proprio perché reali. Lo spettatore poteva avvertire con mano la pace di tutti i giorni da difendere dal Third Impact, alimentando così il dramma che seguirà e che vedrà la propria apoteosi in End of Evangelion. Dev'essere anche per questo che ho adorato assolutamente il 2.22, che faceva delle relazioni tra i personaggi il cardine della propria trama.

Tutto ciò, col 3.33... viene perso. Si inizia proprio con una battaglia per mezzo di una specie di potentissima astronave comandata dalla ora fredda Misato e dai comprimari (qui molto piatti, Ritsuko su tutti, priva di qualsivoglia carattere in questo film). Siamo lontanissimi da quel PERFETTO bilanciamento tra guerra e pace, tra umanità e bestie guerriere, che si avvertiva fino al capitolo precedente. Persino i discorsi filosofici, le introspezioni psicologiche, il simbolismo... sono tutti ridotti all'osso, quasi a livello di "morale da shonen" (la forza dell'amicizia nel caso di Kaworu e Shinji, la redenzione del protagonista verso il mondo... e fine). E parlando di cliché da anime qualsiasi, come non nominare il fatto che "nessuno ascolta e nessuno parla"? Shinji chiede mille volte cosa è successo, e viene ignorato; [accenno di spoiler, attenzione]Kowaru dice a Shinji di non seguire più il piano perché c'è qualcosa che non va, ma Shinji insiste; Asuka che nella battaglia contro Shinji NON accenna minimamente a perché Shinji stia sbagliando[fine spoiler]. In poche parole, si perde quella profondità che ha reso Neon Genesis Evangelion uno dei capisaldi dell'animazione nipponica, proponendoci un film molto action ed energico che si è preso i personaggi di Neon Genesis Evangelion.

TUTTAVIA! Superato ciò, ci sono anche dei lati positivi. Prima di tutto, capisco come tutto ciò sia una scelta narrativa di Anno: il mondo come lo conoscevamo è andato perduto per sempre, fin nei suoi più piccoli dettagli. L'apocalisse c'è stata e tornare indietro pare impossibile (da qui il titolo "You Can (Not) Redo", "(Non) Puoi Tornare Indietro"). Lo sbalzo è stato decisamente eccessivo, quasi ci fossimo persi un pezzo, ma l'autore probabilmente voleva farci sentire come Shinji al suo risveglio: persi e spaventati, in un mondo a noi totalmente estraneo.
Inoltre, il personaggio di Kaworu qui viene più approfondito (abbastanza carine le scene al pianoforte con Shinji), e le battaglie degli EVA non deludono mai (soprattutto grazie
Attenzione :: Spoiler! (clicca per visualizzarlo)
all'attivazione consapevole della modalità Berserk, già vista nel 2.22[fine spoiler]). Infine, il simbolismo e la sensazione di essere "presenze infinitesimali in uno schema quasi divino", visti nella loro forma migliore in Endo of Evangelion, ritornano nella battaglia finale, soprattutto grazie all'ambientazione. C'è del potenziale, c'è una base, decisamente... ma occorre attendere il 3.0+1.0 per vedere se verranno effettivamente sfruttati.

Inutile poi dire come audio (doppiaggio italiano compreso) e animazione siano su livelli altissimi.

Detto ciò, per me "Evangelion 3.33: You Can (Not) Redo" è da 7.

È un film d'animazione godibile, ma non è un film di Evangelion.


 0
Pannero

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Evangelion 3.0 Q" è il terzo capitolo cinematografico della Rebuild di Evangelion (un riadattamento della serie tv diviso in quattro film).
Siamo a un punto di svolta, quello che doveva essere una "rinarrazione", o meglio una "Rebuild" cioè una "ricostruzione" di Evangelion (leggendaria serie tv anni '90 che si è imposta come anime del decennio), in questo film si trasforma di fatto in un seguito rispetto a quanto successo nella serie originale.
Ma il risultato non è del tutto soddisfacente.

Siamo 15 anni dopo la fine del capitolo precedente "Evangelion 2.0" e Shinji si risveglia in un mondo che non conosce. Improvvisamente si trova su una navicella guidata da Misato (ormai irriconoscibile) e da Ritsuko, con uno staff di sconosciuti e pochissimi volti familiari: infatti Misato ha messo su, assieme a Ristuko, un'organizzazione che si oppone alla Nerv! Dopo una fase di spaesamento Shinji viene a sapere che lui stesso ha causato il Third Impact e che il mondo che conosceva non esiste più. Tutto è cambiato: Rei Ayanami sembra non esistere più (nonostante gli sforzi disperati di Shinji di salvarla nel film precedente), Misato non vuole più rivolgergli la parola, Asuka stessa è furiosa con lui (infatti lei e Mari sono passate dalla parte di Misato, e combattono contro la Nerv) e i suoi amici di sempre sono morti. In questo mondo distorto e senza nessun appiglio, a Shinji non rimane che affidarsi all'ambiguo e misterioso Kaworu, che sembra il suo unico vero amico...

Insomma, un film di sconvolgimenti per i die-hard fan di Evangelion, sconvolgimenti e sviluppi che non mi hanno convinta del tutto, anzi.
La prima parte del film passa in modo assolutamente inutile e lento: l'intrudizione della Wunder, la navicella capitanata da Misato, e la presentazione dello staff di essa rimane fine a se stessa e conta poco ai fini della trama. Capisco il senso di spaesamento di Shinji, ma Misato (ormai diventata una parodia di Capitan Harlock) che si rifiuta di parlare con lui è stata una scelta brusca, e anche abbastanza noiosa in termini di sviluppo (Shinji che ripete per mezz'ora "signorina Misato! Signorina Misato!" non è molto interessante).
In mezzo ci sono le scene con Asuka e Mari a bordo dei rispettivi Eva che sono stupefacenti dal punto di vista tecnico delle animazioni: un vero e proprio capolavoro che interrompe bruscamente la noia di una trama che procede a rilento e come al solito senza dare vere e proprie risposte.
Il tema del film è "il mondo come lo conoscevi non esiste più, potrai rimediare ai tuoi errori?" il che è un bellissimo messaggio di base, e il senso di alienazione e vuoto di Shinji (dilaniato dai sensi di colpa per quello che ha fatto e incapace di trovare un appiglio, proprio lui che è così debole e insicuro) ha pienamente senso, ma è reso in un modo che non gli rende del tutto giustizia.
Si alternano momenti di vuoto narrativo a scene pretenziose ma efficaci (come il pezzo in cui Shinji e Kaworu suonano il pianoforte, che sta a simboleggiare come i due, in un mondo fatiscente riescano a trovare un punto di contatto, un legame; oppure l'immagine della nuova Rei che vive appena sopra a un baratro in una casetta fatiscente) a altre di dubbio gusto dal punto di vista narrativo (come quando Fuyutsuki all'improvviso decide di rivelare a Shinji tutte le informazioni in suo possesso senza un vero e proprio motivo), andando a sfociare poi nelle scene finali incredibili come realizzazione tecnica, ma assolutamente fatiscenti come credibilità dei personaggi e come coerenza (Shinji che da dentro l'Evangelion grida "lo farò per la signorina Misato" è proprio il fallimento di un personaggio, che cerca continuamente di evolversi e alla fine fa scelte importanti che possono influenzare il destino dell'umanità, solo e soltanto per farsi lusingare dal suo mentore?).
Insomma, un alternarsi di cose che non lo rende il film più organico o quello più riuscito di Anno, anzi.

Il fan service come al solito (che è uno degli elementi caratterizzanti di Evangelion) torna prepotente a farsi sentire, con ammiccamenti e espressioni messe apposta per fare felice una certa parte del pubblico (tipo Mari che si rivolge a Asuka chiamandola "Principessa" e cose di questo genere).
Mari appunto, che è uno dei personaggi nuovi della Rebuild, si inserisce e si amalgama abbastanza bene rispetto ai personaggi storici, non risultando fuori posto (almeno non quanto la nuova Misato), mentre Asuka appare cresciuta, più addolcita e matura (il suo carattere nella Rebuild è molto diverso rispetto alla serie tv. Stavolta riesce ad avere un percorso di maturazione e consapevolezza di sè e degli altri molto più solido).

Bene il doppiaggio italiano, che riesce a mantenere gli stessi doppiatori fin dalla serie tv (a eccezione di Misato, che vede l'uscita di Stella Musy).
Due parole sulla meravigliosa colonna sonora, il cui main theme che si sente durante i titoli di coda è "Sakura Nagashi" dove troviamo una strepitosa Utada Hikaru che ci regala una delle canzoni più belle di sempre e dal messaggio forte e bellissimo.

Insomma, sicuramente non all'altezza del precedente capitolo, "Evangelion 3.0" apre a una nuova fase- conclusiva- della ricostruzione cinematografica di questo cult immortale anni '90, sperando che il quarto e ultimo capitolo riesca a dare un'organicità e a rispondere a tutte le domande poste in questo terzo film, per il momento esso rimane individualmente un'opera non del tutto perfetta, ma anzi con parecchi buchi nel mezzo.
Il voto molto alto è fondamentalmente riferito alla parte tecnica delle animazioni, che ho trovato un pò sotto alla soglia del precedente film, ma che rimane comunque di rivello altissimo e incredibile (soprattutto le scene dei combattimenti, cioè quella iniziale e quella finale).
La lavorazione del prodotto nel complesso (tra doppiaggio, colonna sonora e appunto animazioni) è straordinaria, il problema sono i contenuti che in alcune parti vanno a mancare o a non essere del tutto soddisfacenti rispetto a quanto detto in precedenza.


 5
alex di gemini

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
Purtroppo, per recensire i film del rebuilt, non posso non fare qualche spoiler, piccolo o grande che sia, per cui… siete avvisati.
Shinji si risveglia dopo anni nell' LCL e riceve….. baci abbracci e una grande festa? Non proprio, dato che, almeno in questo Eva resta fedele alla sua anima: tutti odiano Shinji e lo trattano come un paria come non mai. Anche Rei è come inesistente e ignorata da tutti. In effetti la situazione non è facile, perché è scoppiata da lungo tempo la guerra civile tra la Nerv e la Seele e tutta l'umanità è in uno stato di povertà e prostrazione, a causa dello sfiorato third impact avvenuto alla fine del film precedente. Solo Kaworu tratta il nostro con stima e gentilezza, memorabile la scena in cui suonano il piano insieme. Ma a parte questa scena, nonostante le buone idee, la grafica da urlo, la visione dei nostri amici come saranno quattordici anni dopo la serie regolare e le buone colonne sonore, tutto scivola nel vuoto, senza dire niente, né come azione, né come psicologia. Piatto totale. Certo, i due film precedenti potevano appoggiarsi più o meno intensamente alla serie classica mentre ora siamo totalmente fuori dal seminato e non è certo facile inventare ex novo, ma qui siamo veramente alla delusione. Se almeno il film fosse stato realizzato in dieci mesi come era stato promesso dopo il successo del secondo film ci sarebbe potuta essere una scusante ma, dato che i lavori sono durati tre anni, non c'è nemmeno questa. Non mi resta che sperare che il quarto e ultimo sia davvero mirabolante per salvare il rebuilt da questa pessima battuta di arresto.
Voto quattro ma, se non fosse per la grafica, avrei dato tre.


 3
npepataecozz

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
Ero rimasto piuttosto sorpreso dalla visione del secondo film su Evangelion. La serie al tempo mi era piaciuta ma non al punto da farmi diventare un suo fan incallito: così non avevo seguito l'iter che ha portato alla sua realizzazione ma, anzi, credevo si trattasse solo di un riassuntone della storia originale, un pò come era accaduto col primo film. Ed invece mi sono ritrovato con una trama completamente stravolta e con dei personaggi completamente irriconoscibili: ammetto che la cosa mi ha fatto un certo effetto. Tuttavia l'idea di lasciare i vecchi binari per costruire qualcosa di nuovo non mi era del tutto dispiaciuta: il risultato finale non era stato poi un granchè, il film aveva assunto delle vesti più semplici e commerciali, ma avevo trovato nel 2.0 alcuni aspetti davvero interessanti.
Probabilmente, però, Mr Anno deve aver trovato intollerabile un cambiamento così radicale; così ha deciso che per il 3.0 si cambiava registro e si tornava alle origini. Anzi per compensare la semplicità del film precedente si deve essere posto come obiettivo quello di innalzare ulteriormente il coefficiente di difficoltà interpretativa fino a rendere il tutto comprensibile solo ad un elite di veri appassionati. Qualcuno fra i recensori ha detto che la maggior parte di coloro che hanno visto al cinema questo film è uscito dalla sala piuttosto deluso: ebbene mi sarei stupito del contrario. In questo film non solo mancano le risposte (quelle magari sarà possibile trovarle nel prossimo) ma molto spesso anche le stesse domande sono incomprensibili.
In questo contesto avrei tre domande da fare al suo creatore:
1. Signor Anno, perchè ha scelto di diffondere una storia così complessa usando lo strumento cinematografico? Un'opera di tale complessità occorre di più visioni per essere veramente capita ed anche mentre lo si guarda è necessario "riavvolgere il nastro" più volte per decodificare il senso di certe parole. Dubito che chi l'ha visto al cinema possa avere avuto gli strumenti necessari per cogliere tutto al volo.
2. Signor Anno, che senso ha creare una storia che rompa i ponti con il passato se poi si fa continuamente riferimento ad esso? L'origine di Rei non è cambiata; la relazione tra Shinji e Kaworu è sempre la stessa; le personalità dei vari personaggi, dopo essere state stravolte nel 2.0 sono rimaste le stesse. Potrei fare altri esempi ma mi fermo qui.
3. Signor Anno, perchè concentrare l'intero film su Shinji e trascurare gli altri quando quest'ultimo con tutta evidenza non aveva nulla di nuovo da proporre?
La mia recensione termina qui, tanto ciò che penso di questo 3.0 dovrebbe essere ormai chiaro a tutti.

AkiraSakura

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
"Evangelion 3.0" rappresenta l'ultima fase, quella più plateale e raccapricciante, del declino di Hideaki Anno. Il terzo capitolo del fantomatico "Rebuild" assume i connotati dell'incubo otaku per eccellenza: la foschia nerastra che avvolgeva il tormentato Shinji Ikari negli ultimi due episodi della serie televisiva anziché ritirarsi per lasciar spazio al cielo limpido diventa fetida, nauseabonda, pronta a distruggere i gloriosi moniti del suo predecessore. L'ennesima trollata d'autore? Potrebbe anche essere, ma sarebbe soltanto l'ennesimo capriccio di un regista che ormai è diventato un po' la caricatura di sé stesso: a furia di prendere in giro gli spettatori, si finisce inevitabilmente col darsi la zappa sui piedi, è inevitabile. Certamente, la decontestualizzazione di un gigante come "Evangelion", trasformato da opera psicologica e riflessiva in penoso blockbuster senz'anima, è sintomo di una generale carenza di idee, nonché di un manierismo urlato e nauseante; l'ennesima rivisitazione svogliata dei soliti cliché; l'autoreferenzialità estrema di un otaku il quale, anziché ritirarsi dalle scene conservando un briciolo di dignità, preferisce intascarsi tanti bei quattrini facendo prostituire senza alcuna decenza la sua gallina dalle uova d'oro.

Il secondo capitolo del "Rebuild" - il primo si trattava di un mero recap della prima parte della serie televisiva - in un certo senso era stato un modo per compiacere gli americani - con il suo Shinji Ikari impavido, novello Schwarzenegger che diventava nientepopodimenoche Dio per salvare la sua donna - senza alcuno sviluppo filosofico e psicologico degno di nota, a parte il fanservice abusato ed urlato - coronato dall'entrata in scena di un nuovo children, una meganekko tanto insopportabile quanto inutile ai fini della trama, nonché dalle numerose inquadrature delle belle natiche di un'insulsa Asuka a digiuno di una qualsivoglia caratterizzazione.
Questo terzo capitolo è ancora peggio, perché - almeno in teoria - vorrebbe tornare ai fasti della serie originale: le gesta eroiche a stelle e strisce del film precedente vengono rinnegate, sebbene in apertura ci sia la solita scena d'azione da film americano di serie B, un combattimento nello spazio in cui il regista fa di tutto per far risaltare i particolari meccanici degli Eva e degli Angeli, fallendo completamente nel rendere "Evangelion" un qualcosa di epico. Anno ricorre addirittura al riciclaggio di alcuni dei migliori brani della colonna sonora di "Nadia - Il mistero della pietra azzurra" - alla faccia della secca creativa! -, con grande sgomento dei fan di vecchia data della GAINAX; dopo tale infelice incipit, Shinji Ikari dimenticherà il suo eroismo impavido, e tornerà ad essere il solito otaku paranoico della serie del '95 - seppur in modo superficiale ed artificioso, senza alcuna introspezione degna di nota. Egli sarà catapultato nel futuro, forse in una dimensione differente - insomma, si tratta di uno di quei cliché fantascientifici triti e ritriti sui quali i fanboy della saga si dilettano a costruire imponenti castelli di carta -, e ivi ritroverà una nuova Misato Katsuragi trasformata nella versione femminile del capitano Okita/Nemo/Gloval di Yamato/Nadia/Macross, che attiverà la sua Corazzata Spaziale/Fortezza Dimensionale/Nuovo Nautilus con la STESSA musica di sottofondo utilizzata nella STESSA scena della serie televisiva di "Nadia - Il mistero della pietra azzurra" in cui avveniva lo STESSO fatto. Il tutto è così ridicolo da rasentare l'autoparodia - e forse quel buontempone di Anno questo voleva fare, a parte le solite questioni economiche già accennate (si pensi all'Evangelion smartphone, messo in commercio grazie a questo revival cinematografico: la metamorfosi di Anno, dapprima otaku complessato in piena crisi esistenziale, ora furbo capitalista sulla falsariga di Steve Jobs).

Ovviamente non manca all'appello un raccapricciante fujoshi bait - la melensa e stucchevole storia d'amore tra Shinji e Kaworu, uno degli apici trash del film; un idillio a base di sonate di pianoforte, toccate (non musicali) e preconfezionate frasi a effetto recitate sotto la candida luce della Luna.
E tutto va avanti così, al solito modo, goffamente, con misteri che non verranno mai svelati, una sceneggiatura che trasuda luoghi comuni da tutti i pori, gli sguardi languidi che si lanciano i due protagonisti del film - con tanto di musica pseudo latino americana di sottofondo - che forse andrebbero bene in un film di Pedro Almodovar, non di certo in un'opera che si fa carico del nome "Evangelion". Come se tutto ciò non bastasse, Anno cerca di ripetere determinate scene da brividi del glorioso "End of Evangelion", tuttavia fallendo miseramente, lasciando lo spettatore più attento perplesso, stizzito e bisognoso di purificarsi dalla perniciosità di una tale insulsaggine visiva.

Ma cosa rimarrà di questo film, una volta che sarà passato di moda? Il testamento spirituale di Anno? La tanto millantata resurrezione della GAINAX storica? Nulla di questo. Perché stiamo parlando del fanservice spinto all'estremo, del feticcio otaku per antonomasia aggiornato a nuovi livelli di squallore, una prostituta cinematografica il cui unico scopo è quello di testimoniare l'invecchiamento che avanza, il coronamento della demenza senile; tante scene vuote e prive di pathos che sfilano all'interno della suprema fiera del ridicolo, un triste teatrino su cui aleggia la goffaggine di chi da più di vent'anni ripete sempre le stesse cose a della gente che dopo qualche mese le ha già dimenticate. La fine di una generazione ormai vecchia, stanca, che si è ridotta ancora peggio delle nuove generazioni di otaku da lei stessa criticate. E chissà che traguardi di inezia raggiungerà il quarto capitolo del Rebuild - sempre se uscirà, anche se non ci conterei molto. Magari nell'ennesimo riciclaggio trash di "Devilman" e "Ideon: Be Envoked" ci ritroveremo delle scene e delle musiche prese di peso da "Karekano", alla faccia di chi vedeva in questo "Rebuild" una nuova rivelazione in grado di farsi veicolo di profonde argomentazioni esistenziali. Ma si sa, i giapponesi per quanto concerne l'animazione hanno la memoria corta, sono superficiali e molto più modaioli e consumisti del modello occidentale che intendono ricalcare. E gli incassi stratosferici di quest'opera a dir poco orripilante ne sono la prova.


 2
Elam

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Che Hideaki Anno sia in grado di stupire, sconvolgere, smontare e rimontare, prendere e lasciare filoni narrativi comodi, giocare con i misteri e fare cose inaspettate, ce l'aveva già dimostrato con la serie originale. La sua abilità è indiscussa: come riesce Hideaki Anno a far arrabbiare la gente che segue la sua opera regina e il suo remake cinematografico, è a dir poco geniale...e se devo dirla tutta mi piace moltissimo leggere commenti negativi poiché tali commenti sono stati espressi sia in occasione di quella seconda parte dell'anime, con quella conclusione "non conclusione", e sia in questo terzo film. I fans vogliono uno sviluppo della storia lineare, ed Anno non lo fa, anzi si diverte a spiazzare. C'è una realtà oggettiva del valore narrativo, visivo, eddai.. "cinematografico" di questo singolo "episodio" ed una realtà più ampia che potrà essere capita solo dopo la visione di tutti i film. Poco importa se i puristi vogliono una cosa, Anno seguirà la sua strada, e che strada!!!
Partiamo dall'inizio, SPETTACOLARE in cui troviamo alcuni dei vecchi protagonisti, alcuni cambiati, altri invece uguali, compreso Shinji l'antieroe per eccellenza, una medusa fuori dall'acqua con il carisma di una lumaca con le gambe. Sono passati 14 anni (che abbia un significato questo numero?) dal secondo film e a parte i piloti degli eva, tutti sono diventati più vecchi. Shinji viene recuperato da Asuka assieme alla 01 all'interno di una incredibile bara spaziale a forma di croce tridimensionale dove è rimasto chiuso per tutti quegli anni. Le sequenze d'apertura sono spettacolari e così tutta la prima mezz'ora di film. Apprendiamo così che Misato ora è a comando di una organizzazione che combatte contro la NERV, supportata da Asuka e da un altro pilota. Il mondo è completamente differente da come Shinji se lo ricordava e nessuno, ma proprio nessuno gli fornisce spiegazioni su cosa è accaduto e del perché lo temono. A causa di questa ottusa "omertà" da parte di Misato e il suo Team, il ragazzo "medusa" fuggirà con l'aiuto di una "nuova" Rei e finirà nella fazione della NERV tra le "non braccia " di suo padre. Alla NERV apprenderà il segreto di Rei (noto da tempo ai fans), gli sarà svelata la storia del mondo degli ultimi 14 anni, le sue grandissime responsabilità e farà amicizia con un nuovo pilota grazie al quale darà inizio alla fase finale del progetto di perfezionamento della razza umana, controvoglia per giunta!
Questo in sintesi il terzo film sulla cui trama non mi dilungherò ulteriormente. Dal mio punto di vista questo terzo film è Evangelion in tutto e per tutto. Per esempio si ritrova completamente lo spirito della serie, compresa l'antipatia per l'antieroe smidollato Shinji, la sensazione apocalittica degli eventi, la sensazione di frustrazione per le mancate risposte che non vengono date ne al protagonista e ne allo spettatore. La realizzazione tecnica è impeccabile, le ambientazioni surreali e apocalittiche sublimi e i combattimenti sono una vera forza. Certo questo terzo film è lontanissimo dalle storie dei primi due ed ha intrapreso una strada del tutto nuova, ma Anno ci aveva già abituati a questo nella serie animata. Come critica direi che questo terzo film si discosta talmente dai primi due che coglie impreparati fans e spettatori occasionali e non se ne capirà la portata fino a che non vedremo il 4°. A questo proposito, il 4° film finirà la saga, vi sarà un loop/intreccio con la storia narrata nell'anime o terminerà come gli ultimi due episodi della serie TV? Nessuno lo teme?


 1
Sarren

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
I giudizi su questo terzo film del Rebuild, progetto che già di per sé aveva suscitato molte perplessità tra gli appassionati, sono stati variegati e spesso negativi; da chi lo considera l'ennesima trollata di Anno, chi l'ha trovato semplicemente incomprensibile, chi lo vede come spaccatura totale rispetto agli altri due film e alla serie originale e chi pensa invece che rappresenti il vero ritorno alla serie originale e ai suoi temi.
Giudizi tutti bene o male fondati, ma la mia personale opinione è che questo film sia la ricaduta dell'appassionato da spettatore onnisciente, che conosce tutto del mondo di Evangelion e dei suoi sviluppi, al livello di Shinji, ossia di colui che non sa niente di quanto stia accadendo.

Riflettete: nei film precedenti, pur con qualche mutamento, conoscevamo tutti gli aspetti che erano sconosciuti ai vari personaggi (con forse la sola eccezione della Seele e di Gendo) e come la storia si sarebbe evoluta. Al contrario adesso non sappiamo niente di come la storia si è sviluppata e di cosa sta succedendo. Siamo smarriti, non capiamo niente, ma in questo non siamo soli, c'è un personaggio che si trova nella nostra stessa situazione e che è confuso come noi: il protagonista, Shinji Ikari.
Noi siamo come Shinji: all'inizio del film ci risvegliamo in un mondo che credevamo di conoscere e che invece troviamo irrimediabilmente mutato e incomprensibile. Siamo trascinati da eventi che non comprendiamo, incontriamo personaggi che non riconosciamo più, tanto sono cambiati e, come Shinji, non sappiamo spiegarci il perché di tutto questo. Vogliamo capire, vogliamo conoscere quello che è successo, ma per tutto il film questa sete di sapere è elusa, sostituita da poche e ancora embrionali rivelazioni e da una sovrabbondanza di indizi che però, a conti fatti, non ci dicono nulla di concreto (forse una presa in giro allo spettatore di Evangelion che, da pochissimi elementi, tende a costruirsi enormi sistemi di pensiero e di teorie indimostrabili?).
Se il punto di vista che ho esposto è corretto, allora l'impostazione shinjicentrica di YC(N)R era l'unica possibile, a costo di tagliare tutti gli altri personaggi. Un costo davvero notevole, soprattutto per una serie come Evangelion, famosa per la caratterizzazione dei suoi personaggi, ma che permette, sia pur in minima parte e in modo comunque inferiore all'originale, di ritornare alla penetrante analisi psicologica dell'animo di Shinji Ikari, il suo sentirsi smarrito e impotente, che era il perno della serie e che invece nel Rebuild ancora non era stata accennata. Questo nonostante nei fatti la maggior parte del film si concentri sulle azioni frenetiche e sull'avvicinamento tra Shinji e Kaworu.

Nonostante quello che ho detto, YC(N)R è tutt'altro che un film perfetto. Se nelle intenzioni ho apprezzato la netta cesura con quanto fatto in precedenza e l'immergere lo spettatore in un mondo diverso da quello che conosce, nella pratica ciò è stato realizzato con una sovrabbondanza eccessiva, quasi un autocompiacimento di stampo barocco nel giocare e confondere lo spettatore, che rischia di farlo scadere in un prodotto fine a se stesso, incapace di comunicare alcunché, vuoto nella sostanza. Tali accorgimenti valgono anche per le scene di combattimento, spettacolari e colossali, ma anche confuse e in cui è difficile capire le intenzioni di chi le affronta.
Inoltre la carne al fuoco aggiunta è stata così tanta che risulta più che lecito domandarsi se sarà sufficiente un altro film per dare una spiegazione a tutto, il rischio che Anno abbia fatto il passo più lungo della gamba sembra alto.

Quest'ultimo (almeno per adesso) capitolo è il più coraggioso del Rebuild, una censura netta rispetto ai due precedenti, ma è purtroppo gravato da dei difetti impossibili da negare, in primis la sovrabbondanza di eventi e l'apparente autocompiacimento, un po' fine a sé, che sembra provare nel disorientare e nello stupire lo spettatore.
E anche difficile da giudicare in quanto, a seconda di ciò che sarà mostrato nel film successivo, il giudizio potrebbe variare totalmente: è come se dovessi valutare una serie ancora in corso prima che siano date tutte le spiegazioni necessarie. Il voto, provvisorio, è un arrancato otto, poiché ho apprezzato il cambio totale di rotta, pur tra le enormi problematiche che solleva, ed è comunque riuscito a intrattenermi.


 2
Giuseppes93

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Evangelion 3.0 è un film del 2012 realizzato dallo studio Khara, edito in home video con il titolo Evangelion 3.33 You Can (Not) Redo.

Questo film, terzo capitolo della tetralogia "Rebuild of Evangelion" narra gli avvenimenti successivi al Third Impact, verificatosi in seguito al tentativo di Shinji di salvare Rei Ayanami.
In particolare il film è ambientato 15 anni dopo quegli eventi, quando Shinji, finalmente risvegliatosi, prende coscienza della nascita di una nuova organizzazione, denominata Wille e capitanata da Misato Katsuragi, con il compito di eliminare gli Eva e distruggere la Nerv, che, sempre guidata da Gendo Ikari, cerca invece sempre di conseguire il "Progetto per il perfezionamento dell'uomo", seguendo, almeno apparentemente, gli ordini della Seele.
Shinji dovrà quindi scegliere, sullo sfondo di una Terra oramai semi-distrutta, se seguire le direttive della Wille, dove ormai tutti sembrano trattarlo con diffidenza e disprezzo, o ritornare dal padre e, soprattutto dall'amata Rei.

Questo terzo capitolo della Versione Cinematografica di Evangelion, ricopre sicuramente un importanza enorme all'interno della saga: rappresenta, infatti, il primo film con materiale interamente originale e indipendente dalla storica serie tv; per la prima volta infatti, vedremo nell'universo di Evangelion, le conseguenze del Third Impact e come esso ha cambiato il mondo e i Lilin, ossia gli uomini.
Pertanto il compito che si prefiggeva l'opera non era da poco: cercare cioè di impostare un degno finale (che sarà rappresentato dal capitolo finale "Shin Evangelion") per un'opera così importante nella storia dell'animazione giapponese, ma mai degnamente conclusa, poiché per motivi diversi, sia la serie che il film "The End of Evangelion" non sono mai riusciti in quest'arduo compito.
E a mio parere ci riesce.
Quest'opera riesce (nonostante rimangano ancora tanti punti oscuri) nello sviluppare entrambi i temi cardine di Evangelion e cioè sia quello dello scontro Angeli-Uomini, sia quello prettamente inerente all'aspetto psicologico dei personaggi.
Del primo preferisco non parlare dato che è strettamente connesso agli eventi del film; per quanto riguarda il secondo, in particolar modo mi è piaciuto molto l'approfondimento (molto marcato nel film) del rapporto che viene a crearsi tra Shinji e Kaworu Nagisa, questo misterioso ragazzo (già visto nella serie animata) inviato dalla Seele per far parte della nuova Nerv. I due sembrano avere un'affinità particolare, che farà nascere una sincera amicizia, grazie alla quale potranno fuggire dalla triste realtà che li circonda, data non tanto dalla devastazione incredibile del pianeta che conoscevano, quanto dalla loro drammatica condizione esistenziale.

Ecco perché seppur i riferimenti religiosi siano una componente importante dell'opera, nonché ne costituiscano una valida e utile chiave di lettura, Evangelion, con questo capitolo, ci fa capire ancor di più come tutto poi si "riduca" alla semplice sfera psicologica dei personaggi.
Molti sono gli aspetti e le dissertazioni che potrebbero essere fatte sul film, ma credo che queste possano esser fatte solo a visione ultimata e quindi non mi soffermo ulteriormente.

Per quanto riguarda l'aspetto prettamente tecnico, la grafica, le animazioni e il sonoro si mantengono sugli ottimi livelli dei precedenti capitoli.
Per l'occasione l'editore Dynit confeziona un'ottima "First Press Limited Edition" contente un poster e un booklet di oltre 60 pagine e interamente a colori.

Insomma, Evangelion continua, prende una nuova strada che potrà piacere o non piacere; sta di fatto che rimanga un'anime che oltre l'ottima realizzazione tecnica, può vantare un importante punto a suo favore: fa parlare sempre di sé; che se ne parli bene o male, forse non riusciremo mai a smettere di interrogarci sui numerosi temi e spunti di riflessione che questo capolavoro ci offre.

Utente28606

 5
Utente28606

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Recensire Evangelion non è per nulla facile, e spesso mi è capitato di cambiare di colpo idea su di esso, su The End of Evangelion, su Rebuild of Evangelion. Ma ci proverò quanto meno, dopotutto, "Io sono io", e nessun'altro.

Metabolizzare, assorbire, decifrare quell'anime che risponde al nome di Neon Genesis Evangelion non è mai stato facile, e mai lo sarà, come ha dimostrato il progetto "Rebuild of Evangelion", tetralogia cinematografica che si dovrebbe dilettare nel reinterpretare la serie animata originale, ormai uno dei punti chiave dell'animazione giapponese ed uno degli anime che più ne hanno influenzato le dinamiche. Ma togliamoci dalla testa questo pensiero, questo pregiudizio errato, di trovarsi di fronte a quell'Evangelion di 18 anni or sono. No, quello è un altro Evangelion, che da solo sembrava battere (e lo ha fatto) tutte le strade possibili degli anime... no ma che dico, della sapienza umana, spingendosi laddove nessuno si era mai spinto, toccando temi quali la filosofia greca e quella odierna, il vecchio ed il nuovo testamento, ed infine sé stesso, in tutta la sua irraggiungibilità comprensiva, legando il tutto in un mix apparentemente caotico di citazioni ad altri anime (Gundam, Ideon e Devilman in particolar modo), parallelismi a filosofi di ogni età (da Kant ad Anassimandro, da Nietzsche a Eraclito) ed alla Cabala ebraica, giungendo infine a sé stesso. La conclusione è infatti una sorte di analisi di tutti i personaggi, di tutti i percorsi finora fatti nella storia, di tutto quell'intruglio di filosofia che era stato generato.

Il famoso filosofo greco Aristotele, millenni fa, sosteneva che il sapere puro fosse quello che era fine a sé stesso, poiché solo esso è in grado di comprendere l'essere in quanto essere. Ed ora, a due millenni belli tondi di distanza, senza alcun dubbio possiamo affermare che l'anime per eccellenza è quello che è fine (ontologicamente parlando?) a sé medesimo, in quanto toccando sì tutti questi temi e calpestando tutte le chiavi di lettura immaginabili, giunge sino a se stesso in sé per sé, argomentando nient'altro che il tutto che era venuto a formarsi tramite questi parallelismi e citazioni. Tutto questo discorso, direte voi, a che pro? Se m'è lecito dirlo, considero Evangelion (e con Evangelion parlo del solo l'anime del 1995) l'unico anime in grado di essere in sé per sé, di esistere senza bisogno di alcuno, ma costruendosi tuttavia su qualcos'altro. E non pensiamo a The End of Evangelion, che risulta un discorso a parte in molti lati, poiché la conclusione già c'era nella serie, e sì, la pellicola suddetta riesce a concludere ancor meglio la serie, se vogliamo dirla tutta, dal lato "spettacolare", ma ci si accorge comunque che la risposta era celata comunque negli episodi finali, e che tale risposta non si era riuscita a comprenderla appieno per vari motivi, variabili di caso in caso.

E allora, perché si è deciso di fare questo Rebuild of Evangelion? Per farlo assaporare maggiormente alle nuove generazioni? Su quest'ultimo punto avrei forse da ridire: le "nuove generazioni" di fan di anime sono cresciute con anime indirettamente o direttamente influenzati da Evangelion, ed il fatto che Evangelion ritorni dopo un periodo di sole sue ricalcature e copie contraffatte di sé, potrà sembrare quasi altruista da parte del regista Hideaki Anno, e farebbe ripensare Platone sulla dottrina delle idee. Ma quello che si può pensare per i primi due capitoli della tetralogia sembra (e lo è) smentito da Evangelion 3.0, poiché i primi due film stereotipano i personaggi in una maniera spropositata, e si perde tutto quello che Evangelion possedeva per essere definito un capolavoro, scrivendo infine qualcosa che non dista poi anni luce da quelle copie di Evangelion già citate. Ma ricredetevi pure con questo Evangelion 3.0, che su questo anche Aristotele in persona si ricrederebbe su quello che ha detto nella Metatifica. Citando il filosofo greco però, risulta chiaro che questo 3.0 sia solo una scienza inferiore rispetto ad Evangelion (serie originale), poiché è pur vero che se ne distacca, ed anche parecchio, eppure ne rimane legato, dacché molti dei significati che si celano lì, in quella valanga di informazioni apparentemente non-sense, senza alcun filo logico, siano in realtà comprensibili solo confrontando parecchi "dati" che si sono appresi con la serie stessa. Questo è esemplificato nella stessa ambientazione del film, che riprende un po' (per modo di dire "po'") quello che si è visto in The End of Evangelion. E allora risulta un lavoro inferiore direte voi? Allorché, abbiamo detto, il "superiore" dovrebbe essere fine a se stesso, dobbiamo considerare che 3.0 si basa logicamente sugli altri due film, che a sua volta si basano su The End of Evangelion, che a sua volta ancora si basa sulla serie originale. Un punto di non ritorno? Strategia allora per far soldi? Non credo. Al di là della regia (di buon livello, è di Anno e Tsurumaki..), al di là delle tonnellate di informazioni (questo il punto che rende questo film degno di essere paragonato alla serie originale), delle scene sublimi. Ah, non avrete fatto mica battute omofobe vedendolo, criticando il "fan service"? A parte il fatto che non sia fan service, imperocché il rapporto un po' shonen ai o yaoi di Kaworu e Shinji è tutt'altro che forzato/messolìtantoper, sappiate che l'omofobia è una piaga mondiale in tutti i sensi, e una piaga ancor peggiore è chi la applica a cartoni animati. Forse l'unica cosa che critico del film è la grafica, assieme al character design, decisamente troppo spigoloso (Kaworu lo adoravo nella serie originale, mentre qui si è un po' imbruttito ed è decisamente troppo….troppo!).

Ma allora perché sui volti dei più in sala (parlo della proiezione italiana del film avvenuta il 25 settembre 2013 grazie a Nexo Digital e Dynit) si dipingevano espressioni di delusione? Perché? Da Evangelion non si sa cosa aspettarsi, e questo dovrebbe essere risaputo. Evangelion non è di certo di facile comprensione, ed anche questo dovrebbe essere risaputo. E allora per quale motivo questa delusione? Sarà questo violento distaccamento con la serie originale o addirittura con il resto di Rebuild of Evangelion? Anno l'aveva detto: questo non è più il vecchio Evangelion. Liberiamoci da questi pregiudizi. Con questo nuovo Evangelion si è verificato quello che si è verificato per il resto di Evangelion decenni fa: giudizi dettati dalla poca attenzione, da questi pregiudizi, che fanno considerare il tutto "sopravvalutato". Ogni fan di Evangelion avrà sentito "Non si capisce niente! Troppi mindfuck!", ed è quasi naturale. È pur sempre Evangelion. Perché pochi son color che veramente apprezzano e raggiungono la verità: lo sostengono fin dall'antichità i filosofi, da Eraclito a Parmenide, da Socrate a Platone. Magra consolazione direte voi? Non penso proprio. Poiché il fatto che una cosa di cotanta stratificazione sia disprezzata dai più è buon segno: vorrei, giusto per citare ancora di più la filosofia greca di quanto non abbia fatto finora, ricordarvi il mito della caverna di Platone, che risulta un allegoria veramente emblematica in questo caso. Se non sapete di cosa parlo, andate pure a cercare.

Aspetta un momento…cercare! Ecco! Questo è il succo di Evangelion ed il nuovo Evangelion: cercare, cercare, cercare e ancora cercare una risposta ai tanti interrogativi, ai tanti dilemmi che si presenteranno di fronte a voi, anche ad una semplice visione di un cartone animato. Perché bisogna guardare i cartoni in modo diverso. "Non bisogna farsi pippe mentali per un anime sopravvalutato" direte voi? Io dico di no. Assolutamente. Lo hanno fatto altri capolavori come Ghost in the Shell di Mamoru Oshii (il grande), varie serie del grande Satoshi Kon o di Makoto Shinkai (quest'ultimo influenzato proprio da Evangelion), Akira di Otomo, e Serial Experiments Lain, il pippone per eccellenza dopo Evangelion dell'animazione nipponica (anche questo influenzato da Evangelion stesso). Cercate la verità, anche se questa può essere scomoda. Si ha forse paura di perdere del tempo di fronte a risposte che non ci sono? Ebbene, forse mai ci saranno, ma la ricerca del sapere ci dev'essere sempre, come in filosofia come in Evangelion, ed ancor più nella filosofia di Evangelion. Chissà se mai qualcuno dei milioni di fan che sono rimasti folgorati da Evangelion, riuscirà davvero a raggiungere la verità che si cela dietro questo capolavoro intramontabile dell'animazione e non solamente di questa.


 1
demerzel

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Non c'è Evangelion senza la solita tiritera di agglomerati urbanistici (grattacieli, ecc..) che si dislocano nello spazio e nel tempo, i prodotti di manifattura umana la fanno sempre da padrona, come anche ardimentose e coraggiose scene dinamiche, uso abnorme della CGI, che tenta di riproporre un effetto tridimensionale grazie a riprese circolari a tutto tondo

In questo numero di Rebuild c'è il primo vero stacco rispetto alla serie originale, nella scissione della Nerv, con Gendo che proseguo solo con alcuni children (tra i quali una Rei completamente azzerata), ed un Kaworu probabilmente raggirato, ed il resto della combriccola, composto da Misato e via discorrendo che a capo di una nuova organizzazione cercano di impedire l'attivazione dello 01 di Shinji.

Uniamo il tutto anche al fatto che ai children viene donata la maledizione dei bimbi di Akira, congelamento del loro fisico all'età di quattordici anni, con la variazione che non sono vecchi come nel capolavoro di Otomo, e capiamo che in parte Anno cerca di riproporre un tema a lui caro, già visto anche in Gunbuster, quello dell'idiosincrasia tra le emozioni ed il passare del tempo. E pertanto della memoria. Film di un'ora e mezza che ha venti minuti centrali, dove Kaworu e Shinji quasi amoreggiano per la gioia delle fujoshi ^^

Film esteticamente ben riuscito, come anche nelle variazioni narrative che producono brio e interesse, si ha sempre comunque l'impressione di un prodotto che rispetto all'originale ha poca profondità, non cerca di celare nulla, spiattellando in faccia allo spettatore quali elementi "intimistici" dovrebbero essere affrontati.


 6
Tacchan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
Questo film non mi è piaciuto e lo ritengo il peggiore Evangelion da me visto.
Sono stato piacevolmente sorpreso a riguardo dell'altissimo numero di persone presenti in sala, ma era piuttosto evidente, a fine film, la delusione dipinta sui volta dei più. E, durante la visione, non sono mancate risate di scherno per quanto veniva mostrato. La proiezione è stata sicuramente un evento, due sale tutte piene, il problema è che non si è dimostrato nemmeno lontanamente all'altezza delle mie aspettative.

Scelte di sceneggiatura a parte ho trovato preoccupante il regresso fatto nel comparto tecnico e l'impatto visivo per buona parte dimesso, con l'unica nota positiva relativa al comparto audio, molto ispirato. Si è scelto di puntare su un massiccio uso di computer grafica in cell shading, scelta che personalmente non riesco ad apprezzare e che trovo meno spettacolare di una serie di belle e fluide animazioni tradizionali, associate a qualche effetto in computer grafica. Questa dovrebbe essere utilizzata a supporto dell'animazione tradizione, non sostituirla: l'effetto più fastidioso di questo processo è lo stacco percettibile tra disegni bidimensionali e computer grafica, si nota subito quanto una sequenza è in cell shading e quando una non lo è. Le animazioni, inoltre, non sono così onnipresenti: nella parte centrale sono frequenti i fermo immagine o comunque le scene in cui sono presenti animazioni piuttosto trascurabili. Gli scontri, ben più ispirati, sono penalizzati da colori molto scuri, che non permettono di apprezzare dettagli e animazioni a dovere. Risultano poi confusi e non così ben ritmati, per esempio la parte che fa da incipit al film viene spezzettata da lunghi e pallosi dialoghi tecnici che introducono l'attivazione della nave. Tornando ai colori, non ho dubbi che la scelta sia voluta, ma è altrettanto vero che usare colori scuri è uno dei modi migliori per risparmiare nascondendo imperfezioni e risparmiandosi dettagli. Mi aspettavo un lungometraggio visivamente spettacolare, sono rimasto contrariato da quello che ho visto.

A risollevare un comparto tecnico deludente vi è una ottima colonna sonora, varia e sempre azzeccata, e un character design che, nonostante le differenze nette con quello tradizionale, risulta molto piacevole.

A livello di trama viviamo un distacco netto dalla serie originale, cosa che onestamente avevo ampiamente messo in conto. Il problema è che non posso dire di avere apprezzato le scelte fatte, ma si tratta di una opinione personale e soggettiva. Meno soggettivo è il fatto che il film, nella sua parte centrale, cala di ritmo e risulta piuttosto statico: qualche dialogo, molto spazio riservato a Shinji e Kaworu, alcune buone musiche e un bel duetto (al limite dell'equivoco) al pianoforte, una notte stellata insieme, qualche briciola lasciata a Ayanami, svuotata di troppi aspetti, qualche spiegazione che non mi ha entusiasmato. Dei vecchi personaggi quella che ci fa una figura più bella è Asuka, mentre altri hanno ruoli davvero rilevanti. C'è da segnalare un ulteriore infoltimento dei personaggi femminili, con altre ragazze che appaiono nella nave con compiti più o meno secondari.
Nel concreto trovo che offra molto poco, nulla che sentivo la necessità di vedere. Nel finale torna all'azione, ma ancora una volta le sequenze proposte mi sono apparse confuse e caotiche. Sì, alcuni hard core fan potranno trovare ottimi spunti di discussione, potranno cercare e trovare tematiche da sviscerare e analizzare, arriveranno probabilmente a disquisire sul fatto che lo spettatore medio non ha apprezzato perché non ha capito.
L'errore è probabilmente mio: con il secondo film mi ero creato l'aspettativa che questo progetto di rebuilt fosse un modo per riraccontare un ottimo anime in un modo alternativo, fosse un progetto fatto con il cuore e avesse intenzione di creare qualcosa di spettacolare ed epico, in modo da rendere la saga ancora più memorabile. Speravo in un crescendo di emozioni, credevo che mi sarei appassionato di nuovo alle sorti dei protagonisti , non vedevo l'ora di andare al cinema. Ho trovato invece un prodotto freddo e commerciale, realizzato a tavolino e senza particolari picchi, un mero e ulteriore sfruttamento di uno dei marchi più redditizi per l'industria nipponica legata all'animazione.

Arriverò al cinema per il quarto film con decisamente meno entusiasmo.


 3
chiara ^_^

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Finito di vedere Evangelion 3.33 provo solo una grande malinconia. Una tristezza per quella che è la storia che ha segnato di più la mia formazione personale, come essere umano. Evangelion non meritava questo, Shinji non meritava quello che gli è stato fatto in questo film. Un film superficiale, noioso, la cui povertà di trama e contenuti sono un insulto a una delle cose più belle mai fatte. La cosa che più mi ha scossa è l'assoluta povertà della sceneggiatura e dei dialoghi: Evangelion aveva un linguaggio così articolato, così elegante, così bello. I dialoghi, le riflessioni erano così ben scritte, alcuni passi erano quasi poesia, mentre adesso tutto è la parodia e la farsa di quello stile narrativo; sentir dire a Kaworu e Fuyutsuki banalità decisamente disarmanti avvilisce. Ecco, sono avvilita. Cose dette in una sorta di "Stile Evangelion", come se nel tempo, insieme alla leggenda che cresceva, si fosse definito uno stile, fatto di pause, silenzi e metafore sull'esistenza. Quelli del 1995 erano testi brillanti che sottendevano a profonde riflessioni, ciò che ho sentito in questo film mediocre, invece, è solo una sequela di clichè filosofici e dialoghi ordinari.
Questa trilogia non è niente. Niente.
Il sospetto che sia un rewind dell'universo raccontato nella serie e in The end of, trova indizi in alcuni dei miserrimi dialoghi, nella ricorrenza del simbolo dell'infinito, e con l'illuminate discorso di Kaworu sul riuscire a suonare cose piacevoli, del dover provare e riprovare finché non si ottiene il suono desiderato. Mi sembra un buon indizio.
Ma il mistero sul senso vero di questo remake, non basta, perché, se fosse vera la teoria del riavvolgimento degli eventi, con gli animi comunque rimasti segnati dagli eventi precedentemente narrati nella serie e nel film, tutto sarebbe un artificio sterile, perché il 3.33 non è altezza di entrare in continuità con la leggenda che è Evangelion. Se volevano fare un film di fantascienza, non c'era bisogno di scomodare gli Eva, Shinji e tutta la Nerv. Francamente ho visto film sul genere più strutturati di questo.
Sento come se avessero sporcato un quadro bellissimo, come se avessero buttato nel fuoco un fiore delicato, come se avessero preso un romanzo antico e commovente e ci avessero fatto fare un film ai fratelli Vanzina; tutto solo per nutrire il narcisismo di Anno o, forse, le sue tasche.
Futile è specificare la bellezza delle animazioni e dell'audio: ad esempio guardare il dettaglio del led rosso sui diademi di interfaccia di Shinji, rende l'idea della qualità delle immagini.
Unica cosa che ho apprezzato per la bellezza non scontata è Sakura Nagashi, la colonna sonora, di una dolcezza disarmante, di una poesia commovente, forse l'unica cosa davvero all'altezza di Evangelion, l'unica cosa che gli rende giustizia.
Voto: 6


 1
Doll_in_the_Hell

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Evangelion: 3.33 (o 3.0 che dir si voglia) You Can (Not) Redo, o letteralmente "Non lo puoi rifare", è il terzo film della quadrilogia Rebuild of Evangelion. Esce per la prima volta nelle sale giapponesi il 17 novembre 2012, progetto ideato e prodotto dallo Studio Khara di Hideaki Anno. Segue ovviamente gli omonimi 1.11 You Are (not) Alone e 2.22 You Can (not) Advance rispettivamente usciti nel 2007 e 2009. La storia della saga di Evangelion (gallina dalle uova doro della Gainax e poi di Studio Khara) è ben nota a tutti: enormi mecha pilotati da ragazzini appena adolescenti sbucano dal cuore di un organizzazione chiamata Nerv per attaccare e distruggere esseri misteriosi e soprannaturali che vengono identificati dai protagonisti come Angeli, ma che di angelico hanno poco nulla. Ovviamente a capo di tutto ciò ci sono parecchi loschi figuri i cui intenti non sono speso molto chiari, e poi c'è un manipolo di scienziati che si occupa del funzionamento degli Eva che sa più di quanto lasci credere. Molti curiosi circa la saga, dando un occhiata a questo misero riassunto, si saranno chiesti: e come mai allora la saga NGE conta ben un anime, un manga (tutt'ora in corso in Italia, ma decisamente ben fatto), il film riassunto Death e Rebirth, e il finale alternativo sempre film detto The End Of Evangelion, altri manga con una trama simile e adesso anche una quadrilogia? La risposta è decisamente semplice: una saga come NGE ha in se una così grande, immensa, considerevole ricchezza di spunti, idee, temi e questioni che intorno al suo manipolo di personaggi ci si potrebbero girare 20-30 film. Ci sono moltissimi anime con un numero molto maggiore di personaggi: prendiamo ad esempi Soul Eater e i suoi 40-50 ragazzini, adulti, strani esseri e streghe. Ecco, su un anime così paradossalmente si potrebbe lavorare meno. Evangelion invece ha tutto: personaggi psicologicamente malati, tecnologia incredibile, eventi storici, significati religiosi, passati misteriosi, relazioni non molto chiare, misteri circa Angeli, Eva, Lilith, Adam e dei personaggi così ben caratterizzati che ci si potrebbero fare un paio di film solo su uno di loro. Ora ovviamente vi starete domandando: perchè fin'ora vi ho detto tutto questo? Semplice, per rendere più chiaro perchè questo Evangelion 3.33 è così azzeccato e allo stesso tempo così eccessivo. Partendo dal fatto che sono stata al cinema a vederlo (il 25/09, unico giorno in Italia) posso dirvi di sicuro che guardarvi un film di una tale spettacolarità e dalla colonna sonora così potente su maxi schermo non è una cosa di tutti i giorni! Poi se si tratta di un anime giapponese curatissimo e ottimamente doppiato, è un esperienza fantastica; ma se diciamo che è un film della saga Eva allora vi ho detto tutto. Un dieci tondo tondo a livello grafico-estetico-sonoro: il doppiaggio è semplicemente magnifico, di una cura scrupolosissima e quindi non ha un minimo difetto (mi stavo commuovendo quando sentivo la voce di uno dei membri dell'equipaggio cambiare di potenza se la scena inquadrava la cabina interna o l'esterno!); a livello grafico i colori sono sgargianti, l'animazione è fluida, pulita, e ogni singolo dettaglio non viene trascurato (dalle ombre al movimento di ogni singolo capello), gli sfondi sono splendidi e gli Eva rispettano perfettamente colori e dettagli originali; la colonna sonora riesce a essere di un livello pari a quella del 2.22 (che a mio parere è la miglior colonna sonora mia composta per un film), e i suoni sono sempre azzeccatissimi; infine la coordinazione fra le scene è perfetta, non ci sono passaggi bruschi, salti oppure collegamenti poco sensati, e spesso il rapporto musica-grafica-scenario è molto d'impatto anche a livello emozionale. Ripeto 10 su tutta la linea. Ma come chiunque di noi sa un film non si vede solo dalla grafica o dai suoni, ma soprattutto dalla storia. Ecco. La storia di Evangelion 3.33 è un vero e proprio macello. Ci sono un milione di elementi nuovissimi che non si erano mai visti ne sentiti da nessuna parte, e i personaggi si auto caratterizzano in maniera molto differente dal solito: Shinji è più piagnucolone, patetico, e amihè, deludente del solito. Non riesce proprio a farsi dar retta, rispettare, combinare qualcosa o al limite mettere fine alla sua vita tanto che fa solo guai. Asuka (per via di una strana maledizione che è sbucata dal nulla) è identica a 14 anni prima (già perchè questo 3.33 si svolge 14 anni dopo i fatti del 2.22), se non per un occhio misteriosamente sparito. Lei è quella che per chiunque come me si sta laureando in comunicazione multimediale e filmografia, viene considerata l'eroina positiva. A discapito di 14 anni di mistero è rimasta coraggiosa, determinata, forte e piena di energia: un fiume in piena di sentimenti che stravolge continuamente i fatti. Rei invece è più che mai una bambola che fa solo vaghe comparse per rendersi ridicola (ma come si può biasimare, è una delle tante Rei dopotutto...). Katsuragi è diventata il capo di una misteriosa organizzazione anti Nerv, e affiancata da Ritsuko pilota una strana astronave chiamata "Nave della Speranza". Poi ovviamente c'è Gendo Ikari che ha sempre quel velo (una tenda di velluto anzi!) di mistero calato addosso, e l'ancor più ingannevole e misterioso Kaworu che sembra anche lui non avere proprio tutte le risposte in mano. Che dire, hanno aggiunto un organizzazione anti Nerv, sono passati 14 anni "buco", nevette volanti anti misteriose forze angeliche, un altro paio di Impact e un sacco di altri misteri che si spera verranno definitivamente svelati nel quarto e ultimo capitolo. Possiamo in definitiva bollare questo Evangelion 3.33 come un ennesima revisione e re ideazione della storia degli Eva e di Shinji Ikari, che a quanto pare non può fare altro che subirsi i misteriosi e malefici piani dell'odiato padre ancora e ancora. Come finirà questa ennesima rivisitazione? La terra verrà definitivamente spazzata via dalla follia soprannaturale degli angeli (?), Gendo Ikari si ricongiungerà a Yui? Shinji troverà pace e soprattutto ci capirà qualcosa di tutti quello che vive? Aspettiamo il 4° e ultimo capitolo e vedremo, sperando che Studio Khara non decida di inventarsi ancora qualche altra cosa e tirare avanti fino all'impossibile questa assurda, malata, incredibile, affascinante, pseudo-religiosa, misteriosa, intricata, folle ed emozionantissima saga di quelli che alla fine sono solo mostri e robbottoni!


 1
NarutoCosplayer

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Scrivo questa recensione (la mia seconda recensione sul sito) appena tornato dal cinema. Avviso uso di spoiler, scusatemi ma segnalerò in corso di scrittura.
Innanzitutto devo dire che mi aspettavo molto da questo tanto atteso terzo capitolo della tetralogia cinematografica di Neon Genesis Evangelion. Ci tengo a puntualizzare su "tetralogia cinematografica" visto che proprio con questo film il Rebuild si stacca dalla serie televisiva ormai famosissima (ed è il caso di dirlo ultra-sfruttata e spremuta). Qui nasce il dilemma se sia migliore la versione "originale" televisiva o il suo Rebuild (d'altronde sempre per mano del suo creatore). Io sinceramente ho amato la serie e i primi due capitoli del Rebuild ma questo terzo capitolo invece mi ha lasciato un po' perplesso e adesso spiego perché.

Partiamo a parlare dagli aspetti grafici e audio per poi passare alla trama.
Inutile dire che la grafica dell'animazione è davvero ottima, così come le musiche (anche se la canzoncina iniziale canticchiata da Mari è insopportabile XD) e il doppiaggio italiano secondo me è uno dei migliori.
Tralasciando per un attimo questi elementi (che comunque già eccellevano nei primi due capitoli) la parte più importante e attesa del film era la trama, dopo la conclusione del secondo capitolo.

<b>ATTENZIONE SPOILER</b>
All'inizio del film ci si ritrova coinvolti (insieme all'Eva-02) in uno scontro con un Angelo davvero mozzafiato (inizio molto promettente).
Successivamente a questo scontro noi spettatori ci ritroviamo insieme a Shinji in un mondo completamente diverso da quello che ci si aspetterebbe e molte sono le domande in sospeso: cosa è successo dopo il Rebuild 2.0? Cosa è successo a tutti gli altri personaggi ora così diversi? Dove è finita Ayanami? e L'Eva-01? e la Nerv?
Queste sono solo alcune di molte delle domande a cui Shinji (e noi pubblico con lui) attendiamo una risposta. Tutto quello che sappiamo all'inizio è che Asuka ce l'ha davvero a morte con Shinji così come il colonnello Katsuragi che dice di non avere più bisogno di lui e addirittura gli installa una bomba per impedirgli di salire su un Eva. A un certo punto un nuovo attacco di un angelo, che viene sconfitto da quella che si rivela essere una nave da guerra chiamata Wunder e comandata da Katsuragi. Durante lo scontro un nuovo Eva-00 riesce a prelevare Shinji, ormai sempre più confuso sulla situazione (e noi con lui) dalla nave e a portato alla Nerv (o quello che ne rimane). Qui Shinji rincontra il suo sempre affettuoso padre, un nuovo pilota di Eva Kaworu Nagisa e Rei Ayanami ora in PlugSuit nera (Rei in black) e gli viene rivelato che al momento opportuno dovrà salire sull'Eva (e perfino un picio come Shinji dovrebbe capire che la cosa puzza, nel senso che prima Katsuragi fa di tutto perché non vuole che Shinji piloti un Eva e poi suo padre subito dice che lui salirà a bordo). Tutti gli avvenimenti che hanno cambiato coì tanto le cose come le conoscevamo fanno parte di un break di 14 anni in cui Shinji è rimasto addormentato ma non invecchiato a causa di quello che Asuka definisce "la maledizione degli Eva". Il pubblico attende quindi che qualcuno ci riveli quello che è accaduto in questi 14 anni e con noi Shinji (noterete per quanto tempo rimaniamo sempre senza risposta alle nostre domande). Intanto Shinji conosce il nuovo pilota di Eva chiamato Kaworu e i due fanno amicizia e sarà Kaworu successivamente a spiegare. Lascio poi a voi vedere come va a finire.
<b>FINE SPOILER</b>

Detto tutto questo, nel Rebuild 3.0 l'intento degli autori era rinnovare completamente la serie di Evangelion come la conoscevamo e staccare totalmente il Rebuild dalla serie; che poi questa operazione vi sia piaciuta o meno o che riteniate migliore la serie Tv del Rebuild, quelli sono gusti personali.
Il film nel suo complesso è godibile ma comunque non perfetto e vi sono delle lacune non indifferenti.
Primo fra tutti la non sempre chiara spiegazione degli eventi e di quello che accade (soprattutto nel finale) ma questa è una cosa a cui già ci siamo abituati se vista la serie Tv.
Secondo i personaggi, Asuka che si vede un paio di volte, Mari idem e così pure per gli altri personaggi che subiscono soltanto un restyling (bende, occhiali, nuovi tagli di capelli) ma che non sono più quelli che abbiamo conosciuto (o odiato) nei precedenti film. L'unico vero protagonista è Shinji che si ritrova come noi in questo mondo completamente nuovo dove tutti quelli che conoscevamo sono cambiati. Altro personaggi di punta è Kaworu Nagisa che (come nella serie) si avvicina a Shinji diventando il suo unico amico.
Mi ricollego a Nagisa per parlare della vera pecca della pellicola e cioè la poca sostanza dei fatti e la poco presenza dei combattimenti (che diciamolo schiattamente sono solo all'inizio e alla fine con una buona metà del film anche un po' noiosetto).
I combattimenti sono sì spettacolari, con un comparto grafico incredibile e la sala cinematografica è qualcosa di unico per gustarseli. Rispetto però agli altri due film del Rebuild sono davvero pochi e nemmeno i più belli mai visti nella serie! Secondo me troppa importanza e troppo tempo è stata assegnato al rapporto tra Shinji e Kaworu che nella parte centrale del film diventa quasi noiosa (e farà felici tutte le yaoi fan del duo).
Nel complesso il film è godibile e finalmente il Rebuild ci racconta qualcosa di nuovo e non una semplice reinterpretazione con super-grafica come era stato per i precedenti capitoli. Perde però quello che in un anime mecha è la cosa essenziale, i combattimenti con i robot e questa è la cosa che mi dispiace di più.
Il film però non è altro che un trampolino di lancio, che darà avvio a quello che dovrebbe essere il gran finale con l'ultimo film della tetralogia e che spero porti una degna conclusione al Rebuild.
In conclusione, credo che il giusto voto di questo capitolo con i suoi alti e bassi sia un 6 e non ci rimane che attendere l'ultimo film, io non mancherò all'appuntamento, intanto non perdetevi l'anticipazione al termine dei titoli di coda.


 7
Evangelion0189

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
Nonostante l'enorme differenza dall'inarrivabile serie originale, ero convinto che anche stavolta un film dell'ormai celeberrimo Rebuild of Evangelion mi avrebbe intrattenuto senza troppe pretese, ma mi sbagliavo di grosso. I novanta minuti di You Can (Not) Redo, questo il titolo enigmatico della terza parte di una tetralogia in lavorazione dal 2006, hanno costituito per me uno spreco di tempo in piena regola.

Attenzione: presenza di spoiler nel seguente paragrafo
Come di consueto nei film del Rebuild, anche il terzo capitolo inizia con un prologo intriso di azione e combattimenti mozzafiato, che però a livello di trama non brilla per sostanza. Asuka, ora bendata, è sopravvissuta al grave disastro del secondo film ed è intenta a combattere contro un mostruoso pseudo-angelo tecnologico. Ad aiutarla senza successo è Mari, il personaggio introdotto ex-novo nel secondo film, ma che qui è ridotto ancor più a una mera comparsa. Poco dopo Shinji Ikari viene svegliato e scopre di trovarsi in una stazione da battaglia mai vista prima: vi scorge tante facce conosciute, Misato, Ritsuko, i tre operatori Aoba, Maya e Hyuga, ma anche nuove figure: tra queste spicca la sorellina ora cresciuta di Toji. Facendo anche lui due più due come lo spettatore, uno sbigottito Shinji scopre che sono trascorsi ben quattordici anni dal Third Impact che aveva causato per salvare Rei e di lì a poco vedrà con i suoi occhi che anche la Nerv che conosceva è molto cambiata da allora. Inoltre, la Rei da lui salvata è solo un ricordo (più o meno in modo analogo a quanto visto nella serie originale). Ritornato al GeoFront, ormai completamente scoperchiato, incontra nuovamente suo padre, più freddo che mai, nonché Fuyutsuki, l'unico a degnarsi di dargli qualche, seppur confusa, spiegazione, e il misterioso Kaworu Nagisa, con il quale instaura subito un forte legame d'amicizia. Kaworu rappresenta per Shinji la sola ancora di salvezza in un mondo che non riconosce più (e ormai anche lo spettatore è sulla stessa barca). Un'epica battaglia tra parecchi e sempre più bizzarri Evangelion lo porterà a uno stato di crisi con se stesso e il mondo e alla violenta morte di Kaworu. Il finale, naturalmente aperto, è forse l'unica cosa che mi abbia colpito in positivo, più che altro perché situa i tre ragazzi, Rei, Asuka e un ormai depresso Shinji, in un ambiente desertico e inospitale, suscitando così la curiosità dello spettatore: cosa faranno adesso?

C'è da dire che, sebbene io quasi idolatri la serie originale, i primi due film mi erano piaciuti e anche parecchio: qua e là qualche scena mi aveva comunque fatto storcere il naso ma cercando di fare meno paragoni possibili con la serie qualcosa da prendere senza dubbio c'era (mi viene in mente lo scontro con Ramiel alla fine del primo film, e qualche mistero intrigante lungo tutto il secondo). Lo stesso non posso dire riguardo al terzo lungometraggio, che altro non è che un'accozzaglia di azione ed effetti speciali e di riferimenti e omissioni volutamente orchestrati (secondo gli autori) per affascinare lo spettatore; a mio avviso però non fanno che frustrare la sua pazienza e annoiarlo fino all'inverosimile. Indubbiamente il film è stato concepito secondo uno schema definito, ma è risaputo che Anno aveva in mente uno sviluppo di trama totalmente differente (lo conferma l'anteprima, palesemente più aderente alla serie originale, posta alla fine del secondo film) e che ha deciso improvvisamente di cambiare del tutto le carte in tavola. E secondo me si vede. Inoltre, si ha la sensazione che tutto sia stato congegnato per sconvolgere volutamente ogni cosa, per il puro gusto di farlo e non a fronte di validi motivi. Il comparto tecnico e musicale, in cui vengono addirittura riutilizzati alcuni brani di Nadia - Il mistero della pietra azzurra, si attesta senza ombra di dubbio su livelli mostruosamente alti (forse anche troppo, per i miei gusti), ma non mi inducono per nulla ad alzare la mia valutazione di You Can (Not) Redo. A questo punto, dopo ben due visioni, non mi resta che bocciarlo e sconsigliarlo a tutti, anche ai fan più accaniti dell'universo di Evangelion.


 6
Pan Daemonium

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
"Forse potremo avere un miglioramento nel 3° film, che dovrebbe finalmente essere del tutto nuovo, perché dovrebbe partire da un avvenimento, vale a dire il finale di Evangelion: 2.22, mai visto prima."

Terminavo la mia summa relativa ad Evangelion 2.0 con queste parole che, ovviamente, comecché non immaginassi, probabilmente per inconsueto spirito ottimistico, sonsi rivelate inconsistenti.
Il terzo capitolo è terribile, non solo perché principia con il solito combattimento titanico di cui si comprende ben poco se non che è costato l'ira degli Dei, ma perché pretende superbamente di emulare, a mia opinione, The End of Evangelion o, comunque sia, lo spirito più psicologico dell'avita serie televisiva onde tutto ciò è originatosi.
La caratteristica che ho riscontrato, difatti, è una diminuizione dell'apparato bellico, di quello più voyeuristico, per una reintroduzione della sfera personale del vecchio NGE. Asuka, oramai irriconoscibile, e Mari, nata nel 2 e presente come spettro nel 3, vita breve ma intensa, sono le uniche figure guerreggianti e, non a caso, sono anche praticamente delle comparse.
Chi riassume molta importanza è Shinji che, introdotto in un mondo mutato dalle conseguenze dell'azione da lui intrapresa nel finale del pristino film, è necessariamente portato a rifuggire in sé, a reinterrogarsi e questionare con sé stesso, coadiuvato, e ciò è importante, dalla figura assente di Rei e da Kaworu che, come nel finale della serie originaria, funge bene o male da colonna supportante della solitudine di Shinji.
Il cercare di rendere nuovamente quest'ultimo introspettivo ed introverso, a mio parere, qualora questo fosse nato realmente nella mente degli autori, è risultato totalmente fallimentare. Chi conosce Evangelion si rende conto della via "appariscente" che il Rebuild ha intrapreso, a spese di quella "profonda", e non riesce neppure ad agganciare perfettamente lo Shinji del secondo film con quello del terzo; chi non conosce Evangelion, invece, dubito che possa iniziare a provare una seria empatia tramite una piccola serie di scene che non riescono a farla in barba all'enorme quantitativo di onanismi cerebrali che i 26 episodi iniziali proposero. La conseguenza è che i lamenti del nuovo ragazzino risultano falsi, drammaticamente pomposi, chiaramente non supportati da una solida trama, per questo motivo devono necessariamente appoggiarsi a personaggi esterni, come Rei (parte della tragedia di questo Shinji si ripercuote su di lei, che "fa da spalla", senza però realmente far capire alcunché). Rei è assolutamente inesistente, è solo un amplificatore del dramma psicologico che gli autori cercano di riproporre e, come Kawaru, che a quanto pare è anche un ottimo Mozart ed un fantastico riparatore di walkman. I restanti personaggi sono ancora più comparse di Mari ed Asuka.

Eliminato, quindi, il discorso relativo ai protagonisti di quest'opera, posso dire la mia relativamente al finale, che nella sua intenzione di riprodurre un nuovo impact cerca di affiancarsi a The End of Evangelion, celeberrima terminazione della serie cge, seppure molto complessa, da ermeneutica ed esegesi biblica, aveva un suo perché. Qui un finale simile non ha un suo perché, mi è parso solo un grande circo di colori, di grafica. Non si riesce a comprendere nulla a livello di trama. Quel poco che avevo inteso dagli sparuti riferimenti dell'anime risultano completamente inutili.

Insomma, un'opera boriosa a cui, visto il trailer, seguiterà un film, finale, grazie al cielo, quasi totalmente bellico. Spero e non spero, questa volta, di aver indovinato il futuro.

Nirvash00

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo" è il terzo film della serie "Rebuild of Evangelion", arrivato dopo tre anni di attesa come seguito di "You Can (Not) Advance". Parlare del film evitando il minimo spoiler non è facile, perciò <b>seppur limitati, attenzione agli spoiler.</b>

Cercare di giudicare questo film è una cosa molto difficile, in quanto sembra quasi che il regista abbia fatto di tutto per "impedircelo": in effetti all'inizio del film il nostro Third Children Shinji si trova catapultato in una realtà di cui non sa nulla, senza che abbia la minima idea di cosa sta succedendo, visto che il mondo è andato avanti senza di lui per molti anni; nessuno pare voler prendere la briga di spiegargli la situazione e, anzi, i cambiamenti caratteriali dei personaggi lo confondono se possibile ancora maggiormente; così lui va avanti trascinato dagli eventi, senza sapere cosa fare, aggrappato a quella che lui crede essere una certezza (il salvataggio di Rei alla fine del 2.0), ma sempre più sconvolto dallo scoprire cosa questo pare aver comportato. Il risultato è che lo spettatore è perfettamente in grado di immedesimarsi in Shinji, in quanto anche lui come il protagonista non capisce cosa sta succedendo. In effetti il film è stato scritto appositamente per non svelare nessuno dei suoi misteri, ma anzi aggiungerne molti. Questo lo rende appunto difficile da giudicare senza aver visto il film successivo, perché da esso dipenderà quanto della matassa verrà dipanato e quanto invece rimarrà irrisolto.

Passando all'analisi della trama, il film pare quasi avere un messaggio chiaro: le azioni hanno sempre delle conseguenze e spesso cercare di rimediare può essere difficile o peggiorare la situazione; ma non è detto che alla fine non si possa avere ancora un'altra possibilità. In effetti mentre passano i minuti ci si rende sempre più conto che qualcosa nel mondo è cambiato rispetto al 2.0 ed è proprio uno dei principali personaggi, Kaworu, a rivelare lo stato delle cose e i profondi mutamenti che la Terra ha dovuto subire a causa delle azioni di Shinji: il paesaggio apocalittico che ci si trova davanti è l'immagine della sua colpa, le conseguenze delle sue azioni; se questo non bastasse, il povero Third Children apprende la verità su Rei e sapere che tutto ciò che ha fatto alla fine non ha portato a nulla se non a distruzione lo getta nella disperazione più profonda. Il film in effetti pare voler puntare a rappresentare al massimo il suo smarrimento e il suo dolore nello scoprire alcune cose, così come il non sapere nulla di altre; è un film molto semplice da questo punto di vista, che non cerca di stupire e far saltare sul divano con grandi scene d'azione come era avvenuto con il 2.0. In effetti i combattimenti, presenti nella prima e terza parte del film, sono spettacolari ma più misurati.

Passiamo all'altro protagonista del film, Kaworu: in questo film l'unica persona a trattare con gentilezza il protagonista è proprio lui. Il suo rapporto con esso è tracciato molto bene nella pellicola, tanto che la parte centrale del film è in gran parte dedicata alla crescita della sintonia dei due, tramite il bellissimo parallelismo del suonare al pianoforte. Il tema della musica, sempre importante in Evangelion, qui raggiunge la sua massima espressione. In effetti è proprio Kaworu a rivelare e ad addossare la responsabilità dello stato del mondo a Shinji, ma gli dà anche una speranza di poter rimediare alla fine del film, anche se poi le cose vanno diversamente.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, le new entry hanno troppo poco spazio in effetti per poterne fare una vera analisi; quelli che invece conosciamo, come Misato e Asuka, appaiono molto diversi caratterialmente, induriti dagli anni tanto da lasciare esterrefatto Shinji per le loro reazioni. Per quanto riguarda Rei, invece, in questo film scopriamo parte della verità su di lei (chi conosce la serie già lo sapeva) e questo giustifica in pieno il suo comportamento durante il film: in effetti mai come nel 3.0 Rei rappresenta l'immagine della "bambola" intenta solo a eseguire gli ordini senza preoccuparsi di cose come sentimenti o legami tra persone. Già il cubicolo dove vive ben rappresenta la scarsa cura per se stessa, come se si ritenesse un oggetto sostituibile, non una persona. In effetti una delle cose più tristi del film è vedere come Shinji cerchi costantemente di riallacciare i rapporti con lei, senza ottenere risposte o la ben che minima reazione alle sue attenzioni, come il portarle tutti quei libri che a lei piace leggere. Lo scoprire che chi ha davanti non è la Rei che conosceva è la goccia che fa traboccare il suo vaso già colmo di dolore. Proprio a questo punto però la Rei che vediamo inizia a prendere una minima coscienza di sé, tanto che alla fine del film possiamo supporre abbia preso la prima decisione autonoma della propria vita; resterà da vedere come si svilupperà il futuro di Rei nell'ultimo film.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, questo film raggiunge altissimi livelli: le animazioni sono splendide e le ambientazioni tra le più significative viste in Evangelion, soprattutto per quanto riguarda la desolazione del quartier generale della Nerv; la colonna sonora non usa molte tracce della serie classica, ma quelle presenti sono splendide, come "Gods Message", "L'Apôtre de la Lune" e "From Beethoven 9", per citarne alcune.
In definitiva penso che 9 sia un voto adeguato, anche se un giudizio definitivo potrà essere dato solo dopo l'uscita del 4.0. Comunque, per quello che ha mostrato, la serie del Rebuild si è smarcata definitivamente dell'originale e il progetto è entrato nel vivo; a questo punto possiamo e dobbiamo sicuramente sperare che l'ultimo film porti una degna conclusione di questo nuovo viaggio nel mondo di Evangelion cominciato nel 2006.


 1
Musso92

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Che dire di questo Eva 3.33? Ripensando all'attesa che si è creata attorno a questo lungometraggio, all'hype che ne è conseguito, e alle vendite che sta facendo in patria, non posso che esternare il mio disappunto. Infatti la prima parola che mi balenò in mente dopo la visione di suddetta opera fu "delusione".

"You can (not) Redo", terzo capitolo di uno dei remake più pubbilcizzati di sempre, è un vero e proprio pugno in un occhio, per tutti i fan del "vero" Evangelion, chiaramente. Se già quando nel secondo rebuild la trama prese una piega ben diversa da quella dell'anime (e ricordo che questo doveva essere un remake), ma comunque ben accetta dalle folle, con questo terzo episodio tutto quello di buono che c'era nella serie originale fino a questo punto è stato buttato nel gabinetto dopo aver tirato lo sciaquone, per dare luogo a questa mera opera atta solo ad allungare il brodo, a mettere soldi in tasca a quella volpe di Hideaki Anno e a dare il colpo di grazia a un brand che ha fatto la storia, ma che per colpa di queste trovate si sta riducendo all'ennesima bambinata commerciale.

Tutto è lasciato nel mistero, i personaggi sono stati stravolti, sia fisicamente sia soprattutto a livello di caratterizzazione: fazioni nate chissà quando e soprattutto espliciti riferimenti yaoi tra Shinji e il sempre più audace Nagisa Kaworu.

Ma dopo tutto questo perché dare la sufficienza? Be', c'è una cosa su cui non posso non fare una menzione: il comparto tecnico. Se da una parte la trama e la sceneggiatura hanno subìto un evidente calo, al contrario il lato audio/video è a dir poco sublime, le trasformazioni degli Eva, gli scontri con gli angeli, ma anche le scene quotidiane o i paesaggi sono rappresentati divinamente, e il sonoro non è da meno. Peccato che anche se si investono tutti i soldi del budget nella realizzazione tecnica, senza una buona trama o sceneggiatura tutto ciò è assolutamente futile. Ma, ehi, i Blu-Ray stanno vendendo come il pane in Giappone, sicuramente Anno e la Gainax sanno quello che fanno, di certo non hanno bisogno dei consigli dei fan.

Come concludere dunque? Se già i nostalgici di del Neon Genesis si sono infervorati per la scarsa qualità dei primi due rebuild, con questo terzo lungometraggio avranno tutte le ragioni per essere estremamente delusi. Comunque, penso che soprattuto grazie al lato tecnico per tutti gli altri possa essere una visione abbastanza piacevole. Ma credo che il film sia degno di essere visto almeno una volta, giusto per farsi un'opinione propria, per sapere se tenersene alla larga in futuro o idolatrarlo come fanno i nipponici.

bbQsauce

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
Tra le leggi non scritte di questo mondo è risaputo che esiste il detto che cita espressamente: "Ogni serie di successo verrà violentata commercialmente finché anche l'ultimo fanboy non ne verrà a noia, nessuna eccezione", e appunto nessuna eccezione è stata fatta, tanto che anche l'ormai sempre più povero studio Gainax ha deciso di rispremere ancora una volta quella che è stata ed è tutt'ora la sua opera di punta, Evangelion, in una trilogia di remake che poi è diventata una tetralogia di uno spin-off della saga originale, di cui rimangono solo citazioni...

Ma a me piaceva come stavano andando le cose in questi film, si era messa da parte la regressione dei personaggi per dare spazio a quegli spettacolari combattimenti per salvare il mondo che lo studio Khara riesce a tirare fuori, che se da una parte hanno fatto perdere valore all'originale rendendolo commerciale, dall'altra hanno regalato allo spettatore ore di puro intrattenimento visivo, da Ramiel che gioca a space-invaders con i cannoni della NERV ai tentacoli di Sahaquiel che ballano nello spazio, dove tutto esplode in una ormai non tanto simbolica croce di sangue.
Ma Q è differente, e se per metà si intravede il tentato "ritorno alle origini", il fatto che la sceneggiatura sia stata scritta dopo il rilascio del secondo film non passa inosservato, tanto che, come è già stato citato da un altro utente prima di me, nessuna delle scene presentate nella preview del 2.0 è presente in questo film.

Ed ecco finalmente "Evangelion: 3.0 You can (not) Redo", che tradotto diventa: "E' scritto tre volte nel Vangelo che noi (non) sappiamo fare i remake".
Tralasciando il fatto che un buon 70% del budget è finito in quei 10 minuti iniziali che sono andati su Youtube come pubblicità, questo cambio repentino di registro, composto da un timeskip piuttosto consistente, sarebbe anche potuto andare bene, se non fosse stato reso così insignificante e ridicolo.
Fin dall'inizio del film si viene catapultati senza spiegazione alcuna in un mondo "diverso", creato per sembrare "diverso", come se volesse dire che tutto ciò che è avvenuto prima è privo di significato, tanto che sembra che i personaggi abbiano perso la memoria e si comportino come capita, presi da ciò che stanno facendo in questo differente mondo, di cui si ha solo qualche affrettata spiegazione e nessuna motivazione, e la maggior parte dei testi riguardano terminologie tecniche, come se far conoscere allo spettatore la dispersione massima dei cannoni o la pressione dell'LCL sia più importante di, che so, capire cosa stia succedendo?

Questo cambiamento, oltre a mutare completamente l'ambientazione, ha alterato il design dei personaggi, e oltre ad aggiungere individui che si prendono fin troppo spazio nella prima parte per poi sparire nel nulla come non fossero mai esistiti subito dopo, hanno aggiunto ai vecchi degli... occhiali da sole firmati da un non noto stilista, giusto per dare un tocco futuristico su uno sfondo di tutt'altro colore e far capire allo spettatore che qualcosa è cambiato, e qui già da questa geniale trovata si può optare se passare il resto del film con la fronte incollata alla scrivania in segno di disprezzo.

E purtroppo, l'aspetto contenutistico non riesce a eccellere: anche durante il film ci si accorge di quanto poco stia succedendo, gli avvenimenti sono più citazioni della serie originale, dei "rimandi", eventi che dovevano succedere di cui lo spettatore è informato, che vengono citati giusto per rinfrescare la mente di coloro che con il tempo hanno scordato, e tali scene sono frettolose, infodump in mezzo al nulla, mentre per tutto il resto della serie gli unici discorsi che si sentono, a parte i sopra citati, riguardano persone a caso che insultano Shinji per un motivo vagamente chiaro e poco coerente.
Nonostante le ambientazioni apocalittiche, sempre più cupe e definite, siano probabilmente le immagini più belle di questo film, esso tende ad ambientarsi in piccoli spazi cupi e tetri, come una stanzetta grigia e buia, o quel giardino dove Kaworu si struscia senza ritegno né vergogna sul corpo imbarazzato di Shinji mentre suonano assieme il piano, che ricalca ancora una volta la sensazione di vuoto che si ha durante la visione.

La piega che questa tetralogia ha preso con questo terzo film è quella di un "punto a capo", un distacco totale dall'opera originale per ambientazione, ma conservando alla lontana gli avvenimenti, e la sensazione che rimane è che questo film non sia un terzo, ma un inizio, esattamente come sopra: come se negli altri due non fosse successo nulla.
Nel prossimo film, a meno che a qualcuno non venga la splendida idea di continuare con un quinto e oltre, si chiuderANNO, si spera, la storia che è cominciata in questo terzo film, i problemi nati in questo film, e le domande lasciate da questo film; gli altri due non servono nemmeno come presentazione, nemmeno la delineazione dei personaggi è servita a qualcosa, poiché in questo film sono persone completamente diverse, almeno per quel che si è visto per quanto riguarda Asuka, Rei, Mari, Misato e altri, purtroppo ridotti a macchiette sullo sfondo in favore di Kaworu e la sua elegante voce prestatagli da Akira Ishida.

E anche se questa fin troppo lunga recensione necessiti ancora di qualche approfondimento, mi fermo per motivi di spoiler.
Se mettessi da parte le lamentele per un secondo, mi vedrei costretto a parlare del comparto tecnico; in una parola? Spettacolare.
La parte che Shiro Sagisu ha avuto in questo film è mostruosa, le sue soundtrack apocalittiche che rimbombano per tutta la durata della pellicola potrebbero benissimo valere il biglietto del cinema. E rinnovo l'aggettivo "mostruoso" anche per la grafica, perfetta e molto curata come sempre, specie i fondali, e il fatto che è più visibile l'uso della CG è scusato dall'azione sempre più veloce e adrenalinica.
Alla fine dei conti l'aspetto tecnico e sonoro sono pressoché le uniche cose che salvo di questo film.
Ma non è mia intenzione fare l'elitario o il purista che rinnega a prescindere qualsiasi cosa che non rispecchi l'originale; ho apprezzato questa tetralogia anche per il fatto di aver avvicinato le nuove generazioni alla storica saga originale, ed è possibile che sia per le aspettative che non sono riuscito ad apprezzare questo film, o per il continuo confronto con l'opera originale, o sarà quell'assillante sensazione di stonatura che ha pervaso tutto il film che altera la mia valutazione, e mi rendo conto che probabilmente non merita tale valutazione, dato che è anche probabile che non abbia capito nulla, ma non mi è piaciuto.


 9
Locke Cole

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
"Kimochi warui", citando la celeberrima sentenza a chiusura di ciò che già tradiva l'allontanamento dalla felice contingenza che fu l'"Evangelion" del '95-96, in ciò si potrebbe concentrare l'estenuata baraonda di pallide emozioni che sorgono nel visionare l'agonizzante trascinamento di un titolo tanto fulgido quanto controverso, impenetrabile ai più, anzitutto al suo padre artistico.
Prima d'equivocare, non è risentimento a muovere le parole di chi scrive, né il disinganno nel vedere caduta un'ingenua speranza d'assistere alla messa in scena di un'opera equiparabile all'originale, bensì l'amarezza nel vedere il pavido spirito dell'animazione orientale ripararsi dietro la lievità d'animo del grande pubblico e le sue piccole pretese.
De vanitate, la scena terza d'un sin troppo prolisso preludio, un'inappropriata ed estenuante parodo che tanti anni ha impiegato a far entrare in orchestra un coro sin troppo banale, di caratteri accennati, vivi della sola reminiscenza delle loro controparti del '95, che con tanto trambusto ha accompagnato in scena un protagonista timido e impacciato, apatico e distante, ben lungi dalla grande umanità di cui l'originale Shinji aveva saputo farsi portavoce.
Non sarebbe tuttavia corretto, né tanto meno il titolo in questione ne sarebbe meritevole, confrontare puntualmente quest'opera, che appare chiaramente un lavoro originale e che devia tanto bruscamente quanto infelicemente dallo spirito originario di "Evangelion", con quest'ultimo; nondimeno, per comodità di analogia, porrò costanti paragoni proprio con il primigenio eponimo, per chiarezza d'esposizione, pur potendo rinviare a qualsivoglia altra opera d'elevato valore ed eccellente strutturazione.

Ecco dunque cosa ci troviamo a considerare volgendoci al terzo capitolo dei "Rebuild", al contempo il più grande difetto che l'unica salvezza che scampi questo titolo dalle disamine più feroci: una storia semplice, leggera, che non ha presunzioni se non di dipingere per lunghe pennellate oscuri sottofondi politici. Questo relegamento di "Evangelion" all'ambito denotativo è il grande rifiuto di Anno, il diniego all'ardire di ergersi sulle alte e impervie vette dell'arte, la rinuncia ad affrontare qualsiasi istanza conflittuale, in definitiva la grande paura di far scontento il suo capriccioso mecenate, il grande pubblico.
Una semplice storia, s'è detto, ove al fastoso trionfalismo del secondo capitolo s'è sostituita una forsennata corsa ai ripari che ripiega sull'estremo opposto: un minimalismo che va a pieno detrimento della totalità dell'intero progetto, nel quale Shinji resta l'unico personaggio di scena, spaesato in un mondo irriconoscibile e accompagnato dal rapido scorrere delle figure secondarie, che persistono solo in forza dell'eco della serie originaria ancora possente negli ascoltatori, ormai deperite psicologicamente e scarne spiritualmente, grottesche ombre di ciò che furono.
I toni sono tutti ridimensionati e scemano verso il pianissimo, fallendo però nell'ambizione di rievocare l'abissale delicatezza del patimento esistenziale che si distendeva sulle tediose giornate del primo Shinji di Neo-Tokyo 3. D'altro canto è ben difficile scrutare nelle profondità dell'animo umano stanti le premesse dei due lungometraggi precedenti, dove nulla s'è fatto per dare spessore al giovane.
Sull'altro versante, l'alienazione, altrettanta è la dismisura, ma in verso contrario: portata al parossismo estremo, in una tensione annichilente, non trova motivazioni adeguate nell'irrealistica psiche di Shinji.

Considerando anzitutto le figure secondarie, ben rapidamente si concluderebbe la trattazione. Asuka, improbabilmente scampata al dominio di Plutone e la signorina Misato, silenziosa e collerica effige, sono ambedue degradate dalle luci del proscenio, nel quale recitavano le altre due componenti del terzetto di protagonisti nel '95, al ruolo di comparse, che ben poco hanno a incidere su un corso di eventi che per meccanica consequenzialità impressa dal motore registico si fa beffe di coerenza e spontaneità.
Per quanto concerne la bella Rei, se nel secondo capitolo s'era decisamente intrapresa l'esiziale via della sua umanizzazione, ora la personalità le viene prontamente sradicata, eccedendo però in tale versante senza sapere e probabilmente nemmeno curandosi di correre ai ripari, lasciando non la problematica ed eterea fanciulla in grado d'affascinare i più pur nella sua vuotezza caratteriale, alla quale venivano affidati i due monologhi sulla definizione dell'identità, bensì un guscio che ancora più radicalmente della terza Rei è crollato nell'aporia più completa, incapace di compiere alcun passo, priva di volizione, dubbi e della minima possibilità di sviluppare empatia, un corpo che viene in modo aleatorio trascinato sul palco nel corso dell'azione.
Giungiamo a Kaworu, il personaggio dei celeberrimi tredici minuti più possenti della serie originaria. E' anzitutto da notare che si è rivelata felice, e anzi obbligata, la scelta di lasciargli ben poca presenza scenica, sì da non spingere eccessivamente gli spontanei e severissimi paralleli che chiunque avrà sollevato fra i due. Un Kaworu che ha così poco da dire, perché non molto ha per agire, la cui gnomica è ben semplificata e la cui presenza è poco incisiva, non riuscendo a scrollarsi di dosso il suo glorioso antesignano né osandone superare il passo, calcando piuttosto, spesso testualmente in un profuso citazionismo, quanto quest'ultimo sentenziava soavemente sulle vie dell'umanità e le possibilità della felicità. In conseguenza di tale timore reverenziale, la sua azione risulta una delle tante voci che non danno giustificazione all'implacabile penna dello sceneggiatore né al tirannico verbo del regista, e la sua uscita di scena appare l'ovvia conseguenza dell'insopprimibile anánke che grava su di lui, la quale, splendidamente intuibile, avrebbe potuto ben dare adito a un tragico avvicendarsi contro le maglie del fato o a un'ineluttabile e romantica dannazione al mondo. Nulla di tutto ciò, nemmeno la virtuosa rassegnazione del Kaworu dell'episodio 24°, bensì l'esistenza del giovane viene divorata dallo scorrere dei fotogrammi, che impassibili quanto il pubblico assistono alla sua dissoluzione da tutti attesa.
Le restanti comparse non meritano alcuna attenzione, come per altro non la meritavano le succitate figure, eccezion fatta per Kaworu.

Resta così Shinji, assurto a protagonista esclusivo, chiuso letteralmente in un mondo di sé solo, per citare la signorina Misato nell'episodio 25°, che tuttavia non ha più quell'umanità che permetteva al pubblico di sviluppare fortemente empatia con il giovane, che nell'episodio successivo sarebbe assurto a modello generalissimo dell'essere umano. Oramai Shinji è un caso particolare, sbozzato grossolanamente, il tipico protagonista di un'opera d'animazione ben mediocre, che lascia assai a desiderare nella componente psicologica, abbandonato in un mondo d'alienante desolazione che tuttavia è troppo profonda e impetuosa perché egli vi si possa immergere senza essere scaraventato a riva dai suoi spietati flutti. Insomma, Shinji è un protagonista inappropriato al suo contesto e a qualsiasi speculazione ulteriore.
Infine, l'intera opera si regge sul riverbero dell'eco del nome dannato ed eccellentissimo di "Evangelion" e solo su questo regge i suoi gracili arti, mancando al contempo sia di una solida impalcatura narrativa sia della possibilità, come nell'originale, di disfarsi completamente di una qualsivoglia trama in vista della pura speculazione. Ecco dunque che i personaggi sono ormai ombre estenuate, carcasse che si trascinano per costrizione nella recitazione, tanto che più nulla hanno da dire, donde le diffuse afasie, rotte da locuzioni ben poco memorabili, perché ormai già tutto è stato detto.

In tutto ciò, avendo ripiegato lungi da qualsiasi sperimentalismo o virtuosismo estetico nella confortante culla della storia semplice, la mano di Anno riesce pur sempre delicata e precisa, colmando questa vuotezza con un'oculata direzione, salvo le avvilenti cadute stilistiche, quali inutili decine di minuti di combattimenti a mostrare la spasmodica cura che la Khara ha operato, un discutibile utilizzo dei fondi dello studio.
Altra e anzi massima pecca è l'incapacità di volgere a proprio favore l'imperante istanza anticipatrice che domina il lungometraggio, sorta dalla rievocazione di un'icona quale Kaworu. Nondimeno nessun páthos sorge in petto a chi assista all'ineluttabile intessersi di una vicenda già vista, ben lungi da qualsiasi aristotelici pietà e terrore cui il moto tragico dovrebbe muovere.
Ma tutto ciò vale certamente pure per coloro i quali, loro malgrado, s'avvicinassero per la prima volta a "Evangelion" tramite questa parodia, perché i personaggi in scena sono irraggiungibili emotivamente e rigidi nel dipanarsi dell'azione, incapaci di far patire con loro gli spettatori.
Concludendo, eccezionalmente a onore del terzo "Rebuild" va l'inaspettata onestà rivelata da Anno, che finalmente abbassa potentemente il tiro e rinuncia ai perniciosi paralleli con l'originale del '95, in vista, per l'appunto, di una storia convenzionale e scevra di sperimentalismi, sebbene questi siano solo i primi passi mossi in tale direzione e il capitolo si presenti tuttora come un titubante cittadino di due mondi, teso alle gesta gloriose del passato ormai solo nelle lampanti citazioni, ma decisamente incamminato verso un futuro genuinamente nuovo, donde discende il carattere fortemente disarmonico dell'opera.

Il terzo capitolo dei "Rebuild" risulta ben arduo da valutare compiutamente, allacciandosi da un lato ai due episodi precedenti nel chiudere il prologo della vicenda, ma, dall'altro lato, pienamente troncato dalla sua continuazione nella conclusione della tetralogia, ben più saldo nella tensione verso quest'ultima di quanto fossero forti i nessi fra i precedenti.
Da quanto detto cagiona il mio giudizio, in conclusione estremamente e, anzi, immeritatamente benevolo verso questo titolo, l'ennesima manifestazione della protervia e della vanità di Anno, un capitolo, a conti fatti, inutile nella sua gran parte, riducibile a un quarto d'ora di effettiva progressione, l'ultimo mezzuccio della magistrale strategia economica dello studio, ma forse anche le prime note di un requiem aeternam che finalmente lasci riposare ciò che fu "Evangelion" negli episodi 25°-26°, libero ormai dalle ricuse dell'eredità lasciataci.


 8
Doppelgänger

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Warning: giudicare il film senza fare rivelazioni sulla trama è impossibile. <b>Pur evitando di svelare alcunché sul finale, già descrivere il setting iniziale è un bello spoiler</b>, visto che da questo film le differenze con la serie diventano incommensurabili. Siete avvisati.

Fuoriuscito dal nucleo dello 01, Shinji si risveglia di quattordici anni avanti nel futuro, a bordo di una nave volante comandata da Misato. Questa lo informerà di essere passata a un'organizzazione rivale alla Nerv, intenta a ostacolare i suoi piani riguardo il progetto per il perfezionamento dell'uomo.
Assieme a lei vi sono Asuka e Mari, ma Shinji non avrà che una domanda: sarà riuscito a salvare Rei?

Finalmente il progetto Rebuild entra nel vivo, mostrando veramente dove la Gainax voglia andare a parare con questa roba, oltre ovviamente a succhiare i soldi del biglietto a frotte di orientali - e lasciatemelo dire, beati loro.
Il setting nel futuro è di per sé qualcosa di estremamente piazzante per un fan del marchio che conosce a menadito tutto di questo universo. E quello che sarebbe il punto di forza del film si rivela anzi esserne il punto debole.
Di ciò che è successo nel corso di quei quattordici anni non ci viene detto praticamente nulla, ma è un qualcosa che va oltre la classicità cui Evangelion ci ha abituati: qui si parla di veri e proprio buchi narrativi. Eviterò di fare riferimenti precisi a queste mancanze, ma vi assicuro che fioccheranno tanti bei punti interrogativi durante la visione.

Queste mancanze si riflettono anche sui personaggi secondari. Non parlo tanto di quelli nuovi introdotti, messi lì giusto per riempire lo sfondo (e sinceramente i loro dialoghi sono un po' stereotipati, cosa che da Evangelion non mi aspetterei mai e poi mai), quanto piuttosto di quelli che conosciamo tutti. Il pochissimo spazio dato a Misato, Asuka, Ritsuko, Gendo e così via, lascia veramente l'amaro in bocca perché lo spettatore non è messo al corrente di cosa abbiano passato i personaggi per giungere a quel punto - cambiamenti visibili soprattutto in Asuka, non più la solita ragazzina in cerca di attenzioni, ma una rabbiosa "adulta".

Tutte queste problematiche vanno a braccetto con quello che è il vero focus del film, ossia il duetto Shinji-Kaworu; ciò che è veramente il film, e questo lo fa non dico bene, ma perfettamente! L'immedesimazione con Shinji è forse anche superiore a quanto (forse) avrebbero voluto i realizzatori, visto che lui, come noi, si chiederà costantemente cosa sia successo in quel buco narrativo che lo separa dagli ultimi ricordi che possiede, oltre che interrogarsi costantemente su quali siano le sue responsabilità in tutto ciò.

Questo senso di spaesamento si sposa perfettamente con alcuni degli ambienti più evocativi mai visti finora nella serie, a tratti forse anche disturbanti. La desolazione, il degrado, una vastità che sa di vuoto e l'onnipresente silenzio, interrotto solamente dalle note suonate al piano da Kaworu. Nella descrizione del suo ruolo la Gainax forse si è adagiata un po' troppo sulla memoria regressa dei fan hardcore, visto che sembra poggiarsi eccessivamente sul fatto che già lo conoscano, rendendolo di difficile comprensione per i neofiti. Ma come ho detto, è il suo rapporto con Shinji a dare al film il vero motivo d'esistere, mostrando alcune delle scene più delicate di sempre - le suonate al pianoforte sono alienanti.

Il ritmo altalenante del film e i suddetti buchi sembrano supportare le voci di un radicale cambiamento di sceneggiatura a metà lavorazione, cosa testimoniata dal fatto che nessuna delle scene presenti nell'anteprima alla fine di "You Can (Not) Advance" siano comparse qui. Fortunatamente, queste mancanze, oltre che dal personaggio di Kaworu, sono ampiamente ammortizzate dalle scene d'azione, che definire sopra le righe sarebbe poco. In particolare lo scontro finale è talmente esagerato da risultare difficile da seguire.
Giudicare questo film è più difficile di quanto non si creda. Lo spettacolo c'è, ma spinge ulteriormente avanti le capacità deduttive di chiunque voglia raccapezzarcisi del tutto. Se non altro, esso lascia con un insaziabile desiderio di vedere la futura parte quarta, e stavolta è davvero impossibile provare a figurarsi cosa potrebbe accadere.


 2
Akikako

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
La prima parola che mi è venuta in mente alla fine del film è stata una parolaccia rivolta ad Anno, e lo dico solo per farvi capire che questo film non solo non mi è piaciuto, ma l'ho trovato anche inutile.
Ricapitolando un po' come sta andando questo Rebuilt: il primo è stato semplicemente una specie di riassunto, un po' noioso per chi conosce la serie a memoria; nel secondo il cambio di continuity è stato molto bello, molto gradevole in generale; la preview ci ha fatto sbavare al pensiero di cosa potevamo incontrare nel film.
Così arriviamo a questo film e cos'abbiamo? Il nulla.
O meglio, il film è tutta una gigantesca premessa per il prossimo, di suo ha ben poco.
I primi 20 minuti sono solo battaglia e parole a caso, pochi minuti di "spiegazione", poi 20 minuti di lezioni di piano e Kaworu che flirta con Shinji, così arriviamo a 45 minuti di niente e solo a quel momento il film inizia e diventa anche bello, ma non posso sorvolare sul fatto che metà del film poteva essere accorciato in 20 minuti, forse.
Ma come ho detto prima, sembra tutto una gigantesca premessa per il prossimo film: non conosciamo veramente nuovi personaggi, non si approfondisce la conoscenza dei vecchi, a parte Kaworu, ma di fatto non cambia tanto dalla serie, ha addirittura due o tre battute uguali e tutte le spiegazioni che ci aspettavamo vengono rimandate al prossimo film.
Insomma, do la sufficienza perché in fin dei conti l'ultima parte è stata gasante e poi ho speranza nell'ultimo film.