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Ozu76

Episodi visti: 20/20 --- Voto 7,5
"Il prisma dell'amore" è un nuovo anime della stagione invernale 2026.
Produzione Netflix, già doppiato in italiano da la misura della qualità assolutamente straordinaria di quest'opera.
Parole di pregio naturalmente si sprecano, a me è piaciuto tantissimo e le 20 puntate sono volate abbastanza velocemente.
Cosa dire della qualità grafica di questa serie? Assolutamente straordinaria!
Più che un anime ad episodi sembra un lungometraggio ad occhio e croce di oltre 4 ore.
Sono rimasto sbalordito dalla qualità grafica, la storia è ambientata principalmente nella Londra di inizio 900 (nel 1914 x essere precisi) e la cura delle ambientazioni è straordinaria (sò di ripetermi) soprattutto quelle ambientalistiche con sfondi e colori magnifici, d'altronde è una storia molto incentrata sull'arte figurativa.
Un pò meno sono curate le ambientazioni socio politiche ed economiche affrontate solo di striscio e sempre e solo ragionate più che mostrate (insomma diciamo un fin di trama) ma ci si può stare, d'altronde l'imminenza del primo conflitto mondiale è presente solo nel finale di stagione ed è più affine alla trama che alla storia in particolare.
La storia ha come protagonista la giovane 20enne giapponese Lili che giunge a Londra in uno scambio culturale per affrontare un semestre in una prestigiosa Accademia d'arte.
Lili è una giovane pittrice molto carina e vivace che si ambienta piuttosto facilmente in una Londra cosmopolita e ricca di fermento artistico.
Non ci metterà molto a farsi degli amici tra gli altri studenti ed a conquistare simpatia e curiosità del giovane Kit Church, secondogenito di una delle più importanti famiglie aristocratiche inglesi.
Kit è un pittore talentuoso e molto introverso, diviso tra l'impeto e l'amore per la pittura e la sobreità e responsabilità del suo ruolo di aristocratico. Egli rimarrà colpito da Lili e ne stringerà una insospettabile amicizia che aiuterà la ragazza nella sua crescita come artista ed a sua volta lo porterà ad aprirsi maggiormente come carattere.
Naturalmente non è un segreto che tra loro poco alla volta nascerà un sentimento più importante della semplice amicizia.
I due ragazzi vivranno molto intensamente il loro rapporto artistico e sociale. Insomma vivranno la primavera della loro gioventù in compagnia di tutto il gruppo di amici, tra studi, opere d'arte e serate al pub.
Ma naturalmente tutto passa e le responsabilità della vita sono sempre pronte a presentare il conto.
Più o meno questo aspetto sarà affrontato un pò da tutti i protagonisti di questo sestetto di amici, con naturalmente maggior attenzione per i due protagonisti.
Non voglio spoilerare i vari eventi perchè sarebbe un peccato per chi vuole guardare questo anime.
Posso solo dire che sullo sfondo inizierà a prospettarsi lo specchio di quella che sarà la Prima guerra mondiale e che spariglierà le carte e porterà tensioni e criticità che distruggerà naturalmente l'equilibrio di questi ragazzi, costretti tutti ad una crescita emotiva e personale ed a prendere decisioni importanti.
Molto bello comunque nella storia l'importanza che viene data all'arte ed anche alle piccole cose come le differenze culturali, le differenze di status e non ultimo l'interessa che esisteva in quegli anni per l'arte giapponese.
Un pò tanto "scolastica" se così vogliamo dire il racconto sentimentale che viene proposto nella storia, mi sarei aspettato (vista la maturità della storia) un pò di incisività in più.
Anche nel finale oggettivamente visto la svolta piuttosto seria e drammatica che prende la storia mi sarei aspettato altro... ma anche in questo caso preferisco non spoilerare nulla, sarei cattivo a farlo.
Comunque nell'insieme nulla da dire, una bellissima storia ed un bellissimo anime fatto magnificamente.
Piccola nota a margine... solo i giapponesi potevano mettere in scena una versione particolarmente edulcorata e garbata dell'aristocrazia, cosi dedita e moralmente ineccepibile, come sappiamo bene non sia.
In realtà nella storia c'è molto multiculturalismo, poco razzismo e lotta di classe per sembrare vagamente realistico, ma andiamo... per essere un anime ci può stare.
Non sarà questo aspetto in pò infantile a rendere di meno pregio quest'opera, ripeto, davvero ben fatta.
Consigliatissimo per me.
Impossibile rimanere delusi, certo non è un'anime d'azione e nemmeno un romance smielato, quindi tenetelo bene a mente.


 2
esseci

Episodi visti: 20/20 --- Voto 7,5
"Devi avere un caos dentro di te per partorire una stella danzante" (Friedrich Nietzsche - Così parlò Zarathustra)

Per un titolo particolare come "Il prisma dell’amore" non potevo fare altro che rispolverare uno degli aforismi più noti di  Nietzsche che al termine della visione della serie è quanto mai calzante per riassumerne il senso.
Uscita in unica soluzione sulla arcinota piattaforma streaming mondiale, questa serie è il frutto della collaborazione tra nomi piuttosto noti nel panorama delle produzioni di animazione: la sceneggiatura originale è di Yoko Kamio (già nota per "Boys Over Flowers"), la regia di Kazuto Nakazawa e la produzione di WIT Studio.
La serie si compone di ben venti episodi di durata canonica (con qualche eccezione) e la narrazione rappresenta un interessante intreccio tra arti figurative, crescita personale, identità e sentimenti ambientati nella Londra in un periodo temporale che parte dagli anni appena antecedenti la prima guerra mondiale per arrivare con diversi timeskip fino ad una decade successiva.

Premetto che si tratta di una produzione ambiziosa in quanto sviluppa al suo interno tematiche di un certo impegno quali il ruolo dell’arte come motore di crescita personale e relazionale, spingendo molto sull'impatto tecnico visivo molto curato in un contesto storico un po' lontano dai nostri giorni ma vicino per cultura e mentalità (l'Europa e Londra pre conflitto) a noi occidentali, attribuendo alla produzione quell'atmosfera più internazionale rispetto alle consuete ambientazioni nipponiche.
Quindi un'opera che sfruttando i canoni molto classici del romance, ambisce a definire una raffinata stratificazione tematica e visiva di ciò che narra. La domanda lecita che ci si può porre è: ci è riuscita? Per il mio modestissimo punto di vista, sì ma non completamente, soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura che rimane vittima di alcuni dei soliti cliché shoujo e ad alcuni passaggi molto forzati che giustificano dei passaggi necessari allo svolgimento della narrazione.

Nonostante la leggerezza con cui l'opera narra in primis le vicende della protagonista femminile, Lili Ichijoin, giovane artista giapponese che lascia la natia Yokohama per iscriversi alla prestigiosa Saint Thomas Art Academy di Londra, tra le pieghe della narrazione si intuisce abbastanza chiaramente che il cuore centrale della serie non è rappresentato solo dallo sviluppo della storia d'amore tra lei e il complicato Christopher "Kit" Church, aristocratico britannico e pittore di talento, ma anche dai temi di più ampio respiro che trascendono le dinamiche di crescita personale e professionale dei singoli protagonisti della serie quali l'identità, l'appartenenza e, soprattutto, il confronto culturale che deriva dal collocare una ragazza giapponese nei primi del '900 a Londra in un contesto completamente diverso e per certi versi così lontano dalla sua visione culturale e di costume.
Per chi conosce un po' le dinamiche storiche di quegli anni, si ricorderà che con le esposizioni universali di Parigi (1867 e 1878) ci fu una vera e propria scoperta dell'arte giapponese che ispirò moltissimo l'arte europea di quegli anni: l'arte giapponese fece il suo ingresso massiccio in Europa, introducendo stampe ukiyo-e, ceramiche e oggetti che stupirono gli artisti occidentali. Con le sue caratteristiche precipue, l'arte nipponica ispirò artisti come Manet, Degas, Whistler, Gauguin e Van Gogh, influenzando l'Impressionismo e l'Art Nouveau per una diffusione culturale definita "Giapponismo" che che celebrava e imitava le arti, la letteratura e la filosofia giapponese.

Di questo contesto se ne percepiscono molte vibes nella serie, anche con citazioni esplicite favorite dalla presenza della vivace protagonista che si ambienta molto facilmente in un contesto multiculturale e multietnico, aperto e molto tollerante, in cui non si percepiscono chiusure di principio verso coloro che rappresentano la "diversità".
L'ambientazione scolastica, la presenza di ragazzi di diverse nazionalità e contesti socio-economici con sullo sfondo una Londra adusa da centinaia di anni ad essere un crogiuolo di persone di etnie e culture diverse, rende "Il prisma dell'amore" un inno all'arte in tutte le sue sfaccettature, valorizzando confronti tra stili e opere completamente diversi messi tutti sullo stesso piano di una valutazione equilibrata, senza pregiudizi e volta solo a valorizzare le diverse espressioni di identità culturale. In questo, le opere della protagonista sono un crescendo verso l'elaborazione di uno stile precipuo che coniuga la tradizione giapponese, la sua predilezione verso l'autenticità, e le correnti e stili pittorici occidentali costruendo una sorta di ponte tra Oriente ed Occidente molto significativo e unico nel suo genere.

La ricostruzione del contesto storico rappresenta uno degli aspetti di maggior pregio dell'opera: la cosmopolita Londra del 1914 tra arte, società e guerra incipiente. A livello grafico sono rimasto sbalordito dal world building e dai fondali: il contesto della città è disegnato con grande precisione, tra accademie d’arte, atelier polverosi e quartieri storici. Sbalorditivi i disegni di Westminster abbey, Big Ben, Palace of the Parliament, la National Gallery con i suoi corridoi e sale e non solo per la sua facciata su Trafalgar Square, il British Museum e l'incredibile sala con i frontoni del Partenone. Una dovizia minuziosa di dettagli e particolari che non si limitano all'architettura ma anche all'abbigliamento, i mezzi di trasporto, gli splendidi e suggestivi paesaggi delle campagne inglesi che contribuiscono a creare un'ambientazione che immerge lo spettatore nella realtà dell’epoca.

Non di minor importanza è La scelta di ambientare la storia in un momento di profonda trasformazione sociale e culturale che accenna a temi come la condizione femminile nell’arte, la rigidità delle gerarchie sociali, il confronto tra tradizione e modernità. La presenza della guerra imminente aggiunge una dimensione drammatica che si riflette nelle scelte dei personaggi verso la progressiva responsabilizzazione e passaggio all'età adulta e nel senso di precarietà che attraversa la parte centrale e finale della narrazione.
L’accademia d’arte che rappresentava uno dei massimo dell’istruzione artistica e della mondanità culturale verso la fine della serie in secondo piano come la competizione tra studenti, i rapporti con i precettori, le esposizioni pubbliche e le valutazioni di merito delle opere su cui gli studenti si sono esercitati.

Dal punto di vista della storia ed in particolare la speciale interazione tra i due protagonisti, Lili e Kit, potrei sostenere che è la classica storia d'amore tra due ragazzi che matura sui banchi dell'accademia e poi con alterne vicende drammatiche si sviluppa a distanza di anni quando probabilmente nessuno dei due ci credeva più. Si manifestano un po' i soliti cliché del romance nippononico.
Lili Ichijoin è la solita ragazza determinata, ma anche vulnerabile e sensibile, dalla ingenuità smisurata e dall'entusiasmo verso l'arte. Competitiva fino al midollo anche per le pressioni familiari, frequentando l'accademia intraprende anche un percorso di crescita personale che si perfezionerà solo a distanza di anni quando capirà cosa "voleva essere da grande". E' un bel personaggio anche sfaccettato, divisa tra le sue radici giapponesi e l’influenza occidentale, tra il rispetto delle tradizioni e la ricerca di autenticità.
Kit Church è il classico belloccio, schivo e taciturno, quasi introverso che rifugge dagli enormi privilegi che ha in virtù della nobile famiglia cui appartiene, un insicuro che cerca di mascherare la propria sensibilità e amore per l'arte cercando di resistere al richiamo della famiglia ad assumersi i proprio doveri.
Le interazioni tra i due sono molto improntate alle rom-com tipiche nipponiche: equivoci e non detto sono predominanti e li porteranno a non riuscire a dichiararsi se non dopo anni, sebbene fossero entrambi consapevoli dei sentimenti che nutrono reciprocamente.
Onestamente avrei preferito una storia meno melliflua e ricca di forzature per portare gli eventi nella direzione che ogni spettatore si attende e un po' più matura, soprattutto alla luce degli eventi tragici come la prima guerra mondiale che resta come un sussurro sullo sfondo solo per orientare le vicende dei protagonisti e dei personaggi secondari.
Il tono della narrazione resta così molto edulcorato, un po' patinato e poco realistico anche per le grandi forzature nel finale con continui timeskip che sembrano solo utili a soddisfare la curiosità dello spettatore sull'ending del rapporto tra Lili e Kit.

Facendo un paragone con opere che narrano di arte, mi vengono in mente "Sarusuberi: Miss Hokusai - mirto crespo" e "Blue period". "Il prisma dell'amore" si colloca in una via mediana tra le due, mutuando dalla prima la meticolosità con cui racconta la creazione delle opere d'arte e dalla seconda il solito spirito competitivo giapponese nella logica del "continuous improvement", ma rispetto alla prima difetta di tridimensionalità e di realismo dei personaggi, incasellandoli nei soliti ruoli a servizio della trama.  

Resta in ogni caso una serie pregevole, un affresco visivo intenso, capace di emozionare lo spettatore con l’arte e a farlo meditare su come quest'ultima  possa rappresentare una visione per osservare la realtà da prospettive diverse, a riconoscere la ricchezza delle differenze e a credere nella forza trasformativa della creatività e dell’empatia. In questi tempi di scarsa apertura verso tutto ciò che rappresenta il "diverso", sembra un inno alla tolleranza e alla comprensione.