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Shiryu of Dragon

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
"Porco Rosso" mi è piaciuto. È una bella dedica all'Italia ed è di un umorismo forse non freschissimo, ma che comunque nel suo piccolo funziona, in parte anche grazie all'adattamento italiano, che, escluse due o tre frasi adattate in un linguaggio pessimo, per il resto è buono e a mio avviso arricchisce la caratterizzazione del protagonista. Anche il doppiaggio è di qualità e la voce di Marco è perfetta.

Uno strumento musicale ricorrente nel sottofondo del film è il mandolino, certamente non per caso. Anche la musica richiama alla cultura popolare italiana.

Questo lungometraggio vuol essere comico e in buona parte ci riesce, anche se rimane uno humour sempliciotto, un poco alla Bud Spencer e Terence Hill: scazzottate, corse, scommesse, sfide, un po' di anticlimax. Quindi nulla di formidabile a mio parere, però ci sta. L'anticlimax è particolarmente di aiuto al maestro Miyazaki: non era qui nelle sue intenzioni scrivere una trama da colpi di scena eclatanti o dal pessimismo inguaribile. Il dramma, quando c'è, è velato e passeggero.

Interessante come qui Miyazaki delinei una sorta di dimensione metafisica che nei suoi film precedenti non si era mai vista. Sul piano del genere narrativo, questo lungometraggio è molto ibrido, perché è un po' storico (ma il regime fascista fa quasi solo da ambientazione), un po' di fantasia (strizza l'occhio a una famosa favola popolare: "La principessa e il ranocchio"), un po' comico.

E la famosa scena dentro la sala del cinema, dove Porco dice "Piuttosto che diventare fascista, meglio essere un maiale", è meravigliosa, penso che sia passata alla storia nel mondo del cinema.
Il film presenta anche un bell'omaggio all'animazione americana degli inizi, introducendo così un simpatico esempio di meta-narrazione.

Il ritmo della narrazione tuttavia non è il massimo: in qualche momento ho percepito dei tempi morti.
Mi ha un po' sconcertato quest'accenno di rapporto romantico fra una pischella di diciassette anni e un uomo che ha come minimo trent'anni in più sul groppone. La storia prende una piega forse un po' troppo stramba da questo punto di vista.

Benché gradevole, secondo me non regge il confronto con alcuni altri film Ghibli, ma è anche ben lontano dall'essere il peggiore. Merita assolutamente di essere visto.


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LadyStardust

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
L'ho visto per la prima volta a undici anni, da lì me ne sono perdutamente innamorata.
Un film splendido, leggero, ma che allo stesso tempo racconta dure realtà: la guerra, la morte, la sfiducia nell'umanità, tutte raccolte nei vari personaggi. Il doppiaggio italiano è il migliore con quello inglese (e ovviamente quello in giapponese), Massimo Corvo ha saputo rendere perfettamente l'idea di un uomo all'apparenza burbero e con pochi sentimenti, ma che all'interno ha vissuto e vive una triste realtà.
Poi i paesaggi sono qualcosa di stupendo... Milano, l'isola di Porco, l'Hotel Adriano.
Davvero un bellissimo film, lo consiglio assolutamente (anche se per certi lati potrebbe non essere adatto ai bambini, non per scurrilità o altro, ma semplicemente per concetti un po' complicati). Uno dei miei preferiti del Maestro.

Utente28606

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Utente28606

Episodi visti: 1/1 --- Voto 1,5
1992. Esce nei cinema nipponici "Porco Rosso", sceneggiato e diretto dal Maestro Hayao Miyazaki. Il soggetto è basato sul suo manga "Hikōtei Jidai", pubblicato sulla rivista "Model Graphix" qualche annetto prima.
La colonna sonora è affidata al bravo Joe Hisaishi: Mastro Hisaishi aveva collaborato con il Vate già per i suoi indiscussi e profondi capolavori "Laputa", "Il mio vicino Totoro" e "Kiki consegne a domicilio", oltre che per il suo peccato originale, "Nausicaä". Pur non eccellendo come nel bellissimo e divertente tema della streghetta Kiki o nel magico e animista carillon misterioso de "Il mio vicino Totoro", la musica di "Porco Rosso" è comunque discreta. Discreta abbastanza da non essere ricordata granché. Peccato, si vede che Hisaishi non era in gran forma, e sfido io, visto il soggetto così discutibilmente lungo e senza vita.
Non eccependo nel trito character design, riciclato non so per quanti film ormai della costellata carriera di Miyazaki, spendo qualche parolina sugli sfondi e i disegni: non comunicano niente. Fine del comparto tecnico.

Adesso qualche parolina sul contenuto. I personaggi di "Porco Rosso", a esclusione del simpatico protagonista, sono osceni. La sua paredra Gina a stento la ricordo: non è sensuale, non è femminile, non trasmette amore, non trasmette anima; non è tormentata, ma non è forte; non è dolce, ma neanche agguerrita; non ha carattere, ma non è neanche un non-personaggio. E così via tutti gli altri personaggi del film, i più trascurabili di tutta la produzione di Miyazaki probabilmente. Questo è uno dei pochi film Ghibli che ho visto soltanto due volte, interamente; in tutti questi anni io e la mia sorellina più piccola, che ricordo essere nell'età del target a cui questo "film" del Vate è teoricamente destinato, non lo abbiamo mai mosso dallo scaffale, ha preso polvere. In un'altra recensione, tempo fa, scrissi che nessuno crede che un bel libro o una tela debbano essere letti o visti una volta soltanto; qualunque film mi ha almeno messo voglia di rivederlo, un giorno, cresciuto e maturato, per poterlo giudicare nuovamente. La prima volta che vidi "Porco Rosso" invece mi dimenticai completamente della sua stessa esistenza, e all'epoca adoravo Miyazaki, ne fagocitavo ogni produzione per saperne di più e andavo al cinema per vedere ogni fotogramma dei suoi film. Non ricordavo un piffero della trama, non ricordavo una singola scena, non mi aveva trasmesso niente.
L'ennesima noia soporifera del Maestro. Secondo me ci prende gusto a rifilarci furbamente sempre lo stesso film in salse differenti e gli stessi protagonisti con capelli diversi. Anzi, no, mi devo correggere su questo punto, signori miei: fra poco persino i capelli saranno uguali. Chissà se il Maestro usa la stessa scaletta di pantoni sui rodovetri dei suoi, chiamiamoli così, film. Ritornano persino i soliti vecchi pirati volanti, dopo "Laputa", solo che di quelli di "Laputa", a fine film, ricordavo almeno la stramba acconciatura della nonna. Dopo due visioni e svariati tentativi di finirlo una terza volta, neanche ricordavo chi fosse Donald. Il protagonista, Marco Pagot, è un maiale, un simbolo delle tre ignoranze buddiste, certo, forse una simpatica strizzata d'occhio a "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro", ma nulla viene approfondito. Non che questo sia una pecca, per carità, adoro le storie in cui si dà per scontato l'avvenimento principale. In questo caso parliamo della solita maledizione Ghibli, che poi verrà ripresa in "La città incantata", tornando al simbolo del maiale, e ne "Il castello errante di Howl". Quindi una nota di merito va a questo dare per scontato, una grandiosa mossa che ci ha risparmiato, eventualmente, dolorose delusioni e solite spiegazioni stupide del Vate.
Delle noiose scene, come in ogni film del Maestro, ci si ricorda, ma proprio massimo massimo, una, ossia quella del "cimitero degli aerei", una scena mistica e ben riuscita, perché senza spiegazioni. Ma che, come praticamente in tutti i film di Miyazaki, probabilmente risalta per il nulla totale di tutto il resto. E meno male che il DVD me lo hanno regalato: nonostante io prenda persino serie che odio in DVD, se avessi visto "Porco Rosso" prima, non avrei mai e poi mai preso l'edizione home video, il che è tutto dire. Spero che non esistano persone che l'hanno fatto, comunque.

Passiamo, infine, alla profondità autobiografica e politica di questo film. Se è vero che la Croazia non è casuale come ambientazione, alludendo simpaticamente ai poco simpatici fatti di Dubrovnik, la profondità di questo film si ferma alla citazione: "Meglio maiale che fascista". Un messaggio sicuramente da apprezzare, in ogni caso. Inizialmente, infatti, questo avrebbe dovuto essere un cortometraggio per le Japan Airlines, e solo dopo lo scoppio del conflitto in Jugoslavia Miyazaki ha deciso di allungare il brodo di quello che poteva essere un dignitoso, composto e divertente cortometraggio di giusta lunghezza e senza fronzoli. E poi la gente non mi crede, quando dico che Miyazaki non ha senso della misura e della dignità artistica. Non mi è chiara l'idea che il Maestro abbia della guerra, almeno in questo frangente della sua vita, ma probabilmente la dà per scontata, come farà ne "La principessa Mononoke". Ma in questo caso l'elemento dato per scontato non è una simpatica forbice a sviluppi Ghibli eventualmente peggiori, ma ignavia. Rinuncia, di nuovo, a una netta distinzione fra buoni e cattivi, tragico, fatale errore, in un film che già non parla di nulla. In questo non-giudizio non vedo affatto capacità di dipingere e sfumare l'animo umano, ma ancora noia; neanche a livello morale i protagonisti si distinguono. Ergo, non solo non è una fiaba, ma non c'è nemmeno una vicenda: non c'è tesi, non c'è antitesi, non c'è sintesi. Ma di cosa parla, questo film? Al massimo ci sono due duelli così scialbi e barbosi che "Kiki consegne a domicilio", a confronto, era un thriller da premio Oscar. Che pizza, veramente.

Questo film è un disastro, una oscenità e una vergogna. Qualunque altro regista che avesse partorito questa cosa sarebbe giustamente finito nel dimenticatoio. I VHS di "Porco Rosso" sarebbero andati giustamente perduti, o al massimo tenuti in vita da qualche compassionevole collezionista o qualche studente di cinematografia alle prime armi. Invece no, questa roba viene considerata arte da qualcuno. Se la cinematografia è arte, "Porco Rosso" non è neanche cinematografia.
Un mezzo voto in più, però, va al messaggio antifascista, rispetto alla solita solfa ripetitiva del Maestro. E poi, dai, l'aereo di Marco è carino.


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Eoin

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
“Porco Rosso” (titolo originale “Kurenai no Buta”) è un film d’animazione del 1992 scritto e diretto da Hayao Miyazaki, basato sul suo manga “Hikōtei Jidai”.

Trama: Porco Rosso è un abile e famigerato pilota che, con il suo aereo rosso fiammante, lavora come cacciatore di taglie, proteggendo le imbarcazioni che solcano le acque del Mediterraneo dalle numerose bande di predoni, anch'esse equipaggiate con flotte di idrovolanti. A renderlo unico, tuttavia, sono le sue sembianze suine, causate da un maleficio non meglio specificato.
La storia ruota attorno alla rivalità unilaterale del protagonista con il pilota americano Donald Curtis, deciso a guadagnare fama e gloria eliminando l’attuale asso dei cieli.

“Porco Rosso”, nonostante abbia luogo in uno dei periodi storici più cupi per l’Europa e per l’Italia in particolare, è uno dei film dello Studio Ghibli più leggeri e divertenti: ambientata nel 1929, la vicenda principale è affiancata sullo sfondo dall'ascesa del fascismo, di cui Porco è un fiero oppositore (“Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale”), mentre sono numerosi i riferimenti agli eventi della Prima Guerra Mondiale, con le sue ostilità internazionali e i feroci duelli aerei. Eppure, la narrazione scorre fluidamente, con toni per lo più gioviali e scherzosi, priva di un antagonismo violento e aggressivo, ma ricca di forza d’animo e desiderio di libertà.
L’amore per il volo, così peculiare di Miyazaki, qui viene gridato a pieni polmoni: la cura maniacale per ogni minimo dettaglio degli idrovolanti, i progetti di montaggio e fabbricazione, i riferimenti a modelli, motori e piloti realmente esistiti, le straordinarie evoluzioni e le serrate manovre tra le nuvole, persino la spensieratezza e la simpatia dei pirati dell’aria... sono innumerevoli gli elementi che manifestano la grandiosa passione del maestro per la capacità di librarsi nell'aria e per i mezzi che ce lo consentono.
Un altro punto fondamentale della trama è il sortilegio che ha colpito il protagonista, una maledizione inflittagli probabilmente per essere l’unico sopravvissuto di una battaglia aerea, per essere fuggito per mettersi in salvo dopo che tutti i suoi commilitoni erano caduti, abbattuti dal nemico. Nonostante i suoi amici sembrino non farci caso, e Marco stesso (questo il suo vero nome) paia essersi abituato a questa sua bizzarra condizione, manifestando anche una buona dose di autoironia, in più occasioni è possibile percepire la vergogna e il pessimismo che ammantano la figura dell’asso dell’Adriatico, nel modo in cui respinge gli affetti sinceri e si isola dal mondo (anche tralasciando la sua posizione di ricercato dal regime).
Marco è una figura enigmatica e contraddittoria: burbero e donnaiolo ma gentile e premuroso, consapevole della pericolosità del proprio mestiere e di quanto sia effimera la vita del pilota di aerei bellici, cerca di mantenere le distanze dalle persone che lo amano, dimostrando di essere anche disposto a ricevere biasimo e insulti, piuttosto che essere la fonte di ulteriore sofferenza per i suoi cari.
Ad accompagnarlo, c’è un cast di tutto rispetto, per quanto non particolarmente approfondito psicologicamente: Gina, l’affascinante e malinconica proprietaria di un hotel in cui, ogni sera, ammalia anche i più truci dei contrabbandieri, Curtis, pilota americano esperto e vanesio ma non necessariamente malvagio, gli spassosi e goffi pirati dell’aria e, soprattutto, Fio, giovanissima e brillante meccanica, palesemente colpita dal fascino di Marco.
Nonostante il finale del film sia alquanto indeterminato, è indubbio che i personaggi secondari, con i loro gesti, grandi o piccoli, abbiano avuto un grande impatto sul protagonista, aiutandolo a riflettere su alcuni suoi atteggiamenti.

Il comparto tecnico è ovviamente strabiliante: animazioni spettacolari e curatissime, specie nelle sequenze di volo; character design doverosamente diversificato ed espressivo, mantenendo i connotati classici delle opere di Miyazaki; ambientazioni magnifiche e iper-dettagliate, che regalano scorci estremamente suggestivi e alcuni autentici angoli di paradiso. Il setting storico, nonostante qualche strafalcione, specie nella realizzazione di scritte e segnali in italiano, è ricostruito adeguatamente e riesce a immergere lo spettatore nello spirito dell’epoca senza problemi.
La colonna sonora è sempre calzante e orecchiabile e può contare su una dolcissima e delicata sigla di chiusura. Il doppiaggio nostrano è eccellente, sotto ogni punto di vista, conferisce una caratterizzazione unica ad ogni personaggio ed è privo di sbavature, qualunque sia il ruolo, primario o di secondo piano.

“Porco Rosso” è una commedia divertente e avvincente, avvalorata da un insieme di attori di primo livello, coinvolgenti e amabili. Nonostante abbondino i momenti comici e le adrenaliniche scene d’azione, accompagnate da un ritmo dinamico della narrazione, quest’ultima non esita a rallentare nelle sequenze più meste e introspettive, in cui il lungometraggio regala immagini incredibilmente poetiche e significative.
Un’ottima visione, scorrevole e emozionante.


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ryo79

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Porco Rosso" è il sesto film d'animazione diretto da Hayao Miyazaki. Il lungometraggio è stato proiettato per la prima volta nei cinema giapponesi nel 1992, mentre in Italia è arrivato soltanto nel 2010. L'anime è basato sul manga di Miyazaki intitolato "Hikōtei Jidai". La storia segue le avventure di Marco Pagot, asso dell'aeronautica italiana, che lavora come cacciatore di taglie inseguendo dei "pirati dell'aria" sul mare Adriatico a bordo del suo idrovolante rosso. Per via di una maledizione, il pilota è stato trasformato in un maiale antropomorfo, motivo per cui il suo nome di battaglia è Porco Rosso.

La Lucky Red colpisce ancora e, dopo "Totoro", ci regala un altro storico capolavoro di Miyazaki finora inedito in Italia: "Porco Rosso". Questo progetto inizialmente prevedeva la realizzazione di un cortometraggio da proiettare durante i voli di linea giapponesi, ma, pian piano, si e trasformato in quello che è uno dei lungometraggi più conosciuti del maestro Miyazaki. Si tratta di una pellicola leggermente diversa da quelle a cui ci ha abituato il regista. La storia è ambientata nell'Italia fascista degli anni '20. La Grande Guerra è finita da poco e l'autore si immagina quella che lui stesso definisce come "l'epoca degli idrovolanti", un periodo d'oro in cui i piloti di idrovolanti spadroneggiavano sui cieli dell'Adriatico. La scelta di questo soggetto deriva dalla passione di Miyazaki per gli aerei, nata in giovane età grazie al lavoro del padre, il quale possedeva infatti una fabbrica di componenti per aerei. Da allora la sua passione per le macchine volanti è stata sempre presente, come risulta evidente da molte delle sue opere, ma in questa pellicola ne è l'assoluta protagonista. Ed è qui che entra in scena Marco Pagot con il suo idrovolante rosso.

Come in ogni film di Miyazaki che si rispetti c'è la componente fantastica, e facciamo la conoscenza di un protagonista alquanto atipico. Marco infatti ha le fattezze di un maiale, da qui il suo nome di battaglia. Nonostante il suo aspetto, il pilota ha un passato tragico. Ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale pilotando i primi prototipi di aeroplani e ha perso tutti i suoi amici aviatori durante quel conflitto. Sopravvissuto a una terribile battaglia aerea, si è ritrovato trasformato a causa di un misterioso maleficio di cui non si sa praticamente niente, e da allora mette costantemente a rischio la sua vita per dare la caccia ai pirati dell'aria. La vita di Marco è costellata dal rimorso per aver perso i suoi amici in guerra e dal rifiuto per il suo aspetto. Vive in solitudine su un'isola deserta aspettando il momento di salire a bordo del suo aereo e solcare i cieli a caccia di criminali. Nemmeno l'evidente affetto provato dalla bella Gina e l'entrata in scena della giovane ed esuberante Fio lo spingono a cambiare vita. Marco vive per volare, cosa da lui stesso ribadita dal suo motto «Un maiale senza le ali è solo un maiale».

Il film ha una sceneggiatura molto equilibrata che mette in scena una buon mix tra avventura e commedia, il tutto condito con qualche gag divertente e un pizzico di romanticismo. Il regista non manca di trattare temi più seri, come l'evidente condanna al fascismo, fortemente sottolineata dal protagonista con la frase «Meglio porco che fascista», e un categorico rifiuto per la guerra, rivisto anche negli anni seguenti in altri suoi lavori. Viene trattato anche il tema della depressione economica del ventennio, dove le donne svolgevano quelli che erano ritenuti dei lavori da uomini pur di tirare avanti. Questa è forse l'unica pellicola ad avere una connotazione geografica ben precisa. La storia è ambientata sui mari dell'Adriatico e nella Milano degli anni venti. L'ambientazione non è certo l'unico omaggio del regista all'Italia. La pellicola nasconde (per così dire) diversi omaggi alla nostra penisola o, per meglio dire, all'aeronautica italiana. Tra le altre cose, a un paio di personaggi vengono dati i nomi di due aviatori italiani dell'epoca: Francesco Baracca e Arturo Ferrarin.

Ci sono vari riferimenti ad aeroplani e perfino il nome di una delle bande di pirati, i Mammaiuto, è una storpiatura di "Mammaiut", soprannome dell'idrovolante CANT Z.501. Quello pilotato dal protagonista invece è un velivolo di fantasia creato dall'autore, ed è una via di mezzo tra i modelli Savoia S.12 e Macchi M.33. Un'altra cosa interessante si può notare quando il vecchio Piccolo fa vedere a Marco il nuovo motore del suo aereo (per quelli a cui interessa è un Fiat AS.2), sui cui compare la scritta "Ghibli". Molti potrebbero pensare che ci abbiano messo su il nome dello studio come semplice omaggio... ma le cose stanno diversamente. Ghibli infatti è il soprannome del bimotore multiruolo Caproni Ca.309, sviluppato dall'omonima azienda aeronautica italiana negli anni trenta, e il nome dello studio di produzione fondato da Miyazaki è un tributo a questo velivolo e alla passione del regista per la storia dell'aeronautica. Il cognome del protagonista, invece, non è legato al mondo degli aerei, ma è quello di una famiglia di disegnatori italiani con cui Miyazaki aveva collaborato per la realizzazione della serie televisiva "Il fiuto di Sherlock Holmes".

Porco Rosso è affiancato dall'affascinante Gina, cantante e proprietaria di un night club su un'isoletta dell'Adriatico, e dall'esuberante Fio. Entrambe, ognuna a modo proprio, cercano di far uscire Marco dal suo guscio, anche se apparentemente senza riuscirci. Come antagonista c'è il presuntuoso Curtis, che somiglia molto ai personaggi interpretati da Errol Flynn, e che non manca di fare la corte sia a Gina che a Fio. Non ci sono dei veri e propri cattivi, e perfino i temuti pirati Mammaiuto, in fondo, sono brave persone, rivelandosi dei romanticoni che non sanno resistere al fascino di una bella donna. Il character design ha il tratto caratteristico che contraddistingue i lavori di Miyazaki. E' impossibile non notare la somiglianza delle bambine che appaiono all'inizio della pellicola con la piccola Mei di "Totoro" o ritrovare nel volto della giovane Fio gli stessi tratti di Sophie ne "Il castello errante di Howl". L'aspetto dei vari pirati verrà poi ripreso nei successivi lavori del regista. La stessa trasformazione del protagonista in un maiale per via di una maledizione è un tema ricorrente nelle sue storie.

Nonostante si tratti di un film decisamente datato, la bravura dell'autore e del suo staff è indiscutibile sotto ogni punto di vista. Disegni caratterizzati da colori brillanti, ottime animazioni, sfondi ricchi di dettagli e panorami suggestivi, in particolar modo quelli che si possono ammirare seguendo il volo dell'idrovolante rosso del protagonista. La narrazione e i disegni si integrano, completandosi a vicenda, in un modo di cui solo Miyazaki è capace. A completare l'opera ci sono le bellissime musiche di Joe Hisaishi, che culminano con la bellissima sigla di chiusura "Toki ni wa Mukashi no Hanashi o" cantata da Tokiko Kato. Un vero peccato che abbiamo dovuto aspettare quasi vent'anni per poter vedere "Porco Rosso" in italiano. Detto questo, però, è doveroso sottolineare l'ottimo lavoro svolto dal doppiaggio italiano, e all'attenta scelta delle voci adatte per i vari personaggi. In conclusione si tratta di un'altra bellissima storia firmata dal Maestro Miyazaki e dallo Studio Ghibli. Un film che all'inizio potrebbe lasciare leggermente spiazzati, ma che ha la straordinaria capacità di sapere conquistare lo spettatore, cosa che del resto vale per tutti i film del regista.


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npepataecozz

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Tra tutti i film targati Miyazaki, "Porco rosso" era, da sempre, quello che mi incuriosiva di più. Ricordo che nel lontano 1992, quando i canali d'informazione sugli anime erano quasi inesistenti, ero solito dedicarmi alla lettura di "Japan Magazine", una delle poche riviste esistenti sul tema. Questa rivista colse subito la portata artistica di questo film e cercò di pubblicizzarlo in Italia attraverso alcuni articoli e ad una riproduzione in formato manga dell'opera. Chi ha la mia età e leggeva Japan magazine se lo ricorderà sicuramente. All'epoca la cosa mi infastidiva parecchio: non avevo nessuna possibilità di vedere questo film, per cui pensavo che si trattasse solo di un inutile spreco di pagine. Si arriva al 2010 e "Porco rosso" viene presentato al Festival Internazionale dei Film di Roma, e riscuote consensi unanimi: da quel momento ho sempre avuto intenzione di vederlo per capire finalmente anch'io di cosa parlasse un film all'apparenza tanto strambo; e con un po' di ritardo finalmente l'ho fatto, colmando un gap durato ben ventitré anni.

Così come è accaduto per tutti i film di Miyazaki visionati finora, anche per "Porco rosso" ho notato l'esistenza di una spaccatura nelle critiche, divise fra chi dimostrava incrollabile entusiasmo e chi, pur avendo gradito il film, si dimostrava un po' più scettico. La materia del contendere, in particolare, è sempre la stessa: in molti considerano come un punto debole di tutti i film del maestro nipponico la pochezza della sceneggiatura, troppo scarna, poco articolata e in cui sembra non accadere mai nulla di importante. Anche stavolta non riesco a dare completamente torto a queste critiche: il film mostra uno spaccato della vita dei protagonisti che non ha né radici né rami. Per capirci meglio, non ci vengono dette molte cose di primaria importanza accadute prima dell'inizio della narrazione, e il finale è troppo improvviso e lascia un senso di incompiuto alla storia.
Non mi sento invece di condividere l'opinione di chi accusa Miyazaki di ignorare i terribili eventi accaduti fra le due Guerre Mondiali, con l'avvento del fascismo in Italia e le terribili conseguenze che seguirono all'avvento della dittatura. Sull'argomento vorrei precisare due cose: la prima è che questo film è stato concepito come un'opera d'intrattenimento e non come un documentario; la seconda è che l'autore manifesta eccome la sua posizione in materia e lo fa più volte, sia in maniera diretta che indiretta, attraverso un sapiente uso di una simbologia tutta particolare. Da acceso pacifista, Miyazaki esprime il suo dissenso già dal titolo o, se vogliamo, dal nome dato al protagonista, il "porco rosso" in cui il colore sembra richiamare il comunismo, ossia il peggior nemico del regime. C'è poi la celebre frase "meglio essere un maiale che un fascista"; inoltre il protagonista sceglie di isolarsi completamente dalla vita del suo Paese per non far parte di un sistema che inneggia alla guerra.
Ancora una volta, infine, Miyazaki usa i suoi film per celebrare l'arte del volo, tema che sarà al centro di tutta la sua produzione artistica.

I personaggi sono, a loro volta, azzeccatissimi: su tutti primeggia proprio il protagonista che, a dispetto del suo aspetto, mantiene invariato tutto il suo fascino di maschio e che riesce a far stragi di cuori.

In definitiva, "Porco rosso" è davvero un gran bel film, che merita assolutamente di essere visto specie dallo spettatore a cui piace interpretare il vero significato che si cela dietro ogni maschera e dietro ogni azione dei vari personaggi. Personalmente l'ho molto apprezzato, per cui non posso fare a meno di consigliarvelo.


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AkiraSakura

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Nel periodo storico compreso tra le due guerre mondiali, Marco Pagot alias Porco Rosso, un ex pilota veterano della Prima Guerra Mondiale, lavora come cacciatore di taglie. Egli è vittima di un sortilegio, che l'ha trasformato in maiale, ed è combattuto per il suo amore verso l'amica d'infanzia Gina, una bellissima cantante italiana rimasta vedova più volte a causa della guerra. L'arrivo di Curtis, un pilota americano tanto abile quanto sfacciato e pieno di sé, è una nuova sfida per l'asso dalle sembianze suine, il quale, durante la sua ordinaria caccia ai pirati, farà anche conoscenza della geniale e giovanissima meccanica Fio, e di tanti altri personaggi...

Personalmente, mi piace molto associare "Porco Rosso" a un brano jazz di Oscar Hammerstein II, tra l'altro brillantemente interpretato da John Coltrane e Thelonius Monk - "My favorite things". Infatti, allo stesso modo del celebre divertissment jazzistico, "Porco Rosso" è un film "giocattoloso", in cui Miyazaki ha inserito, senza pretese di sorta, tutte le cose che più gli piacciono: ed ecco sfilare i molteplici aerei d'epoca, che svolazzano liberi nel cielo infinito; i vari riferimenti alla cultura occidentale, in particolare italiana (l'Italia è il paese in cui è ambientato il film); Fio, la tipica ragazzina di miyazakiana memoria, che con il cappello da aviatore in testa sembra la sorella gemella di Nausicaa della valle del vento; i riferimenti antifascisti e socialisti, riassunti egregiamente nella celebre frase "Meglio porco che fascista".

Sembra proprio che Miyazaki-san abbia diretto questo film per sé stesso: in quest'ultimo, infatti, non manca il suo caratteristico e personalissimo escapismo, quella tendenza a creare mondi immaginari fiabeschi che rinnegano in toto determinati fatti e accadimenti realmente esistiti; lo aveva già fatto con "Il mio vicino Totoro", negando completamente il Dopoguerra, e torna a farlo ancora con "Porco Rosso", nel quale i riferimenti al vero fascismo - quello delle discriminazioni, dell'olio di ricino, della feroce guerra d'Etiopia, con i suoi stermini di massa a base di armi chimiche - sono praticamente inesistenti. Da notare l'affascinante esperienza mistica al di sopra delle nuvole di Marco Pagot, che assiste alla raffigurazione autoriale dell'assoluto, del divino, operata con migliaia di aerei che simboleggiano il volo come metafora totalizzante, il distacco assoluto tipico della poetica del regista. Indubbiamente questa scena lascia molto il segno, anche grazie all'ausilio della splendida e suggestiva musica di sottofondo. Oltre al volo e al misticismo, un'altra cosa che piace tantissimo a Miyazaki è la figura mitologica di Prometeo, l'uomo coraggioso che sfida l'assoluto e le autorità (si pensi alla carismatica Eboshi di "Princess Mononoke"), in questo caso rappresentato dal protagonista del film, l'alter-ego suino del celebre Barone Rosso, che si è spinto al di là delle nuvole sfidando Dio stesso - rimanendo tuttavia da esso punito, attraverso la trasformazione in porco. E' bello anche leggere tra le righe una certa affinità del film con la fiaba del brutto ranocchio: sarà infatti il bacio finale di Fio a far cambiare la faccia del nostro virile e atipico protagonista, anche se questa cosa non è molto esplicita.

Personalmente, ho trovato la sceneggiatura di "Porco Rosso" troppo lenta; ciononostante, tale caratteristica è comune alla maggior parte dei film di Miyazaki, i quali si sorreggono su una perizia stilistica di prim'ordine e un talento visionario innato: in essi la trama o la sceneggiatura sono fattori del tutto secondari, in quanto il loro autore è in grado di vedere e rappresentare il mondo con lo sguardo trasognato di un bambino; ergo il modo corretto di approcciarsi alla maggior parte delle opere del suddetto è con lo sguardo di un pargolo, siccome egli è un vero e proprio "artista bambino" che ha fatto del "sense of wonder" il punto forte della sua poetica.

In conclusione, tenendo anche conto delle splendide animazioni (squisitamente tradizionali), dei bellissimi disegni e dell'autorale regia, considero "Porco Rosso" un ottimo divertissment, il quale gode di una scena molto suggestiva e indelebile, la quale va assolutamente ricordata nella storia del cinema - mi riferisco ovviamente all'esperienza mistica del nostro Prometeo con la faccia di maiale. I fan di Miyazaki con questa visione conosceranno meglio il loro idolo, in quanto il marcato citazionismo del film, che arriva addirittura a tirare dentro spaghetti al pomodoro e film occidentali d'annata, consiste nel bagaglio personale di "favorite things" del maestro - proprio come dice il testo dell'omonimo brano jazz.


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Darfen

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Il film Porco Rosso è un film dello studio Ghibli che racconta la storia dell'aviatore Marco Pagot che per una strana maledizione ha il muso uguale a quello di un maiale.
Sebbene l'abbia visto già diverse volte, tutte le volte trovo altri motivi per apprezzare il film in questione.

Prima di tutto l'ambientazione. I cieli e il mar Adriatico fanno da sfondo a quest'opera che si svolge in Italia e nel Mediterraneo. Il bel Paese vive un periodo di povertà e di fermento politico dovuto all'ascesa del fascismo.
Il protagonista Porco è veramente fantastico e dotato del classico charm dell'eroe che non cerca ne gloria ne fama, ma solo il silenzio del volo. Egli è in assoluto uno dei migliori guidatori di Idrovolanti dell'intera zona mediterranea, e oltre ad aver sposato in pieno lo stile di vita dell'aviatore egli ha scelto come luogo per la propria esistenza il cielo. Porco rifiuta la vita "a terra", sdegnato dalle guerre (durante un combattimento della prima guerra mondiale è sopravvissuto alla morte di molti amici piloti) e dalla politica fascista che sta avanzando (quando gli viene offerto di far parte della milizia scelta fascista risponde: "Meglio maiali che fascisti"). Tutto questo rende Porco un protagonista stupendamente malinconico.
Anche i personaggi femminili hanno un ruolo fondamentale. La piccola Fiona Piccolo è una dotatissima meccanica, specializzata in velivoli, che decide di viaggiare con Porco, dopo avergli perfezionato l'idrovolante. Madame Gina invece è la ricca proprietaria di un albergo sul mare, che spesso è tappa delle soste di molti aviatori e pirati del cielo. Ella è innamorata di Porco e come lui ha perso i suoi cari durante la guerra.

Oltre al chracter design anche la regia e la colonna sonora del film sono realizzate magistralmente; dai bellissimi tramonti e scorci sul mare alla toccante canzone di chiusura, in perfetta sintonia con l'aperto e poetico finale.

Porco Rosso è un film che concilia perfettamente situazioni divertenti e momenti di squisita malinconia, il che ne fa una delle perle più belle della serie dei lavori di Miyazaki.


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Kabutomaru

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Trovata la stabilità finanziaria grazie agli incassi di "Kiki Consegne a Domicilio", Hayao Miyazaki si concede una pausa di 3 anni prima di girare un nuovo film, in modo che possa creare un lavoro che non sia solo commercialmente remunerativo, ma sia al contempo un valido prodotto artistico. Nel 1992 il regista quindi dà alla luce il suo sesto film, "Porco Rosso", di cui è autore sia della sceneggiatura che del soggetto. L'opera dopo tanti anni è stata riportata in Italia dalla Lucky Red, che ha optato per una distribuzione cinematografica ed un'edizione home video in DVD.

Marco Pagot, pilota dell'aviazione italiana durante la prima guerra mondiale, si è ritrovato vittima di una maledizione che lo ha trasformato in un maiale. A bordo del suo idrocaccia rosso, chiamato da tutti però "Porco Rosso", Marco sgomina i pirati dell'Adriatico che tanti problemi causano alle navi di passaggio. Stanchi di lui, i prati decidono di assoldare Donald Curtis, sbruffone e borioso americano, il quale ben contento di misurarsi con un pilota del calibro di Marco Pagot accetta entusiasta il compito. Tra scene di vita quotidiana, il sentimento d'amore verso la bella Gina e combattimenti aerei, il protagonista dovrà cercare di destreggiarsi in tutta questa ingarbugliata matassa.
La trama è molto labile, si direbbe quasi che non c'è una vera e propria storia portante ed il tutto si riduce ad eventi della quotidianità uniti tra loro da un debole filo conduttore, ovvero la rivalità tra Pagot e Curtis e l'amore per Gina. Le tematiche abbandonano finalmente il solito tema del contrasto uomo-natura che era presente in quasi tutte le opere precedenti di Miyazaki, per andare in una direzione più intima e personale. Questo approccio comporta l'abbandono delle riflessioni ecologiche e del conflitto uomo-natura, tanto cari all'autore, per trattare temi meno noti al grande pubblico, ma sempre facenti parti della sua poetica come il volo e l'anti-militarismo. Si nota quindi un'evoluzione nella sua poetica, che se nei precedenti film finiva con l'avere sbocchi ottimistici, in questa pellicola per tutta la durata denota un'atmosfera pervasa da una sottile malinconia e amarezza di fondo.
I personaggi ben riflettono questa cosa e per la prima volta (ad eccezione del primo film con Lupin), troviamo come protagonista un adulto. Marco Pagot è una persona disillusa, le cui esperienze di guerra lo hanno segnato a fondo, e ciò ha fatto sì che divenisse un pacifista convinto seppur si dimostri profondamente pessimista verso il genere umano. Il suo struggente rapporto con Gina è sintomatico di ciò, la donna ama profondamente Marco e lui ricambia il sentimento nel profondo, ma questa attrazione condivisa dai due è fonte di sofferenza per entrambi visto che il loro è un amore impossibile: Marco non vuole causarle dolore poichè Gina ha perso già tre mariti per la guerra. L'unica speranza è rappresentata dalla giovane Fio ("Mi fai credere che non tutta l'umanità sia da buttare" queste sono pressappoco le parole che Marco rivolge alla ragazza), la quale rappresenta il futuro di un'umanità migliore.

Come in "Kiki Consegne a Domicilio", Miyazaki ancora una volta opta per scelte registiche diverse dai suoi precedenti film. I campi lunghi e i fantastici piani sequenza, riguardano solo le scene di combattimento in volo, per il resto abbondano campi medi e primi piani. Il centro dell'attenzione è il singolo individeuo e non più il paesaggio circostante che passa in secondo piano, divenendo un mero elemento di contorno alla storia. Le animazioni però non ne risentono, è verò che lo Studio Ghibli non può sfoggiare le sue favolose animazioni sui paesaggi grazie ai quali si esalta, ma grazie alle direttive del regista sono riusciti a ricreare degli splendidi aerei (Miyazaki è un appassionato di aviazione).
Le musiche di Hisaishi questa volta sono meno epiche e più contenute, le quali però ben si mettono al servizio del film, (la sequenza eterea, con Marco Pagot al di sopra delle nuvole è una delle migliori scene realizzate in un film d'animazione, grazie anche alla colonna sonora di sottofondo che crea la giusta atmosfera).

Il film non è esente da difetti i quali gli precludono lo status di capolavoro. La pecca principale è uno scontro finale che si risolve in maniera troppo caciarona e una fine veramente apertissima, inoltre il background di Marco Pagot è un pò trascurato visto che non si scoprirà mai come è avvenuta la trasformazione in maiale. Una nota di demerito è aver fatto di "Porco Rosso" un'opera politica. Come ben si sa Miyazaki è un socialista convinto e quindi per seminare le sue idee ha ben pensato di inserire alcuni elementi sintomatici di ciò come la frase "Meglio porco che fascista", pronunciata da Marco nel dialogo con il suo amico Ferrer, che poteva essere interpretata come un inno alla libertà. Però quando Marco esce dal cinema e sui muri si vedono manifesti che inneggiano ai lavoratori e al socialismo (con tanto di pugno sinistro alzato), si comprende bene che si volevano comunicare altri messaggi oltre alla libertà. Nel fare ciò però Miyazaki ha anche distrutto così tutta la perfetta costruzione storica visto che nel 1929 era improbabile trovare manifesti del genere a Milano. Difetti a parte, "Porco Rosso" è un'opera che va vista da ogni amante del buon cinema e non solo dai fan di Miyazaki, i quali potrebbero restare delusi visto che il film è atipico all'interno della sua filmografia.


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KibiRain

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Porco Rosso è un film d'animazione dello Studio Ghibli basato sul manga Hikoutei Jidai di Hayao Miyazaki (che, inutile dirlo, è anche regista del film). L'uscita in Giappone è avvenuta nel 1992, mentre in Italia nel 2010 a cura di Lucky Red.

<b>Il seguente paragrafo contiene spoiler</b>
Il film narra delle vicende di Marco Pagot alias Porco Rosso, ex pilota dell'Aeronautica che, dopo aver affrontato la prima guerra mondiale ed essere sopravvissuto all'incidente che l'ha tramutato in maiale, si ritira sulla costa dalmata per fare il cacciatore di taglie a bordo del suo idrovolante rosso. Presto diviene una minaccia per i Pirati dell'aria (presenti anche in Laputa - Castello nel cielo) che decidono di ingaggiare un'altro formidabile pilota a contrastare Porco Rosso: Donald Curtis. I due si trovano nel viaggio di Marco verso Milano, con lo scopo di far riparare l'idrovolante, in questa prima sfida impari Donald riesce ad abbatterlo. Marco recupera i pezzi dell'idrovolante e si dirige dal signor Piccolo per ripararlo. Scoprirà con grande sorpresa che ad occuparsi dell'intero progetto è Fio Piccolo, giovane nipote del proprietario e ad aiutarla un esercito di donne parenti a quest'ultimo. Marco deciderà di affrontare Donald in una sfida alla pari per la rivincita e Fio lo convincerà a farla venire con lui. I due ingaggeranno una battaglia all'ultimo colpo di mitragliatrice in un primo momento e all'ultimo pugno in un secondo.

Uno dei pregi dell'anime è sicuramente il messaggio: la libertà assoluta e senza confini come il cielo e l'importanza delle donne forti e lavoratrici, tanto care a Miyazaki.
La parte grafica è molto curata negli sfondi, sia in cielo che nei vari altri luoghi (purtroppo più di quanto non lo sia coi personaggi). Non c'è una vera e propria connotazione dei personaggi e tutti si rivelano né buoni né cattivi all'estremo.
Difetti dell'anime: la mancanza di una vera e propria storia, molti avvenimenti restano avvolti nel mistero, come la metamorfosi di Marco, la sua storia con Gina che a tratti sembra essere molto importante, poi viene accantonata per poi essere ripresa nel finale (male del resto).
I personaggi visivamente non rimangono impressi, quasi tutti a parte Porco Rosso e Gina, persino Fio che rispetto ai personaggi femminili adolescenti presenti nei film di Miyazaki appare più scialba. Altri errori però futili sono quelli di ortografia presenti nelle insegne a Milano.
In conclusione i difetti sono evidenti, però mi piace molto il messaggio che lascia, non lascia una storia ma un messaggio, il mio voto dipende quindi dal valore affettivo per questo anime.


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Evangelion0189

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
È il 2010 quando viene distribuito nelle nostre sale un film dello Studio Ghibli datato 1992: si tratta di Porco Rosso, lungamente atteso con crescente trepidazione dai fan italiani. Per quanto mi riguarda, rivederlo doppiato in italiano, dopo averlo già apprezzato in originale con i sottotitoli, è stata un'esperienza meravigliosa. Curiosamente, il film in questione non è stato tratto da opere preesistenti, bensì è stato concepito per intero proprio da Hayao Miyazaki, il quale si è basato su una one-shot a fumetti scritta di suo pugno: Hikōtei Jidai, letteralmente "L'epoca degli idrovolanti", tant'è che Porco Rosso è ambientato in un immaginario primo dopoguerra in cui i suddetti velivoli dominano i cieli sopra il Mediterraneo. A questo punto accenno brevemente alla trama.

Il nostro protagonista, Marco Pagot, è soprannominato "Porco Rosso": "porco" perché una bizzarra maledizione gli ha conferito le sembianze di un maiale antropomorfo, e "rosso" perché è lo straordinario e abilissimo pilota di un idrovolante di tale colore, il SIAI S.21, nato dalla fantasiosa fusione di due aerei realmente esistiti. Seguiamo quindi le sue peripezie aeree, tra cui il salvataggio di un gruppo di bambine prese in ostaggio da pirati dei cieli che, per la loro sbadataggine, finiscono per suscitare un'irresistibile simpatia; una gara aerea con il damerino americano Donald Curtis; un inseguimento ad opera dei fascisti; una cena nel ristorante di lusso dell'affascinante cantante Gina, sua amica d'infanzia; il tutto incorniciato dai paesaggi costieri dell'Adriatico, un'immaginaria Milano, un isolotto paradisiaco dell'arcipelago dalmata, una serie di personaggi unici come Fio e i membri della Piccolo S.p.a. (in proposito, la scena in cui una pletora di anziane signore della famiglia Piccolo lavora alla costruzione di un aereo e poi imbandisce una grande tavolata tutta italiana con vino e spaghetti al pomodoro vale da sola la visione del film), battute irriverenti e pensate in gran quantità (una su tutte: "Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale.") e sequenze straordinariamente evocative (come ad esempio il flashback dell'esperienza "mistica" di Porco durante la Prima Guerra Mondiale).

Inutile dire che, come di consueto, Miyazaki e lo Studio Ghibli, fondato insieme all'amico Isao Takahata (tra l'altro regista di un capolavoro come Una tomba per le lucciole), confezionano il film con l'estrema cura in animazioni, fondali e colori che tanto li hanno resi acclamati un po' ovunque. Joe Isaishi ne cura la colonna sonora con raffinatezza e sonorità che ci immergono in quegli anni attraverso atmosfere dal gusto italiano e francese (la canzone contro la guerra Le temps des cerises di Jean-Baptiste Clément ne è uno splendido esempio). Un plauso particolare al doppiaggio italiano e nello specifico all'interpretazione di Massimo Corvo, la cui voce piena e stentorea si adatta perfettamente a quella di Porco Rosso. Tra attimi esilaranti, scene malinconiche e sequenze degne di un quadro in movimento, Porco Rosso è in definitiva un vero gioiello dell'animazione del Sol Levante.


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Bradipo Lento

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
"Porco Rosso" è un film che esce dai canoni tradizionali di Hayao Miyazaki, lascia per un momento la trattazione dei temi ecologisti e si concentra maggiormente sulla sua passione per il volo. Il film è godibile e facilmente comprensibile, caratteristiche che lo rendono ideale per chi voglia trascorrere un'ora e mezza rilassante davanti al televisore o allo schermo del computer.

<b>Il seguente paragrafo contiene lievi spoiler.</b>
Atipico il protagonista: qui abbiamo un pilota di aeroplani che, in seguito ad un sortilegio, ha assunto le sembianze di un maiale. Marco Pagot - questo il nome del personaggio, che mi risulta difficile chiamare con il nome di "Porco" come fanno tutti i personaggi del film - è un abile pilota dell'aeronautica italiana ai tempi della prima guerra mondiale che sopravvive ad una battaglia aerea nella quale soccombe tutta la sua compagnia. Con l'avvento del fascismo non accetta l'idea di sottomettersi al regime e sfrutta la sua abilità ai comandi dell'aereo dedicandosi a cacciare i pirati dell'aria per incassare le taglie sulle loro teste. La cosa non è ben vista dai pirati dell'aria che, stufi di uscire sempre sconfitti dagli scontri con Marco, ingaggiano un abile pilota americano perché combatta per loro. L'aereo di Marco ha bisogno di riparazioni, ed il suo meccanico di fiducia non può fare altro che affidare il recupero dell'apparecchio a Fio - la nipote diciassettenne che si dimostra molto abile al tavolo da disegno e con le chiavi inglesi - nonostante le perplessità del pilota.
Dopo queste premesse la storia si snoda lungo i binari dello scontro tra Marco e Donald Curtis - il pilota americano - con un elemento in più: i due contendenti si batteranno per saldare i debiti per la riparazione dell'aereo (Marco) o per ottenere la mano di Fio (Curtis). Tutto questo sullo sfondo dell'Italia tra le due guerre, con una attenta rappresentazione della realtà del momento - significativo il fatto che la "Piccolo SPA", la ditta del meccanico a cui si rivolge Marco, può funzionare solo grazie alla manodopera femminile - e con scorci su una Milano tra le due guerre molto realistici.

La semplicità della storia e la cura con cui viene narrata sono senz'altro uno dei motivi che rendono gradevole il film. La splendida realizzazione grafica - marchio di fabbrica dello studio Ghibli e di Miyazaki - è un altro dei punti di forza dell'opera. Penso che per chiunque sia molto difficile rimanere indifferenti davanti alle scene in cui Marco vola sul mare, l'ambientazione marinara e nei cieli è sicuramente affascinante e riesce a catalizzare l'attenzione degli spettatori. Per il pubblico italiano è un piacere vedere un film ambientato nel nostro paese e siamo disposti anche ad accettare piccole imprecisioni come il cartello "non si fo credito" nell'officina della ditta Piccolo pur di vedere le nostre città o il tricolore sugli aerei. Accurata la ricostruzione (anche se romanzata) degli eventi storici: impressionante vedere sull'aereo di Ferrarin l'insegna del fascio littorio assolutamente fedele a quelle dell'epoca. Miyazaki ripone la stessa cura anche per la nutrita serie di citazioni riguardanti il mondo dell'aviazione (una delle sue passioni), anche qui con riferimenti a piloti italiani che hanno fatto la storia (Francesco Baracca, Adriano Visconti, Arturo Ferrarin).

Un film divertente, non troppo impegnato e facile da seguire, da vedere quando si ha voglia di "staccare" un attimo dalla vita quotidiana appassionandosi alle splendide scene che scorrono sullo schermo.


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Panda79

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
"Porco Rosso" è il sesto film dello Studio Ghibli, presentato il 18 luglio del 1992 per la regia Hayao Miyazaki.
Forse andrò un po' contro corrente, ma di certo questo lungo metraggio non è tra i migliori prodotti da colui che è definito "il dio degli anime". Specifichiamo, non che sia un brutto film. A livello tecnico mantiene sempre un'alta qualità, come buona parte degli anime Ghibli. L'animazione è ineccepibile, gli sfondi molto curati. E' molto bella la riproduzione dell'Italia post-guerra. I personaggi sono molto ben caratterizzati, anche se c'è da dire che tra un film e l'altro si somigliano sempre un po' tutti.
Il problema fondamentale di questo film è la sceneggiatura. Premettendo che i prodotti di Hayao Miyazaki vogliono trasmettere sempre gli stessi messaggi, anche questo è un piccolo neo del grande maestro, come il pacifismo, il rispetto per la natura ed il rispetto per ciò che può sembrare diverso dalla normalità, "Porco rosso" non ha una trama ben sviluppata che possa mantenere costante l'attenzione del pubblico. E' una storia senza un vero e proprio filo logico, piena di buchi, come l'inspiegata maledizione del protagonista, ed è una storia che non porta da nessuna parte. In fondo è un film che non ha un vero e proprio inizio e neanche una vera e propria fine. Questa struttura poco solida non permette allo stesso Miyazaki di trasmettere chiaramente, ed anche piacevolmente per lo spettatore, quei messaggi ai quali è molto legato.
"Porco rosso" è uscito l'anno dopo "Omohide poro poro", il capolavoro di Takahata, e visto che al secondo ho assegnato 10 in una mia precedente recensione, a "Porco rosso" non posso assegnare più di 6. Non è assolutamente accostabile ad un'opera immensa come quella che uscì l'anno prima.


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eracliano

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
"Porco Rosso" è sicuramente un caso anomalo nel panorama della produzione di Miyazaki. Non ovviamente dal punto di vista dell'aspetto tecnico, che si mantiene sugli alti standard a cui siamo tutti ormai abituati. Vediamo di capire ciò di cui stiamo parlando.
Trama: non c'è una vera trama, nel senso di una storia che inizia e finisce. Pare invece che il film voglia prendere un frammento di una vicenda più grande. Porco Rosso, ovvero il protagonista, resta il filo conduttore del racconto, ma non c'è uno "scopo" vero e proprio. Gli eventi si evolvono man mano senza dunque una direzione precisa. È una scelta che può far discutere. Di fatto però lo spettatore continua più per le gag spassose lasciate qua e là che per sapere ciò che succede dopo. Per carità, è bene che faccia ridere, ma non significa che c'è per questo trama. Su questo punto pertanto assegno un 6.
Finale: di fatto non è un vero e proprio finale. Diciamo che il film ad un certo punto finisce, anche se la storia avrebbe potuto continuare ancora molto. Un piccolo colpo di scena, appena abbozzato, chiude il sipario, prima di un'ultima riflessione della piccola Fio (tra l'altro intrisa di un buonismo secondo me eccessivo). Niente di eclatante, sebbene sia in linea con il resto. Assegno un 6,5.
Personaggi: l'unico personaggio degno di nota è Porco Rosso, il protagonista, in merito al quale farò qualche considerazione tra poco. E poi, beh, c'è la ragazza giovane ma carismatica e l'americano esibizionista, entrambi prevedibili. Gli altri sono macchiette, specie i pirati dell'aria. Davvero troppo sempliciotti per essere credibili, ed è un peccato! Assegno un 6.5 come media tra il 9 di Porco e il 4 degli altri.
Grafica: i disegni sono belli, i fondali magnifici, specie quelli sul mare (riconoscibili le ville venete sul mare). L'ambientazione storica, ovvero l'Italia degli anni 20, è indubbiamente estremamente affascinante, probabilmente dandogli più risalto si sarebbe ottenuto un prodotto molto superiore. Ad ogni modo è l'aspetto che più mi è piaciuto, e assegno 10 qui.
Sonoro: non è chissà cosa, francamente mi è sembrato passare molto in secondo piano. Non stona, ma non entusiasma nemmeno. 7 perché ho apprezzato la radio all'inizio!

Dedico a questo punto uno spazio apposta per Porco Rosso come personaggio, come promesso. Questo in quanto l'analisi di questo personaggio ci rende anche partecipi del significato che l'autore vuole dare a questo film.
Porco Rosso, il cui vero nome è Marco Pagot, a causa di una non precisata maledizione, si è trasformato in un maiale. Come tale, è osteggiato dalla maggior parte della gente. Durante la prima guerra mondiale ha combattuto come aviatore ma la brutta esperienza lo ha fatto diventare un convinto pacifista (e questa è una costante miyazakiana). È fondamentalmente buono, sebbene chiuso in sé. Appare pertanto un po' egoista agli altri. A me è sembrato un disilluso dalla società.
Il diventare maiale è probabilmente usato anche come parodia del suo rifiuto di uniformarsi al resto della gente: pacifista oltranzista in tempi militaristici, individualista in tempi di esplosione della visione sociale dello stato, in cui tutti hanno una bandiera in mano. Desideroso di libertà sopra ogni cosa mentre tutti preferiscono la tranquillità e l'ordine. Questa interpretazione è confermata da almeno un paio di sue battute nel corso del film. Tuttavia anche questo aspetto, che avrebbe potuto essere interessante, non è approfondito, dando un qualche senso di svilimento.

Tirando le conclusioni, assegno un 7. Complessivamente non è una brutta opera, però non è adeguatamente sviluppata. Se volete farvi due risate e apprezzate l'ambientazione, guardatevelo, non ve ne pentirete. Questo è quanto.


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Gald

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Sicuramente uno dei migliori film dell'animazione giapponese. Dopo aver visto "Il Castello errante di Howl", "Racconti di Terramare" e molti altri sempre dello studio Ghibli non mi aspettavo un'altro film di questo livello.
La trama è incentrata sulla storia di Marco Pagot un pilota cacciatore di taglie che vola su un idrovolante rosso. Marco dopo una maledizione ha assunto l'aspetto di un maiale antropomorfo e si fa chiamare con il nome di "Porco Rosso". La trama sembra molto semplice e scanzonata, a volte pure scontata ma proprio in questa semplicità l'autore dell'opera riesce comunque ad impressionare e a tenere incollata allo schermo la gente che sta guardando il film.
Il cast dei personaggi presenti in quest'anime non è molto ricco ma comunque ogni personaggio è ben delineato. Il mio preferito è sicuramente Marco, il protagonista, che si rivela un uomo di non troppe parole ma molto sicuro di se e molto generoso verso il prossimo, infatti lo possiamo capire molte volte durante il film. Gli altri personaggi sono comunque ideati e proposti molto bene e riescono ad appassionare chi garda il film.
Nel complesso il film è molto bello e consiglio assolutamente a tutti di guardarlo. Un capolavoro come quasi tutti i film dello studio Ghibli.

bob71

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Porci con le ali

Ambientato in Italia nel periodo fra le due guerre mondiali, descritto come una mitica epoca degli idrovolanti, il film narra le avventure di Marco Pagot, alias Porco Rosso, un anarchico e solitario asso dell'aviazione che si guadagna da vivere come cacciatore di taglie. Il suo monoplano rosso fiammante dotato di mitragliatrice (omaggio al leggendario barone von Richthofen) è il terrore dei contrabbandieri del Mare Adriatico. Questi, esasperati, si rivolgeranno a Donald Curtis, un esperto quanto borioso pilota americano che sfiderà Marco a un duello senza esclusione di colpi.

Quello che, a una prima distratta impressione, sembrerebbe il film più disimpegnato e scanzonato di Miyazaki, quasi un 'divertissement' dedicato alla sua passione per il volo, lascia emergere il suo lato più politico e si rivela essere un personalissimo inno alla libertà, incarnata nell'eroe schivo e solitario senza casa né famiglia: egli risponde solo al codice d'onore degli aviatori e ha scelto la fuga dal mondo e il rifiuto dell'omologazione al regime che avanza e che fagocita ogni diversità - "meglio maiale che fascista!" è un passaggio chiave del film.
Il racconto però non è appesantito da intenti ideologici e, asciutto e con pochi fronzoli, procede fluido alternando slapstick comedy, sottile umorismo e scene più drammatiche pregne di profonda malinconia.
Come sempre nel cinema di Miyazaki, le figure femminili hanno un ruolo predominante; Madame Gina non ha difficoltà a farsi rispettare dai pirati, e Fio Piccolo, giovane e promettente designer di aircraft, è un'adolescente che non si sottrae alle proprie responsabilità e, attraverso il duro lavoro, decide di emanciparsi e di contribuire in prima persona alla causa in cui crede. Inoltre, mentre gli uomini nel film sono avventurieri senza radici che vivono ai margini della società, sia Fio sia Gina vengono dipinte come indipendenti ed esperte negli affari. Questa visione femminista è un elemento tipico dell'universo narrativo 'miyazakiano' e del suo personale umanesimo che vede la donna come figura centrale e punto di riferimento.

Porco Rosso rappresenta idealmente la figura dell'artista (forse alter ego dello stesso autore), che dall'alto ha un punto di osservazione privilegiato, si astrae dal mondo e ha una visione distaccata e oggettiva della realtà, ma non per questo rimane neutrale o indifferente ed è costretto a impegnarsi personalmente.
Il maiale è uno degli animali simbolo del regista di Akebono ed è presente in molti suoi lavori, da "Conan" a "La città incantata". L'eroe volante accetta la metamorfosi e rifiuta la propria umanità perché nauseato dalla stoltezza e dalla crudeltà della guerra che lo ha segnato definitivamente durante una sanguinosa battaglia aerea in cui ha visto con i suoi occhi l'annientamento di un'intera squadriglia di suoi commilitoni.
Quando non vola Marco è un novello Humphrey Bogart con il suo impermeabile, il suo cappello di feltro a tesa larga, la sigaretta perennemente accesa e il suo irresistibile fascino maschile che non necessita certo di bellezza esteriore per fare breccia nel cuore delle donne. Il piano bar dell'hotel Adriano è un crocevia di avventurieri che, come in "Casablanca", strizza l'occhio alle atmosfere noir di certi film hollywoodiani degli anni d'oro.
Le rocambolesche acrobazie aeree sono coreografiche e spettacolari, tra veloci zoomate e complesse carrellate dai ritmi serrati che riescono a non essere mai noiose e risultano sempre fantasiose e avvincenti. C'è poi l'omaggio di Miyazaki alle produzioni dei pionieri dell'animazione (nella scena ambientata all'interno della sala cinematografica), ispirata ai fratelli Fleischer e a Windsor McKay, che ebbero grande influenza sull'animazione nipponica nel primo dopoguerra.

Buona la ricostruzione, filtrata dallo stile Ghibli, dell'Italia settentrionale e della pittoresca costa dalmata, seppur non esente da qualche distrazione, tutto sommato trascurabile, circa il contesto geografico: su tutte la scelta incomprensibile di Milano laddove sarebbe stato più filologicamente corretto parlare di Torino - vedi il motore Fiat A.S.2 "Ghibli" del monoplano di Marco, lo spericolato collaudo sul Po (?), e lo scorcio della Mole Antonelliana nei titoli di coda.
Le musiche di Joe Hisahishi sono, come di consueto, all'altezza delle aspettative. In questo frangente il pianista e compositore si cimenta in melodie romantiche, allegre marcette bandistiche che enfatizzano il carattere solare e festoso dell'ambientazione italica, e un omaggio alla tradizione degli chansonnier con il brano cantato da Madame Gina "Le temps des cerises" di Charles Trenet.

"Porco rosso" è un'avventura che riesce a fondere commedia fracassona e profonde riflessioni, sequenze mozzafiato e toccante romanticismo. Inizialmente concepito come corto per una compagnia aerea, pur nella sua atipicità e pur non essendo paragonabile ad alcuna delle tante epopee grandiose a cui il maestro ci ha abituati, è una grande prova d'autore, matura e consapevole, tutt'altro che inferiore nell'ambito della gloriosa filmografia made in Ghibli.


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Mitsuki_92

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Primo commento: particolarmente bello.
"Porco Rosso" è un film prodotto nel 1992 dallo Studio Ghibli, portato alla luce in Italia da Lucky Red solo nel 2011. Questo scarto di 19 anni non trova ragione, fatto sta che, alla fine, l'importante è che tutti i fan dell'animazione giapponese hanno avuto l'occasione di godersi questo film, nato dalla mente del più geniale dei registi: Hayao Miyazaki. Il maestro, premio Oscar per "La Città Incantata", ci fa immergere nell'epoca del post Prima Guerra Mondiale, in un'Italia che leccava le proprie ferite e cercava di andare avanti. I criminali, i cosiddetti Pirati del Cielo, con i loro idrovolanti approfittavano della situazione per creare non pochi problemi e baruffe. Nessuno sembrava tener testa se non "Porco Rosso", nome di battaglia dell'ex aviatore Marco Pagot, cacciatore di taglie.

Perché "porco"? Semplice: egli è un uomo con la faccia da maiale. La sua metamorfosi è raccontata durante il film, o meglio, solo accennata, a buon intenditore poche parole; non ci si può far niente, Miyazaki è così. In questo film ci sono così tanti elementi tipici del maestro che lascio a voi l'onore di scoprirli! Uno in particolare: credo che alla maggior parte di voi possa lasciare l'amaro in bocca, ma se veramente si fa proprio l'intento voluto dall'autore, credo che a quelli come me, possa lasciare solo tanta speranza nel cuore. Sì, una speranza nel futuro, nell'amore, nell'amicizia, nelle imprese che a prima vista sembrano impossibili. Bisogna lottare con le proprie forze per ottenere grandi risultati nella vita. E' questo il principale insegnamento che mi ha fatto dono questo film. Ah, perché "rosso"? Perché il suo idrovolante è di un rosso sgargiante!

Passando un po' più nel dettaglio alla trama del film, la miccia che innesca il tutto è l'arrivo dell'americano Curtis, chiamato in Italia per contrastare definitivamente Porco Rosso e dare il definitivo via libera ai Pirati del Cielo per dominare aria e terra. Marco dapprima si tira indietro solo perché il motore del suo idrovolante dà segni di cedimento e parte per Milano alla volta di una ditta specializzata in riparazioni. Durante il viaggio però viene contrastato da Curtis...

La tessitura dei personaggi è ben articolata; da una parte c'è il rapporto tra "la donna in attesa" Gina, cantante dell'Hotel Adriano, e "Porco Rosso" Marco. I loro destini sono legati da un filo sottilissimo che non potrà mai essere spezzato. Poi c'è la diciassettenne Fio, un personaggio davvero speciale. E' un'esperta di costruzione di idrovolanti, e, anche se è così giovane, è davvero molto brava, tanto da convincere Marco a portarla con sé in caso di bisogno, dato che è pur sempre un meccanico. Fio ha carattere da vendere, ha determinazione, e voglia di agire che farebbe invidia a chiunque. Sa opporsi ai Pirati del Cielo grazie solo alla forza delle parole, ferendoli nell'orgoglio. Inoltre, la ditta per cui lavora a Milano è davvero bizzarra: ci sono solo donne, e di tutte le età! In questo modo ci sono tanti personaggi che collaborano fra loro e tutti per il bene di Marco, persino l'amico, ex-collega, Arturo Ferrarin, che lo mette in guardia sui movimenti dei fascisti che lo vogliono catturare.

Il bello di questo film per noi italiani è vedere come Hayao Miyazaki riproduce la nostra amata Italia, inserendo anche tralci di giornale interamente scritti nella nostra lingua, seppur con errori grossolani, che possono essere benissimo sorvolati lasciando apprezzare l'intento - tanto i Giapponesi che capiscono di quelle scritte? Un bel niente.
Dal punto di vista tecnico questo film è davvero spettacolare, con animazioni ben fatte, con colori caldi e accesi, con sfondi degni della fama di Miyazaki. La colonna sonora, affidata a Joe Hisaishi, è in perfetta sintonia con tutti gli archi narrativi del film, non c'è nulla di cui possa lamentarmi. In ultimo, ma non meno importante, è il doppiaggio italiano, che mi è molto piaciuto! Tutte le voci rendono bene l'idea iniziale del doppiatore originale. Una citazione che mi sento di fare è la seguente: Un maiale che non vola, è solo un maiale. Qui, è racchiusa l'anima del film.

Ho apprezzato davvero "Porco Rosso". Sinceramente ero partita prevenuta, non pensavo fosse stato del mio genere. Mi fa piacere essermi ricreduta e assegnare un 9 pieno a quest'opera. Consiglio questo film sopratutto a chi cerca qualcosa di diverso e interessante, non ne rimarrete delusi. E poi consiglio questo film a tutti i fan dello Studio Ghibli che non hanno ancora avuto modo di vedere il film. Fatelo, come ho fatto io, ne vale la pena.


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Pan Daemonium

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Onestamente sono rimasto leggermente deluso da quest'anime per vari motivi molto semplici da comprendere, se si conosce quest'opera.
Purtroppo Miyazaki, nel suo unico film storicamente ben collocato, ha deciso di astenersi dall'approfondire il tema politico e sociale del periodo, facendo meramente comprendere un docile antifascismo del protagonista antagonista a un Fascismo molto vago e quasi impercettibile. Questa è una grande pecca, anche perché lo stesso nome "Porco Rosso" pensavo fosse dovuto a motivi politici, ma la cosa non viene assolutamente spiegata, né accennata in alcun modo. Difatti attorno a questo personaggio vaga un insieme di ombre che non si tenta neppure di illuminare. Il nome non si capisce cosa voglia dire, l'aspetto del protagonista è ugualmente un fitto mistero, il suo passato idem, la sua avventura di quasi premorte incomprensibile.
C'è da dire che questa mancanza di una spiegazione dei punti fondamentali del protagonista è compensata da una trama abbastanza lodabile, di certo non molto profonda, ma comica al punto giusto e che si adatta bene allo spettatore per una buona ora e mezza. Purtroppo anche qui non manca l'onnipresente amore, questa volta interpretato in modo un po' più nebbioso, sia quello fra Gina e il protagonista, sia il presunto presente fra la ragazzina e lo stesso. Pare che tutte si innamorino di Porco Rosso, ma quel che sia la cosa non viene approfondita, proprio perché è come se Miyazaki abbia voluto creare un'opera che si basi sulla semplicità, senza cadere né in moralismi politici, che comunque sono meglio che il nulla assoluto, né in astrazioni sentimentali.
Purtroppo per me il colpo mortale è stato datomi dal finale, che mi ha lasciato sconvolto. Non si può far terminare così un film, non lo concepisco affatto. Cosa sarebbe costato creare un finale veloce, invece che tagliare bruscamente lasciando al pubblico non il presentimento di ciò che non vedrà, ma il vuoto più assoluto?
Ho apprezzato la colonna sonora, il che non avviene spesso con Miyazaki, quindi questo è un punto in più.
Io sono semplicemente rimasto principalmente con tante domande e, successivamente, anche spiazzato da un finale inesistente. Non una sensazione piacevole.

Ningen

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Ningen

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Ecco un altro film di Miyazaki, non proprio riuscito bene. E pensare che in "Porco Rosso" il potenziale c'era, ma non è stato sviluppato in modo corretto.
Il protagonista del film è Marco, alias Porco Rosso, pilota italiano di idrovolanti, che, durante un incidente non meglio specificato, arriva ad assumere l'aspetto di un maiale, da cui poi il sopranome Porco Rosso, poiché pilota anche un idrovolante rosso.
Il film è ambientato durante il periodo fascista, ma nonostante questo potesse essere un buon pretesto per approfondire il tema sul fascismo, questo non sembra essere preso in gran considerazione se non in due o tre scene.
Uno dei grossi limiti di questo film è che manca completamente di suspense: dall'inizio alla fine del film lo spettatore non si aspetta niente, e non c'è niente che lo stimoli ad andare avanti, e non c'è niente che viene approfondito più di tanto. Il film introduce tanti temi di cui parlare, ma non ne conclude nemmeno uno. Ad esempio, la difficile condizione del protagonista, ridotto a essere un maiale, o ancora, il difficile rapporto con il fascismo, o la storia d'amore tra Porco rosso e Gina, tutti temi appena accennati. Oltretutto non sapremo né chi né cosa ha trasformato il povero Marco in maiale (che non sembra soffrirne molto), né come andrà a finire la storia con Gina, perché tutto è lasciato all'immaginazione, e in questo senso il finale ci lascia basiti, senza poter dire nulla.
Dal lato disegni ho notato troppo spesso che le facce dei personaggi si somigliano tutte, basti pensare alle bambine salvate all'inizio del film da Porco Rosso, o agli stessi pirati del cielo. Le animazioni sono buone come al solito, ma onestamente questa volta non mi sento particolarmente appagato dall'aspetto tecnico.
Se la recensione finisse qui, il film arriverebbe a un 5 stentato, ma se devo essere sincero ho dato 6 solo perché qualche scena divertente, che strappa qualche sorrisino, c'è, quindi almeno questo si salva nella mediocrità di questo film.
Lo consiglio a chi ha visto le altre opere di Miyazaki, e non ha altro da fare, e vuole passare qualche oretta, per svagarsi.


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onizuka90

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Tra le svariate voci e pareri che di tanto in tanto si odono nei meandri della rete mi giunse, ahimè, all'orecchio un'inusitata novella, la quale destò non poco il mio stupore per la sua bizzarria. Si vociferava che fra i film dello studio Ghibli ve ne fosse uno considerato tra i più maturi e interessanti dell'intera produzione, gustabile anche da menti in cerca di un qualcosa di diverso e di concettualmente ricco e saporito.
Alla luce di siffatte declamazioni, curiosità mi persuase alla fatidica scelta di impegnare attenzione e intelletto nella visione di tale lungometraggio: a dir poco colpito, ne rimasi, tanto da pervenire in breve a una sentenza.
Sì, avete bene inteso le mie parole: ne rimasi colpito, intendendo l'accezione negativa di tale predicato. Ad onor del vero, il film ha confermato la correttezza delle mie remore nei confronti del regista, tanto da portarmi a classificare in modo definitivo Miyazaki come uno degli autori meno interessanti e più sopravvalutati che vi siano in circolazione.

A tutti gli effetti il qui in esame "Porco Rosso" risulta essere un film leggermente diverso dai consueti canoni a cui la nostra immaginazione si è assuefatta nell'ammirare gli altri lungometraggi dal medesimo lignaggio; a partire da una vena comica decisamente più marcata rispetto ad altri lavori del maestro e dall'insolito protagonista: il maiale pilota. Non mancano tuttavia preponderanti affinità, sia per quanto riguarda la sfera inerente ai contenuti sia nei confronti della foggia estetica e tecnica; facendo particolare riferimento alla realizzazione del character design, il quale sembra perpetuarsi "ab aeternum" inalterato in ogni opera di derivazione "ghibliana". Il versante tecnico è all'avanguardia, estremamente curato nella sua forma fin nei minimi dettagli, in particolar modo per quanto concerne gli ambienti e gli sfondi.
Volendo tuttavia esaminare la struttura narrativa, si può riscontrare come essa sia a dir poco evanescente. Il film non racconta una vera e propria storia, palesandosi affine più a uno spaccato di vita, assimilabile metaforicamente a una piccola finestrella che si spalanca per un attimo su un mondo incredibilmente immaginifico e vasto, roboante e fanfarone, senza però che si abbia il tempo di sviscerare alcuni aspetti, anche peculiari, dell'intreccio, che rimangono confusi o irrisolti.

Il mondo che si comincia pian piano a conoscere si presenta per nulla credibile, soprattutto per quanto concerne i rapporti umani e il comportamento dei personaggi. Sarà forse il mio cinismo a parlare, ma il film offre una visione a dir poco idilliaca e falsa sia dell'amore sia del "modus agendi" dell'uomo. I personaggi più inconsistenti e ridicoli sono senza alcun dubbio i pirati, gente caciarona e alla buona di cui riesce ad aver ragione anche una ragazzina (esteticamente clone, peraltro, della "principessa della valle del vento") idealista e petulante, che ha suscitato la mia stizza e il mio odio fin dai primi momenti in cui ha fatto la sua comparsa. L'ambientazione sembrerebbe essere storicamente affine al periodo fascista italiano; numerosi sono i riferimenti al nostro paese, a partire dai colori della bandiera sull'aereo passando per i modelli di aeromotori realmente esistiti, senza dimenticare gli immancabili spaghetti.

"Porco Rosso", considerandolo globalmente nella sua interezza, mi ha dato una marcata sensazione di inconsistenza a livello di trama, e di sconclusionatezza e superficialità sul versante tematico-contenutistico. Come già accennavo prima, infatti, la struttura narrativa è fatiscente ed estremamente semplice, lineare, oserei definirla banale. L'intero film non è altro che un calderone di lievi accenni storici (peraltro corretti e plausibili), condito con una pluralità di riferimenti spiccioli a tematiche come la guerra, l'amore, la diffidenza per il "diverso", che incontrovertibilmente risultano fini a se stessi, senza l'ambizione di porre o invitare chi guarda a una riflessione. Sono abbandonati nell'aere, senza entrare in una qualche forma di sostanziale critica o pensiero unitario e coerente, ma lasciati quasi "stand alone", volti a incantare lo spettatore con un velo anche di mistero e di fascino tipico della fiaba, ma assolutamente aridi e privi di profondità. Filtra, al solito, un intenso profumo di speranza, di fiducia nell'amore e nei valori a esso affini. La figura del maiale, inoltre, può giostrarsi su diversi piani interpretativi, che si coagulano a mio avviso attorno a principalmente tre chiavi di lettura. La prima è costituita dal valore fondante del non giudicare in base alle apparenze e alle differenze che si interpongono tra gli individui, prendendo una posizione contro la discriminazione; tesi che, invero, non viene esplicitata direttamente, ma che si può altresì evincere dal contesto. Secondariamente le "riflessioni" si possono svolgere attorno al tema della "maledizione", dell'essere reietto di una società che si è arrivati a rifiutare, in questo caso il regime. Un altro aspetto da considerare è legato all'infausto passato di Porco, segnato dalla perdita dei propri compagni e dal senso di colpa di essere l'unico a sopravvivere e a dover sostenere il grave peso del ricordo. Si aggiunga, tuttavia, che tale aspetto non è approfondito in maniera esauriente e che si passa continuamente da atmosfere pseudo-serie ad altre diametralmente opposte, liete e comiche, senza alcun discernimento o ordine logico.

Anche cogliendo queste sfumature malinconiche che ammantano la figura del protagonista, mi sono trovato a rimuginare su quale potesse essere la "raison d'être" del film, il messaggio che esso vuole veicolare e le riflessioni che vuole offrire, ma sono giunto alla conclusione che non valga la pena industriarsi in una qualsivoglia attività ermeneutica, tanto ridicolo mi è sembrato il tentativo di millantare profondità, riuscendo soltanto a inserire qualche morale stantia e di completo disinteresse, almeno per il sottoscritto.
Concludendo, penso dunque che questo film sia oltremodo sopravvalutato dal punto di vista di quello che riesce a offrire. A mio avviso non va oltre a una sana dose di comicità e qualche messaggio scarno e fatiscente di cui francamente non sono rimasto per nulla soddisfatto. All'interno della mia personalissima considerazione di quello che l'animazione di alto livello dovrebbe essere e dovrebbe offrire, non vi è spazio per lavori di tale fattura. Unico punto a favore sono i momenti di comicità, di puro "divertissement", che in effetti il film è in grado di offrire al massimo grado e che, personalmente, ho apprezzato.
Voto: 6.

Jaku

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Jaku

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Prima di vedere questo anime mi chiedevo se ero io cresciuto o erano gli ultimi film della Ghibli a non avere quello spessosre e quello stile di prima, mi riferisco a Ponyo e Il Castello Errante. Porco Rosso non me lo aspettavo così piacevole, e direi anche commovente.
Forse quello che sta venendo a mancare nelle ultime opere è quel qualcosa su cui meditare alla fine del film, quel messaggio adulto, nascosto, complicato senza una chiara soluzione.
Porco Rosso a mio parere è veramente un bel film, piacevole, in pieno stile Miyazaki, fatto di particolari e piccole trovate che ti fanno innamorare. Non banale né scontato, ti fa sognare e commuovere.

imedith

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Non c’è dubbio che Miyazaki abbia riversato in questo film tutta la propria passione per il volo, l’Italia, i combattimenti aerei, la comicità intelligente se non addirittura ironica, e ogni aspetto decisamente caratteristico del suo immaginario, con cui tante volte ci ha già deliziato. In Porco Rosso il regista ci riserva quella magia tipica dei suoi primi lungometraggi che non aveva ancora preso il sopravvento sulla logicità della trama e che offriva incredibili meraviglie solidamente legate ad un filo conduttore. Certo, è pur sempre Miyazaki e non Walt Disney: il non detto, il cerchio che non si chiude in maniera perfetta, ciò che non viene spiegato ma lasciato all’immaginazione dello spettatore, gli spazi aperti delle supposizioni sono fondamenti irrinunciabili del suo modo di fare animazione e vengono riproposti necessariamente e a maggior ragione, quindi, anche in questo suo capolavoro degli anni Novanta.

Serio e immaginifico, realistico e fantasioso: dove inizia un aspetto e dove l’altro? Recensire un film di Miyazaki non è mai semplice per il fatto che nei suoi lungometraggi la sostanza è talmente legata alla forma che parlarne con parole scritte è sempre riduttivo e deprecabile. Come per altri dei suoi film, quali Totoro o Kiki, la trama è tutto sommato semplice e si potrebbe riassumere in poche righe, ma è come viene trasformata in colori, gesti ed espressioni ciò che ammalia per tutta la durata della pellicola. I mondi di Miyazaki sono sempre abbastanza realistici da non poter essere messi in dubbio, ma abbastanza fantastici da rendere possibile l’impossibile come se fosse una cosa del tutto normale. Per esempio è paradossale che un maiale antropomorfo possa vivere come se nulla fosse in un mondo di esseri umani… Eppure tutto il contesto è così ben rappresentato che il pubblico non se ne scandalizza affatto (ovviamente l’allegoria c’è, ed è anche piuttosto manifesta, con un contrasto porco-umano che emerge spesso nel corso del film).

Comunque, senza andare a ricercare chissà quale significato recondito… Si potrebbe parlare dei riferimenti al fascismo, alla guerra, alla diversità, ma prendiamo un tema più manifesto, quello dell’amore: in Porco Rosso è piuttosto presente, in molte forme e in modo decisamente sensibile e profondo, anche se un pochino velato. Quella dell’amore è una trama sotterranea e parallela alla vicenda che sembra a volte condurla in qualche modo, sia quando abbraccia la via del romanticismo, sia quando se ne discosta in maniera brutale e imbarazzata rispecchiando i diversi ruoli femminili e maschili all’interno del film. Qui più che in altre sue opere emerge il ruolo forte che il regista accorda alle donne: risolute e abili, capaci di portare sulle proprie spalle il peso di grandi dolori e grandi responsabilità, a volte capricciose e fragili ma sempre decise e risolutive nelle situazioni di difficoltà. Sempre coi piedi ben saldi a terra rispetto agli uomini e che devono farsi strada per dimostrare quello che valgono con una tenacia che i maschi si sognerebbero. Ma poi irrimediabilmente colpite da batticuori e sentimenti che riescono a seguire la sola logica del cuore. Ecco di loro un ritratto ideale e pragmatico allo stesso tempo, che condensa in sé tutta l’essenza di quelle che sono state e saranno le eroine Miyazakiane presenti in ogni film del regista.

Credo che Porco Rosso sia l’emblema proprio del “mondo secondo Miyazaki”, esplicativo del suo modo di percepire le differenze fra uomo e donna e i loro legami. Senza mai sentenziare o giudicare il giusto e lo sbagliato il regista dipinge in questo film un affresco di relazioni umane che potrebbero essere ascritte tranquillamente in una scena “ideale” trascendendo qualsiasi riferimento realistico, ma che si trovano poi immedesimate in un mondo di guerre, soprusi e problemi economici proprio come se tutto stesse accadendo davvero. I suoi protagonisti, in questo film come in altri suoi, sembrano non avere una personalità propria esclusiva, ma quella omnicomprensiva di tutti i pregi e difetti tipicamente umani; eppure, non si può definirli “stereotipati” perché hanno dei tratti del loro essere assolutamente peculiari. A volte viene da chiedersi se Miyazaki riesca a creare questa atmosfera a metà fra il plausibile e l’impossibile proprio perché crea cartoni animati e non film di attori in carne ed ossa. Certo è che rispetto a Mononoke Hime o Sen to Chihiro, questo lungometraggio è molto più giocato proprio sul fattore animazione: da una parte il modo divertito di affrontare certi episodi di combattimento, sfida e inseguimento che potrebbero avere del drammatico o del serioso se non fossero in forma di disegno colorato; dall’altra però la ricostruzione “da anni Venti” non solo con la proposta di oggetti e vestiti tipici dell’epoca, ma anche con la creazione di un’atmosfera nei dialoghi e nella regia da film tipico di quei tempi, soprattutto nelle scene legate al tema romantico-amoroso. E poi subito dopo la ricaduta dall’apice raggiunto in stile Rodolfo Valentino alla macchietta comica da cartone animato: quest’alternanza di atmosfere è usata in maniera geniale nel corso del film e manifesta in tutto e per tutto un gioco quasi divertito del regista fra il leggero e il drammatico, il faceto e l’impegnato. Sembra quasi che Miyazaki si sia sinceramente sollazzato a creare questo lungometraggio, e lo abbia fatto nella piena consapevolezza e maturità del suo fare animazione, usando la forma-cartone animato come un mezzo inscindibile dal contenuto, e non come un mezzo atto a veicolare un certo contenuto: insomma per Porco Rosso non potrei vedere altre forme diverse dal film d’animazione, cosa che potrei più tranquillamente pensare per esempio per Mononoke Hime.

Porco Rosso si rivela dunque come un film di una nitidezza e fluidità sorprendenti, forse uniche nella carriera del regista, che pure conserva tutto il fascino e sa trasmettere tutta la passione con cui è stato creato. È un film fondamentalmente onesto e intelligente, che non pretende di essere né più né meno di quello che dimostra di essere: senza infamia e senza pretese. È una pellicola decisamente cinematografica, nel senso che fruirla al cinema è stata senza dubbio la scelta migliore per godere appieno degli splendidi inseguimenti fra idrovolanti in cielo e delle curatissime ambientazioni. È adatta a ogni età, perché nella sua semplicità è immediatamente godibile da chiunque, ma sono sicura che soltanto un adulto può coglierne alcune sfumature, oltre al lato comico, e goderselo pienamente e con soddisfazione in ogni riferimento, dialogo e contesto. Con Porco Rosso ci si immerge in una fiaba per adulti come quelle che soltanto Miyazaki sa raccontare, estremamente più lucida delle roboanti avventure che ci ha regalato nella sua maturità post-Mononoke Hime, e forse molto più vicina all’idea comune di “cartone animato” viste le molte scene divertenti, ma dotata anche di una delicatezza e profondità tutte proprie. Non cambia però l’attenzione e la ricerca per i dettagli che arricchiscono di credibilità e fascino, i momenti adrenalinici, quelli aulici o commoventi e, ovviamente, quelli semplicemente e più direttamente spassosi. Un film che oserei definire “perfetto” (non in assoluto ma) rispetto allo stile Miyazakiano, perfetto per le sue logiche, perfetto per i suoi temi, esemplificativo del suo immaginario, della sua visione del mondo e delle relazioni umane, e ovviamente del suo modo di fare animazione.


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Kotaro

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Italia, primo dopoguerra. Un solitario idrovolante rosso sorvola le coste e le città dell' Adriatico debellando i pirati dell' aria e riscuotendo così le taglie che pendono sulle loro teste. Alla guida, c’è Marco Pagot, meglio noto come Porco Rosso, ex eroe di guerra che ha lasciato l' aviazione militare e vive da solo come cacciatore di taglie. Marco ha tagliato quasi del tutto i ponti con la società, a causa, probabilmente, della misteriosa maledizione in cui è incappato durante la guerra, che lo ha mutato in un grosso maiale antropomorfo, cosa che spiega dunque il soprannome attribuitogli dalla stampa. Ha dunque abbandonato i tristi legami col passato, con l' unica eccezione di Gina, fascinosa cantante che è per Marco un' importante amica di gioventù e a cui fa visita di tanto in tanto.
Sfidato e sconfitto dal borioso aviatore americano Donald Curtis, Marco deve dunque far riparare il suo aeroplano in vista di una rivincita. In questa circostanza incontrerà la giovane e intraprendente Fio Piccolo, nipote adolescente del suo meccanico di fiducia, un incontro che segnerà nel profondo il nostro eroe malinconico e scostante...

Porco Rosso (Kurenai no buta) è il sesto film dello Studio Ghibli, per la regia di Hayao Miyazaki.
Nato originariamente come cortometraggio promozionale per la Japan Airlines e solo successivamente tramutato in film per il cinema, Porco Rosso è una storia in cui, in tutta libertà, il regista Miyazaki concentra tutta le sue passioni, come quella per il volo e i velivoli, dovuta alla professione del padre, che lavorava in una fabbrica di aerei.
La vicenda di Marco Pagot, originalissimo eroe solitario dalle fattezze di un maiale antropomorfo, è avvincente, spiritosa, nonché dotata di un grande fascino. Magari, per noi spettatori italiani, l' ambientazione del film non sarà un luogo esotico e lontano come per gli spettatori giapponesi, ma potremo anzi ritrovare nei 90 minuti circa della durata del lungometraggio echi di racconti di un tempo lontano, che ci venivano narrati dai nostri padri o nonni o, chissà, magari avremo potuto vivere direttamente in prima persona. Il regime fascista, i ricordi di guerra, gli americani smargiassi, le grandi famiglie numerosissime con enormi tavolate a cui ci si sedeva pregando il Signore prima di consumare il pasto, tutto questo è descritto con finezza e gran cura nel lungometraggio, e a noi spettatori italiani non può che far piacere come un regista nipponico, pur con qualche strafalcione linguistico nei manifesti o nelle insegne, si sia impegnato per rendere un così accorato omaggio al nostro paese e alla nostra storia.

Porco Rosso è un film che nasconde in sé diversi temi. C'è una vicenda spiritosa e divertente, con parecchie citazioni ai vecchi cartoni animati occidentali (ad esempio il boss dei pirati dell' aria che ricorda Bluto, il rivale di Popeye), baruffe in salsa slapstick, cartooneschi incontri di pugilato per amore di una donna e una gran simpatia che ammanta tutti i personaggi, ma c'è anche una velata critica al fascismo e alla guerra, esemplificata dalla metamorfosi in maiale del protagonista, cui si possono caricare con poca difficoltà diversi simbolismi, nonostante l' elemento sovrannaturale venga soltanto lasciato intendere e mai spiegato nel dettaglio. E' un film maturo, originale, a tratti romantico, ammantato da un' aria di malinconia, che ci parlerà d' amore, di fiducia nel genere umano, di un anelito alla libertà perfettamente rappresentato dal volo, ma è anche una vicenda di grandissima simpatia capace di strappare più di un sorriso allo spettatore (e, naturalmente, anche qualche lacrimuccia).
Un film animato per adulti, che potranno apprezzarne maggiormente il setting storico e diverse tematiche, ma che, con diverse chiavi di lettura, si presta anche ad una visione scanzonata e divertente da parte dei più giovani, aiutato anche da un protagonista sì tormentato, romantico e malinconico, ma anche molto azzeccato e simpatico a livello grafico.

Come da standard dello Studio Ghibli, il comparto tecnico è di prim' ordine e, pur essendo del 1992, Porco Rosso potrebbe tranquillamente rivaleggiare con i film animati più moderni, coi suoi colori accesi e vividi, i suoi disegni sobri e ormai collaudati, le sue animazioni curatissime e una colonna sonora, curata dal solerte Joe Hisaishi, che accompagna in maniera emozionante sia i momenti più scanzonati che quelli più seri della storia. Sarà impossibile non emozionarsi sentendo, sui titoli di coda, una toccante rielaborazione, ad opera della doppiatrice di Gina, Tokiko Katou, di "Le temps des cerises", storico pezzo del 1866 di Jean-Bapiste Clément e Antoine Renard.
L' adattamento italiano è stato curato in maniera fedelissima all' originale e persino i doppiatori scelti hanno una piacevole corrispondenza col tono delle voci giapponesi.
Data l' ambientazione settentrionale della storia, personalmente non avrei disdegnato qualche voce milanese più particolare, ma anche il cast romano scelto, seppur qualche voce si fosse già sentita in film Ghibli usciti precedentemente, ha svolto un ottimo lavoro riuscendo ad entrare perfettamente nello spirito dei personaggi e a renderli vivi.

Porco Rosso è un' opera straordinaria, forse ben più adatta a noi spettatori italiani di quanto lo stesso autore originariamente non pensasse. Un film da mostrare ai piccoli, che potranno apprezzarne il simpaticissimo protagonista e le scanzonate baruffe, ma soprattutto ai grandi, che si godranno una vicenda matura e ben narrata, con diversi rimandi alla nostra storia passata e al nostro paese in cui non potranno non ritrovarsi.


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giorgio13

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
<b>[Attenzione, questa recensione contiene spoiler.]</b>

Siamo negli anni ’20. Marco Pagot, soprannominato Porco Rosso poiché il suo volto è quello di un maiale, è un ex asso dell’Aviazione italiana durante la prima guerra mondiale. Si guadagna da vivere facendo il cacciatore di taglie: protegge le navi del mare Adriatico da bande di pirati dell’aria; infatti lo vediamo partire sul suo aereo rosso dopo aver ricevuto l’incarico di salvare una scolaresca di bambine rapite da dei pirati.
Dopo il completamento della missione si dirige all’hotel Adriano, luogo di ritrovo di piloti e pirati del mare Adriatico, gestito da Gina, una sua carissima amica, vedova per ben tre volte; lì incontra Curtis, pilota americano innamorato della bella proprietaria, il quale è intento a stipulare un patto coi pirati.
Qualche tempo dopo, mentre Porco sta volando verso Milano per far riparare il suo aereo, Curtis lo colpisce e lo abbatte, credendo di averlo ucciso. Porco si salva e, una volta giunto nel capoluogo lombardo, porta quel che resta del suo velivolo alla Piccolo, società di design e riparazioni di aerei gestita da un suo vecchio amico; a causa della grande depressione, tutti gli uomini della compagnia sono andati a cercare lavoro all’estero, quindi la progettazione e costruzione del nuovo aereo sarà fatto tutto dalle donne di famiglia, inclusa Fio, la nipote diciassettenne del proprietario.
Completato il nuovo aereo, Fio si unisce a Porco per essere pronta a riparare il velivolo in caso di necessità; i due quindi partono lungo il naviglio grande inseguiti dalla polizia segreta fascista, per andare ad affrontare i pirati e per prendersi la rivincita contro Curtis.

Una domanda che ci si pone da subito è perché il protagonista abbia il volto di un maiale. La risposta arriva quando la notte prima del duello con Curtis, Porco racconta a Fio ciò che gli successe durante l’ultima estate della guerra, quando era un giovane pilota dell’Aviazione italiana: durante una ricognizione, il suo gruppo viene attaccato dai nemici, e tutti, incluso il suo caro amico Berlini, che si era appena sposato con Gina, perdono la vita; l’unico rimasto è Porco (allora Marco), che però perde il controllo dell’aereo e sviene. Al suo risveglio, si ritrova a “galleggiare” sopra un calmissimo mare di nuvole in un cielo limpidissimo; pian piano, uno dopo l’altro, tutti gli aerei che sono caduti in battaglia emergono dalla nuvola e salgono sempre più in alto fino a raggiungere la processione di tutti gli aerei che sono stati abbattuti in guerra. Porco grida al suo amico, lo chiama, gli dice che non può abbandonare Gina, ma quello non lo sente. Dopo questa tremenda esperienza, il volto di Marco diventerà quello di un maiale, considerato una bestia sporca, grassa e ingorda: sempre meglio sporcarsi di cibo che di sangue.
Quando un altro vecchio amico gli chiede se vuole rientrare nell’aviazione per non essere più arrestato, lui risponde che preferisce essere un maiale piuttosto che un fascista; questa frase, oltre a criticare molto direttamente e pesantemente il fascismo, rende bene l’idea di come Porco preferisca vivere sempre in fuga e in solitudine piuttosto che avere a che fare ancora una volta con lo spietato mondo degli umani.

Viene quindi criticata molto pesantemente la guerra, ma è una critica ben nascosta, tanto che la scena riguardante il primo conflitto mondiale è solo una.
Il tono del film è infatti leggero, scanzonato, comico, con dei pirati dell’aria imbranatissimi e spassosissimi già dall’inizio, quando rapiscono le piccole scolarette che mettono a soqquadro il loro idrovolante; e poi la famiglia allargata del meccanico Piccolo, con queste donne forti e simpatiche, che insieme riescono a costruire in pochissimo tempo un aereo perfetto.
Fio ha il loro stesso temperamento benché sia ancora molto giovane: è forte, coraggiosa, non ha paura di niente, tanto che si unisce a Porco ben conscia dei pericoli che avrebbe corso; mette addirittura la sua vita in prima linea nella scommessa con Curtis.
Si nota quindi la forte componente femminista del film: all’inizio Porco diffidava tantissimo della ragazza perché era giovane e perché era femmina, ma alla fine dovrà riconoscere che Fio è un vero genio della meccanica.

Ma passiamo all’elemento cardine: il volo. È risaputo che il regista Miyazaki sia appassionato di aerei, e qui ha potuto sfogarsi al meglio: i moltissimi idrovolanti mostrati sono ricchi di dettagli, ogni componente è curatissimo; i meravigliosi cieli, le bellissime isole dell’Adriatico, la Milano fascista, tutto forma un quadro perfetto dell’Italia degli anni ’20; ogni paesaggio è un‘opera d’arte.
La figura del pilota gioca un ruolo importante: si parlerà di rispetto e onore, di cosa ci vuole per essere veramente bravi, se solo l’esperienza o qualcosa di più, del rapporto con il velivolo.

È importante sottolineare che il film si rifà a eventi storici realmente avvenuti, è quindi diverso dai soliti film Ghibli che trattano come tema principale mondi fantastici; qui l’unica magia è la testa del protagonista, ma il resto è fedelissimo alla realtà storica.
Quindi si può affermare che questo lungometraggio non sia diretto prevalentemente ai bambini, bensì agli adulti.
In ogni caso, di qualunque età sia il pubblico, non potrà non apprezzare un vero gioiello dell’animazione.


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deathmetalsoul

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Lo Studio Ghibli ed Hayao Miyazaki nel 1992 mettono al mondo un ennesimo capolavoro, dal nome abbastanza inconsueto, trattasi di Kurenai no Buta, da noi conosciuto come Porco Rosso.
L'anime è ambientato in Italia e nel Mediterraneo in epoca fascista: il protagonista Marco, nel film chiamato Porco per le sembianze da maiale assunte dopo un certo incidente; è un pilota formidabile di aeroplani, il suo per la precisione è un idrovolante rosso, da qui il soprannome completo "Porco Rosso".
Marco, dopo aver deciso di abbandonare l'aviazione militare italiana poiché in disaccordo con le idee fasciste, facilmente intuibile dalla famosa frase "meglio porco che fascista", vive in solitudine su un isola guadagnando con le taglie ricavate dallo sgominamento dei pirati del cielo; facendo cosi aumentare la sua fama, ed inevitabilmente attirare sempre più pirati o semplicemente piloti pronti a sfidarlo e batterlo per divenire famosi.
È in questo modo che Donald Curtis, un pilota americano, diviene suo avversario in una rocambolesca sfida che sarà tema generale del film sino alla conclusione. In sottofondo vi è la storia d'amore con la dolce Gina, bella cantante sogno di ogni pilota o pirata che l'abbia vista. Durante la sua avventura Marco incontrerà anche la piccola Fio Piccolo, una giovane (immancabile nei film del maestro) meccanica che lo aiuterà in più di qualche occasione.

L'idea del periodo fascista è data splendidamente, anche grazie alla bella colonna sonora di Joe Hisaishi e Tokiko Kato.
Come sempre nei lavori dello studio Ghibli, la parte tecnica è curata maniacalmente, i disegni dei bellissimi paesaggi naturali e degli aerei, sempre presenti nelle opere del maestro, sono un piacere per gli occhi, le animazioni come sempre fanno impallidire qualsiasi prodotto anche di molti anni più recente, e la regia del maestro è impeccabile.
In definitiva non posso che consigliare la visione a tutti i fan dell'animazione, anche se le opere di Miyazaki hanno molte cose in comune tra loro e affrontano sempre le stesse tematiche, vale comunque la pena di dare un'occhiata a tutte.


 1
Léon

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Meraviglia delle meraviglie, Miyazaki, tra gli scenari da sogno proposti nelle sue pellicole, quindici anni fa inserì anche l’Italia. La costiera adriatica che affaccia a Nord Est, nella sua idea crocevia di viaggiatori e avventurieri di varia umanità. È un luogo importante e decisivo nella prima metà del Novecento, per tutta una serie di motivi storici, strategico-geografici che ci lasciano immaginare che la scelta del regista giapponese sia affatto casuale. Ma non è un film di guerra o sulla guerra – del resto siamo negli anni Trenta, nel mezzo tra il primo e il secondo conflitto mondiale -, il contesto serve esclusivamente a creare la giusta suggestione per rendere fascinose le figure che si è scelto di rappresentare. Questo Porco Rosso è, difatti, un film che sceglie il ritmo e l’avventura, senza calcare la mano, come in precedenti e successive pellicole, sui messaggi etici dalla valenza universale, sugli scenari apocalittici in cui v’era sempre una parvenza di umana catastrofe. In effetti Miyazaki costruisce un’opera piena di sfumature, di momenti divertenti e di lievissime malinconie, di imprevisti nonsense e d’azione per l’azione. Certo non mancano i suoi temi principe, né le affinità di destino con altri personaggi della galleria d’eroi ed eroine che hanno reso celebri le sue pellicole. Né vengono meno gli scenari del contendere tanto amati in Laputa e Nausicaa: il cielo è nuovamente protagonista, in questo caso dalla prima all’ultima sequenza. Mirabili le sequenze aeree, rese spettacolari da disegni animati ricchi di uno stile – di tratto e di colore – che è oramai riconoscibile a prima vista ed universalmente celebrato.

A differenza della quasi totalità delle sue opere, Miyazaki sceglie un protagonista-eroe maschile, addirittura restituito sotto le inconsuete sembianze d’un animale considerato tutto fuorché impavido. Sarà la piccola Fio (come prima di lei Nausicaa e Sheeta, e dopo di lei Kiki, San, Chihiro e Sophie), attraverso l’amore e il coraggio, a infondere la speranza e dunque a ergersi come personaggio salvifico e come specchio in cui riflettere tanto i bagliori dell'anima quanto i dubbi e malinconie.
Torna anche il tema della maledizione e della metamorfosi, che ci riporta alle sorti del principe guerriero Ashitaka (La principessa Mononoke) e della giovanissima Sophie (tramutata in una pur arzilla vecchietta ne Il castello errante di Howl): ancorché reso marginalmente e in modo più spensierato che in altre pellicole, è l’unico caso in cui Miyazaki non ci spiega né il quando né il dove e né il perché ciò sia avvenuto, addirittura lasciando dalla prima all’ultima sequenza, se non nelle evocazioni del ricordo Gina, Porco Rosso alle sembianze suine che lo hanno reso celebre, condannandolo comunque ad una infelicità peraltro mai evidentemente esibita. E qui c’è tutta la vena malinconica del cinema del maestro giapponese, sapientemente velata se non addirittura occultata agli sguardi superficiali, per privilegiare l’avventura come mai in precedenza si era concesso.
Si arriva a parlare anche di senso dell’onore, pur in una concitata quanto buffa sequenza in cui i pirati dell’aria cercano di prendersi una rivincita sul porco aviatore che li aveva dileggiati e sconfitti, per bocca nientemeno che della piccola Fio, attraverso le parole della quale Miyazaki, nuovamente mimetizzandolo in un contesto quasi dissonante, filtra il consueto messaggio edificante e valoriale.

Nulla è lasciato al caso, meno che mai i dettagli, che nella fattispecie sono frutto di una ricerca estetica quasi maniacale. È impressionante la ricostruzione di paesaggi, interni e atmosfere del pezzo d’Italia e del contesto che sceglie di raccontare il regista giapponese, il quale costruisce un’ambientazione verosimile intrisa di tanto gusto retrò, pur all’interno di una storia evidentemente immaginaria, ipervisiva, immancabilmente immaginifica. A confezionare come si conviene l’opera vi è l’intensa e sottilmente malinconica colonna sonora di Hisaishi, nella quale vibrano, sopraggiunto l’epilogo, le parole di Tokiko Kato, armoniosamente accompagnanti una melodia che, come nel capolavoro La città incantata, sospendono la storia annullando la pur riconoscibile dimensione spazio-temporale: Porco Rosso si è eclissato. Tornera? Chi lo ama, la giovane Fio oramai adulta, lo porta con sé nei pensieri, ricordando quella stagione della vita che l’ha aiutata a crescere, che le ha insegnato cos’è l’amore.


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kitaniano

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
<i>"Meglio porco che fascista"</i>. Basterebbe questa frase che Miyazaki fa dire al protagonista, Marco Pagot, aviatore con la faccia da maiale, per dare a questo lungometraggio un bel voto. In più c'è l'ambientazione particolare, l'Italia negli anni Trenta, tra Milano e la costa adriatica con quell'Istria al tempo territorio italiano. E qui ci sarebbe da chiedersi, considerando anche questo elemento, come mai Porco Rosso sia ancora inedito nel nostro Paese. Misteri, scandali e contraddizioni della distribuzione su cui ci sarebbe da discutere...

<b>[ATTENZIONE! LIEVE SPOILER]</b>
Tornando all'opera di Myazaki c'è da segnalare tra i personaggi, oltre al protagonista che anche per l'impermeabile che indossa sembra Bogart, Gina che gestisce l'Hotel Adriano (meraviglioso quando canta "Le temps des cerises") e Curtis, pilota americano che sfida Marco in volo e nella lunga scazzottata finale.
<b>[FINE DELLO SPOILER]</b>

La storia è semplice, ma Miyazaki dimostra ancora una volta, dopo "Totoro", di innalzare la semplicità a capolavoro. Le sequenze di volo, grande passione del maestro giapponese, sono fantastiche e il finale dolce-amaro è perfetto.
Segnalo infine che non dovrebbe essere ambientato durante la Seconda guerra mondiale come hanno scritto alcuni recensori, ma tra le due guerre mondiali.


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M3talD3v!lG3ar

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Si tratta probabilmente del film concettualmente più maturo tra tutte le perle di Miyazaki, ma non nel senso di maggior profondità di trama o morale presente rispetto alle altre produzioni, bensì nella forma stessa con cui l'opera si offre allo spettatore e che forse, per la prima volta, non si riserva all'attenzione di un pubblico prevalentemente più giovane. Tuttavia, in gran parte, vi sono riproposti molti degli aspetti estetici e dei temi preferiti dal Maestro come da tutti noi: su tutti, quello del volo.

Ma veniamo innanzitutto all'ambientazione, che stupisce forse più di ogni altra cosa: nel mar Mediterraneo, in una ricostruzione fantastica dell'epoca fascista, un aviatore trasformato in maiale e soprannominato appunto "Porco Rosso" si batte contro i pirati del cielo, a rischio del suo onore, della donna da cui è attirato e dei suoi beni. Mentre riposa sulla sua isoletta, Porco Rosso viene a sapere che i pirati dell'aria hanno attaccato una nave proveniente da Venezia e rapito le quindici bambine che si trovavano a bordo. Con il suo idrovolante (ispirato a modelli realmente esistiti) si precipita quindi al loro salvataggio, dando vita a un pittoresco combattimento aereo.
E' questo è il prologo di questo gustosissimo lungometraggio che, come si noterà chiaramente durante la visione, contiene una moltitudine di riferimenti al Bel Paese e alle tradizioni nostrane, le quali donano un'ulteriore singolarità, nonché un certo fascino, alla forma del film.

Come già detto, l'opera è nettamente incentrata sul volo e sui veivoli del periodo pionieristico. Non manca una sotto-trama amorosa, che coinvolge lo stesso Porco Rosso, la bella cantante Gina e il terzo incomodo, Curtis, un pilota rivale del protagonista; non si fa attendere inoltre la presenza di una giovane ragazza, la meccanica Fio, per giunta molto somigliante a gran parte delle figure femminili di produzione Miyazakiana.
La trama propone metafore ben precise, prima su tutte, quella del maiale, rispettato da tutti ed amato dalle donne, a prescindere dalla sua ambigua natura.Il morale della favola dunque sta nel far capire allo spettatore che l'aspetto esteriore non conta.

La realizzazione tecnica non ha bisogno di delucidazioni: siamo come sempre ai massimi livelli. La colonna sonora di Hisashi spicca particolarmente, grazie ad un retrogusto mediterraneo, unito a stupendi brani orchestrali udibili nelle famigerate sequenze di volo.
In definitiva, "Porco Rosso" è il solito gioiello poetico di un regista che non sbaglia mai un colpo e si piazza tra i film da non perdere, tuttavia, troviamo indubbiamente un contesto più realistico del solito, che potrebbe in un certo modo spiazzare gli estimatori di titoli come "Totoro" o "Laputa".


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roooo83

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
[<b>ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER</b>]
C'è tanta Italia in questo film di Miyazaki, perché Porco Rosso racconta la storia di un aviatore americano di origini italiane. Marco (detto appunto "Porco Rosso" perché vittima di una maledizione che lo ha reso con la testa di maiale e il corpo da umano) è un cacciatore di taglie e la sua specialità è dare la caccia ai “pirati dell'aria” che rapinano le navi a bordo dei loro idrovolanti. Per questo non è ben visto dai delinquenti dell'aria che, per sconfiggerlo una volta per tutte, assumono un esperto pilota americano, Donald Curtis. Ma lo scontro tra i due avviene nel momento in cui Porco Rosso sta portando il suo idrovolante a Milano per far riparare il motore. La lotta è impari e Marco finisce sconfitto con l'aereo distrutto. Al suo arrivo a Milano, ripone il velivolo nelle mani della giovanissima Fio, che si dimostra sin da subito un bravissimo ingegnere. Quando l'idrovolante è tornato come nuovo, Porco Rosso parte con Fio per testare il mezzo. Ma una volta arrivati al nascondiglio del cacciatore di taglie, ecco che trovano ad aspettarli i pirati dell'aria al completo. Dopo tanto discutere, si arriva a un compromesso. Marco e Curtis si sfideranno in un altro scontro; se Porco vince, Curtis dovrà ripagare l'officina di Fio per le riparazioni all'idrovolante di Marco; se invece, vince Curtis, prenderà in sposa Fio. Durante il combattimento, Porco si da un gran daffare per evitare che la bella Fio finisca in sposa a Curtis e fino all'ultimo non ci è dato sapere se a Marco piacesse Fio, oppure la sua amica di vecchia data, l'affascinante Gina.

L'ambientazione di Porco Rosso è davvero magnifica, i paesaggi sono disegnati splendidamente e il tratto dei personaggi è quello solito che amo di Miyazaki. Le musiche e le atmosfere sono semplicemente perfette per una storia che non vuole essere troppo complicata e che rimane godibile dall'inizio alla fine. Forse è proprio il finale l'unico neo perché non hanno voluto svelare i veri sentimenti di Marco e, se proprio si vuole aggiungere altro, non si è capito perfettamente neanche il motivo della maledizione che lo ha colpito. A parte questo è comunque un bel film, apprezzabile per tanti motivi (tra cui le scritte in italiano sui giornali e sulle insegne dei negozi, le quali fanno un certo effetto, considerando la provenienza dell'opera). Do un 8 pieno.

simona

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simona

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Questo è un film che nonostante non mi abbia colpito come tanti altri, riesce a presentare una trama davvero elegante e ben fatta.
Il tema è quello della seconda guerra mondiale, con l'intreccio di bellissime storie sentimentali che catturano lo spettatore e non fanno risaltare in modo drastico l'aspetto della guerra. La caratterizzazione e la luminosità delle animazioni e dei disegni è davvero coinvolgente e ben costruita. Da vedere.


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Micerino

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Miyazaki è un visionario, un genio folle che disegna per dar sfogo alle sue allucinazioni fantastiche, ai suoi mondi. Mondi nei quali, a parer mio, ci fa affacciare solo in parte grazie ai suoi lavori... lasciando sempre la curiosità di sapere cosa c'è oltre quella finestra.
Questa premessa la reputo necessaria nella mia prima recensione di uno dei film del Maestro. Porco Rosso è un film che lascia il segno... per tanti fattori, dalla storia, la trama, il disegno (sempre sublime), la regia, il sonoro.

Ci troviamo in piena seconda guerra mondiale, cornice "leggera" d'un conflitto sicuramente più tragico di quello vissuto nella narrazione della storia. Trame d'amore ed intrighi vanno ad alternarsi ai tratti bellissimi e dettagliati d'un film che incorona ancora una volta Miyazaki come principe delle bizzarrie d'animazione. Unico personaggio davvero fuori dalle righe proprio il buon Marco, diventato maiale per la follia sociale (o follia del regista) che così incarna anche l'essenza di un popolo che si ribella al regime fascista ("meglio porco che fascista"). Fa un pò "male" trovare chi capisce così bene la mentalità del popolo Italiano dell'epoca dall'altra parte del globo, in un periodo in cui sembra che certe "colpe" siano dimenticate proprio in patria. Ma è anche per questo che Porco Rosso merita, per me, il massimo del punteggio disponibile, perché va oltre l'epicità di altri lavori del maestro, e si colloca come un classico a memento imperituro d'un nostro passato non troppo distante.
Capolavoro.


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marcin

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
La mano di Miyazaki si riconosce subito dai tratti morbidi, dai colori, dai numerosi particolari che compongono le scene ma soprattutto dagli aspetti dei personaggi che sembrano delle caricature del loro carattere pur rimanendo sempre piuttosto realistici e mai banali. Quando ho visto l'ambientazione di Porco rosso ho capito dove si è ispirato il classico videogioco Metal Slug...
Un piacere in più è costituito dal fatto che gli avvenimenti sono ambientati in Italia. Marco (il protagonista) infatti è un aviatore italiano, che sceglie di allontanarsi dall'esercito e diventare un libero cacciatore di taglie. Libero come la sua anima da sognatore romantico, con un amore nel cuore e una vita piena di avventure. La storia è semplice, quasi banale, ma ogni personaggio è così ben definito da coinvolgere lo spettatore come se avesse un carisma proprio come i migliori attori.
Consiglio vivamente a tutti di vedere questo bel film e magari scoprire perchè è stato scelto il viso di un maiale per il personaggio principale.


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Caio

Episodi visti: 5/1 --- Voto 10
Il cameratismo D'Annunziano della Trieste città di frontiera ma città d'Italia è onorato da Porco Rosso. Titolo che in ogni paese in cui l'opera è stata trasmessa rimane tale. Porco è un aviatore Italiano, un sognatore, un uomo innamorato di un ricordo che ama volare. Gli spettacolari cameras'fly on air sono eloquenti perché in cielo Porco a bordo della Folgore è proprio libero, è una furia ma è libero. Porco non soffre dell'amore di una Gina che non ricambia, Il Maiale offre quel dolore alla sua serenità di volare libero nei cieli e nella vita. Fotografia in stile moderno e barocco, con colori espressivi di rilievo e carichi di significato: azzurro libertà, blu del mare serenità, il buio della notte il segreto di realizzare i propri progetti (la Folgore per l'appunto). Le musiche circensi sono in Polka e piacciono. I personaggi sono bene evidenziati dall'obiettivo, primi piani discorso/monologo intenso ma maturo ad esempio, panoramica o campo lungo la libertà della persona. per quanto il regista voglio farlo esprimere poco, il Maiale ci dice tanto di se senza chiedere permesso né a Myiazaki , né allo spettatore. Da vedere signori.

HaL9000

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HaL9000

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Mmmm... non mi convince. Tra tutti i film di Miyazaki visti finora, questo è quello che mi ha convinto meno: forse perché, trattandosi del Maestro, le aspettative sono alte, ed è più facile rimanere delusi.
La realizzazione tecnica è al solito eccellente, ed anche le ambientazioni sono belle; il problema è la trama. Rispetto ad altre opere di Miyazaki, il filo conduttore è leggero leggero; mancano i temi profondi a cui ci ha abituato il registra, mancano le suggestioni ed il tono epico di altre pellicole. I personaggi sono poco tratteggiati ed approfonditi, nulla o quasi si sa di loro, abbiamo a disposizione solo poche pennellate qua e là; personalmente non ho capito come, perché e soprattutto da chi Marco ha subito la sua mutazione: o mi è sfuggita, oppure non è effettivamente spiegato nel film. Forse sarebbe dovuto durare un po' di più (un'ora e mezza non è tanto per gli standard del Maestro).
Può darsi che Porco Rosso fosse destinato ad un pubblico più giovane rispetto ad altri lungometraggi.
Alla fine, comunque, la capacità di emozionare lo spettatore non manca nemmeno in questa opera, ed il finale è stato molto poetico.

Rafiky

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Rafiky

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Semplicemente Miyazaki. Ennesima perla del regista. Non ci son più aggettivi per descrivere la maestosità di Miyazaki. Porco Rosso è un film enorme, Porco è un personaggio straordinario, come il resto dei personaggi, le atmosfere son bellissime, ambientato in un Italia d'inizio 900, qualche errore, soprattutto dell'uso della lingua italiana, c'è, ma rende il tutto più assurdo e bello. Meraviglioso il "Non si fo credito". Tecnicamente a vette altissime, solito del maestro.

Meglio maiale che fascista.

galaad meleagant

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galaad meleagant

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Mi dispiace abbassare la media... sinceramente mi aspettavo di più... forse il nome del maestro pesa un po troppo su questo anime, che resta comunque stupendo e degno di nota, eppure privo di quella lucentezza che fanno delle opere di MIyazaki piccoli capolavori... sia le ambientazioni che i particolari come giornali o bandiere si rifannno a una realtà troppo vicina alla nostra per non notare i grossolani errori presenti per tutta la durata dell anime, e poi le musiche non sono assolutamente paragonabili a quelle degli altri lavori, poichè anchesse si rifanno alle nostre vecchie canzoni che appaiono come deformate. I personaggi sono comunque ben strutturati e la trama è sempre coinvolgente, ma mancano le atmosfere epiche di Mononoke, la leggerezza di howl la magia di Laputa, lo smalto della Città Incantata... fosse stato creato da altre mani lo avrei apprezzato di più... il prodotto è ottimo, ma sotto gli standard del maestro.

kayyam

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kayyam

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Signori, qui siamo ai vertici dell'animazione jappo di tutti i tempi. E' il film di Miyazaki che preferisco, dopo Totoro, per la sua perfetta costruzione sulle atmosfere, su percezioni minime, sulla quasi completa assenza d'intreccio... proprio per questo li preferisco ad altri che trattano i "grandi" temi, ma in modo assolutamente didattico, prevedibile, talvolta persino retorico. In Totoro e Porco Rosso il maestro non punta sulla denuncia, ma sulla costruttività, propone - positivamente - una "pulizia" dello sguardo interiore. Perché Marco diventa un maiale? pensateci bene, non ci sono semplici colpe sociali, ma una motivazione metafisica.

Impagabile quel: Meglio maiale che fascista.

travellerKino

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travellerKino

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Kurenai no Buta - meglio essere un porco piuttosto che un fascista

Marco è un ex pilota dell'aviazione italiana diventato un cacciatore di taglie dopo aver disertato dall'esercito.Durante una battaglia il suo idrovolante viene gravemente danneggiato, per ottenere le riparazioni necessarie Marco si reca a Milano presso la Piccolo s.p.a. ma non avendo denaro sufficiente per pagare i pezzi di ricambio è costretto ad accettare di prendersi cura della giovane Fio Piccolo, progettista della ditta di riparazioni, ansiosa di sperimentare sul campo le prestazioni del nuovo aereo di Marco e di partecipare personalmente alle imprese del leggendario Porco Rosso.

Uno dei più bizzarri film di Miyazaki.Porco Rosso fa della semplicità il suo punto di forza: una storia d'amore sullo sfondo della seconda guerra mondiale come in Addio alle armi.I temi profondi e riflessivi sono diluiti in un'atmosfera a metà tra la commedia e il noir di Casablanca, adottando uno stile infantile ed egoista come il carattere di un bambino.
Animazioni fluide e curate completamente incentrate sulla luminosità e nitidezza del rodovetro.Il mecha design è impressionante, Miyazaki dà libero sfogo alla sua smisurata passione per gli aerei mettendo a frutto tutta l'esperienza maturata in gioventù, durante la sua carriera di disegnatore di Zero nella fabbrica del padre.
Non mancano citazioni e omaggi al cinema d'animazione d'avanguardia innamorato del rotoscopio (la scena del cinematografo e il character dei Mama Aiutos) e all'animatore italiano Marco Pagot pioniere nel suo genere, conosciuto ai tempi di Il Fiuto di Sherlock Holmes.

Dren

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Dren

Episodi visti: 13/1 --- Voto 8
... se non fosse di Miyazaki probabilmente gli avrei dato di più... il problema è che quando si ha a che fare col maestro occorre adottare metri di giudizio a sè stanti... Beh, di tutto quello che ho visto di Miyazaki questo lungometraggio è quello che funziona meno, intendiamoci... c'è un'atmosfera straordinaria, uno studio maniacale del particolare storico (solo i titoli dei giornali italiani sono scritti approssimativamente ;)), ottima animazione, insomma è un validissimo prodotto artigianale.... quel che manca è la solita (per Miyazaki) profondità dei temi trattati.... Porco Rosso alla fin fine si risolve in puro divertissment, è un opera leggera, persino superficiale rispetto ad es. alla principessa Monotoke, e non che gli spunti per dire di più mancassero: la seconda guerra mondiale incombe, lo stesso protagonista (sfigurato, seppur attratto dal gentil sesso) .. ma tutto è solo accennato....

Zooropa

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Zooropa

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Altro gioiello di Miyazaki, ambientato stavolta per intero in Italia... o meglio nell'Italia che era tale durante il ventennio... ovvero le coste Istriano-Dalmate. La trama magari non sarà così sofisticata come "la città incatata" così come l'ambientazione non è epica come "nausicaa" o "mononoke" ma il film tocca in più punti (come sempre quando si parla del maestro) la vera perfezione. Delizioso poi l'omaggio a Marco Piaget, il fumettista italiano inventore di Calimero, a cui Hayao ha concesso il nome del protagonista. Impagabile. Come al solito.