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Nagisa98

Episodi visti: 5/5 --- Voto 8
Concepita inizialmente come parte integrante della Second Season del 2013, "Hanamonogatari" viene invece trasmesso come special nel 2014. La serie, composta da cinque episodi, traspone il nono volume della light novel scritta da Nisio Isin e illustrata da Vofan.
La storia si svolge dopo il diploma di Koyomi, Hitagi e Tsubasa e vede come protagonista Suruga, ora al terzo anno di liceo. Un giorno quest’ultima viene a sapere che in giro c’è un certo “Demone” che realizza i desideri delle persone. Avendo paura che si tratti di lei (ancora sottomessa alla maledizione della “zampa di scimmia”), la ragazza decide di controllare personalmente: incontrerà così una sua vecchia rivale, Rouka Numachi.
Come le altre serie precedenti, anche "Hanamonogatari" si rivela un prodotto di tutto rispetto. Gli elementi vincenti sono sempre gli stessi: la loro sapiente combinazione darà origine ad un piccolo arco che colpisce di meno di fronte alla consistenza della serie precedente, ma che sicuramente non ha nulla da togliere alle varie “storie” che ci sono state presentate. Andando più nello specifico, in “Suruga Devil” l’azione o lo splatter occasionalmente presenti negli altri "Monogatari" lasceranno completamente posto ad una narrazione colma di dialoghi e racconti. I primi, come al solito, risulteranno di ottima fattura e terranno lo spettatore incollato allo schermo. In soli cinque episodi, l’argomento dei discorsi o dei monologhi interiori dei personaggi spazierà tra le più varie tematiche e riflessioni: fuggire dai problemi oppure affrontarli, lasciare che le ferite guariscano col tempo, essere invidiosi del talento altrui sono alcuni piccoli esempi. Non mancheranno, poi, i consueti colpi di scena che ribalteranno le convinzioni che ci eravamo costruiti in precedenza.
Una buona, se non ottima, introspezione psicologica dei personaggi è all’ordine del giorno. In questo caso, il cast è abbastanza ridotto e verte principalmente su Suruga e Rouka. La presentazione e l’approfondimento della seconda contribuiranno così alla crescita caratteriale della prima: se di primo acchito può sembrare che l’attenzione sia posta principalmente su Numachi e che Kanbaru sia una protagonista indiretta, al termine della visione ci accorgeremo in realtà quanto il nuovo incontro tra le due rivali si stato fondamentale per la maturazione di Suruga, messa costantemente di fronte a lunghe riflessioni e decisioni da prendere. Quasi assente il nostro Koyomi, che ci “onorerà” della sua presenza solo in dirittura d’arrivo; figure ricorrenti all’interno dell’arco sono invece Ougi e Kaiki.
Rimane pressoché invariato il lato tecnico: character design e animazioni di buona qualità sono di tanto in tanto soggette a qualche calo; gli sfondi surreali ed originali sono sempre ben realizzati; le OST svolgono perfettamente il loro ruolo; la regia si attesta sempre su certi livelli di sperimentalismo che comunque non raggiungono quelli di "Bakemonogatari".
In conclusione, "Hanamonogatari" si rivela, come tanti altri archi, un piccolo gioiellino: dialoghi e tematiche interessanti e un’ottima caratterizzazione dei personaggi sono, come d’abitudine, i principali punti di forza della serie. Voto: 8.


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npepataecozz

Episodi visti: 5/5 --- Voto 8
Non ho mai capito il motivo per cui la realizzazione della versione animata di "Monogatari" non abbia seguito un ordine cronologico normale; con questo stato delle cose, la prima cosa che devo fare ogni volta che mi approccio ad un suo nuovo arco è cercare di capire come va collocato temporalmente. Avevo anche pensato di aspettare il momento in cui tutti gli archi fossero finalmente disponibili, in modo da guardarmeli nel giusto ordine; però, da un lato ho intuito che nell'attesa sarei diventato prossimo alla pensione e dall'altro la curiosità è diventata, giorno dopo giorno, sempre maggiore. Così ho deciso di rinunciare all'insano proposito e guardarmi tutto quello che è stato prodotto finora nell'ordine scelto dagli autori.
Non so se c'è una spiegazione razionale a questa specie di puzzle temporale; posso solo supporre che l'intento sia quello di affiancare al "viaggio nella mente umana", che rappresenta il leitmotiv della serie, anche una sorta di "viaggio nel tempo": in fondo, stiamo pur sempre parlando di "Monogatari".
Sia come sia, questo "Hanamonogatari", al momento, va considerato come il capitolo conclusivo dell'intera saga: Araragi e Senjougahara hanno finito il liceo e si sono iscritti all'università; Suruga, invece, è ancora al terzo liceo e sente molto la mancanza dei suoi due senpai. Questo arco concentra la sua attenzione proprio sulla ragazza con il "braccio di scimmia" che si troverà di fronte all'ennesima anomalia, impersonata stavolta da una sua ex avversaria dei campi da basket che si fa chiamare "il demone".
Composto da cinque episodi in stile "classico", ossia con frasi ed immagini che si sovrappongono di continuo alla scena principale, paesaggi inverosimili e dialoghi interminabili di una certa complessità, "Hanamonogatari" rappresenta l'ultimo atto del viaggio verso la maturità che i vari personaggi hanno compiuto nel corso dell'intera serie. Come abbiamo avuto modo di vedere nei precedenti capitoli, infatti, le anomalie rappresentano i problemi, le insicurezze o i dubbi delle persone coinvolte e combatterli rappresentava un passo nel cammino della crescita interiore.
Il dilemma che viene posto questa volta è il seguente: di fronte alle difficoltà è meglio scappare ed aspettare che il tempo risolva i problemi oppure scegliere di non nascondersi ed affrontarli in prima persona? La risposta sembra ovvia, ma nella pratica entrambe le soluzioni possono rivelarsi giuste o sbagliate a seconda del caso e del carattere di una persona; anche il risultato finale potrebbe essere, tirando le somme, il medesimo.
Suruga deciderà di affrontare "il demone" ma tale scelta verrà presa solo dopo un'attenta riflessione che la porterà a concludere che, sia che decida di intervenire sia che decida di non intervenire, gli effetti sulla sua vita sarebbero stati trascurabili; è solo perché il suo modo di essere considererà intollerabile il restare con le mani in mano che sceglierà di aiutare la sua vecchia avversaria. Rimanendo coerente a se stessa, Suruga ne uscirà redenta e completerà il suo processo di maturazione personale.
Nel complesso, devo dire che questo arco conclusivo di "Monogatari" m'è molto piaciuto. Suruga è un personaggio che ho sempre apprezzato molto e le vicende raccontate sono profonde ed attuali. Mi resta un unico dubbio: ma Suruga li avrà davvero letti tutti quei libri rossi? Ai posteri l'ardua sentenza.


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Dattebayo93

Episodi visti: 0/5 --- Voto 8
Hanamonogari, nonostante sia uscito nel 2014 e molte altre serie del blocco monogatari siano in dirittura d'arrivo rappresenta l'ultima in ordine cronologico, e probabilmente conclude il percorso iniziato con bakemonogatari.
La storia in se' è piuttosto semplice e riutilizza tematiche già viste in altri capitoli, tuttavia a differenza degli altri pone al centro non tanto la risoluzione del caso bensì la maturazione dei personaggi.
Infatti la protagonista Suruga si troverà a vivere il 3° anno di liceo senza più i protagonisti della saga, ponendosi il dubbio se tutto sia realmente finito o meno.
Gli episodi sono decisamente più malinconici dei precedenti, dato che per tutta la durata si percepisce il cambiamento necessario dettato dall'inevitabile crescita del protagonista che lo ha portato ad abbandonare il nido, e con esso anche le sue cattive abitudini.
Le animazioni e le musiche sono come sempre di livello, anche se forse rispetto ad altri si percepisce una certa lentezza nella narrazione; probabilmente dovuta all'assenza di Koyomi e dei suoi teatrini comici.
Complessivamente credo che sia un'ottima conclusione, per quanto mi abbia lasciato leggermente malinconico, anche se è inevitabile che l'estate prima o poi finisca.


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Moscow-Reggio

Episodi visti: 5/5 --- Voto 9
Trattandosi di uno special non mi aspettavo granché da questo "Hanamonogatari", ma mi son dovuto ricredere completamente. Sono un estimatore delle "Monogatari series", per via delle tante particolarità che le caratterizzano, ma con "Hanamonogatari" ho avuto sensazioni più profonde del solito: mi ha molto colpito, devo ammetterlo; tuttavia, dall'altra parte, questo capitolo ha aperto nella mia mente un dubbio esistenziale. Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, "Hanamonogatari: Suruga Devil" narra delle vicende che avvengono dopo il diploma di Araragi, Senjougahara e Hanekawa: questi non ci sono più, avendo preso ognuno la propria strada, mentre Suruga Kanbaru è ora al terzo e ultimo anno di liceo, Karen è al 1° anno e Tsukihi all'ultimo anno di medie. Questa storia vede come protagonista proprio Kanbaru, al punto che tutti gli altri personaggi principali, che abbiamo conosciuto lungo le serie (Koyomi, Oshino, Hitagi, Tsubasa, Sengoku, Mayoi, Shinobu, Yotsugi e le "fire sisters") non compaiono affatto o appaiono in poche scene lungo tutto l'arco dei 5 episodi; Kaiki invece, pur comparendo anche lui per poco tempo, rivestirà un ruolo centrale nella narrazione. Kanbaru si ritroverà ad affrontare praticamente da sola un'anomalia che riguarda il suo braccio sinistro, "il braccio di scimmia" (che ricordiamo è un demone che avvera i desideri), in cui sarà coinvolta una sua rivale nel basket ai tempi delle medie, Numachi Rouka.
Questa, in estrema sintesi, la trama, o meglio l'incipit della storia, e qui mi fermerò per non fare spoiler. Ho affermato in precedenza che questo capitolo mi ha molto sorpreso positivamente, lasciandomi però di conseguenza con quesiti un po' amari riguardo le serie dei "Monogatari"; anzitutto, Suruga Kanbaru è, tra i personaggi principali, uno dei più riusciti e vivaci, e questo forse già avrebbe alzato il livello di una storia in cui lei fosse stata protagonista. La regia, le animazioni, il chara design, l'ambientazione, la fotografia e le luci in questo capitolo sono esattamente le stesse di "Monogatari series: second series", il che è un enorme punto di forza: lo stile destrutturato di Shinbou/Shaft, unico e riconoscibile, insieme ai lunghi dialoghi che caratterizzano l'opera di Nisio Isin, sono gli elementi che conferiscono alla serie "Monogatari" l'originalità e la suggestione che l'hanno resa una pietra miliare dell'animazione degli anni recenti. Ma questi elementi ancora non spiegano totalmente perché questo capitolo in particolare è così bello e ben riuscito.
Innanzitutto, con Araragi uscito di scena e Kanbaru unica protagonista, si perde un elemento caratterizzante delle altre saghe di "Monogatari": l'Harem, oltre all'80% dell'ecchi, presente, per come lo conosciamo, in un'unica scena su 5 episodi, guarda caso proprio in uno dei pochi momenti in cui Araragi compare. La stessa Kanbaru, senza Koyomi, sveste i panni, (in una-due scene totali letteralmente), della kouhai sportiva yuri, erotomane, yaoista, sboccata e vivace che abbiamo imparato a conoscere nelle serie e assume la parte di personaggio dall'enorme profondità; non che la solita Kanbaru fosse un brutto personaggio, anzi, la considero dopo Hitagi e Oshino il personaggio migliore di "Bakemonogatari" e uno dei migliori tra le varie serie; eppure qui, in versione decisamente "seria", si riesce ad apprezzarla ancora di più; in generale, durante tutto l'arco dei 5 episodi, di gag e di situazioni comiche e paradossali non ce ne saranno praticamente mai; i lunghi dialoghi che caratterizzavano le serie ci sono sempre, ma mentre lì i discorsi seri si alternavano a chiacchiere inutili (ma brillanti), in un flusso di coscienza dal carattere paradossale, in questo capitolo le parti comiche sono quasi assenti il che è un altro elemento di differenziazione dalle serie.
E ora veniamo al punto della situazione: mancando del tutto l'elemento Harem e quasi totalmente le gag e l'ecchi (che, a parte in "Nisemonogatari", non è comunque mai stato eccessivo nelle "Monogatari series"), che cosa accade? Semplice, accade che a prendersi tutto lo spazio è la storia in sé, la narrazione degli eventi da una parte e la caratterizzazione dei personaggi dall'altra, con un risultato quasi ovvio: che la qualità complessiva dell'anime salga, e di parecchio anche. C'è da dire che la storia narrata qui sarebbe già di per sé complessa e particolarmente profonda, ma con la svolta "seriosa" del personaggio di Kanbaru e mancando le gag create da Koyomi con il suo "Harem", questa storia molto profonda assume connotati di rara drammaticità, a tratti quasi lirici, e le due protagoniste (Suruga e Rouka) si caricano di sfaccettature, interrogativi, riflessioni, complessità e profondità tali che forse non ne avevamo ancora visti di simili in tutte le "Monogatari series", a cui si aggiungono altri importanti dettagli che arricchiscono la storia e i rapporti di altri personaggi secondari facendoceli conoscere sotto una luce nuova o quantomeno diversa (basti pensare a Kaiki e Tooe Gaen, la madre di Suruga). Per tutti questi elementi, non posso non pensare a "Hanamonogatari" come al capitolo forse più riuscito delle "Monogatari series" (e battere l'ultimo arco delle "Monogatari series II", quello con Kaiki protagonista che affronta Nadeko Medusa, era davvero difficile).

E quindi eccomi ora qui, dopo tanto entusiasmo per questo "Hanamonogatari", a dover tirar fuori le considerazioni dolenti, quelle che mi hanno attanagliato alla fine della visione di questi cinque episodi: e cioè accorgersi che Koyomi Araragi è uno dei punti forti ma è anche il punto debole delle "Monogatari series"; uno dei punti forti in quanto è il protagonista, attorno a lui si creano le vicende, e in sua presenza si creano le gag e l'Harem e gran parte di quegli elementi che hanno reso famose le serie di Nisio Isin; ma lui è anche il punto debole delle serie, proprio a causa dell'elemento Harem, del conseguente ecchi (sfociato in soft-porno/siscon in "Nisemonogatari"), e di una caratterizzazione che, rispetto a quasi tutti gli altri personaggi, è carente: non tanto per demerito suo, ma anche per merito degli altri personaggi, caratterizzati tutti molto bene; a me Araragi non sta certo antipatico, (anzi è con lui che nascono quasi tutte le gag), né penso che sia fatto male come personaggio: ne apprezzo molto lo spirito altruista che lo caratterizza, così come trovo molto affascinante il suo legame con Shinobu; ma, ripensandoci ora, se fra tutte le saghe di Monogatari le due migliori per me sono state quelle in cui non è apparso quasi mai, forse c'è un perché: il confronto con Kaiki (protagonista assoluto dell'arco "Nadeko Medusa") è a dir poco imbarazzante in termini di caratterizzazione e carisma; ma anche la Kanbaru "seria", complessa e profonda di "Hanamonogatari" si rivela essere una protagonista di gran lunga migliore; e come ho già detto, mancando lui viene a mancare l'harem e l'ecchi, con il risultato che 1) la qualità non scade, e 2) la narrazione degli eventi e la psicologia dei personaggi trovano più spazio e risaltano di più (e la qualità tende a guadagnarci). A questo punto mi viene persino da chiedermi se e quanto migliorerebbero le prossime serie se fossero gli altri personaggi, ognuno nei propri archi, ad essere i veri protagonisti con Araragi relegato a personaggio secondario. Non essendo io un detrattore di Araragi, ed essendo un estimatore della serie, si capisce il perché queste considerazioni mi lascino un po' l'amaro in bocca. Meglio non pensarci più.
"Hanamonogatari" si è dimostrato un vero gioiellino, per cui il mio voto è 9 pieno.


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Eversor

Episodi visti: 5/5 --- Voto 7,5
"Hanamonogatari", come dice lo stesso nome, rappresenta una delle molteplici serie di "Monogatari", light novel di Nishio Ishin. Lo stile è uguale a quello di "Bakemonogatari" e compagni e, per quanto riguarda la storia, si potrebbe dire intrigante allo stesso modo. Sebbene sia composto da sole cinque puntate, quest'opera riesce ad esprimere una storia davvero articolata e complessa, priva di chissà quale combattimento, ma comunque capace di tenere col fiato sospeso fino all'ultimo secondo.
Commedia, sovrannaturale, sentimentale, mistero... all'incirca sono questi i generi riscontrabili in "Hanamonogatari", anche se il suo essere così "fuori dalle righe", lo pone su un piano completamente differente dagli altri anime. Situazione aggravata da un realizzazione grafica così dannatamente contorta e bizzarra da renderla allo stesso tempo irresistibile.

Concentriamoci ora sulla storia, perché, a differenza delle precedenti serie, in questo caso subisce una sorta di salto narrativo, dove Koyomi Araragi e Hitagi Senjougahara sono ormai andati all'università. Dunque il protagonista assoluto di questa storia non può che essere Suruga Kanbaru, la bella e atletica ragazza alle prese con il suo braccio da scimmia.
Improvvisamente si diffonde per la scuola una superstizione piuttosto bizzarra, secondo cui un demone esaudisse i desideri degli studenti bisognosi. Suruga, preoccupata che, in qualche modo, la sua mano demoniaca potesse essere coinvolta in tutto ciò, inizia a indagare su tale mistero. Il demone viene scoperto quasi subito, ma le sue fattezze sono meno spaventose del previsto. Infatti altri non è che un vecchia conoscenza di Suruga, un ragazza prodigio nel basket, costretta in seguito a un incidente a rinunciare definitivamente alla sua carriera sportiva.
Costretta a subire questo tormento perenne, incomincia a provare piacere nelle disgrazie altrui, cercando comunque di porvi un rimedio che, d'altro canto, giunge solamente facendo passare un po' di tempo.
Già finito? Non proprio, visto che il "demone" ruba in qualche modo il braccio demoniaco di Suruga, rivelando tra l'altro, di possederne molte altre parti. Ma è giusto sacrificarsi in questo modo? La nostra eroina è grata per la conclusione della sua maledizione, ma allo stesso tempo vuole concedere la salvezza anche all'anima tormentata della sua ex-nemica sportiva.

Purtroppo non posso rivelarvi nient'altro, anche perché in caso contrario mi dovrei addentrare in rivelazioni certamente poco gradite a coloro che vorranno affrontare la visione di questa sere. Dunque passiamo all'analisi dell'opera, incominciando proprio da Suruga: personaggio a me graditissimo, che aveva trovato poco spazio nelle precedenti serie. Ora però non può che essere la "Star" assoluta, anche perché tutti gli altri protagonisti sono in qualche modo scoparsi: Araragi spunta per qualche minuto, cresciuto e con i capelli lunghi, ma la sua nuova vita da universitario sembra apparentemente molto lontana da demoni e creature sovrannaturali. Deishuu Kaiki incontra finalmente la figlia della donna che aveva amato, ma più che una cena alquanto spettrale e qualche piccolo suggerimento, non contribuisce più di tanto allo svolgimento della trama.
Rimane solo lei, dunque, e la sua cara amica/nemica demone. Uno scontro verbale emozionante, che, in effetti, vedrà coinvolta gran parte della mini-serie.
Personalmente quest'opera, che deve essere vista (spero) come una fase di transizione verso il proseguo della serie, l'ho trovata piuttosto interessante, in quanto mi ha dato l'opportunità di vedere una altro lato dell'opera di Nishio Ishin, senza contare poi alcune frecciatine che preannunciano qualcosa di grande per le prossime serie.

La grafica è la solita, ma forse è proprio questa a costituire la forza di "Monogatari". I colori totalmente incoerenti e mutevoli, le atmosfere surreali e paradossali. Insomma, un sistema davvero efficace per rendere una discussione tra amiche un vero e proprio scontro all'ultimo sangue.
Una regia normale, forse, avrebbe riportato tale colloqui senza chissà strani effetti, provocando però un innalzamento del fattore "noia". Ora invece è impossibile staccare gli occhi dallo schermo.

E dunque non ci rimane che attendere nuove opere, che tra l'altro sono state già annunciate, e gustarci quelle che, fino ad ora, sono a nostra disposizione. "Hanamonogatari", nonostante le sole cinque puntate, mostra una storia emozionante e coinvolgente, dotata di una propria logica e di una coerenza interna assoluta. Prova ulteriore che non servono milioni di episodi per creare un buon anime, ma semplicemente una storia eccellente.

Voto finale: 7 e mezzo!


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Mike89

Episodi visti: 1/5 --- Voto 8
Le opere della serie Monogatari, pur condividendo gli stessi personaggi e, grossomodo, lo stesso stile narrativo, sono profondamente diverse l'una dall'altra. In alcune risalta molto la componente harem (Nisemonogatari), in altre quella soprannaturale/misteriosa (Hanamonogatari) mentre in altre ancora c'è una perfetta fusione di molte componenti diverse che non ci si aspetterebbe di veder coesistere così bene (Bakemonogatari). Si passa dal fanservice più spinto a situazioni intricate e chiaramente ben ragionate, da scambi di battute inutili e sciocchi a dialoghi arguti e di una certa profondità. In Hanamonogatari prevale la parte più "seria" anche perché il personaggio principale (nonché uno dei pochi che vedremo) è Suruga Kanbaru, che nelle altre opere non spicca per comicità.

Cronologicamente, gli avvenimenti raccontati in Hanamonogatari si collocano dopo quelli di Monogatari Series Second Season. Suruga passa al terzo anno e si ritrova praticamente sola perché i suoi sempai sono all'università. Come al solito l'elemento catalizzatore della trama ha a che fare con un'anomalia (o presunta tale). Le anomalie in tutte le opere della serie non sono altro che un modo attraverso il quale l'autore fa emergere, rendendolo visibile, tangibile e soprattutto affrontabile, il problema personale di qualcuno. Una cosa molto interessante e ben riuscita, soprattutto considerando che i diversi personaggi hanno opinioni molto contrastanti e che, anche se alla fine la strategia vincente è una, non si è in grado di dire con certezza che gli altri punti di vista fossero sbagliati. In quest'opera i concetti che emergono riguardano il talento, la fortuna/sfortuna e l'atteggiamento verso i problemi. "Il tempo è guaritore" si dice, potrebbe essere quindi che affrontarli non sia sempre la scelta migliore? Io non lo so, anche loro faticano a mettersi d'accordo, ed è bello così.

Faccio sempre fatica a giudicare l'aspetto grafico, non mi viene naturale concentrarmici, indicativamente è allo stesso livello dei precedenti. Il sonoro non risalta come in Bakemonogatari ma nemmeno stona, fa il suo lavoro in secondo piano. Per quanto riguarda il giudizio generale direi 8. Se l'aspetto un po' più serio è quello che avete ammirato nelle precedenti opere, beh decisamente non potete perdervi questa.