Dopo moltissimi anni i fan dell'animazione stanno rivivendo un'esperienza che, probabilmente, non si aspettavano sarebbe arrivata tanto presto: il ritorno dello slot fisso degli anime in televisione. Iniziato con Captain Tsubasa, proseguito con Naruto e attualmente in corso con Fire Force e One Piece, su Italia 2 ogni mercoledì sera gli anime stanno ritrovando il loro spazio con un seguito ben nutrito. Noi di AnimeClick abbiamo avuto il piacere di ospitare, sul nostro canale Twitch, Rocco di Botteganimazione, che si è occupato della stesura dei copioni della saga di Punk Hazard di One Piece. Di seguito vi lasciamo l'intervista integrale in formato testuale. Buona lettura. 

 



Alessandro: Ciao Rocco, sono molto contento di averti qui come ospite. Com’è nato questo nome molto da “artigiani”?

Rocco: Ciao Alessandro, grazie mille dell’invito. Ci siamo seduti con i miei soci per scegliere il nome. Ultimamente è esplosa la tendenza di scegliere nomi in inglese, e parlandone, noi abbiamo pensato ci potesse piacere di più sceglierne uno in italiano, e da lì siamo arrivati a “Botteganimazione” con il gioco di lettere della a finale e di quella iniziale.

Alessandro: Molti probabilmente ancora non vi conoscono ma sui social il vostro nome inizia a prendere piede e si parla di voi. Avete anche fatto delle live e qualche doppiatore ha cominciato a parlare di voi. Inoltre, di recente sta andando di nuovo in televisione One Piece, un titolo al quale, ci pare di capire, siete molto legati. Finalmente si sta tornando a un periodo in cui arrivano tanti titoli doppiati e non più solo i più importanti, grazie anche alla televisione che sta riportando in auge delle serie di cui ancora detiene i diritti. Ti va di parlarcene?

Rocco: Penso che se conosciamo gli anime lo dobbiamo a Mediaset. Io sono cresciuto con Bim bum bam, a qualsiasi ora c’erano cartoni animati, senza poi contare le reti private, infatti il mio primo grande amore è stato City Hunter su 7 Gold. Poi in seguito si è scoperto che era sempre Mediaset che comprava, doppiava e vendeva a reti private prodotti come appunto City Hunter che non potevano andare in onda sulla televisione pubblica. È sicuramente cambiato il fatto che prima una serie veniva acquistata, doppiata in blocco e poi si decideva il da farsi, e questo accadeva spesso e regolarmente, ora si tengono in considerazione molti più fattori prima di decidere se acquistare la serie e se ci arrivano quei 25/50 episodi l’anno possiamo ritenerci fortunati.

Alessandro: Anche le serie di lunga durata come One Piece, Dragon Ball e Bleach si sono notevolmente ridotte. Un tempo, inoltre, come dicevi, arrivava davvero tutto, spesso anche in presa diretta dal Giappone e veniva tutto doppiato. Voi siete figli di quest’epoca, com’è nata la vostra passione e come avete deciso di lavorare in questo settore?

Rocco: Sicuramente la base è la nostra esperienza con i cartoni visti in televisione. Poi, a inizio anni 2000, da quando fondamentalmente è quasi sparita la fascia pomeridiana e hanno spostato gli anime da Italia 1 a Italia 2 salvo alcune eccezioni, hanno iniziato ad arrivare sempre meno prodotti nuovi. Al contrario, prodotti come Detective Conan, One Piece e Naruto sono stati interrotti, andavano avanti a repliche e con nuovi episodi che arrivavano col contagocce (con Naruto che in Giappone è pure finito). Nel frattempo, noi abbiamo realizzato il nostro sogno di gioventù, ovvero andare in Giappone, e lì ho conosciuto Hideyuki, il mio traduttore madrelingua, e da là questa passione mi ha portato ad andare in Giappone una decina di volte nel corso degli anni. Tutto questo finché noi sei non abbiamo iniziato a pensare seriamente di trasformare questa passione in una possibilità di lavoro concreta. L’azienda doveva nascere nel 2020, poi causa COVID ci siamo un po’ arenati finché non siamo ufficialmente partiti nel 2021. Abbiamo iniziato ad entrare nei vari studi di doppiaggio, con alcuni dei quali è nata una partnership, e poi il “filo rosso del destino” ci ha voluto dare l’opportunità di One Piece.
 


Alessandro: Come siete arrivati a farvi conoscere dagli studi di doppiaggio?

Rocco: Abbiamo iniziato con dei prodotti per bambini: tra le varie occupazioni che abbiamo noi facciamo anche importazione di prodotti audiovisivi, e non solo prodotti di animazione. In più abbiamo fatto vedere sul campo che un po’ ne sapevamo grazie a dei copioni giapponesi e ci è stato fatto fare un test su una puntata. Il risultato è stato apprezzato e da lì abbiamo proseguito, e qui va la mia gratitudine al mio socio Hideyuki, che in Giappone già lavora, per il supporto.

Alessandro: Che mercato avete trovato considerato che sugli anime non si lavorava quasi più?

Rocco: Nel 2020 sicuramente era tutto da rifare e da ricominciare da zero. È un 2021 dove tra ritorni di Naruto e One Piece e un My Hero Academia che trova una certa continuità, ci sono finalmente puntate nuove e non le solite repliche delle stesse serie. Personalmente credo che gli anime potrebbero anche tornare su Italia 1 e che farebbero ascolti migliori di altri programmi mandati in onda in quegli slot. Direi però che al momento stiamo ottenendo qualcosa al posto del nulla cosmico che abbiamo avuto per tanto tempo.

Alessandro: Italia 2 ha anche un problema: non prende ovunque e non prende sempre bene, quindi le persone, ormai abituate alle piattaforme streaming come Prime Video e Netflix si trovano spiazzate da questo calo della qualità

Rocco: Conta che quando è tornato in onda One Piece c’è stato lo switch-off, la risintonizzazione, proprio lo stesso giorno, e molti a causa di questo problema non riuscivano a vederlo. Infatti il primo appuntamento è andato un po’ sotto le aspettative, tanto che molti fan si sono spaventati temendo che avrebbero potuto sospenderne la trasmissione. Sicuramente tutto questo non aiuta, la speranza è che questo servizio migliori, soprattutto perché poi la risposta del pubblico, che mi rincuora veder apprezzare il nostro lavoro, sarebbe a mio avviso altrettanto positiva.

Alessandro: Qual è stata la ricezione di questa nuova vita di One Piece?

Rocco: Dal mio punto di vista lavorarci è stato molto bello, ho letteralmente realizzato uno dei miei sogni di bambino. I fan all’annuncio sono stati contentissimi, ma nei mesi successivi anche titubanti, in quanto la serie è stato annunciata a Marzo 2021, nel momento in cui avevamo appena iniziato a fare i copioni, e sapevamo che nei mesi successivi prima di One Piece sarebbero arrivati in ordine My Hero Academia, Naruto e Fire Force. Giravano anche voci sul fatto che fosse in realtà un annuncio fake. Tanto che quando rivelammo, d’accordo con Maurizio Merluzzo, che lui fosse il nuovo doppiatore di Doflamingo, le persone non ci credevano, perché era passato moltissimo tempo dall’annuncio e dell’anime non si vedeva traccia. Avevamo anche fatto una live con Maurizio, ma forse la gente era abituata dal fatto che questi anime venissero un po’ “maltrattati”. Che io ricordi infatti l’ultima volta che mandarono in onda One Piece trasmisero 15 episodi nel periodo di Sanremo. Molte persone dicevano che tra Italia 1 e Italia 2 cambiano i costi, ma credetemi: non è così. I costi di licenza e doppiaggio sono gli stessi, sta a chi acquista cercare di valorizzare un prodotto e metterlo in vetrina.

Alessandro: Perché non trovano spazio nella fascia pomeridiana di Italia 1? Credo che farebbero ascolti migliori.

Rocco: Parlando con chi di dovere, mi è stato detto che per mandarlo su Italia 1 dovrebbero censurarlo troppo, questo vale per One Piece ma vale per tutti i prodotti. Sono regole sulle fasce orarie a cui tutti devono attenersi, quindi loro dicono che, a quel punto, piuttosto che censurarlo preferiscono mandarlo la sera. La vera domanda è, a mio avviso, perché su Italia 2 dove lo share è sicuramente minore, anche di un Canale 20, e perché non una prima serata? Non so se ricordi, ma con Dragon Ball Super avevano provato le 23, con risultati sicuramente migliori. La risposta che possiamo darci a questo punto è che, in termini di resa economica, il risultato gli va comunque bene, altrimenti non avrebbe senso investire i soldi.



Alessandro: Effettivamente su Italia 2 non hanno lo share che avrebbero altrove. Pensi che stiano facendo degli esperimenti per vedere se c’è ancora interesse da parte della gente negli anime?

Rocco: L’esperimento, che io sappia, ha funzionato. Sono molto contenti degli ascolti di tutti, poi secondo me quando fai un esperimento del genere al di là del singolo che possa fare meno, la cosa più importante è creare abitudine nel fan. Deve poter sapere che in un dato giorno a una data ora su un canale può trovare un anime, quindi devi necessariamente continuare a portare prodotti. Quindi, anche se magari qualcuno di questi anime ha fatto un po’ meno degli altri, quasi tutti poi hanno dato un riscontro positivo. Qui ovviamente è la mia opinione, ma su Italia 2 prima avevano iniziato con il lunedì sera per poi smezzare tra lunedì e mercoledì, e infine si sono spostati totalmente al mercoledì. Io personalmente non lo avrei fatto, avrei tenuto il lunedì visto anche che c’è meno concorrenza di ascolti sullo stesso target. Non è un caso a mio avviso che Naruto abbia fatto il record della rete con 104.000, con uno share del 1,5%. Le persone si chiedono come mai One Piece non lo stia facendo, ma è molto probabile che il periodo abbia giocato molto a favore, in concomitanza con la fine della Champions League e dell’anno scolastico. Per me è stato geniale, per dirti, Capitan Tsubasa dal 23 Dicembre alle 13:40, le persone erano in vacanza e se lo sono visti tutti. Per tutti questi motivi, è mia opinione che il lunedì sarebbe stato meglio del mercoledì.

Alessandro: Domande dal pubblico: quanta intermediazione potete fare con l’editore sulla scelta dei prodotti da doppiare o da portare?

Rocco: Da questo punto di vista, quando un cliente ci fa una richiesta, noi chiediamo sempre quale sia il target di riferimento del prodotto. Solitamente quando accade è perché sono loro ad avere un’esigenza e cercano di portarci verso un determinato prodotto. Un conto è appunto questo caso, un altro è nel caso in cui siamo noi a cercare di far arrivare un prodotto, come stiamo provando a fare con Detective Conan, che è fermo dal 2016. Nonostante tra i "big" sia quello che a conti fatti è andato più avanti di tutti visto che hanno doppiato 770 episodi e molti film se non ricordo male. Il problema nello share a mio avviso è stato che l’hanno mandato in onda su Super, un canale tematicamente per bambini, e quindi molti fan hanno smesso di guardarlo perché le censure erano arrivate a un livello tale da non renderlo più godibile, di fatto sono arrivati a eliminare anche le pistole in un poliziesco, cosa che fa quasi chiedere il perché della scelta della licenza. Gli orari inoltre non erano molto attendibili, e a quel punto gli spettatori sono colati a picco.

Alessandro: Di fatto l’animazione sta scomparendo sempre di più dai canali principali, eccezion fatta per i classici occidentali come I Simpson e I Griffin, e viene ormai completamente destinata ai canali tematici che, però, mi pare di notare non abbiano avuto chissà quanto successo, quantomeno per gli anime.

Rocco: Sì, sicuramente è vero. Un po’ varia da canale a canale, se pensi allo stesso Dragon Ball Super che noi abbiamo visto in versione integrale, su Boing è molto più censurato, quindi se poi vanno su questi canali e li vede un amante degli anime in queste condizioni giustamente impazzisce. Dall’altra parte penso che, per quanto stiamo cambiando e gli anime stiano tornando alla ribalta, c’è ancora chi pensa che siano prodotti per bambini.

Alessandro: Fondamentalmente, purtroppo, è così: anche in RAI, che per esempio ha portato Sailor Moon Crystal doppiato in italiano, c’è ancora chi deve lottare per portare gli anime, perché chi gli sta sopra nella scala gerarchica si oppone in quanto li vede come prodotti che “deviano” i bambini.

Rocco: Esattamente, infatti quando mi chiedono il perché di certe scelte e determinate censure io rispondo sempre che sono lo specchio della società. Guardate quello che capita in Senato e potrete trovare da soli una risposta sul perché ci siano ancora oggi leggi che consentono queste censure.

Alessandro: È un peccato però, abbiamo visto che sui portali streaming l’animazione va molto bene, tanto che hanno deciso di investire molto più di prima. Questo ha poi generato il boom dei manga che noi stiamo vivendo tutt’oggi, ma se questo boom c’è stato è perché le nuove generazioni si sono viste degli anime come L’Attacco dei Giganti, Demon Slayer e My Hero Academia che li hanno poi spinti a comprare i manga facendo fare quelle vendite da capogiro di cui si è parlato anche in RAI e sulla Repubblica.

Rocco: Parlando dei numeri che so io, hanno davvero conquistato posizioni prima inimmaginabili. La seconda stagione di Bleach è stata, durante il mese di rilascio, il secondo programma più visto dell’intero catalogo di Amazon Prime Video, My Hero Academia e One Piece Stampede sono entrati nella Top 10 di Netflix, e questa a mio avviso è la prova che, come dicevamo, il problema non è il prodotto ma la vetrina. Devi riuscire a valorizzare gli anime affinché il pubblico sia interessato.

Alessandro: Pensi che la televisione possa avere ancora appeal nei confronti di una generazione che cresce e vive con il tablet in mano?

Rocco: Se analizziamo un grande successo come Bleach, che di media ha avuto circa 90.000 visualizzazioni ad episodio, e lo paragoniamo con One Piece, che in televisione viaggia sugli 80.000, ci accorgiamo che con i numeri siamo lì, quindi ti direi che in realtà potrebbe. Il “problema” è che One Piece ti da quei numeri con una vetrina decisamente inferiore a quella di Bleach. Oggi le fasce orarie che vivevamo noi non potrebbero funzionare, la vita scolastica dei ragazzi è cambiata e la possibilità di usufruirne comodamente in streaming è uno sprone a guardarlo altrove. La televisione può ancora dare qualcosa in più, ma dovrebbe puntare sul pre-serale o sulla prima serata. Quello che fa Mediaset già funziona, potrebbe funzionare ancora meglio con una prima serata su un’altra rete. I Simpson hanno fatto in prima serata 500.000 spettatori, non ci è dato sapere se per quella serie soddisfino le loro aspettative, ma sono sicuramente numeri diversi dai 100.000 di Naruto per dire.

Alessandro: Secondo te, quindi, il prodotto c’è e può ancora dire la sua in televisione. Eppure vediamo che un grande successo come Your Name non è andato su nessuna televisione in chiaro. Come mai?

Rocco: Questo è un altro problema su cui bisogna soffermarsi. Gli episodi di Naruto e One Piece che stanno andando in onda ora sono del 2013, Bleach su Prime Video è ancora più vecchio, e stanno facendo i numeri cui parlavamo prima. Pensa a quanto più alti potrebbero essere se al posto di Punk Hazard in televisione ci fosse Wa no Kuni. Bisognerebbe ristudiarsi le fasce orarie per capire quale target sia il loro nuovo riferimento. Per esempio, alle 16:00 i bambini sono a casa e sono (tendenzialmente) liberi, penso che come nuova fascia potrebbe avere successo mandando in onda magari qualcosa di sportivo come Capitan Tsubasa dove non c’è obiettivamente niente da censurare. Un’altra differenza col passato è che oggi portano prettamente gli shōnen, mentre una volta c’erano veramente tutti i target e tutti i generi, e anche oggi ci sono dei corrispettivi che potrebbero essere acquisiti.
 


Alessandro: Ultimamente in effetti gli editori puntano quasi esclusivamente sugli shōnen perché pensano che siano gli unici che possano fare cassa, ma noi veniamo da una generazione dove Mediaset era shōjo-centrica e andavano in onda moltissimi cartoni animati di target più femminili, e ce li guardavamo tutti. La mia generazione ha avuto Candy Candy e Lady Oscar, la vostra per esempio Piccoli problemi di cuore e Rossana, dei successi clamorosi.

Rocco: Verissimo, ma hanno fatto successo a mio avviso in virtù di quello che dicevamo prima: erano appuntamenti fissi e tutti sapevamo che c’erano, quindi si trainavano da soli perché noi eravamo stati abituati alla loro presenza. Oggi si guarda molto il singolo prodotto che, se floppa, non viene più mandato in onda, ma bisognerebbe tornare a ragionare come fascia contenitore di prodotti per “rieducare” una nuova generazione alla loro presenza.

Alessandro: Altra domanda dal pubblico: vogliamo un parere serio sul vostro pronostico della televisione. Pensate che, con lo streaming, ormai il fenomeno degli anime in tv è destinato a una piccola nicchia di persone oppure è destinato a crescere? Io sono dell’idea che la TV non viene sfruttata a dovere. Chiaro che si tratta di diritti di acquisizione differenti, ma sicuramente i simulcast in televisione potrebbero essere un buon inizio per spingere questo mezzo.

Rocco: Il fatto che i diritti siano diversi avvalora sicuramente la tesi che la televisione possa essere sfruttata meglio, sul discorso del simulcast in televisione mi sento di dire che è sicuramente più fattibile, in termini di costi, mandarlo sottotitolato che doppiato. Un simuldub come è successo per Sword Art Online o L’Attacco dei Giganti ha costi sicuramente maggiori, in quanto essendo i doppiatori pagati a gettone di presenza, ne riceverebbero uno anche per episodi dove dicono una battuta e chiudono il turno, mentre in un doppiaggio in blocco si coprono più episodi in un turno solo, con un notevole risparmio. Quindi per un simuldub o si investe più del solito oppure, per risparmiare un po’, si doppia ogni mese un blocco di 4/5 episodi.
Per accontentare tutti si potrebbe fare un simulcast sottotitolato e poi, subito dopo, senza aspettare anni, si doppia.


Alessandro: Sempre dalla chat ci dicono: prendiamo come esempio Toonami e Adult Swim, che hanno creato un bel palinsesto di anime in una fascia oraria del sabato. Come idea è veramente interessante e sarebbe sicuramente un’ottima idea quella di portare questa strategia in televisione. Purtroppo, non mi piace la modalità di Mediaset di voler portare contenuti nuovi solo dopo tanti mesi. O almeno, potrebbero spalmare il tutto con un episodio a settimana, ma di tante serie insieme. Non come fanno ora, con 5 episodi a settimana.

Rocco: A me andrebbe bene anche come dicevamo prima, che a stagione terminata arrivasse subito o dopo poco tempo. Sul discorso della programmazione penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che sia migliorabile, ma considera che anche I Griffin li hanno dovuti spostare alla fascia serale a causa delle censure. È sempre questione di cultura, io metterei tranquillamente un bel bellino rosso sinonimo di “non adatto i bambini”.

Alessandro: Parliamo del vostro pane: l’adattamento. Come vi siete approcciati al prodotto One Piece? Mediaset vi ha messo dei paletti per quanto riguarda i dialoghi?

Rocco: Assolutamente sì, anche perché questo è un prodotto direttamente Mediaset, indi per cui potrebbero decidere, un domani, di spostarlo su un’altra rete. Deve andare bene per tutte le reti, non solo Italia 2. A differenza di Fire Force, che è stato doppiato da Yamato, dato a Mediaset e che per il tipo di linguaggio utilizzato non può andare oltre Italia 2 per le regole di questi ultimi, con One Piece parliamo di un prodotto interamente Mediaset, quindi la lavorazione è stata fatta in modo tale che un domani possa andare in onda su altre reti. Tali questioni contrattuali sono i motivi del perché, ad esempio, in Fire Force ci sia Shinra che dice “palpatina” ma subito dopo in One Piece ci sia Brook che non può dire “mutandina”.

Alessandro: Al di là dei paletti, però, avete fatto dei grandi cambiamenti nella serie.

Rocco: Il nostro metodo di lavoro è semplice: noi vogliamo dare al cliente tutte le informazioni necessarie, così che possa sapere ogni cosa su nomi e trama. Poi è chiaro che se il cliente mi dice “non chiamarlo Luffy ma Giovanni” io devo fare quello che mi dice, ma non deve mai accadere che il cliente mi dica che non era stato informato di qualcosa. Essendo noi fan sicuramente siamo stati avvantaggiati.

Alessandro: Anche i doppiatori, come per esempio Emanuela Pacotto, vogliono che ci sia questa fedeltà, venendo da film come One Piece: Stampede dove l’adattamento era fedele.

Rocco: C’è da dire che spesso i doppiatori sono le vittime sacrificali prendendosi la maggior parte delle critiche sui social che, anche quando sono legittime, non c’entrano veramente niente con il doppiaggio in sé quanto più con l’adattamento. Il doppiatore è responsabile di quello che recita, non di quello che c’è scritto sul copione, quindi se in originale dicono “ti amo” e sul copione scrivono “ti voglio bene” non è colpa del doppiatore ma dell’adattamento. A volte non è nemmeno colpa dell’adattatore, ma possono esserci delle regole che impongono l’assenza di determinati termini. Capendo quali potessero essere i paletti abbiamo agito per smorzarne almeno qualcuno con delle proposte, e alcuni siamo anche riusciti a toglierli. Per fare un esempio, siamo riusciti a far dire “uccidere” e “morire”, mentre “frutto del mare” è diventato finalmente “frutto del diavolo”. Siamo anche molto contenti della risposta del pubblico che è parso galvanizzato da queste scelte.
 


Alessandro: Come l’avete fatta passare questa cosa? Di solito hanno preferito una continuità, anche in Dragon Ball dove per esempio Piccolo è rimasto Junior. Come li avete convinti?

Rocco: Da questo punto di vista in realtà è stato più semplice di quello che si possa pensare, perché soprattutto con One Piece, grazie ai commenti online, era diventato evidente che ci fosse qualcosa che non andava, anche grazie al paragone con il fumetto. Quando gli abbiamo dimostrato che conoscevamo molto bene il prodotto e che potevamo fare dei controlli per unificare la terminologia, li abbiamo convinti. Per l’era in cui viviamo, credo che cose come i nomi delle tecniche debbano essere uguali per tutti. Noi seguiamo questa linea: se in originale parlano in giapponese da noi parlano in italiano, se in originale parlano in un’altra lingua si mantiene quella lingua e manteniamo i colpi in giapponese laddove la fonetica lo permette. Nomi come le tecniche di Zoro ovviamente devono essere tradotti, altrimenti impazzirebbe il doppiatore. Nomi più concisi come “Tekkai”, invece, li manteniamo così come lo fanno in altre lingue. Al momento su One Piece lavoriamo in 6, dividendoci traduzione e adattamento. Il direttore è stato Claudio Moneta, un grandissimo professionista con il quale ci siamo trovati molto bene e con cui c’è stato molto dialogo e ricerca delle sfumature.

Alessandro: Avete avuto modo di incontrare e parlare con i doppiatori?

Rocco: Fosse stato per me avrei assistito a tutti i turni di doppiaggio, ma c’erano anche delle normative anti-COVID da rispettare quindi non è stato possibile. In uno dei primi turni ho incrociato Emanuela Pacotto con cui ci eravamo anche scritti in precedenza, ma che lì per lì non avevo riconosciuto, e neanche lei mi aveva riconosciuto causa probabilmente mascherine. Siamo comunque riusciti, alternandoci tra noi della società, a coprire quasi tutti i turni di doppiaggio, ma avendo un cast veramente di altissimo livello tra Scattorin, Novara, Prata, la stessa Pacotto e altri, andavano da soli e conoscevano bene il prodotto.

Alessandro: Com’è stato per loro tornare su dei personaggi che i fan chiedevano da tantissimo tempo e a cui loro stessi tenevano?

Rocco: Erano tutti veramente contenti, e si sono divertiti moltissimo. Non so se ricordi ma in Punk Hazard c’è lo scambio dei corpi, quindi alcuni hanno iniziato a doppiare altri personaggi con cambi di intenzione molto interessanti, soprattutto Scattorin si è “sacrificato” molto per fare Nami. Assistendo ai turni, tra l’altro, ci siamo accorti che questo cambio che magari può sembrare banale, in realtà non lo è, in quanto bisogna andare su un personaggio diverso da quello che hai fatto per vent’anni.

Alessandro: Da quel che avete raccontato, però, non volete fermarvi all’adattamento e alla localizzazione, ma avete intenzione di espandere i vostri orizzonti.

Rocco: Siamo certamente ambiziosi, abbiamo dei progetti che speriamo nei prossimi mesi di poter rivelare. Stiamo lavorando per portare dei prodotti non solo in televisione ma come Home Video.

Alessandro: Il mercato dell’Home Video è però in un momento di stagnazione: gli anime vanno molto, ma subiscono altrettanta pirateria e questo si traduce in una carenza di Home Video. Basti vedere che molti prodotti che vanno in streaming non trovano il corrispettivo dell’Home Video, Dynit ha ridotto di molto le uscite e Yamato grazie ad Anime Factory porta molti prodotti vintage e film piuttosto che serie.

Rocco: Anche in questo caso si tratta un po’ di cultura: in altri paesi vanno anche le serie, lo stesso One Piece ha il suo spazio Home Video. C’è da dire però che in alcuni casi, come la Germania, hanno la cultura delle serie e non dei film, quindi vivono una situazione diversa. Noi vorremmo provare con qualche serie un po’ “particolare”, ogni tanto nel corso dell’anno ci piacerebbe portarle con un’edizione ben ideata. Parlo di serie importanti e recenti, e dipendesse da noi sarebbe già partito tutto. Poi diciamo che le stelle non ci hanno aiutato.

Alessandro: Molti purtroppo non sanno che i diritti delle licenze sono divisi: chi si occupa dello streaming si prende i diritti per questo, i diritti Home Video e quelli televisivi, sono contratti diversi e separati l’uno dall’altro.

Rocco: Corretto. Premesso che non si sa a priori se la società con cui si contratta abbia tutti i diritti, si può sempre chiedere. Io sentivo molte volte delle lamentele su Naruto piuttosto che su One Piece secondo le quali non sarebbe tornato perché i diritti ce li aveva Crunchyroll. Sta di fatto che non è così, Crunchyroll li ha solo per lo streaming e infatti entrambi sono arrivati doppiati da noi.

Alessandro: Ma anche il doppiaggio può cambiare tra un editore e l’altro: Anime Factory, ad esempio, ha fatto un cofanetto con i tre film di Godzilla della Polygon Pictures in cui era presente un doppiaggio totalmente diverso rispetto a quello presente su Netflix. È una cosa che può essere ripetuta.

Rocco: È anche per questo che noi siamo disposti a metterci il nome e assumerci la responsabilità di quello che accade, siamo noi che distribuiamo e siamo noi che facciamo le scelte al 100%. È molto diverso rispetto al fare l’adattamento e basta, dove hai un cliente con cui collabori ma che ti fornisce i suoi paletti e la sua visione della serie. Qui sarebbe un’edizione curata totalmente da noi, dalla scelta del cast al packaging.

Alessandro: Come vorresti che fosse una bella edizione Home Video? Cosa vorresti da fan e quanto dovrebbe costare?

Rocco: Per il costo dipende anche che tipologia vuoi fare, se propendi più per il DVD o per il Blu-ray. Per quanto si possa pensare che il mercato si sia spostato interamente sui questi ultimi, basta osservare i dati di vendita per accorgersi che in realtà non è proprio vero. In ogni caso penso che molti in casa abbiano una PlayStation che funge anche da lettore Blu-Ray, quindi parliamo comunque di una grossa fetta di utenti, senza contare che ormai i lettori DVD singoli non sono più inclusi nei PC e che Samsung ha smesso di produrli. Detto questo, sul versante edizione in sé penso sarebbe carino mettere dei gadget come carte da collezione, ovviamente sarebbe presente anche una versione in lingua originale e soprattutto nessuna edulcorazione di nessun tipo. Metteremmo anche degli extra, ad esempio dei saluti dai doppiatori, che restano a mio avviso tra i contenuti più interessanti, o dei retroscena sulla lavorazione della serie, per invogliare gli appassionati e, magari, far nascere in qualcuno la passione del collezionismo.
Sicuramente il futuro dell’animazione resta lo streaming, ma non dimentichiamoci che, come è già successo, un domani una serie può sparire da Netflix, con l’Home Video invece resta in tuo possesso. Oltretutto, in Home Video le censure presenti anche nella versione televisiva giapponese non sono presenti, il che è sicuramente un valore aggiunto, considerato anche che rispetto alle versione Home Video giapponesi le nostre hanno prezzi decisamene più accessibili. Da loro, per quanto il mercato sia in flessione, tre episodi costano quanto da noi costa una serie intera. Ricordo l’edizione completa di Jujutsu Kaisen che toccava i 250€ di prezzo.

 


Alessandro: Escludendo i Crunchyroll e Netflix Original, secondo te c’è la possibilità che qualcuno compri i diritti per fare le edizioni Home Video di titoli in streaming su questo piattaforme come, per esempio, Bugie d’Aprile o Tokyo Revengers?

Rocco: Tutto si riconduce sempre allo stesso concetto: bisogna andare dai giapponesi e chiedergli se c’è questa possibilità. Nella fattispecie di Netflix e Crunchyroll, credo che sia effettivamente possibile, in quanto loro non fanno edizioni Home Video e alla lunga una contrattazione potrebbe portare a un esito positivo. Anche qui si potrebbe giocare sull’abitudine dello spettatore: non dico che vada fatto ogni mese, ma far uscire 3/4 volte all’anno un cofanetto “deluxe” è un inizio. Non so i numeri precisi delle tirature, ma che io ricordi la Limited di Your Name è andata esaurita molto velocemente a differenza di quella regolare, l’impressione che ho è che le persone siano più propense a comprare queste edizioni molto ricche a differenze di quelle lisce.

Alessandro: Come mai però le persone spendono cifre anche importanti per edizioni manga e non l’equivalente per un cofanetto di anime?

Rocco: Secondo me è perché una delle due esperienze agli occhi delle persone non è rimpiazzabile: mentre il manga in formato digitale non ti da la stessa sensazione che averlo cartaceo, l’anime invece è un’esperienza identica tra streaming e home video, tanto che molte persone sono portate a pensare “perché devo spendere moltissimi soldi se posso guardarlo in streaming”, e questo al di là del fatto che lo streaming possa essere legale o meno.
I manga viaggiano su prezzi tali che, alla fine, non è tanto diverso spendere per un blocco di manga e spendere per una serie che, probabilmente, ti ha poi spinto a comprare un manga. Per fare un esempio, l’anime di Demon Slayer è stato uno dei traini più importanti per le vendite del manga, eppure sono in pochi a comprarsi quest’ultimo. Un esterno vedendo i numeri dello streaming sarebbe portato a pensare che l’Home Video venda tantissimo, eppure non è così.


Alessandro: Questo perché impera ancora quest’idea che gli anime debbano essere gratuiti. Sappiamo bene che Crunchyroll stessa ha difficoltà a convincere l‘utenza a sottoscrivere il Premium per questi motivi, e le persone preferiscono addirittura andare sulle piattaforme illegali anziché utilizzare gratuitamente quelle legali. Secondo te questa cosa può cambiare? Magari offrendo il titolo del momento.

Rocco: Se accadesse davvero che arriva il titolo del momento doppiato secondo me assolutamente sì. Alcune piattaforme dovrebbe rendere più immediata la fruibilità dei contenuti, perché basta un click in più o una pubblicità un po’ più lunga per far passare alle persone la voglia di rimanere sulla tua piattaforma e passare a un altra.
Lo vedo anche con One Piece: quando noi consigliamo la visione su Infinity, le persone spesso ci rispondono che la procedura di login seguita dalla pubblicità prima dell’episodio è molto farraginosa. Dovrebbero dare più immediatezza alle persone: con due click gli fai partire l’episodio, poi al massimo mettigliela in mezzo la pubblicità, lo spettatore rimane.
Purtroppo le persone sono indubbiamente cambiate e vogliono sempre più comodità, che è essenzialmente il motivo per cui l’epoca d’oro è finita: il DVD/BD è farraginoso nell’uso, lo streaming è più immediato, le persone comprano meno edizioni Home Video e questo si traduce in mancanza di fondi. Se le persone comprendessero davvero che comprare gli anime permette di averne ancora e si instaurasse un circolo virtuoso la situazione potrebbe finalmente migliorare.
Noi vogliamo provarci, crediamo fermamente che con la giusta promozione e fatto in una certa maniera il tentativo possa dare un risultato concreto. Se poi non dovesse andare bene, potremo dire di non avere rimpianti.


Alessandro: Come si fa ad acquistare le licenze di un anime? Esistono dei luoghi dove recarsi?

Rocco: Ci sono le grandi convention come “Anime Japan”, poi come dicevamo prima ho fatto circa una decina di viaggi in Giappone, durante i quali ho bussato alle porte di numerose società per raccogliere contatti e informazioni, e devo dire di aver trovato persone gentili e disponibili. Da lì ho cominciato a rimanere in contatto stretto. Poi, in ogni caso, dipende da prodotto a prodotto, bisogna verificare se qualcuno ha la licenza in Italia e di che tipo è, e a seconda del prodotto si può avviare una contrattazione per portare avanti il lavoro. È chiaro che, nel momento in cui dovessimo riuscire nel nostro intento, parleremmo a cuore aperto ai fan chiedendo un riscontro in termini di acquisti, anche perché se ne andasse bene uno si potrebbe arrivare a portarne altri.

Alessandro: Siete in cerca di nuovi collaboratori?

Rocco: Sì, stiamo anche ristrutturando il sito dove è presente il form per candidarsi. Fortunatamente il lavoro sta aumentando e per questo motivo stiamo cercando nuovi traduttori. Siamo anche molto attivi sui vari social, riceverete sempre una risposta. Noi traduciamo dal giapponese, è capitato che il cliente ci dicesse di avere il copione sia in lingua inglese che in lingua giapponese, ma noi abbiamo usato sempre e solo quest’ultimo, non troviamo sensato usare una traduzione ponte.

Alessandro: Il pubblico chiede: secondo voi cambiare il formato Home Video passando dal disco fisico alle chiavette potrebbe giovare al mercato?

Rocco: Questo secondo me no, non cambierebbe nulla. Creare però delle “Digital Edition” come fanno già con i videogiochi potrebbe essere un’idea. La chiavetta dubito potrebbe fare qualcosa, anche perché noto che anche le porte USB stanno scomparendo e ne vengono montate sempre meno nei computer. In America per esempio regalano la versione digitale insieme a quella fisica, può essere un incentivo.

Alessandro: A questo punto, affrontiamo l’elefante nella stanza: come si combatte o quantomeno si contrasta il nemico numero uno dell’animazione, ovvero la pirateria? Si può anche dare un incentivo all’acquisto, ma poi accadono episodi come quello del film di Demon Slayer che in America è stato pubblicato per errore su PlayStation Store ed è stato piratato da tantissime persone, rovinando moltissimi mercati.

Rocco: Se devo essere sincero, sono convinto che le parti lese dalla pirateria potrebbero fare qualcosa. Fino a un po’ di anni fa lavoravo nel campo della telefonia e ti posso assicurare che, volendo, si potrebbe controllare precisamente cosa si fa con i singoli gigabyte scaricati. Questo non avviene, e non ci è dato sapere il perché. Dal punto di vista dello streaming, è chiaro che l’unica è cercare di portare sempre più serie, sempre più simulcast e in tempi sempre minori. Non è pensabile che oggi ti arrivi una serie di anni fa. Dal punto di vista Home Video, che inevitabilmente va fatto nel momento in cui la serie è già terminata, dipende tutto dall’edizione, dal doppiaggio e dai contenuti extra proposti, creare qualcosa che fa desiderare al cliente di possedere quell’edizione.
 


Alessandro: Voi quindi vorreste affiancare alla vostra attività di traduzione l’importazione di licenze animate. È già molto, avete in mente per caso anche altro?

Rocco: Il sogno finale sarebbe di avere una nostra piattaforma, ma deve andare tutto benissimo e realizzare ogni step intermedio. Per fortuna come adattatori stiamo ricevendo molti riconoscimenti e ci danno sempre più materiale su cui lavorare, tanto che presto arriveranno altre due serie su cui abbiamo lavorato noi, nomi non posso ancora farne. L’Home Video ci aiuterebbe molto ad avvicinarci al nostro sogno finale, permettendoci di iniziare un circolo virtuoso grazie a cui portare sempre più prodotti, anche per invogliare le persone a usare questa ipotetica piattaforma. Un passo alla volta però. Intanto speriamo che sempre più prodotti arrivino doppiati, così da permettere una scelta che da troppo tempo, su molti prodotti, veniva negata alle persone.

Alessandro: Rocco, grazie di cuore per essere stato qui con noi, e in bocca al lupo per i vostri progetti futuri!

Rocco: Grazie a te Alessandro, speriamo che le stelle ci ascoltino.

 
Qui di seguito vi lasciamo l'intervista anche in formato video. Buona visione.