Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Dentro Mari
5.5/10
Recensione di DarkSoulRead
-
Isao è un giovane hikikomori, platonicamente innamorato di Mari, una bellissima studentessa modello, ammirata da tutti. I due si incontrano ogni sera, al medesimo orario, in un konbini, ma non si sono mai parlati. Una sera, però, Isao decide di seguire Mari all’uscita del konbini e, quasi come per magia, si risveglia dentro di lei.
Con un plot sicuramente intrigante (anche se inflazionato), Oshimi viaggia in costante bilico tra originalità e banalità, cadendo spesso nel lato sbagliato.
Le vibes, a metà tra Usamaru Furuya e Masakazu Katsura, richiamano a tratti le atmosfere nostalgiche di “Video Girl Ai”, con citazioni nerd che rievocano opere come “Wecome to the NHK” e “La figlia dell’Otaku”.
Pur partendo da un incipit votato al fan-service più puro, il sensei approfondisce con intelligenza il lato psicologico dei personaggi, ampliando così il proprio target ben oltre il pubblico interessato alle sole nudità femminili. Ciò non toglie che l’occhio del voyeurismo, presente in ognuno di noi, venga ammiccato a più riprese attraverso scene pensate per solleticare le fantasie dei maschietti più ormonati, i quali sicuramente troveranno pane per i loro denti. Oshimi affronta temi tabù come la masturbazione e l’identità sessuale con sorprendente naturalezza, accompagnata da un filo di leggerezza comica che spesso stempera le tensioni, mantenendo la lettura sempre scorrevole e fluente.
«Nella postfazione del primo volume avevo scritto “voglio diventare una donna”, ma adesso non sono più di questa idea. Aver disegnato questo manga mi ha fatto scoprire la donna che c’è in me. La donna dentro l’uomo, il bello dentro il brutto… ho trovato la realtà dentro l’illusione».
Shūzō Oshimi è uno di quegli autori dotati di un’impronta autoriale fortemente riconoscibile e ricorsiva: crisi d’identità, emarginazione, incomunicabilità, conflitti familiari — in particolare il rapporto madre-figlio — sono temi cardine della sua poetica. La sua abilità sta nel riuscire, di volta in volta, a rielaborare questi elementi in forme nuove, dando vita a opere che, pur mantenendo una coerenza tematica, si rinnovano costantemente. Oshimi non ha timore di mettersi a nudo, né di esplorare fino in fondo le proprie ossessioni più recondite: emblematiche, in questo senso, sono le postfazioni in cui, con disarmante sincerità, condivide alcune delle sue fantasie erotiche. "Dentro Mari" è un’opera che, con delicatezza e provocazione, scardina le convenzioni sociali e morali; tuttavia, una certa tendenza alla ridondanza retorica finisce per appesantirne lo slancio, impedendole di spiccare davvero il volo.
Il lato mystery perde mordente piuttosto presto, lasciando spazio a uno sviluppo narrativo spesso confuso e disordinato. La sceneggiatura tende ad avvitarsi su se stessa, al punto da far sospettare che neppure lo stesso sensei avesse una direzione chiara in mente. Questa incertezza strutturale mina il coinvolgimento iniziale e rallenta la curiosità del lettore, che fatica a orientarsi tra le pieghe della trama.
In “Dentro Mari”, il tratto di Shūzō Oshimi è al servizio della fragilità emotiva e della tensione psicologica dei personaggi. Il suo disegno, semplice e pulito, si rivela incredibilmente espressivo: volti e sguardi sono i veri protagonisti, capaci di trasmettere inquietudine, desiderio, incertezza.
Il tratto non cerca la spettacolarità, ma si concentra sull’intimità del quotidiano, spesso sospesa tra erotismo e vulnerabilità. Il suo stile evita l’eccesso di dettaglio, preferendo una linea essenziale che mette in risalto le emozioni nude dei personaggi.
Il mangaka riesce a comunicare stati d’animo complessi, spesso ambigui, riflettendo l’instabilità interiore che anima l’intera vicenda, con un uso sapiente degli spazi vuoti e dei silenzi che amplifica il senso di isolamento e sospensione.
Isao, hikikomori dissociato, e Mari, studentessa modello dalla vita all’apparenza perfetta, si rivelano due facce della stessa alienazione. Lo scambio di corpi diventa metafora della ricerca di sé, di un’identità che non coincide con l’immagine esterna ma che si dibatte tra pulsioni represse e aspettative sociali. È attraverso questa dialettica interiore che Oshimi mette in scena l’inquietudine dell’essere, quella sensazione costante di non abitarsi davvero, di sentirsi ospiti in se stessi.
“Dentro Mari” è un’opera imperfetta, ma audace, capace di toccare corde profonde e scomode. Se da un lato inciampa in una narrazione a tratti confusa e ridondante, dall’altro offre uno spaccato sincero e perturbante della crisi identitaria contemporanea. Oshimi continua a scavare nei territori dell’animo umano con uno sguardo impudico e tormentato, e anche quando sbaglia traiettoria, lo fa con onestà, restando fedele alla sua inquietudine autoriale.
Con un plot sicuramente intrigante (anche se inflazionato), Oshimi viaggia in costante bilico tra originalità e banalità, cadendo spesso nel lato sbagliato.
Le vibes, a metà tra Usamaru Furuya e Masakazu Katsura, richiamano a tratti le atmosfere nostalgiche di “Video Girl Ai”, con citazioni nerd che rievocano opere come “Wecome to the NHK” e “La figlia dell’Otaku”.
Pur partendo da un incipit votato al fan-service più puro, il sensei approfondisce con intelligenza il lato psicologico dei personaggi, ampliando così il proprio target ben oltre il pubblico interessato alle sole nudità femminili. Ciò non toglie che l’occhio del voyeurismo, presente in ognuno di noi, venga ammiccato a più riprese attraverso scene pensate per solleticare le fantasie dei maschietti più ormonati, i quali sicuramente troveranno pane per i loro denti. Oshimi affronta temi tabù come la masturbazione e l’identità sessuale con sorprendente naturalezza, accompagnata da un filo di leggerezza comica che spesso stempera le tensioni, mantenendo la lettura sempre scorrevole e fluente.
«Nella postfazione del primo volume avevo scritto “voglio diventare una donna”, ma adesso non sono più di questa idea. Aver disegnato questo manga mi ha fatto scoprire la donna che c’è in me. La donna dentro l’uomo, il bello dentro il brutto… ho trovato la realtà dentro l’illusione».
Shūzō Oshimi è uno di quegli autori dotati di un’impronta autoriale fortemente riconoscibile e ricorsiva: crisi d’identità, emarginazione, incomunicabilità, conflitti familiari — in particolare il rapporto madre-figlio — sono temi cardine della sua poetica. La sua abilità sta nel riuscire, di volta in volta, a rielaborare questi elementi in forme nuove, dando vita a opere che, pur mantenendo una coerenza tematica, si rinnovano costantemente. Oshimi non ha timore di mettersi a nudo, né di esplorare fino in fondo le proprie ossessioni più recondite: emblematiche, in questo senso, sono le postfazioni in cui, con disarmante sincerità, condivide alcune delle sue fantasie erotiche. "Dentro Mari" è un’opera che, con delicatezza e provocazione, scardina le convenzioni sociali e morali; tuttavia, una certa tendenza alla ridondanza retorica finisce per appesantirne lo slancio, impedendole di spiccare davvero il volo.
Il lato mystery perde mordente piuttosto presto, lasciando spazio a uno sviluppo narrativo spesso confuso e disordinato. La sceneggiatura tende ad avvitarsi su se stessa, al punto da far sospettare che neppure lo stesso sensei avesse una direzione chiara in mente. Questa incertezza strutturale mina il coinvolgimento iniziale e rallenta la curiosità del lettore, che fatica a orientarsi tra le pieghe della trama.
In “Dentro Mari”, il tratto di Shūzō Oshimi è al servizio della fragilità emotiva e della tensione psicologica dei personaggi. Il suo disegno, semplice e pulito, si rivela incredibilmente espressivo: volti e sguardi sono i veri protagonisti, capaci di trasmettere inquietudine, desiderio, incertezza.
Il tratto non cerca la spettacolarità, ma si concentra sull’intimità del quotidiano, spesso sospesa tra erotismo e vulnerabilità. Il suo stile evita l’eccesso di dettaglio, preferendo una linea essenziale che mette in risalto le emozioni nude dei personaggi.
Il mangaka riesce a comunicare stati d’animo complessi, spesso ambigui, riflettendo l’instabilità interiore che anima l’intera vicenda, con un uso sapiente degli spazi vuoti e dei silenzi che amplifica il senso di isolamento e sospensione.
Isao, hikikomori dissociato, e Mari, studentessa modello dalla vita all’apparenza perfetta, si rivelano due facce della stessa alienazione. Lo scambio di corpi diventa metafora della ricerca di sé, di un’identità che non coincide con l’immagine esterna ma che si dibatte tra pulsioni represse e aspettative sociali. È attraverso questa dialettica interiore che Oshimi mette in scena l’inquietudine dell’essere, quella sensazione costante di non abitarsi davvero, di sentirsi ospiti in se stessi.
“Dentro Mari” è un’opera imperfetta, ma audace, capace di toccare corde profonde e scomode. Se da un lato inciampa in una narrazione a tratti confusa e ridondante, dall’altro offre uno spaccato sincero e perturbante della crisi identitaria contemporanea. Oshimi continua a scavare nei territori dell’animo umano con uno sguardo impudico e tormentato, e anche quando sbaglia traiettoria, lo fa con onestà, restando fedele alla sua inquietudine autoriale.
Recensione in una frase: leggete "Ikoku nikki".
Scrivo a caldo questa recensione cercando di organizzare il più possibile le idee a riguardo perché mi ha trasmesso tante emozioni e per forza di cose ciò si rifletterà anche sul mio giudizio, che resta di parte.
Storia
Si tratta di uno slice of life puro, dove la narrativa è costituita solo dalla quotidianità dei personaggi e l'unico filo conduttore sono i legami tra loro. Il tema centrale è l'elaborazione del lutto dei genitori da parte di Asa, e della sua riformulazione di una propria identità e del proprio percorso di vita. Oltre a questo tema si affronta anche quello dell'orientamento sessuale, delle convenzione sociali e, in generale, della "fatica" di crescere. Nel corso degli 11 volumi seguiremo i tre anni di scuola superiore di Asa insieme ai personaggi che gravitano intorno a lei. Pur non presentando avvenimenti degni di nota, i volumi si leggono senza annoiarsi a mio parere e in questo
"Ikoku nikki" riesce a evitare il più grosso pericolo di questo genere.
Personaggi
Asa la protagonista è fantastica. Schietta, energica, arrabbiata, ma anche tanto dolce. Di lei impariamo a conoscerne i pregi e a capirne i difetti. Un pregio dell'opera è la delicatezza e il realismo psicologico con cui viene affrontato il lutto di Asa, giacché ogni reazione al lutto è unica e personale quella di Asa commuove il lettore che arriva a sfiorare il sentimento che potrebbe accompagnare una perdita così devastante. Grande delicatezza anche nella ricerca con cui Asa tenterà di individuare i suoi genitori per quelli che erano, nel bene e nel male.
Makio: Il mio personaggio preferito. Rappresenta perfettamente l'animo di una scrittrice solitaria, ma che cerca in ogni modo di lottare contro la sua natura. Del resto la risposta deve essere nel tentativo (crediti a "Before Sunrise"). Con l'avvento di Asa la vita di Makio subisce una svolta che la porterà a mettersi in discussione e ad affrontare anche i suoi rimpianti verso la defunta sorella. La sua è una storia adulta che si scontra con le convenzioni sociali e la rappresentazione della sua storia con Kasamichi è quanto di più maturo e realistico abbia mai letto in un manga.
Emiri: Migliore amica di Asa. Attraverso il suo personaggio si parlerà di orientamento sessuale, ma anche di quanto può essere difficile coltivare e mantenere un legame di amicizia profondo. Anche il suo è un personaggio tridimensionale, piena di dubbi ma anche di certezze cui non venire meno.
Disegni
Tratto molto particolare, che però ho apprezzato molto e che nelle tavole più emotivamente cariche riesce davvero a trasmettere il cuore dei personaggi. Noto anche che la regia delle tavole, piena anche di flashback, talvolta appare un filo confusionaria a livello di baloon e non sempre si riesce a capire a colpo d'occhio chi parla.
In definitiva, "Ikoku Nikki" rappresenta un'opera profonda che parla di crescita a 360 gradi. Tutto viene trattato con delicatezza e realismo. Alla fine tante domande restano senza risposa ma del resto va bene così: il lettore ha sbirciato tre anni della vita di due donne molto diverse tra loro la cui vita prosegue. Non può esserci una risposta definitiva a un percorso che prosegue, ma non credo che questo rappresenti un difetto anche se potrebbe lasciare con un po' di amaro in bocca qualcun altro. In ogni caso, non posso far altro che consigliare assolutamente quest'opera a chiunque, con particolare riferimento agli appassionati di slice of life e/o drammatici.
Scrivo a caldo questa recensione cercando di organizzare il più possibile le idee a riguardo perché mi ha trasmesso tante emozioni e per forza di cose ciò si rifletterà anche sul mio giudizio, che resta di parte.
Storia
Si tratta di uno slice of life puro, dove la narrativa è costituita solo dalla quotidianità dei personaggi e l'unico filo conduttore sono i legami tra loro. Il tema centrale è l'elaborazione del lutto dei genitori da parte di Asa, e della sua riformulazione di una propria identità e del proprio percorso di vita. Oltre a questo tema si affronta anche quello dell'orientamento sessuale, delle convenzione sociali e, in generale, della "fatica" di crescere. Nel corso degli 11 volumi seguiremo i tre anni di scuola superiore di Asa insieme ai personaggi che gravitano intorno a lei. Pur non presentando avvenimenti degni di nota, i volumi si leggono senza annoiarsi a mio parere e in questo
"Ikoku nikki" riesce a evitare il più grosso pericolo di questo genere.
Personaggi
Asa la protagonista è fantastica. Schietta, energica, arrabbiata, ma anche tanto dolce. Di lei impariamo a conoscerne i pregi e a capirne i difetti. Un pregio dell'opera è la delicatezza e il realismo psicologico con cui viene affrontato il lutto di Asa, giacché ogni reazione al lutto è unica e personale quella di Asa commuove il lettore che arriva a sfiorare il sentimento che potrebbe accompagnare una perdita così devastante. Grande delicatezza anche nella ricerca con cui Asa tenterà di individuare i suoi genitori per quelli che erano, nel bene e nel male.
Makio: Il mio personaggio preferito. Rappresenta perfettamente l'animo di una scrittrice solitaria, ma che cerca in ogni modo di lottare contro la sua natura. Del resto la risposta deve essere nel tentativo (crediti a "Before Sunrise"). Con l'avvento di Asa la vita di Makio subisce una svolta che la porterà a mettersi in discussione e ad affrontare anche i suoi rimpianti verso la defunta sorella. La sua è una storia adulta che si scontra con le convenzioni sociali e la rappresentazione della sua storia con Kasamichi è quanto di più maturo e realistico abbia mai letto in un manga.
Emiri: Migliore amica di Asa. Attraverso il suo personaggio si parlerà di orientamento sessuale, ma anche di quanto può essere difficile coltivare e mantenere un legame di amicizia profondo. Anche il suo è un personaggio tridimensionale, piena di dubbi ma anche di certezze cui non venire meno.
Disegni
Tratto molto particolare, che però ho apprezzato molto e che nelle tavole più emotivamente cariche riesce davvero a trasmettere il cuore dei personaggi. Noto anche che la regia delle tavole, piena anche di flashback, talvolta appare un filo confusionaria a livello di baloon e non sempre si riesce a capire a colpo d'occhio chi parla.
In definitiva, "Ikoku Nikki" rappresenta un'opera profonda che parla di crescita a 360 gradi. Tutto viene trattato con delicatezza e realismo. Alla fine tante domande restano senza risposa ma del resto va bene così: il lettore ha sbirciato tre anni della vita di due donne molto diverse tra loro la cui vita prosegue. Non può esserci una risposta definitiva a un percorso che prosegue, ma non credo che questo rappresenti un difetto anche se potrebbe lasciare con un po' di amaro in bocca qualcun altro. In ogni caso, non posso far altro che consigliare assolutamente quest'opera a chiunque, con particolare riferimento agli appassionati di slice of life e/o drammatici.
Amane Gymnasium
7.0/10
Recensione di annadaifan
-
"Amane Gymnasium" è un manga realizzato dall’apprezzato Usamaru Furuya e pubblicato dal 2017 al 2020 in Giappone, si compone di 7 volumetti pubblicati da noi dall’editore Coconino Press.
La protagonista della storia è Amane Miyakata, un’impiegata piuttosto ordinaria di 27 anni che nel tempo libero si dedica alla creazione di bambole. Un giorno riceve dell'argilla da un uomo anziano, proprietario del negozio in cui di solito acquista il materiale necessario per le sue creazioni. Vista la sua passione fin da ragazzina delle opere di Moto Hagio e Keiko Takemiya decide di realizzare delle bambole che hanno le sembianze di giovani ragazzi che popoleranno il suo personale “gymnasium”.
Sorprendentemente queste bambole inizieranno a muoversi per conto loro e Amane si ritroverà a gestire tutte le loro esigenze. I rapporti fra le bambole non saranno facili e Amane dovrà destreggiarsi fra il mondo reale e quello del collegio, grazie anche all’aiuto di un collega di lavoro che si avvicinerà a lei senza farle troppe domande sul suo bizzarro comportamento.
Seguendo le bambole sembra quasi di ritrovarsi in una delle tante storie tragiche degli anni ’70 del mondo shonen ai, colmo di drammi ed episodi violenti. Ma tutto questo è solo nella mente di Amane? Cosa nasconde la ragazza? Cosa c’è dietro alcune porte che sogna di continuo e non ha il coraggio di aprire?
Buona parte di queste domande verranno svelate nei capitoli finali, ma il tutto è fatto in una maniera troppo semplicistica e buonista che possono deludere il lettore.
I disegni sono molto dettagliati e gli sfondi sono ottimi.
In fin dei conti quest’opera è un omaggio al mondo delle storie d’amore fra ragazzi e, infatti, la parte più interessante per me è stata la vita delle bambole nel collegio piuttosto che i traumi subiti da Amane.
Se già siete fan di Furuya considerate quest’opera come qualcosa di distante da ciò a cui ci ha abituato il mangaka, si tratta di una parentesi più leggera dell’autore.
La protagonista della storia è Amane Miyakata, un’impiegata piuttosto ordinaria di 27 anni che nel tempo libero si dedica alla creazione di bambole. Un giorno riceve dell'argilla da un uomo anziano, proprietario del negozio in cui di solito acquista il materiale necessario per le sue creazioni. Vista la sua passione fin da ragazzina delle opere di Moto Hagio e Keiko Takemiya decide di realizzare delle bambole che hanno le sembianze di giovani ragazzi che popoleranno il suo personale “gymnasium”.
Sorprendentemente queste bambole inizieranno a muoversi per conto loro e Amane si ritroverà a gestire tutte le loro esigenze. I rapporti fra le bambole non saranno facili e Amane dovrà destreggiarsi fra il mondo reale e quello del collegio, grazie anche all’aiuto di un collega di lavoro che si avvicinerà a lei senza farle troppe domande sul suo bizzarro comportamento.
Seguendo le bambole sembra quasi di ritrovarsi in una delle tante storie tragiche degli anni ’70 del mondo shonen ai, colmo di drammi ed episodi violenti. Ma tutto questo è solo nella mente di Amane? Cosa nasconde la ragazza? Cosa c’è dietro alcune porte che sogna di continuo e non ha il coraggio di aprire?
Buona parte di queste domande verranno svelate nei capitoli finali, ma il tutto è fatto in una maniera troppo semplicistica e buonista che possono deludere il lettore.
I disegni sono molto dettagliati e gli sfondi sono ottimi.
In fin dei conti quest’opera è un omaggio al mondo delle storie d’amore fra ragazzi e, infatti, la parte più interessante per me è stata la vita delle bambole nel collegio piuttosto che i traumi subiti da Amane.
Se già siete fan di Furuya considerate quest’opera come qualcosa di distante da ciò a cui ci ha abituato il mangaka, si tratta di una parentesi più leggera dell’autore.
I collegamenti ad Amazon fanno parte di un programma di affiliazione: se effettui un acquisto o un ordine attraverso questi collegamenti, il nostro sito potrebbe ricevere una commissione.
Ne hanno fatto un film... questo.
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.