Segnaliamo un interessante articolo del Corriere della Sera:
LE ESISTENZE ROVESCIATE DEGLI "HIKIKOMORI", UN MALE SOCIALE NON PIU' SOLO GIAPPONESE
I giovani che si autorecludono:
il mondo esterno è solo sul computer
Gli psichiatri: ragazzi isolati per anni, come a Tokio. I racconti: «Niente scuola, ci basta Internet»
«MILANO — Alex ha messo un chiavistello alla porta della sua stanza e per oltre sei mesi ha chiuso il mondo fuori. Andrea da nove passa le sue notti su Internet perché la vita vera, dice, è lì. Anna esce dalla camera solo di notte per assaltare il frigorifero. Luca risponde esclusivamente a chi lo chiama con il «nick» perché il suo nome gli suona vuoto come la sua esistenza. Confondono il giorno con la notte, parlano con gli sconosciuti e sono sconosciuti in casa loro. Sono le esistenze rovesciate degli "hikikomori", i giovani autoreclusi, non più solo giapponesi.
Per conoscere le loro storie devi parlare con le sentinelle impotenti del loro ritiro. Genitori, fratelli, amici: «Mio figlio per oltre sei mesi mi ha parlato solo attraverso la porta e solo per urlarmi "lasciami in pace"»; «Mia sorella esce quando tutti dormono: mi ruba le sigarette dallo zaino e torna a rinchiudersi ». Ma per incontrarli non puoi che andarli a cercare nel loro regno: Internet. Ecco Chaoszilla, dà un nome agli autoreclusi come lui: «Io sono un hikikomori »; Pavély spiega cos'è, un hikikomori: «È una parola giapponese. Indica il comportamento di quei ragazzi che per anni vivono in casa, senza affrontare la vita e l'amore. Solo Internet e fumetti. Cosa importante: io sono uno di loro»; Miki s'identifica, quindi quantifica il fenomeno: «Ve lo dico: hikikomori è un traguardo, è la frontiera. In Giappone sono circa un milione. In Italia siamo mostruosamente indietro ma la necessità di isolarsi dall'orribile mondo esterno vedo che si diffonde sempre di più».
Su una cosa Miki e il mondo fuori dalla sua stanza sono d'accordo: gli hikikomori, anche in Italia, sono sempre di più. Non esistono statistiche sulla «lost generation » nostrana. Solo le testimonianze di psicologi: oltre 50 i casi che abbiamo registrato. E le storie (nascoste dietro nomi di fantasia) di Alex: 16 anni e una vita in 20 mq scandita dal rombo degli aerei di Malpensa; Andrea: un anno in più di Alex e una «cella » alle porte di Brescia; Valentina: rinchiusa in un appartamento sull'Adriatico; Luca: solo di recente uscito dal suo «guscio» in Gallura. Più maschi che femmine. Quasi sempre «under 18», almeno in Italia. Molto intelligenti, creativi, ma introversi. Letteralmente giovani «in ritiro», ragazzi che senza un apparente motivo si chiudono nella loro stanza. Chi (come Oblomov di Goncarov) per incapacità di affrontare il mondo, chi (è il caso di Miki) per esprimere la sua rabbia. E ancora: chi per mesi, chi per anni. Il record nostrano: tre-quattro anni. Quello nipponico: 15 e più. Per alcuni la clausura è totale, per altri parziale: qualcuno esce dalla propria stanza per cenare con i genitori, per andare in vacanza, chi vive solo è obbligato a farlo per comprare del cibo nel supermercato più vicino.
In Giappone gli hikikomori sono un fenomeno culturale e sociale: sono oltre un milione, l'1% della popolazione, il 2% degli adolescenti. Alcuni ricercatori, tra cui Michael Zielenziger (suo il saggio Non voglio più vivere alla luce del sole), hanno avanzato l'ipotesi che anche la principessa Masako Owada, ne sia affetta. La colpa della loro autoreclusione è stata data alle pressioni sociali, alla severità del sistema scolastico, alla spinta verso l'omologazione, alle madri oppressive, ai padri assenti, al bullismo. Tamaki Saito è stato il primo psicoterapeuta a studiare quello che viene definito un disturbo («non una patologia»). Ma è stato anche il primo a evidenziare alcuni punti di contatto tra i ragazzi giapponesi e i «mammoni italiani». A ricordarlo è Carla Ricci, antropologa con una vita a Tokyo e autrice del libro Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione.
«Il fenomeno è tipicamente giapponese. Ma da lì si sta allargando in Corea, Usa, Nord Europa, Italia». La prima analogia: «Lo stretto rapporto con la madre. Proprio il suo essere iperprotettiva, spesso entrambi i genitori lo sono, può rendere il figlio narcisista e fragile. E alla prima difficoltà si ritira». Inizia col passare sempre più ore nella sua camera, col disertare le cene in famiglia, niente amici, sport, cinema. «Finché un mattino dice di non voler più andare a scuola perché ha bisogno di riposarsi».
Nell'ultimo anno all'Istituto «Minotauro» di Milano, dove lavorano Gustavo Pietropolli Charmet e Antonio Piotti, si sono rivolti i genitori di oltre 20 ragazzi. Le loro storie sono coperte dal più stretto riserbo. «Cinque i più gravi: vivono chiusi nelle loro stanze da ormai tre anni». Spiega Pietropolli Charmet: «In ogni momento storico e in ogni Paese i giovani hanno dato sfogo al loro malessere: le isteriche di Freud, i tossicodipendenti anni '60-'70, le nostre anoressiche. Gli hikikomori sono figli della cultura giapponese, ma i nostri "autoreclusi" condividono con loro più di un aspetto». Continua Piotti: «Innanzitutto la vergogna narcisistica. Lo scarto tra il loro desiderato e il reale è troppo forte. Colpa anche delle eccessive aspettative dei genitori ». All'origine c'è poi spesso una fobia scolastica. «Ma mentre i ragazzi giapponesi fuggono da regole troppo severe, i nostri scappano dall'incapacità di gestire relazioni di gruppo». Identico il risultato: «Si chiudono in una stanza. Sostituiscono la vita reale con quella virtuale. Ma Internet e i giochi di ruolo sono solo una conseguenza, non una causa», afferma Giuseppe Lavenia, del Centro Nostos di Senigallia, una decina di casi trattati. Spesso, come le anoressiche, negano il proprio corpo. Ultimo passo: l'inversione del ritmo circadiano, vivono di notte e dormono di giorno.
Più il ragazzo vive nel suo guscio, e per questo soffre, più è difficile farlo uscire. «Il problema è entrare in contatto con loro», dice Giovanna Montinari, psicoterapeuta della cooperativa romana «Rifornimento in volo», altri due casi allo studio. Non resta che parlare con i genitori, con gli amici. «Ma a volte il contatto arriva solo grazie a quello che chiamiamo "compagno o fratello maggiore", un giovane psicoterapeuta». È il caso di Alex: la prima persona a cui ha aperto la porta, dopo oltre sei mesi di autoreclusione, è stata la «sorella maggiore» che ha bussato alla sua chat.
Alessandra Mangiarotti»
LE ESISTENZE ROVESCIATE DEGLI "HIKIKOMORI", UN MALE SOCIALE NON PIU' SOLO GIAPPONESE
I giovani che si autorecludono:
il mondo esterno è solo sul computer
Gli psichiatri: ragazzi isolati per anni, come a Tokio. I racconti: «Niente scuola, ci basta Internet»
«MILANO — Alex ha messo un chiavistello alla porta della sua stanza e per oltre sei mesi ha chiuso il mondo fuori. Andrea da nove passa le sue notti su Internet perché la vita vera, dice, è lì. Anna esce dalla camera solo di notte per assaltare il frigorifero. Luca risponde esclusivamente a chi lo chiama con il «nick» perché il suo nome gli suona vuoto come la sua esistenza. Confondono il giorno con la notte, parlano con gli sconosciuti e sono sconosciuti in casa loro. Sono le esistenze rovesciate degli "hikikomori", i giovani autoreclusi, non più solo giapponesi.
Per conoscere le loro storie devi parlare con le sentinelle impotenti del loro ritiro. Genitori, fratelli, amici: «Mio figlio per oltre sei mesi mi ha parlato solo attraverso la porta e solo per urlarmi "lasciami in pace"»; «Mia sorella esce quando tutti dormono: mi ruba le sigarette dallo zaino e torna a rinchiudersi ». Ma per incontrarli non puoi che andarli a cercare nel loro regno: Internet. Ecco Chaoszilla, dà un nome agli autoreclusi come lui: «Io sono un hikikomori »; Pavély spiega cos'è, un hikikomori: «È una parola giapponese. Indica il comportamento di quei ragazzi che per anni vivono in casa, senza affrontare la vita e l'amore. Solo Internet e fumetti. Cosa importante: io sono uno di loro»; Miki s'identifica, quindi quantifica il fenomeno: «Ve lo dico: hikikomori è un traguardo, è la frontiera. In Giappone sono circa un milione. In Italia siamo mostruosamente indietro ma la necessità di isolarsi dall'orribile mondo esterno vedo che si diffonde sempre di più».
Su una cosa Miki e il mondo fuori dalla sua stanza sono d'accordo: gli hikikomori, anche in Italia, sono sempre di più. Non esistono statistiche sulla «lost generation » nostrana. Solo le testimonianze di psicologi: oltre 50 i casi che abbiamo registrato. E le storie (nascoste dietro nomi di fantasia) di Alex: 16 anni e una vita in 20 mq scandita dal rombo degli aerei di Malpensa; Andrea: un anno in più di Alex e una «cella » alle porte di Brescia; Valentina: rinchiusa in un appartamento sull'Adriatico; Luca: solo di recente uscito dal suo «guscio» in Gallura. Più maschi che femmine. Quasi sempre «under 18», almeno in Italia. Molto intelligenti, creativi, ma introversi. Letteralmente giovani «in ritiro», ragazzi che senza un apparente motivo si chiudono nella loro stanza. Chi (come Oblomov di Goncarov) per incapacità di affrontare il mondo, chi (è il caso di Miki) per esprimere la sua rabbia. E ancora: chi per mesi, chi per anni. Il record nostrano: tre-quattro anni. Quello nipponico: 15 e più. Per alcuni la clausura è totale, per altri parziale: qualcuno esce dalla propria stanza per cenare con i genitori, per andare in vacanza, chi vive solo è obbligato a farlo per comprare del cibo nel supermercato più vicino.
In Giappone gli hikikomori sono un fenomeno culturale e sociale: sono oltre un milione, l'1% della popolazione, il 2% degli adolescenti. Alcuni ricercatori, tra cui Michael Zielenziger (suo il saggio Non voglio più vivere alla luce del sole), hanno avanzato l'ipotesi che anche la principessa Masako Owada, ne sia affetta. La colpa della loro autoreclusione è stata data alle pressioni sociali, alla severità del sistema scolastico, alla spinta verso l'omologazione, alle madri oppressive, ai padri assenti, al bullismo. Tamaki Saito è stato il primo psicoterapeuta a studiare quello che viene definito un disturbo («non una patologia»). Ma è stato anche il primo a evidenziare alcuni punti di contatto tra i ragazzi giapponesi e i «mammoni italiani». A ricordarlo è Carla Ricci, antropologa con una vita a Tokyo e autrice del libro Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione.
«Il fenomeno è tipicamente giapponese. Ma da lì si sta allargando in Corea, Usa, Nord Europa, Italia». La prima analogia: «Lo stretto rapporto con la madre. Proprio il suo essere iperprotettiva, spesso entrambi i genitori lo sono, può rendere il figlio narcisista e fragile. E alla prima difficoltà si ritira». Inizia col passare sempre più ore nella sua camera, col disertare le cene in famiglia, niente amici, sport, cinema. «Finché un mattino dice di non voler più andare a scuola perché ha bisogno di riposarsi».
Nell'ultimo anno all'Istituto «Minotauro» di Milano, dove lavorano Gustavo Pietropolli Charmet e Antonio Piotti, si sono rivolti i genitori di oltre 20 ragazzi. Le loro storie sono coperte dal più stretto riserbo. «Cinque i più gravi: vivono chiusi nelle loro stanze da ormai tre anni». Spiega Pietropolli Charmet: «In ogni momento storico e in ogni Paese i giovani hanno dato sfogo al loro malessere: le isteriche di Freud, i tossicodipendenti anni '60-'70, le nostre anoressiche. Gli hikikomori sono figli della cultura giapponese, ma i nostri "autoreclusi" condividono con loro più di un aspetto». Continua Piotti: «Innanzitutto la vergogna narcisistica. Lo scarto tra il loro desiderato e il reale è troppo forte. Colpa anche delle eccessive aspettative dei genitori ». All'origine c'è poi spesso una fobia scolastica. «Ma mentre i ragazzi giapponesi fuggono da regole troppo severe, i nostri scappano dall'incapacità di gestire relazioni di gruppo». Identico il risultato: «Si chiudono in una stanza. Sostituiscono la vita reale con quella virtuale. Ma Internet e i giochi di ruolo sono solo una conseguenza, non una causa», afferma Giuseppe Lavenia, del Centro Nostos di Senigallia, una decina di casi trattati. Spesso, come le anoressiche, negano il proprio corpo. Ultimo passo: l'inversione del ritmo circadiano, vivono di notte e dormono di giorno.
Più il ragazzo vive nel suo guscio, e per questo soffre, più è difficile farlo uscire. «Il problema è entrare in contatto con loro», dice Giovanna Montinari, psicoterapeuta della cooperativa romana «Rifornimento in volo», altri due casi allo studio. Non resta che parlare con i genitori, con gli amici. «Ma a volte il contatto arriva solo grazie a quello che chiamiamo "compagno o fratello maggiore", un giovane psicoterapeuta». È il caso di Alex: la prima persona a cui ha aperto la porta, dopo oltre sei mesi di autoreclusione, è stata la «sorella maggiore» che ha bussato alla sua chat.
Alessandra Mangiarotti»
Credo comunque che da noi colpirà sopattutto quei soggetti che comunque,anche senza il Web,senza la rete,finirebbero comunque ,per escludere gli altri. Per cercare se stessi altrove. Spero si trovino.
Purtroppo esistono anche i mammoni italiani che non hanno voglia di lavorare e si affidano completamente al patrimonio dei genitori oltre a non avere i soldi per andarsene
Con tutto questo non giustifico quelli che non vogliono lavorare o uscire per ozio, ma solo quelli che si sentono inadeguati. Cose che per voi sono facilissime per me e per altri sono ostacoli insormontabili.
altro motivo penso sia anke la lontananza a livello personale ke si puo avere con i propri genitori,a differenza di 50 anni fa,la famiglia si è allontanata,oramai i ritmi odierni di vita hanno stravolto il vincolo ke si aveva con loro,ovviamente nn e così nella totalià delle famiglie,ma è un aspetto sempre più crescente,poi oramai la società è piena di punti di riferimento senza basi,o peggio diseducativi,ke però seguono molti giovani...
la speranza,e ke questo sia solo un fenomeno passeggiero,e ke nell'arco di qualke anno diminuisca,sperando nel buon senso delle persone,l'estraniarsi e lo stare soli puo portare solo a farsi del male,l'uomo è nato x stare in compagnia,è un essere sociale...
purtroppo specialmente in età giovane,la fragilità psichica credo raggiunga il suo apice,poikè dalle esperienze vissute in questa età potrà formarsi più o meno il carattere ke si porterà in tt la vita,quindi nn dire ke meritano la morte,penso nessuno possa giudicare in questo modo,nn sappiamo in ogni singolo caso cosa porta a questa estraneazione,ed i problemi a livello familiare o personale...
...come sempre dobbiamo sperare in noi stessi,e a ki ci vuole bene...
Saludos...
ps:scusatemi x avermi dilungato...
trovo vergognoso che, qualunque età tu abbia jabawack, riesca a dimostrare così poca maturità da dire cose del genere...
tanto vale che si suicidino gli alienati, quindi? e già che ci siamo tutti coloro che "pesano" sulle spalle della società o che hanno problemi a godersi la vita, quindi i tossicodipendenti, gli alcolisti, gli spostati e poi i criminali e gli handicappati?!
certo leggere che secondo alcuni questa "gentaglia tanto vale che si suicidi" mi sembra un commento oltre che ingiusto anche molto irresponsabile.
Questi sono ragazzi che vanno aiutati e non denigrati, a volte la vita è veramente pesante e lo dico per esperienza, quindi non mi meraviglio che si possa arrivare anche a estreme conseguenze quali il non uscire dalla propria stanza per mesi o addirittura anni.
Dal canto mio auguro a questi ragazzi di riuscire ad uscire dal proprio "guscio" per quanto difficile possa esserlo e per quanto, mi rendo conto sia inutile il mio augurio.
Sarei curioso di sapere cosa ne pensano, gli psichiatri, di persone come Giacomo Leopardi... era uno che viveva rinchiuso nel suo mondo ma nessuno lo ha mai criticato per questo. I migliori genii che l'umanità a mai avuto erano tutti delle persone che possono essere rientrare nella categoria "hikikomori" eppure non sono considerati delle persone malate ma persone da cui prendere esempio, come mai loro sono cervelloni e i giovani d'oggi sono dei poveri malati? chi sono i MALATI coloro che accettano tutta la M@çàA che la società di oggi ti proprone come cose giuste, o coloro che si rendono conto che siamo arrivati al punto di non ritorno??? tutto quello che accade nel mondo (vedesi casi come AMANDA NOX, ecc ecc) non è forse un segno del disagio cronico di questa nuova generazione?? coloro che vivono come eremiti davanti al computer, sono davvero persone che soffrono?? solo perchè DIVERSI, solo perchè si rifiutano di andare a SBALLARSI in discoteca e drogarsi COME FA IL 100% DEI GIOVANI sono malati?? solo perchè hanno una personalità e non si vestono, comportano, pensano come COSTANTINO (lo preso a caso ma mi referisco a tutti i programmi della MARIA DEFILIPPI) sono persone che soffrono e devono essere curati?
potrei fare altre 10.000 domande del genere ma la verità e che NESSUNO deve dire a gli altri cosa è giusto e cosa no... perchè esiste una verità per ogniuno di noi...
P.S a me piace vivere la mia vita come C@@@O voglio e infatti lo dedico alla POLITICA
Capisco quindi il perchè uno voglia isolarsi dal mondo.
Non approvo comunque.
Una vita così... mah... voglio vedere quanti hikikomori arriveranno alla vecchiaia (sempre che ci vogliano arrivare)
Questi ragazzi fanno sicuramente parte di famiglie che possono permettersi di manterli (non si vive di aria).
Oggi mi sento così cinica da dire che quando gli staccheranno la corrente e non gli porterranno più il cibo o reagiscono o muoiono.
Che tristezza.
Bella, vero?
Mi sembrava particolarmente a tema e ce l'ho messa. Lain è un'ottima serie, anche se tecnicamente lascia molto a desiderare
"NESSUNO deve dire a gli altri cosa è giusto e cosa no... perchè esiste una verità per ogniuno di noi..."
molto edificante, davvero...se tutti facessimo così il mondo che viviamo sarebbe preda del menefregismo più totale...oltrettutto il Leopardi che hai citato tu, se non lo sai, soffriva il suo disagio più di tanti altri e ha sempre cercato di farsi accettare, bene o male di avere una vita sociale attiva (si vedano i suoi viaggi per l'Italia: roma, pisa, firenze,...) cosa impeditagli dalle tendenze del suo tempo troppo progressiste per accettare il suo pensiero. Oltrettutto era lo stesso Leopardi a parlare della "social catena", il desiderio di vivere la sofferta esistenza umana insieme agli altri, esistenza anche questa infelice ma almeno più degna..
gli hikikomori sono figli del nostro tempo ma non per questo vanno ignorati...la vita sociale è propria dell'uomo e se c'è qualcuno che per paura, disagio esistenziale o semplicemente ribrezzo si estrania da questo mondo (per quanto marcio esso sia) va compreso e AIUTATO...
il problema è in crescita proprio per le dinamiche dell'attuale società frenetica e priva di ogni riguardo nei confronti dell'individuo, attenta solo agli sviluppi di una massificazione sempre più aberrante, cosa che in Giappone purtroppo è molto più forte che nel resto del mondo...
Non è tanto un disagio troppo grave il mio eh, tanto che esco di casa tranquillamente.
Però è vero che è una cosa che trovo difficile, mi sento troppo debole per affrontare tante cose.
Ovviamente prima o poi dovrò affrontare la vita.
Ne sono consapevole e, per ora, non sono arrivava all'autoesclusione.
Quindi, in un certo senso, penso di capirli un po'.
Non sono a livelli estremi ma penso di capire un po' cosa pensano della società e anche di loro stessi, probabilmente.
Ovviamente, non ne sono sicura, forse i realtà non li capisco affatto, pur tendendo anche io a escludermi un po' dalla vita sociale.
Questo lo dico per far capire a chi leggerà il mio commento che ciò che scrivo lo sto scrivendo perchè penso di essere abbastanza simile a loro.
Nemmeno io son d'accordo con l'affermazione iniziale di jabawack, le persone che si isolano è gente che, evidentemente, non ce la fa da sola ad uscire dal guscio che, per chissà quali motivi, si è isolato dal resto del mondo.
Non credo vogliano suicidarsi, se no l'avrebbero già fatto, senza dover cercare un 'nuovo mondo' su internet.
Forse vorrebbero uscirne ma sono troppo sfiduciati.
Non concordo del tutto nemmmeno con il commento di Kendappa, per lo stesso motivo.
Per te magari sarebbe facile cercare di cambiare e di affrontare le tue fobie, ma per molta gente è difficile.
è indubbiamente egoista far soffire le persone, ma di certo soffrono anche loro.
Dubito lo facciano apposta per far proeccupare gli altri.
Non me la sentirei di farne una colpa. Molta gente dicono con leggerezza che basta poco per cambiare senza poi sapere cosa provano loro.
Te lo dice una che soffre d'ansia e si sente spesso dire 'ma stai tranquilla', come se bastasse volerlo, allora nessuno soffrirebbe d'ansia, non solo io!
Dev'essere uno stato d'animo difficile da capire per chi non ci è passato, quindi invece di dire 'ma secondo me dovrebbe fare così' senza sapere cosa prova chi si autoesclude bisognerebbe prima cercare di capirli, almeno.
O comunque, non dire cose che valgono solo per se stessi.
facile dire che basterebbe che facesse così o colà, come se per tutti fosse uguale.
Spero di non aver offeso nessuno col mio commento, visto che mi sono rivolta direttamente a due utenti meglio scriverlo esplicitamente ^^
Ho finito.
Che tristezza.
Persone che non sanno guardare in faccia la realtà e che campano grazie agli altri. Grandissimi immaturi...
è un circolo vizioso, proprio per questo è difficilissimo uscirne, poi.
La verità è che è più facile chiudersi in se stessi, invece di esternare il proprio disagio. è comodo. è un modo per fuggire.
E non va bene.
C'è chi non ha difficoltà ad affrontare le cose.
C'è chi ci riesce con difficoltà, da solo.
C'è chi ci riesce con l'aiuto di qualcuno. E chi invece non ce la fa e alla fine finisce per chiudersi in se stesso.
E quando si arriva ad autoescudere trova molto, molto difficile uscirne.
Secondo me non esiste nemmeno un modo uguale per tutti per 'guarire' perchè è una cosa soggettiva.
Allora cominciamo col dire alcune cose
Punto 1 i Jappi teenager sono molto "strani" nel senso oltre ad essere timidi, hanno un modo di vivere che già si alienano dal mondo;
Punto 2 vanno nei karaoke io ci sono stato...(non come intendiamo noi in Italia locale aperto al pubblico)che sono Box4 metri per 4 a cantare e ballare da soli,poi si portano ilcd con la loro registrazione a casa,
Punto 3 anche quando sono nelle metrò, o in posti fantastici come GINZA,SHIBUJA,SHINJUKU(quartieri di Tokyo)Hanno un modo di vivere in società differente dagli standar Europei o occidentali. TIPO vestirsi da Cosplayer ed andare a lavorare così vestiti. Da noi chiamerebbero la neuro.
Per Lavoro e divertimento vado spesso in Jap e noto che oltre agli OTAKU, gli Hikikomori sono un vero "fenomeno negativo"!
Non si può giustamente equipararli ai Ns MAMMONI, perchè sia per comodità(casa-pranzo cena tutto preparato e pulito)sia perchè la vita in jap costa molto più della nostra,gli affitti per una stanza di 30 metri quadri costa 1400€ al mese..Se poi per menefreghismo e Troppo Legame con la famiglia si resta in casa fino ai 33-37 anni,la colpa è sia delle famiglie, sia dei Mannoni.
I Jappi invece si autorecludono per i motivi più disparati: dalle pressioni sociali, alla severità del sistema scolastico, alla spinta verso l'omologazione, alle madri oppressive, ai padri assenti, al bullismo.
P.S. I Jappi lavorano 12 ore al giorno, potete immaginare quando tornano a casa quanto tempo possono passare in famiglia a dialogare con i figli!
Oggigiorno chi è che non si sente almeno una volta inadeguato a raggiungere questo obbiettivo?
Viene tolta a tutti la possibilità di fare scelte, se si vuole un lavoro bisogna adeguarsi a quello che c'è e non a quello per cui hai studiato, non puoi essere felice ma hai diritto a consumare, ecc...
La persona non si sente piu' "persona" ma "preda".
la reclusione volontaria viene fatta come scelta personale, almeno in questo. Se qualcuno ha fatto una simile scelta non può quindi essere biasimato ne compatito.
Ogni giorno c'è almeno un momento in cui ci si chiede "Che sto facendo? perchè lo sto facendo?" e questo vale anche per chi si è isolato da tutti.
Può passare anche molto tempo ma a questi interrogativi si vorrà dare risposta, si vorrà diventare consapevoli.
A me nessuna persona a mai fatto cambiare idea su qualcosa, dovevo sempre essere io a convincermi con la consapevolezza su quella cosa.
Chi "non riesce" ad uscire da uno stato di auto reclusione e anche perchè non gli è stata data (sia prima sia durante, con continui inviti ad "uniformarsi") l'opportunità di essere consapevole.
Sono d'accordissimo con te: pensare che esista un sola "cura", o comunque un unico modo di rapportarsi con queste persone e/o con chi soffre, è una cosa che rischia addirittura di peggiorare la situazione.
Quello degli hikikomori è un problema serio, che però a mio parere potrebbe diventare una moda da non sottovalutare (un po' come gli emo...). e le reazioni delle famiglie, preoccupate dalla situazione? Qualcuno che li ha notati c'è, allora.
ho paura che il fenomeno possa allargarsi a macchia d'olio. Perchè? Perchè c'è pieno di persone deboli che non ce la fanno da sole. Non hanno una colpa, hanno solo bisogno di qualcosa...ma nemmeno loro sanno che cosa.
Per fortuna che ci sono gli psicologi che si preoccupano anche di questi casi.
...Tutto sommato meglio una decisione del genere che è tutt'altro che positiva, ma che almeno non danneggia troppo gli altri. C'è chi, insoddisfatto della società, va a fare stragi nelle scuole. e parlo di ragazzi di 17 anni, non di uomini stufi della vita.
Io però sono solo timido =(
è facile dire bisogna fare così o colì senza sapere cosa provano davvero quelle persone.
è anche depressione, paura di essere inadeguati, paura di uscire di casa, paura degli altri.
e internet anche se non è una causa offre comunque un modo protetto dallo schermo per venire a contatto con gli altri senza però venire troppo a contatto.
Questo mi fa pensare che anche se si isolano gli hikikomori hanno comunque il desiderio di venire a contatto con gli altri (è nella natura umana) però a causa dei loro timori non riescono a farlo nel mondo reale.
Credo che ci siano vari hikikomori, quelli più gravi e quelli meno gravi.
In alcuni commenti si è detto che in realtà sono persone che si adagiano sulle spalle dei genitori.
Non sono completamente d'accordo, quelle persone secondo me o sono hikikomori che soffrono meno e che potrebbero reagire se gli viene tolto cibo, internet ecc. oppure sono semplicemente mammoni che non vogliono fare nulla nella vita e capiscono bene la loro situazione.
Gli hikikomori più gravi vanno aiutati perchè soffrono davvero.
Capisco davvero che questa società amorale, senza valori, pericolosa, schifosa fa venire voglia di rinchiudersi in camera ma fortunatamente esistono anche brave persone e isolarsi non è un bene perchè va contro la natura umana.
ci sono tanti modi per vivere e nessuno è quello giusto.
con internet e i mezzi di oggi si può avere una vit sociale anche senza vedere nessuno, si può comprare senza uscire di casa, si può sia consumare che produrre stando davanti al pc.
ripeto:ognuno è libero di viver la propria vita come gli pare. lasciateli in pacegli hikikomori.
(anche io non ci sono lontano, esco di casa solo per andare a lezione e per fare la spesa, per il resto sto costantemente davanti al pc, quando possibile veglio di notte e dormo di giorno)
Anche perchè lo sappiamo tutti com'è il mondo: conta solo l'apparenza, nessuno si chiede PERCHE' quella gente si esclude. Molto più comodo sfotterla per sentirsi superiori: d'altra parte il popolino ci campa, con queste gratificazioni di basso livello.
Quoto chi sopra criticava la tendenza dei "dottori" a creare e disfare teorie dal nulla solo per farsi pubblicità: ormai l'accademia è questa, c'è poco da fare e molto da ignorare.
Dovessi accampare una spiegazione, da parte mia, credo che punterei sulla dissonanza tra aspettative e realtà: crescere credendo che il mondo è bello, sentirselo ribadire tutti giorni dai media e da chi ti sta crescendo, e poi scontrarsi con una realtà che ti schifa anche se non lo meriti... In questo senso, il Giappone è perfetto per essere una fabbrica di hikikomori: distrugge le loro illusioni, e intanto ha una cultura visiva incredibile che le sostiene, e che può fungere da rifugio. Invece di cercare conforto fuori, lo si cerca nei sogni di personaggi con ideali splendidi, non sporcati dalla zozza morale del mondo reale.
Che motivo ci sarebbe, sennò, ad arrivare a escludersi persino ai familiari? A saltare la scuola e quindi a rischiare la bocciatura, a perdere amici e persone care.
Detto e ridetto più volte che internet è diventato un mezzo più che utile per socializzare, sono convinta che esso debba servire solo come mezzo di svago momentaneo e di conoscenza per poi, però, spostarla su piano reale (come faccio io per esempio, soprattutto per organizzare gruppi cosplay, anche se fortunatamente nella mia città ho amici reali che condividono la mia passione).
Comunque: lo dico perchè io ci sono passata anni fa, pur se fortunatamente in maniera più lieve.
Ora sono maggiorenne,ma quando avevo tipo tra i 12 e i 13 anni fino ai 15, ho vissuto un lungo periodo di depressione,stavo tutto il pomeriggio davanti al pc e non uscivo più di casa (anche se non ero proprio del tutto estraniata) e, per problemi miei,evitavo anche la scuola.
Mia madre,il sabato, mi spronava ad uscire ed io rifiutavo sempre.
Vedevo che era preoccupata,ma io non facevo niente per migliorare la situazione, a dirla tutta proprio non me ne fregava: stavo bene così (forse?).
Ero introversa e insicura con tutti, tranne con la mia famiglia anche se ci litigavo molto spesso per il fatto che saltavo scuola.
Il mio vero carattere è sempre stato quello di una persona dolce,solare e un po' casinista ma in quegli anni mi ero trasformata.
Tralasciando altri dttagli, dico che per fortuna, ringraziando il cielo, sono cambiata e sono uscita da questo turbine che, seppure chi ne è risucchiato non se ne renda il quel momento conto, può veramente avere un impatto non solo sul soggetto stesso ma anche sugli altri individui che gli stanno intorno.
Io credo solo che, si, può succedere ad un certo punto della propria vita di volersi isolare un attimo per concentrarsi più su sè stessi, ma non si può arrivare ad estraniarsi per anni dalla realtà perchè è dentro di essa che noi viviamo, e prima o poi bisognerà affrontarla a meno che non si voglia davvero diventare un vegetale.
Questo è quello che penso e che mi sento di dire, con tutto il rispetto per queste persone.
okay che non si deve condannare il fenomeno degli hikikomori, ma un fatto è fregarsene o meglio non cercare di arginarlo (non intendo forzatamente)..si può fare tanto per gli altri anche con piccole cose, e aiutare qualcuno che manifestatamente è in difficoltà (senza che lui stesso si accorga di ciò) mi pare il minimo...poi molti mi sa che confondono il vivere una vita socialmente poco attiva con il fenomeno in questione, dal quale non si riesce ad evadere senza per l'appunto un aiuto esterno..
poi tutti criticano il mondo, la società attuale, eccecc, ma pensate realmente che solo per questa ottusità di fondo la vita attuale per come si prospetta non sia degna di essere vissuta e sia meglio rinchiudersi in un mondo utopico, meraviglioso ma irreale come quello cibernetico? se il mondo fa schifo continuerà a farlo se qualcuno non si adopera per cambiarlo, e quel qualcuno non sono gli altri ma siamo noi...
Io se avessi un figlio del genere lo prenderei a calci in culo perché non lavora e perché se vuole decidere della propria vita come prima cosa dev'essere autosufficiente e non solo economicamente (vorrei sapere se questi ragazzi si lavano le cose da soli o trattano la madre da "schiavetta").
Sono scelte di vita e finché vengono fatte in maniera consapevole vanno rispettate, ovviamente un ragazzino che a 15 anni fa questa scelta va aiutato però se all'età di 18-20 anni si inizia a pensarla in quella maniera allora amen l'importante è che sia in pace con se stesso.
Certe volte mi piacerebbe trovarmi su un'isola deserta, vivere allo stato brado, e non trovare connessioni internet o bipede nel raggio di 100 km, alla lunga un'isolamento del genere mi farebbe apprezzare ancora di più i rapporti umani che vale la pena di coltivare anche se ritengo che ogni tanto isolarsi fa bene.
se una persona decide di vivere così la sua vita, e non ci sta male, per me va benissimo. anzi, molto meglio così che quei beoti che magari fanno la vita, conoscono migliaia di persone, hanno mille amici e nessuno vero, e il vuoto nel cuore.
p.s: grazie a tutti voi di "animeclick", questo articolo mi può essere utilissimo per la tesina!! X3 XP
Nel senso che ci devo ancora uscire del tutto.
Il mio problema principale non è tanto l'essere depressa o avere particolari problemi (non più, almeno) con la società o con qualcuno, è proprio che sono così insicura, non ho fiducia in me stessa, tanto da essere diventata ansiosa, e questo, ovviamente, influenza la mia vita sociale.
Per questo tendo a stare sempre a casa, al pc ( esco, non vado a scuola perchè l'ho già finita ma comunque esco, anche se nei posti con tanta gente mi sento sempre molto a disagio).
Spero anche io di riuscire a cambiare come ci sei riuscita tu
Non sento il bisogno di dare un giudizio pratico a questa notizia, ma mi piacerebbe che fosse fatto comprendere a queste persone quanto sia impoprtante che capiscano che "la felicità è reale solo se condivisa!"
fategli vedere into the wild!
uno della propria vita può fare quello che gli pare, fino a che nn danneggia gli altri, nn è potenzialmente dannoso per gli altri e soprattutto fino a che nn si fa male da solo ANCHE mentalmente.
perchè parliamoci chiaro: io a leggere qualche commento (sui vari forum nn solo qui) e pensare che questi hikikomori potrebbero stare rinchiusi per parlare con certi soggetti, temo seriamente per la loro vita...
Comunque non mi sento in grado di disprezzare queste persone, capisco quanto brutta e crudele possa essere la vita e ci sono situazioni a cui non puoi opporti neanche mettendoci tutto te stesso. A quel punto la tentazione di sparire è forte. Non esiste nemmeno una ricetta per uscirne, credo che ognuno trovi le sue ragioni per decidere di affrontare il mondo ogni giorno. Oppure non le trova. Questo però non significa che sia una persona schifosa e di certo il disgusto degli altri non l'aiuta a venirne fuori, semmai il contrario.
tu, giustamente affermi che è colpa della famiglia... se tuo figlio diventasse eremita, lo sbatteresti fuori di casa a calci? io sono daccordo a randellare di mazzate il figlio se fa qualcosa che gli crea danno o crea danno ad altri, ma se il figlio continua a fare il solitario che cosa possono fare di piu i genitori?
la situazione nn è facile.
io penso che si arriva a diventare hikikomori per come si passa l'infanzia e l'adolescenza e soprattutto per le amicizie che si frequentano. la famiglia è davvero l'ultima delle cause secondo me. in primis metterei le amicizie.
Concordo con quanto hai scritto, nel mio post ho cercato di dire più o meno lo stesso ^^
Il problema in questa discussione è che ci sono persone che trattano questi individui come dei malati (o anche peggio li compatiscono) altri invece li considerano delle persone "normali".
Il problema sta nel significato di normale dato che è una concezione relativa che muta in ogni luogo e tempo, normale quando è accettato dal resto della comunità quindi era normale uccidere la donna se tradiva, normale era tagliare la mano del ladro, normale era per il re essere tale per potere divino, normale era l'inquisizione, normale era credere che i preti debbano battezzare i figli, normale è avere una sola moglie (e per altri non lo è), normale o quasi è stare con compagni dello stesso sesso... e l'elenco è infinito.
Ora è devianza? E' normalità?
L'articolo dice:
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Tamaki Saito è stato il primo psicoterapeuta a studiare quello che viene definito un disturbo («non una patologia»).
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Ora se la considerate patologia dovete quanto meno spiegare il PERCHE' e lo stesso dovrebbero fare chi sostiene il contrario evitando possibilmente gli insulti.
Anch'io come brady sarei curioso di sentire qualche hikikomori italiano dirci la sua opinione (che poi non è comunque vincolante e non fa testo perché se parla un otaku non vuol dire che parlano così gli otaku).
Non la considero una patologia e al pari di altri fenomeni sociali (perché questo è) ci sono degli aspetti troppo profondi per poter bocciarlo a priori.
Come ho scritto nel primo intervento ci sono altre persone che fanno scelte drastiche della propria vita ma che tutti considerano normali (non avere figli per un motivo religioso vi sembra "naturale" oppure una scelta personale?)
Spero di non aver offeso nessuno e comunque l'unica cosa che conta è Love & Peace ;D
penso che comunque molti degli ipotetici o reali presenti e futuri hikikomori si annidino in questi forum di manga ed anime e videogame,succede che da dieci anni stò su un qualche forum che tratti questi argomenti ed ho conosciuto,gente estremamente depressa,gente che provava suicidarsi una settimana sì e l'altra pure,gente stranissima che facevano cose imponderabili per me,gente ultracinica con una visione cupa della vita(con questi ci andavo a nozze essendolo anche io cronico),gente alienata dalla realtà etc... probabilmente io stesso son entrato nel mio primo forum per cercare qualcosa di diverso e c'era e c'è gente secondo me molto più interessante di quelli che ho attorno; con un carattere distintivo essere molto colti,avendo recuperato dai 19 anni in poi una vita più reale e meno virtuale,mi manca un pò la gente di quel tempo,scusate per il mio scritto un pò banale potrei aver scritto una marea di stronzate ed offendetemi pure se volete per il post; comunque mi ripeto per questo non mi sento di criticarli!
I dati vengono da una trasmissione di "Chi lo ha visto" che ho seguito...era presente anche una rappresentanza dell'Arma che non ha smentito.
Poi ovviamente c'è una questione di percentuali...la nostra popolazione è più bassa.
@furios: "NESSUNO deve dire a gli altri cosa è giusto e cosa no... perchè esiste una verità per ogniuno di noi..."
"P.S a me piace vivere la mia vita come C@@@O voglio e infatti lo dedico alla POLITICA
Scusa, ma non è una contraddizione? La politica pone appunto quei vincoli che tu dici nessuno deve imporre.
PS: ognUno senza la "i"
Comunque non sono d'accordo: va bene che nessuno può imporre stili di vita, ma alcuni comportamenti sono malati, e come tali sono da curare. Oppure se vedi uno che si sta gettando da un ponte ti fermi solo a guardare?
"solo perchè DIVERSI, solo perchè si rifiutano di andare a SBALLARSI in discoteca e drogarsi COME FA IL 100% DEI GIOVANI... "
Ma lo sai che l'85% delle statistiche è inventato? (...)
Io faccio parte dello 0% dei giovani che non si sballa, che non si droga, che non beve, e che soprattutto non guarda cagate come le mariadefilippate e GF. E che soprattutto non cede alla tentazione di bollare TUTTI i giovani come SBALLATI e DROGATI...
Tycho
Sugli hikki non ho nulla contro di loro come per gli otaku, è una loro libera scelta che rispetto, non mi metto a sindacare sulla vita degli altri.
Ognuno fa quel che gli pare con il proprio tempo e con il proprio corpo.
[<b>Moderatore</b>: Forse non ci siamo capiti - per tutti - , evitate offese e frecciatine agli altri utenti e "frasi ad effetto", o scatta il ban! - Antonio.]
Poi rendersi conto di vivere in una teocrazia, mi fa ancora deprimere di piu'.
Ti rispondo dicendoti che ti capisco molto bene; purtroppo quando si è insicuri e non si ha fiducia in sè stessi, anche se ci si impone, con un sorriso sulla faccia, di cambiare , specchiandosi e piacendosi per un attimo, quando si affronta ciò che viene chiamato "società" si ricade nuovamente nella sfiducia... io, nonostante sia cambiata, risento tutt'ora di piccoli complessi di inferiorità (che sono cosciente che siano del tutto inutili, eppure me li faccio da sola ...vedi la mente umana com'è fatta?) e anche adesso conservo dei momenti in cui mi piace rintanarmi in casa a riflettere e stare per conto mio. Ma al massimo una giornata!
Non ti conosco, e non so i momenti che hai passato tu, però ti dico che la vita è imprevedibile, chi due anni prima era schivo e timido, ora potrebbe essere diventato l'opposto e pieno di amici.
Io da questa situazione sono diventata un giusto equilibrio, e sono felice così, con quei pochi amici ( e veri) che ho avuto la fortuna di incontrare (casualmente,tra l'altro).
Quindi, per superare queste insicurezze, cerca anzitutto di trovarti un hobby in cui riesci bene e dove pensi di avere le giuste qualità (che ne so,la musica, l'arte ecc... a me ha aiutato tanto il fatto di saper disegnare) e di far uscire tutto il tuo talento per fare il primo passo e poter dire con orgoglio "ah! questo l'ho fatto io!".
Ok sto divagando un po' troppo! =P
Ti auguro tanto di riuscire in quello che desideri !
Comunque,tornando al discorso generale di hikikomori.....
da sempre sento legare le parole "internet" "anime" "manga" "videogiochi" al termine hikikomori. Perchè?! Che relazione c'è? I cosiddetti 'otaku'... otaku vuol dire 'collezionista' e può andare dal collezionare manga a modellini di navi in bottiglia.
Ma non è detto che gli otaku debbano essere per forza hikikomori!!
E poi,come ripeto, prima o poi la realtà, triste o bella che sia, va affrontata...PURTROPPO. Credo che questo lo sa anche chi è dentro a questo fenomeno...forse isolati si, ma non stupidi.
Penso che queste persone siano molto... forse troppo riflessive e si fanno un po troppi problemi (mi ci metto anche io anche se cerco di uscire, cerco perchè in realtà esco poco).In fin dei conti se penso alle persone che ci sono in giro, con un minimo di intelletto e sensibilità, la voglia di relazionarsi con gli altri manca proprio.Per fortuna ho quei quattro amici con cui mi trovo bene se no sarei un mezzo recluso anche io.
l'unico modo per uscirne è conoscere una/delle persona/e con cui ti trovi bene ma proprio per il fatto che tu non esca, non riesci a trovarle. è un po un circolo vizioso e se un giorno non dici "basta devo uscire" e non hai la fortuna di trovare qualcuno... ritorni in camera... non è semplice.
solo che spero che non facciano troppe pressioni i genitori dicendogli devi uscire, non puoi sempre star li dentro... oltre ad avere i propri motivi per stare in camera si aggiunge anche la rabbia nei confronti delle prime persone che vedi quando esci dalla tua stanza: un vero problema
bè ecchettenefotte di quel che pensano gli altri?
vedo che io esco tranqullamente nonostante mi faccia schifo la maggior parte dell'umanità(e il venerdì in certi periodi vado fuori pure per i razzi miei dato che i miei amici non c'hanno un buon sindacato e spessissimo lavorano pure il sabato mattina^^)
guarda che se ti "autopunisci" recludendoti da sola vincono loro
a prop "strana" in che senso?( n.b.solo curiosità , non per fare polemica,guarda che di gente strana ne ho conosciuta a bizzeffe^^)
Dalla mia ho la sfortuna di non avere NESSUN amico che codivide i miei stessi interessi (se non in modo alquanto superficiale), c'è addirittura chi, ancora, se il sabato non và in discoteca (premettendo che raramente anchio le frequento) gli sembra di essere tagliato fuori dal mondo, o chi ancora perde tempo seguendo e discutendo su programmi di dubbio interesse ed utilità quali grande fratello e simili....
Ma di certo non rimango chiuso in casa, ed ho molti compagni fantastici anche se con interessi totalmente diversi dai miei, se da una parte è vero che a molte persone non vale nemmeno la pena chiedergli l'ora, dall'altro ve ne sono molte con cui si può stare da Dio, e torno a ripetere, pur non avendo nulla in comune.
Magari cercado di vedere le cose con un pò più di ottimismo ed essendo più razionali si può uscirne diversamente che rintanadosi in casa ed isolandosi.
Lungi da me comunque, il voler liquidare il discorso con qualche consiglio (ci mancherebbe), però magari aiuta. Ad ogni modo ho letto anche da altre fonti come questo fenomeno si stia diffondendo, vi è addirittura una descrizione su Wikipedia.
crito!
vivi proprio i una grande città i suppose^^
(dalle mie parti al ma ssimo, ma proprio massiomo ci son le darkettone coatte^^)
le loli(anzi siam su animeclick indi roriì)non ce le abbiam ancora^^
bye^^
ho dovuto spezzare il messaggio a metà(cugini SCROCCONI senza adsl sorry^^)
volevo solo agiungere che non avevo intebti ofensivi,..
a prop scusa se ti infastidisco.....nel post precedente parlavi di "orribili esperienze e bullismo a scuola"...è un discrso in generale o esiste il bullismo pure tra ragazze?(sarebe troooppo na brutta storia, semmai ti sparo pure due dritta^^)
bye^^
bhe anche qui da me siamo solo due a vestire così x° ma meglio così..non sopporterei divenisse una moda commerciale u_u
Dopo aver scoperto un gioco online chiamato "ULTIMA ONLINE" ha incominciato a giocarci i primi tempi lo viveva come un passatempo, un divertimento!!!!
Purtroppo con il trascorrere del tempo da svago è diventata proprio vità reale!!!!
Il primo passo è stato non uscire più regolarmente con noi che eravamo il suo gruppo di amici !!!!!!!Secondo passo nn uscire più con noi e infine nn andare neanche più a scuola!!!! Fortunatamente per lui i genitori hanno preso questo incastro [chiamarla malattia mi pare troppo] di petto e lo hanno rimesso sulla retta via!!!!! Il tutto è durato per 2 mesi circa + o -
bè son contento che ne si uscita ^^
cmq GANBARE! bye^^
Non mi piace l'articolo, dà per scontato che tutti gli hikikomori siano lettori di manga o simili, quando la parola otaku in giapponese è in realtà diversa dall'uso internazionale del termine...
Ogni persona che soffre di questo problema ha i suoi più diversi motivi, e non pensiate che togliendogli la corrente cambino idea, anzi, perrderebbero l'unica occasione che hanno per rinforzare un po' la loro fiducia, ovvero il loro contatto col virtuale, che non sarà reale ma è meglio di niente, tolto questo addio definitivo alla fiducia verso i genitori, con conseguente crisi da dipendenza infornografica (impariamo ad amare Lain
A queste persone manca la fiducia in sè stessi, e spesso è dovuto non solo alla società che influenza i loro coetanei (specie se si ha una sfiga tale da non aver nessuno con cui condividere le proprie passioni), ma anche dai genitori che invece di tentare di capirli, cercano di spronarli criticandoli...
Se mio padre non si fosse ammalato e non fosse morto, ora probabilmente sarei uno dei peggiori hikikomori italiani, mancando lui ho avuto più libertà che mi hanno permesso di conoscere più gente simile a me ed a uscire da questo tunnel.
Se qualcuno volesse una mano per un proprio amico o per se stesso, il mio contatto msn è [email protected] , se vi va' di parlarne o di approfondire la mia conoscenza diretta aggiungetemi pure o mandatemi una mail.
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