NextDimensionCover"Torneranno... tutti... in questo mondo straordinario... pieno di luce..."

Terminava così, nel lontano 1990, il grande sogno lungo cinque anni di Masami Kurumada e del suo Saint Seiya, opera cardine dello shonen manga degli anni ’80 e dell’epos giapponese a fumetti.
Il manga, conclusosi prima che l’autore potesse narrare tutte le storie che aveva in mente per i suoi eroi in armatura, sarebbe tuttavia rimasto impresso nella mente dei suoi molti fans negli anni a venire, e la fama di Seiya e soci non sarebbe mai venuta meno, aiutata dalla produzione di modellini, videogiochi e di ben due spin off cartacei, di cui l’autore originale si sarebbe occupato solo in parte, curando i testi e lasciando ad altri l’onere di disegnarli: Saint Seiya: Episode G, prequel che narrava la giovinezza di Aiolia del Leone e la sua lotta contro i titani, ambientata qualche anno prima dell’inizio della serie originale; e Saint Seiya: The Lost CanvasMeioh Shinwa, il cui fulcro è invece la lotta contro Ade avvenuta nel diciottesimo secolo, evento solo accennato nel lavoro di Kurumada.
E’ a quest’ultimo che si lega Saint Seiya: Next DimensionMeioh Shinwa, terzo progetto legato agli eroi in armatura protetti dalle costellazioni che da una manciata d’anni a questa parte viene pubblicato in maniera discontinua per l’editore Akita Shonen e realizzato dall’autore originale, Masami Kurumada, in persona.
La storia, difatti, parrebbe quasi essere la stessa: la lotta dei Saint di Atena contro l’esercito di Ade, in un intervallo di tempo che si situa intorno al 1750.
Da un lato Tenma, coraggioso guerriero di Atena protetto dalla costellazione del Pegaso. Dall’altro il suo migliore amico, il timido pittore Alone (Aron, nella traduzione italiana di The Lost Canvas), scelto per incarnare il signore della morte e quindi destinato ad affrontare l’amico di sempre.
Next Dimension e The Lost Canvas sembrano essere dunque collegati. Il progetto iniziale, difatti, prevedeva che le due opere affrontassero la narrazione dei medesimi eventi da due diverse prospettive, ma sono poi andate divergendo e Next Dimension, da prequel che era, parrebbe essersi trasformato nel seguito ufficiale della prima storia, come ci viene lasciato intendere nel corso dello stesso primo volumetto. Che sia il passo definitivo di quel percorso, già accennato col film Saint Seiya: Tenkai Hen Ouverture (qui citato), verso la fantomatica “Saga di Zeus” che l’autore avrebbe tanto voluto realizzare senza sinora esserci mai riuscito?

NextDimensionCorpoC’è una particolarità, che salta subito all’occhio sfogliando il primo volume dell’opera (di due sinora disponibili) recentemente uscito nel nostro paese per JPOP: il colore.
Vanto dell’opera, che la differenzia da tutte le produzioni legate a Saint Seiya sinora pubblicate, è infatti la sua realizzazione interamente in quadricromia, ottenuta con l’ausilio della computer grafica.
Non si tratta certo del primo manga interamente a colori (pensiamo ad esempio a Dottor Slump colpisce ancora o a Cowa di Akira Toriyama), ma è senza dubbio un espediente originale che rende la lettura del volume molto piacevole.
Il disegno old-style di Masami Kurumada, da sempre discusso fra i lettori, è qui più semplificato rispetto all’evoluzione raggiunta negli ultimi volumi di Saint Seiya o in B’t X, opere nelle quali si avvaleva di retini elaborati che in Saint Seiya Next Dimension non sono stati usati, a favore della già citata colorazione interamente realizzata al computer. Questo rende i disegni più semplificati in realtà, cosa che potrebbe renderli sgradevoli a molti, ma fortunatamente arriva il colore a donare fascino e vivacità alle tavole. Il lettore più avvezzo al Saint Seiya originale, già pregusta i futuri combattimenti e colpi speciali con annesse costellazioni sullo sfondo, che sicuramente verranno impreziosite dall'aggiunta del colore.

L’edizione italiana a cura di JPOP è curata, maneggevole, solida e piacevole a vedersi; completa di succulenti extra come una bella art gallery finale e commenti dell’autore in quarta di sovraccoperta.
Si rimane inoltre piacevolmente colpiti dal prezzo di copertina di soli 6 euro, che allontana quindi la paura di un costo esagerato, dovuto alla stampa a colori, che serpeggiava tra i fans dopo i primi comunicati. Una spesa decisamente modesta se rapportata alla qualità dei materiali utilizzati (carta patinata in primis), ma anche in virtù della periodicità diradata che attualmente mantiene la pubblicazione dell’opera in patria.

Questo primo numero è disponibile in doppia versione: con l'illustrazione di copertina originale, che mostra Seiya e ha un color oro dominante, o con una versione alternativa in cui è il nero a farla da padrone, visto che sulla cover campeggia il nemico, Ade. Aldilà della sovraccoperta comunque non c’è alcuna differenza né di prezzo né di contenuti fra le due versioni, quindi starà semplicemente al lettore scegliere quella che preferisce.
L’adattamento dei dialoghi e dei nomi segue alla lettera l’originale giapponese, senza tener conto delle molte modifiche apportate nel nostro paese nella versione televisiva dell’opera originale. Ci vengono quindi restituiti nomi come Seiya, Dohko, Shion, Alone, Pegasus Ryuuseiken, Specter, Saint o Cloth; ed anche il registro dei dialoghi non presenta aulicismi o classicismi, restando conforme a quanto visto nell’edizione italiana della prima storia a cura di Star Comics.

NextDimensionRuby

Da segnalare un paio di scelte opinabili in sede di adattamento, come un fugace “Meteore di Pegaso” di Lostcanvasiana memoria usato per tradurre “Pegasus Ryuuseiken” che, come ben sa chi studia il giapponese o ha letto l’edizione Star Comics, significa “Colpo (o pugno) delle meteore di Pegaso”. Difetto tutto sommato trascurabile, ma che fa un po’ storcere il naso ai puristi, visto anche il gran zelo nel proporre un’edizione fedelissima all’originale giapponese.
Zelo, questo, che ci porta al secondo aspetto dell’adattamento, ossia il famigerato ruby. Trattasi, in giapponese, di un sistema che permette di scrivere, sopra un dato carattere cinese, la sua lettura o, nella fattispecie, quella che l’autore vuole dargli.NextDimensionCoda
Nella versione originale le molte parole straniere usate per i nomi dei personaggi o delle tecniche, sono scritte con un ideogramma che ne traduce il significato in un termine più consono ai giapponesi, riportando sopra la lettura “straniera” datagli dall’autore in caratteri katakana. Si pensi ad esempio a “Saint”, che viene usato nel testo come lettura del carattere “Seitoshi” (sacro guerriero).
Una simile tecnica è stata usata anche dagli adattatori della versione italiana di Next Dimension, che dunque traducono termini come “Saint” o “Cloth” con “Sacro guerriero” o “Sacra veste”, riportando però i termini stranieri sopra questi. Il risultato di questo eccesso di zelo è, giocoforza, un reiterato appesantimento dei balloon, che riportano continuamente, ogni volta che appaiono nel testo, termini come “Saint”; “Gold Saint”, “Cloth” o “Surplice” sopra le loro traduzioni italiane. Il tutto, purtroppo, risulta alla lunga fastidioso e anche un po’ superfluo per un lettore italiano, e fa perdere qualche punto a quella che nel complesso si rivela una lettura molto scorrevole.

Questo primo numero di Saint Seiya: Next Dimension non è ancora esplicativo di ciò che sarà l’opera. Non sappiamo ancora, infatti, in che modo esattamente il passato di Tenma e il futuro di Seiya si incroceranno, ma da buoni fans di questi impavidi eroi in armatura non vediamo l’ora di scoprirlo.
La lettura di Saint Seiya: Next Dimension è un bel tuffo nel passato che ci permette di ritrovare, in una veste un po’ più moderna ma sempre riconoscibilissima, un gruppo di vecchi amici e il loro mai dimenticato “papà”, gettandoci con loro in nuove avventure.

Seiya e gli altri guerrieri della dea Atena sono dunque realmente tornati, mantenendo la loro promessa, in un mondo straordinario, pieno di luce, ma anche di colore.

Titolo Prezzo Casa editrice
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