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whitestrider

Volumi letti: 2/2 --- Voto 7
"Baoh Raihosha", o "Baoh il visitatore", una delle opere giovanili del grande Hiroiko Araki, meglio noto per "Le bizzarre avventure di JoJo", serie manga che ha catapultato il nostro mangaka nell'olimpo degli autori giapponesi (e che ha ispirato diversi videogiochi, OAV, e di recente un anime televisivo). Anche "Baoh" è stato trasposto nel lontano 1989 in OAV, ben cinque anni dopo la sua prima pubblicazione.
Diciamo pure subito che il manga non è certo all'altezza della serie più famosa dell'autore (JoJo): innanzitutto il tratto è ancora piuttosto incerto, le proporzioni e il character design non sono il massimo, ma nonostante tutto già si notano i barlumi della genialità di questo autore, a partire dal protagonista, che grazie a un parassita impiantato nel suo corpo (il Baoh, appunto), riesce a ottenere poteri davvero sovrumani. Il brutto è che non li può usare quando vuole, perché il parassita li usa per lo più per proteggere se stesso e l'essere umano che lo ospita. Inoltre viene fatto intuire che il parassita fa uso del corpo umano ospite anche per deporre le sue uova, da cui nasceranno altre larve parassite, e quindi in sostanza il protagonista è spacciato in ogni caso (questa cosa viene menzionata solo nel manga, mentre nell'anime non ce n'è traccia). Questo dettaglio fa anche capire meglio perché l'organizzazione che ha creato il parassita voglia eliminarlo il prima possibile: evitare che si diffonda nel mondo in maniera incontrollata in seguito alla fuga del protagonista-cavia.
A parte questo abbiamo la solita organizzazione segreta che trama nell'ombra per conquistare il mondo o semplicemente per ottenere un mucchio di denaro, o per entrambe le cose: in fondo roba che si vedeva già ai tempi del primo James Bond, e se funzionava allora poteva benissimo funzionare anche negli anni '80.
Molto ben riusciti i combattimenti, che seppure lontani anni luce da quelli che sarebbero venuti alcuni anni più tardi, riescono a darci un'idea ben precisa dei devastanti poteri del parassita. Consiglio di leggere il manga e di vedere l'OAV in seguenza (indifferente che leggiate prima il manga o vediate prima l'anime), in quanto si completano a vicenda. Ultima nota di colore, il protagonista di "Baoh" fu di ispirazione anni dopo per la creazione di un personaggio di una serie di videogiochi di combattimento, nello specifico "Dio" (anche il nome è un omaggio a un altro personaggio di Araki, ovvero Dio Brando): "World Heroes 2".


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Ais Quin

Volumi letti: 2/2 --- Voto 4
È come leggere i pensierini di prima elementare di uno scrittore famoso, come sentire un David Bowie - pardon, David Robert Jones - ancora alle prese con la seconda dentizione cantare la filastrocca delle dieci bottiglie verdi. Si prova, in altre parole, un piacere voyeuristico misto a indulgenza per ciò che sarà ma che ancora non è, con tanto di risatina soltanto vagamente colpevole a causa delle tenere e inevitabili storture derivate dall'inesperienza. Si fa presto a dire "Impara l'arte e mettila da parte"!
"Baoh" è l'equivalente cartaceo di un incidente stradale: vorresti distogliere lo sguardo, ma non puoi. L'unica differenza è che, invece di trovarti a rievocare i particolari più truculenti nei momenti meno opportuni, al massimo rischi di farti venire il mal di pancia a furia di sghignazzare.

Nel corpo del giovane Ikuro gli scienziati del Gruppo DRES hanno impiantato un parassita di nome Baoh, capace di conferire al suo ospite incredibili poteri. Liberato per caso da Sumire, una bambina con delle abilità psichiche, il ragazzo dovrà accettare che niente, nella sua vita, sarà più come prima, e che non potrà sfuggire per sempre al suo destino a cui, tuttavia, può provare a dare un nuovo corso prendendo coscienza dei cambiamenti del suo corpo e rivoltandosi contro i suoi carnefici.

Molti shōnen d'azione, specie quelli datati, tendono a glissare sui particolari più "tecnici" della vicenda che si ripropongono di narrare nel tentativo di snellire il più possibile l'intreccio. Il giovane Hirohiko Araki, al contrario, si sforza di prevenire eventuali nostri dubbi, ma data la scarsità dei risultati sarebbe quasi meglio che non lo facesse. Il problema non sta tanto nell'utilizzo delle varie tecniche narrative, quanto nella scelta delle stesse: perché insistere nel voler a tutti i costi ribadire l'ovvio e nel subissare il lettore di informazioni non poi così vitali quando esistono tanti altri artifici più indicati e soprattutto che non fanno sudare il cervello? Certo lo spazio di manovra è quello che è, ma si sarebbe senza dubbio potuto sfruttarlo di più e meglio, dando una bella sforbiciata ai vari inserti puramente espositivi presenti sia sotto forma di dialoghi che di sequenze narrative. Va da sé che questa mia rimostranza riguarda anche e soprattutto chiunque si sia occupato dell'editing, dal momento che i redattori esistono proprio per indicare agli autori la strada da seguire e per spingerli ad usare in modo responsabile gli strumenti a loro disposizione. Semmai è in "Bakuman." che sono decorativi, ma quella è un'opera di finzione.
Un altro problema è il cosiddetto "narm". Vi è mai scappato da ridere di fronte a una scena originariamente intesa come drammatica? Forma contratta di "Numb arm" (chi conosce "Six Feet Under" o anche solo il sito TV Tropes sa di cosa sto parlando), "narm" è il neologismo utilizzato per definire questa discrepanza emotiva. Inutile dire che, essendo i manga una combinazione di testi e immagini, il rischio di scadere nella tragicomicità involontaria raddoppia, poiché la narrazione deve adattarsi al tratto e viceversa. Del disegno parlerò più avanti, mentre per quanto riguarda la sceneggiatura è evidente che qualcuno non ha molta familiarità con la cruciale differenza tra mostrato (ovvero tutto ciò di cui il lettore dev'essere assolutamente messo a conoscenza) e raccontato (vale a dire quello che non necessita di essere narrato nei minimi dettagli). Di nuovo, dove sono gli editor quando servono?

Sappiamo tutti che lo scavo introspettivo non è il piatto forte dei battle shōnen, figuriamoci quelli passati dal "convento" Shueisha - ovviamente con le dovute e celeberrime eccezioni - negli Anni Ottanta. Ora, non è che il comparto psicologico di "Baoh" sia carente: direi piuttosto che non è nemmeno pervenuto. Ikuro, che pure dovrebbe essere il protagonista, dà quasi l'impressione di essere uno spettatore della sua stessa storia, un po' come il parassita che è dentro di lui, in grado - almeno dapprincipio - di reagire ma non di agire. Dopo avergli restituito la libertà Sumire, che ci viene presentata come indomita e incredibilmente sagace per i suoi nove anni, viene relegata quasi immediatamente al ruolo di esca da parte degli uomini del DRES, limitandosi ad avere una visione - peraltro appena un filino più utile di quelle di Alice della serie di "Twilight" - di tanto in tanto. Stenderei infine un velo pietoso sui cattivi, davvero ridicoli e per nulla interessanti; se la cavano meglio un paio di personaggi secondari, ma, con tutto il rispetto, al lettore desideroso di apprendere tutta la verità su Baoh e di vedere i buoni trionfare poco importa delle loro circostanze.

Il manga è stato serializzato nel 1984, ma lo stile disegno e delle tavole in generale è così vecchia scuola che si direbbe quasi uscito da una capsula del tempo. Qualcosa dell'Araki che conosciamo, tuttavia, c'è: corpi che presentano un'anatomia in buona parte di fantasia, pose ridicole, body horror in abbondanza, madornali errori di prospettiva e poco riguardo nei confronti delle grazie femminili - quest'ultime più vicine al livello "Uncanny Valley" che a quello che potremmo denominare "Sconquasso Ghiandolare" (non faccio nomi...) e forse, per questo motivo, ancora più sgradevoli alla vista, come nel caso della tutrice di Sumire. A questo giro sono rimasti fuori gli outfit improbabili, altro suo marchio di fabbrica; esagererei se dicessi che mi sono mancati, ma quest'opera ha un così disperato bisogno di colore che avrei chiuso volentieri un occhio su cuoricini, bigodini, catene e quant'altro avesse deciso di incorporarvi.
Poc'anzi scrivevo che testo e immagini devono essere sulla stessa lunghezza d'onda: la sceneggiatura di quest'opera già non è granché, se poi è accompagnata da questo tipo di tratto raffazzonato e da un magro campionario di espressioni facciali tutte gloriosamente inadeguate non stupisce che il lettore faccia fatica a prendere sul serio il quadro d'insieme.

Per concludere, la domanda che mi pongo è questa: è più grave mancare di poco la sufficienza oppure non riuscire neppure ad avvicinarvisi? So che può sembrare strano, ma io propendo per la prima ipotesi, ragion per cui ho deciso di dare a questo manga un 4 divertito al posto di un 5 punitivo.


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GianniGreed

Volumi letti: 2/2 --- Voto 6
Baoh è un manga in due volumi scritto da Hirohiko Araki, autore del famoso manga Le Bizzarre Avventure di Jojo, prima di quest’ultimo.

La trama di Baoh racconta la storia di Ikuro, un ragazzo a cui è stato inserito nel corpo, tramite alcuni esperimenti, un parassita mutante, capace di trasformare il suo corpo in un’arma micidiale. Ikuro fugge dal laboratorio in cui è tenuto prigioniero insieme a Sumire, una bambina dotata di poteri mentali.
Ikuro e Sumire dovranno cercare di rimanere vivi combattendo contro l’organizzazione da cui sono fuggiti, che nel tentativo di catturarli non si risparmierà, mandando sulla loro strada tanti tipi diversi di mostruosità, quali cyborg e altri essere creati geneticamente.

Il manga è una lettura molto piacevole, che anche a distanza di anni dalla sua scrittura riesce a essere ancora avvincente. Certo adesso non sembra più tanto originale, ma all’epoca (1984) lo era molto di più. Il fumetto sfrutta idee che in quel momento andavano per la maggiore visti i progressi della medicina e della scienza medica, idee che sono state sfruttate più e più volte, da tantissime altre opere in molti settori, dal cinema alla letteratura. Eppure Baoh riesce a spiccare e a risaltare per alcune idee originali.

I personaggi, Ikuro e Sumire, nel corso della storia maturano quel che basta, Ikuro soprattutto, quando si rende conto di quello che è diventato e prende la decisione di fermare l’organizzazione per evitare che vengano creati altri mostri come lui. Un po’ di caratterizzazione psicologica è presente, ma non troppo, è vero che Ikuro è in conflitto con se stesso, ma la questione è trattata in modo leggero e non appesantisce la lettura.

I disegni sono sufficienti, molto lontani da quelli che si vedranno in Jojo, ma lo stile di Araki è già presente e riconoscibile agli occhi attenti dei fan. Ed è principalmente ai fan di Araki che consiglio la lettura di questo manga.

L’edizione italiana di Star Comics non è molto pregiata, innanzitutto hanno cambiato il formato originale, che era di due volumi mentre noi ne abbiamo avuti tre con meno pagine, e inoltre è pubblicato all’occidentale dato il periodo, dove ancora i manga venivano pubblicati ribaltati.
Tralasciando comunque questi aspetti, è negli standard della casa editrice, e anche se li ho recuperati a distanza di anni i volumi sono ancora in buone condizioni.

Per finire segnalo che da questo manga è stato anche creato un OAV anime che traspone la storia in modo più o meno fedele.


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Kotaro

Volumi letti: 2/2 --- Voto 7
Dall’autore di "Le bizzarre avventure di Jojo", Hirohiko Araki, una storia di orrore e fantascienza, che rivela in ogni sua parte il suo essere un fumetto giapponese degli anni ’80.
Baoh è la storia di Ikuro Hashizawa, un ragazzo catturato da un organizzazione segreta, il gruppo Dres, capitanato dal malvagio professor Kasuminome. In seguito ad un esperimento genetico, a Ikuro è stato impiantato Baoh, un parassita vermiforme che nei momenti di pericolo prende possesso del suo corpo donandogli facoltà straordinarie.
Il fumetto prende il via con la fuga di Ikuro/Baoh dal luogo dove era recluso dal gruppo Dres.
Con lui c’è Sumire, una ragazzina dotata di poteri extrasensoriali e capace di prevedere il futuro, anch’ella in fuga dai malvagi scienziati.
La fuga di Ikuro e Sumire verso la libertà sarà costellata di incontri con i sicari del gruppo Dres incaricati di ucciderli, e così Baoh si trasforma in un’escalation di combattimenti nel segno del sangue e della violenza contro avversari veramente bizzarri quali cyborg, Esper o un gigantesco mandrillo mutante.
Durante la vicenda, si approfondirà il legame tra Ikuro e Sumire, e tra lo stesso Ikuro e il parassita che ospita nel suo corpo e che è la fonte del suo grande potere, che imparerà a controllare secondo la propria volontà senza venirne sopraffatto, fino ad arrivare allo scontro culminante contro la malvagia organizzazione che lo ha creato.

Baoh è un fumetto molto particolare ed affascinante. È una delle opere prime dell’autore e il tratto appare grezzo (soprattutto per quanto concerne i personaggi principali, quali lo stesso protagonista Ikuro, che ha un volto abbastanza anonimo) e con parecchie influenze ora anni ’70 (nella caratterizzazione del protagonista, che pare un pilota di robot alla Go Nagai) ora anni ’80 (in molti punti vi sono rimandi grafici a produzioni che nel periodo venivano pubblicate sulla stessa rivista, come Hokuto no Ken o Ginga Nagareboshi Gin). L’estetica anni ’80 appare chiara e tangibile, tra le pagine di Baoh, sia essa percepibile dai capelli alla Jem di una passante o dalla trama concitata e assurdamente splatter che ricorda non poco i B-movies americani del periodo.
È da notare, infine, il tema fantascientifico dell’ingegneria genetica e degli scienziati, tematica molto cara alle produzioni giapponesi di quegli anni e qui perfettamente espressa ancora una volta.
Nonostante l’evidente inesperienza, in ogni caso, il disegno di Hirohiko Araki rimane anche in questo caso molto personale ed efficace per esprimere questo tipo di storia, con una grande varietà di personaggi, efferate scene d’azione e un grandissimo dinamismo dei combattimenti.
Si leggono tutti d’un fiato, i tre piccoli volumetti di 120 pagine ciascuno che compongono Baoh e formano un’unica, grande, veloce e appassionante vicenda. Baoh ricorda, e non poco, come tematiche e composizione, i film americani degli anni ’80, e per chi ne è appassionato, come me, la lettura sarà scorrevolissima e piacevole, nonostante la storia sia un po’ “forte” e abbia diverse scene molto violente in alcuni punti.
Nonostante la brevità della storia e la velocità con cui si susseguono gli eventi, che in un primo momento lascia un po’ spiazzati e che nei primi volumi fa venire qualche dubbio sulla buona riuscita dei personaggi, Baoh si fa leggere con grandissimo piacere e giunge a conclusione trattando tutto ciò che doveva trattare e riuscendo persino a far crescere e maturare i suoi protagonisti, lasciandoci un paio di personaggi e di passaggi memorabili.
Si tratta di una produzione di serie B, ma è una lettura piacevole e d’atmosfera, inquadrata in una tradizione, quella del manga giapponese degli anni ’70 e ’80, con le sue molteplici influenze occidentali, che oggi è per forza di cose scomparsa, ma recuperare Baoh potrà in qualche modo colmarne il vuoto nei cuori dei vecchi appassionati come il sottoscritto.
Consigliato agli appassionati di cinema d’azione, orrore e fantascienza, che vi troveranno, inaspettatamente, un’ottima lettura.

Antonio.

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Antonio.

Volumi letti: 3/2 --- Voto 6
<b>Baoh Raihosha</b> (<i>Baoh, l'ospite</i>), è un manga del 1984 disegnato da <b>Hirohiko Araki</b>, lo stesso geniale autore di <b>JoJo</b>.
Come molti manga degli anni 80, Baoh (2 volumetti originali), si basa sul dramma personale dell'eroe protagonista. Non essendo certamente un capolavoro, il manga ha comunque il merito di essere tra i primissimi fumetti giapponesi ad essere pubblicati in USA e in Italia.

Serializzato inizialmente sul mensile <i>ZERO</i> di <b>Granata Press</b> assieme alla prima volta in assoluto per l'Italia del manga di <i>Ken il guerriero</i> e a <i>Xenon</i>, di <i>Masaomi Kanzaki</i>, dopo la chiusura di Granata e in seguito al successo di <i>Le bizzarre avventure di JoJo</i>, Baoh è stato ristampato da <b>Star Comics</b> in tre volumetti con verso di lettura originale nel contenitore mensile <i>ACTION</i> (numeri 95, 96, 97), nel periodo di transizione tra la fine della quinta e l'inizio della sesta serie di JoJo.

Il gruppo DRES, un'organizzazione criminale che si occupa di bioingegnerie applicate a scopi bellici, sviluppa in segreto, attraverso numerosi esperimenti su cavie animali e umane, una potentissima arma biologica, un letale parassita vermiforme da impiantare nel corpo di una sfortunata vittima. Quando avrà compiuto il suo ciclo evolutivo, il parassita deporrà le uova nel corpo dell'ospite, che sarà veicolo del contagio prima di essere ucciso dalle secrezioni acide delle larve. Durante il suo sviluppo all'interno del corpo colonizzato, il verme conferisce all'ospite un potere di rigenerazione di organi e tessuti danneggiati virtualmente infinito oltre a una incredibile serie di abilità sovrumane che lo trasfigurano anche nell’aspetto. L'unica possibilità di uccidere il portatore infetto è distruggergli la testa e il cervello.

L'ospite del Baoh è Ikuro, un orfano diciassettenne usato dal gruppo come cavia. I piani di DRES tuttavia sono destinati a fallire a causa dell'inatteso intervento di Sumire, una bambina dotata di poteri extrasensoriali.
In fuga con Ikuro, che per una mutazione genetica imprevista si dimostra in grado di controllare i poteri del Baoh a suo vantaggio, Sumire lo affiancherà in combattimenti contro bestie geneticamente modificate, cyborg e altri esper, fino allo scontro finale con l'organizzazione.

Dal punto di vista grafico e narrativo siamo ancora distanti anni luce dalle meraviglie “jojesche”, e lo stile dell'autore è ancora molto acerbo. Inoltre, la nuova edizione Star Comics non brilla certo per qualità: le retinature del manga appaiono bruciate, sporche, per chissà quale problema di stampa o di pellicole, che ha afflitto in passato diverse altre pubblicazioni dello stesso editore.
Consiglierei Baoh ai veri fan di Araki, quelli che vogliono avere tutto -ma proprio tutto- del loro autore culto, e hanno comprato anche <i>Gorgeous Irene</i> e <i>Magikal B.T</i>, già proposti sempre su ACTION.

Di Baoh esiste anche una trasposizione animata del 1989 che condensa in un episodio autoconclusivo di circa 47 minuti la già breve storia del manga originale. Prodotto dallo <b>Studio Pierrot</b> (<i>Naruto, Bleach, Blue Dragon</i>) l’anime di Baoh è stato il primo film d’animazione del catalogo VHS <b>Yamato Video</b>, che l’ha riproposto in seguito in edizione DVD.