Wandance
"Riuscire ad esprimere se stessi con il corpo quando la voce non è in grado di farlo"
Recensisco una serie a distanza di qualche tempo dal suo termine, dopo averla apprezzata con la visione nella stagione autunnale del 2025. Prodotta da Madhouse in collaborazione con Cyclone Graphics, affidato alla regia e sceneggiatura di Michiya Kato, l'anime tratto dal manga seinen "Wondance" di Coffee, si inserisce in quel classico filone del "coming of age" che utilizza una disciplina artistico-sportiva non come mero pretesto spettacolare di competizione e sacrifici per raggiungere la vetta e il successo, ma come viaggio nell'intimo dell'anima e delle sue fragilità. E a mio avviso lo fa anche in modo più che positivo, al netto di qualche sbavatura soprattutto legata alla realizzazione tecnica, coniugando l'energia espressiva e molto estroversa della cultura "street" a un'intimità e al ritmo del silenzio quasi sussurrati del protagonista.
Infatti Kaboku Kotani è il protagonista che incarna una delle classiche paure più narrate nell'animazione nipponica: l'impossibilità di comunicare e di farsi ascoltare. Ma non per traumi psicologici o drammi e traumi del passato; Kaboku è affetto da balbuzie, un disturbo psicofisico che l'anime tratta con ammirevole rispetto clinico ed emotivo, evitando pietismi o facili ironie. Per lui, la parola, lo strumento più semplice per interagire con il mondo esterno, è un ostacolo e il timore del giudizio lo spinge a una scelta difensiva drammaticamente comune: mimetizzarsi, annullarsi nel gruppo, accettare passivamente le decisioni altrui pur di non dover prendere la parola.
"Wandance" sfiora temi come l'indecisione cronica e la solitudine esistenziale: il ragazzo ha il terrore di scoprire la propria identità perché l'affermazione di sé richiede una voce che lui sente di non possedere e questa paralisi si riflette nella conseguente angoscia per il suo futuro, viste le sue gravi difficoltà a esprimersi in modo appropriato.
Per fortuna del protagonista avviene un incontro con una ragazza che si dimostrerà fondamentale per la sua evoluzione e crescita: Hikari Wanda, una ragazza carina ed estroversa, incurante delle convenzioni e delle ipocrisie, che trova nella danza moderna la sua libertà assoluta di espressione. Wanda diventa l'ispirazione e lo stimolo per Kaboku: se l'espressione vocale non riesce ad articolare i suoni come vorrebbe, Kaboku scopre progressivamente che il corpo può diventare uno strumento comunicativo persino più potente, diretto e sincero. Il suo percorso di scoperta a manifestare ciò che si sente di essere è descritto in modo sensibile, poetico e toccante tramite l'accettazione di un canale espressivo fisico e mentale alternativo, riuscendo a far acquisire progressivamente quell'autostima e sicurezza di sé che gli erano sempre mancati.
L'Hip Hop, ma non è il solo genere musicale toccato dalla serie, diventa come una sorta di linguaggio dell'anima e uno dei meriti principali della serie è la valorizzazione della cultura Hip Hop e della Street Dance che l'anime eleva a vero e proprio stile di vita e manifesto di affermazione identitaria. Nel mondo dei ragazzi descritto da "Wandance", l'Hip Hop (nelle sue declinazioni House, Breaking, Popping) rappresenta un terreno di confronto sportivo e artistico privo delle barriere sociali e fisiche della quotidianità. Nelle battle di freestyle, i personaggi non stanno semplicemente gareggiando: stanno mettendo a nudo le proprie aspirazioni, i propri traumi e la propria rabbia.
Per Kaboku, muoversi a tempo sulla musica significa abbattere il blocco della balbuzie. Quando balla, l'esitazione svanisce: il corpo esprime con precisione innata e viscerale ciò che la voce soffoca, dimostrando un talento e una capacità che i suoi amici e avversari dimostreranno di cogliere, apprezzare e stimolare alla sua crescita e perfezionamento. La musica diventa così il catalizzatore della crescita, il grimaldello per forzare la serratura dell'isolamento e della solitudine scolastica assieme al progressivo avvicinamento di Hikari che riconosce in Kaboku non solo un ballerino con cui coltivare la sua grande passione ma anche una persona cui affezionarsi e condividere un percorso per essere se stessi.
Se in "Wandace la sceneggiatura ha fatto centro, sul comparto tecnico l'opera sembra soffrire di una sorta di attrito tra sperimentazione visiva e limiti di budget, sembrando quasi un'opera dicotomica.
Uno dei limiti più evidenti è rapprentato dall' utilizzo della CGI e la sua integrazione con il world building.
Immagino che una delle difficoltà più ardue da superare in un anime musicale e di danza sia quello di rendere la complessità e la fluidità delle coreografie di strada. Purtroppo la produzione ha fatto un uso massiccio della CG.
Il risultato è purtroppo altalenante. Se da un lato i movimenti anatomici dei ballerini rendono molto bene le mosse e le sincopi del ballo, dall'altro l'animazione dei movimenti appare spesso legnosa nelle transizioni e vistosamente staccata dai fondali 2D. Si percepisce un effetto di scollamento fastidioso che toglie l'illusione di realtà, privando i balletti di quella fusione organica che un'animazione tradizionale avrebbe garantito. Il risultato mi ha richiamato alla memoria un'altra serie musicale - "Blue Orchestra" - proprio nelle scene dei concerti e delle lezioni di pratica.
Se la vista resta talvolta insoddisfatta, l'udito può ritenersi appagato dal comparto musicale. Il lavoro sul comparto sonoro ad opera di Naoki "naotyu-" Chiba è di valore. La colonna sonora mi è sembrata un compendio enciclopedico di musica urbana: si spazia su vari generi e fino all'hip hop sperimentale, passando per la breakdance sincopata fino a toccare sonorità trance ed elettroniche ipnotiche. Ogni genere musicale non fa solo da sfondo, ma definisce la psicologia del ballerino in scena, diventando parte integrante della narrazione. E per apprezzare la colonna sonora, è facilmente reperibile sulle note piattaforme video e musicali, consentendo di apprezzarle nella loro qualità realizzativa, tra tutte くじら (feat. Sahnya) · Yaffle · Sahnya, che da origine ad uno dei balletti più emozionanti della serie e di quelli dell'animazione visti fino ad oggi.
In conclusione, "Wandance" non è un anime perfetto, zavorrato com'è dalle attuali esigenze dell'industria degli anime nell'uso della computer grafica. Tuttavia, per un appassionato che sappia guardare oltre la superficie del quadro visivo di alcuni frangenti, i 12 episodi offrono delle riflessioni più mature, ritmate e sincere degli ultimi anni sul dramma del silenzio adolescenziale e sulla bellezza di trovare e vivere il proprio tempo nel mondo, gestendo con una sensibilità psicologica rara, priva di retorica o pietismi, le balbuzie, offrendo una rappresentazione rispettosa della street dance come filosofia di vita ed espressione artistica ed una evoluzione emotiva coerente dei protagonisti.
Recensisco una serie a distanza di qualche tempo dal suo termine, dopo averla apprezzata con la visione nella stagione autunnale del 2025. Prodotta da Madhouse in collaborazione con Cyclone Graphics, affidato alla regia e sceneggiatura di Michiya Kato, l'anime tratto dal manga seinen "Wondance" di Coffee, si inserisce in quel classico filone del "coming of age" che utilizza una disciplina artistico-sportiva non come mero pretesto spettacolare di competizione e sacrifici per raggiungere la vetta e il successo, ma come viaggio nell'intimo dell'anima e delle sue fragilità. E a mio avviso lo fa anche in modo più che positivo, al netto di qualche sbavatura soprattutto legata alla realizzazione tecnica, coniugando l'energia espressiva e molto estroversa della cultura "street" a un'intimità e al ritmo del silenzio quasi sussurrati del protagonista.
Infatti Kaboku Kotani è il protagonista che incarna una delle classiche paure più narrate nell'animazione nipponica: l'impossibilità di comunicare e di farsi ascoltare. Ma non per traumi psicologici o drammi e traumi del passato; Kaboku è affetto da balbuzie, un disturbo psicofisico che l'anime tratta con ammirevole rispetto clinico ed emotivo, evitando pietismi o facili ironie. Per lui, la parola, lo strumento più semplice per interagire con il mondo esterno, è un ostacolo e il timore del giudizio lo spinge a una scelta difensiva drammaticamente comune: mimetizzarsi, annullarsi nel gruppo, accettare passivamente le decisioni altrui pur di non dover prendere la parola.
"Wandance" sfiora temi come l'indecisione cronica e la solitudine esistenziale: il ragazzo ha il terrore di scoprire la propria identità perché l'affermazione di sé richiede una voce che lui sente di non possedere e questa paralisi si riflette nella conseguente angoscia per il suo futuro, viste le sue gravi difficoltà a esprimersi in modo appropriato.
Per fortuna del protagonista avviene un incontro con una ragazza che si dimostrerà fondamentale per la sua evoluzione e crescita: Hikari Wanda, una ragazza carina ed estroversa, incurante delle convenzioni e delle ipocrisie, che trova nella danza moderna la sua libertà assoluta di espressione. Wanda diventa l'ispirazione e lo stimolo per Kaboku: se l'espressione vocale non riesce ad articolare i suoni come vorrebbe, Kaboku scopre progressivamente che il corpo può diventare uno strumento comunicativo persino più potente, diretto e sincero. Il suo percorso di scoperta a manifestare ciò che si sente di essere è descritto in modo sensibile, poetico e toccante tramite l'accettazione di un canale espressivo fisico e mentale alternativo, riuscendo a far acquisire progressivamente quell'autostima e sicurezza di sé che gli erano sempre mancati.
L'Hip Hop, ma non è il solo genere musicale toccato dalla serie, diventa come una sorta di linguaggio dell'anima e uno dei meriti principali della serie è la valorizzazione della cultura Hip Hop e della Street Dance che l'anime eleva a vero e proprio stile di vita e manifesto di affermazione identitaria. Nel mondo dei ragazzi descritto da "Wandance", l'Hip Hop (nelle sue declinazioni House, Breaking, Popping) rappresenta un terreno di confronto sportivo e artistico privo delle barriere sociali e fisiche della quotidianità. Nelle battle di freestyle, i personaggi non stanno semplicemente gareggiando: stanno mettendo a nudo le proprie aspirazioni, i propri traumi e la propria rabbia.
Per Kaboku, muoversi a tempo sulla musica significa abbattere il blocco della balbuzie. Quando balla, l'esitazione svanisce: il corpo esprime con precisione innata e viscerale ciò che la voce soffoca, dimostrando un talento e una capacità che i suoi amici e avversari dimostreranno di cogliere, apprezzare e stimolare alla sua crescita e perfezionamento. La musica diventa così il catalizzatore della crescita, il grimaldello per forzare la serratura dell'isolamento e della solitudine scolastica assieme al progressivo avvicinamento di Hikari che riconosce in Kaboku non solo un ballerino con cui coltivare la sua grande passione ma anche una persona cui affezionarsi e condividere un percorso per essere se stessi.
Se in "Wandace la sceneggiatura ha fatto centro, sul comparto tecnico l'opera sembra soffrire di una sorta di attrito tra sperimentazione visiva e limiti di budget, sembrando quasi un'opera dicotomica.
Uno dei limiti più evidenti è rapprentato dall' utilizzo della CGI e la sua integrazione con il world building.
Immagino che una delle difficoltà più ardue da superare in un anime musicale e di danza sia quello di rendere la complessità e la fluidità delle coreografie di strada. Purtroppo la produzione ha fatto un uso massiccio della CG.
Il risultato è purtroppo altalenante. Se da un lato i movimenti anatomici dei ballerini rendono molto bene le mosse e le sincopi del ballo, dall'altro l'animazione dei movimenti appare spesso legnosa nelle transizioni e vistosamente staccata dai fondali 2D. Si percepisce un effetto di scollamento fastidioso che toglie l'illusione di realtà, privando i balletti di quella fusione organica che un'animazione tradizionale avrebbe garantito. Il risultato mi ha richiamato alla memoria un'altra serie musicale - "Blue Orchestra" - proprio nelle scene dei concerti e delle lezioni di pratica.
Se la vista resta talvolta insoddisfatta, l'udito può ritenersi appagato dal comparto musicale. Il lavoro sul comparto sonoro ad opera di Naoki "naotyu-" Chiba è di valore. La colonna sonora mi è sembrata un compendio enciclopedico di musica urbana: si spazia su vari generi e fino all'hip hop sperimentale, passando per la breakdance sincopata fino a toccare sonorità trance ed elettroniche ipnotiche. Ogni genere musicale non fa solo da sfondo, ma definisce la psicologia del ballerino in scena, diventando parte integrante della narrazione. E per apprezzare la colonna sonora, è facilmente reperibile sulle note piattaforme video e musicali, consentendo di apprezzarle nella loro qualità realizzativa, tra tutte くじら (feat. Sahnya) · Yaffle · Sahnya, che da origine ad uno dei balletti più emozionanti della serie e di quelli dell'animazione visti fino ad oggi.
In conclusione, "Wandance" non è un anime perfetto, zavorrato com'è dalle attuali esigenze dell'industria degli anime nell'uso della computer grafica. Tuttavia, per un appassionato che sappia guardare oltre la superficie del quadro visivo di alcuni frangenti, i 12 episodi offrono delle riflessioni più mature, ritmate e sincere degli ultimi anni sul dramma del silenzio adolescenziale e sulla bellezza di trovare e vivere il proprio tempo nel mondo, gestendo con una sensibilità psicologica rara, priva di retorica o pietismi, le balbuzie, offrendo una rappresentazione rispettosa della street dance come filosofia di vita ed espressione artistica ed una evoluzione emotiva coerente dei protagonisti.
Molto carino e piacevole da guardare: è stato divertente ed emozionante. La storia mi ha appassionato e l’evoluzione del protagonista mi ha coinvolto parecchio. Durante il sesto episodio avevo il cuore in agitazione per quanto ero preso dagli eventi, e ho trovato molto belle le coreografie.
Kabo e Wanda sono due ottimi personaggi. Lei è adorabile e buffa, ma anche indubbiamente molto bella. Il finale del quinto episodio l’ho trovato davvero dolcissimo. Anche gli altri personaggi mi sono piaciuti: sono tutti piuttosto simpatici e ben caratterizzati.
I disegni e le animazioni sono buoni, anche se ho notato qualche imprecisione nelle prospettive. Ad esempio, nei corridoi in alcune scene il protagonista sembra più basso o più alto delle finestre a seconda dell’inquadratura. La CGI non è visivamente il massimo: nelle scene di ballo risulta un po’ “gommosa”. Penso sia stata utilizzata la tecnica del rotoscopio, dato che i movimenti risultano comunque molto fluidi, cosa che mi ha fatto apprezzare come ballano.
Il doppiaggio giapponese è azzeccato e le musiche e le canzoni sono tutte ottime. Forse è anche per questo che la CGI è meno curata, considerando quanto avranno speso per i diritti musicali. Sia l’opening che l’ending le ho trovate entrambe carine.
La parte finale mi è piaciuta molto, soprattutto per quanto è stata combattuta. Il finale è un po’ sospeso, ma tutto sommato non mi ha infastidito.
Kabo e Wanda sono due ottimi personaggi. Lei è adorabile e buffa, ma anche indubbiamente molto bella. Il finale del quinto episodio l’ho trovato davvero dolcissimo. Anche gli altri personaggi mi sono piaciuti: sono tutti piuttosto simpatici e ben caratterizzati.
I disegni e le animazioni sono buoni, anche se ho notato qualche imprecisione nelle prospettive. Ad esempio, nei corridoi in alcune scene il protagonista sembra più basso o più alto delle finestre a seconda dell’inquadratura. La CGI non è visivamente il massimo: nelle scene di ballo risulta un po’ “gommosa”. Penso sia stata utilizzata la tecnica del rotoscopio, dato che i movimenti risultano comunque molto fluidi, cosa che mi ha fatto apprezzare come ballano.
Il doppiaggio giapponese è azzeccato e le musiche e le canzoni sono tutte ottime. Forse è anche per questo che la CGI è meno curata, considerando quanto avranno speso per i diritti musicali. Sia l’opening che l’ending le ho trovate entrambe carine.
La parte finale mi è piaciuta molto, soprattutto per quanto è stata combattuta. Il finale è un po’ sospeso, ma tutto sommato non mi ha infastidito.