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Swordman

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
Osannato de qua, osannato de la… Vincitore anche di Oscar e avente incassato i fantastiliardi in tutto il globo terraqueo… Mi aspettavo dunque che questo Frozen -Il regno di Ghiaccio- fosse almeno un film di una certa sostanza. Invece mi sono trovato di fronte un filmettino Disney, edulcorato oltremodo e anche abbastanza insulso.

Il film racconterebbe le vicende, anzi, la vicenda, delle sorelle principesse Anna ed Elsa, orfane, la prima solare ed estroversa, la seconda più cupa e timorosa del proprio potere di manipolare il ghiaccio. Potere del quale a un certo punto perde il controllo e con cui scatena un inverno perenne per poi auto esiliarsi da tutti. Anna, quindi, parte per aiutare la sorella con l'aiuto di un buzzurro locale, di una renna e di un pupazzo di neve parlante.
Il film è molto lineare nel suo sviluppo e, a parte uno o due colpetti di scena, si sa già come si svilupperà. La tecnica digitale è indubbiamente molto buona, ma a me non ha affascinato così tanto, forse per via del design dei personaggi davvero patatoso e molto simile a delle bambole (cosa poi studiata per far vendere i pupazzi del merchandising ai pargoli spettatori). Aggiungiamoci poi che buona parte del film è occupato da canzoni, spesso melense, al punto da far sembrare il film una specie di musical (genere che mi è abbastanza indigesto di per sé).
Oltretutto, per via della sua brevità temporale, il film non ha tempo di approfondire alcunché. Persino le figure delle due protagoniste rimangono piuttosto superficiali, figuriamoci gli altri personaggi (il più riuscito di tutti è la renna) o il micidiale pupazzo di neve…
I momenti veramente riusciti del film, come tecnica, effetti, musiche e regia, si contano agevolmente con qualche dito di una mano e non bastano di certo per farne un bel film. Ci potranno intortare e affascinare qualche infante, mi sorprende che ci siano riusciti con gente più grande… O no?


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Haruhi Suzumiya Gold Edition

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen, "La regina delle nevi", Frozen è il 53° classico della Walt Disney, nonché il film di animazione che nella sua categoria ha realizzato il maggiore incasso della storia del cinema. Si è anche aggiudicato due Oscar: Miglior film d'animazione e Miglior Canzone con Let it go.
La trama tratta la storia di due sorelle, Elsa e Anna di Arendelle, rispettivamente futura regina e principessa dell'omonimo regno scandinavo. Fin dalla più tenera età, le bambine si dimostrano estremamente unite ma Elsa ha in sé un potere che è insieme dono e maledizione: la capacità di creare e manipolare il ghiaccio. Ancora incapace di controllare questa strana magia, durante un gioco, Elsa colpisce Anna alla testa ferendola gravemente. Il capo di un gruppo di Troll riuscirà a curarla, ma metterà anche in allerta la famiglia di Elsa. I genitori dovranno vegliare su di lei affinché la giovane impari a governare i suoi poteri o, crescendo a dismisura, diverranno un giorno un problema. I genitori faranno quindi crescere le due sorelle separate, confinandole nella solitudine e nell'incomprensione.
La scena si sposta in fretta sulle ragazze ormai prossime all'età adulta. Anna, la minore, è cresciuta con un carattere allegro e spensierato, molto socievole ma ingenua, mentre Elsa, maggiorenne nel giorno della sua incoronazione, fredda, riservata e di poche parole. In breve tempo succede la disgrazia tanto temuta da Elsa. A causa di una discussione con la sorella, che pretende di sposare un principe conosciuto quel giorno mentre Elsa si oppone, la nuova regina di Arendelle non riesce a trattenere i suoi poteri e condanna il suo regno a vivere nell'Inverno perenne. Spaventata e confusa, additata dai passanti che la ritengono un mostro, Elsa fuggirà lontano, dove potrà dare libero sfogo ai suoi poteri.
La sorella Anna però, che crede in lei, lascia al suo compagno il comando del regno e decide di cercarla e raggiungerla, conoscendo l'uomo che le aprirà veramente gli occhi, ovvero il timido e burbero Kristoff, un venditore di ghiaccio che viaggia insieme alla renna Sven. Poco dopo si unirà a loro anche la mascotte del film, un piccolo pupazzo di neve di nome Olaf, costruito da Elsa per Anna durante la loro infanzia, e che ha ora preso vita.
Da qua inizierà un lungo viaggio, costellato di sorprese e colpi di scena, fino ad accompagnarci al solito finale Disneyano.
Nonostante il grandissimo successo ottenuto, non reputo Frozen uno dei migliori classici firmati Disney. Indubbiamente il lavoro fatto con le canzoni, le animazioni a dir poco stupende, la caratterizzazione dei personaggi totalmente differente o quasi rispetto a quelli della fiaba originale, gli studi condotti in Norvegia per ricreare la neve e anche quelli su una vera renna per rendere il più realistici possibili i movimenti di Sven sono degni di ammirazione, ma mi sarei aspettata qualcosa di più dalla trama, che risulta a mio parere rallentata dalle troppe lunghe canzoni (sebben estremamente gradevoli) e decisamente frammentata.
Credo inoltre che sia ora di rinnovare i soliti cliché dove si prende in giro il "bacio del vero amore" che non è mai quello del principe, ma un gesto d'affetto verso la madre, l'animale o, in questo caso, la sorella.
Con tutti i riconoscimenti che Frozen ha avuto, onestamente, mi aspettavo qualcosina di più. Più sentimento indubbiamente e più spazio alle relazioni tra i personaggi.
Rimane tutto sommato un buon prodotto, che si guadagna eccome la sufficienza. Se non fosse stato un prodotto della Disney, probabilmente avrei dato un voto più alto, ma considerando la vastissima gamma di successi e classici che possono vantare la firma del grande Walt, sono sicura che si sarebbe potuto fare qualcosa di più! Rimango curiosa di vedere i prossimi film d'animazione che seguiranno Frozen.


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selene90

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Ho letto diverse dispute riguardanti il film d'animazione della Disney "Frozen". Molti sostengono che con questa nuova favola, la Disney abbia perso molta della sua notoria familiarità con le emozioni di grandi e piccoli. Le maggiori critiche di cui ho letto vanno a sfavore di "troppe canzoni, e troppo smielose" e di una trama che cade nel ridicolo dopo pochi minuti.
Ora vorrei aprire una discussione a questo riguardo, iniziando per l'appunto dalla trama. Il film si apre mostrando una famiglia reale apparentemente felice, che però nasconde un segreto: la figlia maggiore, Elsa, futura regina, ha un potere che non riesce a controllare. E' proprio da questo potere che nascono le future vicende. Ferita la piccola Anna, sua sorella, Elsa si chiude in sé stessa, perché si sa, un potere che non si conosce e che non si sa controllare genera paura, ed Elsa teme di ferire altre persone a lei care. Da qui si spiega la sua fuga nel momento in cui la paura trova la sua massima espressione. Questo sentimento infatti invade non soltanto Elsa ma anche tutti gli altri personaggi che, di fronte a qualcosa di unico e sconosciuto, catalogano la nuova regina come "mostro" costringendola ad allontanarsi per sempre dal regno e ad isolarsi completamente.
La trama, dicevamo, non è sicuramente tra le più originali, dal momento che tutto il film o quasi è visto dal punto di vista della principessa Anna che, armata di pazienza e buona volontà, e soprattutto di fede nel confronti dell'amatissima sorella, parte alla sua ricerca, aiutata dal classico ragazzo povero ma di buon cuore e da animali o esseri magici.
La trama cade nel ridicolo? Non penso che sia questa la questione. Il fatto che tutti i protagonisti credano ciecamente nell'amore e nella forza dell'amicizia non è ridicolo, al massimo banale. Benchè Frozen apra le porte ad un finale alternativo che mostri lo stesso tema, ma da altri punti di vista. Come in ogni fiaba Disney che lo ha preceduto, la chiave per risolvere i maggiori problemi sembra essere sempre e soltanto "il vero amore". Così è stato per Aurora e Biancaneve, svegliate dal principe dei loro sogni, o da Cenerentola che, rispettando tutti i personaggi, ha ottenuto da loro la gratitudine che le permette una felicità eterna. Elsa e Anna invece rappresentano qualcosa di nuovo. Perché pur avendo a disposizione un principe (si fa per dire) disposto a qualsiasi sacrificio per la donna che ama, in questo film il vero amore è rappresentato dal legame tra sorelle. Sono Elsa ed Anna a salvarsi a vicenda. Nessun uomo di mezzo, nessun bacio. Il che, a mio parere, è molto più originale. Da quanto si conoscono Aurora e Filippo prima del fatidico bacio? Un giorno? E cenerentola e il principe prima del matrimonio? Una sola serata in cui non si sono detti assolutamente niente. Trovo molto più banale basare un rapporto di vero amore su una toccata et fuga piuttosto che su un legame vero che dura da tutta la vita. Questo punto è, oltretutto, chiarito anche dal personaggio di Elsa. Appena Anna si incontra e si "innamora" del principe, Elsa si indigna dicendole che non approverebbe mai un matrimonio tra due persone che si conoscono appena.
Dal mio punto di vista, perciò, la trama è assolutamente ok. Non eccellerà in originalità, ma va sottolineato che, come film d'animazione, si deve adattare ad un pubblico vasto, che includa anche i più piccoli. Quindi qualsiasi forzatura o psicologia troppo forte danneggerebbe la storia.
Passiamo quindi alla seconda critica: le canzoni. Troppo smielose? Può darsi che la canzone che Anna e l'antagonista della storia cantano insieme cada un po' nello smieloso, d'altronde non c'è alcun tipo di forzatura, visto che la canzone descrive esattamente i caratteri dei due personaggi, e soprattutto di Anna. Ingenua, giovane e credulona. D'altra parte ci sono diverse canzone, quella di Elsa in primis, che hanno un testo tutt'altro che smieloso. Anzi… trovo che "all'alba sorgerò" sia il dipinto preciso dell'evoluzione del suo personaggio. Da persona che teme la vita, a causa del suo potere, diventa una regina mancata che abbraccia il suo stesso potere per crearsi una nuova vita, in cui essere finalmente indipendente.
Se poi è il numero di canzoni a far disperare tanto, ricordiamo che l'intera playlist del film è composta da 10 titoli… per citare qualche film a caso della Disney: "Il re leone" ne ha 14; "la sirenetta" addirittura 20; "la bella e la bestia" 16; "cenerentola" 13. Facciamoci due conti e sapremo chi ha davvero esagerato.


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Ransie Carter

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
Frozen è un lungometraggio della Disney, il 53° classico per essere precisi, liberamente ispirato dalla favola dello scrittore Hans Christian Andersen. Questo scrittore è noto per le sue storie dai finali sempre un po' tristi e malinconici.
Il capostipite della casa d'animazione più famosa al mondo, la Disney appunto, aveva pensato di poter realizzare una versione di questa favola già negli anni 40. Non gli fu dato modo però di realizzare questo suo sogno, un vero peccato.
Sono convinta che se il progetto fosse stato seguito da Walt, il risultato non sarebbe stato così scadente!
Che le fiabe Disney differiscano dalle loro controparti cartacee è cosa ben nota.
Vuoi per motivi pratici, come ad esempio fondere un paio di personaggi o ranzarli via completamente; vuoi per rendere il tutto fruibile anche per i bambini: certe fiabe sono molto più cruenti, o tragiche.
La sirenetta soffre moltissimo nella sua condizione di umana e alla fine si sacrifica al posto del suo amato.
Le sorellastre cattive di Cenerentola vengono accecate da dei corvi.
La storia della bella addormentata prevedeva undici fate buone, invece che tre, e la giovane, così come il suo regno, vengono addormentati per un secolo. Esiste anche un seguito del "bacio del risveglio" e anche lì non son tutte rose e fiori.
Insomma, Frozen non è il primo lavoro su cui hanno apportato un po' di modifiche, solo che questo è un ribaltamento integrale della storia narrata dall'abile scrittore.
Elsa e Anna sono due sorelle, due principesse.
Elsa però è speciale, lei ha un dono: può generare la neve.
Non è ancora molto abile nel controllo di questo grande potere, e un giorno la cosa le sfugge di mano, anche a causa della sorella che, essendo piccola, non conosce le mezze misure. La sorellina infatti, colpita per errore dalla sorella, cade a terra e non riesce più a svegliarsi.
Il re e la regina, genitori delle piccole, portano le due dai potenti e buoni troll della valle, nella speranza che possano dar loro una mano.
Il capo di questa strana e simpatica tribù, riesce a salvare Anna, ma le cancella la memoria circa i poteri della sorella (ho visto il film tre volte, e ancora non ne comprendo la motivazione).
Spiega a Elsa che lei possiede un grande potere, ma che deve imparare a controllarlo senza cadere vittima della paura. Avrà degli ostacoli da superare, ma potrà farcela se mossa dai giusti sentimenti.
Peccato che questo messaggio venga mal interpretato dai genitori che finiranno con isolare loro stessi, e soprattutto la maggiore delle loro figlie, dal resto del loro regno.
Si crea così una crepa fra le due sorelle, dato anche il fatto che i genitori le hanno separate per cercare di istruire Elsa nell'uso delle sue doti magiche. Pur vivendo nello stesso palazzo, i rapporti fra le due sono praticamente nulli.
Un giorno i sovrani partono per un viaggio in mare e una tempesta violenta li colpisce, ponendo fine alle loro vite.
Elsa riuscirà a controllare i suoi poteri, diventare una degna sovrana per il proprio regno e a riunirsi finalmente alla sorella?
Questo è quanto accade all'inizio, credo nei primi venti/venticinque minuti.
Il film vuole ricalcare le vecchie glorie della Disney, aggiungendo canzoni, su canzoni. Concentrate essenzialmente nella prima parte del film, lasciando un vuoto fino alla fine.
Non è stato ben bilanciato questo film. Non mi puoi fare un musical, in pratica è un film musicale, solo per metà del lungometraggio.
La cosa deve essere fatta in modo da avere una certa continuità. Cosa che in Frozen è assente.
Il character Design non mi fa impazzire. I visi... quei nasi mi fanno pensare tanto ai NonSoChi del film "Il Grinch". La grafica poi poteva essere meglio curata... sì, la neve bla bla bla. Va bene, quella è fatta bene, ma in alcuni punti, le scene e tutto il resto, non mi paiono proprio agli standard di qualità che ci si aspetta per un "classico" Disney. Non parlo di prodotti secondari, finalizzati unicamente al commercio di giocattoli, come ad esempio Cars. Frozen doveva essere un nuovo Classico, ma per me non ha raggiunto una qualità accettabile.
Ovviamente non è della mera grafica che sto parlando. Fosse solo quella avrei anche chiuso un occhio.
E non è nemmeno il discorso sulle musiche o sulle canzoni (la colonna sonora è anche piuttosto orecchiabile).
Parlo dei personaggi in sé, potrei lasciarmi sfuggire qualche spoiler.
L'unico sano di mente, ed è comunque un'esagerazione definirlo sano, è Kristoff.
Vogliamo parlare delle due protagoniste?
Elsa, poverina anche lei, ha due genitori che le hanno inculcato la paura per i suoi poteri. È normale che non sia in grado di controllarli data l'incredibile pressione cui l'hanno sottoposta.
Ad un certo punto però, non è solo in grado di controllarli, ma è anche diventata una sarta artica... per poi perdere di nuovo il controllo. Logico!
Anna invece è colpevole praticamente di ogni disgrazia di Arendelle. Vorrei scherzare, ma purtroppo non sono molto lontana dal vero quando dico che questa ragazza è una calamita per i guai.
L'incidente che ha portato all'isolamento di Elsa, di chi è stata colpa? Sua! Elsa le aveva chiesto di fermarsi, ma lei ha continuato. Sappiamo già cosa poi è accaduto.
Durante la cerimonia, chi fa perdere le staffe ad Elsa causando il patatrac? Indovinato, è stata Anna.
Questa ragazza perde la testa per un uomo dopo neanche ventiquattrore dal loro primo incontro.
Va bene l'amore a prima vista, ma questa è fantascienza.
Non che con il suo successivo amore sia tanto meglio.
E che dire di Hans?
Questo personaggio è il più emblematico.
Ok tenere in serbo il meglio per la fine, tenere lo spettatore nell'ignoranza fino all'ultimo, ma l'evoluzione di questo personaggio è surreale. Avrebbe avuto mille modi per avere il regno per sé, senza tutto il grande piano e per rivelarsi poi il cattivone di turno...
Olaf è la mascotte più inutile mai concepita. Non serve aggiungere altro.
No, non regge.
L'ho visto tre volte, e per tutte e tre le volte non mi ha convinta.
Vale la pena vedere Frozen? Credo che una volta basti e avanzi, è diventato un classico dell'animazione Disney, e io credo che almeno una volta, per quanto inconsistente, meriti una visione. A molti piace, a me non ha convinto per niente!
De Gustibus.


 2
Mikymate

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Tutti i film Disney godono sempre di tanta visibilità, ma da un po' di anni un film non si prendeva prepotentemente la scena come ha fatto Frozen.
Non è così semplice capire la causa di ciò, è certo un insieme di fattori tra cui probabilmente una buona gestione del classico e dell'innovativo. Avevo sentito in diversi lodare sia questa tanto decantata novità, soprattutto per quanto riguarda le figure femminili, sia il ritorno al musical per il tanto spazio dato alle canzoni, come nel più tradizionale canone disneyano.

I primi minuti di visione mi avevano però lasciato un sapore molto insipido, di innovativo c'era ben poco e il classico era a dir poco imbarazzante, ma per fortuna la storia si riprende presto, lasciando la sua firma a grandi caratteri tra i classici disney. Nonostante ciò non sono riuscito a mandare via del tutto la sensazione di altalenanza tra quel pesante senso di già visto e la consapevolezza che certi registri e avvicendamenti erano effettivamente cambiati, e forse è proprio questo mix particolare il sapore che lascia Frozen.

L'introduzione alla storia è molto fiabesca e all'antica, che ho trovato tuttavia parecchio tirata via, quasi come voler gettare velocemente il substrato su cui costruire il resto. In questo modo si è sicuramente lasciato più spazio per il dopo, ma forse qualche minuto speso in più per presentare meglio la vicenda non avrebbe affatto guastato. Soprattutto troppi pezzi cantati, ma senza canzoni, cosa che non sopporto: o ci fate una canzone vera e propria, o fate recitare, ma non quelle mezze cose stile lirico. Ma forse questi sono gusti personali.

Usciti dal castello per l'avventura, anche il film sembra abbandonare i canoni all'interno dei torrioni e prende caratteri più originali, cominciando finalmente a delineare decentemente i personaggi. La caratterizzazione è forse un po' debole, abbastanza comune, ma devo dire che non guasta e tutti risultano simpatici facendosi apprezzare per il loro ruolo. Tutti, tranne quell'odioso pupazzo di neve a cui avrei subito dato fuoco per quanto l'ho trovato insopportabile. Qualche momento e qualche gag sono riusciti a trovarli anche a lui, ma devo dire che l'ho trovato una pesante aggiunta.

La storia prende poi toni più drammatici avvicinandosi al climax, mostrando infine tutte le sue potenzialità e i suoi temi, a partire da un villain come proprio non te lo aspetteresti (ok, te lo aspetteresti, ma bisogna considerare che il target primo di questi film sono i bambini, e non credo che per loro sia così scontato).

Tecnicamente parlando, al reparto dell'animazione non si può dir niente: gli scenari sono ottimi, il ghiaccio è reso divinamente, i personaggi e le loro espressioni si difendono senza problemi.

Sulle canzoni avrei forse qualcosa da ridire. Sarà che non sono un fan accanito dello stile musical, ma di pezzi memorabili nel film ce ne sono giusto un paio. Let It Go ha vinto l'oscar come miglior canzone, meritatamente, ma molti degli altri brani sono o superflui, o semplicemente brutti. Bastava un po' più d'impegno e poteva esserci un poker di canzoni al posto di una sola grande hit.

Tirando le somme, anche se nella mia recensione ho focalizzato l'attenzione sulle critiche, Frozen è un ottimo film d'animazione. Sa intrattenere ed emozionare e la storia non è così banale come può sembrare ad un'occhiata distratta. Sfrutta un incipit classico per poi scardinare quello che ci si aspetta, prendendo personaggi classici ma cambiando quel poco delle loro azioni per far prendere alla storia una ventata d'originalità. Complimenti alla Disney per il cammino preso con i lavori degli ultimi anni, continuate a innovare perché potete fare film ancora migliori del buon Frozen.


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Sonoko

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Frozen - Il regno di ghiaccio è il film Disney uscito nelle nostre sale nel Natale 2013. I classici Disney generalmente si ispirano ad una storia già nota (un romanzo, una favola, una fiaba, eccetera), rivisitandola un po' e magari adattando il finale ad un pubblico più giovane di quello a cui è destinata l'opera originale, come è già accaduto con altre produzioni (v. La sirenetta, ispirata all'omonima fiaba di Andersen, noto per la tristezza delle sue belle storie). Stavolta è il turno di un' altra fiaba di Andersen, La regina delle nevi, e bisogna dire che i punti in comune fra la fiaba ed il riadattamento cinematografico si limitano ad uno, ovvero il fatto che uno dei personaggi chiave è una donna che ha il potere di ghiacciare tutto ciò che la circonda, arrivando a creare anche interi palazzi di ghiaccio; per il resto è tutta un'altra storia, non per niente persino il titolo è diverso!!!
La regina delle nevi si incentra soprattutto sul trionfo dell'amore puro e sincero fra due giovani, Frozen invece si incentra sul rapporto fra due sorelle.
Elsa è "la regina delle nevi" della situazione: innanzitutto è la primogenita di un re e di una regina, destinata a salire al trono dopo la morte dei genitori e/o al raggiungimento della maggiore età, ed è nata con il misterioso potere di cui sopra, un potere che stenta a controllare e che più che esaltarla la spaventa e la rende insicura; Anna è la sorella minore: una vivace bimbetta legatissima alla sorella maggiore, che ama moltissimo giocare con lei e correre all'aperto ed ha la testa piena di sogni. Un brutto giorno, mentre le due sorelline giocano come al solito, il potere di Elsa sfugge al suo controllo e così inavvertitamente colpisce Anna, che rischia la morte. Fortunatamente il re dei Troll con i suoi poteri curativi riesce a salvare la piccola, ma in seguito a questo episodio Elsa viene reclusa nella sua stanza dove dovrà concentrarsi nello studio e nel controllo del suo potere, ed Anna si ritrova sola ed inspiegabilmente separata dalla sorella che tanto ama. Questo fino all'incoronazione di Elsa, durante la quale una serie di sfortunati eventi farà aggravare ulteriormente le cose...
Per me la fedeltà di un film alla fonte d'ispirazione non è affatto un importante requisito di qualità e la storia parte comunque con presupposti originali ed interessanti, tuttavia devo dire che non riesco proprio ad associarmi ai cori di esagerata esaltazione che ho trovato qui ed altrove. E non lo dico per la mia ormai arcinota antipatia (o dovrei dire odio???) verso la nuova animazione in computer grafica: anche perché qui l'effetto finale è stato molto meno "plasticoso" di quello ottenuto in altri film come Ratatouille, su quella sorvolo volentieri se tutto il resto mi soddisfa; ma divento molto più critica se ritengo che anche il resto faccia acqua da tutte le parti!!!
Come dicevo, la storia è carina ed originale. Di classico vi troviamo solo il solito regno con un re ed una regina, nonché la presenza della magia, per il resto pare tutto nuovo, con sviluppi di non facile previsione... fantastico! Peccato però che ad una partenza così promettente seguano, nella sceneggiatura, degli sviluppi con buchi non indifferenti: chi sono i troll? come mai qui sono buoni, mentre nella tradizione delle fiabe sono personaggi cattivi (sempre che siano troll, magari si tratta di un errore nella traduzione)? da dove viene il potere di Elsa, figlia di due comuni mortali, dato che sicuramente nella Disney è fin troppo scontata la fedeltà coniugale? Qualcosa è detto, ma almeno a me non è risultato tutto chiaro come avrei voluto.
Lasciando perdere anche alcune ingenuità in certi punti che sono pure di scarsa importanza, voglio invece richiamare l'attenzione al modo maldestro in cui viene rivelata e sviluppata la figura del principale cattivo, imprevedibile all'inizio (il che avrebbe potuto essere un altro punto positivo), ma purtroppo molto sminuito nel modo in cui si rivela e si comporta. Ovviamente non posso spoilerare il destino di tale personaggio perché inevitabilmente svelerei anche il finale, perciò mi esprimerò con un esempio: avete presenti certe serie americane, in cui inizialmente gli sceneggiatori stabiliscono una cosa ma poi la modificano all'improvviso, in base alle reazioni del pubblico ed ai conseguenti ascolti? Il caso più noto è quello di un personaggio chiave di Dallas (una serie del '78), tale Bobby, che morì e rimase sepolto sotto due metri di terra come ogni morto che si rispetti per una stagione intera... Ma alla fine della stagione un bel mattino la povera vedova di Bobby si svegliò al canto degli uccellini, andò in bagno e lo trovò in perfetta salute che faceva la doccia: tutta quella stagione era stata un sogno, e quindi tutti gli eventi di quella stagione erano stati cancellati, archiviati dagli sceneggiatori semplicemente come il frutto dell'immaginazione di un singolo personaggio, riavvolgendo quindi di parecchio il nastro!!! Ecco, ovviamente tutto questo non c'entra niente con il cattivo di Frozen e con tutto ciò che gli accade, ma ritengo che i telespettatori che all'epoca seguivano con tanta passione la loro serie preferita nel vedere Bobby nella doccia si siano sentiti esattamente nello stesso modo in cui mi sono sentita io, presi in giro! Ma probabilmente come Bobby doveva vivere, questo personaggio nel ruolo inizialmente assunto per qualcuno non stava bene, e perciò andava modificato! Ok, ma farlo meglio e con maggiore logica no, eh? Si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato, lo stesso effetto sorpresa, ma non così, mettendo qualche toppa mal cucita!
Anche altri personaggi avrebbero meritato una caratterizzazione migliore: in questo film, come difficilmente mi è parso nei film Disney, le cosiddette macchiette comiche mi sono piaciute persino di più dei protagonisti! Anzi, non ridurrei nemmeno il pupazzo Olaf ad una semplice macchietta comica, dato che è protagonista di alcune parti persino toccanti... Ma non dovrebbe essere così, nonostante la Disney conti già molte macchiette memorabili, come Sebastian de La sirenetta e Mushu di Mulan!
Le canzoni... Se ne parla molto, in particolare di All'alba sorgerò, cantato da Elsa: Sì, sono belle, ed in particolare la canzone di Elsa è accompagnata da bellissimi effetti visivi, ma almeno io finora non ho mai trovato un film Disney che non abbia almeno un paio di belle canzoni. Frozen ne ha diverse, ma certamente non sono superiori a quelle dei suoi predecessori.
Dunque, tirando le somme: mi vedo costretta a non andare al di sopra di un 7 (potrei dare 7,5 ma non si può, ed 8 mi pare troppo)... Non è un cattivo voto in assoluto, ma lo è per me, che di solito sono così di manica larga. Forse sarà a causa delle troppe aspettative verso un film tanto chiacchierato e pluripremiato come questo, ma per quanto possa essere originale ed innovativo per certi punti (anche il finale non è affatto scontato!), non me la sento di sorvolare sui tanti difetti che vi ho riscontrato, che me lo fanno certamente togliere dal piedistallo così alto su cui è stato messo da altri: la plausibilità degli sviluppi, la coerenza, che nulla hanno a che fare con l'elemento fantastico, sono per me troppo importanti!!!
Ne consiglio comunque la visione, con l'aspettativa non di chissà quale kolossal, ma sicuramente di un prodotto gradevole, per tutte le età.

TWINKLE

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
Sulle locandine dei cinema figurava la scritta "dai creatori di Ralph Spaccatutto e Rapunzel", come se la Disney avesse mai avuto il bisogno di aggrapparsi a questi espedienti. La Disney è la Disney, non è la creatrice di x o di y, deve essere una filosofia, una scuola, un modello; ma evidentemente così più non è, oggi si mischia tra una Dreamworks e un Cattivissimo Me, tutti uguali agli occhi di un bambino. Appare quindi emblematica la schizofrenia con cui sono stati realizzati gli ultimi film, dal vecchio 2D (Principessa e il Ranocchio) fortemente voluto dall'innovatore John Lasseter, passando per una parodia di sé stessa (Enchanted) fino ad arrivare a fare praticamente un Pixar senza la Pixar (Ralph): non trova pace la fabbrica dei sogni, eppure la quadratura del cerchio l'aveva trovata, nel 2010, con l'eccellente Tangled. L'artista veterano Glen Keane riuscì a sposare perfettamente il classico disegno Disney con la computer grafica, creando una protagonista adorabile come Rapunzel contornata a sua volta da personaggi irresistibili, ma soprattutto avvalendosi di splendide musiche, non ai livelli degli Intoccabili 4 (Sirenetta, La Bella e la Bestia, Aladdin, Il Re Leone), ma poco sotto, e una storia scorrevole del tutto priva di buchi.

Introduzione necessaria per arrivare a Frozen poiché si pone come suo erede, anche se in realtà le due fiabe differiscono in quasi tutto, a partire dalla loro concezione. Frozen è il film Disney con la più lunga gestazione della storia, addirittura già negli anni quaranta Walt Disney dopo Pinocchio prese di mira la fiaba "La Regina delle Nevi" di Andersen, ma i suoi discendenti non vollero cederne i diritti e non se ne fece più nulla. Curiosamente furono i russi a realizzare nel 1957 un film d'animazione con questo soggetto, che divenne uno dei più riusciti della ricca quanto misconosciuta scuola animata sovietica la cui visione convinse nientemeno che Hayao Miyazaki ad intraprendere la carriera di animatore. La casa di Topolino ci riprovò negli anni novanta dopo il successo de La Sirenetta, ma il progetto venne di nuovo accantonato dopo l'abbandono di Glen Keane nel 2002 e il (presunto) calo di interesse del pubblico nei confronti delle fiabe classiche. Ripreso nel 2010 dopo il successo di Tangled, il Classico numero 53 uscito nel Natale del 2013 sembra così trascinare dietro di sé una miriade di incertezze dovute alla mancanza di una guida artistica sicura, che scaturiscono in repentini cambi di registro, una sceneggiatura che fa acqua in più punti e tanto per completare il quadro, un accompagnamento musicale tra i più deludenti. Ma andiamo con ordine.

Della fiaba originale di Andersen è rimasta solo la neve e nient'altro. Non che sia un male, la Disney stravolge le fiabe a suo piacere e consumo da sempre, anche se stavolta ha attuato un taglia e ricuci mai visto inserendo risvolti della storia e personaggi del tutto originali.
Un dono o una maledizione, non è ben chiaro cosa siano i poteri della principessa Elsa, che le permettono di creare e manipolare il ghiaccio come un'eroina Marvel. Sappiamo però che non riesce a controllare bene questo potere mettendo così in pericolo la vita di sua sorella Anna durante una serata di giochi, pertanto i suoi genitori decidono di imporre alla figlia l'assoluto divieto di utilizzarli, e relativo isolamento almeno fino alla maggiore età, cancellando i ricordi di Anna ad essi collegati.

Dieci minuti e la storia presenta già delle perplessità, a partire dai genitori che si dimostrano come i più idioti mai visti nella cinematografia Disney, dato che i Troll (che in questo mondo non spaventano i passanti da sotto i ponti ma sono una sorta di saggi Yoda) dicono chiaramente che la paura è il peggior nemico per lo sviluppo maligno dei poteri di Elsa, e loro che fanno? La rinchiudono in una stanza eliminando ogni contatto con il mondo esterno, questo sì che aiuterà la sua autostima! Fortuna vuole che i due muoiano in mare qualche anno dopo così da non combinare altri danni, e si arriva al presente, nel giorno dell'incoronazione di Elsa. Il film procede più o meno come tutti si aspettano quindi non mi addentrerò ulteriormente nella sua analisi, preferendo soffermarmi sui vari personaggi. Ed è qui che Frozen casca in modo fragoroso sotto tonnellate di neve.

Chi vi scrive spenderebbe fiumi di inchiostro sull'intraprendenza di Rapunzel, il coraggio di Mulan e la determinazione di Jasmine in ambienti ostili e maschilisti, e proprio per questo rimane basito dinnanzi ai consensi che ha avuto la coppia di protagoniste di Frozen, una peggiore dell'altra. Anna non è che l'apoteosi dell'idiozia, il film Disney sembra diventare una parodia di sé stessa durante il ridicolo duetto con il principe Hans che scaturisce in una assurda proposta di matrimonio. Qui però non siamo in "Come d'Incanto" ma in un Classico Disney, e ho trovato questo espediente fastidioso, per quanto utile ai fini della storia. La celeberrima "Let it Go" dovrebbe essere invece la tradizionale "I Want Song" della situazione, estrapolata dai musical di Broadway da Ariel in poi e che ha lo scopo di creare un legame emotivo tra la protagonista e lo spettatore, ora conscio dei suoi desideri. Il problema è che quella che dovrebbe essere la canzone fulcro della storia risulta in realtà la più slegata al resto del film, dato che tutta la sicurezza, sulla libertà, l'indipendenza e bla bla sbandierate nel suo "videoclip", vacillano tutte alla prima occasione, e fino alla fine. Utile giusto per fare 300 milioni di visualizzazioni su youtube, Elsa è (in buona parte a sua discolpa) un personaggio debole che non fa che fuggire dalle sue responsabilità decidendo di diventare una hikikomori dei ghiacci. Idea che sulla carta non sarebbe malvagia, ma purtroppo Frozen sembra volersi impegnare nel dimostrare di quanto approssimativa sia stata la sua realizzazione.

A partire dalle canzoni, che escludendo la sopracitata "Let it Go" e "Do You Want to Build a Snowman?" (che soccombono però di fronte alla resa di "I See The Light"), tutte le altre farebbero rivoltare il povero Howard Ashman nella tomba con dei testi che vanno dal banale all'agghiacciante; soprattutto quella di Olaf, assolutamente inascoltabile, e quella dei Troll, di una stupidità deplorevole (in pratica incita Anna al tradimento, come se non fosse già una sciacquetta) e inserita davvero alla rinfusa (cantano e poi t'oh, c'è Anna che sta solo morendo!).
Il film mostra le sue magagne anche dal punto di vista tecnico, erroneamente considerato perfetto da un occhio non attento, come la Regina che è in tutto un clone di Elsa (un minimo di sforzo per differenziare il modello poligonale non avrebbe fatto schifo), o la treccia della stessa che nel famoso videoclip trapassa letteralmente la spalla sinistra quando se la va a scogliere. Piccolezze, e va bene, ma dallo studio più importante del mondo mi aspetto qualcosa di più, e ovviamente l'assenza di Glen Keane si avverte nelle espressioni, nonostante il character design sia preso di peso dal suo Tangled, ma che è un passo indietro enorme rispetto anche a Ralph.
Meglio stendere un velo sulla comicità prescolare di Olaf, credo la peggior spalla comica che abbia visto di recente, da far rimpiangere con le sue battute abusatissime sul suo corpo componibile anche il Blob di Mostri contro Alieni, e vedendo la bella scena del caminetto fa rabbia pensare come la sua figura sarebbe potuta essere utilizzata in modo più intelligente, invece di degradarlo a mascotte appena abbozzata giusto da infilare all'ultimo sulle locandine. Le sue gag sono da vietare ai maggiori di 5 anni, i più giovani almeno non possono ricordare il Mr Potato di Toy Story, che si basava sulle medesime battute e non ebbe alcun bisogno di un software dedicato per dividersi il corpo, 20 anni fa. Tra le poche cose che funzionano, il personaggio di Kristoff e renna, il principe Hans (che sembra l'unico sano di mente), qualche scena azzeccata, la colorazione, e la colonna sonora in generale, almeno finché non attaccano a cantare.

Deludente, considerato lo spropositato successo del film sia di critica che di pubblico ma che in realtà non mi ha stupito più di tanto, perché l'idea di narrare una storia di amore fraterno tramite la metafora del ghiaccio e dell'isolamento era anche buona, ma il risultato finale mi ha lasciato l'amaro in bocca e soprattutto mi è mancata del tutto anche una minima empatia con i personaggi. Evidentemente i modelli che piacciono oggi sono questi, la demenza di Anna unita all'egocentrismo compulsivo di Elsa, incompresa reclusa per sua scelta che deve forzare tenerezza allo spettatore tipo (la dodicenne figlia dei telefilm Disney Channel), ne prendo atto. Nella parte finale il film migliora, anche se non ho visto nel climax nulla di così emozionante; penso che chiunque sano di mente sceglierebbe di salvare la vita alla sorella e il "colpo di scena" sul vero cattivo è assolutamente forzato e non necessario, dato che se c'era un film Disney a non avere alcun bisogno di un antagonista era proprio questo, con l'insicurezza di Elsa quale nemico simbolico da sconfiggere. Miyazaki riesce a basare i suoi film senza inserire dei veri cattivi perché il male può non risiedere banalmente in persona ma nei pregiudizi, nell'indifferenza, o nella paura, proprio come quella di Elsa. Occasione sprecata.

Frozen è un Classico che vorrebbe essere originale, ma poi crolla sulle sue stesse convinzioni, esattamente come Kristoff che fa la predica ad Anna sul suo fugace "vero amore" per poi cascarci la mattina dopo. Coloro che strombazzano all'ennesimo pseudo-Rinascimento Disney, facciano un favore a sé stessi e si guardassero Waking Sleeping Beauty, così da comprendere come si fa una vera rivoluzione di uomini, di idee, di cultura. Ma a parte questo, Frozen è un deciso passo indietro rispetto ai due Classici che l'hanno preceduto, meno coraggioso e decisamente più ruffiano verso un pubblico acritico e poco pretenzioso, condannando quella che era la fabbrica dei sogni ad una banale catena di montaggio.


 5
Tacchan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Vincitore dell'Oscar per il miglior film di animazione 2014, Frozen inglobava una buona dose di mie aspettative, complici anche i giudizi molto positivi di diversi amici. Dopo la sua visione mi trovo, come spesso accade quando nutro aspettative di un certo tipo, a fronteggiare una delusione piuttosto amara.

La trama fatica a decollare e, anche nel punto più frenetico, è ben lungi dall'essere entusiasmante o coinvolgente: due principesse, Elsa e Anna, crescono insieme fino a quando i poteri della maggiore feriscono l'altra. Da quel momento la bambina è tenuta chiusa nella sua stanza, nella speranza di trovare un modo di controllare un potere che sembra più grande di lei. La bambina diventa adolescente e infine adulta, momento nel quale perde i genitori e si trova costretta a diventare regina. Ma la paura di perdere il controllo, i tanti anni lontano dalla gente e la tensione per essere al centro delle attenzioni di tutti trasformano il suo incubo in realtà, costringendola a fuggire dopo aver involontariamente congelato il regno. Da qui inizia il viaggio della sorella minore per riabilitarla agli occhi di tutti e farla tornare.

Fatico a capire il motivo per cui si è deciso di premiare con l'Oscar questa produzione. Se dal punto di vista grafico se lo merita sicuramente, qualche perplessità me la lascia la colonna sonora e le canzoni - ma qui potrebbe essere colpa dall'adattamento italiano - e soprattutto una sceneggiatura che ho trovato debole e piuttosto banale. Il quadro generale sa di già visto e scontato, cos'ha Frozen di così speciale? Forse suoi personaggi? La risposta è solo parzialmente affermativa, perché anche le tanto decantate principesse "forti" e per nulla indifese non sono così originali come mi sarei aspettato: se la primogenita, Elsa, è praticamente un pezzo di ghiaccio per tutto il film, la secondo genita è esuberante, di buon cuore, intraprendente, coraggiosa e ingenua. E' la vera protagonista del lungometraggio e il personaggio meglio riuscito, capace di spiazzare per come riesce a sovrastare i personaggi maschili, senza rinunciare alla sua femminilità. Ma è anche vero che non è la prima volta che un personaggio di questo tipo si vede in animazione e, anche se probabilmente per Disney la cosa è più rara, sia Mulan che Rapunzen ricordano per certi aspetti Anna.
Protagonista a parte, i restanti personaggi di Frozen sono abbastanza trascurabili. Vi è il pupazzo di neve, che è sicuramente il più divertente e sopra le righe, protagonista di tutte le sequenze più divertenti. I personaggi maschili sono abbastanza disastrosi: il primo ha un cambiamento repentino di personalità che nemmeno Dr. Jekyll e Mr. Hyde saprebbero eguagliare, il secondo risulta decisamente trascurabile e stereotipato.

Tornando alla sceneggiatura, sarà un mero gusto personale, ma le continue canzoni della parte iniziale mi hanno un po' rotto le scatole, sembrava quasi un musical. Ok, si sta parlando di Disney e me le dovrei aspettare, ma in Frozen secondo me sono più del solito e, tra l'altro, non sono nemmeno così brillanti.

Per concludere, Frozen si lascia guardare, strappa qualche risata e a tratti è piacevole, ma nulla di più. L'ho trovato sufficiente, ma non me la sento di sbilanciarmi oltre con il voto.


 4
Rieper

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
La Disney è da sempre fautrice di opere memorabili che hanno accompagnato la crescita dei bambini e intrattenuto, nonostante tutto, anche i più grandi. Tuttavia con gli anni e quasi sicuramente con la mancanza di idee la buona stella che accompagna la famosa casa produttrice sembra essersi raffreddata e Frozen è uno degli esempi.

Nel regno di Arendelle, Elsa e Anna sono due sorelle figlie dei sovrani del suddetto regno ma la prima è nata con un potere speciale ovvero quello di creare il ghiaccio e diffonderlo con immane forza, mentre la seconda è una normale bambina. Per una serie di circostanze Elsa si ritroverà a dover ereditare il trono in quanto primogenita ma durante i festeggiamenti non tutto va per il verso giusto ed Elsa fugge sulla montagna terrorizzata dal suo stesso potere e con l'intenzione di proteggere sua sorella Anna e il suo popolo. Sarà proprio Anna a partire alla ricerca della sorella e durante il viaggio farà la conoscenza di Kristoff e della sua renna, già con i loro problemi.

Opere contenenti elementi come magia, amicizia, amore e buoni sentimenti sono lo standard assoluto se indirizzate ad un pubblico di minori. Eppure durante tutta la durata del film si sente come la mancanza di qualcosa, di una scintilla che non arriva mai nonostante un paio di colpi di scena e questa caratteristica è davvero una nota dolente per Frozen che monta una trama mai in grado di decollare. In molti penseranno "bisogna vederla con gli occhi di un bambino", beh il sottoscritto non è mai cresciuto (e se ne vanta) tanto da apprezzare tutt'ora il 99% delle opere Disney, forse anche di più di un bambino che non conosce altro tipo d'animazione al di fuori dei Gormiti o di Dragon Ball.

Il problema principale o almeno quello che si fa più "sentire" è proprio il caso di dirlo, sono le canzoni. L'anime inizia, s'introduce, avanza e raggiunge l'epilogo come un dannatissimo e anche poco intonato musical. Diventa oltremodo insopportabile non riuscire a fare 2 passi avanti con la storia che subito parte un'altra canzoncina stonata. In tutte le opere Disney abbiamo avuto soundtrack meravigliose e che si lasciano ricordare grazie anche agli artisti che vi partecipavano (Phil Collins in Tarzan tanto per dirne uno) ma in Frozen cosa abbiamo? Serena Autieri, Serena Rossi, Paolo De Santis e Enrico Brignano...oh mio dio. Per una questione di giustizia va detto che anche la versione statunitense è decisamente sotto la media.

Delineare l'aspetto tecnico di un film Disney, seppur senza la Pixar dietro, è come dire che il motore di una Ferrari Enzo è potentissimo, il risultato è scontato. Ci ritroviamo con un'opera stilisticamente magnifica e capace di regalare effetti visivi e di luce da favola. La neve e il ghiaccio sono resi in maniera naturalmente pregevole dato che sono elementi essenziali della storia, mentre personaggi e animazioni sono d'altrettanta ottima qualità seppur già visti in Rapunzel in quanto a stile. Comparto audio che fa il suo dovere con gli effetti ma che affonda con la colonna sonora, una delle più brutte e sgraziate che abbia mai sentito in un film Disney.

Insomma cos'è successo alla Disney? Non so dirlo, ma quello che so è che gli standard qualitativi sono molto al di sotto di ciò al quale ci ha abituato la casa produttrice americana. E' triste non poter premiare una fiaba che narrativamente ha molti spunti interessanti e gradevoli ma devo essere personalmente sincero non tanto per il voto che gli ho assegnato quanto per il mio pensiero a riguardo, delineato nell'intera recensione. Concludendo, Frozen non è stata minimamente la bella e appassionante storia che si prospettava in tante altre recensioni, critiche e premi, confermando il pensiero che l'opinione di critici e le assegnazioni di premi non presuppongono altro che personali pareri e il mio non fa eccezione. Un'occasione sprecata.

Kotaro

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Frozen", l'ultima fatica della casa di Topolino in programmazione nelle sale cinematografiche in questo Natale del 2013, è una vicenda dal sapore epico che rimanda alle produzioni Disney del passato, quelle belle storie fantastiche d'altri tempi che calano lo spettatore in ambientazioni da fiaba promettendogli avventure, battaglie, magie, principi e principesse, grandi amori ed emozioni, sulle note di una colonna sonora evocativa e brani cantati da musical teatrale.
"Frozen" queste caratteristiche le mette in mostra sin dall'incipit, da quella cascata di fiocchi di neve che cade sul logo Disney, accompagnata dal canto solenne di un coro tradizionale norvegese, geograficamente all'opposto eppure emotivamente così vicino agli splendidi cori africani di Lebo M che aprivano "Il Re Leone".
Ancor più epica è la prima scena vera e propria del film, uno spettacolo di grande potenza che rivela dentro di sé numerosi simbolismi. Un'ode al ghiaccio, elemento simbolo del film, cantata da un gruppo di possenti e serissimi minatori con un trascinante ritmo da ballata piratesca e un testo affascinante e profetico: il ghiaccio è duro, eterno, imperscrutabile, freddo, ed è molto difficile per l'uomo comprendere i suoi misteri e la sua potenza, ma provarci val decisamente lo sforzo, in quanto dietro la sua gelida e durissima scorza si nasconde un cuore nobile e di grande energia. Si tratta di una scena di un paio di minuti scarsi, che non ha alcuna ripercussione sulla trama, ma che riesce ad imbrigliarne e presagirne l'essenza e il significato a partire dal titolo del brano, "Frozen Heart", quel "Cuore di ghiaccio" che ricorre lungo tutto il film facendosi concetto cardine del finale e della storia tutta.

"Frozen" è una grande avventura ricca d'incanti, intrighi (i colpi di scena non mancano), magie e paesaggi fantastici, ma la sua anima è più intima, profondamente umana. Attraverso le metafore del ghiaccio e delle porte, che ricorrono nei numerosi brani cantati d'accompagnamento alla storia, il tema principale del film si evince essere quello dei rapporti umani, dell'aprirsi agli altri sfondando le metaforiche porte/barriere di ghiaccio che ne chiudono il cuore.
La toccante storia del film offre numerosi spunti di riflessione su questo tema, affrontato nel corso del film nelle sue più varie accezioni: c'è la tormentata Elsa, regina che vive come una maledizione il suo potere innato di dominare il ghiaccio e che si rinchiude, prima nel castello della sua famiglia e poi nella sua "fortezza della solitudine" di ghiaccio, ripudiando ogni contatto umano, e c'è la dolce principessa Anna, che vede il mondo e la gente al di fuori dal portone del suo castello, scopre gioie e dolori dell'amore e lotta a rischio della vita per sciogliere il ghiaccio che la separa dal cuore e dall'affetto della sorella.
Due protagoniste invece di una sola, stavolta. Due protagoniste diametralmente opposte, eppure entrambe bisognose dell'altrui affetto e magnificamente caratterizzate. Facilissimo empatizzare con l'allegria, l'ingenuità e le romanticherie di Anna, così come altrettanto facile è rispecchiarsi nei tormenti e nella condizione di "outcast" di Elsa, una condizione senza dubbio comune a molti adolescenti, che magari non congelano ciò che toccano, ma si sentono inadeguati, non hanno un buon rapporto col proprio corpo o vengono esclusi dai loro coetanei per questo o quel motivo.
Le due sorelle sono i personaggi principali del film e spiccano su tutti gli altri, svolgendo per buona parte della trama il ruolo di eroina e di una cattiva sui generis, una regina dei ghiacci che non congela il mondo per vendicarsi dei torti subiti, ma per errore, e soffre della situazione che ha creato e a cui non sa porre rimedio, invece che bearsene.
Anche quando, a sorpresa, il vero e proprio villain del film viene rivelato, viene naturale continuare a pensare che il cattivo della storia non sia un personaggio fisico, quanto proprio quel metaforico cuore di ghiaccio che simboleggia l'insicurezza, le paure, la chiusura in se stessi, la solitudine, i tormenti dei personaggi.

Da questo punto di vista, "Frozen" è un film molto intelligente e arguto, che gioca a sovvertire la classica fiaba di principi e principesse e scontri tra l'eroe e il cattivo, usandola come sfondo per raccontare una storia che parla del cuore umano e del modo in cui gli uomini si rapportano fra loro e col diverso.
Una fiaba insieme classica e moderna, in cui la principessa Anna, romantica e sognatrice, si rimbocca le maniche e parte per un viaggio avventuroso e salvifico lasciando indietro il suo innamorato, e la figura del partner-principe delle favole senza macchia e senza paura viene completamente riscritta, separata in un principe più fuori di testa della sua amata e in un bizzarro minatore rozzo e coi piedi per terra che si accompagna ad una renna a cui fa da ventriloquo.
Fra tanti personaggi dai tratti moderni, non mancano però echi della tradizione Disney nella creazione di personaggi di contorno di gran simpatia che vengono resi funzionali alla storia, anche solo per potersi rendere protagonisti di gags memorabili. Olaf, il buffo pupazzo di neve scelto come mascotte del film e protagonista dei vari teaser e trailer, è un personaggio tutt'altro che sciocco, decisamente tenero e toccante nel suo strampalato sogno di rincorrere il sole e l'estate e in quel suo "amare i caldi abbracci" che si fa, neanche troppo velatamente, riflesso dei sentimenti che la sua creatrice Elsa prova nel profondo. Divertenti anche la renna Sven, silenziosa ma estremamente vivace ed espressiva, il gigantesco e buffo mercante Oaken dall'accento scandinavo, il velenoso duca di Weselton (praticamente Stan Lee che, dopo l'acquisizione della Marvel da parte della Disney, ha trovato il modo di fare un cameo in un film d'animazione) o i simpatici troll, anche se rimangono comunque personaggi di secondo piano rispetto al duo delle protagoniste.

Oltre al ritorno alle fiabe e alle principesse, c'è anche un ritorno al formato del musical, che ogni tanto scompariva nei film Disney più recenti e che invece fa buona mostra di sé in "Frozen", che contiene più di una mezza dozzina di canzoni e siparietti musicali, di sottofondo alle scene o eseguiti direttamente dai personaggi. L'effetto, in alcuni casi, è un po' spaesante, poiché ogni tanto cantato e dialogo si alternano all'interno della stessa scena in maniera non sempre ottimale, ma la colonna sonora è molto ricca, ci sono canzoni per tutti i gusti e persino dei veri e propri gioiellini, come la già citata "Frozen Heart" o la splendida (e già famosissima) "Let it go" ("All'alba sorgerò" in italiano), canzone in solitario di Elsa che parte lenta e tormentata per poi accrescere via via il ritmo ed esplodere nella parte finale, insieme al coinvolgimento dello spettatore.
I testi delle canzoni, in lingua originale, nascondono spesso e volentieri indizi per inquadrare il carattere dei personaggi o alcuni passi della trama, una caratteristica che un po' si perde nella resa italiana, che rimane comunque abbastanza d'effetto.
I "talent" ingaggiati in sala di doppiaggio italiano (Serena Autieri/Elsa, Serena Rossi/Anna, Enrico Brignano/Olaf, Ralph Palka/Oaken) sono inaspettatamente bravi, privi di segni particolari che possano farli ricordare in maniera positiva o negativa, ma svolgono bene il loro lavoro insieme agli altri doppiatori di professione, sia nel parlato che nel cantato, per quanto l'interpretazione originale di Idina Menzel/Elsa sia di tutt'altro livello rispetto alla nostra pur pregevole versione.
Estremamente lodevole è, invece, il comparto tecnico, che si avvale di una computer grafica che, per una volta, non fa rimpiangere il disegno a mano: donare un aspetto più realistico alle lande ghiacciate di Arendelle, alle aurore boreali e ai mille e più giochi di luce e ghiaccio ha contribuito a rendere il tutto ben più spettacolare e magico di quanto non sarebbe stato possibile con un disegno a mano, coinvolgendo lo spettatore in un viaggio verso un luogo sì fiabesco e di fantasia, ma che non nasconde il suo debito verso i fiordi e le lande innevate norvegesi.

"Frozen" è una bella fiaba, che coniuga diverse caratteristiche dei film Disney vecchio stile con una narrazione più moderna, spigliata e introspettiva. Vien messo in secondo piano, staccandosi dalla tradizione, l'elemento romantico, preferendogli l'affetto e il rapporto fra le due sorelle, ma si tratta di un tipo di sentimento non meno coinvolgente, e in ogni caso d'amore si parla, anche se in maniera poco convenzionale, anche qui.
Una storia incalzante e sicuramente vittima di diversi rimaneggiamenti nel corso della sua produzione (in Disney devono essersi interrogati parecchio sul ruolo del villain e del partner della protagonista), ma che tutto sommato risulta poi essere avvincente, commovente, ricca di colpi di scena intriganti, di personaggi a cui facilmente ci si affeziona.
Fra i recenti film Disney dedicati a fantasy e principesse, risulta essere più originale di "Rapunzel" e più avvincente di "Brave", con una trama complessa e ricca di ottimi spunti di riflessione, piena di momenti epici, emozionanti e splendidi momenti musicali, la cui presenza potrebbe disorientare un po' chi si è formato con i film Disney post-2000 e con film d'animazione non Disney, ma sicuramente farà la gioia di chi, invece, dei film Disney ha amato anche l'aspetto sonoro.
Un film che, grazie anche alla sua ambientazione tutta bianca e innevata, si fa degno erede della tradizione del "film di Natale Disney", regalando a grandi e piccini una bella fiaba che saprà emozionarli, divertirli e farli riflettere. Sicuramente un bel colpo da parte di Disney, che spero saprà mettere a frutto l'esperienza accumulata con questa bella avventura fra fiabeschi fiordi norvegesi, regine dei ghiacci, troll e solenni canti dei minatori per regalarci prossimamente altre storie, magari un po' meno principesche, ma altrettanto epiche, argute e ricche di emozioni.

Antoine

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
L'idea che la Disney volesse nuovamente prendere in mano una fiaba tradizionale come spunto per un suo nuovo classico mi ha subito riempito di gioia, dal momento che i miei film disneyani preferiti sono proprio quelli tratti dalle fiabe, in particolare quelle al femminile: "Biancaneve", "La Bella addormentata nel bosco", "La Bella e la Bestia". La gioia si è un po' ridimensionata, prima dell'uscita del film, dopo aver saputo che in inglese - e disgraziatamente in italiano - il titolo sarebbe stato "Frozen" (e non "La regina delle nevi"), ma soprattutto è stato il trailer a darmi un'impressione davvero negativa. Mi son detto: «Ci risiamo! Ecco il solito film in 3D che punta tutto sulla comicità e sulla risata facile». Sono quindi andato al cinema senza grandi aspettative e, fortunatamente, ho trovato un'enorme sorpresa. Il trailer, infatti, è uno specchietto per le allodole, visti i tempi bui in cui naviga l'animazione occidentale: praticamente buona parte delle scene comiche (e graziose e necessarie per smorzare la tensione) presenti nel film è usata per il trailer, che non rispecchia decisamente il tono reale di "Frozen". Per caso su youtube ho visto che c'è anche un altro trailer (detto di Elsa, dal nome di una delle protagoniste), non tradotto in italiano, che, invece, presenta il film in tutta la sua affascinante veste. Fine premessa noiosa.

La storia ruota attorno a due sorelle, la maggiore Elsa, destinata a diventare regina del Regno di Arendelle, e la minore, Anna. Non si sa bene perché (non viene spiegato), ma Elsa nasce col potere di creare e manipolare il ghiaccio e questo, fin dalla sua infanzia, la costringerà a vivere in reclusione, temendo che gli altri possano scoprire il suo segreto. Quando la verità verrà alla luce, Elsa fuggirà dal regno e sua sorella Anna partirà alla sua ricerca. Il resto non si può anticipare!

La trama del film forse può apparire fin troppo rapida e scontata, ma personalmente non ritengo che questo sia un difetto, sia perché è una fiaba, sia perché di partenza il film dovrebbe essere alla portata di un pubblico di bambini. Detto questo, comunque, la storia è solida, ben costruita e molto affascinante. Come spesso capita nelle fiabe, ci sono dei momenti ellittici nella vicenda: come dicevo non si sa perché Elsa nasca con i poteri, né si capisce bene il passato di un personaggio, Kristoff. Ma questo non intacca la solidità dell'intreccio, che funziona comunque alla grande.

Il film ha davvero molti punti a suo vantaggio, in primo luogo le tematiche. Finalmente si torna a parlare di sentimenti e di valori, come nei migliori classici del Rinascimento Disney (penso in particolare a "La Bella e la Bestia"). Qui si tocca in particolare una tematica che, trasfigurata a seconda del vissuto di ciascuno spettatore, potrà toccare veramente una fascia ampia di persone: il tema del diverso. Elsa, infatti, dal momento che è la sola ad avere dei poteri magici (sarà chiamata con sprezzo 'strega'), di cui la gente ha paura, può benissimo rappresentare l'escluso della società di oggi. E la sua reazione è a sua volta quella di avere paura e di attaccare quando si sente minacciata. Altra conseguenza della sua situazione è quella di ritrovarsi in una difficile e dolorosa solitudine, che a un certo punto crederà essere la sola strada per raggiungere la felicità. Era veramente da tanto che la Disney non partoriva un personaggio così bello; forse il paragone è grosso, ma mi sento di accostarla alla Bestia.
Altro tema presente nel film è quello dell'amore e, finalmente, non nel solito 'classico' modo melenso, ovvero il grande amore della principessa e del principe. Se in "Come d'incanto" lo stereotipo dell'amore principesco veniva demolito a colpi di brillante ironia, qui lo sarà in maniera più drammatica, soprattutto perché a un certo punto sarà proprio l'altra protagonista, la principessa Anna, a rischiare di farne le spese. La conseguenza sarà quella di spostarsi con più decisione sulle altre sfaccettature dell'amore, che non necessariamente, per essere vero e profondo, deve essere quello tra un uomo e una donna.

Personaggi: ben delineati e caratterizzati.
Elsa, la Regina delle nevi, che è il fulcro principale della vicenda, pur essendo il personaggio meno attivo, è quello che commuove per la situazione in cui si viene a trovare suo malgrado. Nobile, sempre elegante, con una nota malinconica davvero suggestiva.
Anna, la sorella minore, è la vera protagonista in termini di presenza scenica. Simpatica, brillante, un po' ingenua, è un mix di caratteristiche che la renderanno un personaggio amato, anche perché è ben lungi dall'essere 'miss perfettina' (come le vecchie principesse Disney). Questo l'accomuna a molte di quelle eroine degli anime che hanno operato una rivoluzione dei personaggi negli anni Novanta (mi viene in mente Usagi in "Sailor Moon"). Tutto questo senza perdere in femminilità e in credibilità per un personaggio che ipoteticamente viene da un mondo fiabesco e regale.
Per quel che riguarda i caratteri maschili, troviamo il principe Hans e Kristoff, il boscaiolo. Il primo è delineato in maniera abbastanza tradizionale, ma sarà anche al centro di un grosso capovolgimento delle carte in tavola (che non sto a spiegare, perché sarebbe uno spoiler troppo grosso); il secondo è, invece, l'ideale personaggio maschile di una fiaba rivolta al pubblico moderno. Più belloccio che bello, simpatico ma non macchietta, protettivo quel che basta senza essere il cavaliere senza macchia e senza paura, con quel pizzico di grettezza, che lo rende più umano e meno stereotipato.
Assoluta rivelazione è stato il personaggio di Olaf, il pupazzo di neve. Dal trailer temevo che fosse la macchietta della storia, temevo fosse onnipresente e che avrebbe trasformato il film in una 'caciara' per far ridere gratuitamente piccini e grandi non troppo amanti del sentimento e della riflessione. Con mia grande sorpresa, ho scoperto di sbagliarmi. In primo luogo ha una presenza scenica notevole per la sua simpatia, ma limitata nei tempi. In secondo luogo ha una comicità molto dolce e davvero divertente, senza scadere nella grossolanità. Infine, non è solo una spalla o una macchietta, ma serve a rappresentare, in maniera trasfigurata, i sentimenti di Elsa e i suoi reali desideri («io amo i caldi abbracci»). Ci sono dei momenti in cui riesce a commuovere e subito dopo a farti sorridere grazie alla sua dolcezza. Sono sicuro che piacerà molto ai piccini (in maniera più superficiale) e spero ai grandi (ma non credo sia scontato che se ne capisca la profondità).

Dal punto di vista tecnico siamo di fronte a un grande dispiego di mezzi, che funziona in maniera veramente ineccepibile. Non sono un amante delle animazioni in 3D e sono convinto che i personaggi umani sarebbero stati bellissimi anche in 2D, ma qui devo dire che l'uso intelligente della CG era forse necessario. Scene come quella della costruzione del castello di ghiaccio sarebbero difficilmente immaginabili con un'altra tecnica, vista la resa così bella delle sfaccettature della neve e del ghiaccio e dei colori dell'aurora. Insomma, siamo di fronte a scenari splendidi e a personaggi che funzionano, trovando il giusto mezzo tra una resa realistica delle superfici e una stilizzazione fumettistica necessaria e ben congegnata (non so se sia una mia impressione, ma un qualcosa di derivazione giapponese ce la vedo nel chara design, soprattutto delle due principesse).

Le musiche sono molto belle e funzionano bene, anche se non sono memorabili (siamo insomma lontani da colonne sonore incredibili come quelle de "La Sirenetta" o de "La Bella e la Bestia"). Sicuramente la canzone più di impatto, sia per musica, sia per testo, sia per resa scenica, è quella di Elsa, "Let it go" (intitolata nella nostra edizione "All'alba sorgerò"). Credo che sia l'unica scena che entrerà effettivamente nella memoria per la sua bellezza complessiva. La musica è comunque molto presente, addirittura 'troppo' secondo alcune critiche. Essendo della generazione del Rinascimento Disney, sono stato contentissimo di trovare tanto spazio dedicato al canto, che rendono senza dubbio "Frozen" un film musicale in piena regola. L'influenza di Broadway c'è, soprattutto nella scena del confronto di Elsa e Anna al castello di ghiaccio (sovrapposizione delle voci e aumento dei toni in parallelo al crescendo della tensione tra le due).

Sono rimasto molto sorpreso anche dal doppiaggio italiano, che in partenza si preannunciava tragico per la presenza dei (giustamente) temutissimi 'talent', in questo caso due attrici uscite dal cast della soap-oper partenopea "Un posto al sole". La rivelazione è stata Serena Rossi, voce della principessa Anna: simpaticissima quando lo deve essere, capace di commuovere e di essere drammatica nei momenti più tristi. Ed è anche bravissima a cantare. Forse, da un punto di vista strettamente tecnico, possono esserci delle sbavature, ma vista la natura del personaggio, trovo che nel complesso aiutino a rendere più reale e umano il personaggio (esattamente come era stato con Tosca nel doppiaggio di "Anastasia", che aveva reso più vera e meno affettata della controparte pulitissima e noiosa di Meg Ryan in originale). Serena Autieri, invece, che doppia Elsa, risulta un po' più meccanica nella parte doppiata, pur riuscendo a essere convincente su un personaggio tutto sommato non espansivo (e raggiungendo tranquillamente una credibile drammaticità quando necessario). La sua rivelazione c'è stata, invece, nel canto. Una voce meravigliosa e potente, calda e regale come ci aspetta che sia la voce di una regina (la sua versione di "All'alba sorgerò" regala dei momenti veramente splendidi). E soprattutto riesce a cantare trasmettendo del sentimento, cosa non particolarmente scontata (molte coriste di formazione classica dei vecchi Disney hanno sempre offerto prove canore eccelse, ma spesso più di servizio che 'di cuore'). Invece, ascoltando la sua Elsa, ho avuto l'impressione che l'Autieri abbia cercato di trasmettere i sentimenti del personaggio anche col canto.
Sul resto del cast niente da dire, tutti perfetti, compresi i 'talent' (su Brignano non avevo timori, è un mattatore e recita a teatro, non poteva che doppiarlo bene Olaf).

Era da due decenni che la Disney non sfornava un film che mi piacesse veramente così tanto e non posso che ringraziarli. Sembra che si siano messi di impegno per infilarci dentro tutto quello che vorrei trovare in una fiaba. Il film sta piacendo a critica e pubblico e credo che si meriti dei degni riconoscimenti. So per certo, però, che non piacerà a tutto il pubblico, soprattutto quello maschile, perché sembra voler fare decisamente un passo indietro, riproponendo un cartone di impianto sentimentale e non comico. E il pubblico di oggi, purtroppo, trova noioso il sentimentalismo...