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alex di gemini

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Dato che si è già descritta la storia, non trovo che sia un male concedersi qualche spoiler. Dopo tanti anni, che senso ha effettuare un remake della saga delle dodici case servendosi di attori veri, della tecnica digitale per un film al cinema? Sembra una scommessa senza speranza. Invece la ritraduzione avviene in maniera molto efficace, sintetica e originale. ‘Spoilerare’ sulla storia non è il caso, è sufficiente un semplice commento critico.

Molti elementi della storia classica vengono smussati, per cui Lady Isabel ha sedici anni e non tredici, e tutti sanno che Gemini è morto per fermare Micene. I cavalieri d’oro si convertono subito e passano dalla parte della dea. Il grande tempio si trova nei cieli, in una visione psichedelica e reale, e affascinante al tempo stesso. Gemini avrà nuovi e terribili poteri per sfidare Isabel. Già, Isabel. Lei è il personaggio ricostruito nel modo più realistico, un’adolescente piena di dubbi e difficoltà, ma anche di coraggio, pronta a cercare la verità in primis su sé stessa e ad accettare il suo ruolo di Athena. Ma l’elemento più rivoluzionario è dato da una semplice parola: umorismo. Il tono epico che abbiamo conosciuto e amato lascia lo spazio a un gran numero di scene e scenette comiche, nel complesso divertenti, a parte Cancer, davvero troppo macchiettistico e indigeribile. Non ci saranno armature da potenziare o ricerche troppo difficili del settimo senso.

La regia è curatissima e tutti i personaggi hanno le loro voci storiche. La grafica è fantastica, semplicemente fantastica.
Al contrario di “Harlock”, che ha puntato su una nuova storia, qui si è deciso di riscrivere tutto ma senza cambiare quasi nulla, creando ciò che i cavalieri avrebbero potuto essere ma non sono stati. Un lavoro che non può minimamente sostituire la serie classica, ma che sta comunque in piedi da solo, e che ci offre un piccolo, saporito e complementare scorcio sull’anima dei nostri amati cavalieri, su ciò che avrebbe potuto essere ma non è stato. Ottimo lavoro, cui do, di cuore, otto.


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Ransie Carter

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Riuscire a dare una valutazione oggettiva di questo prodotto, visto e considerato il mio attaccamento alla suddetta serie, è un'impresa tutt'altro che semplice.
Temo sia inevitabile per me fare alcuni spoiler.
Noto che alcuni hanno già dato un più che degno approfondimento dei molteplici aspetti di questo nuovo lungometraggio dedicato a una delle serie più amate in assoluto.
Questa premessa è d'obbligo: i giapponesi e il CGI non vanno d'accordo.
Proprio no!
Questa cosa è da bocciare a priori, non è possibile avere delle animazioni del genere. E non parlo solo di LoS, ma del CGI in generale.
Questo nuovo film dedicato al Saint della costellazione di Pegaso, voleva essere una promozione della saga, nello specifico, è stata affrontata la parte della scalata alle dodici case. È stata una scelta attua per avvicinare anche il pubblico più giovane. Un'opera di svecchiamento, aggiungendo alcune caratteristiche più "moderne", insomma, rendere la cosa più appetibile per un pubblico dei tempi che corrono.
Se io non conosco Saint Seiya, o se comunque, mi approccio a questo film senza alcun pregiudizio, il film posso anche trovarlo carino. Non un'opera d'arte, ci sono troppe cose che non funzionano soprattutto per il fan accanito, ma risulta essere lo stesso godibile.
Ad esempio, versione originale, o versione italiana, il doppiaggio è buono.
In particolar modo ho apprezzato la voce che hanno scelto per Saga (e finalmente una voce adatta per un ventottenne!).
Sono affezionata al doppiaggio storico, ma non avrei storto eccessivamente il naso se avessero optato per delle voci nuove. Del resto... è rimasto molto poco dei personaggi che tutti noi, fan della saga, abbiamo imparato ad amare.
Le musiche. Quelle mi son piaciute da matti, in particolare la canzone dei titoli di coda. Veramente, se c'è qualcosa da premiare a pieni voti, è la colonna sonora.
Il Design delle armature l'ho trovato godibile, nonostante le lucine al neon, delle quali si poteva anche fare a meno. Tutte carine, eccetto quella del Sagittario... si poteva evitare e fare di meglio.
La grafica delle case mi è piaciuta molto, anche se nella seconda parte della scalata non capivo più dove caspiterina fossero, le uniche che ho capito sono state quella di Acquario (che per come concepita, aveva anche un senso, ma era orribile) e quella dello Scorpione.
Quella del leone ricordava lo stile di una basilica gotica, davvero eccellente. Questa è stata la mia preferita!
Non ho capito però se la struttura fluttuante di tutto il grande tempio, mi sia piaciuta o meno. A distanza di parecchi mesi dalla sua uscita, ho ancora grandi perplessità.
I personaggi... molti sono stati stravolti. Un Pegasus ancora più stupidotto, ma simpatico, Sirio più serioso che mai, un Andromeda più risoluto (che mi ricordava le primissime puntate della serie, e non la piattola piagnucolosa alla quale ci siamo dovuti arrendere), un Crystal che non mi ha detto molto, e un Phoenix che spero un giorno possa uscire dalla pellicola e prendere a pedate gli sceneggiatori. Una bella entrata in scena per lui, sul serio! Ma subito che subisce gli attacchi, come se fosse stato un Andromeda qualunque... Deludente!
E che dire del povero Milo? Evirato, e reso donna.
Milo donna, posso dire che è stato caratterizzato bene, ma non potete prendermi uno dei cavalieri più virili, e piazzarci dentro una donna.
Usare la scusa del "parità dei sessi", "molte donne ci seguono, e quindi possono immedesimarsi", e vaccate simili, rifilatele a chi non ha cervello. Il fatto che molte donne seguissero, al di là della trama, era dovuta al fatto che nella serie ci sono uomini, e non le mammolette che in genere ci propinano negli shojo. Marionette prive di carattere, di cui Saint Seiya, grazie al cielo, ne è priva, o quasi.
O, giusto... stavo per dimenticarlo, e il fatto che me ne stessi per dimenticare, denota anche la sua rilevanza nel film.
DeathMask... Devo davvero aggiungere altro?
Da piccola lo odiavo: era il cavaliere che rappresentava il mio segno zodiacale, ed era uno... era un cattivo. Un cattivone della peggior specie!
E io mi chiedevo perché, dato che, universalmente parlando, i nativi del cancro avranno tanti difetti, ma in genere sono mammoni e dolci. Escludendo il fattore "vendicativo fino alla morte".
Col seguito ho imparato ad apprezzarlo, ma qui... qui hanno non toppato... di più. Peggio di quell'aborto di armatura del Sagittario.
Io volevo vedermi Saint Seiya, non lo spettacolo musicale di Jack Sparrow, per gentile concessione della Disney.
I combattimenti, devo dire che mi hanno delusa, e così anche la trasformazione di Saga... È un film o un videogioco della square enix?
E che dire del guardiano Anubi? Saint Seiya che c'azzecca con figure della mitologia egiziana?
Questo film è durato un'ora e mezza, e tutto sommato, hanno sfruttato questo tempo abbastanza bene, ma non è stato sufficiente. Per rendere con un buon film la scalata delle dodici case, un'ora e mezza non basta.
Anche solo perché devi introdurre parecchi personaggi, e rendere credibile il tutto.
Ci sono incongruenze e buchi di trama che con una regia migliore, ci saremmo risparmiati.
In conclusione: non è una perla di film, ma guardatelo.
Da fan posso dire che, non è quello che mi aspettavo, ma se lo si guarda senza pretesa alcuna, senza voler a tutti i costi rivedere con la CGI i nostri eroi d'infanzia, il prodotto è piacevole.


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ShikuChan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Ideato e progettato da Masami Kurumada, I cavalieri dello zodiaco, la leggenda del grande tempio, ripercorre la grande storia della corsa alle dodici case; nonché la parte più bella ed emozionante che ricordano tutti quelli che hanno seguito quest'opera divenuta leggenda della Saga Saint Seiya.
Nel quarantesimo anniversario de I cavalieri dello zodiaco, Kurumada, si mise all'opera e realizzò quella leggenda in un film della durata di 90' minuti che, purtroppo, non presenta l'autenticità storica né in forma completa né in forma parziale. Dall'inizio alla fine è del tutto nuovo, escludendo i personaggi presenti e conosciuti.
Trama: La giovane Isabel di Thule, dopo aver compiuto sedici anni, scopre per mezzo di Mylock, di essere una dea; la dea Athena. Non avendo assimilato ancora quale fosse bene il suo compito, viene subito sconvolta da un susseguirsi di combattimenti tra i nemici provenienti dal grande tempio e i cavalieri responsabili della sua vita, ovvero, i cavalieri di Athena: Pegasus, Andromeda, Sirio e Crystal. Arles, il grande sacerdote del tempio, vuole la morte di Isabel e diventare dio supremo di tutti i tempi. Con ciò, per sedici anni mise al posto della dea Athena una falsa dea al suo fianco, affinché il popolo credesse in lui e che Isabel passasse per falsa. I giovani cavalieri, allora, hanno il compito di scalare le dodici case e dimostrare che Isabel di Thule è la vera dea Athena e che Arles vuole ottenere il potere per sé. Così comincia il viaggio, imbattendosi in prove e lotte ostinanti fino al raggiungimento della dodicesima casa.
L'adattamento: Il doppiaggio italiano, proprio per restare fermi al tempo degli anni 80' è, quindi, fare un salto nel passato. Recitato, nominando i nomi, le mosse speciali e così via con parole "italiane" ideate o per meglio dire "mediasettate" al tempo del cartone animato trasmesso prevede, quindi, che il protagonista sia riconosciuto non con il nome originale giapponese Seiya di Pegasus ma con quel nostalgico nome Pegasus di Pegasus. Deciso in questa maniera poiché sarebbe stata una soluzione più appropriata per non entrare in tilt con il film stesso che già ha un enormità di errori di storia (soprattutto) e di carattere dei personaggi.
Il design: I personaggi nella storia sono abbelliti e impeccabili; I luoghi e giochi di luce e colori mostrano un tipo di grafica semi-realistico con degli effetti speciali che rendono questo film sostanzialmente sufficiente, poiché già rovinato dalla trama e, perciò, non abbastanza da renderlo un ottimo film.

Personaggi: Ognuno dei personaggi, in questo film, non ha ricevuto degnamente il proprio spazio utile per presentarsi come si deve. Inoltre, molte scene non sono presenti e molti personaggi si mostrano, caratterialmente o fisicamente diversi, non accostandosi al manga.
Tra i dodici Gold Saint, tutti fieramente maschi, sia nell'anime che nel manga, nel film ne vedremo soltanto undici, poiché l'ultimo è stato cambiato di sesso per volere di Kurumada affinché potesse spaziare e dare un'opportunità anche alle donne. Ma è stato anche un ragionamento contorto poiché si fa dell'adattamento alla serie Omega. I Bronze Saint, invece, oscillano tra comicità e, solo all'ultimo, poca serietà, tirando fuori il loro vero carattere e il loro vero io, conosciuto già nel manga.

(Molti spoiler, attenzione)
Errori: Prima di tutto, l'inizio della corsa alle dodici case comincia sia per avere la sacra armatura di Sagitter ma anche per Athena colpita dalla freccia di Betelgeus; da qui le 12 ore restanti, prima della sua morte. Secondo, il Santuario composto dalle dodici case dei cavalieri d'oro appartenenti ai segni zodiacali vengono localizzati in un mondo simile ad un posto in stile fantasy e, quindi, non è situato in Grecia. I personaggi secondari più importanti Castalia, Tisifone e Cassius che sono residenti in Grecia, non sono presenti. Nei Gold Saint non viene dato spazio a Virgo il più potente e vicino alla dea Athena e non viene stimato il leggendario scontro tra Capricorn e Sirio e lo scontro tra Pesci e Andromeda. Arles, nell'ultima scena del film non dovrebbe avere il potere di trasformarsi in un mostro stile Final Fantasy, perché il cosmo non fa parte di questa categoria. Pegasus, nel manga e nell'anime non utilizza un braccio pieno di pezzi d'armatura altrui e neanche l'armatura di Sagitter per scofiggere Arles. Quindi, la scena finale è una malformazione della serie Omega e Neptune e, inoltre, l'armatura di Sagitter non rimane incompleta, con il dietro del cavallo.

Come potevano realizzare un film al meglio:
Kurumada, era già sottoposto ad un mucchio di problemi per via dell'ultima serie di Omega che non ha fatto impazzire il pubblico che si sarebbe aspettato un similare dei precedenti. Perciò, la sua idea era quella di assemblare pezzo per pezzo tutte le serie e diversificare quello che sarebbe stato il film.
Ma ciò non ha suscitato altro che disprezzo e infantilità. Una buona idea sarebbe stata quella di suddividere le parti e comporre più film che spiegassero passo per passo personaggi e storia, derivati dal manga piuttosto che buttare giù strane idee. Kurumada è riuscito ha costruire un castello senza fondamenta e non ha pensato a estrapolare il succo della sua opera e renderlo quindi "leggendario".


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SinA1991

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Potrebbe non essere il migliore degli incipit, per una recensione; ma, in questo caso, è doverosa una piccola premessa "estemporanea". Io non sono proprio un amante dei "remake", "reboot" e similari; per quanto non li disdegni di per sè e non abbia pregiudizi nei loro confronti.
Credo che ogni opera, seppur riedizione di qualcosa che già esiste, debba comunque essere considerata unica, e di conseguenza valutata in senso assoluto; ovviamente, non si può del tutto prescindere da un confronto, e non è mia intenzione farlo.

Entrando nello specifico, questo film dei "Cavalieri Dello Zodiaco" è una riproposizione, piuttosto alterata ma ancora riconoscibile nella trama, del primo arco narrativo della serie televisiva omonima degli anni '80. Una analoga operazione era stata già compiuta (nel 2013) dagli stessi autori, con "Capitan Harlock"; peraltro con un discreto successo di critica e pubblico. Ebbene, questa volta non si è riusciti a replicare l'impresa; non pienamente, almeno.

La trama è l'elemento che più di ogni altro ha rappresentato il pomo della discordia, per i fan del brand: la storia è stata modificata piuttosto pesantemente, anche se il "canovaccio generale" rimane, grossomodo, inalterato. Il motivo di tale scelta è piuttosto lampante: in 90 minuti di pellicola si comprime una trama destinata a lunghezze ben diverse. Questo comporta una operazione di sintesi, ma anche di revisionismo: i dialoghi divengono rapidi scambi di battute, i combattimenti schermaglie fulminee (seppur di fortissimo impatto). Ma l'effetto più evidente è sui personaggi: senza tempo in questa sede per un approfondimento, tanto gli interessanti protagonisti, quanto i carismatici antagonisti, sono qui appiattiti, semplificati, sintetizzati; forse troppo, tanto che appaiono quasi come "macchiette", e di sicuro ombre dei sè stessi originali. Aggiungendo a questa ricetta un character design fortemente rivisitato, ed alcune modifiche prive di una vera logica (senza fare spoiler, abbiamo cose come un cambio di sesso per un cavaliere; ed un'altro di essi combatte... ballando.), la pietanza è risultata indigesta a molti.

Ma, come detto ad inizio recensione, al pari di ogni altra opera, anche questo film merita una valutazione priva dai pregiudizi dovuti al nome che porta. Cercando la massima oggettività possibile, possiamo affermare che:
- La trama è molto accellerata, a tratti confusionaria, e forse nulla di eccezionale; ma risulta comunque bastevole per confezionare un buon prodotto di intrattenimento, e la linearità può quasi essere una qualità, se letta alla luce del voler aprire e chiudere coerentemente un canovaccio così grande in un'ora e mezza. Senza pretese, ma così va inteso l'intero film; è l'unica chiave di lettura possibile.
- Il design è moderno, molto più vicino ai mecha che alle armature fantasy; esagerato, tamarro e vagamente kitsch, ma ha il pregio di rendersi riconoscibile e particolare. Il film è in Computer Grafica, non in animazione tradizionale; ma visto il suo stile "mecha-tamarro", è una scelta oggettivamente azzeccata.
- I combattimenti sono rapidi, esplosivi, decisamente da cardiopalma. I più sono brevi, ma si tratta davvero dell'unica critica che è possibile muovergli. Senza dubbio alcuno, la parte più riuscita del film. Balletto a parte (scusatemi, non ho saputo resistere).
- Il sonoro è servente alla causa; accompagna con melodie molto moderne, in linea con le scelte estetiche della pellicola. Anonimo forse, fuori luogo mai.

Un ultimo appunto sul doppiaggio Italiano. E' stato scelto di mantenere non solo il cast di voci della serie tv originale, ma anche la nomenclatura partorita dalla Mediaset (degli anni '80, è bene ricordarlo); e, cosa unica del nostro doppiaggio, un registro linguistico molto più raffinato, quasi aulico. Le scelte di adattamento, dei nomi come dei dialoghi, ne hanno risentito parecchio; ma forse, valutando anche questo estemporaneamente, un cotrasto fra "immagini moderno/tamarre" e "registro linguistico aulico" crea uno strano eclettismo, a modo suo quasi artistico.

E' necessario, infine, cercare come sempre di riassumere gli sproloqui in una sintetica scala decimale. Il voto che do all'opera è sufficiente, ma non elevato: 6.5 quindi, arrotondato a 7 per benevolanza della dea Atena (scusate, giuro che dopo mi autoflagello per questa). Il voto è ovviamente basato sulla analisi "assoluta ed oggettiva", ignorando dunque il nome che l'opera porta, ed il passato a cui essa si ricollega.
Il voto da semplice fan della serie è probabilmente un 5 e mezzo (togliere un punto per le irrispettose modifiche, insomma); il voto da "girellaro" arriva a 4. Ma sarebbero voti ingiusti, dettati più da cieco furore che non da raziocinio. E noi siamo cavalieri, mica barbari, no?

P.S.: possiamo criticare, possiamo indignarci, possiamo essere puristi. Ma ammettiamolo, Ivo De Palma che parla Dantescamente, e poi urla "Fulmine di Pegasus" non ha davvero prezzo!


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SmartGuy89

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
"Non è uguale... non è fedele..." LO SO! Non deve esserlo. è un reboot! è fatto apposta, è così che funzionano "Hanno tenuto i nomi italiani...." LO SO, e non mi da fastidio!

Scusate ma queste frasi sono necessarie per evitare fraintendimenti che possono sorgere dalla lettura della mia recensione de "La leggenda del Grande Tempio".
Un film che (ad un occhio attento) contiene molti riferimenti alle varie opere del franchising di Saint Seiya prodotte del corso dell'ultimo decennio: dalla statua egizia (Episode G), al taglio dei capelli di Atena (Lost Canvas e Next Dimension) fino al bracciale che assorbe il cosmo di Atena (da Omega seconda serie) e allo Scorpio donna (omega prima serie, evidente trasposizione di Sonia col nome e le tecniche di Milo) e che ho apprezzato, perché mostrano che malgrado un montaggio troppo veloce che non permette di apprezzare la storia (30 minuti in più sarebbero bastati) c'è stata una cura da parte dello staff, non solo di tipo tecnico per quanto riguarda le ambientazioni (anche se i dirigibili...), gli sfondi e altre cose che lo rendo un film apprezzabile solo al cinema.
In generale io concordo con Ivo De Palma in una sua video recensione quando fa notare che malgrado tutto le caratterizzazioni non sono state inventate dalla Toei a caso, ma hanno una loro logica (Pegasus è sempre stato un po' "cazzone" già nell'opera originale, sebbene poi venga a perdersi ma che nel doppiaggio italiano battute come la mitica "Ehi occhietti rossi!" hanno contribuito a tenere anche dopo le prime battaglie) o l'avere una lady isabel che mostra il suo lato umano, cosa a cui noi non siamo (più) abituati prima di prendere coscienza dell'essere Atena.

Passando alle dolenti note dei cambiamenti nella trama... teniamo conto che sono comunque passati quasi trent'anni: non puoi riproporre una storia anni '80 papale papale: ben vengano i cavalieri sedicenni e non più tredicenni, il recupero di una dimensione domestica e leggera purtroppo perduta da Asgard in poi e riottenuta solo con Omega (e in modo particolare con Soma e la corte alle senoritas)... Sono tutti elementi di cui per lungo tempo ho rimpianto la poca presenza nei Cavalieri e che sono contento di poter finalmente vedere.
Anche il Grande Tempio in un'altra dimensione e meno classico mi dà poco fastidio: quello deve essere un altro mondo, un mondo "esotico" agli occhi di un giapponese PUO' non essere per forza legato a quel classicismo, di cui invece noi fan italiani abbiamo fatto un punto forte ma che in originale non è così presente data l'interculturalità di Cavalieri, Specter e Marine (una prigione dell'inferno di Ade ricorda Abu Simbel, Abu Simbel non Olimpia!) così come la fedeltà alla mitologia (che alla fine è solo in Episode G). Poi ragazzi, io sono cresciuto con i telefilm di Hercules e Xena dove i templi e le città greche erano più medievali-fantasy che greco antiche, quindi ad ambientazioni simili c'ho il callo!

neanche le armature con il casco integrale mi danno fastidio: possono sembrare troppo super eroi tipo Power Rangers ma:
1) parliamo in entrami i casi di produzioni Toei, quindi sarebbe come se la Disney non citasse i suoi film all'interno di altre produzioni
2) gli elmi così richiamano quelli dei samurai (sia storici che i cinque famosi degli anime), e qui ricordiamoci che parliamo di una produzione nipponica
3) nella storia originale praticamente i protagonisti hanno solo coroncine: almeno questi elmi proteggono
Sulle piastrine che diventano box che diventano armature, permettendo così ai saint di passare inosservati: promosse anche queste! Io già approvavo i clothstone e mi sembra che questa scelta sia il giusto compromesso fra la tradizione di "voglio vedere il totem" e la praticità di non portarsi dietro il clothbox per forza che omega cercò di inaugurare in modo da rendere il look dei protagonisti più eleganti (che poi box per le surplici o gli scale non esistono, anzi le prime sembra possano comparire da sole....).

Monster-gemini.... Questo segno che ci ricorda la nipponicità dei Cavalieri (elemnto passato in soridina grazie al DS e agli sfondi del tipo grecia antica) Non è il primo mostro gigante della saga (Euriale, la salamandra e il minotauro in EG, cerbero nella serie classica ed LC, Encelado nei gaiden di LC...) e per quanto faccia vedere come il troppo potere assorbito corrompa l'uomo trasformandolo in mostro... non l'ho apprezzato molto, malgrado anch'io (tenuto conto dei tempi anche con 30' in più) non sappia proporre valide alternative.
Fish: malgrado il poco spazio, io non ritengo che il gesto del Sacerdote sia inutile. Il pubblico sà che quell'atena coi capelli neri è falsa: è ovvio che il sacerdote si senta spaventato dall'idea che uno dei Cavalieri d'Oro possa scoprire la verità e lo uccida. Inotre, ormai ha quasi del tutto il potere di Atena... A cosa gli servono i Cavalieri d'Oro?

Il vero problema dei film per me sono i tempi e il montaggio: realizzato troppo in fretta e non può essere apprezzato come si dovrebbe, data la cura tecnica messa nella realizzazione degli sfondi. Malgrado la trama dovesse stare in tempi contenuti è palese che delle scene sono state tagliate, che introdurle (almeno far vedere la casa di Gemini) sarebbe stato piacevole.

Doppiaggio italiano: beh... I nostri doppiatori danno prova di sapercela ancora fare, malgrado l'età. Si sente che doppiare Boa Hancok in OP e Alessia in Mirmo alla Cericola è servito. Non troppo aulico, familaire dove serve, spiritoso... ed un ottimo De Palma col suo "Taardoneee" rivolto al Cavaliere del Toro (sicuramente migliore di un più letterale "nonnetto" o "vecchietto" che sarebbero risultati eccessivi). Inoltre, finalmente ho sentito la Lady Isabel della Cericola rivolgersi ai bronzini chiamandoli "ragazzi!" (nel senso di "amici miei...") non posso essere più contento del doppiaggio e dell'adattamento nostrano (anche se personalmente avrei preferito i nomi italiani solo dove differenti dalla costellazione, come fece la granata col manga)!

In conclusione: un film ben realizzato, moderno e adatto ai suoi tempi come ambientazione e grafica, da vedere al cinema con punti carini e una buona localizzazione italiana, rivolta anche a chi non conosce i nomi originali (o che trova normale che un personaggio abbia più nomi) ma troppo veloce come tempistica, cosa che non gli permette di venire apprezzato! Un prodotto da 6, che inoltre sbatte davanti ai più quella nipponicità dei Cavalieri filtrata dal DS.


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rum42coach

Episodi visti: 1/1 --- Voto 3
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Questo film mi appariva dannoso per il brand "Saint Seiya" già prima di vederlo, pensate un po' adesso che l'ho visto. Malgrado il pregiudizio incessante, avevo intenzione di guardarlo con buona volontà e imparzialità, sperando in una difficile sorpresa positiva, che, ovviamente, non c'è stata. "I cavalieri dello zodiaco - La leggenda del santuario" è una ciofeca, in tutto e per tutto. Infatti questo film, secondo alcuni un reboot, secondo altri una chiara ispirazione alla famosa ed epica saga delle dodici case che ha reso famosa la serie animata in Giappone e in Italia, delude enormemente, e adesso vi spiegherò il perché.

Trama: questa ripercorre, come accennato, la saga delle dodici case, dove i protagonisti (cinque cavalieri) dovranno sconfiggere dodici guerrieri più forti di loro, sotto ogni aspetto. Tra elementi vintage che richiamano la serie originale ed elementi nuovi mostruosi, si capisce che il target è rivolto ai ragazzini di dodici-tredici anni, non più grandi. Troppe incongruenze e buchi di trama rovinano quel poco di buono che c'è nel film. Troppo veloce e incomprensibile per chi non abbia dimestichezza con il mondo de "I cavalieri dello Zodiaco", piatta e, alla fine, degna di un videogioco di bassa lega (scene come quelle del centauro di Sagittario e di Gemini in versone monster sono scene raccapriccianti e da suicidio cinematografico. Semplicemente disgustose e senza senso!).

Ambientazione: si sperimenta un'ambientazione di stampo futuristico, distante anni luce dall'antica Grecia che conoscevamo nell'originale "Saint Seiya". Di Atene non c'è traccia e tutto è molto bello da vedere, almeno questo. Peccato non si capisca come i Saint arrivano al Santuario, visto che utilizzano una sottospecie di teletrasporto che lascia disorientato lo spettatore e senza spiegazioni di alcun genere.

Personaggi: la vera nota dolente del film, insieme alla trama. Ben fatti unicamente Shun e Seiya, sono abbastanza fedeli e carismatici nel loro insieme, pur non eccellendo in nessun modo. Nello specifico Seiya è il solito guascone volenteroso, a tratti ineducato, mentre Shun è perfetto nella sua inutilità perenne e, soprattutto, a farsi salvare dal fratello maggiore Ikki. Proprio quest'ultimo è ben fatto, tuttavia ha solamente due apparizioni in tutto il film, rendendolo un elemento superfluo alla trama. Un insulto a questo magnifico personaggio, mal sfruttato in questo film!
Shiryu sembra un filosofo e un maestro di vita, quasi al pari del suo maestro. E' fiero e serio (troppo!), risentendo dello stereotipo che lo vede apparire come il personaggio più serio. Deluso da lui perché non vengono resi né citati il rapporto col maestro e con Fiore di luna, come del resto non viene menzionato alcun rapporto dei personaggi tra loro e con i loro maestri, salvo eccezioni.
Hyoga è il vero personaggio dimenticato dagli sceneggiatori, in quanto scialbo, piatto e non meritevole di più di due battute in tutto il film. Un insulto al vero Saint bronze che mi piace molto, essendo il mio preferito. Due battute in tutte il film, una gag inutile e un combattimento brevissimo e con zero intensità. Trattamento offensivo verso il glaciale cavaliere della Siberia.
Di Atena cosa dire? Riproposizione liceale e molto diversa della classica Saori, qui più umana, ma ciò non basta a trasformarla in un personaggio utile o carismatico, anzi la peggiorano, se possibile.
Poi ci sono loro, i mitici cavalieri d'oro che vengono maltrattati dagli sceneggiatori a più non posso, tanto che penso siano stati sotto effetto di qualche alcolico alla stesura della loro caratterizzazione. Mu dell'Ariete è uno dei migliori e ben caratterizzato, tranne per quegli occhiali ridicoli che lo fanno sembrare un nerd. Aldebaran del Toro è simile all'opera originale, ma assolutamente evitabile la parte comica della sua abbuffata iniziale... Gemini, che dire? Il peggiore senza dubbio, ed essendo un personaggio chiave si capisce l'andazzo del film (la parte finale è orribile e non rende giustizia ad uno dei migliori personaggi dell'intera serie. Oscenità a non finire e incredulità abbondano nella parte in cui si trasforma in quella sottospecie di serpente gigante... scandaloso!). Death Mask del Cancro è la trasposizione più ridicola di tutto il film di un cavaliere d'oro, oltre ad essere ridicolo in sé come personaggio. Più che un cavaliere privo di scrupoli appare come un pagliaccio canterino e ballerino. Un colpo al cuore per chi lo amava nella serie originale. Aiolia del Leone se la cava sulla sufficienza, anzi di più grazie all'entrata trionfale che lo vede protagonista. Purtroppo il piercing stona col personaggio. Shaka della Vergine... credevo di aver visto un fantasma dell'originale, in senso negativo, perché non fa niente ed è quindi poco utile alla trama di questo film. Povero Shaka. Milo dello Scorpione è una donna e ho scritto tutto. Scelta coraggiosa di un cavaliere che usa pochissimo la famosa cuspide scarlatta, a differenza della sua controparte originale. C'era il bisogno di essere così politically correct? Aiolos del Sagittario è ben caratterizzato nelle sue brevi apparizioni. Pensavo peggio... Shura del Capricorno è una delusione totale. Poche battute e caratterizzazione del tutto scialba, diversa dall'originale. Duella contro Ikki brevemente e nulla di più. Deludente. Camus dell'Acquario come gli altri soffre il poco tempo a loro disposizione e quindi è poco caratterizzato. Duello breve e poco intenso contro Hyoga. Male! Aphrodite dei Pesci è forse il peggiore in coabitazione con Death Mask, perché si vede per un secondo, dopodiché sparisce dalla scena. Nessuna gloria per questo splendido personaggio, al quale viene negato lo scontro finale contro Shun. Scelta imbarazzante.

Comparto sonoro: buon livello, ma non eccelso. Da segnalare alcune OST di livello superiore alla media, sebbene nessuna mi è sembrata arrivasse alla splendida colonna sonora originale degli anni '80. Sufficiente.
Grafica 3D di ottimo livello, vero punto forte di questa pellicola cinematografica, probabilmente l'ultimo in una valle di lacrime. Alcuni la ritengono di livello basso, tuttavia io non sono d'accordo e mi sento di promuoverla. Basti osservare le splendide armature stile "Power Rangers" e "Iron man", oppure gli spettacolari combattimenti ben animati. Una nota di demerito alle differenze tra le varie armature, poco distinguibili nei momenti più concitati. I colori delle armature però sono troppo differenti dalla versione originale anime e, spesso, mettono in difficoltà lo spettatore, il quale si chiede chi sia quel tizio. Ho apprezzato particolarmente l'inizio del film, ben curato a livello grafico. Una delle poche cose ben fatte.

In conclusione, diciamo che è un film, reboot o meno, di basso livello e pieno di difetti a livello di trama, personaggi, combattimenti e tutto il resto. Non mi sorprende lo scarso successo in Giappone, infatti ne capisco il perché. Questi non sono Saint, bensì fantocci senza anima che si muovono e parlano con un obbiettivo non intuibile da nessuno. Riproporre il brand in nuove vesti? Andare incontro a un'avventura diversa dalla classica storia delle dodici case? Qualsiasi sia la risposta, il risultato è assolutamente penoso e deludente, per i fan di vecchia data e per coloro che si affacciano la prima volta alla visione di questo mondo, dal quale sicuramente si allontaneranno velocemente in seguito alla visione di tale scempio cinematografico. Uno dei peggiori film visti da molti anni a questa parte.


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npepataecozz

Episodi visti: 1/1 --- Voto 3
Comincio con una premessa. La battaglia delle dodici case rappresenta, senza dubbio, la parte migliore di "Saint Seiya" e credo che un pò tutti noi abbiamo imparato ad amare questo anime proprio guardando quegli episodi; personalmente giudico questa parte come una sorta di "Signore degli anelli" degli anime (non vale lo stesso discorso per ciò che è stato prodotto in seguito ma questo è una altro discorso). Il grande fascino e l'estrema varietà delle ambientazioni, l'epicità degli scontri, il carisma dei personaggi, la drammaticità di una corsa contro il tempo, sono tutti elementi che hanno contribuito insieme ad altri, che non sto qui a citare, a creare non un semplice anime ma un vero e proprio prodotto di culto.
So da me che riuscire a riassumere ore ed ore di battaglie in un film di un'ora e mezza era un'impresa impossibile; per riuscire ad avere un prodotto soltanto vagamente paragonabile all'originale bisognava fare lo stesso lavoro che Peter Jackson aveva compiuto col "Signore degli anelli": tre film di tre ore l'uno. Con questa consapevolezza mi sono avvicinato alla visione di questo film, da un lato sicuro che sarebbe stato un mezzo disastro e dall'altro con spirito benevolo deciso a perdonargli molte cose dato il poco tempo concesso alla descrizione della storia.
Ciò che però ho visto ha superato qualsiasi pessimistica previsione. Diciamoci la verità: questo film fa letteralmente a pezzi una delle saghe più belle di tutti i tempi. E non basta qualche effetto speciale a rendere meno penosa la visione delle mie fantasie di ragazzino devastate in modo indegno e scriteriato.
In tutto il film domina senza sosta la confusione, risultato inevitabile del tentativo di conciliare la trama originale con dubbie variazioni sul tema: viene citata la freccia che colpisce Saori ma poi, nella pratica, ha un effetto trascurabile sulla trama; cavalieri che vengono sballottati da una casa all'altra senza alcun filo logico; tra i cavalieri d'oro nessuno sembra essere davvero ostile ad eccezione di Cancer che diventa un pagliaccio da circo; le battaglie, infine, sono ridotte ai minimi termini, e ci può stare, ma ancora una volta sono confuse, a metà tra l'originale e l'inedito.
Si potrebbe poi continuare parlando della mancanza di spessore e carisma dei personaggi, del salto di diverse parti importanti della trama, ecc ecc. Ma sono cose che si potevano prevedere già prima. Quello che mi infastidisce è che quel poco che è stato proposto ha finito per snaturare tutta la storia per crearne un'altra per niente attraente ma, anzi, davvero brutta.
In definitiva credo che questa sia la trasposizione peggiore di un qualsiasi tipo di opera che mi sia mai capitato di vedere. E purtroppo questo primato è toccato proprio a Saint Seiya: va bene che doveva essere solo una trovata commerciale ma io, da vecchio appassionato, mi sento un pò offeso nel constatare il modo in cui cercano di vendere la battaglia delle dodici case rappresentata in questo modo.


 4
DragonのShiryū

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Comparto grafico/tecnico.
Non avevo mai visto un film in computer grafica sul grande schermo e ne sono rimasto impressionato. La qualità tecnica dell'opera di Keiichi Sato credo sia uno dei pochi aspetti che mettono tutti quanti d'accordo.
La resa dei personaggi l'ho trovata eccellente, sia sotto il profilo dell'espressività, che nella fluidità dei movimenti. I volti di tutti i protagonisti sono curati nei minimi dettagli e, personalmente, mi è molto piaciuta la scelta di apportare qualche modifica fisionomica che restituisca modernità al loro aspetto. Penso al piercing sul labbro inferiore di Aiolia, al pizzetto accennato di Aiolos e di Aiolia stesso, ma soprattutto alla resa di due Gold Saints speciali quali Death Mask e Milo. Se per il primo sono veramente uno spasso la caratterizzazione e le varianti estetiche in stile afro rispetto all'originale, vedere poi scagliare lo Scarlet Needle da una avvenente donzella dalla chioma fucsia devo ammettere abbia il suo perché. Scelta originale, che sicuramente troverà nei puristi del (a mio parere) più affascinante Cavaliere d'Oro parecchi detrattori, ma che, proprio per il suo coraggio stilistico merita apprezzamento. Più scontato sarebbe stato cambiare il sesso di Aphrodite, no? Qualcosa da ridire sugli occhialini da intellettuale di Mu, sontuoso Aldebaran con anella al naso e particolarmente riuscito anche Shura.
In generale, tutti i Gold ne escono alla grande, graficamente parlando. Perfetti nel loro fascino, garantito dai luccicanti clothes, che sono vere e proprie opere d'arte. Rese alla perfezione, con dovizia di dettagli e varianti spesso appropriate rispetto agli originali. Non mi ha entusiasmato la scelta dell'elmo a chiusura avvolgente, pseudo magica, modello Kamen-Rider. Discutibile, sia per veridicità che per effetto. Trovavo molto più d'impatto e sicuramente più epici gli elmi classici delle serie animata, a volto scoperto.
Due parole le meritano i fondali. Che la CG faccia miracoli ormai lo si sa. Da "Final Fantasy" in poi, fino all'ultimo Harlock, ne abbiamo avuto conferme su conferme. Spettacolari quindi, senza dubbio, lo sono anche i fondali di Saint Seiya. Giustamente, a mio parere, ci si è discostati dalla rappresentazione classica del Santuario di derivazione anime. L'idea strizza più l'occhio al "Quinto Elemento" di Besson, all' "Aria" di Jun'ichi Satō o ad un "Kyoukai Senjou no Horizon" per arrivare più ai giorni nostri, con solo qualche elemento di continuità rispetto alla serie classica di Kurumada. Non mi ha fatto impazzire l'idea delle dodici case sospese su una specie di tangenziale aerea, nè tanto meno l'aspetto a punta di tutte le dimore, pur se graficamente perfette. Molto più d'impatto l'interno delle singole case. Qui la resa della CG merita una promozione a pieni voti. Riflessi e giochi di luce spaziali, con il culmine nella casa dell'Acquario (in stile saga di Poseidon, con tanto di sette colonne) ed in quella del Toro (la tavola imbandita e la fiorentina nel piatto sono un 10 e lode).
Santuario a parte, le location terrene, specie le notturne alla tenuta dei Kido e quelle iniziali sul ponte stradale, sono semplicemente favolose. Così come le sfumature dei cieli, sia nelle scene diurne che in quelle notturne. Non sono quelle di Shinkai, vero, ma ammetto che le ho trovate un vero piacere per gli occhi.
Comparto grafico/tecnico: voto 8,5.

Comparto audio.
Piacevole, specie quando il pathos sale di tono durante gli scontri. Godersi al cinema le esplosioni di cosmo vale buona parte del prezzo del biglietto, ciò nonostante, niente di eclatante.
Le musiche sono appropriate e la colonna sonora supporta bene le scene, anche se non mi è rimasto impresso nulla di clamoroso. La resa del reparto musicale nella serie classica animata, onestamente, vince a mani basse il confronto. Avrei preferito una presenza più massiccia di cantato giapponese: una rappresentanza dello stile Kajiura, eventualmente declinato in forma di Fiction Junction o ancora meglio Kalafina, lo avrei trovato particolarmente adatto, vista la tematica. Con tutto il rispetto per la splendida Hero di Yoshiki (che mi è piaciuta davvero molto) sui titoli di coda, almeno una ending altrettanto epica, ma in giapponese, tipo "Hanamori no Oka", la pretendevo.
Comparto audio: voto 6,5 (di incoraggiamento).

Trama.
La trama ricalca, in sostanza, la corsa di Seiya e compagni attraverso le dodici case, con un lungo excursus iniziale sulla presa di coscienza da parte di Saori sul suo ruolo di Dea Athena. Il risultato l'ho trovato piacevole e decisamente coinvolgente nella prima parte della pellicola e per buona parte del Santuario. Purtroppo, tuttavia, finisce per perdersi alla distanza, fondamentalmente per ragioni di tempo. Impossibile infatti stipare in soli novanta minuti tutta l'enormità degli avvenimenti della prima serie di Saint Seiya. Se fino allo scontro con Aiolia il ritmo aveva palesato un virtuoso bilanciamento fra profondità di dettagli e velocità della narrazione, dalla casa del Leone in poi l'accelerazione è spropositata. I salti narrativi risultano purtroppo eccessivi e la sintesi necessaria per contenere la durata della pellicola nell'ora e mezza penalizza in parte la godibilità del tutto, fino a quel momento invece perfetta.

Attenzione: questo paragrafo contiene spoiler

Si sono resi necessari tagli e variazioni sul tema rispetto all'originale che in certi casi ho trovato interessanti, ma che in altri definirei quasi sacrileghi. Su tutte, penso allo scontro fra Shaka ed Ikki o quello fra Shura e Shiryu. Di entrambi, nel film non vi è traccia. E, probabilmente, è meglio così, visto che nessun remake potrà mai reggere il confronto con il "ci oscureremo in un mondo di luce" o la "pienezza del Dragone".

Fine parte contenente spoiler

Vado invece controcorrente con riferimento ai combattimenti. Promossi, a mio parere! Non sono molti e probabilmente tendono ad essere troppo corti, ma a mio parere sono ben fatti, specie quello fra Shiryu e Death Mask e quello che vede contrapposti Seiya con Aldebaran prima e Aiolia poi. Inevitabilmente (sempre per questioni di tempo) sono meno carichi di pathos, eroismo ed epicità di quelli originali, ma compensano ed abbondano in termini di spettacolarità e resa grafica, con effetti speciali notevoli.
L'aspetto obiettivamente più discutibile del film è il finale. Come quasi a tutti, non mi è piaciuto. La trasformazione di Saga in stile Seth di "Street Fighter IV", appare spropositata ed eccessiva. Un po' come la centaurizzazione di Seiya con l'armatura del Sagittario. Un po' troppo, dai. Ed è un peccato perché, per larga parte del film, il giudizio era assolutamente pregevole.
Viene da chiedersi: c'era davvero bisogno di optare per un remake del Santuario? Non sarebbe stato meglio cambiare radicalmente setting, senza scoprire il fianco a confronti con il mito? Credo, sostanzialmente, che una scelta di discontinuità più radicale rispetto alla trama classica avrebbe potuto portare risultati più intriganti.
Trama: voto 6 (media fra l'8 della prima parte ed il 4 del finale).

Caratterizzazione dei personaggi.
La vera sorpresa, per me, in senso decisamente positivo.
Non ho mai amato troppo la computer grafica. Ho sempre preferito la maggiore libertà espressiva garantita dalla matita, seppur in due sole dimensioni. Parere che ha sempre assunto particolare forza con riguardo all'espressività dei personaggi ed alla capacità di caratterizzazione che ne consegue. In questo, Saint Seiya mi ha decisamente fatto cambiare opinione al riguardo. Saori e Seiya sono oggettivamente i due protagonisti del film ed è su di loro che viene compiuto il maggior sforzo dal punto di vista del focus. In Saori, nello specifico, è apprezzabile la crescita del personaggio e la profondità che assume nel corso della storia, man mano che acquisisce consapevolezza del proprio ruolo. I primi piani e la varietà di espressioni, unitamente all'inedito (e riuscitissimo) cambio di look (dal capello lungo al caschetto) la qualificano come personaggio maggiormente riuscito dell'opera. A mio parere, la Saori in CG arriva nettamente a superare quella della serie anime.
Seiya, parimenti, gode della luce dei riflettori dall'inizio alla fine. Alterna, come da copione, atteggiamenti da giullare di corte a fasi eroiche, offrendo una pluralità di espressioni che ne facilita la caraterizzazione. Risulta piacevole e divertente, forse un po' meno stucchevole di quanto non accada nelle serie animata.
I restanti Bronze Saints sono comprimari e, tolto Shiryu, che gode di qualche attenzione in più rispetto a Hyoga e Shun, risultano solo accennati. Difficile inquadrarli nella loro complessità per chi non li conosce dall'opera originale. Certamente risultano meno affascinanti.
Ikki, con buona pace dei suoi tanti estimatori, risulta il personaggio più sacrificato. Scelta opinabile, proprio in considerazione del seguito che vanta il Saint della Fenice. Compare solo a metà film (e questo può anche essere accettabile, visto il personaggio), ma scompare totalmente dalle fasi di lotta nel Santuario. Inspiegabile, a mio avviso, la scelta di non far menzione dello scontro con Shaka, inventandosi un discutibile duello (peraltro solo accennato e decisamente poco coinvolgente) contro Shura, nella casa del Sagittario.
Le note più dolenti, purtroppo, arrivano dai Gold Saints, che, se graficamente appaiono in tutto il loro fulgore, dal punto di vista della profondità caratteriale risultano talvolta appena accennati, anche qui a causa del troppo poco tempo a disposizione per approfondirli tutti e dodici
Tolto Death Mask (il più originale e spassoso di tutti nel film, sicuramente il meglio riuscito) ed Aiolia, su cui ci si dilunga maggiormente, lasciando anche intravedere traccia di una maturazione caratteriale, gli altri assoluti protagonisti dell'opera di Kurumada (e del tratto di Araki nella versione anime) sono solo comparse. Di Dohko non vi è traccia alcuna, Aphrodite compare per dieci secondi appena (nel corso dei quali cade, per mano di Saga) e Camus perde tutta la sontuosità e la regalità del proprio personaggio nei pochi istanti del duello con Hyoga.
Si salvano Aldebaran, Shura e Milo, i cui combattimenti ne lasciano intravedere aspetti interessanti e soprattutto un'ottima resa dei colpi segreti (il Great Horn e lo Scarlet Needle su tutti). Mu l'ho trovato un po' insulso e Saga alterna momenti alti (quando scaglia il Galaxian Explosion sul finale o costringe Aphrodite all'Another Dimension) ad una fase finale che lo ridicolizzano quasi. Su tutti, tuttavia, chi ne risente maggiormente, sia a livello di carisma che di fascino, è senza dubbio Shaka, relegato inspiegabilmente a fugaci apparizioni senza spessore. Proprio lui che esce dalla serie di Hades come Gold Saint principe.
Stendo un velo pietoso infine sulla figura di Tatsumi. Ne esce come un piagnoso essere indifeso, con poco nerbo e zero midollo. Nulla a che fare con il combattivo maggiordomo tuttofare dei Kido.
Caratterizzazione dei personaggi: voto 7 (8 ai Bronze e 6 stiracchiato ai Gold).

Doppiaggio.
Ero parecchio curioso su questo aspetto.
Sapevo che la scelta era infine ricaduta sul doppiaggio storico, a scapito di un'adattamento più fedele alla versione originale (strada che ultimamente pare invece essere la più battuta, anche in Italia, "Mononoke Hime" docet). Devo dire che sono tutt'ora molto indeciso sulla mia posizione in merito: la serie di Hades e la riscoperta del manga mi ha portato a familiarizzare maggiormente con i nomi originali dell'opera. Faccio quindi fatica a parlare di Pegasus ed Isabel, la scelta dei nomi utilizzata in questa mia recensione ne è testimonianza.
Ammetto però che sentir risuonare al cinema il Fulmine di Pegasus di Ivo De Palma fa sempre il suo effetto. Effetto nostalgia, forse, ma senza la sovrabbondanza di linguaggio aulico che, volente o nolente, è stato fortuna delle serie classica. A conti fatti, inserirsi nel solco della continuità optando per il doppiaggio storico, proprio visto il target medio cui questo film va a rivolgersi, penso possa essere stata una scelta giusta.
Una nota di merito infine, come sempre, a Danja Cericola, che ha prestato ancora una volta magistralmente la voce a Saori e a Marco Balzarotti, che mi ha fatto sussultare scagliando il Colpo Segreto del Drago Nascente.
Non vedo l'ora comunque, non appena disponibile in home video, di gustarmi la pellicola anche in lingua originale, con sottotitoli.
Doppiaggio: voto 7,5.

In conclusione, "I Cavalieri Dello Zodiaco - La leggenda del Grande Tempio" è un bel film, che merita di essere visto. Non è certamente un capolavoro, nè tanto meno può rivaleggiare in epicità con la serie classica animata di Saint Seiya, ma non sfigura assolutamente, anzi. Non si tratta di un film per puristi del genere o per nostalgici alla ricerca di un confronto: se questi sono gli assunti di partenza, meglio non cimentarsi nemmeno nella visione.
Se invece lo si guarda con l'intento di gustarsi un piacevole e scoppiettante riassunto della saga principale, rivisitato in chiave moderna, non tradisce le attese e regala momenti coinvolgenti ed entusiasmanti.

Blu ray assicurato nella mia videoteca personale.

Voto finale: 7+


 0
Fabfab

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
La serie de "I Cavalieri dello Zodiaco" è stata una delle mie preferite da giovane, una di quelle che seguivo con passione e zelo, cercando di non perdere nemmeno un episodio anche se questo comportava rinunce ad uscite con gli amici, feste, ecc.
L'annuncio che i Giapponesi avrebbero fatto un nuovo film in computer grafica all'epoca non mi aveva suscitato particolari emozioni: a parte che i Giapponesi ultimamente stanno inanellando un fail dopo l'altro con i loro remake di serie storiche (dall'appena sufficiente Harlock, ai terribili Yamato e Yattaman, tanto per limitarci a quelli arrivati in Italia), il fatto che volessero racchiudere l'intera saga del Grande Tempio in un film di novantadue minuti destinava l'opera al fallimento annunciato, dato che materialmente non c'era il tempo per sviluppare nulla. Quando Lucky Red ha annunciato l'uscita italiana, sull'onda dell'inaspettato successo raccolto dal film di Harlock, ho comunque deciso di aspettare per vedermelo al cinema, senza anticiparmi nulla, per non privarmi del piacere di una serata con gli amici. Ma come sempre accade, andando in sala con le aspettative al minimo si finisce per apprezzare quel poco che il prodotto ha da offrire, così confesso di essermi divertito a guardare questo La leggenda del Grande Tempio, anche se non gli concederò una seconda visione acquistando l'inevitabile blu-ray o dvd perché rimane un prodotto mediocre.
Lucky Red ha giustamente puntato ai nostalgici della serie e la scelta di rimanere fedele all'adattamento italiano (quindi Seiya si chiama Pegasus) ripescando anche i vecchi doppiatori si è rivelata azzeccata, anche se la voce di Dania Cericola sulla teenager Isabel è del tutto innaturale. Il restyling delle armature non mi è dispiaciuto e in fondo anche la loro evocazione tramite ciondolo non rovina il ricordo: più difficile capire perché il Grande Tempio si sia trasformato in una città futuristica collocata in qualche posto imprecisato nello spazio...
La computer grafica fa assomigliare il tutto a qualche cut scene da videogioco, ma non si può dire che non sia curata e regala spesso paesaggi mozzafiato. Il design dei personaggi a me personalmente ha ricordato tantissimo quello di Square Enix per i suoi "Final Fantasy", anche se in alcuni passaggi espressioni e movenze dei cavalieri (soprattutto Pegasus) ricordano piuttosto un film Disney. Se non altro appaiono innegabilmente ben riusciti i combattimenti, che rappresentano molto bene l'epicità e la durezza degli scontri tra personaggi dotati di poteri divini.
Ovviamente il poco tempo a disposizione va a discapito di trama e personaggi: a parte Seiya/Pegasus, che viene caratterizzato come un pagliaccio (e questa è cosa buona e giusta), gli altri protagonisti rimangono sullo sfondo, limitandosi a movenze o frasi tipiche (come al solito Phoenix è un figo che arriva sempre in ritardo, Andromeda le busca, ecc.); anche la caratterizzazione di Isabel appare del tutto assente, costruita tramite un rapido susseguirsi di scene che poco spazio lasciano a pensieri e motivazioni profonde. I Cavalieri d'Oro hanno subito un restyling grafico ed in alcuni casi l'aspetto appare molto diverso dall'originale (Ariete, Scorpio donna, Virgo...), ma quasi nessuno di loro ha spazio sufficiente per lasciare il segno.
La trama procede forzatamente spedita (con accelerazione da gag comica tipo Benny Hill) ma relativamente fedele all'originale almeno fino alla casa del Leone, quando improvvisamente i produttori perdono la bussola, stravolgendo storia, personaggi, tutto quanto, in un rush finale che perde ogni significato, trasformandosi per davvero in uno stage videoludico contro il boss finale, illogico mostro gigante da far esplodere per salvare l'universo.
In definitiva "I Cavalieri dello Zodiaco - La leggenda del Grande Tempio" è un film tecnicamente valido, ricco d'azione, che non annoia e restituisce alcuni bei momenti all'appassionato della saga originale, ma nel complesso la trama è troppo banale e accelerata e gli stravolgimenti ingiustificati. Come detto da altri, probabilmente i produttori giapponesi puntavano anche e soprattutto ai giovani di oggi, a chi non conosce il prodotto e questo è stato il grosso errore, perché difficilmente una pellicola simile troverà nuovi estimatori, finendo invece - come effettivamente accade - per deludere chi va a vederla per rinverdire un ricordo e si trova di fronte ad un incomprensibile pasticcio. In Giappone e Asia il film ha totalizzato incassi molto scarsi, vedremo se in Italia andrà meglio...


 4
Giona

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
È nelle sale italiane dall'8 gennaio il film d'animazione in computer grafica de "I cavalieri dello Zodiaco", uscito in Giappone nel 2014.
La trama riprende alcuni dei punti salienti della serie classica: il salvataggio della neonata Atena da parte di Micene Sagitter (si è deciso di usare lo stesso adattamento della serie televisiva, cosa che potrebbe indispettire qualche fan ma che è stata scelta probabilmente per avere la massima fruibilità da parte di un pubblico più vasto; i doppiatori italiani sono, per quanto possibile, gli stessi ascoltati in televisione), il suo affidamento al duca Alman di Thule, il rivelamento della sua vera identità da parte di Mylock, il ritorno dei cinque cavalieri di bronzo, gli attentati da parte di sicari mandati dal Gran Sacerdote e la corsa attraverso le Dodici Case con gli scontri con i relativi custodi (ahimè, non con tutti) dopo il ferimento di Lady Isabel ad opera di Betelgeuse.
Se nella realizzazione di un nuovo film si aveva l'intenzione di porsi in competizione con la serie classica, la scommessa è vinta solo in parte, vale a dire per quanto riguarda l'aspetto visivo. Di certo l'uso della CGI ha dato ai combattimenti una spettacolarità impensabile con l'animazione tradizionale, ed anche la resa degli ambienti delle Dodici Case fa venire i brividi. Le pecche principali del film, a mio avviso, derivano tutte da un fattore limitante che è la durata: in un'ora e trentatré minuti non si può condensare una così grande parte della storia mantenendo tutte le caratteristiche che avevano fatto "grande" la serie televisiva. Manca l'approfondimento psicologico dei personaggi (l'unica cosa che si può dire è che Pegasus appare ancora più spaccone e indisciplinato, caratteristiche che nel manga erano ben presenti e che nell'adattamento italiano sono state in gran parte smorzate). In certe soluzioni si vede l'influsso di altri media usciti dopo l'anime, in particolare del videogioco per PS2 e del manga "Next Dimension", tuttora in corso di pubblicazione. L'aspetto di alcuni personaggi viene cambiato con un tocco di truzzaggine che ci si poteva risparmiare: se Crystal il Cigno porta un orecchino (e qui non c'è nulla di straordinario), Ioria del Leone ha un piercing al labbro inferiore e il cavaliere del Toro ce l'ha al setto nasale, come si usava fare un tempo per l'animale raffigurato nella sua costellazione. Il Grande Mur porta gli occhiali (cavalieri occhialuti sono stati visti per la prima volta in "Saint Seiya Omega"), Cancer è ispirato chiaramente alla "mise" di Johnny Depp nei panni del pirata Jack Sparrow e l'armatura dello Scorpione è indossata da una... cavaliera! Ma il cambiamento più grande riguarda l'aspetto e la collocazione del Grande Tempio, che non è una zona brulla della Grecia, a poca distanza da Atene, bensì una metropoli sospesa nel cielo. Mi ha fatto restare a bocca aperta quando l'ho visto, però l'ho trovato meno affascinante delle antiche rovine.
Per i fan della serie è sicuramente da vedere; dispiace però constatare che si poteva fare di meglio. Più che sufficiente grazie all'aspetto visivo.


 4
Giuseppes93

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
In occasione del 40° anniversario della carriera di Masami Kurumada, Toei Animation realizza un film sui Cavalieri dello Zodiaco interamente in computer grafica: "La Leggenda del Grande Tempio", sbarcato nei cinema nostrani pochi giorni fa.

Il film in un'ora e mezza si pone l'arduo compito di reinterpretare la Saga delle dodici case, ovvero la scalata al Grande Tempio per salvare Lady Isabel; proprio per questi motivi di tempo forse, si è cercato di dare al film un'impronta maggiormente "action" con continui combattimenti e con un ritmo incalzante, lascando poco spazio all'introspezione psicologica dei personaggi tanto quanto alla melodrammaticità che caratterizzava la serie tv. Ma questo, considerando il target a cui il film è indirizzato, ossia i fan di vecchia data, può importare fino a un certo punto: conosciamo a mena dito le personalità dei vari bronzini tanto quanto quelle dei Cavalieri d'Oro, di conseguenza non avrebbe avuto molto senso soffermarvisi ulteriormente.

Un film quindi più "leggero" rispetto alla serie, ma che vede i protagonisti (ad eccezione di Pegasus, leggermente più spaccone e spensierato) sostanzialmente invariati dopo questo processo di "svecchiamento", sono sempre loro, quelli di vent'anni fa, interpretati ancora una volta ottimamente dallo storico cast di doppiatori a cui tanto siamo affezionati.

In conclusione, vi consiglio di andare a vedere questo film se come me siete cresciuti con le gesta dei Cavalieri di Atena, aspettandovi però, solo un omaggio alla serie, un film molto leggero, ma molto scorrevole e mai noioso grazie a combattimenti visivamente spettacolari; insomma, un'ottima occasione per rivedere i vostri amati eroi d'infanzia.


 2
NarutoCosplayer

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
Dopo tanta attesa finalmente ieri sera ho potuto vedere il film in Computer Grafica de "I Cavalieri dello Zodiaco" e devo dire di essere uscito disorientato.
Premettendo che sono fan dei Cavalieri da lungo tempo, non ho però capito questo film non tanto dal punto di vista della trama ma dal punto di vista concettuale o ideativo che sta a monte del progetto.
Questo film dei Cavalieri ha molti punti in comune col film CG dedicato a Capitan Harlock: un film con superba CG (indubbiamente) che mira a celebrare l'anniversario della serie. Questi due film (che abbiamo avuto la fortuna di avere sugli schermi cinematografici italiani) cercano di riportare alla ribalta e donare nuova linfa a serie datate anni 80-90, sperando di appassionare non solo i vecchi fan ma anche possibilmente nuovi giovani fan.
Da questo punto di vista Capitan Harlock 3D ci riesce leggermente meglio perchè, seppur con una trama che centra poconiente con l'opera originale e traballante in certi passaggi, riempito di frasi filosofico-esistenziali che lasciano un po' il tempo che trovano, narra comunque una storia bene o male strutturata e che almeno nel mio caso è riuscita ad affascinarmi e mi ha spinto a visionare anche l'opera originale.
Forse la differenza che avverto tra i due film è determinata dal fatto che ero già fan dei Cavalieri prima della visione e forse questo senso di disorientamento uscito dalla sala sarà stato lo stesso dei fan di Capitan Harlock dopo averne visto il film.
O forse è stato il fatto che il film dei Cavalieri non è quello che mi aspettavo.
Il film è stato presentato come un film sulla saga più fortunata e amata dei Cavalieri dello Zodiaco: la scalata delle dodici case, sconfiggendo altrettanti Cavalieri d'Oro. L'impresa di ridurre in un paio d'ore una storia trattata in centinaia di puntate era difficilissima in partenza e già per questo non capisco perchè la produzione ha usato novanta minuti circa piuttosto che sfruttare due ore o anche tre che un lungometraggio può permettere...
Il film risulta quindi molto veloce, velocissimo, così incastrato in un tempo che scorre inesorabile e che rischia di non far stare dentro tutto quello che vorrebbe raccontare e allora che fare? Si taglia un po' qua e un po' là ma in maniera davvero catastrofica. Su questo punto ritornerò tra un attimo quando parlerò della trama ma va detto che appunto la velocità dello svolgersi delle vicende sullo schermo permette soltanto ai vecchi fan di capire appieno quello che succede, il che mi fa dubitare che nuovi fan riescano ad accostarsi all'opera al meglio, vedendo invece soltanto una fila di guerrieri che si prendono a pugni in modo fantasioso, ma al tempo stesso il film vuole essere indirizzato anche a loro.
Il mio senso di disorientamento nasce quindi dalla più grande pecca del film, cioè di non riuscire a decidere che cosa essere: un film per vecchi fan che rivedano i loro eroi in CG e sul grande schermo o un film per i giovani che possano a loro volta appassionarsi? un film epico oltre ogni limite o un film leggero che diverta i giovani? Il film barcolla tra questi due estremi non andando a parare da nessuna parte.

Volendo fare un breve riassunto della trama, la storia è la stessa dell'anime/manga orginale: nella giovane Saori Kido si risveglia la Dea Athena, dea greca della Giustizia, che viene protetta dai suoi cavalieri dalle minacce del Grande Tempio. I cinque Cavalieri, giovani addestrati per difendere Athena, la affiancano nella scalata delle dodici case per sconfiggere i Cavalieri d'Oro e sventare le malvagie macchinazioni del Grande Sacerdote e ricondurre la vera Athena alla guida del Grande Tempio.
In pratica abbiamo una prima parte del film che ci ambienta nella vicenda, seppur molto velocemente, mostrandoci una Lady Isabel (o Saori Kido che dir si voglia) che scopre improvvisamente di essere una dea e viene catapultata in un mondo fatto di cavalieri e in cui 5 giovani devono proteggerla; una seconda parte invece ambientata al Grande Tempio con lo scontro tra i cinque Cavalieri di Bronzo e i dodici Cavalieri d'Oro.

Ora..avendo già premesso che è difficilissimo far stare in un paio d'ore tutte le battaglie delle dodici case, bisogna però considerare che lo sforzo era necessario perchè le battaglie tra i cavalieri sono la parte più bella, quello per cui la gente guarda l'anime ma evidentemente agli sceneggiatori questo non andava bene...
Infatti le battaglie nelle dodici case vengono buttate alle ortiche per non so che oscuro motivo. L'unica cosa che mi viene in mente è che pensassero di rendere così la storia più accattivante ad un pubblico moderno come se quella che già avevano sotto mano scritta da Kurumada non andasse bene...
Se la prima parte è un po' affrettata ma fa bene il suo lavoro di introduzione con degli scontri con avversari secondari, così non è per la battaglia delle dodici case che era quella più importante.
Già solo il fatto che vengano nominate dodici case una ad una all'inizio e che poi alcune vengano saltate senza nemmeno un accenno (Gemelli) è pietoso, anche perchè in questo modo non si sente il pathos del viaggio tra le case che noi spettatori compiamo insieme ai Cavalieri. Posso capire che bisognava far entrare tutto e che magari qualche scontro sarebbe dovuto essere ridimensionato però forse allora era meglio focalizzarsi sugli scontri più importanti e abbreviare quelli meno significativi ma almeno metterli tutti o almeno non stare a elencare tutte le case per poi farne vedere meno della metà!
Non so poi perchè abbiano dovuto stravolgere il finale con una sorta di mostro di 'finalfantasyana' memoria oltretutto distruggendo la caratterizzazione psicologica di uno dei nemici più sfaccettati che si siano mai visti nella storia dell'animazione. A voler essere preciso c'è perfino un Plot Hole enorme come un cratere: dopo che i cavalieri vengono divisi da Cancer, Sirio finisce negli Inferi e Crystal nella casa dell'Acquario dove ha uno scontro con il Cavaliere dell'Acquario suo maestro da cui esce vincitore ma stremato si accascia al suolo. Vedendo poi arrivare Mur e Toro con Athena in spalla alla casa del Cancro, dopo la vittoria di Sirio, qui ritroviamo anche Crystal... e lì avrebbero dovuto licenziare lo sceneggiatore...

L'altra pecca del film è la caratterizzazione dei personaggi, che purtroppo risulta nulla e il motivo è la troppa velocità di narrazione che, cercando di far stare dentro tutto, non riesce a sviluppare quasi nessun personaggio, forse solo Pegasus e Athena.
Dei personaggi non ci viene raccontato il passato (se non per grandi linee quando questo viene fatto) e comunque appaiono e scompaiono dallo schermo troppo velocemente per poterci far appassionare a loro. Gli unici personaggi meglio rappresentati sono Pegasus e Athena, gli altri a mala pena riescono a lanciare uno dei loro colpi durante il film (ad esempio Phoenix ma il discorso si estende anche ai Cavalieri d'Oro).
Per quanto riguarda Pegasus, non è il Pegasus della serie storica, è molto frivolo, spesso punta a stimolare il riso negli spettatori, un guerriero forte ma simpatico insomma... peccato che le battute siano penose e che questo rovini qualsiasi momento epico che il film possa sviluppare. Se è vero che una vena comica era presente nel manga originale, questi momenti era contati e di certo non minavano l'epica di una lotta all'ultimo sangue come succede nel film.
Se il film non riesce ad emozionare è forse dovuto anche all'inserimento di queste battutine ironiche che dovrebbe far ridere quando invece fanno piangere. Risultano inoltre troppo cartoonesche per questo stile di produzione e ne rovinano l'atmosfera (si pensi ad esempio alla battuta sul peso di Athena con relativo fuoco minaccioso dietro di lei in vero e proprio stile anime o i Cavalieri che scappano da Sirio in modo goffo o ancora Crystal che deve prendere Athena e Pegasus che cadono dal cielo che sembra uscito dai Looney Tunes ma soprattutto al balletto di Cancer in stile cattivo Disney...).
Il personaggio di Athena/Isabel ha avuto invece una caratterizzazione stimolante, è il personaggio su cui meglio si concentra il film, mostrandola più attiva rispetto alla controparte animata. Una Athena che si taglia i capelli per mostare la decisione a compiere il suo obbiettivo, che scende in campo coi suoi cavalieri e all'occorrenza li cura e che compie un'evoluzione interiore arrivando a capire in che modo debba usare quel potere divino che si è ritrovata ad avere.

Arrivati fino a qui abbiamo parlato solo di difetti ma vi sono anche dei pregi e il primo fra tutti è la grafica. Salta subito all'occhio la scelta di utilizzare la Computer Grafica e quindi un nuovo design per i cavalieri e le loro armature.
Le armature si modificano sul corpo del cavaliere in un effetto bello da vedersi ma che ricordano qualcosa di già visto come in IronMan o Transformers e dotati di led colorati perchè fanno figo.
L'aspetto dei Cavalieri di Bronzo ricalca quello animato invece gli animatori si sono davvero sbizzarriti con i Cavalieri d'Oro, alcuni simili ma alcuni tremendamente diversi per non so quale motivo (il culmine è Milo donna). Lungi però dal criticare l'aspetto grafico che è incredibile, con effetti di luce molto sgargianti che sono una delizia da vedere sia per le armature sia per i colpi speciali dei cavalieri.
Per quanto riguarda l'aspetto sonoro, la musica di sottofondo non mi ha detto molto mentre invece mi ha colpito molto l'effetto sonoro delle armature: il suono dell'armatura sul terreno o del colpo che si infrange su di essa rende benissimo l'idea che i personaggi siano rivestiti da armature pesanti e robuste.
Prendiamo adesso in considerazione il doppiaggio: c'è stata una grande diatriba nella scelta di un nuovo doppiaggio o di quello storico e alla fine ha prevalso quello storico. I fan erano preoccupati che le voci storiche risuonassero troppo adulte per questo nuovo stile grafico ma devo dire che comunque non ci si poteva aspettare di meglio. Le voci sono bene scelte per tutti i cavalieri ma le più importanti sono quelle di Pegasus e Athena che sono i personaggi che parlano di più.
Ivo De Palma è il miglior doppiatore che Pegasus forse avrà mai. Detto questo, ho trovato però anchio che la sua voce stonasse un po' con il Pegasus del film e il motivo è perchè non è il solito Pegasus e l'abbiamo già detto prima. Lo stesso discorso vale per Dania Cericola con Athena, in questo film giovane studentessa. Se le loro voci erano perfette per la narrazione epica della serie animata, fanno benissimo loro parte nel film ma si discostano dal personaggio.
L'adattamento riprende quello storico della serie animata e un po' fa sorridere perchè comunque legato al tempo che lo partorì, forse la scelta migliore sarebbe stata utilizzare gli stessi doppiatori con un adattamento fedele all'originale.

Siamo così arrivati alla fine di questa lunghissima recensione e il voto complessivo che do al film è un 4. Se è vero che il lavoro grafico è sublime, il resto non brilla.
Un film che lascia niente dopo la visione a parte di renderci consapevoli che se questo design grafico fosse messo al servizio di una intera serie più fedele all'originale potrebbe venire fuori qualcosa di meraviglioso.
P.S. Molte persone sono andati via durante i titoli ma c'è una scena dopo di essi, lascio a voi scoprirla!


 5
CrimsonEyes

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Visto nel tardo pomeriggio al cinema, l'ultimo film dei Cavalieri dello Zodiaco (preferisco utilizzare questo nome almeno finché possiamo godere di un adattamento italiano), ripropone la corsa attraverso le dodici case dello Zodiaco da parte dei nostri cinque cavalieri di bronzo. Esso però segue solo grossomodo le vicende originali: difatti "La Leggenda del Grande Tempio" non è altro che un reboot, una reinterpretazione, e perciò, come da significato, esso non ha alcun obbligo di fedeltà viscerale nei confronti dell'opera a cui deve il nome, dunque, prima di pensare a qualunque cosa, mettete da parte qualunque sentimento nostalgico e visionate questa pellicola a mente sgombra, accettando che ciò che state andando a vedere è una cosa diversa.

L'ora e mezza di questo film è stata prodotta interamente in computer grafica, dettagli ed effetti speciali sono davvero impressionanti e la cura che c'è stata dietro la sua lavorazione è evidente. I personaggi di Sirio, Cristal, Andromeda e Phoenix sono stati rispettati nelle loro essenze e, nonostante la magra figura, il loro carattere li rende riconoscibili a dispetto dell'enorme mole di argomenti da trattare in così poco tempo. I protagonisti incontrastati sono un Pegasus, fin troppo immaturo, ma decisamente più shonen, e una Lady Isabel che viene improvvisamente a conoscenza di essere la dea Atena; essi dimostreranno di avere carattere e di essere in grado di adempiere ai loro ardui compiti.
Spesso lo sviluppo della trama può sembrare confusionale, in realtà gli elementi per capirla appieno ci sono tutti: in generale non mi è risultato, come ad altri, uno sforzo da parte dei produttori di voler inserire tutto e male, al contrario, mi è sembrato abbastanza equilibrato.
Molto suggestivo il modo in cui sono state presentate le dodici case: esse si trovano sospese a mezz'aria sorrette come da una forza mistica, unite soltanto dalle "scalinate" e ognuna di esse, quale più quale meno, ha gli interni, sempre fastosissimi, decorati in modo che rimandi al segno che rappresenta; il Grande Tempio invece è una sorta di Colosseo. L'intera composizione mi ha subito fatto pensare alla struttura di un'opera d'arte moderna, alla Dalì per intenderci. La colonna sonora non offre pezzi memorabili, ma strizza l'occhio ad alcune tracce della serie classica. In generale ci sono anche altri piccoli rimandi alla serie principale, ma non voglio dilungarmi oltre.
Mi avvio alla conclusione: all'umanizzazione dei volti (ovviamente giapponese) mi sono abituato quasi subito, ho accettato di buon grado tutti gli stravolgimenti della storia e il cambio di sesso di Scorpio, soprattutto grazie al video pubblicato su youtube dal direttore del doppiaggio italiano Ivo De Palma, nientemeno che il doppiatore di Pegasus, in cui spiega innanzitutto che tutti questi cambiamenti sono stati approvati da Kurumada in persona; è soprattutto grazie alle sue riflessioni che sono andato a vedere questo film, motivato inoltre, ovviamente, dalla resa in italiano: mi ha riempito di gioia risentire ancora una volta il cast storico "al completo". Devo confessare che, sulla mia valutazione finale, anche l'effetto cinema ha influito non poco.

Nonostante abbia "solo" vent'anni, sono molto affezionato alle prime 114 puntate e all'elevazione culturale ed emotiva conferita dall'adattamento italiano: per me non esistono i Saint Seiya, solo i Cavalieri dello Zodiaco sono riusciti ad emozionarmi più e più volte, quindi comprendo l'importanza di un mostro sacro come questo, al punto che lo annovero tra i miei preferiti di sempre. Perciò concludo citando Ivo stesso: "Anche i Pink Floyd sono stati reinterpretati no?"

Sosteniamo l'animazione giapponese in Italia, andate al cinema!


 3
GianniGreed

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
"Saint Seiya - Legend of Sanctuary" è il titolo dell'ultimo film cinematografico di "Saint Seiya" la cui particolarità è quella di essere stato interamente realizzato in computer graphic.

Il film della durata di un ora e mezza ripropone quella che è la prima saga principale del manga ovvero la scalata alle dodici case dello Zodiaco da parte di Seiya e dei suoi tre compagni per salvare la vita di Saori.
La storia alla base è la stessa del manga originale e dell'anime ma è stata in parte riscritta, magari tentando di creare una versione più moderna della stessa ma più semplicemente per condensare tutte le vicende e i vari scontri nella durata del film. Questo ha portato a diversi stravolgimenti della storia, alcuni di poco conto ma altri molto importanti. Non sto a fare un elenco di tutte le differenze perché non finirebbe più, ma per rendere l'idea basta dire che Saori e Seiya e gli altri Saint si incontrano il giorno del suo sedicesimo compleanno, quando lei scopre di essere la dea Athena e per questo viene attaccata da alcuni Saint del Santuario. Quindi non c'è la Guerra Galattica per il possesso del Gold Cloth di Sagittarius, non c'è l'addestramento infernale di Seiya e degli altri, non c'è tutta la storia di Ikki traditore e via dicendo. Saori decide subito di partire alla volta del Santuario per scoprire la verità sul suo misterioso potere e Seiya e gli altri tre (Shiryu, Hyoga e Shun) la accompagnano per proteggerla. E subito iniziano ad affrontare i Gold Saint a guardia delle case dello Zodiaco.

Se la storia alla base rimane la stessa dell'opera originale rimane il problema di condensare tutto quanto in unico film di un ora e mezza. Una cosa che è davvero impossibile, e per questo gli autori non lo fanno. Di nuovo, le cose più importanti ci sono, ma è tutto narrato in modo troppo frettoloso. Saori incontra i suoi Saint e decide di fidarsi di loro perché sì, Seiya decide di proteggerla perché è la sua missione, i Gold Saint combattono perché gli è stato ordinato…
Nessuno sta molto a pensare a quello che fanno e perché lo fanno.
Si arriva presto al Santuario, e gli scontri contro i Gold Saint sono brevissimi e velocissimi. Non c'è l'epicità nei colpi e delle motivazioni che li spingevano verso gli avversari, ne c'è troppo spazio per comprendere i caratteri dei personaggi.
Da questo punto di vista, è evidente che il film pur con questo suo aspetto moderno si rivolge ai fan e a chi già conosce la storia perché nulla viene spiegato, i personaggi non vengono nemmeno presentati, dando per scontato che lo spettatore sappia già tutto quello che di loro bisogna sapere.
Parliamo di quello che è comunque il difetto maggiore del film: vi sarete accorti che finora ho sempre scritto "Seiya e gli altri" no?
Ecco. Il film corre talmente tanto che non solo non c'è spazio per gli avversari ma nemmeno per i protagonisti. Oltre a Seiya e Saori, gli altri personaggi servono solo a fare da comparse. Gli stessi Shiryu, Hyoga e Shun, che nella saga del Santuario erano protagonisti di importanti battaglie qui si limitano solo a dire poche frasi e a lanciare qualche colpo, per non parlare di Ikki che dice davvero solo due frasi in tutto il film.

Per quel che riguarda i personaggi, c'è qualche differenza in quello che sono i caratteri, specialmente di Seiya e degli altri ma ovviamente quello che salta subito all'occhio è il loro aspetto. Togliamoci subito questo dente allora e via il dolore.
Ora, a me personalmente l'aspetto di Seiya e compagni non dispiace affatto. Brutti non sono, ma è anche evidente che questo design non ci azzecca nulla con quello che è l'aspetto che l'autore Masami Kurumada gli aveva dato nel suo manga originale o con quello che Shingo Araki aveva elaborato per la trasposizione animata.
I Saint di questo film sembrano una boyband di idol usciti da qualche videogame alla "Kingdom Hearts" o qualche "Final Fantasy" di ultimissima generazione. Idem per Saori con i capelli corti o i vari Gold Saint inutilmente trasformati (passi Milo donna, ma Death Mask in versione Jack Sparrow è inguardabile). I cloth pure, a me non sono dispiaciuti, ma sembrano troppo delle tute da supereroi, e Seiya più che un Saint sembra una sorta di Kamen Rider o un Power Ranger. Un Power Ranger molto figo comunque. L'aspetto dei personaggi è dunque uno scoglio che per alcuni può essere abbastanza arduo superare.

La grafica in CG del film comunque non è affatto male, anzi, il tutto è molto ben reso. La mimica facciale è molto buona, così come anche i tanti effetti di luci e ombre, specialmente durante i vari colpi lanciati dai Saint. Ma questo è il minimo. Il Santuario fa il suo bell'effetto e nonostante non abbia nulla a che vedere con quello della storia originale, è evidente che gli animatori hanno lavorato davvero sodo.

Infine, il doppiaggio giapponese. Le voci sono diverse da quelle storiche, e pur non avendo io riconosciuto nessun doppiatore penso che il doppiaggio sia ben fatto. Il doppiatore di Seiya urla bene nei pochi colpi che lancia, mettendo la giusta enfasi, lo stesso per il doppiatore di Saga, che in poche frasi dona spessore al personaggio. Mi aspettavo di più dalla doppiatrice di Saori ma il problema è che anche lei parla tutto sommato poco.

La colonna sonora è invece dimenticabile, quasi impercettibile. Non c'è un solo brano che mi abbia in qualche modo avvertito della sua presenza.

Dunque, "Legend of Sanctuary" è a parere mio, un bel film. Non un capolavoro, ma per la sua durata di un ora e mezza intrattiene più che bene. Solo che il problema è che è un film di "Saint Seiya" che però dell'opera originale contiene pochissimo.
Penso che ai fan più duri e puri non piacerà affatto, ciò non di meno vale comunque una visione.
Forse il film è più adatto a chi della serie originale non conosce molto ma anche così, si rischia di capirci poco perché è tutto raccontato con troppa velocità e con diversi buchi nella storia.
Io da fan, pur con i suoi difetti l'ho apprezzato. Una maggiore durata o un progetto di più ampio respiro (una trilogia di film magari) avrebbe giovato alla narrazione ma anche così, il film è molto godibile a dimostrazione che la storia dei Saint protettori della dea Atena è a distanza di anni ancora valida.


 3
Slanzard

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una vera e propria riscoperta di Saint Seiya, manga in 28 volumi pubblicato a partire dal 1986 in Giappone, meglio noto in Italia per la trasposizione animata a noi giunta col titolo I cavalieri dello zodiaco.
A partire dalla tripla serie OVA dell'Hades Chapter, che trasponeva per la prima volta l'ultima saga del manga originale, fino al Next Dimension, seguito del manga scritto direttamente da Kurumada stesso, passando per numerosi spin-off affidati ad autori terzi, come il prequel Episode G, incentrato sulla lotta tra i Gold Saint e i titani di Crono, l'apprezzato Lost Canvas, narrante la precedente guerra santa contro Ade piuttosto che il recentissimo Saintia Sho, versione al femminile ambientata in parallelo alla serie principale. Oppure sul fronte animato la serie televisiva Omega, rivolta ad un pubblico più giovane, la trasposizione OVA del Lost Canvas e l'ancora tutto da scoprire Soul of Gold, che vedrà la luce solamente la prossima primavera, per tacere di videogiochi o gadget di vario tipo. Una vera e propria rinascita del brand, in cui s'inserisce anche il lungometraggio in CGI uscito nei cinema giapponesi lo scorso 21 giugno col titolo Saint Seiya - Legend of Sanctuary.
Importato in Italia dall'editore Lucky Red, meglio noto agli appassionati d'animazione nostrani per la pubblicazione di quasi l'intero catalogo Ghibli, il film è stato presentato in anteprima, fresco di doppiaggio italiano, a Lucca Comics & Games 2014 nella giornata di sabato 1 novembre, prima in un incontro mattutino riservato alla stampa e poi in una trasmissione pubblica nella serata. In appendice alla proiezione per la stampa, vi è stato anche un incontro con alcuni dei creatori del film.
Al fine di meglio analizzare l'opera, nonché di sottolinearne similitudini e differenze con l'originale, la seguente recensione presenterà numerosi spoiler.

SEIYA, SAORI, ATENA E IL COSMO

Il giorno del suo sedicesimo compleanno Saori Kido scopre, dal suo fido servitore Tatsumi, di essere la reincarnazione della dea Atena e di possedere un misterioso potere, il cosmo. Ancora prima di essere in grado di prendere atto della cosa, viene attaccata da un misterioso nemico, che tenta di ucciderla, venendo salvata da alcuni Saint, guerrieri preposti alla difesa di Atena. Da quel momento la vita di Saori cambia radicalmente. Cosa sia questa misteriosa energia, quale sia la sua vera natura e quale il modo giusto in cui usarla sono solo alcune delle domande che attanagliano Saori fin dalla più tenera età, quando, ancora ignara della sue origini divine, era tenuta a distanza dagli altri a causa di un misterioso potere in grado di guarire le persone tramite la semplice imposizione delle mani. Ma ora non è più tempo dei dubbi e delle incertezze; grazie all'incontro con Seiya e gli altri Saint, Saori inizia un percorso di maturazione e crescita personale per diventare degna di vestire i panni della dea Atena, evoluzione sancita anche dal taglio dei capelli, che nella cultura giapponese simboleggia il desiderio di cambiare se stessi e migliorarsi.
Il film, dunque, mostra una Saori ben diversa dall'originale, più umana, piena di dubbi e incertezze, che cerca in Seiya non solo un guerriero che la protegga, ma soprattutto un amico che la sostenga, la rassicuri, le mostri la via da seguire per usare il suo cosmo. È anche una Saori più attiva, non solo damigella in pericolo da salvare, che partecipa in prima persona alla scalata alle dodici case, arrivando a curare alcuni compagni nonostante l'immenso dolore causato dalla freccia scoccatale.
Più simile all'originale è invece Seiya, un ragazzo come tanti, allegro, scanzonato, forse anche un po' stupidotto, ma con una genuinità di fondo che gli permette di legare profondamente con Saori, di sostenerla nei momenti più duri, rassicurarla e farla divertire; un Seiya che prima agisce e poi (forse) pensa, che s'imbarazza a trasportare in spalle la bella Saori, sempre pronto a scherzare e stemperare l'atmosfera con gag comiche, ma anche pronto a sacrificare tutto se stesso per il bene delle persone a lui care.
Tramite Seiya viene riproposta la tematica fondante dell'originale Saint Seiya, la capacità di un ragazzo come tanti, orfano e privo di istruzione, di dare vita al miracolo grazie alla fede nei suoi ideali e nella profonda amicizia che lo lega ai suoi compagni, di sovvertire l'ordine precostituito da entità a lui superiori con la sola forza della sua determinazione incrollabile e del sacrificio ultimo per la protezione degli amici e di colei che è suo compito proteggere.
Il vecchio e il nuovo Saint Seiya si fondono nel rapporto tra Seiya e Saori, nella loro ricerca della verità sul cosmo e di quale sia il modo giusto di usarlo, nella contrapposizione finale tra chi utilizza il cosmo sottratto ad Atena con l'inganno per i suoi deliri di onnipotenza e chi lo riceve da Atena stessa utilizzandolo per il bene degli altri.

I PERSONAGGI SECONDARI

Purtroppo, se Seiya e Saori sono stati ben resi in questo adattamento, la stessa cosa non si può dire per il resto del cast dei personaggi. Le caratterizzazioni dei restanti Bronze Saint risultato estremamente superficiali, velocizzate, prive di qualsiasi attrattiva. Da Ikki, che perde completamente il suo passato oscuro e il background da Saint rinnegato e sulla via della redenzione divenendo un mero jolly che compare al momento del bisogno senza spiegare il motivo per cui non stia insieme ai suoi compagni, a Hyoga, il cui unico momento di gloria è il combattimento contro Camus dell'Acquario, solamente un paio di minuti in cui condensare tutta la sua storia, il legame col suo maestro e la sua personalità. Un po' meglio è andata a Shiryu, con qualche scampolo di caratterizzazione sparso qua e là (ad esempio quando, all'arrivo al Santuario, si mette ad elencare con fare accademico le varie case dello zodiaco - con gli altri Saint che scappano di nascosto per non ascoltarlo) e uno dei combattimenti più lunghi del film (contro Deathmask del Cancro). Praticamente non pervenuto invece Shun, la cui funzione è solamente di venire pestato in più occasioni, privandolo persino dello scontro contro Aphrodite dei Pesci.
Bene Tatsumi, il servitore di Saori, sebbene ne sia stata mantenuta solamente l'eccessiva devozione per Saori e suo nonno, elidendo tutti i trascorsi violenti coi Saint.
Note dolenti anche sul fronte Gold Saint, quasi del tutto privati del loro carisma e del loro approfondimento. A salvarsi sono, probabilmente, quelli che compaiono per primi nella storia, ricevendo quindi un minutaggio complessivo superiore. Ecco quindi Aiolia del Leone, unico Gold Saint ad apparire (se escludiamo il prologo) già prima della scalata alle dodici case e brevemente caratterizzato anche nel suo rapporto col fratello Aiolos e durante il controllo mentale; in grado di ritagliarsi uno spaziettino nel film sono anche Mu dell'Ariete, benchè cancellati siano i suoi trascorsi in Jamir, e Aldebaran del Toro, grazie alla sua personalità forte e sopra le righe ed al suo breve scontro contro Seiya. Ed infine Deathmask del Cancro, forse il Gold Saint su cui viene posta maggior enfasi, in quanto l'unico realmente malvagio, che non solo ottiene il combattimento più lungo di tutti, ma si esibisce anche in un improbabile performance canora a metà tra una canzone rap e un'aria lirica, con le maschere mortuare della sua casa a svolgere funzione di coro. I restanti Gold Saint possiedono invece una caratterizzazione degna di un picchiaduro a scorrimento d'altri tempi.
Del resto, Saint Seiya è sempre stata un'opera che rende sulla distanza, sul pathos generato da questi guerrieri che si fanno strada tra mille difficoltà, che crescono insieme, da gruppo disunito e quasi ostile a compagni indivisibili, a cui il lettore / spettatore s'affeziona man mano che ne osserva le gesta, i sacrifici, la sofferenza. Ma per riuscire in ciò, è necessario molto tempo, non solo per quanto riguarda la durata dell'opera, ma anche per il tempo della narrazione. In questo film, dal momento in cui Saori scopre di essere Atena ed incontra Seiya a quello in cui arriva alle dodici case, passano solamente pochi giorni. Come può essere credibile la profonda amicizia e unità, nonchè il desiderio di sacrificarsi per gli altri, di un gruppo di persone che stanno insieme da così poco tempo?
Il problema, dunque, non è da imputare a regia o sceneggiatura, ma è di tipo strutturale, e probabilmente irrisolvibile: la durata. Non era possibile, in soli 90 minuti, dei quali solamente 40 dedicati alla scalata delle 12 case, riuscire a caratterizzare al meglio tutti i personaggi proposti, dando loro un senso, una personalità definita, un ruolo nella storia.
Quasi certamente non sarebbe bastato a risolvere tali problemi, ma un film di superiore durata sarebbe riuscito quantomeno a limitarli. Con una mezz'ora in più da dedicare agli scontri tra Bronze e Gold Saint secondari si sarebbe almeno riusciti a donare un minimo di caratterizzazione a questi ultimi e a rendere più significativo qualche scontro trascurato.
Considerati tali problemi, risulta invece deprecabile lo spreco di ben 20 minuti per il ridicolo scontro finale, indubbiamente la parte meno riuscita del film, non solo per la gestione del combattimento, che pare ripreso da un videogioco, ma soprattutto per la banalizzazione di Saga dei Gemelli, completamente deprivato della sua doppia personalità e della maledizione, qui reso nient'altro che un folle in preda alla gelosia verso Aiolos.

IL COMPARTO TECNICO

Il comparto tecnico è indubbiamente l'aspetto migliore di tutto il film.
Il character design ripropone le caratterizzazioni grafiche già note senza particolari stravolgimenti, con un dettaglio nei visi, nei capelli, nelle unghie più che pregevole. Lo stesso vale per la definizione dei vestiti e delle armature, in cui si nota la grande cura posta nella realizzazione di ciascuna di esse, dai vari dettagli delle incisioni alle numerose crepe che vanno a formarsi in quelle dei Bronze Saint man mano che proseguono nella scalata alle dodici case. L'unica critica che si può porre è durante la battaglia finale, quando diversi Gold Saint uniscono le forze per proteggere il Santuario, dove risulta difficoltoso distinguere tra loro i vari guerrieri interamente coperti dalle armature.
Un taglio netto col passato viene invece dato nell'ambientazione e nei fondali. Se il Santuario originale era costituito da edifici classici, simili ai templi dell'antica Grecia, in questo film l'ispirazione è data da opere fantasy con derivazioni futuristiche e fantascientifiche. È palese l'intenzione di donare un forte contrasto tra il Santuario, le dodici case o il tempio di Atena ed il resto del mondo umano, con edifici enormi che si stagliano nel cielo e che paiono costruiti da una civiltà superiore. Sebbene il risultato sia quello di allontanare l'atmosfera generale dalla classicità che un'opera che parla di divinità greche e di antichi miti forse dovrebbe avere, l'impatto grafico resta affascinante e meritevole di lode.
Infine, non si può non citare la rappresentazione del cosmo e degli attacchi su di esso basati. Grazie a numerosi giochi di luce, fulmini e colpi energetici, si è stati in grado di rendere al meglio la potenza devastante dei vari colpi e tutto il potere dei cosmi dei vari Saint, riuscendo anche nel variegare cromaticamente i vari attacchi speciali, da muri di forza a saette, da bufere invernali a campi infuocati.
Ottimo anche il comparto musicale ad opera di Yoshihiro Ike, che riesce nel non facile compito di donare la necessaria epicità alle poche e brevi battaglie mostrate nel corso del film. Forse, il punto più alto dell'intera opera.

L'ADATTAMENTO ITALIANO

Non avendo avuto modo di visionare l'opera originale, non mi è possibile giudicare traduzione e doppiaggio italiano, il grado di fedeltà e la presenza di eventuali errori di traduzione, sebbene a una visione "superficiale" non si noti nulla di anomalo.
Vi sono però due aspetti dell'adattamento su cui è doveroso soffermarsi: l'epicità dei dialoghi italiani e l'alterazione dei nomi dei personaggi.
Come parzialmente accennato nei paragrafi precedenti, Saint Seiya è sempre stato uno dei figli di Ashita no Joe: la storia, tra le altre cose, di un gruppo di esseri inferiori, orfani di basso lignaggio, che sfidano l'ordine costituito da persone più importanti di loro. In particolar modo Seiya, il protagonista, è un ragazzo di strada, rozzo, maleducato, forse anche un po' analfabeta, con un linguaggio scurrile e terra terra, cosa che dona un notevole contrasto con i Saint di livello superiore, fin addirittura le divinità olimpica. Si pensi a Misty della lucertola, primo Silver Saint ad affrontare Seiya: bello, acculturato, abituato alla vittoria e ignaro del dolore e della sofferenza, in completa antitesi al nostro protagonista. Purtroppo, tale contrasto, tale tematica fondante dell'opera, è sempre stata, se non completamente cancellata, quantomeno nascosta nell'adattamento italiano, in nome di un'aulicizzazione di buona parte dei dialoghi che, ben lungi dall'accrescerne il valore culturale, ha solamente banalizzato e appiattito personaggi e caratterizzazioni. Fortunatamente, in questo film non si è scelta questa via. Qualche aulicizzazione è ancora presente qua e là, tuttavia possiamo finalmente dire addio al Seiya che citava Dante o altri letterati del passato; in pieno rispetto del suo background sociale, Seiya ha un linguaggio da ragazzo di strada, semplice, diretto, anche un po' maleducato. Niente più "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole" o "cedi il passo", ma spazio ad un irriverente Seiya che da del tardone ad Aldebaran del Toro. Del resto, tale soluzione risulta conveniente anche per i curatori dell'edizione italiana, richiedendo una traduzione fedele meno tempo di un completo stravolgimento in sede di adattamento.
Per quanto riguarda i nomi dei personaggi, invece, non si può che constatare mestamente come Saint Seiya in italia sia ancora ostaggio della nostalgia dei vecchi appassionati, poco interessati alla valorizzazione di quest'opera nella sua autenticità.
In Giappone, seguendo l'idea di un film pensato per le nuove generazioni (l'inizio di una nuova leggenda) si è avuto il coraggio di rinnovarsi: nuovi doppiatori, nuovo design, nuove sigle, in alcuni casi nuove caratterizzazioni, addirittura si è reso Milo dello Scorpione una donna. In Italia, invece, è mancato questo coraggio, e ci si deve accontare dei vecchi nomi dell'adattamento italiano quali Lady Isabel, Micene, Ioria, Sirio, Cristal, Per il sacro Leo, ecc... e del vecchio titolo: I cavalieri dello zodiaco - La leggenda del grande tempo
Un vero peccato.

UNA NUOVA LEGGENDA?

La buona caratterizzazione di Saori e di Seiya, l'ottimo comparto grafico e l'eccellente colonna sonora non bastano purtroppo a salvare quest'opera, limitata da problemi strutturali irrisolvibili per un film di tale durata. Saint Seiya è un'opera meritevole di attenzione solamente se le si da il tempo necessario per fruttificare, tanto è vero che anche i restanti spin-off, sequel, prequel e quant'altro sono tutte serie di una certa lunghezza.
Se davvero si voleva puntare su un remake cinematografico, molto più sensata sarebbe stata una trilogia: un primo film atto a presentare i personaggi principali, la crescita di Saori e la nascita dei vari legami tra loro, magari focalizzandosi su Ikki come nemico finale; un secondo in cui introdurre il Santuario e i Silver Saint, così da meglio approfondire la crescita dei Bronze Saint e le prime battaglie con nemici a loro superiori, preparando anche il terreno per i Gold Saint; ed infine una terza pellicola da dedicare interamente alla scalata alle dodici case, con tutto il tempo necessario per definire i vari Gold Saint.
Così facendo allora sì, sarebbe stato forse possibile creare un'opera degna di essere fruita sia dai vecchi appassionati che dalle nuove generazioni, un vero e proprio inizio di una nuova leggenda.
Ma con questo film? I vecchi fan probabilmente si divideranno, tra chi griderà al tradimento e chi riuscirà quanto meno ad apprezzarlo per il suo valore nostalgico, ma difficilmente ci sarà qualcuno che lo considererà anche solo vicino all'originale. Ma il dubbio riguarda le nuove generazioni, quelle che, secondo le dichiarazioni ufficiali, sono il vero target del film. Com'è possibile che un ragazzo di oggi, che non conosce nulla dei Saint di Atena, possa appassionarsi ad un film veloce e superficiale come questo, in cui a parte la coppia protagonista ben caratterizzata non vi è nulla, in cui personaggi privi di spessore e carisma si avvicendano per menarsi? Più probabile che il film finisca dimenticato nel giro di poco tempo, perchè, sinceramente, c'è molto di meglio di giro.
Legend of Sanctuary è un'occasione sprecata, che si fa ricordare quasi più per il rammarico di non aver saputo sfruttare i suoi (pochi) punti di forza. 30 minuti introduttivi ben fatti e interessanti, 40 minuti di combattimenti veloci e poco significativi tra personaggi vuoti e dimenticabili e 20 minuti conclusivi da dimenticare. Nel migliore dei casi un film quasi gradevole che potrebbe far venire voglia di rifruire dell'opera originale, nel peggiore una perdita di tempo.

Albireo

 1
Albireo

Episodi visti: 1/1 --- Voto 2
Attenzione: la recensione contiene pesanti spoiler

Mostrato in anteprima a Annecy, "Saint Seiya: Legend of Sanctuary" è un film proposto per i quarant'anni della carriera di Masami Kurumada come mangaka, in formato CGI, e che in novanta minuti vi vuole proporre la scalata delle dodici case in una nuova veste moderna. Il regista è Keiichi Satô ("Karas", "Tiger & Bunny"), che riscrive interamente la storia rendendola un mix tra "Saint Seiya Omega" (le citazioni ci sono, molte), "Power Ranger" e "Garo", insieme a fuochi d'artificio che ricordano i film d'azione con Tom Cruise.
Il film in Giappone, così come in Cina, è stato un flop in termini di incassi ed è stato acquistato dalla Lucky Red; avrà il doppiaggio storico guidato da Ivo de Palma, per attirare i nostalgici al film.

Seiya (Pegasus) è più scemo del solito, il suo rapporto con Saori/Athena (Isabel nel doppiaggio italiano) è completamente diverso e ricorda molto di più quello tra Sasha e Tenma di "Saint Seiya - Lost Canvas". Shiryu (Sirio) diventa un guerriero freddo e serio, mentre Hyoga (Crystal) perde tutta la sua storia drammatica, diventando un personaggio vuoto e asciutto. Shun (Andromeda) non è più il ragazzino innocente del film e solo Ikki (Phoenix) si mantiene uguale alla versione classica. Ma proprio Ikki e Shun fanno parte del gruppo dei personaggi più maltrattati, visto che vengono letteralmente presi a botte senza riuscire a sconfiggere nessun nemico. Infatti, per la brevità del tempo, molti combattimenti sono cambiati: Aphrodite (Fish) appare per meno di un minuto prima di essere ucciso da Saga (Gemini), Shaka (Virgo) fa solo l'esorcismo del Leone, Mu appare come un nerd e perfino lo scontro tra Camus (Aquarius), che appare con una brocca spara ghiaccio e labbra viola (rossetto o ipotermia?), e Hyoga appare annacquato, senza la stessa intensità sia della trasposizione cartacea sia dell'anime. L'excalibur di Shura viene sostituito da un bankai formato "Bleach", che può raggiungere dimensioni anche enormi. Death Mask (Cancer) è stato trasformato in un cattivo Disney: appare cantando, nella quarta casa trasformata in palco, e canta in coro con delle facce fluorescenti. Ma il personaggo più rovinato è sicuramente Saga (Gemini), che diventa un personaggio geloso senza la doppia personalità e drammaticità che ha caratterizzato il personaggio e lo ha fatto amare dalle varie generazioni di cavalieri; nelle fasi finali del film prima pilota una statua gigante che raffigura Anubi e dopo diventa un mix tra un Predator e un Alien, che attacca e viene sconfitto da un Seiya trasformato in un centauro insieme a Saori. Poi abbiamo Milo (Scorpio), che per una strampalata politica della presenza femminile nel film, viene resa donna in questo film. Appare come una marionetta che pesta i cavalieri, e nulla resta dello Scorpione classico.

Andiamo ai dati tecnici: la grafica è veramente ottima, di alto livello, così sono belle le musiche, ma i vari Gold Saint non hanno né espressione né tanto meno una caratterizzazione, e risultano anonimi. Inoltre, le scene di combattimento non appaiono epiche e le scene comiche messe nel film risultano sgradevoli.

Concludendo, ai nostalgici dei cavalieri dico questo: se sperate di andare al cinema a trascorrere novanta minuti nei ricordi d'infanzia, anche grazie al doppiaggio storico, avete sbagliato film e rischiate solo di rimanere delusi. Vi conviene restare a casa e guardarvi l'anime o leggervi il manga, ma, se invece volete vedervi un prodotto nuovo che riprende solo in alcuni tratti "I Cavalieri dello Zodiaco", andate pure al cinema e guardate con occhio critico e senza nostalgia questa opera.