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Ataru Moroboshii

Episodi visti: 26/26 --- Voto 6
Ultimamente ci sono stati lavori imbarazzanti con la CGI, ma non è questo il caso, questa è una CGI abbastanza all'altezza del compito; certo, i movimenti del corpo risultano ancora non del tutto naturali e quelli del viso non esprimono al meglio le emozioni dei personaggi, ma siamo a livelli decisamente migliori di quelli di "Berserk 2016". Si può dire che è stato fatto un discreto lavoro, che diventa molto buono durante le scene d'azione: è qui che la CGI dà il meglio di sé, le animazioni delle "teste di cuoio" e delle scene di combattimento sono particolarmente fluide, e devo dire che mi sono piaciute decisamente.

Purtroppo un anime non si regge solo sulle scene d'azione... qui è tutto il resto ad essere carente, iniziando dal soggetto un po' scialbo che ricorda un po' troppo gli "X-Men". La sceneggiatura del resto non è migliore, con scelte non sempre verosimili in un anime che tenta, "resurrezioni" a parte, di dipingersi il più verosimile possibile; la prima stagione presenta qualche spunto interessante, ma nella seconda sopraggiungono la noia e le ripetizioni. I personaggi sono talmente mono-dimensionali, da poterli tutti perfettamente riassumere con un unico aggettivo: abbiamo il super-cattivo che è cattivo per divertimento, accompagnato dal cattivo arrabbiato, dal nerd cattivo e dai due cattivi incompetenti. Dall'altra parte della barricata troviamo Il direttore frustrato, la sua assistente cagnolino, il ragazzino tonto, il fumatore incallito, quattro "redshirt" degni di "Star Trek" e, per ultimo, il protagonista Nagai che, in un maldestro tentativo di caratterizzazione, oscilla continuamente tra il menefreghismo assoluto e l' "andiamo a salvare il Giappone", a volte cambiando idea tre volte di seguito, come nel deprecabile ventiquattresimo episodio.

Purtroppo non è finita qui, devo sottolineare anche la cosa che mi ha dato più fastidio: la totale assenza della regia, che decide di non valorizzare assolutamente nulla di ciò che accade, il che ci avvicina agli standard hollywoodiani contemporanei, e non è un complimento! Se volevo un'americanata tutta tecnica e niente anima, mi guardavo un film di Micheal Bay!


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eliim

Episodi visti: 26/26 --- Voto 6
Ho visionato sia la prima che la seconda stagione.

La prima cosa che salta all'occhio é l'animazione in cg, cosa che non apprezzo particolarmente (a tratti sembrava di vedere animazioni di un videogioco piuttosto che un anime vero e proprio), ma con l'andare delle puntate ci si abitua.
Quando ho letto la trama mi é sembrata subito molto interessante, ma penso sia stata sviluppata in maniera non eccellente. Le basi ci sono: una nuova specie, esseri umani con poteri e soprattutto in grado di rigenerarsi completamente dopo la morte, quindi potenzialmente immortali e... pericolosi. Ma l'interesse finisce qui.
I personaggi sono sviluppati in maniera scialba, nonostante abbiano del potenziale non indifferente, come nel caso del migliore amico del protagonista, che appare giusto come sostegno "d'urgenza" in alcune situazioni per poi scomparire dimenticato subito dopo. Molte delle relazioni tra i personaggi sono abbozzate ma non approfondite (come quella tra il protagonista e la sorella) e Nagai Kei stesso ha un carattere poco comprensibile che passa dall'essere apparentemente incapace di provare sentimenti al disperarsi per le morti di personaggi minori. Tutto ciò a mio parere rende piatta la trama. Inoltre mi aspettavo più strategia nell'affrontare Sato (il nemico), mentre viene data prioritá all'azione e ai combattimenti/sparatorie. Gli unici personaggi che hanno suscitato in me una qualche curiosità sono Tosaki, Izumi e Sato, pur essendo tutti e tre abbastanza stereotipati.
Colonna sonora senza lode e senza infamia.

Sono rimasta nel complesso un po' delusa da quest'opera che mi pareva molto valida in base alla trama e alle recensioni, ma se tornassi indietro non perderei tempo a guardare. Non vado oltre la sufficienza.


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Memento70

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
C'è una cosa che mi ha colpito molto di questo "Ajin", e si tratta dei disegni, o meglio, dei non-disegni. Generalmente, negli anime la computer grafica è sinonimo di sciatto, di approssimativo, di salva-soldi, in "Ajin" invece, sebbene questa tecnica sia utilizzata in modo estensivo, questo non accade. Al contrario, quella che si riceve è la sensazione di una vicinanza al medium filmico senza precedenti.

Questo feeling, sottolineato da una colonna sonora più "hollywoodiana" e meno anime, è particolarmente potente nelle scene d'azione e ciò lo rende il punto di forza dell'anime.
Togliendo la potenza e l'innovatività delle scene d'azione, il punteggio che attribuirei a questo anime scenderebbe considerevolmente. Né la trama né i personaggi, infatti, mi hanno particolarmente entusiasmato. Questo partendo da un protagonista, Nagai, che è un incomprensibile misto di Shinji Ikari e Light Yagami: a volte codardo e ingenuo come il primo, a volte pragmatico e spietato come il secondo, a seconda di come gli gira. Poi abbiamo Tosaki, che è un classico stereotipo degli anime: l'arrivista cervellone dallo sguardo di ghiaccio e dalle motivazioni nascoste melense e/o incomprensibili. Incredibilmente, chi ne emerge è il villain Sato, l'unico coerente e affascinante nell'essere spietato e senza alcun tipo di freno morale

Questo cast pittoresco è contornato da una storia funzionale al tenere attaccati allo schermo, ma mai davvero affascinante. Alla fine dell'opera non siamo curiosi di scoprire quale mistero si cela dietro gli Ajin, non ci interessano particolarmente le sorti dei personaggi e probabilmente siamo solo stuzzicati nello scoprire quale sarà la prossima pazza mossa di Sato. Ciò che davvero regge, e lo fa alla grande, è l'azione.

L'azione non è solo grandiosa, è nuova. O meglio, è nuova per come è rappresentata in questo medium. Negli anime, l'azione è sempre sopra le righe e non si parla mai di piccole esagerazioni. Anche gli shonen che hanno la pretesa di mettere in scena un combattimento "strategico" (vedasi "Code Geass") non possono fare a meno di inserire personaggi dalle capacità ben al di sopra fuori dalla norma, in grado di capovolgere le sorti di uno scontro o di rendere la maggior parte delle pedine in gioco inutili. Qui i colpi sono sentiti, le mosse ragionate, le reazioni realistiche. Una delle prime scene di azione è un semplice inseguimento in moto e c'è più innovazione e adrenalina in un semplice scambio di calci tra due veicoli che in molte "battaglie finali" tra personaggi dalle capacità divine.

Questo è quanto, se cercate innovazione nella tecnica e nell'azione perché siete stufi di vedere sempre le stesse formule in merito, allora quest'anime vi stupirà. Se invece cercate trame sofisticate, personaggi freschi e colpi di scena, allora è meglio rivolgere la propria attenzione altrove. Tuttavia, questo "Ajin" resta un prodotto di qualità in un panorama in cui è sempre più difficile trovarne.


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chomp96v2

Episodi visti: 13/26 --- Voto 9
Ajin serie del 2016 portata in Italia da Netflix, purtroppo, al momento della recensione non è ancora presente un doppiaggio in italiano. La caratteristica che subito salta all'occhio quando ci si approccia ad Ajin è il suo stile grafico, infatti è fatto interamente in computer grafica, questo per molti potrebbe presentare un ostacolo iniziale ma cercate di dargli una possibilità che di serie così belle non ne escono molte. La trama parla di un mondo in cui oltre agli umani sono presenti delle altre creature, gli Ajin, questi esseri hanno lo stesso aspetto degli umani ma, a differenza loro, sono immortali e alcuni hanno anche una specie di estensione corporea che possono usare per combattere. In questo mondo gli Ajin sono ricercato dalla società e il nostro protagonista, Kei, che fino a quel momento aveva vissuto una vita tranquilla a causa di un incidente viene svelata la sua vera identità, di conseguenza è costretto a fuggire, dall'altra parte abbiamo anche degli Ajin che vogliono conquistare il mondo e tra questi c'è forse il miglior villan dell'anno.

Punto di forza della serie sono i personaggi, dal protagonista che non si comporta come il solito eroe ma è anche molto menefreghista e si mette in azione solo quando viene preso di mira, ma il personaggio meglio riuscito della serie è appunto come detto prima il villan, Sato, un Ajin anziano ma non per questo non sarà in grado di dare spettacolo, tra scene al cardiopalma e piani di attacco che definire anticonvenzionali sarebbe un eufemismo è senza ombra di dubbio il mio personaggio preferito della serie.

Il comparto tecnico a mio avviso è molto buono sia dal punto di vista grafico che sonoro in quando secondo me questo stile grafico si sposa perfettamente al tipo di serie e la componente sonora molto "forte" rende l'idea delle scene che si andranno a vedere, presenta in oltre sia una buona opening che ending.

In conclusione darei un 9 pieno a questa serie che secondo me è una delle migliori dell'anno e dovrebbe essere vista da tutti, non spaventatevi per la grafica dopo un paio di episodi ci di fa l'abitudine e diventa un suo punto forte.


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Tacchan

Episodi visti: 13/26 --- Voto 9
"Ajin" è una serie TV tratta dal manga di Tsuina Miura e Gamon Sakurai, pubblicato in Italia da Star Comics, e prodotta da Netflix, che la trasmetta anche in Italia, senza averla ad oggi doppiata.
Presenta uno stile grafico in computer grafica, tecnica che non apprezzo e che ho faticato sin da subito a digerire. Devo però ammettere che in questo caso è stata realizzata con una certa maestria e, nonostante perda qualcosa in espressività rispetto all’animazione tradizionale, riesce comunque a regalare sequenze ben rese e di ottima fattura, soprattutto alcuni combattimenti. Rimane il fatto che, nonostante possa o meno piacere dal punto di vista stilistico, tecnicamente è chiaramente curato e soprattutto offre una sceneggiatura e dei personaggi solidi.

Di recente, è stato registrato in tutto il mondo uno strano fenomeno, ovvero degli individui che, feriti a morte, si rigenerano a tornano in vita, circondati da una strana polvere nerastra che li accompagna fino al momento della completa guarigione. Questi individui immortali sono stati catturati e analizzati, dato loro il nome di Ajin, ma il problema è che sono casi sempre meno isolati e, sebbene non mutino la loro personalità, si teme fino possano essere una minaccia per la società civile. Kei è un ragazzo timido e non così estroverso, ha una vita normale, fino al giorno in cui viene investito da un camion e risuscita. Da subito braccato come Ajin, inizia una disperata fuga dalla polizia e da tutti. La società e tutti i suoi conoscenti lo vedono come un mostro, eppure lui è quello di sempre, a cambiarlo non saranno i suoi poteri, ma la spietata caccia a cui è soggetto.

La trama si sviluppa in modo molto interessante, con toni cupi e adulti, che non risparmiano scene forti. Si tratta di una sceneggiatura molto solida e ben costruita, che offre alcuni passaggi ben pensati e scritti, che portano ad eventi che sono stati in grado di stupirmi e scioccarmi. Sebbene a livello di ambientazione il lavoro da fare non è stato immenso, trattandosi del Giappone attuale, l’ecosistema creato intorno agli Ajin funziona alla perfezione e mostra verosimilmente quanto potrebbe accadere se tali esseri apparissero nella nostra società: verrebbero temuti, catturati e studiati, verrebbero dipinti dai media come dei mostri e, probabilmente, molte informazioni verrebbero tenute segrete. Nel mentre, gli Ajin cercherebbero si vivere in pace o, se non fosse possibile, potrebbero anche pensare di difendersi.

Sono poi rimasto positivamente sorpreso dalla figura di Kei, che è molto più complessa di quanto inizialmente avrei ipotizzato. Quello che ho particolarmente apprezzato è come i personaggi siano realistici, liberi dalle esigenze di trama, pertanto fluidi nelle conclusioni e coerenti negli atteggiamenti. Coerenti non vuol dire banali, perché appunto la complessità che presentano sfocia in comportamenti che mi hanno colto impreparato, come nel caso di Kei, ma che riflettendoci un attimo risultano perfettamente in linea con quanto ci è stato mostrato fino a quel momento. Anche i personaggi di contorno non sono da meno: riescono a mettere in atto strategie complesse, a volte geniali, hanno valori e motivazioni verosimili.

Ho trovato questa prima stagione di "Ajin", sebbene non concluda la trama, appassionante. E’ il titolo più interessante tra quelli che ho visto in questo 2016, un prodotto adulto che sceglie coraggiosamente di non usare scorciatoie per rendere avvincente la trama e che evita anche di adottare i soliti clichè nei suoi personaggi. Inaspettatamente, riesce anche ad essere attuale ed è riuscito a spiazzarmi almeno in un paio di occasioni. Visto lo stile in CG, ho faticato ad iniziarlo, ma ora non vedo l’ora di potermi godere la seconda stagione.


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npepataecozz

Episodi visti: 13/26 --- Voto 8
Quella dell'immortalità è stata da sempre una delle utopie che maggiormente hanno affascinato l'uomo e, per questo motivo, è stata un tema periodicamente affrontato, seppure in modi e forme diverse, dalla letteratura e dal cinema mondiale; e, ovviamente, anche l'animazione giapponese ha offerto in passato un suo cospicuo contributo in questa materia. Nel momento in cui ci si approccia ad un anime come questo, quindi, si conoscono già benissimo quali sono i meccanismi che lo domineranno: personaggi che vivono nascondendosi, scontri all'ultimo sangue e ferite mortali che si rimarginano da sole. Se a tutto questo aggiungiamo come diversivo delle strane entità dalla forma umanoide create dalla mente degli "immortali" e decisamente forti nei combattimenti, il risultato sarà "Ajin", ossia l'anime oggetto della presente recensione.
Raccontato così, "Ajin" sembrerebbe al massimo un anime come tanti, con zero elementi innovativi e senza grandi ambizioni; la realtà, invece, si rivelerà molto diversa dall'apparenza. Pur basandosi sul solito canovaccio dell'immortalità, infatti, questo anime riesce a distinguersi grazie ad una trama non buonista e molto articolata a cui vanno aggiunti una serie di particolari che personalmente ho trovato molto interessanti.
Due parole sulle trama: la scena si apre in un mondo che da qualche anno è venuto a conoscenza dell'esistenza di persone immortali, ribattezzati col nome di Ajin. Il loro numero totale è ancora sconosciuto in quanto da un lato nessuno sa di essere immortale se prima non lo sperimenta e dall'altro chi sa di esserlo non ha nessun interesse a rivelarlo agli altri, in quanto i vari governi mondiali stanno dando la caccia agli Ajin per motivi di ricerca scientifica. La storia racconta le vicende di Kei Nagai, uno studente liceale che scopre di essere immortale a seguito di un incidente: da quel momento, la sua vita cambierà completamente trasformandolo da un ragazzo che aspira ad avere una "vita rispettabile" in un fuggiasco braccato da tutto e tutti.
Come già accaduto in altri anime di questo tipo, la distinzione tra mortali ed immortali diventa un pretesto per parlare del modo in cui l'uomo tratta le diversità; e fin qui nulla di nuovo. A differenza di quanto ci si aspetta, però, qui non abbiamo la classica divisione in "buoni" e "cattivi"; se proprio vogliamo trovarne una, essa sarà, invece, tra "cattivi" e "meno cattivi". Ogni personaggio, infatti, non si farà scrupolo di usare la violenza più efferata nel perseguimento dei propri obiettivi, manifestando una personalità caratterizzata da una forte spinta rivolta al perseguimento del proprio interesse personale in barba a qualsiasi principio etico. Il risultato che si ottiene è l'assenza di quel moralismo, spesso finto e stucchevole, che in genere accompagna le storie di questo tipo; ciò che invece l'autore sembra dire è che non importa quale colore tu indossi, se sei feccia resterai sempre feccia.
L'esempio più eclatante di quanto vado vado affermando va ricercato nella caratterizzazione che è stata data allo stesso protagonista. Kei è un egocentrico, una persona che la sua stessa sorella definisce come un "bastardo". Nel corso dei drammatici eventi in cui verrà coinvolto darà spesso prova di voler comunque conservare la sua umanità e di non voler trascendere nella violenza gratuita; ma di fronte alle scelte più importanti metterà sempre al primo posto il proprio benessere adottando comportamenti fatti di pragmatismo e pieni di cinismo. E si tenga conto del fatto che Kei appartiene alla categoria dei "meno cattivi": non ha ambizioni di conquista, ma aspira solo ad una vita tranquilla.
L'uso della computer grafica ha portato ancora una volta a risultati abbastanza deludenti: i disegni sono passabili ma il modo di muoversi dei personaggi è troppo artificioso per essere credibile. Ma forse questa è l'unica pecca che riesco a trovare in questo anime che invece complessivamente mi è piaciuto molto.
I tredici episodi di cui si compone questo anime costituiscono, a mio avviso, soltanto un antipasto rispetto alla lunga serie di eventi che con tutta probabilità si produrranno nelle stagioni successive: ci sono troppi intrecci, troppe domande che aspettano una risposta e troppi personaggi per pensare che il tutto possa concludersi in tempi brevi. Ma, se questo è solo un antipasto, devo ammettere che è riuscito eccome a far crescere il mio appetito: per questo mi auguro di avere a disposizione al più presto la seconda stagione, perché sono davvero impaziente di sapere come evolveranno le cose. La mia valutazione, dunque, è molto buona e mi sento di consigliarne la visione a chi ancora non l'abbia fatto.


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Eversor

Episodi visti: 13/26 --- Voto 7,5
Victor Hugo disse: "Morire non è nulla; non vivere è spaventoso". Ma cosa succederebbe se alcuni umani avessero trovato un modo per non morire? La possibilità di rinascere in continuazione al di là del danno inferto?
Una domanda che trova una risposta, o comunque una delle tante, in "Ajin", anime del 2016, classificabile come serie di mistero/azione, ricca di combattimenti ed elementi soprannaturali e con una buona dose di sangue. Forse considerarla horror è un po' troppo, ma splatter di sicuro lo è.
Tredici puntate per entrare in un mondo simile al nostro, ma, per altri aspetti, completamente diverso. Un mondo dove l'umanità si trova davanti a una misteriosa mutazione, che ha portato alla formazione degli Ajin, ovvero coloro che non possono morire. Esseri temuti e cacciati dalle varie organizzazioni politiche, che tentano in qualche modo di approfittarsi di tale potere.

E al centro di tutto ciò c'è Kei Nagai, un normalissimo ragazzo delle superiori, che, come tutti gli altri, studia e cerca di vivere una vita tranquilla e priva di qualsiasi forma di problemi. Possiede un carattere piuttosto particolare, che lo rende cinico in determinate situazioni, indifferente in altre, ed esuberante in altre ancora. Sarà stata la continua oppressione della madre e delle aspettative di questa a renderlo così? Chissà. Fatto sta che a Kei non dispiace studiare, anche se ciò gli costa tempo, fatica e amici.
Tutto cambia, però, quando attraversa sovrappensiero la strada, ritrovandosi travolto da un camion. Non c'è nulla da fare, la botta è stata troppo cruenta. La morte pare inevitabile...
O forse no. Di fronte allo sguardo attonito degli astanti, si rialza tranquillamente, privo di ferite. Si guarda attorno, più stupefatto lui di tutti gli altri, e solo allora incomincia a scappare, prima che qualcuno possa avvertire le forze dell'ordine.
Ecco come la sua vita è cambiata, ecco come ha scoperto di essere un Ajin.

L'inizio è bello, anzi, direi più che bello. Un esordio col botto, quasi letteralmente, che intriga e coinvolge lo spettatore. Una storia che promette molto bene, dotata fin da subito di un buon tocco di originalità e un'adrenalina che non si spegne nemmeno nei momenti più tranquilli.
Saranno le musiche, sarà il contesto generale, ma la prima puntata è volata senza che me ne accorgessi. Il protagonista non è il classico imbranato di turno, ma possiede un qualcosa di spaventoso, oltre ovviamente al fatto di essere immortale. Un carattere difficilmente inquadrabile, a essere onesti, che varia molto in funzione della situazione in cui si trova e muta in maniera considerevole. Eppure, forse proprio per questo motivo, appare molto reale. In fin dei conti, noi non ci atteniamo certo a un copione prestabilito.
Buoni anche i personaggi secondari, anche se, a mio avviso, non tutti hanno avuto la possibilità di svilupparsi in maniera definitiva. L'amico d'infanzia mostra un comportamento piuttosto stereotipato, che non chiarisce bene le intenzioni del soggetto; il signor "Cappello", soprannome di Satou, evidenzia invece un certo conformismo alla classica immagine del cattivo... Anche se, in realtà, nessuno è veramente buono e nessuno è veramente cattivo, vista la tendenza del governo ad approfittare degli Ajin con esperimenti scientifici poco ortodossi.
Tornando alla trama, invece, devo ammettere che lo stupore iniziale è andato lievemente stemperandosi con il passare degli episodi. Non che deludano, ma, semplicemente, alcuni sviluppi hanno mostrato una certa tendenza alla prevedibilità. Questi, per fortuna, sono intervallati da colpi di scena degni di nota.

L'aspetto grafico, d'altra parte, è ciò che più di tutto il resto non mi ha fatto godere appieno la visione della serie. Sarà una questione di gusti, ma trovo alquanto difficile sopportare la computer grafica, non tanto per i disegni, quanto piuttosto per i movimenti. Questi, infatti, denotano una certa farraginosità: movenze chiaramente costruite artificialmente, che non hanno nulla a che fare con la fluidità di altre serie.
Per fortuna, allora, che il comparto audio è riuscito a superare questo grande ostacolo, riempiendo le varie puntate con una colonna sonora da brividi, la quale, personalmente, è stata in grado di emozionarmi ed esaltarmi oltre ogni dire. Musiche dinamiche e adrenaliniche, che rispecchiano alla perfezione la situazione del momento.
Buono il doppiaggio e più che discreto il lavoro della regia, che è riuscita a realizzare una storia priva di falle evidenti, anche se non di piccole imperfezioni. Ogni puntata viene ammaestrata in maniera ammirevole, facendo crescere sempre di più la voglia di vedere il continuo.

Il finale è, però, un'altra piccola pecca della serie, dal momento che abbandona sul più bello lo spettatore senza concedergli il piacere di scoprire come andrà a finire la storia. Ma può essere considerato davvero un difetto? Non credo.
Il sipario si chiude, ma c'è ancora molto da dire... Forse troppo. Non si può che attendere, dunque, un nuovo anime per continuare ad ammirare quel grande mistero rappresentato dagli Ajin.

Voto finale: 7... E mezzo!


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Kida_10

Episodi visti: 13/26 --- Voto 7
"Ajin" è una serie della stagione invernale 2016 composta da tredici episodi di durata canonica, prodotta da Polygon Pictures e tratta dall'omonimo manga ideato e disegnato da Gamon Sakurai.

Sul pianeta Terra, nascosti in mezzo agli esseri umani, esistono gli Ajin, esseri immortali dall'origine sconosciuta; essendo in grado di rigenerare ogni tipo di ferita infinite volte, essi sono visti come una potenziale minaccia per il genere umano, ed allo stesso tempo anche come una concreta strada per lo sviluppo, ragion per cui, una volta individuati, vengono imprigionati e sottoposti ad ogni tipo di tortura ed esperimento. Kei Nagai è un normale studente fino a quando non rimane coinvolto in un incidente stradale, scoprendo di essere un Ajin.

La trama è intrigante e si sviluppa discretamente bene, con i tempi giusti e in maniera lineare e credibile. Il ritmo narrativo è piuttosto veloce, catapulta lo spettatore nel vivo della vicenda sin dal primo episodio, e si mantiene costante per tutto il resto della serie. L'idea di base, esseri misteriosi che si nascondo in mezzo agli uomini e che tentano in qualche modo di imporsi su questi ultimi, non è particolarmente originale: uno scenario che è già stato utilizzato innumerevoli volte, ma che lascia spazio ai più svariati sviluppi. In questo senso l'opera si difende bene, presentando una sceneggiatura tutt'altro che scontata, studiata nei minimi dettagli, che si evolve senza abusare dell'elemento soprannaturale, e propina una buona dose di crudeltà e violenza.
I personaggi sono ben caratterizzati, anche se il protagonista non è il classico tipo carismatico che è solito trovare in uno Shonen. Il suo ruolo nella vicenda è più marginale di quanto sia lecito aspettarsi, almeno in questa prima fase. Questo fattore tuttavia non è da considerarsi obbligatoriamente un punto a sfavore dell'opera, anche se è innegabile che trascini con sé evidenti svantaggi.

Dal punto di vista tecnico, salta subito all'occhio l'uso preponderante della CG, dal design dei personaggi sino alle animazioni. Un prodotto insolito ed estremamente particolare, che propone uno stile completamente differente a quello cui l'animazione giapponese ha abituato. Personalmente l'ho trovata una scelta azzardata e poco convincente, seppur il lavoro svolto sia impeccabile.
Il comparto sonoro si comporta più che bene, presentando delle colonne sonore di alto livello, sempre in grado di ricreare delle atmosfere cariche di tensione. Ottime anche opening e ending, nella norma il doppiaggio.
Il manga da cui è tratta l'opera è ancora in corso anche in patria, per cui il finale di questa trasposizione animata non conclude completamente la vicenda. Il bello deve ancora venire, e la produzione di una seconda stagione non è da escludere.

In conclusione, "Ajin" è un'opera molto particolare, in primo luogo per la sua veste grafica, che può essere o meno apprezzata. Un prodotto che presenta una storia ordinata e ben strutturata, con qualche colpo di scena, un pizzico di splatter e tanti misteri. Una volta giunti alla fine, dà tuttavia l'impressione di essere solamente un'introduzione, un piccolo accenno del potenziale nascosto nella controparte cartacea, e che si spera venga presto adattato in formato animato. Nel non propriamente esaltante panorama della stagione invernale 2016, uno dei pochi titoli che supera pienamente la sufficienza.


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Hatake Rufy

Episodi visti: 13/26 --- Voto 9
Il nuovo anno regala nuove serie anime tra cui "Ajin", creato nel 2012 da Tsuina Miura e Gamon Sakurai, un soprannaturale ricco d'azione e misteri.

Partiamo con il primo punto a favore, ovvero il comparto tecnico: La grafica computerizzata mi ha subito colpito positivamente con dei disegni piacevoli, così come le animazioni che sono davvero impressionanti, di alto livello; il sonoro non è da meno, vanta di una colonna sonora molto bella e coinvolgente durante l'azione, senza l'omettere di buoni effetti sonori ed un buon doppiaggio.

Veniamo dunque alla trama, molto curiosa e nuova. Nel mondo si è scoperta la nascita degli "Ajin", persone che non possono morire perchè resuscitano ogni qualvolta vengano uccise, e l'unico modo per scoprire se si è Ajin è morire; il protagonista è Kei Nagai, uno studente che dopo un incidente scopre di essere anche lui un Ajin, iniziando così la fuga dalle forze dell'ordine. Il governo mira a catturare questi esseri per imprigionarli in laboratori dove vengono usati come cavie per esperimenti, in quanto da loro sono definiti ostili al genere umano.

Lo sviluppo della trama è sicuramente positiva e abbastanza fluida, con un buon inizio ricco d'azione che punta a darci un'idea di chi siano questi esseri. Gli episodi sono ben collegati tra loro ed ognuno di essi presentano buoni aspetti riflessivi ed emotivi, trasmettendo anche un po' di suspense che completa al meglio la serie; i misteri non mancheranno, infatti non si ha una precisa motivazione della nascita degli Ajin, ma le meraviglie non terminano qui, infatti esistono anche gli IBM, creature nere che fuoriescono dal corpo degli Ajin, controllate da quest'ultimi. Alcuni episodi saranno di basso tono, ma avranno lo scopo di dare più informazioni possibili e quindi non saranno del tutto inutili o pesanti. Il succo della questione è lo scontro tra ajin contro umani, e questo porta alla curiosa domanda: Chi vincerà? Per scoprirlo dovremo attendere ancora un po'.

I personaggi presenti nell'anime sono davvero ben realizzati e presentano buone caratteristiche inerenti alla trama, che con le loro gesta coinvolgono tanto lo spettatore, ma ciò che sorprende è come le loro azioni coinvolgano la storia e gli altri personaggi, facendoci notare successivamente alcuni cambiamenti importanti per la storia.

Forse l'unico difetto che ho trovato è quello della durata della stagione, ovvero che 13 puntate sono poche per l'apertura di tale anime, e personalmente avrei preferito almeno quelle 24-25 puntate, ma ovviamente devono tener conto del manga e quindi pazienza. Aspetterò la seconda stagione, sperando che non si faccia attendere molto.
Concludendo, trovo quest'anime davvero interessante e coinvolgente, pertanto ne consiglio la visione soprattutto agli appassionati del genere.