Macho Dancer
In questa pietra miliare del cinema gay l’attore Daniel Fernando è Pol è un ragazzo povero di provincia che, abbandonato dal suo amante americano, è costretto a trasferirsi a Manila per mantenersi e mantenere la famiglia, finendo nel mondo dei ballerini erotici, della prostituzione e della droga. La storia è semplice, quasi elementare, ed è esattamente lì che il regista Brocka vuole andare a parare.
Quello che rende il film interessante è il suo doppio gioco sull'erotismo. All’inizio l’atmosfera è calda e suadente, esplicitamente erotica, ma man mano che la storia avanza, quella stessa erotizzazione si trasforma in una discesa oscura negli inferi del mercato del sesso: giovinezza, povertà, fame e un sistema economico e poliziesco corrotto che le sfrutta tutte e tre. Il corpo è merce, ma anche strumento politico, denuncia, specchio di una società che divora i suoi ultimi.
Daniel Fernando è molto bravo, naturale nelle scene quotidiane, esplosivo nelle sequenze di danza. La pecca reale è però il minutaggio, appesantito dalle lunghissime sequenze delle esibizioni sul palco, e da alcune scene drammatiche tirate un po’ troppo per le lunghe. Qualche taglio ben calibrato avrebbe restituito al film un ritmo più incisivo senza togliergli nulla di sostanziale.
Nota di cronaca: pare che Brocka abbia contrabbandato fuori dalle Filippine una versione non censurata che ottenne una standing ovation al Toronto International Film Festival del 1988. Vale già questo, come atto di coraggio civile prima ancora che cinematografico.
Quello che rende il film interessante è il suo doppio gioco sull'erotismo. All’inizio l’atmosfera è calda e suadente, esplicitamente erotica, ma man mano che la storia avanza, quella stessa erotizzazione si trasforma in una discesa oscura negli inferi del mercato del sesso: giovinezza, povertà, fame e un sistema economico e poliziesco corrotto che le sfrutta tutte e tre. Il corpo è merce, ma anche strumento politico, denuncia, specchio di una società che divora i suoi ultimi.
Daniel Fernando è molto bravo, naturale nelle scene quotidiane, esplosivo nelle sequenze di danza. La pecca reale è però il minutaggio, appesantito dalle lunghissime sequenze delle esibizioni sul palco, e da alcune scene drammatiche tirate un po’ troppo per le lunghe. Qualche taglio ben calibrato avrebbe restituito al film un ritmo più incisivo senza togliergli nulla di sostanziale.
Nota di cronaca: pare che Brocka abbia contrabbandato fuori dalle Filippine una versione non censurata che ottenne una standing ovation al Toronto International Film Festival del 1988. Vale già questo, come atto di coraggio civile prima ancora che cinematografico.