Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Per saperne di più continuate a leggere.

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Nord e Sud in perenne conflitto, sempre e ovunque. Così anche come la ragione e il sentimento.
Così è cresciuta la protagonista di questo anime, Violet Evergarden. Tutto il suo viaggio inizia nella speranza e nella volontà di capire le parole "Ti amo" che il maggiore Gilbert le pronuncia in punta di morte durante una dura battaglia. Un personaggio "vergine", un foglio bianco su cui scrivere la nuova storia della sua vita, dopo che la fine della guerra le porta via una persona, che intuisce sia stata importante, e un cruento passato.

A Violet tocca vivere tra la gente che si relaziona nella quotidianità, e giorno dopo giorno le tocca vedere più a fondo nelle cose, nelle relazioni, tra i sentimenti. Dalla sua parte ha la pura innocenza che le fa scoprire in primis il fascino della scrittura delle lettere come mezzo per trasmettere i sentimenti delle persone (e non solo le parole).
Lei il suo viaggio l'affronta con tutta la caparbietà che il maggiore Gilbert le ha trasmesso, e lettera dopo lettera comincia ad impregnarsi dei colori delle emozioni della gente che incontra. Alla fine comprende l'importanza che ha avuto l'uomo che le ha dato sia la libertà dalla guerra che la libertà per agire con la propria volontà: la capacità di fare una scelta dopo aver provato "qualcosa".

È un anime con una tecnica di alto livello; oltre al comparto grafico mi hanno stupito molto i colori. Ho avuto la sensazione che puntata dopo puntata diventassero sempre più brillanti e che il loro miscelarsi fosse sempre più ricercato man mano che Violet comprendeva le emozioni.

I personaggi sono molto ben definiti e con una funzione drammaturgica che aiuta Violet nel suo viaggio nella vita.

Il comparto sonoro poi è di una delicatezza unica, nei momenti fortemente emotivi riusciva a rendere palpabile il tutto senza sembrare invadente: la scelta degli archi è stata azzeccata. La ciliegina sulla torta è data dalla fantastica opening che già dalle prime note ti introduce nella tipologia delle atmosfere di quest'anime.

Tuttavia pecca a livello drammaturgico. È un misto di puntate autoconclusive intervallate da una narrazione "principale" che tarda ad arrivare e zoppica nell'incedere. Un peccato, perché isolatamente gli episodi si lasciano vedere, emozionano... solo che mettono a dura prova la voglia dello spettatore di scoprire fatti e avvenimenti, del perché delle cose, del passato, e i nodi importanti degli eventi.

Un peccato, perché con una storia più curata avrebbero fatto di questo buon anime un capolavoro.
Comunque sia, mi sento di consigliare la visione di questo più che buono "Violet Evergarden".

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"Shinigami Bocchan to Kuro Maid" è una fiaba crudele.
Non vi sembra crudele, forse, non poter toccare la persona che ami? Non poterla abbracciare, stringerla, baciarla? È proprio il caso di questa triste storia.

Non sono i chilometri di distanza a tenere lontani i due innamorati protagonisti di questa vicenda, anzi, i due sono vicini, vivono addirittura sotto lo stesso tetto. Tuttavia i due non si possono nemmeno sfiorare, pena la morte di chi viene toccato.
Bocchan, il giovane nobile che vive isolato nel proprio castello, fu maledetto da una strega in modo tale che chiunque lui tocchi muoia all'istante. La governante, Alice, che vive con lui e di cui si è innamorato, e a sua volta ricambiato, è quindi una tentazione costante e dolorosa da sopprimere. Ma la maledizione non è l'unico ostacolo tra i due, vi è anche la differenza della classe sociale. Lui è il primogenito di una nobile famiglia, lei, in pratica, una serva. Per questa coppia, quindi, non sembra esserci nessuna speranza.
E se tutto questo non vi sembra abbastanza crudele, allora siete dei senza cuore.

L'idea di base di questa serie, anche se non estremamente originale, personalmente l'ho trovata piuttosto interessante. Peccato, però, non abbia avuto sviluppi particolarmente avvincenti e intriganti.
Di intrigante non è stato di certo il fanservice presente fin dalle prime battute, e, per mio gusto personale, abbastanza fastidioso direi, soprattutto nei primi episodi. Fortunatamente, poi, va scemando, o molto più probabilmente, dopo un po' ci si fa l'abitudine.
Ho gradito molto, invece, le musiche, molte delle quali aventi il pianoforte come strumento di spicco. Nel corso della serie troveremo, infatti, vari pezzi eseguiti al piano, anche dal protagonista, sottolineando i momenti più romantici e salienti.
Da un punto di vista grafico, tutto sommato non ci si può lamentare. Troviamo dei fondali stupendi, che sembrano dei veri dipinti e richiamano ad atmosfere un po' gotiche, alla "Edward mani di forbici", per intenderci.
È anche pur vero che vi è l'utilizzo della grafica digitale, che non sarà la preferita di molti, ma non è nemmeno da disprezzare poi così tanto. Piuttosto, il character design personalmente non mi ha esaltato. Lui, per esempio, sembra un pesce lesso, e lei (scusate) una battona. Ma, tralasciando questi dettagli da quattro soldi, ritorniamo al dramma dei nostri personaggi.

Il vero dramma di Bocchan sta soprattutto nel suo profondo senso di solitudine. Allontanato dalla sua stessa famiglia e obbligato a vivere in un grande castello solo in compagnia del fidato maggiordomo e della procace governante, il nostro duca passerà dei momenti davvero difficili e dolorosi. Bocchan è un alieno, è un intruso, è un elemento di disturbo, e per questo, dopo la curiosità, fa paura, e rivela la natura egoista e intollerante delle persone. Ci metterà non poco ad accettare il rifiuto dei suoi stessi famigliari e della comunità in generale, e a stabilire una sorta di equilibrio con sé stesso, costruendo un rapporto di fiducia con gli altri due membri della casa, i soli a rispettarlo e ad amarlo per quello che è.
Alice, soprattutto, che lo conosce fin da quando erano bambini, è l'unica a vederne il suo lato nascosto, ed è l'unica a non temere ad avvicinarsi così tanto a lui (tanto da metterlo in imbarazzo e in difficoltà!), da rischiare la sua stessa vita.
Molto significativo quell'episodio in cui i due trascorrono una bellissima giornata assieme in città, in una quasi parvenza di normalità data dalle strategie messe in atto da lei, affinché il ragazzo potesse uscire dal suo castello senza rischi di risvolti infausti. Poetica e suggestiva, infine, la scena in cui questa giornata volge al termine, dove si percepisce l'apice dell'amore tra i due, più di un abbraccio struggente che Bocchan non può dare ad Alice, e Alice non può ricevere, perché lui non può toccare senza distruggere. Eppure, nonostante tutto, questi due ragazzi son riusciti a toccarsi ugualmente e profondamente. Nell'animo. A dimostrazione del fatto che, anche privandosi di una vicinanza fisica, l'amore può sbocciare parimenti, se toccate le corde emotive giuste.

C'è un elemento che mi ha particolarmente colpito e ho osservato essere spesso presente: la neve, che scende a coprire questi loro caldi sentimenti, congelando un amore irrealizzabile, e per questo però preservandolo alle usure del tempo.

Per una inguaribile romantica come la sottoscritta, se si fosse maggiormente sviluppato il tema dell'amore impossibile, di sicuro avrei dato una valutazione migliore. Purtroppo, invece, in questa serie, tutto viene abbozzato, compresa l'origine e le dinamiche di questa maledizione, e, addirittura, certe parti di irrilevante importanza ai fini della storia, dilungate fin troppo. Peccato.
Tuttavia voglio sperare che, nella seconda stagione già annunciata, i vari cerchi si chiudano, o meglio, si sviluppino in modo più soddisfacente, soprattutto per quanto riguarda l'evoluzione di questo amore.

Consigliato a chi non si inorridisce di fronte a una grafica digitale e a un fanservice un poco invadente, ma soprattutto a chi pensa che gli amori impossibili... Siano per sempre!

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"La storia della Principessa Splendente" è un film che se possibile va oltre lo straordinario, per quanto mi riguarda è forse il miglior film marchiato Ghibli in assoluto, e molto probabilmente il più bel titolo cinematografico che io abbia mai visto ad oggi. Come realizzare un film che trasuda Giappone da ogni minimo dettaglio, ma riuscire a renderlo ugualmente universale: questa è la manifestazione definitiva del genio di Isao Takahata.

Dal punto di vista grafico si tratta di animazione disegnata a mano e colorata digitalmente, dando l'impressione di un pastello sia nei lineamenti dei personaggi che nelle loro tinte. La produzione di questo film è difatti costata un'enormità di denaro, il che forse spiega uno dei motivi per cui una grandissima fetta di animazione odierna è ormai costituita dai pupazzetti tridimensionali in computer grafica. Con la tecnologia del resto è tutto più semplice e meno dispendioso, ma a vederla così si rischia anche di rendere tutto molto più spersonalizzato e anonimo, è la morte dello stile. Ragion per cui questo film è invece vita all'ennesima potenza. Alcune delle scene più movimentate sono volutamente grezze, sporche e rapide, a tratti in un modo che ricorda un po' lo Yoshihiro Togashi degli ultimi capitoli di "Yu degli Spettri". In qualche caso le animazioni appaiono in puro stile stop motion.

Le musiche di Joe Hisashi si rivelano altrettanto geniali in questo contesto, all'occorrenza cupe e malinconiche, vivaci e luminose, con sprazzi di tensione, o tappeti sonori meditativi. È una colonna sonora dove gli stati d'animo espressi lungo il film sono tradotti nel minimo dettaglio.

Kaguya è uno di quei personaggi al quale non sarà mai possibile rendere giustizia con le parole. Una principessa che vive di conflitti devastanti e di sensi di colpa. Il personaggio subisce una frammentazione del proprio io: la prigione di un mondo dove sei obbligato a essere quello che non sei, e la perdita di fiducia in te stesso. Molte scene contengono pochi dialoghi, perché non ne servono di più: quel che accade nel mondo interiore di Kaguya si coglie spesso senza che venga spiegato verbalmente. Sembra una donna proveniente dalla dolce innocenza di un mondo matriarcale, calata all'interno di un patriarcato feroce. Del resto la luna, che è pressoché onnipresente all'interno del film, è un simbolo femminile. Ma in più, la luna rappresenta il distacco dalle passioni terrene, causa di tormento e sofferenza, ma delle quali la vita sulla Terra non può fare a meno.

Di azione ce n'è pochissima in "Kaguya-hime no Monogatari", ma il dispiegarsi della vicenda è talmente tagliente che non se ne sente per nulla la mancanza.
Guardare questo film non è facile per me, perché è uno di quelli che mi ha provato di più emotivamente, ma lo considero a tutti gli effetti un momento di apice assoluto nella storia del cinema.