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Schop

Volumi letti: 3/3 --- Voto 9
Desiderare: dal latino de-siderare, ovvero “avvertire la mancanza delle stelle”, per estensione “sentimento di ricerca appassionata”.

Diciamolo subito, senza troppi giri di parole: “Wet Moon” è probabilmente il capolavoro di Atsushi Kaneko. Un manga difficile, che richiede una grande attenzione, poiché tutta la potenza della sua narrazione è in buona parte affidata ai minuziosi dettagli che costellano le tavole. Ardua impresa quella di ricomporre tutti i tasselli della vicenda che l’autore imbastisce, siccome essa è più da intendersi come una sorta di metafora di un dilemma interiore del protagonista.

I connotati della trama sono quelli di un noir da manuale: la ricerca dell’ispettore Sada, sulle tracce della misteriosa assassina Kiwako Komiyama, femme fatale del più classico degli hard-boiled, è costellata da incontri con potenti personaggi malavitosi e corrotti che infestano le strade della cittadina balneare di Tatsumi, in un crescendo di elementi e situazioni estrapolate dalla tradizione del cinema gangster americano. Se quindi il punto di partenza è chiaro fin da subito, tutt’altro che prevedibile e scontato è lo sviluppo: capitolo dopo capitolo, il senso e la logicità degli eventi andrà sempre di più a frantumarsi in un delirio allucinatorio che sfuma i confini fra sogno e finzione, realtà e fantasia, razionalità e follia.
E proprio la follia è ciò a cui va incontro Sada, alimentato da un unico e totalizzante desiderio: quello di catturare la donna che per ben due volte è riuscita a sfuggirgli. Ciò su cui Kaneko porterà il lettore ad interrogarsi sempre più spesso, fino allo sconvolgente e criptico finale, è la natura di questa ricorrente figura femminile: Kiwako Komiyama è reale? Oppure è solo la personificazione di un’ossessione insopprimibile?

Accanto a lei, l’altra protagonista assoluta dell’opera fin dal titolo è la luna, strettamente connessa alla femminilità, che assume in “Wet Moon” anche un valore storico, accanto a quello simbolico: l’ambientazione temporale è il decennio degli anni ’60, periodo di forti trasformazioni sociali in Giappone e di grandi inquietudini proiettate nei confronti della forsennata corsa all’allunaggio, evento che avrà non poca importanza nel manga. La luna esercita un fascino irresistibile su tutti i personaggi del racconto, poiché specchio di una loro intrinseca doppiezza: il “dark side of the moon” si riflette nel dualismo interiore di figure come il poliziotto Mori, la spogliarellista Ruri, l’ambiguo Tamayama e non ultimo lo stesso Sada. Più volte il giovane e incorruttibile ispettore tenterà di resistere alla seduzione esercitata dall’illegalità e dal malaffare, ma sarà destinato infine a soccombergli.
Komiyama, alla luce di quanto detto, diventa per Sada una sorta di transfert di tutte le sue paure e frustrazioni psicologiche accumulate fin dall’infanzia; disturbi questi che, verso la fine della vicenda, mostrano la vera natura del protagonista: inizialmente apparsoci come un uomo integro, prima ancora che un ottimo poliziotto, Sada è molto probabilmente uno psicopatico vittima di traumi insanabili, che i recenti eventi hanno solo riportato a galla, esasperandoli.
“L’uomo non deve andare sulla luna” ripete continuamente il poliziotto, più a sé stesso che agli altri: raggiungere la luna significherebbe arrendersi al desiderio, alla parte buia che alberga in ciascuno di noi, così come raggiungere Kiwako Komiyama significa soddisfare una pulsione prima di tutto sessuale. Poco importa, poi, se quella che sembrava essere una ricerca con uno scopo si rivela invece una caccia infinita: l’uomo non potrà mai smettere di inseguire un desiderio e quando una meta viene raggiunta, significa solo che è arrivato il momento di spostare un po’ più in là i propri orizzonti. La luna bagnata, dopo l’allunaggio, è ormai diventata arida.

Opera cerebrale al massimo, “Wet Moon” non si sottrae dall’esporre anche una componente più socialmente impegnata, accanto a quella surreale: la descrizione della criminalità e della corruzione nella città di Tatsumi, è per estensione una forte critica al clima inquieto degli anni Sessanta in Giappone, un’epoca di grande smarrimento e di confusione, in corsa forsennata verso la modernità, che trova il suo culmine di nuovo nella volontà di raggiungere il suolo lunare, in competizione con altri paesi come la Cina e gli Stati Uniti. All’interno della Storia, si inserisce quindi la storia di un uomo, che riflette in piccolo questo meccanismo su grande scala.

Era facile che una materia così ricca e complessa crollasse sotto il peso della forte impronta onirica, voluta dall’autore. Ma è proprio qui che Kaneko fornisce prova delle sua abilità: il mangaka riesce a non farsi sfuggire di mano la storia anche nei momenti più intricati, mantenendo la tensione altissima per tutti i 3 volumi.
A ciò contribuisce sopratutto la componente grafica, vera punta di diamante del manga: Kaneko, tramite le sue tavole, è bravissimo a farci sprofondare nel delirio di Sada, alternando realtà e allucinazione in maniera così sapiente da instillare il dubbio se quello che stiamo leggendo sia reale o meno: come Sada, anche noi saremo del tutto incapaci di separare il vero dal falso.
Per ottenere questo effetto, lavoro calibra al millimetro ogni pagina e vignetta: non c’è una singola sbavatura nella scelta dei primi piani, dei dettagli, delle inquadrature e dei campi lunghi. L’occhio cinematografico di Kaneko si sbizzarrisce in tutta la sua potenza, citando e recuperando a piene mani da registi come Seijun Suzuki e David Lynch: costantemente si ha la sensazione di star guardando sequenze prese da “La farfalla sul mirino” o “Strade Perdute”, non solo per via delle situazioni assurde proposte, ma anche per l’atmosfera in linea con le produzioni citate. Oltre a ciò, si sprecano i rimandi al cinema muto dei primi del ‘900, come l’omaggio più che ovvio al “Viaggio nella luna” dei fratelli Meliés.
Il tratto di Kaneko, che crea figure bianche delineate da spessi contorni, qui si arricchisce per l’occasione di neri profondissimi, che ben si conciliano con l’ambientazione notturna della storia e ripropongono in chiave grafica la dualità dell’animo dei personaggi. Occasionalmente la bicromia viene squarciata dal rosso dell’impermeabile di Komiyama o dal giallo della luna, rimarcando gli elementi centrali attorno a cui ruota la narrazione.

Per concludere, “Wet Moon” è un superbo lavoro d’autore, consacrazione della bravura di un maestro come Kaneko, autore eclettico e sempre fuori dagli schemi. L’edizione Star Comics, in 3 corposi volumi, è purtroppo ad oggi di scarsa reperibilità e qualità: un vero crimine per un lavoro del genere.


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traxer-kun

Volumi letti: 3/3 --- Voto 9
«Ehi, ascoltami... che aspetto pensi che abbia il lato nascosto della Luna? Nessuno può ancora saperne niente, e sono libera di dare sfogo alla mia immaginazione, no? Però... presto gli esseri umani andranno lassù. E a quel punto, questa mia libertà scomparirà di colpo.»

Si definisce wet moon ("luna bagnata") - in italiano nota come "luna a barchetta" - una particolare fase lunare in cui la falce illuminata si ritrova coricata sull'orizzonte con le due estremità protese verso l'alto, assumendo un aspetto simile a un ghigno beffardo. Come un freddo faro nella notte, la Luna si fa da sempre osservatrice esterna delle vicende dell'uomo, che - affascinato dalla sua argentea luce - nel corso dei secoli ha alimentato innumerevoli leggende e credenze popolari ad essa legate. Ed è proprio questo richiamo primordiale e inarrestabile che sta al centro di Wet Moon, cupo e onirico manga pubblicato a partire dal 2011 sulle pagine della rivista Comic Beam di Enterbrain, e firmato da uno degli autori contemporanei più eclettici e geniali del Sol levante: Atsushi Kaneko.

Classe 1966, il maestro Kaneko esordisce nel 1998 con lo scoppiettante e nerissimo Bambi, che seguito nel 2001 dal ben più celebre Soil gli porta gli apprezzamenti di una consistente nicchia di estimatori e lo consacra in pochi anni come mangaka di culto nel ramo fumettistico underground, specialmente sul suolo francese. Per via del suo stile, che si discosta notevolmente da quello tradizionale nipponico in favore di un'impostazione assai più affine al linguaggio cinematografico e al fumetto americano indipendente, Kaneko è stato - non a torto - più volte associato ad autori del calibro di Paul Pope e Charles Burns: ma la sua maggior fonte di ispirazione, come si noterà leggendo il manga in questione, è il regista americano David Lynch, dal quale riprende visioni e suggestioni immettendole in un comparto narrativo sempre incerto e opprimente, che non si risparmia profonde incursioni in territori onirici e surrealisti.

Giappone, seconda metà degli anni Sessanta. Keiji Sada, un giovane ispettore della città balneare di Tatsumi, è sulle tracce di Kiwako Komiyama, una misteriosa donna accusata di aver ucciso e fatto a pezzi un suo collega di lavoro. Dopo essersi procurato una ferita alla testa in un misterioso incidente di cui non ha memoria, Sada è vittima di opprimenti allucinazioni e distorsioni della coscienza, che si mescolano continuamente alla realtà. A seguito di analisi approfondite, il detective scopre la presenza di un frammento metallico all'interno del suo cervello, probabilmente conficcatosi durante l'incidente; come se non bastasse, la ricerca della "squartatrice" Komiyama assume ai suoi occhi connotati sempre più ossessivi e tormentosi, trascinandolo lentamente in un mondo nascosto e oscuro, dal quale avrebbe dovuto restare lontano. Sullo sfondo nel frattempo imperversa la corsa alla luna, da tempo immemore sinonimo di quella sete di conoscenza che spinge l'uomo all'evoluzione.

Gli anni Sessanta per il Giappone furono teatro di vitali stravolgimenti sociali e culturali: il miracolo economico, esploso negli anni del dopoguerra, trainò il Paese verso la completa ricostruzione e favorì in breve tempo la nascita di un'era di benessere e armonia, coadiuvata dallo straordinario sviluppo della scienza e della tecnica. Questa fase di boom economico e prosperità socio-culturale, che passando per le Olimpiadi di Tōkyō del 1964 culminerà con l'expo di Ōsaka del 1970, vide in breve tempo l'espandersi di una vera e propria venerazione per la tecnologia e la modernizzazione, che segnò irreversibilmente l'identità culturale del popolo nipponico; nell'immaginario collettivo la fantascienza e la spinta al futuro iniziarono a trovare un posto sempre più pregnante, mentre lo sbarco sulla luna del 1969 assunse dei connotati quasi utopistici agli occhi del mondo intero. Il tutto mentre l'identità culturale nipponica andava sempre più contaminandosi.
Questo sottotesto sociale sta alla base di Wet Moon, che filtrando gli elementi noir e fantascientifici ci offre uno straordinario affresco dell'epoca sessantina giapponese, in tutte le sue pressioni e inconciliabilità. Il conflitto ideologico in atto emerge fin dalle prime pagine, in cui ci viene presentata una realtà dinamica e in continuo mutamento, dove le pulsioni popolari sono febbrilmente divise tra tradizione e rinnovamento, passato e futuro, Terra e Luna; una forma di dualismo contraddittorio che si nota di rimando anche nella figura femminile di maggior rilievo, la bella e tormentata Kiwako Komiyama. Quest'ultima, figura sfuggente e indefinita, più legata alla dimensione del sogno che a quella della realtà, si fa a tutti gli effetti metafora della pesante evoluzione interna alla società giapponese; da donna sottomessa e vincolata ai rigidi canoni comportamentali di una società tradizionalista e patriarcale subisce un radicale cambiamento di personalità e look, arrivando ad apparire a Sada nei panni di un'affascinante dark lady in abiti e acconciature dal taglio geometrico e futuristico, simbolo di quella spinta irrefrenabile e primordiale - quasi ossessiva, oserei dire - all'innovazione e al progresso, che da sempre caratterizza la natura umana.

«Per quale motivo bisogna comportarsi da esseri umani? Per quale motivo bisogna mantenere la propria lucidità? E se non fosse il modo per ottenere davvero quello che si desidera? Se fosse possibile raggiungere i propri obiettivi senza attenersi a questo modello? In tal caso, Sada… io preferisco abbandonare la mia umanità.»

Prendendo spunto dall'epoca storica e dalla pesante cappa di tenebra che tutto pare avvolgere, Kaneko modella una realtà oscura e sporca, che dietro alla facciata di sviluppo e benessere cela un universo di corruzione e vizi: un mondo invisibile e nascosto nelle pieghe dell'oscurità, sul quale l'autore dispone con mano esperta una grottesca e impietosa sfilata di personaggi marci e degenerati fino al midollo. A partire da Mori, investigatore corrotto e folle che desidera mettere le mani sui segreti nascostigli dal capo; Ruri, danzatrice ninfomane che ha scambiato il proprio occhio per un'informazione; Tamayama, misterioso informatore paraplegico e fotofobico, impossibile da reperire a meno che non lo voglia lui; i "clienti", una cricca di misteriosi individui in abito bianco alla ricerca di un non meglio specificato oggetto, e via discorrendo; una carrellata di orride caricature umane che mette in luce il profondo disagio albergante nelle cavità dell'animo umano, in tutta la sua depravazione e immoralità.
Stagliandosi su questo vacillante sfondo si muovono dunque i due protagonisti, l'ispettore Sada e la bella Kiwako Komiyama, rispettivamente cacciatore e preda, minuscoli ingranaggi di un congegno ben più grande di loro. Sada, costante vittima di visioni, emicranie e vuoti di memoria arrecati dal frammento impiantato nel suo cervello, ha fatto della ricerca della squartatrice la propria ragione di vita, in una perenne caccia che lo trascina sempre più a fondo nel baratro della follia: il misterioso frammento si fa dunque simbolo di un'oscurità sempre più forte e presente, che attanaglia la coscienza del protagonista in un giogo caotico e annebbiante. Qual è il prezzo da pagare per ottenere ciò che si desidera? Wet Moon sembra porsi proprio questa domanda, mentre osserviamo i personaggi immergersi nel loro lato oscuro e abbracciare le tenebre in cambio dei loro desideri più reconditi; un impulso ancestrale riconducibile ancora una volta all'allegorica Luna (che, non a caso, è un ricorrente simbolo astrologico dell'inconscio), luogo per natura precluso all'uomo, ma che al contempo ne rappresenta oggetto del desiderio e ineluttabile meta finale. E il compimento di tutto ciò sarà rappresentato dall'epilogo, simbolicamente ciclico e aperto, che ancora una volta (e per sempre) porrà l'attenzione sul desiderio atavico, animalesco e inesauribile che caratterizza la specie umana, in un inseguimento perenne che in alcun modo potrà essere appagato.

Kaneko per quest'opera abbandona gli sperimentalismi grafici alla Soil, calibrando il suo stile minimale in un tratto profondamente contrastato e frazionato in un ombroso bianco e nero, quasi del tutto privo di retini e occasionalmente squarciato dal rosso brillante dell'impermeabile di Kiwako Komiyama, vero e proprio elemento ricorrente dell'opera che manifesta le pulsioni ossessive di Sada. L'autore assembla le tavole con una regia da manuale, conferendogli un montaggio serrato e quasi cinematografico per le soluzioni apportate: lo studio impressionante dello spazio e della luce si palesa in una profonda ricerca della perfezione visiva, mentre il suo sguardo indugia sui dettagli delle mani, delle bocche, degli occhi, scavando in ogni singola ruga e increspatura dei volti, mettendone impietosamente a nudo la disperata (dis)umanità. Una menzione d'obbligo va fatta ai meravigliosi ambienti, dettagliati e profondi, costruiti in particolare sulla valorizzazione del lavoro di messinscena e sulla fedelissima riproduzione degli arredi dell'epoca, operando con chirurgica precisione sulla configurazione dell'immagine e sulle scenografie che le tavole possono esaltare; la manipolazione della luce mette in rilievo forme distorte e stilizzate, nonché un uso angoscioso e sperimentale delle inquadrature e della composizione visiva.
Per via dell'impronta stilistica di Kaneko, che spesso e volentieri si concentra maggiormente sulle immagini che sui testi, Wet Moon è un manga da "osservare" più che da leggere: un'esperienza visiva dove anche il particolare più insignificante assume un'importanza chiave ai fini del racconto, dove forme e figure si accostano e si (con)fondono secondo i canoni del montaggio analogico, in un turbinio immaginifico di rara raffinatezza estetica.

L'autore inoltre dissemina l'opera di citazioni e rimandi al cinema, a partire proprio dal celebre Voyage dans la lune e dal sorriso sornione della Luna di Méliès, che come un'osservatrice distaccata scruta dall'alto le vicende di Sada, testimone delle sue ansie, delle sue ossessioni e dei suoi incubi psicotici. All'elemento noir - che indubbiamente pesca molto dal yakuza eiga giapponese - viene inoltre sovrapposta una coltre di inquietudine che omaggia apertamente lo straniante surrealismo di Buñuel, le modalità stilistiche esasperate del cinema espressionista e le torbide atmosfere dei film di Lynch e Kubrick, che per mezzo del sapiente utilizzo dei codici fumettistici e visivi scavano con perizia nei recessi dell'inconscio tormentato del protagonista. Innumerevoli anche le citazioni all'immaginario comune - specialmente fantascientifico - dell'epoca (gli esperimenti di Nikola Tesla, la fisica del plasma, etc.), che si legano all'intreccio in un gradito equilibrio narrativo.

In Italia il manga è proposto dalla casa editrice Star Comics, che al contenuto prezzo di 6,50€ (7,00€ per l'ultimo numero, decisamente più voluminoso) presenta tre volumetti compatti e di pregevole fattura, che - provvisti di una leggera sovraccoperta lucida - si avvicinano alle 300 pagine per ciascuno, con carta di buona grammatura che garantisce una sfogliabilità più che adeguata.

In definitiva, Atsushi Kaneko si dimostra per l'ennesima volta uno degli autori più affascinanti e atipici del panorama contemporaneo, nonché probabilmente il fumettista più interessante attualmente attivo in Giappone; il suo visionario talento si sublima in un ambiguo meccanismo a incastri, dove la dimensione della realtà e quella del sogno si alternano e si confondono in una spirale di disordine e follia, che rischia di avvolgere tutto da un momento all'altro. Wet Moon è un'opera criptica, profondamente simbolica, capace di condurre il lettore lungo il fil rouge di un binario offuscato e sconnesso, che si intreccia con i sentieri più oscuri dell'animo umano; ritengo infatti sbagliato approcciarsi alla lettura di Wet Moon considerandolo un noir lineare, poiché il suo stesso intreccio trascende la canonica dimensione narrativa, assumendo connotati fortemente metaforici e metafisici. L'inestricabile racconto di Kaneko sembra riprodurre l'eco di una realtà tanto distante quanto vivida nei morbosi recessi del sogno: quell'innato desiderio che, in una fredda notte d'inverno, ci spinge ad alzare gli occhi al cielo.


 9
Texhnolyze

Volumi letti: 3/3 --- Voto 9
Atsushi Kaneko negli ultimi anni ha ricevuto sempre più attenzioni dalla critica e dal pubblico, imponendo il proprio genio nel panorama fumettistico mondiale.
Di solito quando si parla di Kaneko gli viene subito accostato il nome di David Lynch, infatti viene dai più definito, a ragione, il Lynch dei fumetti. Ciò è assolutamente vero per molti aspetti, ma veniamo ai fatti e prendiamo Soil, il suo fumetto più conosciuto; noteremo che ci ricorda tantissimo Twin Peaks, sia per l'atmosfera, sia per il setting e gli sviluppi della trama.
Entrambi sono dei maestri nel creare il proprio mondo, ma non uno qualsiasi o puramente di fantasia -cosa che ormai sembra essere alla portata di tutti-; piuttosto il mondo di cui parlo è reale ma è come se a tratti non lo fosse. In altre parole: uno spettatore leggendo o guardando non può che ritrovarsi immerso in quel dualismo tra realtà, rappresentata dalla quotidianità di un'apparente tranquilla cittadina, e il mistero o il soprannaturale che strappano via questa falsa apparenza. Una fusione che Lynch ha inaugurato con Velluto Blu. Il soprannaturale è sempre accompagnato da una dose di visionarietà, per cui anche il soprannaturale può essere un semplice sogno o delirio.

Wet Moon è tutto ciò, pur essendo un noir dall'inizio alla fine non rinuncia a questi elementi e infatti cosa non è il pavimento zigzagato del locale malavitoso se non un richiamo alla Loggia Nera di Twin Peaks? Il deformato Tamayama non ci ricorda per caso il nano? E l'atmosfera del suo covo, con quell'aria di sospensione, fuori dal tempo(non a caso afferma di essere colui che vive nel futuro), è di per sé molto simile alla Loggia. Essendo un noir, atipico, ma è pur sempre il genere di riferimento se lo si vuole accostare a qualcosa, è necessario dunque il nero, mentre era del tutto assente in Soil… nemmeno il sole proietta ombre in quella cittadina!
Kaneko ama il cinema e la musica, si sa. Anzi, è lui stesso un regista destinato al circuito underground nipponico e quindi le ispirazioni o citazioni non si fermano a Lynch, c'è di tutto: da Bunuel a Viaggio nella Luna(ovviamente) di Melies, passando per Hitchcock e giungendo ad Hayashi Kaizo, uno dei massimi esponenti del neo-noir giapponese con forti componenti surreali.

E' facile notare che tutti questi registi adorano curare la messa in scena ed infatti leggendo Wet Moon si percepisce una sorta di esperienza cinematografica grazie all'innata bravura nel dare una certa sequenzialità alle vignette alimentata da un fluido montaggio interno delle tavole, esattamente come il montaggio cinematografico. Inoltre la scelta dei tempi narrativi è perfetta; si alternano ritmi lenti, con intensi primi piani, close-up sui dettagli(sin dall'inizio capiamo che quella cicatrice sarà importante, non è così?) e illuminanti scambi di battute, a ritmi esasperati, con inseguimenti e visioni, tramite frenetici campi lunghi, inquadrature sbilenche e tavole allucinate.
Sin da subito il lettore si ritroverà dalla parte del protagonista, il detective Sada, abbracciando la stessa sorte, ovvero restare intrappolati in un folle noir psichedelico che non ci lascia tregua tramite l'infittirsi dei misteri e la conseguente discesa nella follia più profonda.
Sembra quasi che la colonna sonora di quest'opera sia The Dark side of the Moon dei Pink Floyd e non a caso le due opere hanno in comune il tema della pazzia e il ruolo centrale della luna. Kaneko con Bambi ha riferito apertamente che il Punk fosse la sua principale fonte di ispirazione, sicuramente con Wet Moon non sarà stato così e non mi sorprenderei se si fosse veramente ispirato al suddetto album.

Ambientato nella città di Tatsumi sul finire degli anni '60, dunque in piena guerra fredda e poco prima dell'allunaggio. Ben presto scopriremo cosa si cela dietro la solare facciata di questa meta turistica giapponese, ossia la malavita e corruzione, dai politici ai poliziotti. Sada in seguito ad un incidente inizierà la sua ossessiva ricerca di una donna, Kiwako, eternamente in fuga e capace di scavalcare il tempo e lo spazio. Pura follia insomma, spiegata da un lato da nozioni e teorie di fisica dell'epoca grazie all'incessante corsa all'esplorazione spaziale e da un lato dalla perdita totale delle capacità cognitive. La ricerca quindi si espande, non è più solo Kiwako Komiyama la sua ossessione ma anche la riscoperta del vero io. Questa ossessione lo spingerà ad entrare in contatto con diverse persone della malavita e non, ma soprattutto con Tamayama, l'informatore del futuro.

Tra un continuo domandarsi sul "dove finisce la realtà e iniziano le tue fantasie?" ci sono altre tematiche che convergono nel corso dell'opera in un finale assurdo. All'interno di questo sincretico e ben gestito quadro c'è anche una certa dose di religione, mai banale e rappresentata da simboli grafici come il tatuaggio di Cristo in croce con conseguente parabola sulla "follia di un uomo che può inghiottire il mondo intero". Dunque vi è una critica alla cecità dei cristiani nell'inseguire niente altro che ombre rinunciando alla ragione. Infatti al nostro Sada viene chiesto se non siano i peccati a portarlo alla pazzia.
Non è solo il cristianesimo ad essere preso in considerazione, ma anche il Buddismo poiché ad un certo punto ci ritroveremo dinnanzi ad una scena di una caduta verso le mani di un Buddha, proprio ad indicare che tutti i giri, mentali e non, fatti sino ad allora non hanno portato a nulla, siamo sempre nello stesso posto, proprio come Sun Wukong nel tentativo di lasciare il palmo di Buddha.

Lungo tutto il trip ci ritroveremo più volte dinanzi a oggetti o situazioni disseminate da Kaneko, in pieno stile lynchiano, e queste possono essere: le caramelle comprate da Sada ogni volta nello stesso negozio, che stanno proprio a significare quel legame con la realtà e quotidianità che puoi avere solo svolgendo la solita azione di routine, oppure la scena dell'inseguimento ripetuta più e più volte e qui possiamo notare proprio una tecnica cara Bunuel per creare straniamento, ma volendo anche Hitchcock in Vertigo. Altri oggetti ricorrenti possono essere l'annotazione di Sada, l'oggetto misterioso costruito dall'Hamano Seiko e ovviamente la luna.

Come già accennato lo stile grafico di Kaneko, totalmente riconoscibile e d'autore, è diverso sia da Soil, sia da Bambi, ma non per questo ha abbandonato quel tocco che lo rende più vicino all'underground americano piuttosto che nipponico. A seconda dell'esigenza della trama lo stile può mutare tra l'ultra dettagliato a uno più scarno e semplicistico, ma pur sempre d'impatto. I retini sono pochi e posizionati dove occorrono, magari per mettere in risalto o creare un contrasto con l'atmosfera da incubo. Le linee non sono doppie come in Soil, ma sempre più del normale e alcune volte sono totalmente assenti i contorni, richiamando alla lontana il Miller di Sin City, soprattutto nel terzo volume. In definitiva, nulla è lasciato al caso e anche i titoli di ogni capitolo rievocano veramente gli anni '60.

Dunque appena l'allunaggio avviene, Sada giunge alla fine della storia ma totalmente cambiato ed ecco perché continuava a ripetere che l'uomo non può andare sulla luna: non perché incapace fisicamente, ma perché arrivando lì significherebbe approdare nella follia estrema, passare al lato oscuro. La luna, se non si è ancora capito, è il simbolo della follia ed essa è sempre stata per l'uomo affascinante e un traguardo da raggiungere. La follia è vista come mezzo necessario per scappare dalla realtà, "per tentare di distruggere un guscio duro" o "ribaltare un paradosso assoluto", ma non puoi raggiungere la luna ed uscirne incolume.
Cosa è successo dunque al nostro Sada, è riuscito a mettere piede sulla faccia bagnata della luna o aveva ragione? Fatto sta che il suo continuo correre l'ha resa arida…