Volge al termine la ventottesima edizione del Far East Film Festival di Udine, partita lo scorso 24 aprile sino al 2 maggio in una duplice veste: in primo luogo dal vivo presso il Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” e al Visionario, attraverso i 75 titoli, provenienti da 12 diverse nazioni, e tanti altri sentieri tematici.
 
FEFF IMPRESSIONI finali

Una seconda modalità di poter partecipare al festival avviene attraverso il portale MYmovies: il FEFF offre anche quest’anno una preziosa selezione di titoli online per l’intera durata del festival, con 13 film che le case di distribuzione asiatiche hanno reso disponibili per lo streaming. 
 
Ricordandovi che nelle nostre precedenti news potrete trovare l'elenco completo di tutti i film che risultavano in programma, oltre ad alcune prime impressioni sui titoli visionati.
Di seguito vi proponiamo invece le nostre ultime impressioni sui restanti film passati in rassegna.
 
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Once We Were Us - South Korea 2025, International Festival Premiere
disponibile solo in sala (proiezione del 30 aprile 2026)
 
Live dal Far East Film Festival 28: impressioni finali sui film in concorso 1
Once We Were Us è un remake del film cinese Us and Them, quest’ultimo disponibile su Netflix con i sottotitoli in italiano.
Un incontro inaspettato fra due ex-amanti fa riaffiorare agrodolci ricordi passati. Come la prima volta che si sono conosciuti, Jeong-won e Eun-ho si trovano sullo stesso mezzo di trasporto che però subisce un imprevisto. Saranno così costretti a condividere l’ultima camera disponibile in hotel, passando la notte a ripensare a quando erano un “noi” fra malinconia e rimpianti.
Il film si presenta come un racconto realistico e quasi distaccato di una storia d’amore che termina non tanto per mancanza di sentimenti, ma perché la realtà è troppo dura; tutto è raccontato in maniera così oggettiva, misurata, senza lasciare spazio ai drammi che l’epilogo della loro storia appare quasi più toccante.
La chimica fra i due attori è davvero palpabile. Sia Koo Kyo-hwan che Mun Ka-young sono stati eccelsi nell’interpretare i loro personaggi in due momenti molto diversi della vita.
Significativo è anche l’uso dei colori o del bianco e nero che non si limita solo a far capire quale piano temporale sta osservando lo spettatore: il passato, legato alla giovinezza, un’età ricca di sogni e di speranze, è rappresentato a colori; il presente, invece, è raffigurato in bianco e nero.
Non sono solo i colori ad avere un valore simbolico, ma anche alcuni oggetti all’interno della pellicola: la poltrona che tanto piaceva alla protagonista, ad esempio, dovrà essere lasciata fuori la nuova casa e buttata via proprio come le sue speranze e i suoi sogni.
È consigliata la visione accompagnata da un pacchetto di fazzoletti.
Autorealis89


The Old Man and His Car - Singapore 2025, European Premiere
disponibile online
 
Live dal Far East Film Festival 28: impressioni finali sui film in concorso 2
Attraverso lo sguardo di un uomo anziano in procinto di partire per il Canada, il film trasmette un forte senso di malinconia e smarrimento, un viaggio nei ricordi e nei rimpianti accompagnato dall’intercalare di vecchi filmati di famiglia. Il contesto è una Singapore sempre più povera, in cui anche un uomo che ha risparmiato tutta la vita rischia di trovarsi senza un posto dove stare. Il protagonista è un ex-allenatore, vedovo, con due figli ormai disaffezionati, ma sempre pronti a battere cassa al momento del bisogno. È un uomo diffidente e scontroso, circondato da persone che, nel migliore dei casi, non sono in grado di offrirgli molto di più che due chiacchiere al parco. Tutto ciò che gli resta è una vecchia Mercedes di cui si prende cura in modo quasi maniacale, ma che deve per forza vendere. La prima parte del film, lunga e piuttosto lenta, mostra tutta la frustrazione e solitudine di un uomo che non vede più un futuro davanti a sé. Poi l’incontro con una vicina e possibile acquirente cambia il corso degli eventi, aiutando il protagonista a prendere coscienza di sé e a dare una direzione alla sua vita. Purtroppo però questa parte così importante non ha lo spazio che meriterebbe, e la narrazione risulta sbilanciata. Tuttavia il finale, per quanto un po’ affrettato, è comunque convincente e lascia un’impressione positiva.
Autore: BeneS 
 
È un film sulla solitudine di un anziano vedovo alle prese con le vicissitudini della vita e sul coraggio di continuare a lottare. Hock ha venduto il suo appartamento ed è pronto a partire per il Canada dal figlio maschio. L'unica cosa che non riesce a cedere è la sua amata vecchia Mercedes color champagne, ultimo legame con la moglie defunta e con una vita che non tornerà. I dissapori con i figli e l’incontro con una potenziale acquirente transgender scompiglieranno i suoi piani e Hock sarà costretto a fare i conti con sé stesso e con il suo passato.
Il titolo cinese significa "vecchio e sgangherato", un sottile doppio senso riferito sia all’auto che all’uomo, che dice molto sull'intelligenza silenziosa del film. Lim Kay Tong è in scena quasi ogni minuto, portando avanti il film con stanchezza rassegnata, lampi di intelligenza e qualche momento di burbero umorismo. La fotografia di Jeremy Lau evoca la solitudine di Singapore con immagini diurne dai contrasti smorzati e interni dalle ombre nette. Il difetto principale è che a tratti il ritmo indugia un po' troppo, con una recitazione rigida e alcune scelte di dialogo non sempre convincenti. Ma nel penultimo atto, Hock e Junie danno vita a uno scontro drammaturgico tra due anime fragili e perdute che colpisce nel profondo.
Autore: 


Suzuki=Bakudan - Japan 2025, Italian Premiere
disponibile online
 
Live dal Far East Film Festival 28: impressioni finali sui film in concorso 3
Aspettavo l'uscita di questo film perché ero curiosa di vedere come Yuki Yamada, che conosco per interpretazioni come Draken di Tokyo Revengers e Shin'nosuke di Itazura na Kiss, avrebbe portato sul grande schermo il personaggio di Ruike. Stiamo parlando di un lavoro ben diverso da quelli appena citati, dove Yuki Yamada si cimenta in un ruolo drammatico e deve reggere il confronto con Jirō Satō, che interpreta davvero molto bene, a parer mio, il ruolo non facile di Tagosaku Suzuki. La storia di per sé non ha nulla di speciale, ma sono proprio gli attori a darle spessore. Tutto ruota attorno a Tagosaku, di difficile inquadratura inizialmente (è solo un povero senzatetto ubriacone o è molto di più?), ma utile in questo frangente a far emergere i personaggi che cercheranno di contrastarlo. Tra di essi Ruike si colloca in primo piano, anche se il suo acume viene messo a dura prova da questo sospetto dinamitardo, che sembra divertirsi facendo indovinelli la cui soluzione può salvare delle vite. Il rischio di fallire però è alto e richiede un lavoro di squadra dei vari membri della task force che si occupa della vicenda.
Questo thriller psicologico si gioca tutto nella sala degli interrogatori della polizia, ma gli effetti che ne scaturiscono sono devastanti per Tokyo. Riuscirà Ruike a fermare Tagosaku? O verrà beffato sul finale?
 
Suzuki=Bakudan di Akira Nagai è un thriller che si muove in un territorio narrativo piuttosto battuto: un uomo apparentemente ubriaco e fuori controllo annuncia una serie di esplosioni imminenti, costringendo la polizia a prenderlo sul serio dopo il primo attentato. Il film riesce inizialmente a creare curiosità, giocando sul dubbio tra delirio, manipolazione e piano criminale, e può contare su buone prove attoriali e su una regia solida, capace esaltare a lungo il confronto mentale tra i personaggi. Nella seconda metà, però, il racconto tende ad appesantirsi diventando un po' arzigogolato e perdendo parte della tensione costruita in precedenza. Resta comunque un thriller valido, che non reinventa il genere ma gioca le sue carte con mestiere, offrendo due ore di ambiguità, indagini e guerra psicologica.
Autore: Rudido
 
bakudan
Diretto da Akira Nagai, il film è basato sull'omonimo romanzo di Katsuhiro Go e inizia con una premessa semplice: Suzuki, un uomo dall'aspetto trasandato, viene fermato dalla polizia e durante l'interrogatorio comincia a predire esplosioni di bombe in giro per Tokyo, ma quando la prima bomba esplode per davvero ad Akihabara, le cose si complicano. Da quel momento il film diventa un duello psicologico a tempo, con Suzuki che si rifiuta di fornire informazioni in modo diretto, preferendo proporre indovinelli e giochi deduttivi agli investigatori che di volta in volta si avvicendano davanti a lui. È un film che si svolge quasi interamente in una stanza d'interrogatorio e funziona benissimo.
L’interpretazione di Jiro Sato è il vero cuore pulsante della storia. Il suo Suzuki è scatenato fin dall'inizio: provocatorio, teatrale, costantemente al limite della pazienza morale dei suoi interlocutori. La regia di Nagai costruisce il film su due livelli distinti, alternando il duello in sala d'interrogatorio con le esplosioni esterne in modo che i due piani si alimentino a vicenda.
Menzione per la musica di Yaffle, che non cerca mai di sovrastare la tensione già presente nelle scene: accompagna, amplifica, respira insieme all'azione. I momenti più riusciti sono quelli in cui la partitura si riduce a texture minimali (droni elettronici, percussioni trattenute) lasciando che il silenzio faccia il lavoro sporco. Il brano conclusivo degli Elephant Kashimashi chiude il tutto con una sferzata rock che stona in modo volutamente spiazzante e forse non tutti apprezzeranno, ma ha una sua logica.
Autore: 


The Sickness Unto Love - Japan 2025, International Premiere 
disponibile online
 
Live dal Far East Film Festival 28: impressioni finali sui film in concorso 4
Questo film inizia in maniera leggera, lasciando presagire una classica storia di amori da liceo, ma ben presto ci si rende conto che il focus è tutt'altro. La fragilità degli adolescenti, fatta di insicurezza, di incapacità di reagire ad un mondo più grande, anzi troppo grande, di paura di non essere accettati e dolore per il vuoto che si sente dentro, viene messa in scena in un crescendo che genera sconcerto e sconforto.
Qui emergono soggetti manipolatori, capaci di guidare verso il baratro le vite di questi giovani ancora immaturi, sino a condurre ad una tragica fine. Ma, cosa peggiore, chi manipola non è solo l'adulto che dovrebbe guidare e proteggere queste giovani menti. Il lupo può nascondersi anche dietro il viso grazioso di una sedicenne, che dapprima agisce per curiosità, ma che si ritrova poi essa stessa vittima delle proprie azioni. In tutto ciò gli adulti, salvo per i lupi sopra citati, restano semplici spettatori inconsapevoli ed ignari di ciò che passa per la testa dei loro figli. Alla fine non resta che piangere sulle vite interrotte e cercare di ricomporre i cocci laddove qualcosa si è spezzato.
 
Un timido studente appena arrivato in una nuova scuola si innamora della ragazza più popolare della classe: premessa classica del seishun eiga, il film adolescenziale giapponese per eccellenza. Ma Hiroki Ryuichi, presenza fissa al Far East Film Festival, non ha alcuna intenzione di restare nei confini del genere.
Il suicidio del bullo Akira non è che l'inizio: qualcosa non va in questo microcosmo giovanile, e i personaggi non sono affatto quello che sembrano. Il film, che per certi versi ricorda Suicide Club, è l’adattamento dell'omonimo romanzo di Shasendo Yuki, e trasforma una storia d'amore sentimentale in un'indagine spietata sulla crudeltà che i giovani riescono a infliggersi e a infliggere agli altri, spesso con la stessa naturalezza con cui scorrono uno schermo.
Hiroki conosce bene i territori dell'eros e della perdizione, e li percorre senza compiacimento: la regia è asciutta, i corpi dei giovani attori restituiscono fragilità e innocenza, e la sceneggiatura procede inesorabile fino a un epilogo amarissimo. Un film problematico che usa la grammatica del romance per arrivare dove il romance di solito si rifiuta di guardare: nella zona d'ombra tra manipolazione, solitudine e desiderio di scomparire.
Autore: 


Fujiko - Japan 2026, World Premiere
disponibile solo in sala (proiezione del 26 aprile 2026)
 
Live dal Far East Film Festival 28: impressioni finali sui film in concorso 5
Fujiko appare alla stregua di un vulcano quiescente pronto a esplodere, ma quando nel 1977 la giovane dà alla luce la figlioletta Mari, in una notte buia e tempestosa, lei ancora non lo sa. Divenire madre comporta anche affrontare momenti d'inferno, tanto più col marito che non la supporta nella gestione domestica, e la suocera e la cognata che si dimostrano ancora meno alleate dell'universo femminile. L'accondiscendenza di Fujiko però non dura per sempre: la sua superficie calma al di sotto sobbolle. L'eruzione coincide con la sottrazione di Mari da parte della suocera, e Fujiko è determinata non solo a riprendersi la figlia, ma anche l'intera propria vita, lasciando la casa natale e una madre tenace ma di vecchi principi. L'odissea di Fujiko da madre single passa per risvolti drammatici, lezioni morali, azioni rocambolesche e momenti comici conditi da una ironia affilata e genuina. E mentre la giovane scopre dentro di sé l'intraprendenza che non avrebbe mai pensato di avere, lo spettatore che la vede crescere e rialzarsi ogni volta più forte, non può fare a meno di tifare scatenato per lei.
Autore: 


5 Centimeters per Second - Japan 2025, European Festival Premiere
disponibile online
 
Live dal Far East Film Festival 28: le nostre prime impressioni sui film in concorso 6
5 centimeters per second è l’adattamento live action dell’omonimo anime diretto da Makoto Shinkai. Il film, pur mantenendo personaggi e atmosfere e pur restando complessivamente fedele alla storia originale, presenta una struttura narrativa differente: i tre momenti della vita del protagonista non sono presentati seguendo la linea temporale, ma vengono alternati, passando dal presente al passato.
Il filo conduttore che descrive la vita del personaggio resta quello dei treni, spesso in ritardo, e dei suoi passaggi a livello che sembrano allontanarlo sempre di più dalle relazioni.
Se nell’anime la fa da padrone l’angoscia costruita attorno all’ansia dell’attesa di un incontro destinato a non avverarsi, nel live-action, tutta questa tensione emotiva è presente, ma in maniera più attenuata. 
Anche il finale trasmette sensazioni un po’ differenti. Nell’anime permane un senso di tristezza e di rammarico per un ragazzo che non è riuscito a lasciarsi alle spalle il passato e che si è chiuso in se stesso per non soffrire nuovamente e che spreca così rapporti e occasioni inseguendo il ricordo di un amore passato. Nel film, invece, la stessa identica conclusione ambientata sempre in prossimità di un passaggio a livello, fa ben sperare grazie all’espressione finale del protagonista. 
Autorealis89
 
5 cm al secondo-1
Se è vero che l’opera originale tende spesso a innescare un meccanismo di imprinting, influenzando la percezione degli adattamenti successivi, questo è particolarmente vero per l’opera di un autore eccezionale come Makoto Shinkai. L’anime 5 centimetri al secondo, pur non essendo il mio preferito del regista, mi ha lasciato un’impressione molto forte e ne ho conservato il ricordo di una storia profondamente triste e angosciante.
La prima sensazione che mi ha dato questa versione live action, e che ricordavo anche dall’anime, è stata un senso di spaesamento per i salti temporali e una mia personale difficoltà a inquadrare i personaggi femminili. Superato questo scoglio, però, mi sono lasciata prendere per mano e trasportare da un film fatto estremamente bene, in cui la splendida colonna sonora accompagna una fotografia di altissimo livello, in un susseguirsi di meravigliose inquadrature accuratamente studiate.
Anche chi non conosce o non ricorda la versione originale potrà apprezzare un’opera delicata e commovente, mentre i nostalgici dell’anime vi ritroveranno tutti i suoi elementi distintivi, come gli iconici (e crudeli) passaggi a livello. Del resto Makoto Shinkai ha personalmente supervisionato la realizzazione dell’adattamento, che integra il materiale di partenza con nuovi elementi narrativi e, pur mantenendo la struttura tripartita, apporta qualche modifica alla successione degli eventi.
Il film per la maggior parte mantiene intatta l’essenza dell’originale, riuscendo a trasmettere le stesse sensazioni anche quando racconta i fatti in modo diverso, come si vede per esempio nella sequenza del viaggio in treno. Quello che invece mi ha un po’ spiazzato è stata la reinterpretazione dell’ultima parte: pur conservando la malinconia per un lieto fine che non sembra destinato a realizzarsi, trasmette un senso di speranza assente nella versione animata. Se da una parte ci si sente in qualche modo sollevati, dall’altra la scena finale perde quell’impatto che nell’anime mi aveva emotivamente distrutto, imprimendosi in modo indelebile nella memoria.
Autore: BeneS


Number OneSouth Korea 2026, International Premiere
disponibile online
 
Live dal Far East Film Festival 28: impressioni finali sui film in concorso 7
Il cibo solitamente viene rappresentato come elemento di unione e convivialità, soprattutto nei drama e nei film asiatici. In Number One non è così: nell’incipit del film, il cibo diventa un elemento di rottura
Al protagonista, infatti, appare un numero ogni volta che mangia degli alimenti cucinati dalla mamma, convincendosi che questo è un conto alla rovescia verso la fine della vita di sua madre.
La paura e il timore di perdere questo affetto per lui così caro, fa in modo che si allontani sempre di più da lei, ma, almeno inizialmente, non si rende conto di tutto l’amore che sta perdendo, dei momenti unici e irripetibili che non torneranno mai più.
Il piccolo elemento fantasy non è altro che un’espediente per poter raccontare del rapporto madre-figlio, in modo naturale e delicato.
Mamma” è la prima parola che pronunciamo quando abbiamo bisogno d’aiuto e il protagonista è proprio dalla madre (e dalla sua cucina che riscalda la pancia e il cuore) che tornerà nel momento del bisogno. 
Straordinario, come sempre, Choi Woo-shik che ci regala un’altra performance bellissima e sincera, confermandosi un attore eccezionale e versatile.
Autorealis89
 
In Number One, di Kim Tae-yong, il giovane Ha-min, dopo aver perso il padre e il fratello, improvvisamente inizia a vedere un numero che diminuisce ogni qualvolta mangia un piatto preparato dalla madre. Quando poi scopre che quel numero è un conto alla rovescia verso la morte della donna, si sviluppa una dinamica dolorosa. Il cibo, normalmente simbolo di affetto, diventa per il protagonista una minaccia e i pasti condivisi con la madre un qualcosa da cui fuggire. L'opera tocca poi anche i temi del lutto, della malattia e dell’incapacità di comunicare le proprie paure, trovando ulteriore forza nel personaggio della fidanzata di Ha-min, anche lei segnata dall’assenza di una famiglia, che lega molto con la madre del protagonista. La parte finale spinge apertamente sul melodramma e si chiude con un messaggio molto esplicito sul valore dei pasti condivisi e della famiglia.
Autore: Rudido
 
Number_One
Film sudcoreano di genere drammatico-fantastico, scritto e diretto da Kim Tae-yong e liberamente tratto dal romanzo giapponese Le volte in cui puoi mangiare la cucina di tua madre sono 328 di Sora Uwano.
Ha-min, diciottenne, comincia improvvisamente a vedere un numero ogni volta che mangia i piatti cucinati dalla madre, e il numero scende di uno ad ogni nuovo pasto. Convinto che si tratti di un conto alla rovescia verso la morte di lei, si allontana da casa e dai sapori della cucina materna. Anni dopo, ancora tormentato da quella visione, Ha-min vive con cautela, finché una verità inaspettata sconvolge tutto.
Il ritmo è volutamente lento e riflessivo: piccoli dettagli, sguardi, silenzi, momenti ordinari, portano un peso emotivo enorme. Le interpretazioni sono sottili e sincere, più affidate alle espressioni che ai dialoghi. Visivamente il film predilige toni caldi e composizioni morbide, creando un'atmosfera nostalgica e intima, sostenuta da una colonna sonora delicata e quasi onirica.
La premessa fantastica non domina la narrazione, ma aggiunge un livello simbolico che ne amplifica il significato, conducendo lo spettatore a riflettere sul tempo, sul valore delle cose e su ciò che diamo per scontato.
In sintesi, Number One è un film toccante e misurato, che parla del legame tra madre e figlio con grazia e profondità. Non è per chi cerca un ritmo serrato, ma per chi sa apprezzare il cinema che sussurra invece di urlare.
Autore: 


The Last Blossom - animazione, Japan 2025, Italian Premiere
disponibile solo in sala (proiezione del 28 aprile 2026)
 
The Last Blossom
Pierre Taki presta la propria voce a una chiacchierona pianta parlante di balsamina, unica compagnia di un uomo anziano in carcere. Il suo viso è segnato da una profonda cicatrice, e il suo racconto riporta entrambi indietro nel tempo, ai ricordi di una vita intera, alle gioie dei giorni felici e ai rimpianti di quelli più ardui. La balsamina diventa così veicolo di sentimenti forse mai espressi del tutto a voce alta, ma capaci di resistere allo scorrere degli anni e alle avversità, perché "sono un concentrato di ricordi pronto a essere tramandato", ci ricorda infatti il bellissimo fiore. Eccellente il cast di doppiatori, tra cui spicca la voce dolce, energica e squillante della versatile attrice Hikari Mitsushima. Accanto a una colonna sonora che richiama la splendida "Stand by me", la storia diretta da Baku Kinoshita e da lui curata anche nel morbido character design scorre davvero piacevolmente, complici anche le buone animazioni, in particolare sulle scene dei bei fuochi d'artificio.
Autore: 


The World of Love - South Korea 2025, Italian Premiere
disponibile online
 
The_world_of_love
The World of Love, terzo capitolo della trilogia di Ga-eun Yoon dopo The World of Us e The House of Us, conferma il talento della regista nel raccontare le età della formazione e nel dirigere giovani interpreti. Questa volta, però, lo sguardo si sposta dall’infanzia a un’adolescenza attraversata da una profonda ferita. È la storia di Joo-in (interpretata alla perfezione dall'esordiente Su-bin Seo), una studentessa apparentemente vivace, popolare e allegra che durante una lite in classe fa una rivelazione ai suoi compagni che finirà per cambiare, almeno in parte, la sua vita da liceale. Il film, che all’inizio sembra un racconto piuttosto ordinario su delle studentesse spensierate imbastisce così, una storia di molto più drammatica. Ga-eun Yoon si prende il suo tempo per rivelare ciò che è accaduto alla protagonista nel passato e questa scelta le permette di osservarla con uno sguardo più distaccato, facendo entrare lo spettatore gradualmente nel suo mondo. Dopo la svolta narrativa, il film non cambia totalmente registro ma ciò che viene alla luce permette di capire meglio l'atteggiamento e la vitalità di Joo-in, rendendo il suo personaggio ancor più multisfaccettato e credibile. Coerente e toccante anche il finale aperto.
Autore: Rudido
 
Ju-in, una studentessa diciassettenne che non riesce a intraprendere una storia d'amore duratura, scatena il caos quando si rifiuta di firmare una petizione contro la scarcerazione di un uomo colpevole di abuso su minore, poiché non è d'accordo con il contenuto della dichiarazione, che afferma "la vita della vittima di una simile violenza sarà rovinata per sempre". Ju-in risponde a chi la attacca che sa che questo non è vero, perché lei è stata vittima di abuso da piccola e sta benissimo. Poi però ritratta, affermando di aver scherzato. Da quel momento iniziano ad arrivarle biglietti anonimi che mettono in discussione le sue azioni, e la sua vita tranquilla e spensierata iniziata a venire smossa, insieme a quella delle persone intorno a lei...
Il film parla di abuso, ma lo fa senza mai mostrarlo. Quello che fa è raccontare la vita quotidiana che prosegue tranquillamente proprio nonostante l'abuso, e anche per le vittime stesse, dirette e indirette, che continuano a (soprav)vivere cercando di superarlo. Vittime, spettatori ignavi, alleati più o meno consapevoli dei carnefici, persone che tentano di aiutare scontrandosi contro le difficoltà concrete del farlo, tutti i punti di vista sono mostrati in un racconto che, visto dall'esterno, non è altro che uno slice of life delle vite di chi è sopravvissuto.
In una società legata alle apparenze, dichiararsi vittima e ammettere la propria sofferenza può essere un elemento di debolezza che mette in difficoltà e allontana da noi gli altri. Ma non farlo potrebbe acuire la propria sofferenza e portare a un dolore che rischia di renderci ancora una volta vittime e, nel peggiore dei casi, a nostra volta carnefici. Quale strada scegliere potrebbe cambiare il nostro destino, ma anche quello di qualcun altro. Questo è quello che cerca di raccontarci questo film, che non prende alcuna posizione moralista ma mostra sofferenza, azioni e conseguenze, lasciando lo spettatore libero di trarre le proprie conclusioni.
Autore: hachi_rosa92


Tiger - Japan 2025, European Premiere
disponibile solo in sala (proiezione del 29 aprile 2026)
 
TIGER
Convivono tante anime in conflitto nel protagonista Taiga, che lavora a Tokyo come massaggiatore: il giovane ama spassarsela nei locali gay della capitale, eppure è insoddisfatto della propria vita e ricerca una svolta lavorativa nell'industria del porno. Le incessanti telefonate della sorella, che lo richiama a casa per problemi di famiglia, rivelano invece l'altra parte di sé, quella che proviene da un paesino rurale della prefettura di Miyagi; da lì Taiga ha voluto fuggire per non fare i conti in primo luogo con sé stesso, con la propria identità, i desideri irrealizzabili e le aspettative infrante.
"Viviamo entrambi in una bugia. Possiamo solo viverla in solitudine".
Tanto il giovane appare sfrontato nella sua vita disinibita a Tokyo, tanto la dimensione familiare con i suoi conflitti crescenti porta alla luce tutte le sue crepe irrisolte. In un film dai dialoghi sfacciati e diretti, che non teme di installarsi anche su registri inattesi, lo spettatore osserva un Taiga immaturo, che commette tanti errori ed è conscio di farlo; ma altrettante volte, il giovane cerca di compiere i primi passi incerti per guardare al futuro con maggior fierezza, e avviarsi così verso la propria strada nella vita.
Autore: 


My Name - South Korea 2026, Italian Premiere
disponibile solo in sala (proiezione del 28 aprile 2026)
 
My Name
Nei libri di scuola sudcoreani, "l'incidente" di Jeju del 3 aprile 1948 per lungo tempo non è mai esistito. Anche la protagonista Jeong-sun lo ha rimosso: non ha alcuna traccia di chi ella fosse prima dei nove anni di età, benché alcuni ricordi condizionino la sua salute fisica e la memoria del corpo la tradisca, nei movimenti di danza che ha eseguito per una intera vita. Il figlio Young-oak, invece, è alle prese con un mal sopportato nome "da femmina", unito alle difficoltà di frequentare un liceo dove i compagni di classe amano risolvere i conflitti con risse e violenza. Attraverso lo snodo dell'affettuoso rapporto tra la testarda madre e un figlio di buon cuore, che si spronano a vicenda, il film fa compiere a entrambi un impegnativo percorso evolutivo, alla ricerca della propria identità tra passato e presente. Una storia dolorosa e lacerante, accompagnata tuttavia anche da una profonda sensibilità e un tenero umorismo che pervadono l'intero film, accanto a fotografia e musiche di prim'ordine. Una visione imprescindibile.
Autore: 


Filipiñana - Philippines 2026, Italian Premiere
disponibile online
 
Filipinana
Con questo lungometraggio d'esordio, espansione del suo omonimo cortometraggio premiato con l'Orso d'Argento alla Berlinale 2020, il regista filippino Rafael Manuel costruisce un'opera di rara coerenza formale e politica. Il film segue Isabel, diciassettenne che lavora come "tee-girl" in un esclusivo golf club di Manila, e attraverso di lei esplora le disparità di classe postcoloniali che attraversano le Filippine.
Manuel ha scelto l’inusuale formato 4:3, apparentemente controintuitivo per un ambiente orizzontale come un campo da golf, per sfruttare la verticalità del quadro come strumento di rappresentazione dei rapporti di potere: i lavoratori in basso nell'inquadratura, i soci del club in alto. Il campo da golf non è mai solo uno sfondo, ma una metafora precisa.
Quello che colpisce di più è l'economia dei mezzi narrativi. Il film è fatto di sequenze statiche, quasi quadri pittorici, in cui tutto e niente accade simultaneamente. È un cinema dell'accumulo e della sottrazione, che ricorda Haneke nella distanza clinica tra i personaggi e Tati nel modo in cui osserva i rituali grotteschi della vita borghese. La lentezza del ritmo metterà alla prova gli spettatori più pazienti, e l’apparente inconsistenza dei dialoghi nasconde verità profonde non solo sul golf club, ma sull'universo più ampio che rappresenta.
Filipiñana ha vinto lo Special Jury Award per la Visione Creativa al Sundance 2026: un riconoscimento meritato per un debutto che individua nella forma cinematografica stessa lo strumento della critica sociale.
Autore: 


All Greens - Japan 2026, European Premiere
disponibile online
 
All_Greens
Tre liceali che vivono in un paese che non dà loro alcuna possibilità di un futuro decente, decidono di scappare e crearsi un futuro migliore. Ma per farlo occorrono soldi. E allora che si fa? Si lavora come se non ci fosse un domani? In un certo senso sì. Solo che il lavoro in questione consiste nel coltivare marijuana nella serra della scuola e venderla con un'ingegnosa tecnica. Il problema è che non sempre le cose vanno come si vorrebbe: mettete per esempio che vostra madre brucia i 3 milioni di Yen che avevate faticosamente messo da parte; o che il tizio a cui avete fregato i semi di marijuana ritorna a farsi vivo e pretende il grosso dei vostri guadagni. Alla fine a che è servito darsi a pratiche illegali e rischiose? Chi ci ha guadagnato? E che cosa?
Sembrerebbe andare tutto per il verso sbagliato, eppure qualcosa di positivo c'è ed è l'unica cosa che resta: la vera amicizia, quella che è per sempre.
Se da un lato questo film mostra, seppur con una certa ironia, quanto facilmente il degrado possa condurre al baratro della vita criminale, dall'altro insegna invece che per proteggere i legami importanti si è disposti a tutto, anche a sacrificare se stessi. O forse no?


Macho Dancer - Philippines 1988/4K 2023, Italian Premiere
disponibile online
 
Macho Dancer
In questa pietra miliare del cinema gay l’attore Allan Paule è Pol, un ragazzo povero di provincia che, abbandonato dal suo amante americano, è costretto a trasferirsi a Manila per mantenersi e mantenere la famiglia, finendo nel mondo dei ballerini erotici, della prostituzione e della droga. La storia è semplice, quasi elementare, ed è esattamente lì che il regista Brocka vuole andare a parare.
Quello che rende il film interessante è il suo doppio gioco sull'erotismo. All’inizio l’atmosfera è calda e suadente, esplicitamente erotica, ma man mano che la storia avanza, quella stessa erotizzazione si trasforma in una discesa oscura negli inferi del mercato del sesso: giovinezza, povertà, fame e un sistema economico e poliziesco corrotto che le sfrutta tutte e tre. Il corpo è merce, ma anche strumento politico, denuncia, specchio di una società che divora i suoi ultimi.
Daniel Fernando (Noel) è molto bravo, naturale nelle scene quotidiane, esplosivo nelle sequenze di danza. La pecca reale è però il minutaggio, appesantito dalle lunghissime sequenze delle esibizioni sul palco, e da alcune scene drammatiche tirate un po’ troppo per le lunghe. Qualche taglio ben calibrato avrebbe restituito al film un ritmo più incisivo senza togliergli nulla di sostanziale.
Nota di cronaca: pare che Brocka abbia contrabbandato fuori dalle Filippine una versione non censurata che ottenne una standing ovation al Toronto International Film Festival del 1988. Vale già questo, come atto di coraggio civile prima ancora che cinematografico.
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