A giudicare dal numero di commenti agli episodi, alle notizie con le prime impressioni e alle discussioni sulle varie schede utente del sito, possiamo constatare che sono in molti gli appassionati che seguono gli anime più recenti in diretta col Giappone, settimana per settimana. Oltre a questi, tuttavia, esiste una fetta non trascurabile che preferisce invece attendere la conclusione delle varie serie, per poi orientarsi sui titoli maggiormente apprezzati senza la necessità di sottostare alle uscite giapponesi, ma potendo gestire a propria scelta i tempi di visione. Questa rubrica nasce principalmente per questi ultimi, per dare una visione conclusiva della stagione e consigliare gli anime maggiormente apprezzati dai vari redattori del sito. In questa nuova impostazione della rubrica abbiamo preso in esame tutte le serie concluse nell'autunno e ogni redattore ha consigliato le due serie preferite e le motivazioni del proprio apprezzamento.
Questa rubrica vuole anche dare l'occasione agli utenti che hanno seguito le varie serie in diretta di consigliare a loro volta i loro titoli preferiti. Pensate che qualche anime meritevole sia passato in sordina? Oppure non siete rimasti molto convinti da qualcuno dei successi stagionali? Ditecelo nei commenti.
N.B. Si è deciso di considerare quelle serie che arrivano ufficialmente in Italia in streaming con qualche mese di ritardo nella stagione del loro arrivo in Italia.
Focasaggia
Diciamolo subito: il suo stile grafico così particolare è un buon biglietto da visita, capace di catturare l'attenzione di molti, ma ovviamente potrebbe al contrario far storcere il naso tanto da far smettere di seguirlo. Lo stile graffiante si riflette anche nelle scene più frenetiche. Il giovane Rudo alla ricerca di qualcosa capace di emozionarlo sceglie la spazzatura, o meglio le cose inutilizzate, gettate da persone frivole. Forse segue questo istinto immedesimandosi in qualcosa di non voluto, vivendo senza genitori affidandosi unicamente al misterioso Regto. Del resto, in un mondo tanto superficiale chi è la vera spazzatura? Una velata critica di quell’ambiente, da una parte elitario dall’altra misero, ma proprio per quanto riguarda l’ambientazione, molti noteranno una similitudine con un’altra opera celebre, evito qualunque forma di spoiler, ma lo sviluppo è completamente diverso. Gli abitanti vogliono vivere senza adattarsi e non limitarsi a sopravvivere. La storia alterna i più tipici scontri tra gruppi rivali presenti in opere simili a scene cruente, spietate. L’esito degli scontri non sembra neanche così scontato. Si attende il proseguo della storia e potrebbe continuare a stupire in mille modi. Le premesse ci sono tutte, a partire dai tanti misteri presenti negli episodi. Una ventata d’aria fresca considerando l’immondizia di partenza è un contrasto davvero ironico.
Una bella sorpresa questa piccola serie. Si viene trasportati con delicatezza in un mondo nuovo, sconosciuto, affascinante, per una volta non si tratta di un isekai ma del mondo del ballo. Si vedono tanti stili diversi tra loro, anche messi a confronto in duelli molto differenti da quelli a cui siamo abituati a vedere in tanti anime. Il ballo non è solo questione di stile ma anche di personalità e in tali confronti può fare la differenza. Alla computer grafica, molto presente nelle coreografie, con il trascorrere del tempo ci si abitua non risultando fastidiosa o comunque rimane accettabile. Kaboku Kotani, il protagonista risulta ben caratterizzato. Durante i vari episodi si nota la sua crescita, come persona e come ballerino. A farle da compagnia Hikari Wanda, con la sua innata simpatia. Anche altri personaggi di contorno come On Miyao sembrano voler dire la propria. Tanti sono i dilettanti, il desiderio di ballare è quasi contagioso, ma pochi diventano professionisti e gli episodi finali raccontano di questa difficoltà. Non si vince sempre, ma si cresce sempre. Chudi gli occhi, segui il ritmo e lasciati andare.
Swordman
"Protagonista-femminile-forte" è il tag da scheda sicuramente più calzante a questa serie. Il merito va tutto alla sua protagonista, Scarlet El Vandimion, bella nobildonna che durante un party da alta società viene scaricata e pubblicamente sbeffeggiata dal suo (ex) fidanzato e principe reale. Peccato per lui che questa è anche la goccia che va traboccare il vaso della pazienza di Scarlet, pieno dopo anni di dispetti e angherie, che procede quindi al pestaggio di principe, della sua nuova fiamma e di buona parte degli astanti.
Inizia quindi una nuova storia per una Scarlet priva di restrizioni, che viene coinvolta in varie vicende legate anche alle sorti del regno in cui vive, ottime occasioni per cercare anche qualcuno meritevole di diventare il suo personale sacco di allenamento. Ella, tra l'altro, si dimostra anche essere una combattente dalle notevoli abilità, marzialista invidiabile, capace di sfoderare poteri da "Stand" di altri tempi e anche di lanciare incantesimi piuttosto utili.
Tra una battaglia e un complotto, una rissa e un'uscita in città tra i "villici", la storia di Scarlet scorre impetuosa passando anche per qualche omaggio e forse tributo ad altre serie più destinate a un pubblico da shounen tra cui si intuiscono sicuramente One-Punch Man ma anche un classico come Ken il Guerriero e oltretutto, con i nostri occhi da pubblico italiano ci piace riconoscere qualche passaggio e meccanica delle fracassone risse dei film della coppia Spencer-Hill.
Buona quindi questa serie della nobildonna combattente anche se la sua protagonista domina a tal punto che, quando non è presente in scena, ritmo e tensione ne risentono parecchio.
Le celeberrime ragazze cavallo della scuderia Cygames, tornano a correre sulle piste in una nuova incarnazione animata, stavolta come adattamento di una serie manga che narra la storia di Oguri Cap, uma musume dalla cinerea chioma che dagli sterrati della regione di Kasamatsu parte alla conquista dei circuiti nazionali e anche internazionali.
Le storie di Umamusume ormai da qualche tempo hanno virato dando più spazio alla componente agonistica delle corse e dei rapporti fra i vari personaggi, e qui siamo a tutti gli effetti di fronte a una storia sportiva a tutto tondo. Allenamenti, rivalità, tecnica e tattica saranno il pane quotidiano di Oguri e compagne ma le gare saranno sempre il piatto principale.
Ma anche le gare non avrebbero valore senza validi concorrenti che vi partecipano. Fortunatamente tutte o quasi le partecipanti hanno una forte personalità che ha modo di esprimersi e svilupparsi lungo tutto l'arco della serie e quindi di essere apprezzata dallo spettatore. Non di meno è anche una boccata d'aria fresca vedere che le vittorie vengano sudare dopo l'abbondanza di protagonisti invincibili per i quali il successo è scontato.
La serie originale è un manga shonen e quindi ha molte delle caratteristiche di questo target. Ci sono anche i power-up e le "mosse finali" in corso d'opera che però sono inserite molto bene nell'insieme e anzi richiamano le skill uniche che sono presenti nel gioco e che ogni personaggio attiva sotto particolari condizioni. Abbiamo poi circuiti "lunghi chilometri una trentina e costruiti in cima a una collina". Non mancano importanti rivalità e quella fra Oguri Cap e Tamamo Cross alla fine è una degna di questo nome. E in tutto ciò non si rinuncia alla simpatia, a gag e momenti comici ma nemmeno a piccoli istanti che, a loro modo, scaldano il cuore.
Solidissima dunque, questa nuova serie di Umamusume. Può essere apprezzata sicuramente anche da chi non conosce il gioco o il resto del franchise, c'è da augurarsi che continui visto che come adattamento siamo a un po' meno della metà del materiale originale.
ingiro
L’ultima stagione di My Hero Academia non delude i fan e segna l’epica conclusione di una delle serie shōnen più rappresentative degli ultimi anni, chiudendo un percorso narrativo lungo e articolato. Il finale concentra l’attenzione sui temi che hanno definito l’opera fin dall’inizio, valorizzando i percorsi di Deku, Bakugo e All Might e ribadendo una visione dell’eroismo fondata su sacrificio, responsabilità e compassione più che sulla semplice forza.
Pur con alcune criticità, tra ritmo talvolta affrettato e alcuni archi secondari solo accennati, la stagione riesce a mantenere un equilibrio efficace tra spettacolarità visiva e riflessione morale. Il risultato è un epilogo che non si limita a chiudere una storia, ma ne preserva l’eredità, lasciando l’idea di un mondo imperfetto ma capace di guarire, in cui il valore degli eroi continua a vivere attraverso le nuove generazioni.
Sanda è una serie decisamente fuori dal comune, che offre una rilettura radicale dell’immaginario natalizio. Ambientata in Giappone nel 2080, racconta un futuro segnato da un drastico calo demografico, diventato ormai una crisi nazionale. Per far fronte a questa emergenza, la società impone politiche rigide che regolano ogni aspetto della vita dei giovani, concedendo loro però ogni libertà, persino il diritto all’omicidio. In questo contesto, un giovane di nome Kazushige Sanda scopre di poter trasformarsi in una versione ipermuscolosa e incredibilmente potente di Babbo Natale ogni volta che indossa il colore rosso. Lontano dall’immagine del classico vecchietto allegro, il Babbo Natale di Sanda è un autentico eroe da battle shōnen: possiede una forza straordinaria, resiste al fuoco, individua le bugie ed è praticamente immortale.
Partendo da questa ambientazione estrema e volutamente esagerata, la serie riesce a fondere azione, satira e riflessione sociale in modo sorprendentemente efficace. La forza di Sanda sta nel trasformare l’immaginario natalizio per raccontare uno scontro diretto con un sistema rigido e disumanizzante, trasformando una figura simbolica in un vero motore narrativo. Anche qualcosa di apparentemente scontato come il Natale diventa così materia di storie imprevedibili e originali.
Kotaro
La storia di come il piccolo Deku, sfigatissimo ma con un grande senso di giustizia, diventa il più grande degli eroi partendo dal suo ingresso in un liceo speciale per alunni con superpoteri e arrivando a scontri apocalittici contro malvagi supercriminali. La più recente incarnazione dello shounen di formazione tipico di Shueisha, che prende per mano i suoi spettatori e li conduce in una grandissima avventura facendo crescere i suoi personaggi insieme a loro. La serie alterna fasi scolastiche fatte di lezioni, esami, gite ed eventi scolastici (ma con superpoteri) a saghe più action ricche di adrenalina e di momenti emozionanti, ha un cast molto ampio e ricco di personaggi tutti differenti fra loro e ben caratterizzati e riesce a evitare tutti i cliché più molesti di questo tipo di storie girandoci attorno. La versione animata dello Studio Bones è impeccabile sul lato tecnico, con animazioni bellissime, un ottimo lavoro da parte di tutti i doppiatori e musiche di Yuki Hayashi che è sempre una garanzia e qui è al suo meglio, per impreziosire le scene più iconiche di un ottimo manga di base. Lo shounen di Jump della nuova generazione, imperdibile per chi ama questo tipo di storie.
In un Giappone distopico dove il ruolo di bambini e adulti è totalmente ribaltato, un ragazzino timido e impacciato scopre di potersi trasformare... in un Babbo Natale badass dai muscoli d'acciaio e dal cuore d'oro per proteggere il sorriso dei bambini. Una storia assurda ma ricca di tante cose: fa divertire con le gag, intrattiene con belle scene d'azione e offre dei risvolti più profondi facendo riflettere sulla crescita, sull'infanzia, sulla vecchiaia, sullo scorrere del tempo e su cosa significa diventare adulti. Lo stile è quello assurdo, a volte un po' malato, di Paru Itagaki, a cui l'anime abbellisce un po' il tratto sporco e sgradevole del manga e lo impreziosisce con ottime animazioni nelle scene d'azione, senza contare il doppiaggio di Hiroki Tochi, che rende Babbo Natale simpaticissimo. Sicuramente uno degli incipit più originali visti ultimamente, per una miniserie da gustarsi tutta d'un fiato in questi freddi giorni invernali.
Shiho Miyano
Se si apprezzano i ritmi lenti e le ambientazioni storiche, questo racconto, ascrivibile al giallo paranormale, riserva molte piacevolezze. Ambientata in epoca Edo, la serie colpisce immediatamente per i colori soffusi, la grafica che in qualche modo richiama l’ukiyo-e e la cura dei dettagli degli ambienti in cui si svolge gran parte degli episodi: la casa e l’annessa bottega di un commerciante di farmaci, il Nagasakiya. Il protagonista è il giovane Ichitarō, unico erede della famiglia, che, cagionevole di salute fin dall’infanzia, è continua fonte di ansia per il nonno e i genitori ed è per questo assistito anche da servitori non umani, in particolare Sasuke e Nikichi — un inugami e un hakutaku — che vegliano su di lui dopo aver assunto forma umana. La serie si prende il suo tempo anche per descrivere i diversi personaggi, i loro mestieri e le differenze di remunerazione, così come trova spazio anche il racconto dell’attività dell’azienda di Ichitarō, e nelle vicende compare un grande classico fra i rimedi improbabili delle farmacopee del passato: la “mumia”! Fra una famiglia che si rivela più complessa di quanto appaia e una serie di efferati omicidi di cui il protagonista rischia di diventare vittima, la serie si dipana verso l’epilogo seguendo le deduzioni di Ichitarō, supportato da aiutanti che arrivano dal folklore nipponico. Una storia che diventa coinvolgente man mano che si procede negli episodi, con una grafica accattivante, numerose nozioni sul periodo storico e anche una opening e una ending riuscite.
Yumeko Kōda è una protagonista inusuale per una serie anime: è sovrappeso e lo rimane allegramente e convintamente per tutta la durata della serie, almeno per questi dodici episodi che, è meglio dirlo subito, non concludono la storia. Il manga è ancora in corso e la trasposizione animata non ne copre nemmeno metà, ma la serie merita decisamente una visione. La protagonista è ignara del proprio passato: si è risvegliata in ospedale dopo un trauma ed è vittima di amnesia. Gli spettatori la seguono mentre cerca di capire chi fosse nella sua “vita precedente”, un’indagine che la spaventa, perché intuisce progressivamente che la sua vita non era facile né serena. La “nuova” Yumeko, però, affronta tutto con ottimismo e autostima, entrambi portati all’eccesso; tuttavia non risulta mai fastidiosa, nemmeno quando esagera nettamente. La serie tocca diversi temi: l’infatuazione di Yumeko per il vicepresidente dell’azienda in cui lavora, un uomo affascinante ma non del tutto limpido; la sua passione per il cibo, che nel ruolo all’interno dell’ufficio pianificazione la porterà all’ideazione di un nuovo tipo di patatine (decisamente peculiari); e una galleria di comprimari interessanti. Ma la vera carta vincente della serie è l’indagine su ciò che è avvenuto a Yumeko il giorno in cui ha perso la memoria, perché quello che tutti ritenevano un tentativo di suicidio potrebbe invece essere stato un tentato omicidio. Una serie dal buon ritmo, piacevole anche sul piano visivo, con un efficace mix di temi e la giusta dose di leggerezza.
Questa rubrica vuole anche dare l'occasione agli utenti che hanno seguito le varie serie in diretta di consigliare a loro volta i loro titoli preferiti. Pensate che qualche anime meritevole sia passato in sordina? Oppure non siete rimasti molto convinti da qualcuno dei successi stagionali? Ditecelo nei commenti.
N.B. Si è deciso di considerare quelle serie che arrivano ufficialmente in Italia in streaming con qualche mese di ritardo nella stagione del loro arrivo in Italia.
Gachiakuta prima stagione
Diciamolo subito: il suo stile grafico così particolare è un buon biglietto da visita, capace di catturare l'attenzione di molti, ma ovviamente potrebbe al contrario far storcere il naso tanto da far smettere di seguirlo. Lo stile graffiante si riflette anche nelle scene più frenetiche. Il giovane Rudo alla ricerca di qualcosa capace di emozionarlo sceglie la spazzatura, o meglio le cose inutilizzate, gettate da persone frivole. Forse segue questo istinto immedesimandosi in qualcosa di non voluto, vivendo senza genitori affidandosi unicamente al misterioso Regto. Del resto, in un mondo tanto superficiale chi è la vera spazzatura? Una velata critica di quell’ambiente, da una parte elitario dall’altra misero, ma proprio per quanto riguarda l’ambientazione, molti noteranno una similitudine con un’altra opera celebre, evito qualunque forma di spoiler, ma lo sviluppo è completamente diverso. Gli abitanti vogliono vivere senza adattarsi e non limitarsi a sopravvivere. La storia alterna i più tipici scontri tra gruppi rivali presenti in opere simili a scene cruente, spietate. L’esito degli scontri non sembra neanche così scontato. Si attende il proseguo della storia e potrebbe continuare a stupire in mille modi. Le premesse ci sono tutte, a partire dai tanti misteri presenti negli episodi. Una ventata d’aria fresca considerando l’immondizia di partenza è un contrasto davvero ironico.
Wandance
Una bella sorpresa questa piccola serie. Si viene trasportati con delicatezza in un mondo nuovo, sconosciuto, affascinante, per una volta non si tratta di un isekai ma del mondo del ballo. Si vedono tanti stili diversi tra loro, anche messi a confronto in duelli molto differenti da quelli a cui siamo abituati a vedere in tanti anime. Il ballo non è solo questione di stile ma anche di personalità e in tali confronti può fare la differenza. Alla computer grafica, molto presente nelle coreografie, con il trascorrere del tempo ci si abitua non risultando fastidiosa o comunque rimane accettabile. Kaboku Kotani, il protagonista risulta ben caratterizzato. Durante i vari episodi si nota la sua crescita, come persona e come ballerino. A farle da compagnia Hikari Wanda, con la sua innata simpatia. Anche altri personaggi di contorno come On Miyao sembrano voler dire la propria. Tanti sono i dilettanti, il desiderio di ballare è quasi contagioso, ma pochi diventano professionisti e gli episodi finali raccontano di questa difficoltà. Non si vince sempre, ma si cresce sempre. Chudi gli occhi, segui il ritmo e lasciati andare.
May I Ask for One Final Thing?
"Protagonista-femminile-forte" è il tag da scheda sicuramente più calzante a questa serie. Il merito va tutto alla sua protagonista, Scarlet El Vandimion, bella nobildonna che durante un party da alta società viene scaricata e pubblicamente sbeffeggiata dal suo (ex) fidanzato e principe reale. Peccato per lui che questa è anche la goccia che va traboccare il vaso della pazienza di Scarlet, pieno dopo anni di dispetti e angherie, che procede quindi al pestaggio di principe, della sua nuova fiamma e di buona parte degli astanti.
Inizia quindi una nuova storia per una Scarlet priva di restrizioni, che viene coinvolta in varie vicende legate anche alle sorti del regno in cui vive, ottime occasioni per cercare anche qualcuno meritevole di diventare il suo personale sacco di allenamento. Ella, tra l'altro, si dimostra anche essere una combattente dalle notevoli abilità, marzialista invidiabile, capace di sfoderare poteri da "Stand" di altri tempi e anche di lanciare incantesimi piuttosto utili.
Tra una battaglia e un complotto, una rissa e un'uscita in città tra i "villici", la storia di Scarlet scorre impetuosa passando anche per qualche omaggio e forse tributo ad altre serie più destinate a un pubblico da shounen tra cui si intuiscono sicuramente One-Punch Man ma anche un classico come Ken il Guerriero e oltretutto, con i nostri occhi da pubblico italiano ci piace riconoscere qualche passaggio e meccanica delle fracassone risse dei film della coppia Spencer-Hill.
Buona quindi questa serie della nobildonna combattente anche se la sua protagonista domina a tal punto che, quando non è presente in scena, ritmo e tensione ne risentono parecchio.
Uma Musume Cinderella Gray
Le celeberrime ragazze cavallo della scuderia Cygames, tornano a correre sulle piste in una nuova incarnazione animata, stavolta come adattamento di una serie manga che narra la storia di Oguri Cap, uma musume dalla cinerea chioma che dagli sterrati della regione di Kasamatsu parte alla conquista dei circuiti nazionali e anche internazionali.
Le storie di Umamusume ormai da qualche tempo hanno virato dando più spazio alla componente agonistica delle corse e dei rapporti fra i vari personaggi, e qui siamo a tutti gli effetti di fronte a una storia sportiva a tutto tondo. Allenamenti, rivalità, tecnica e tattica saranno il pane quotidiano di Oguri e compagne ma le gare saranno sempre il piatto principale.
Ma anche le gare non avrebbero valore senza validi concorrenti che vi partecipano. Fortunatamente tutte o quasi le partecipanti hanno una forte personalità che ha modo di esprimersi e svilupparsi lungo tutto l'arco della serie e quindi di essere apprezzata dallo spettatore. Non di meno è anche una boccata d'aria fresca vedere che le vittorie vengano sudare dopo l'abbondanza di protagonisti invincibili per i quali il successo è scontato.
La serie originale è un manga shonen e quindi ha molte delle caratteristiche di questo target. Ci sono anche i power-up e le "mosse finali" in corso d'opera che però sono inserite molto bene nell'insieme e anzi richiamano le skill uniche che sono presenti nel gioco e che ogni personaggio attiva sotto particolari condizioni. Abbiamo poi circuiti "lunghi chilometri una trentina e costruiti in cima a una collina". Non mancano importanti rivalità e quella fra Oguri Cap e Tamamo Cross alla fine è una degna di questo nome. E in tutto ciò non si rinuncia alla simpatia, a gag e momenti comici ma nemmeno a piccoli istanti che, a loro modo, scaldano il cuore.
Solidissima dunque, questa nuova serie di Umamusume. Può essere apprezzata sicuramente anche da chi non conosce il gioco o il resto del franchise, c'è da augurarsi che continui visto che come adattamento siamo a un po' meno della metà del materiale originale.
My Hero Academia ottava stagione
L’ultima stagione di My Hero Academia non delude i fan e segna l’epica conclusione di una delle serie shōnen più rappresentative degli ultimi anni, chiudendo un percorso narrativo lungo e articolato. Il finale concentra l’attenzione sui temi che hanno definito l’opera fin dall’inizio, valorizzando i percorsi di Deku, Bakugo e All Might e ribadendo una visione dell’eroismo fondata su sacrificio, responsabilità e compassione più che sulla semplice forza.
Pur con alcune criticità, tra ritmo talvolta affrettato e alcuni archi secondari solo accennati, la stagione riesce a mantenere un equilibrio efficace tra spettacolarità visiva e riflessione morale. Il risultato è un epilogo che non si limita a chiudere una storia, ma ne preserva l’eredità, lasciando l’idea di un mondo imperfetto ma capace di guarire, in cui il valore degli eroi continua a vivere attraverso le nuove generazioni.
Sanda
Sanda è una serie decisamente fuori dal comune, che offre una rilettura radicale dell’immaginario natalizio. Ambientata in Giappone nel 2080, racconta un futuro segnato da un drastico calo demografico, diventato ormai una crisi nazionale. Per far fronte a questa emergenza, la società impone politiche rigide che regolano ogni aspetto della vita dei giovani, concedendo loro però ogni libertà, persino il diritto all’omicidio. In questo contesto, un giovane di nome Kazushige Sanda scopre di poter trasformarsi in una versione ipermuscolosa e incredibilmente potente di Babbo Natale ogni volta che indossa il colore rosso. Lontano dall’immagine del classico vecchietto allegro, il Babbo Natale di Sanda è un autentico eroe da battle shōnen: possiede una forza straordinaria, resiste al fuoco, individua le bugie ed è praticamente immortale.
Partendo da questa ambientazione estrema e volutamente esagerata, la serie riesce a fondere azione, satira e riflessione sociale in modo sorprendentemente efficace. La forza di Sanda sta nel trasformare l’immaginario natalizio per raccontare uno scontro diretto con un sistema rigido e disumanizzante, trasformando una figura simbolica in un vero motore narrativo. Anche qualcosa di apparentemente scontato come il Natale diventa così materia di storie imprevedibili e originali.
My Hero Academia ottava stagione
La storia di come il piccolo Deku, sfigatissimo ma con un grande senso di giustizia, diventa il più grande degli eroi partendo dal suo ingresso in un liceo speciale per alunni con superpoteri e arrivando a scontri apocalittici contro malvagi supercriminali. La più recente incarnazione dello shounen di formazione tipico di Shueisha, che prende per mano i suoi spettatori e li conduce in una grandissima avventura facendo crescere i suoi personaggi insieme a loro. La serie alterna fasi scolastiche fatte di lezioni, esami, gite ed eventi scolastici (ma con superpoteri) a saghe più action ricche di adrenalina e di momenti emozionanti, ha un cast molto ampio e ricco di personaggi tutti differenti fra loro e ben caratterizzati e riesce a evitare tutti i cliché più molesti di questo tipo di storie girandoci attorno. La versione animata dello Studio Bones è impeccabile sul lato tecnico, con animazioni bellissime, un ottimo lavoro da parte di tutti i doppiatori e musiche di Yuki Hayashi che è sempre una garanzia e qui è al suo meglio, per impreziosire le scene più iconiche di un ottimo manga di base. Lo shounen di Jump della nuova generazione, imperdibile per chi ama questo tipo di storie.
Sanda
In un Giappone distopico dove il ruolo di bambini e adulti è totalmente ribaltato, un ragazzino timido e impacciato scopre di potersi trasformare... in un Babbo Natale badass dai muscoli d'acciaio e dal cuore d'oro per proteggere il sorriso dei bambini. Una storia assurda ma ricca di tante cose: fa divertire con le gag, intrattiene con belle scene d'azione e offre dei risvolti più profondi facendo riflettere sulla crescita, sull'infanzia, sulla vecchiaia, sullo scorrere del tempo e su cosa significa diventare adulti. Lo stile è quello assurdo, a volte un po' malato, di Paru Itagaki, a cui l'anime abbellisce un po' il tratto sporco e sgradevole del manga e lo impreziosisce con ottime animazioni nelle scene d'azione, senza contare il doppiaggio di Hiroki Tochi, che rende Babbo Natale simpaticissimo. Sicuramente uno degli incipit più originali visti ultimamente, per una miniserie da gustarsi tutta d'un fiato in questi freddi giorni invernali.
Shabake
Se si apprezzano i ritmi lenti e le ambientazioni storiche, questo racconto, ascrivibile al giallo paranormale, riserva molte piacevolezze. Ambientata in epoca Edo, la serie colpisce immediatamente per i colori soffusi, la grafica che in qualche modo richiama l’ukiyo-e e la cura dei dettagli degli ambienti in cui si svolge gran parte degli episodi: la casa e l’annessa bottega di un commerciante di farmaci, il Nagasakiya. Il protagonista è il giovane Ichitarō, unico erede della famiglia, che, cagionevole di salute fin dall’infanzia, è continua fonte di ansia per il nonno e i genitori ed è per questo assistito anche da servitori non umani, in particolare Sasuke e Nikichi — un inugami e un hakutaku — che vegliano su di lui dopo aver assunto forma umana. La serie si prende il suo tempo anche per descrivere i diversi personaggi, i loro mestieri e le differenze di remunerazione, così come trova spazio anche il racconto dell’attività dell’azienda di Ichitarō, e nelle vicende compare un grande classico fra i rimedi improbabili delle farmacopee del passato: la “mumia”! Fra una famiglia che si rivela più complessa di quanto appaia e una serie di efferati omicidi di cui il protagonista rischia di diventare vittima, la serie si dipana verso l’epilogo seguendo le deduzioni di Ichitarō, supportato da aiutanti che arrivano dal folklore nipponico. Una storia che diventa coinvolgente man mano che si procede negli episodi, con una grafica accattivante, numerose nozioni sul periodo storico e anche una opening e una ending riuscite.
Plus-sized Misadventures in Love!
Yumeko Kōda è una protagonista inusuale per una serie anime: è sovrappeso e lo rimane allegramente e convintamente per tutta la durata della serie, almeno per questi dodici episodi che, è meglio dirlo subito, non concludono la storia. Il manga è ancora in corso e la trasposizione animata non ne copre nemmeno metà, ma la serie merita decisamente una visione. La protagonista è ignara del proprio passato: si è risvegliata in ospedale dopo un trauma ed è vittima di amnesia. Gli spettatori la seguono mentre cerca di capire chi fosse nella sua “vita precedente”, un’indagine che la spaventa, perché intuisce progressivamente che la sua vita non era facile né serena. La “nuova” Yumeko, però, affronta tutto con ottimismo e autostima, entrambi portati all’eccesso; tuttavia non risulta mai fastidiosa, nemmeno quando esagera nettamente. La serie tocca diversi temi: l’infatuazione di Yumeko per il vicepresidente dell’azienda in cui lavora, un uomo affascinante ma non del tutto limpido; la sua passione per il cibo, che nel ruolo all’interno dell’ufficio pianificazione la porterà all’ideazione di un nuovo tipo di patatine (decisamente peculiari); e una galleria di comprimari interessanti. Ma la vera carta vincente della serie è l’indagine su ciò che è avvenuto a Yumeko il giorno in cui ha perso la memoria, perché quello che tutti ritenevano un tentativo di suicidio potrebbe invece essere stato un tentato omicidio. Una serie dal buon ritmo, piacevole anche sul piano visivo, con un efficace mix di temi e la giusta dose di leggerezza.
Nekonsigli: gli anime terminati in...
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May I Ask for One Final Thing? veramente tanto carino e divertente. Molto consigliato.
Cinderella Gray immagino sia bello, purtroppo con le cavalle sto parecchio arretrato.
Wandance per quanto la CGI fosse gommosa mi ha proprio preso e mi ha emozionato non poco.
Sanda lo sto guardando proprio in questi giorni. Carino ma non mi sta dicendo tantissimo.
Gachiakuta sinceramente i primi 12 episodi sono dimenticabili, lo stavo per droppare. Dal 13 ha però proprio una grande impennata fino alla fine. Tra l'altro il 13° episodio è il migliore della serie.
Gli altri due, Shabake e Plus-sized sinceramente non mi hanno mai ispirato quindi non li ho ancora guardati.
Carine anche A wild last boss appeared (con fortunatamente una seconda stagione in arrivo visto come si è conclusa la prima), This Monster wants to eat me, Yano-kun’s ordinary days e Gacha infinito (non gli davo due lire…) tra quelle che ho visto.
Più gli ultimi episodi di Watanare.
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