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Felpato12

Episodi visti: 20/20 --- Voto 8
“Visti come strani e insoliti, inferiori e bizzarri, così sono gli esseri diversi da piante e animali a noi familiari. Da tempo immemore, l’uomo ha temuto le creature dalle forme insolite, che col passare del tempo furono chiamate mushi.”

“Mushishi Zoku Shou” è una serie animata di venti puntate, mandata in onda nel 2014, e sequel diretto dell’altrettanto celebre “Mushishi”. Tratto dall’omonimo manga seinen di Yuki Urushibara e prodotto dallo studio d’animazione Artland, “Mushishi” è un anime che colpisce per la delicatezza con cui tratta certe tematiche e il forte impatto visivo delle fantastiche ambientazioni nipponiche di cui è pregno ogni singolo episodio.

In natura esistono i mushi, strane creature simili a insetti, invisibili alla maggior parte degli uomini; entità legate alla vita e alla natura in modo più profondo rispetto all'uomo, in grado di alterare, anche profondamente, la vita di tutte le creature con cui vengono a contatto. La storia segue le vicende di Ginko, un mushishi, un cacciatore, o per meglio dire, un esperto di mushi, che viaggia per tutto il Giappone senza fissa dimora per via della sua natura di attirare a sé queste particolari creature. Il suo compito è quello di risolvere i più disparati problemi causati dai mushi agli esseri umani. Ogni episodio è una nuova storia, un nuovo mushi di cui esplorare natura ed effetti, un modo per il mushishi errante di conoscere persone e creare legami in questo mondo.

La serie si compone unicamente ed esclusivamente di puntate autoconclusive, intermezzate da qualche episodio speciale, il cui filo di Arianna è rappresentato dalla figura di Ginko. Molto esigue sono le informazioni riguardanti il mushishi, centellinate nel corso di entrambe le stagioni e mai veramente esaustive. Ginko è e rimane un personaggio a tratti oscuro, che ha perso i ricordi relativi ai primi dieci anni della sua vita e vaga senza meta da quando era un ragazzo. La sua tendenza ad attirare a sé i mushi grava su di lui come una sorta di maledizione e lo costringe ad errare per tutto il Giappone, senza potersi fermare in un luogo per più di qualche giorno. A conti fatti, è la natura a rappresentare la sua unica e vera dimora, e proprio la natura stessa, con tutte le sue creature, è l’autentica protagonista della serie. “Mushishi” si fa portatrice di un importante messaggio ecologista e le varie storie, legate ognuna a un mushi diverso, consentono all’autore di trattare tematiche estremamente eterogenee, alcune anche molto profonde. Ogni episodio si impone come una vera e propria lezione di vita. L’intento didascalico è dichiarato e, proprio per questo, le puntate seguono un ritmo lento, ma senza mai risultare noiose. Ovviamente, non tutte le storie sono ugualmente belle ed emozionanti, ma riescono sempre a coinvolgere completamente lo spettatore, che si sentirà parte integrante della storia raccontata. Le tematiche trattate sono le più disparate: la diversità, la solitudine, il senso di colpa, la perdita, la bramosia di potere, l’amicizia e l’amore in tutte le sue sfaccettature, protendendo verso quello materno. In particolar modo, “Mushishi Zoku Shou” mostra una certa affinità con questo tema, risultando nel complesso più ripetitivo rispetto alla precedente stagione, ma a tratti più affascinante, anche solo per una semplice questione di familiarità acquisita col passare degli episodi. Più di ogni altra cosa, però, “Mushishi” vuole insegnarci a creare un legame giusto e benevolo con la natura, seguendo l’esempio di Ginko, sempre integerrimo e onesto nei confronti dei mushi, anche di quelli più “malvagi”. La natura ci dà la vita e rappresenta la prima casa di ogni essere umano, per questo motivo andrebbe preservata e trattata con cura e amore.

Non è solo di morale che vive l’uomo e, infatti, la bellezza di una serie come “Mushishi” sta anche nelle ambientazioni, tendenzialmente oscillanti tra quelle marine e altre montuose. Le animazioni sono fluide, i colori perfettamente equilibrati e i disegni di grande fattura. Essendo stato prodotto a circa dieci anni di distanza, ovviamente, “Mushishi Zoku Shou” si distingue per un miglioramento generale del comparto tecnico, senza che ciò comporti alcuna forma di snaturamento. Altrettanto pregevole è il comparto musicale. L’opening “Shiver” di Lucy Rose regge tranquillamente il confronto con la precedente “The Sore Feet Song” di Ally Kerr, e le musiche, rievocative del folklore giapponese, contribuiscono a rendere unici tutti gli episodi, ognuno dei quali si presenta come un viaggio in un mondo sconosciuto, al termine del quale non c’è sempre un messaggio di speranza, perché nella vita di tutti i giorni bisogna fare i conti anche con le delusioni. Così è la vita, direbbe un vecchio saggio, e “Mushishi” non fa nulla per sfuggire a questo realismo talvolta scoraggiante ma necessario.

Se cercate una visione impegnata e siete amanti dei seinen, questo potrebbe essere l’anime che fa al caso vostro.


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ptc96

Episodi visti: 20/20 --- Voto 10
Dopo nove anni di assenza "Mushishi" è tornato per portare la pace negli animi degli amanti dell'animazione. "Mushishi Zoku Shou" è il sequel diretto dell'originale "Mushishi", uscito nel 2005 ad opera dello studio Artland (tra i lavori più famosi, "Legend of the Galactic Heroes" e "Katekyo Hitman Reborn") e diretto sempre da Hiroshi Nagahama (conosciuto per "Detroit Metal City" e l'odiato adattamento di "Aku no Hana").

Come da manuale, la storia di "Zoku Shou" non cambia da quella del predecessore: in ogni puntata seguiamo il mushishi Ginko che si ritroverà puntualmente a risolvere misteri su quelle creature mistiche e primordiali che conosciamo con il nome di mushi - tanto che ho sempre descritto ai miei amici "Mushishi" come il "Conan" nel Giappone del 1800 circa, poiché ovunque Ginko va una sciagura derivata dai mushi lo accompagna.

Parlando del comparto video/audio: se avete visto la prima serie, immaginatevi questa come una copia identica con animazioni aggiornate di dieci anni e disegni molto più curati. Le animazioni sono eccellenti, i movimenti sono sempre ben curati, mai una volta che ci siano movimenti superflui o ridondanti che andrebbero a rovinare la quiete della serie.
La regia è sempre molto lenta e riflessiva, le inquadrature sono quasi sempre o in primo piano o panoramiche, il che si riflette nell'anime in sé, in quanto i "protagonisti" dell'opera sono la natura e i pensieri dei personaggi.
Gli sfondi sono mozzafiato, la natura è rappresentata con un acquerello impeccabile, come al solito, e torna la caratteristica di avere un colore predominante per ogni episodio.
La colonna sonora è poco aggiornata, ma a nessuno piacerebbe perdere quelle tracce fantastiche della prima stagione, dico bene? Ti trascinano assieme agli sfondi in quel mondo fantastico privo di impurità legato tutt'uno con la natura. Una piccola nota va anche alla nuova opening, "Shiver" di Lucy Rose: come per "The Sore Feet Song" si è optato per una canzone in lingua inglese, molto rilassante, che mette il sorriso ad ogni episodio, ed è stato cambiato il tema visivo dal verde al blu, che ho preferito al precedente.

Il voto è 10 come per il precedente: un anime che trasuda bellezza da ogni singolo frame, "Mushishi" è in grado di suscitare emozioni come mai ho visto fare in un altro prodotto animato. Piccole ma grandi storie che rimangono impresse negli animi delle persone. Una delle cose che trovo veramente geniale di "Mushishi" sono i mushi stessi, che molte volte vanno a rappresentare la causa di avvenimenti straordinari o sfortunati della natura, e in "Zoku Shou" c'è un episodio che mi ha completamente sconvolto sotto questo aspetto; si tratta dell'episodio "Oscurità profumata" (non vi dico di cosa tratta perché spoilerare questo episodio per me sarebbe come commettere suicidio).

E' "Mushishi" un anime perfetto? No, niente è perfetto. "Zoku Shou" soffre della stessa malattia della prima stagione, ovvero che "Mushishi" per colpa della sua calma e tranquillità è impossibile da vedere di seguito, una sola puntata sembra durarne quattro messe assieme, e cercare di vederne tre o quattro di fila finirà per farvi cadere in un sonno profondo oppure farvi venire un gran mal di testa, quindi consiglio vivamente di vederlo con un intervallo di una puntata al giorno.

Concludo questa piccola recensione dicendovi che per me "Mushishi" è l'anime, ed è ciò che l'animazione dovrebbe essere, poesia in movimento. Vi auguro di rilassarvi in compagnia di "Mushishi".


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Pan Daemonium

Episodi visti: 10/20 --- Voto 9
Come al solito posso affermare che trattasi di "opera tranquillizzante. Da vedere prima di dormire".

Lo staff - e non ho idea se si tratti dello stesso della prima serie - si è impegnato a ricreare sostanzialmente la stessa atmosfera georgica, un po' naturalistica, ma sempre con quel sottofondo di sovrannaturale che trasmette un forte senso di riverenza. Le idee alla base degli episodii, sempre autoconclusivi, non sono mai originali, ma sempre tratte da capitoli casuali del manga, lo stesso vale per lo special "Hihamukage". La colonna sonora, prodotta da Toshio Masuda, non riesco a comprendere se sia differente rispetto a quella della prima serie oppure se si tratti degli stessi brani; non ho confrontato e non mi sono informato, ma comunque sia tutto ciò dimostra sostanzialmente la volontà della produzione di tracciare una linea di collegamento che tenga unita questa serie del 2014 con la prima del 2005. La grafica è per l'appunto cambiata e migliorata, ma tutto il resto no. Alla fin fine è meglio così, anche perché il mondo naturale e georgico tende a mantenere un ordine sostanzialmente inalterato che va trasposto anche in Mushishi.


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skull945

Episodi visti: 12/20 --- Voto 10
A quasi otto anni di distanza dalla messa in onda dell'ultimo episodio della prima serie, "Mushishi" è tornato sugli schermi con un blocco di dieci puntate tra aprile e giugno e con uno special, adattamento di ulteriori due capitoli del manga di Yuki Urushibara, trasmesso il 20 agosto.

Ovviamente la trama è sempre incentrata sul cammino di Ginko attraverso suggestivi paesaggi giapponesi e sui suoi incontri con persone influenzate dai Mushi, esseri primitivi e ultraterreni, dissimili da qualsiasi altra forma di vita, nonché oggetto di studio del protagonista. Quest'ultimo, grazie alla preparazione in materia e agli strumenti di cui è in possesso, qualora sia possibile, tenterà di curare coloro che sono entrati in contatto con le strane creature e hanno vissuto sotto il loro influsso.
Gli episodi sono autoconclusivi, in quanto si occupano di casi differenti, come da tradizione dell'anime, ma capiterà di imbattersi in qualche elemento già presente nella prima stagione: personaggi, guardiani delle montagne e il Koumyaku sono i principali. Inoltre, per apprezzare al meglio alcuni gesti all'apparenza insignificanti, è meglio tenere a mente la storia di Ginko. A chi dunque, leggendo la recensione o avvicinandosi a "Mushishi" per la prima volta, si chiedesse se è possibile visionare la seconda stagione senza aver guardato la precedente, rispondo che non è un requisito necessario, ma è consigliato.

Descrivere "Mushishi Zoku Shou" è un'ardua impresa, in quanto qualsiasi parola sarebbe riduttiva. Si tratta, infatti, di un anime che punta a creare un'atmosfera atta a catturare lo spettatore e coinvolgerlo emotivamente. È inutile dire che il risultato è quello sperato, ma è importante sottolineare come le basi per una buona riuscita vengano poste già da una fantastica opening, "Shiver" di Lucy Rose, che, così come del resto tutta la colonna sonora, è dotata della lentezza e della delicatezza caratteristiche della serie. Il loro sviluppo è reso possibile grazie alle storie di personaggi assolutamente umani che affrontano e convivono con situazioni personali verosimili (rotture di legami di amicizia, perdita di persone care, mancanza di fiducia in sé stessi e negli altri, problemi familiari, eccessiva dedizione al lavoro, convivenza con una malattia, impossibilità di realizzare un'aspirazione, ecc.) e provano sentimenti reali comunissimi, dall'amore alla preoccupazione, dalla disperazione alla gioia. Se da un lato l'elemento soprannaturale, i Mushi, è utilizzato meramente come mezzo, forse più come scusa nonostante il ruolo primario che ricopre, per porre le basi di uno di quegli aspetti da approfondire, dall'altro i gesti e le ambientazioni fisiche e temporali recitano un ruolo fondamentale nel calcarli più marcatamente. In particolare, a temi più lugubri mostratici indirettamente, ad esempio il mancato rispetto della natura da parte dell'uomo, corrisponderanno spesso e volentieri un paesaggio notturno, capace di appesantire l'atmosfera, e azioni con conseguenze più macabre.

Volendo paragonare "Mushishi Zoku Shou" a "Mushishi" si può dire che soggettivamente l'ago della bilancia può pendere su uno qualsiasi dei due pesi, considerata la notevole qualità di entrambe le stagioni, ma due fattori potrebbero indurre i più a preferire la seconda: il primo, seppur scontato e relazionato allo sviluppo del settore, è il miglioramento grafico, piuttosto importante in una serie in cui il soggetto di molte inquadrature è il panorama; il secondo è il minor numero di episodi, non necessariamente un punto a favore, in quanto costituisce una minore molteplicità di storie e temi, ma svariate critiche erano state mosse alla corposità della prima stagione, pertanto accusata (erroneamente) di ripetitività.

"Mushishi Zoku Shou" è una serie in grado di trasmettere molto allo spettatore, se guardata col giusto spirito e con una buona dose di attenzione. E' estremamente consigliata a chiunque voglia cimentarsi in una visione unica e inimitabile, di altissima qualità, o semplicemente a qualunque amante di anime.

In un 2014 che non ha regalato sessioni molto felici, questa è fin qui la vera perla, in attesa del sequel in uscita a novembre. Voto 10, senza storie.