Di seguito vi presentiamo una conversazione tra Daisuke Igarashi ─ autore di Children of the Sea, pubblicato recentemente in Italia dalla Planet Manga ─ e Taiyou Matsumoto ─ autore di Tekkonkinkreet,  Ping Pong (da poco adattato in una serie anime diretta da Masaaki Yuasa) e Sunnypubblicato in Italia dalla J-Pop. Questo articolo è comparso originalmente sul magazine giapponese Brutus qualche tempo fa.


1.

Taiyou Matsumoto: Mi sembra quasi che tu sia spuntato dal nulla. Io ho disegnato manga per 25 anni, ma tu mi hai veramente spazzato via. Ho sentito il tuo nome per la prima volta quando uscì Witches, e all'inizio pensai fossi ancora nuovo sulla scena. Mi dissi “Questo tizio è semplicemente incredibile”– [il disegno n.d.t.] era così nitido e quant'altro. Ero un po' preoccupato.

Daisuke Igarashi: Io ti ho scoperto quando ero uno studente. Un tuo manga veniva pubblicato su un magazine, o qualcosa del genere, e quando ne vidi la copertina pensai “È bellissima, questo è il tipo d'arte che mi interessa”. Tuttavia immaginai che se l'avessi letto ne sarei rimasto influenzato, e quel timore soffocò tutto il resto; così evitai quel tuo lavoro per molto tempo. (Ride) Oggi, invece, leggo le tue opere solo per rubarti le idee. È così.

Matsumoto: Quando guardo i tuoi manga mi accorgo che non saprei dire da chi sei stato influenzato. Con la maggior parte dei mangaka lo si può vedere, “Oh, questo artista è un fan di Katsuhiro Otomo, quest'altro di Yumi Tada”. Riguardo il tuo stile, invece, non lo saprei dire; mi lasci perplesso. “A che artista s'ispira questo?”. Immagino che quel che sto dicendo sia che tu sei originale. Hmmm... sembra quasi che tu prenda spunto dalla pittura.

Igarashi: Quando ho iniziato volevo rendere i miei lavori meno influenzati possibili. Vedo il mondo con i miei occhi, quindi inevitabilmente ci sono tutti i vari tic personali che condizionano il mio disegno, ma penso che l'arte, idealmente, dovrebbe essere qualcosa che le persone possano osservare notando meno influenze possibili. La mia mangaka preferita è Hinako Sugiura. Leggevo anche Akira Toriyama e Rumiko Takahashi.

Matsumoto: Le persone elogiano un sacco la conoscenza del periodo Edo di Sugiura, ma sapeva anche strutturare davvero bene un manga – tipo, l'uso delle parole e cose varie. Mi piace davvero quello che ha fatto su Hokusai. Speravo di incontrarla, prima o poi. [Hinako Sugiura è morta nel 2005]

Igarashi: Esatto, Sarusuberi [manga di Hinako Sugiura su Hokusai] è anche il mio preferito tra i suoi manga. Invece credo che Hayao Miyazaki sia stato la spinta più grande che abbia mai ricevuto verso la direzione che ho preso. Quando vidi Totoro pensai più o meno questo: “Oh, quindi si possono fare questo genere di cose!”. Non c'era una gran relazione tra immagini e ciò che mi diverte, perciò [Totoro] mi ha aiutato a capire che va bene se continuo semplicemente a disegnare manga su cose tipo... diciamo... la limpida acqua freddina.
 


 

2.

Matsumoto: Una volta stavo parlando con Shouji Morimoto, l'animatore, di quanto tu sia fantastico e lui m'ha fatto notare che è come se tu comprendessi veramente le piante e gli animali. Cioè: le tue foglie sono foglie, i gatti sono gatti. Quando un artista disegna una foglia, deve capire la foglia. Aveva ragione, ma metterlo in pratica è un'altra cosa, ed è il motivo per cui ultimamente sto cercando di non disegnare cose che non capisco bene. I tuoi gatti sono così morbidi, sono semplicemente perfetti. Io capisco come disegnarli in teoria, ma ancora non riesco a farli così.

Igarashi: I tuoi gatti sono molto realistici, invece... E io, d'altro canto, non credo di immedesimarmi molto quando disegno.

Matsumoto: Nei manga i disegni sono simboli usati per sviluppare una storia e i nostri predecessori hanno adottato uno stile per disegnare i gatti quando la storia lo richiedeva, uno stile per disegnare un'espressione preoccupata quando i personaggi erano preoccupati, ecc... Perciò è molto facile cadere nella convenzione di imitare quello che hanno sviluppato loro e basta: di disegnare una gatto senza osservare un vero gatto. Tu, al contrario, sembra proprio che studi i gatti – o qualsiasi pianta o animale – quando li disegni.

Igarashi: Sono molto felice di sentirtelo dire.

Matsumoto: Per esempio, in Children of the Sea, quando Ruka sta andando in bicicletta sotto la pioggia, si riesce quasi a sentirne l'odore. È quel raro genere di manga in cui riesci effettivamente a sentire gli odori della marea, del cemento.

Igarashi: Io, quello, lo attribuirei più alla ricettività del lettore. Quando disegno provo a pensare di star facendo uno schizzo di qualcosa, così faccio del mio meglio per ricontrollare continuamente il mio materiale di partenza, tavola per tavola, ricreando l'immagine nella mia testa. Però, per un lettore che non sa cosa si prova a stare in riva al mare – gli odori, il senso di sconfinatezza, la paura – non credo che un scena lì ambientata possa risultare realistica. Per questo motivo mi sembra veramente di lasciare ogni responsabilità al lettore. Ciononostante, provo almeno a legare le immagini con le sensazioni che, in qualche modo, mi risultano realistiche.
 


3.

Igarashi: Quando ho iniziato a leggere Sunny all'inizio non sapevo come approcciarmi a questa lettura. Mi era piaciuto il tuo lavoro precedente, Takemitsu Zamurai, ma quando ho iniziato a leggere Sunny con lo stesso spirito, ho avuto difficoltà ad apprezzarlo. Poi, intorno al quarto capitolo, mi sono ritrovato veramente coinvolto. Solo quando ho iniziato a prestare attenzione a ciò che provavo dentro di me – quelle emozioni che avevo in comune con gli eventi narrati nel manga – ho iniziato veramente a comprendere Sunny.

Matsumoto: Effettivamente mi hanno detto in molti che è difficile farsene coinvolgere.

Igarashi: Mi è piaciuta molto la storia di Shousuke che si perde. Io sono il genere di persona a cui piace leggere il suo manga preferito ancora e ancora, e ogni volta finisco per rileggere i tuoi lavori.

Matsumoto: Grazie. Sunny si basa su un'esperienza personale. Non ho mai parlato molto di quando vivevo separato dai miei genitori, ma ora penso di poter finalmente voltarmi indietro e coglierne un buon sguardo d'insieme. Avevo bisogno di far passare un po' di tempo tra quell'esperienza e me, in modo di trasporla in un manga – del tempo per metabolizzarla. Quando ho iniziato Sunny ero leggermente titubante, ma dopo un po' che lo stavo disegnando ho iniziato a sentire miei i personaggi. I bambini lasciati all'orfanotrofio, i genitori che li hanno abbandonati lì, le persone che all'orfanotrofio se ne prendono cura, erano tutti come me.

Igarashi: Tutti i personaggi sono così espressivi.

Matsumoto: In un certo senso ho iniziato Sunny delineando i personaggi. C'è il bambino che agisce puramente secondo le emozioni e c'è il bambino razionale, ecc... Avendo così tanti bambini differenti tra i personaggi ho cercato di mantenere un equilibrio. Quando crei una storia non puoi avere una squadra formata interamente da centravanti, capisci?

Igarashi: Leggendo il tuo manga non si ha la sensazione che sia studiato. Sembra molto spontaneo, il che penso sia una cosa buona. Ora che me l'hai detto so che effettivamente studi attentamente i tuoi personaggi, ma non sembra così. Forse perché le emozioni dei personaggi sono in realtà le tue emozioni.

Matsumoto: Quando ho iniziato a disegnare Sunny mi è tornata in mente la mia infanzia... forse mi è tornata in mente un po' più di quanto avrei voluto. (Ride) Vedi, tra le tante emozioni, è venuto fuori un sacco di rancore. Tipo: inizi a pensare a cose come “ma la persona su cui ho modellato Adachi, il portinaio, era veramente una persona così buona?”. Ci sono state volte in cui i miei ricordi reali si mischiavano con il manga. Invece altre volte, come quando ho disegnato Tekkonkinkreet, in cui il mio passato non mi tornava in mente per nulla. Quando leggo Children of the Sea immagino che Umi e Sora siano te, ma tu effettivamente ripensi alla tua esperienza personale quando disegni i tuoi manga?

Igarashi: La pura esperienza personale è leggermente troppo grezza, perciò devo mettere un distacco tra la mia esperienza e le mie opere, ad esempio rendendo i miei personaggi ragazze. Altrimenti il manga finirebbe per infognarsi troppo in situazioni brutte e imbarazzanti.

Matsumoto: Ultimamente ho iniziato a mettercela tutta per romanticizzare i miei lavori. Prendo cattivi ricordi e li trasformo in storie felici nei manga; comunque entro certi limiti – non voglio prendere in giro il lettore. (Ride) I miei personaggi dicono cose che avrei voluto dire io, ma che non ho potuto dire. E non dicono cose che mi pento di aver detto. Delle volte mi sembra di stare riscrivendo i miei ricordi.

Igarashi: Sai, credo che tu riesca a disegnare veramente delle emozioni. Io invece no; se cerco di catturare qualche genere d'emozione qualcosa m'impedisce di farlo obiettivamente. Questa cosa mi spaventa, quindi tento di starne lontano, e forse tutto ciò fa sì che i miei lavori suonino distanti. Tutto quel che ho sempre voluto disegnare erano gli scenari, per questo non sono molto bravo a disegnare le espressioni umane. Dal momento che non sono soddisfatto delle emozioni che ritraggo, tendo a evitarle quando posso.

Matsumoto: Non penso che tu non sia bravo a disegnare espressioni, però è vero che le eviti. È come se volessi dire “Forse è così che sono davvero gli esseri umani”. Nei manga gli autori tendono a disegnare enfatizzando il tutto, no? Nel senso: fanno esclamare “Huh?!” ai personaggi in segno di sorpresa, quando in realtà una persona che lo dice non è poi così sorpresa. Mentre in Children of the Sea, dove accade ogni sorta di cosa strabiliante, i protagonisti non lo mostrano in volto, ma se lo tengono semplicemente dentro. A dire il vero ero un po' spaventato all'idea d'incontrarti. (Ride) Quando leggo i tuoi manga, ho l'impressione che tu conosca tutto quello che c'è da sapere riguardo l'universo.

Igarashi: Be', naturalmente non so tutto sull'universo. (Ride) Voglio che i miei manga siano convincenti, così provo a far sembrare che io sappia di cosa sto parlando, ma posso assicurarti che è tutta apparenza.
 



4.

Igarashi: Trovo che il tuo manga sia molto 'manghesco'[1]. Quando leggo qualcuno che ha più uno stile da gekiga[2], la storia e il disegno possono essere molto belli, ma non ha l'aria di un manga. Nella tua opera, invece, i disegni sono bellissimi, e tuttavia riesce ad essere 'manghesco'. Immagino sia un modo molto astratto di metterla giù, ma comunque sono molto geloso di ciò. Anch'io faccio del mio meglio per dare questo effetto, ma...

Matsumoto: Per come la vedo io, quando tu sei apparso sulla scena ho capito che le potenzialità di ciò che i manga possono fare sono più vaste di quel che immaginassi. “Wow”, ho pensato, “allora si può andare così lontano! Mi chiedo che tipo di preparazione occorra per portare il manga fino a quel livello". Prima parlavamo di capire le piante e gli animali; quando tu disegni una balena, sembra quasi di starla toccando. Ti piaceva disegnare balene, ma ora io non oso nemmeno più provarci! (Ride)

Igarashi: Io la vedo in maniera opposta: mi costringo a studiare per bene le cose prima di sentirmi pronto a disegnarle, il che penso che effettivamente limiti i miei disegni. E mi piacciono molto le tue balene, invece – sembrano vere.

Matsumoto: Credo che un giorno proverò a mettercela tutta per disegnare come te, però... Quando tu disegni una scena sottomarina, il solo leggerla mi fa sentire come se fossi andato davvero là, sott'acqua. Puoi effettivamente sentirne la paura, man mano che scendi in profondità. Non è da chiunque suscitare tutto questo.

Igarashi: Alla fin fine il manga è veramente fatto di simboli. Quando lo metabolizzi anche il mio lavoro è composto da simboli, anche se faccio del mio meglio per farli apparire come disegni. Penso che anche tu sia come me. I tuoi lavori hanno uno stile molto legato alle immagini, se capisci cosa intendo – le trame e i dialoghi sembrano immagini. Lo invidio, il fatto che ogni tavola sia un'immagine a se stante.

Matsumoto: Mi piace la tua produzione, ma sai chi altro mi piace? Fumiko Takano. Guardi i suoi lavori e c'è questa virilità dentro – nel senso, lei può tracciare una singola linea e utilizzarla per tutte le situazioni, non trovi?

Igarashi: Già, è impressionante.

Matsumoto: Vorrei avere io quella capacità. Quanto lontano può andare qualcuno con solo quel tratto minimo?

Igarashi: E si può anche avvertire la consistenza dalle linee. Fumiko Takano potrebbe essere la vera perfezionista nel fare manga. Ad esempio, se dovesse disegnare un manga d'azione, credo che cercherebbe di padroneggiare a qualche livello le arti marziali prima di iniziare a disegnarlo. Toglierebbe sicuramente troppo tempo, ma credo che lei lo farebbe.

Matsumoto: Parlare con la Takano è come parlare di baseball con Ichiro da giocatore dilettante. Anche parlare con te mi fa lo stesso effetto, in effetti. È inquietante. L'inquietudine è direttamente proporzionale al rispetto che provo per te.

Igarashi: Per me? Dubito che riuscirei a disegnare una singola linea come Takano anche se ne andasse della mia vita. Faccio tantissime scoperte quando torno a rileggere i suoi lavori. Man mano che maturo riesco a vedere più cose in essi. Per Nausicaa della Valle del Vento vale la stessa cosa. [È così bello che] ti fa sentire deluso da te stesso.
 


5.

Igarashi: Credo di avere delle concezioni abbastanza rigide riguardo ai manga. Per me c'è un modo giusto di fare manga e io non riesco a decidermi se voglio allontanarmi da esso o meno. Sento che il manga 'manghesco' è qualcosa per persone più talentuose di me, perciò io devo staccarmi e fare qualcosa di mio se voglio avere una speranza contro di loro. Le mie particolari sensibilità sono inutili se cerco di fare quel tipo di manga 'caratteristico'. Non sono ancora sicuro di quale sia la risposta.

Matsumoto: Prima di Sunny ho disegnato Takemitsu Zamurai, dove avevo questa fantasia molto da manga, con un gruppo di forti spadaccini, e credo sia per questo motivo che sono stato capace di spostarmi su Sunny, dove realtà e finzione si mischiano.

Igarashi: Oh, hai ragione, Takemitsu Zamurai ha un format piuttosto 'manghesco'. Non ci avevo proprio fatto caso. (Ride) Per quel che mi riguarda, immagino che se sto per disegnare un manga, mi devo muovere in direzione di ciò che mi interessa. Forse voglio davvero sorprendere la gente, e mi faccio prendere così tanto da questo obiettivo che non presto troppa attenzione a disegnare le persone. Invece penso che tu raggiunga un ottimo equilibrio. Mi piacerebbe riuscire a fare altrettanto.

Matsumoto: Quello che faccio io credo che sia trasformare le persone in personaggi di finzione. Nella tua opera, d'altro canto, le persone esistono come persone vere. Con i bambini di Sunny, per esempio, so che un determinato personaggio direbbe determinate cose, mentre quell'altro ne direbbe altre. Nella vita reale i bambini non sono così ben definiti, no? I miei personaggi non sono proprio come Nobita e Gian[3], ma non sono comunque veri. Ecco che cosa rende il mio manga 'manghesco', ed è qualcosa a cui punto. Mi piacerebbe poter avere un vecchietto come protagonista, un giorno. Se dovessi provarci adesso risulterebbe semplicemente finto, ma spero di essere in grado, prima o poi, di creare un protagonista vecchietto realistico.


Note:
[1]: neologismo, in originale dall'inglese 'manga-y'.
[2]: termine usato per indicare i manga drammatici, come in occidente si tende a differenziare le graphic novel dai fumetti.
[3]: personaggi di Doraemon.
 

Traduzione di: Riccardo Nepoti
Adattamento di: Chiba