Oggi vi parliamo di Umbraclaw, la nuova avventura metroidvania di INTI CREATES, lo studio dietro all'iconica saga di Mega Man. Ma in un momento in cui i giochi in stile metroidvania e i loro sottogeneri fanno furore nel mondo videoludico e sono sempre più numerosi, riuscirà la gattina Kuon ad attirare l'attenzione dei videogiocatori, sommersi dall'offerta? Scopriamolo assieme!
 
Umbraclaw la recensione del metroidvania

Umbraclaw mette i giocatori nei panni di una gatta, Kuon, purtroppo morta in circostanze non chiare. Invece di ritrovarsi in un paradiso adatto alla sua situazione, la nostra protagonista si ritrova in un limbo, il Confine, una sorta di zona maledetta tra il mondo degli umani e quello infernale. Nonostante tutte queste sfortune, c’è però una buona notizia: esiste, infatti, un’unica uscita, che permette a tutti coloro che la raggiungono di ritornare in vita sulla Terra e riabbracciare i propri cari. Nel caso di Kuon si tratta di Tsukumo, la sua padroncina bionda e solare, protagonista di numerosi flashback sparsi nelle aree di gioco. Con queste premesse, il gioco promette tante emozioni e un eventuale finale strappalacrime, con il ricongiungimento tra la gattina e la ragazza. Purtroppo, però, gli sviluppatori hanno voluto rincarare la dose, mettendo un elemento imprevedibile: questo “limbo infernale”, infatti, è pieno di nemici e di creature bizzarre pronte a farvi la pelle e Kuon non ha alcuna difesa, muore dopo un singolo colpo e può sopravvivere solamente schivando. Il suo destino sembrerebbe segnato ma, come tutti sappiamo, i gatti hanno ben nove vite e ad ogni vita perduta corrisponde un potere sbloccato per Kuon, che facilita il proseguimento dell’esplorazione. Alla sesta vita, la gattina prenderà una forma “demoniaca”, diventando una stilosa gatta umanoide uscita dalle migliori serie di Digimon. In questo modo, potrà continuare ad aumentare il suo potere fino alla nona vita perduta, che segnerà un ineluttabile game over. La realtà del Confine è però brutale: l’utilizzo di questa forma potenziata ha degli effetti estremamente negativi: ad ogni uso, infatti, Kuon perderà parte della sua “natura felina originale”, eliminando ogni possibilità di reincontrare l’amata padroncina e ritornare alla propria vita agiata di gattina di casa. Ci troviamo quindi di fronte ad una scelta di trama che obbliga i giocatori a non morire per non perdere la good ending, ma anche ad una scelta di gameplay che incita al morire per ottenere e sperimentare nuovi poteri, creando fin dalle prime ore di gioco ansia e preoccupazione per il destino della coraggiosa protagonista.
 
La padroncina di Kuon in uno dei frequenti flashback
Durante l'avventura, sbloccherete molti flashback della vita quotidiana di Kuon, anche se spesso del tutto ininfluenti

Il gioco propone fin da subito tre difficoltà fra cui scegliere: quella facile, la Modus Eternus, dove Kuon avrà vite infinite; quella intermedia, la Modus Anima, dove terminate le nove vite arriva il game over e si ritorna all’ingresso dei vari dungeon, e quella difficile, chiaramente creata per le run degli streamer o per gli amanti delle difficoltà estreme. Questa terza modalità, infatti, chiamata Modus Novem, rende il gioco un roguelike: terminate le vite disponibili, si perderanno tutti i progressi accumulati fino ad ora e si ripartirà da inizio capitolo. Si vede quindi chiaramente un chiaro intento degli sviluppatori di compiacere quei giocatori alla ricerca delle emozioni forti e delle meccaniche spietate, che non lasciano spazio all’errore. Queste meccaniche, però, possono spaventare fin da subito i giocatori più casual, attirati dal design colorato e dalla presenza di un gattino protagonista, dopo il grande successo di titoli come Stray o il recente Litte Kitty, Big City. Anche il salvataggio, possibile nel gioco solo dopo essere ritornati nell'area principale, non è amichevole per coloro che volessero sospendere la loro avventura o prepararsi al meglio per un boss. Per recuperare i preziosi Punti Speranza necessari al potenziamento delle abilità, dovrete infatti completare un livello, con boss finale incluso durante ogni prima run. Si tratta di una dinamica seccante che non invoglia l’esplorazione ma vi forza a ripetere certi percorsi per farmare. Nel migliore dei casi, riuscirete a battere i boss e a ritornare a inizio livello, ma nel peggiore o perderete tutto, oppure dovrete passare alla modalità Eternus, disponibile temporaneamente in cambio di metà dei vostri punti. Questo passaggio potrà sembrare un po' come barare e spesso il gioco non sembra trovare un giusto equilibrio fra il "troppo difficile" e il "troppo facile".
 
Alcuni degli sfondi di Umbraclaw sono veramente magnifici
Sicuramente la direzione artistica è uno dei fiori all'occhiello di questo titolo, grazie a sfondi e palette di colore di grande impatto visivo

Umbraclaw si inserisce nel filone dei metroidvania, giochi a scorrimento 2D in cui è necessario esplorare un susseguirsi di camere piene di nemici, saltando su piattaforme, schivando e sboccando nuovi poteri per poter avanzare. La sua particolarità risiede nei poteri, che possono essere accumulati dopo ogni colpo mortale: ognuna di queste skill si ispira ad un animale e ci vorranno numerose run per vederle tutte, soprattutto per quelle superiori. Alcuni poteri, infatti, potranno essere sbloccati solo durante la trasformazione umanoide, come la cura o attacchi devastanti con un T-Rex! Ogni run avrà una combinazione di poteri differente in base alle vostre skill di sopravvivenza e alla vostra fortuna, e prima di imparare ad utilizzarle tutte al meglio ci vorrà un po' di tempo. Ogni volta che Kuon perde una vita, una schermata vi annuncia il nuovo potere sbloccato con la guida alle abilità, anche se inizialmente queste schermate di dialogo interrompono in maniera brusca il flow di gioco. Questi poteri potranno essere potenziati raccogliendo dei Punti Speranza, e sono una delle parti più divertenti del gioco: alcuni più utili di altri, aggiungono varietà al gameplay classico dei metroidvania, anche se oltre al combattimento non offrono bonus per l'esplorazione.
 
Kuon e la sua ferocia felina
Il finale e il bottino cambieranno in maniera drastica se sconfiggerete i nemici in versione felina o umanoide.

Una delle più grosse problematiche del gioco è legata ai Punti Speranza, che sono accumulati rivedendo flashback oppure toccando degli speciali cristalli sparsi per le varie zone. Questi punti servono a sbloccare nuove abilità, ma possono anche essere usati per bloccare la trasformazione in demone umanoide di Kuon e alla sua purificazione a fine livello, per ritornare in forma felina in caso si siano perse più di cinque vite. Purtroppo, però, questi punti sono difficili da accumulare ed è frustrante finire un livello con 0 punti, avendoli spesi tutti giusto per finirlo e ritrovandosi senza nuovi possibili potenziamenti. Un’altra cosa che il gioco non specifica mai, o almeno non a sufficienza, è che questi punti possono essere accumulati solamente in forma felina, la successiva forma non potrà interagire con i cristalli, e rischierete quindi di spendere quei pochi guadagni per la purificazione o per evitare il game over, cosa che può spesso succedere visto la difficoltà dei boss.
 
Dei fiori sbocceranno dopo aver sconfitto dei nemici in forma felina
L'esplorazione in Umbraclaw è soprattutto guidata dalla ricerca dei boss di fine livello

A differenza di molti metroidvania, il fulcro dell’esperienza di gioco di Umbraclaw non risiede nell’esplorazione delle varie aree, ma nelle varie boss battle. Il gioco, dopo alcune ore, svelerà la sua essenza di "modalità boss rush", dove le battaglie contro nemici potenti e complessi si susseguono e guidano le azioni della protagonista. Certo, durante l'esplorazione potrete trovare i cristalli e sbloccare i ricordi della padroncina di Kuon, ma il vostro reale obiettivo sarà abbattere il boss e sbloccare quello successivo. Per gli amanti dell'esplorazione, la sua mancanza di ispirazione è un punto da prendere in considerazione, mentre i giocatori che adorano le battaglie contro i boss troveranno pane per i loro denti. All’inizio del primo capitolo, dovrete recuperare delle “pietre angolari”, ognuna delle quali è custodita da un guardiano. Dovrete quindi avventurarvi nella mappa e cercare il vortice corrispondente e alla fine dell’area vi ritroverete immancabilmente una boss battle, con un breve dialogo che fornisce un po’ di contesto a questo Confine, la cui essenza rimane labirintica e misteriosa. Ricordando che la gattina Kuon non parla, la storia verrà quindi principalmente narrata tramite i suoi ricordi con Tsukumo e i "dialoghi" con i vari boss. Purtroppo i flashback rappresentano una delle parti meno riuscite, un'accozzaglia di ricordi e frasi dette dalla ragazza che non riescono veramente a farci empatizzare con la situazione. Immaginiamo che Kuon voglia veramente tornare alla sua vita quotidiana, ma vista la fatica, ogni tanto viene da chiedersi se ne valga veramente la pena.

L’esplorazione delle mappe, tra scorciatoie, portali e boss finali, in Umbraclaw è resa in modo molto schematico: le varie aree sono in funzione del boss che le protegge e il gioco darà spesso la sensazione del viaggio dal punto A al punto B. Nel primo livello troveremo quattro creature da sconfiggere e da cercare in una mappa unica, mentre nel secondo livello dovremo affrontare i quattro temibili Tetrarchi, quattro boss alla fine di altrettante aree separate tra di loro, che proteggono l’accesso al Portale per ritornare in vita. Non potendo salvare in mezzo alle aree, dovrete impegnarvi ad arrivare alla fine se non volete perdere le gemme e i Punti Speranza acquisiti.Umbraclaw_1.jpg
Tutti i poteri hanno la loro spiegazione e sono ispirati ad uno specifico animale: si tratta dell'elemento più originale e memorabile di tutta l'avventura di Kuon.

Graficamente, Umbraclaw è un tripudio di colori e scelte di design affascinanti. Con una palette cromatica ben satura e un tratto calligrafico, il Confine e i suoi abitanti sono veramente appariscenti. Le due forme di Kuon sono memorabili, e assieme al design dei vari boss, tutti sono caratterizzati con dettagli minuziosi e originali. Anche gli sfondi sono molto belli, anche se dopo poco possono risultare un po' ripetitivi, mentre l'eccessiva tridimensionalità di alcuni elementi del paesaggio può causare confusione con quelli con cui il giocatore può interagire. Le musiche accompagnano bene le avventure della gattina e le OST cambiano durante i boss a seconda della forma di Kuon con cui le state affrontando.

I testi del gioco sono in italiano, mentre i dialoghi sono doppiati in inglese e in giapponese. In entrambi, Kuon si limita a miagolare (in maniera adorabile), mentre è difficile empatizzare con Tsukumo, la padroncina, visto che la maggior parte dei flashback riguardano conversazioni futili con la gattina. Il doppiaggio dei vari boss è invece di ottima fattura e dispiace che abbiano solo un breve dialogo prima delle battaglie: una loro maggiore profondità avrebbe donato spessore a tutta l'avventura.

CONCLUSIONI
Umbraclaw è un titolo che aveva grande potenzialità grazie ad un design accattivante e ad una tematica forte come quella della morte e della rinascita, dell’identità e della perseveranza. Si è però rivelato non così innovativo, soprattutto in un momento in cui i metroidvania fanno furore e invadono ogni mese il mercato. Tra le caratteristiche positive troviamo il design, pattern tribali con colori contrastanti e le numerose battaglie contro i boss, varie e ben riuscite, che però mettono in ombra il piacere dell’esplorazione (quasi nullo) e la storia. La rigiocabilità è garantita grazie alle combinazioni di abilità, che danno un effetto aleatorio alle run e alla presenza di più finali, ma alcune delle meccaniche (come i Punti Speranza) lo rendono un gioco adatto solo ad una specifica nicchia di giocatori, di sicuro non a coloro che ricercassero un'esperienza più casual, vista la mancanza di elementi "quality of life". 

Gioco testato su PlayStation 5.