Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Capitan Harlock
10.0/10
"... Allora Perché ti ostini a proteggere tanto quella Terra da cui sei fuggito disgustato ed avvilito?"
" ... Perché? Perché laggiù sbocciano i fiori, perchè la Terra è profumata, perchè la sua natura è la cosa più bella di tutto l'universo e perchè gli uomini un giorno capiranno che il vero paradiso è quello...".
Le parole toccanti di questo dialogo tra Raflesia e Harlock sono sconvolgenti per la loro incredibile attualità. Un'opera datata 1978 sa ancora veicolare grandi valori.
Siamo nel 2977 e la Terra è ormai priva di preoccupazioni: i suoi abitanti hanno sconfitto la povertà colonizzando vari pianeti dell'universo...
Matsumoto ci dipinge uno scenario surreale che ha in sé grandi elementi di attualità. È vero che la povertà è stata sconfitta, ma a ciò è subentrata una profonda inerzia nella vita dei terrestri e soprattutto in coloro che li governano.
La natura dell'antico ventesimo secolo è ormai sconvolta dai grandi cambiamenti introdotti dalla modernità e la principale preoccupazione degli uomini di stato è quella di seguire corse di cani, giocare a golf e dar la caccia al pirata spaziale Harlock.
Uomo introverso e misterioso, dotato di grande astuzia e carisma, Harlock è il protagonista che occupa i ricordi di intere generazioni di giovani che hanno seguito le sue avventure.
L'aspetto oscuro e solitario, una storia misteriosa legata alla famosissima astronave con cui Harlock viaggia negli angoli più remoti dello spazio, un equipaggio di cui si scoprono pian piano tutte le caratteristiche e i ritratti individuali arricchiscono la trama della serie televisiva, rendendola accattivante e geniale.
È un prodotto datato che porta con sé il peso degli anni, ma l'intera trama non presenta imperfezioni: partendo dal protagonista, Harlock, un uomo che viene scoperto pian piano, dotato di un temperamento freddo, razionale e capace allo stesso tempo di una grande generosità sia verso gli uomini, che per primi lo hanno bandito, sia verso i nemici. Pietà e lealtà ne fanno un uomo spesso surreale, un eroe al di fuori della portata della Terra del 2977.
Un personaggio di tale grande statura dimostra le qualità di caratterizzazione di Matsumoto, ancora più confermate dalla spiccata caratterizzazione dei nemici che incombono sulla Terra. L'antitesi della società per eccellenza: un popolo fatto di sole donne, bellissime donne provenienti dal pianeta Mazone e condotte dalla possente regina Raflesia, incarna valori di spirito di sacrificio che ormai la popolazione umana ha perso da tempo. Per assurdo, spesso le sensuali donne della flotta di Raflesia sono dotate di una caparbietà fuori dall'ordinario.
Sentimenti come l'amore e l'amicizia predominano, alternandosi agli spettacolari combattimenti tra l'astronave Arcadia e le navi mazoniane, stupendi per l'incredibile agilità e robustezza della nave, per la destrezza del suo capitano nel comandarla, come se la conoscesse e provasse un profondo e intimo legame con lei.
E poi una bambina, una tenera bambina di nome Mayu, che non ha altri se non Harlock, legata al pirata da un forte sentimento e protetta da quest'ultimo come se fosse sua figlia, testimonia che è ancora possibile far qualcosa per la Terra, è possibile ricominciare da capo scuotendo la buona volontà dei pochi uomini dotati di grande forza d'animo...
Tutto ciò che veicola la serie animata di Harlock è un grande regalo per le generazioni che hanno saputo amarla. Il giudizio positivo dell'opera non va allora al lato tecnico, che di sicuro mostra le carenze di un'opera antica, ma ai ritratti, alle caratterizzazioni, alla bellezza delle storie individuali di ogni personaggio, alla capacità di suscitare negli spettatori tensione e rammarico, il tutto alternandosi saggiamente a modesti momenti di humour.
Il character design è molto particolare: colpisce la bellezza dei volti delle mazoniane, così come la sensualità e la morbida sinuosità dei corpi femminili. L'animazione e la grafica risentono del peso degli anni, ma se si tiene conto della lontananza del tempo in cui l'opera è stata prodotta, stupisce la ricchezza tecnologica dei marchingegni di cui è dotata l'astronave Arcadia, così come anche le astronavi nemiche.
Il tutto è contornato dalle bellissime colonne sonore di Seiji Yokoyama, un artista che eccelle nell'esprimere i momenti di pathos e di tensione con le note orchestrali e maestose delle sue composizioni. L'anime ci regala un'ambientazione straordinaria: è una vetta che per quegli anni non verrà più raggiunta, sia nelle caratterizzazioni che nella bellezza della storia.
Opera indimenticabile nella sua superba perfezione, adatta soprattutto a un pubblico che ama un misto di fantascienza, raffigurata in universi paralleli abitati da alieni dignitosi e modello di integrità morale per gli esseri umani, e geniali azioni strategiche dei due grandi antagonisti Raflesia e Harlock.
E il vessillo nero che sventola sempre sull'albero dell'Arcadia raffigura lo stemma di un teschio... È lo stemma di un pirata, un pirata che, nonostante combatta per la Terra, vagherà per sempre nello spazio senza meta, inquieto e alla ricerca di un angolo di libertà nell'immenso universo.
" ... Perché? Perché laggiù sbocciano i fiori, perchè la Terra è profumata, perchè la sua natura è la cosa più bella di tutto l'universo e perchè gli uomini un giorno capiranno che il vero paradiso è quello...".
Le parole toccanti di questo dialogo tra Raflesia e Harlock sono sconvolgenti per la loro incredibile attualità. Un'opera datata 1978 sa ancora veicolare grandi valori.
Siamo nel 2977 e la Terra è ormai priva di preoccupazioni: i suoi abitanti hanno sconfitto la povertà colonizzando vari pianeti dell'universo...
Matsumoto ci dipinge uno scenario surreale che ha in sé grandi elementi di attualità. È vero che la povertà è stata sconfitta, ma a ciò è subentrata una profonda inerzia nella vita dei terrestri e soprattutto in coloro che li governano.
La natura dell'antico ventesimo secolo è ormai sconvolta dai grandi cambiamenti introdotti dalla modernità e la principale preoccupazione degli uomini di stato è quella di seguire corse di cani, giocare a golf e dar la caccia al pirata spaziale Harlock.
Uomo introverso e misterioso, dotato di grande astuzia e carisma, Harlock è il protagonista che occupa i ricordi di intere generazioni di giovani che hanno seguito le sue avventure.
L'aspetto oscuro e solitario, una storia misteriosa legata alla famosissima astronave con cui Harlock viaggia negli angoli più remoti dello spazio, un equipaggio di cui si scoprono pian piano tutte le caratteristiche e i ritratti individuali arricchiscono la trama della serie televisiva, rendendola accattivante e geniale.
È un prodotto datato che porta con sé il peso degli anni, ma l'intera trama non presenta imperfezioni: partendo dal protagonista, Harlock, un uomo che viene scoperto pian piano, dotato di un temperamento freddo, razionale e capace allo stesso tempo di una grande generosità sia verso gli uomini, che per primi lo hanno bandito, sia verso i nemici. Pietà e lealtà ne fanno un uomo spesso surreale, un eroe al di fuori della portata della Terra del 2977.
Un personaggio di tale grande statura dimostra le qualità di caratterizzazione di Matsumoto, ancora più confermate dalla spiccata caratterizzazione dei nemici che incombono sulla Terra. L'antitesi della società per eccellenza: un popolo fatto di sole donne, bellissime donne provenienti dal pianeta Mazone e condotte dalla possente regina Raflesia, incarna valori di spirito di sacrificio che ormai la popolazione umana ha perso da tempo. Per assurdo, spesso le sensuali donne della flotta di Raflesia sono dotate di una caparbietà fuori dall'ordinario.
Sentimenti come l'amore e l'amicizia predominano, alternandosi agli spettacolari combattimenti tra l'astronave Arcadia e le navi mazoniane, stupendi per l'incredibile agilità e robustezza della nave, per la destrezza del suo capitano nel comandarla, come se la conoscesse e provasse un profondo e intimo legame con lei.
E poi una bambina, una tenera bambina di nome Mayu, che non ha altri se non Harlock, legata al pirata da un forte sentimento e protetta da quest'ultimo come se fosse sua figlia, testimonia che è ancora possibile far qualcosa per la Terra, è possibile ricominciare da capo scuotendo la buona volontà dei pochi uomini dotati di grande forza d'animo...
Tutto ciò che veicola la serie animata di Harlock è un grande regalo per le generazioni che hanno saputo amarla. Il giudizio positivo dell'opera non va allora al lato tecnico, che di sicuro mostra le carenze di un'opera antica, ma ai ritratti, alle caratterizzazioni, alla bellezza delle storie individuali di ogni personaggio, alla capacità di suscitare negli spettatori tensione e rammarico, il tutto alternandosi saggiamente a modesti momenti di humour.
Il character design è molto particolare: colpisce la bellezza dei volti delle mazoniane, così come la sensualità e la morbida sinuosità dei corpi femminili. L'animazione e la grafica risentono del peso degli anni, ma se si tiene conto della lontananza del tempo in cui l'opera è stata prodotta, stupisce la ricchezza tecnologica dei marchingegni di cui è dotata l'astronave Arcadia, così come anche le astronavi nemiche.
Il tutto è contornato dalle bellissime colonne sonore di Seiji Yokoyama, un artista che eccelle nell'esprimere i momenti di pathos e di tensione con le note orchestrali e maestose delle sue composizioni. L'anime ci regala un'ambientazione straordinaria: è una vetta che per quegli anni non verrà più raggiunta, sia nelle caratterizzazioni che nella bellezza della storia.
Opera indimenticabile nella sua superba perfezione, adatta soprattutto a un pubblico che ama un misto di fantascienza, raffigurata in universi paralleli abitati da alieni dignitosi e modello di integrità morale per gli esseri umani, e geniali azioni strategiche dei due grandi antagonisti Raflesia e Harlock.
E il vessillo nero che sventola sempre sull'albero dell'Arcadia raffigura lo stemma di un teschio... È lo stemma di un pirata, un pirata che, nonostante combatta per la Terra, vagherà per sempre nello spazio senza meta, inquieto e alla ricerca di un angolo di libertà nell'immenso universo.
Conan, il ragazzo del futuro
8.0/10
Recensione di deathmetalsoul
-
Correva l'anno 1978: il maestro Miyazaki mise alla luce una delle opere animate che molti considerano tra le migliori di sempre e che ancora oggi conquista i cuori di molti appassionati che riescono a capire la grandezza del prodotto. Stiamo parlando di "Mirai Shounen Conan", da noi conosciuto come "Conan, il ragazzo del futuro". Una serie animata di uno spessore tale da mettere a dura prova tutti gli altri prodotti dell'epoca, sia dal lato tecnico che da quello della trama.
La storia, sviluppata in 26 episodi, è ambientata in un futuro nel quale, a causa di una terza guerra mondiale, il pianeta ha subito molti mutamenti significativi e la popolazione si è ridotta in maniera sostanziale. In questo scenario, se vogliamo anche un po' fantascientifico, sono sopravvissute le parti che da sempre regolano il nostro mondo: i "buoni" e i "cattivi", che si daranno battaglia fino al momento in cui una delle due fazioni trionferà.
I personaggi sono caratterizzati bene (almeno i principali): come in molte opere del maestro, i protagonisti sono bambini puri che lottano contro alcuni adulti raffiguranti la malvagità e la sete di potere, anche in un mondo che ormai ha poco da offrire. I due principali rappresentano il ritratto della bontà e cercano sempre di aiutare il prossimo anche quando non lo merita; a loro sono affiancate persone di ogni genere che, anche se al principio sembrano malvagie, alla fine ci riserveranno qualche sorpresa. Dall'altro lato, invece, troviamo persone pervase da un senso di malvagità che non imparano mai la lezione che si cerca di trasmettere (quindi esempi più che attuali).
Secondo il mio parere, il punto forte della storia sono le ambientazioni, davvero curate nei minimi dettagli e capaci di suscitare nello spettatore curiosità e ammirazione. Alcune sono ancora oggi introvabili nelle opere moderne, mentre altre bastano da sole a farci riflettere, anche senza sottofondo musicale e senza dialoghi. I temi ricorrenti sono soprattutto il rapporto tra gli uomini, quello tra uomo e natura e il tema della guerra.
Dal punto di vista tecnico ci troviamo a un livello elevato, considerando l'anno di produzione: i disegni, come detto, sono molto ben realizzati; i paesaggi e i mecha sono di gran lunga superiori agli altri prodotti dell'epoca. Perdono qualcosa i personaggi, in quanto molti sono troppo simili tra loro e non hanno tratti caratteristici e distintivi, ma la cosa non pesa più di tanto. Per il resto, le animazioni sono buone, l'uso dei colori è ottimo e rispecchia le zone dell'anime: da un lato troviamo colori caldi e piacevoli per le zone naturali, mentre dall'altro troviamo colori freddi e paesaggi molto meno particolareggiati per quanto riguarda le zone non naturali e le armi.
Infine, la colonna sonora è piacevole. La visione è gradevole, anche se in alcuni frangenti può risultare pesante agli occhi dei ragazzi abituati agli anime della generazione moderna. Tuttavia, io consiglio il prodotto a chiunque voglia seguire una bella storia che emoziona in molti momenti, e la considero d'obbligo per chi si ritiene un appassionato di anime e per chi crede che la vera animazione giapponese sia iniziata negli anni ’90.
La storia, sviluppata in 26 episodi, è ambientata in un futuro nel quale, a causa di una terza guerra mondiale, il pianeta ha subito molti mutamenti significativi e la popolazione si è ridotta in maniera sostanziale. In questo scenario, se vogliamo anche un po' fantascientifico, sono sopravvissute le parti che da sempre regolano il nostro mondo: i "buoni" e i "cattivi", che si daranno battaglia fino al momento in cui una delle due fazioni trionferà.
I personaggi sono caratterizzati bene (almeno i principali): come in molte opere del maestro, i protagonisti sono bambini puri che lottano contro alcuni adulti raffiguranti la malvagità e la sete di potere, anche in un mondo che ormai ha poco da offrire. I due principali rappresentano il ritratto della bontà e cercano sempre di aiutare il prossimo anche quando non lo merita; a loro sono affiancate persone di ogni genere che, anche se al principio sembrano malvagie, alla fine ci riserveranno qualche sorpresa. Dall'altro lato, invece, troviamo persone pervase da un senso di malvagità che non imparano mai la lezione che si cerca di trasmettere (quindi esempi più che attuali).
Secondo il mio parere, il punto forte della storia sono le ambientazioni, davvero curate nei minimi dettagli e capaci di suscitare nello spettatore curiosità e ammirazione. Alcune sono ancora oggi introvabili nelle opere moderne, mentre altre bastano da sole a farci riflettere, anche senza sottofondo musicale e senza dialoghi. I temi ricorrenti sono soprattutto il rapporto tra gli uomini, quello tra uomo e natura e il tema della guerra.
Dal punto di vista tecnico ci troviamo a un livello elevato, considerando l'anno di produzione: i disegni, come detto, sono molto ben realizzati; i paesaggi e i mecha sono di gran lunga superiori agli altri prodotti dell'epoca. Perdono qualcosa i personaggi, in quanto molti sono troppo simili tra loro e non hanno tratti caratteristici e distintivi, ma la cosa non pesa più di tanto. Per il resto, le animazioni sono buone, l'uso dei colori è ottimo e rispecchia le zone dell'anime: da un lato troviamo colori caldi e piacevoli per le zone naturali, mentre dall'altro troviamo colori freddi e paesaggi molto meno particolareggiati per quanto riguarda le zone non naturali e le armi.
Infine, la colonna sonora è piacevole. La visione è gradevole, anche se in alcuni frangenti può risultare pesante agli occhi dei ragazzi abituati agli anime della generazione moderna. Tuttavia, io consiglio il prodotto a chiunque voglia seguire una bella storia che emoziona in molti momenti, e la considero d'obbligo per chi si ritiene un appassionato di anime e per chi crede che la vera animazione giapponese sia iniziata negli anni ’90.
Lady Oscar
10.0/10
Recensione di demone dell'oscurità
-
"Lady Oscar" è un'opera dove la spadaccina da cui l'opera prende il nome non è l'unica protagonista.
Abbiamo effettivamente diversi protagonisti: un popolo francese sempre più inferocito per la povertà sempre più marcata da una parte, e il lusso sempre più sfrenato dall'altra per i potenti. Poi abbiamo la regina, che acquisisce tale potere molto presto, dimostrandosi dapprima un'incapace damigella coronata e, con il passare del tempo, più matura, fredda e ferma nelle sue decisioni, giuste o sbagliate che siano. Infine troviamo un uomo sempre desiderato dai piani alti dell'aristocrazia e un altro il cui amore difficilmente viene corrisposto col passare degli eventi. In ultima analisi troviamo un uomo giusto, proveniente dalla gente e pronto a difenderla nonostante le avversità delle leggi a cui è assoggettata.
Voglio soffermarmi a parlare della protagonista femminile oltre a Oscar, ovvero Maria Antonietta, il perfetto tramite tra anime, trama dell'opera e storia francese realmente accaduta. Le vicende che si intrecciano attorno a questo personaggio, in molte occasioni, tendono a soffocare la protagonista dell'opera, Oscar.
Ma, in effetti, se facciamo due calcoli scopriamo che l'epoca in cui è ambientata la vicenda ci fa pensare subito al suo personaggio prima ancora di Oscar. Come dicevo prima, la sua è un'esistenza basata sul lusso più sfrenato, sulle chiacchiere di corte, su quello che dice la gente di lei, su un trono che non ha mai voluto e non ha mai desiderato avere così presto, su un uomo che non ha mai amato e che con lei divide il trono (no, non è "Uomini e Donne", non vi preoccupate!) e su un uomo che invece ha amato di nascosto e alla follia, e che, a causa della guerra tra opposte fazioni, le è stato strappato in maniera crudele e senza speranza di poterlo rivedere un giorno, a parte nell'occasione più importante.
Ed è qui che scopriamo una regina più fiera, più libera nella sua esistenza, nel suo essere ragazza che diventa donna. E non certo per le etichette richieste dalla corona, ma per la voglia di vivere a cui aveva dovuto rinunciare così presto, quel "sua altezza" che molto spesso ha mal digerito per le dicerie di pseudo-contesse e per una voglia di potere che ha sempre sconfessato di avere.
Ma le responsabilità più gravose sono sempre dietro l'angolo, ed è così che Maria Antonietta diventa prima donna, poi madre di figli che non vedranno mai un regno e poi, ma solo poi, regina di Francia, laddove la dignità di donna prende finalmente il sopravvento su un mondo a cui ha dichiarato che le sta stretto per ragioni politiche, di vita e di destino.
Maria Antonietta è una donna che, alla fine delle vicende, ha conosciuto diverse traversie, di cui una cosa si può dire con certezza: nel momento in cui si offre all'umiliazione, non è una donna da umiliare, ma da ammirare in tutto il suo splendore. Lei, semmai, la testa l'ha abbassata più volte quando era solo una principessa erede al trono, ma null'altro si può dire di negativo nei caratteri di questa donna, la cui cattiveria era solo negli interessi di chi la circondava più che nei propri, e in molte occasioni questo si deduce.
Quindi l'altro fine che riusciamo a cogliere in quest'opera è che una donna non mette mai da parte il suo orgoglio e la sua femminilità, nonché la sua storia per natura; al massimo questi sono elementi che si ritrovano di più nei caratteri degli uomini, sempre presi da mille debolezze. Ma quanto all'animo, la donna ci è parecchio superiore, e un carattere forte come quello di Maria Antonietta è la dimostrazione più piena di questo pensiero.
Abbiamo effettivamente diversi protagonisti: un popolo francese sempre più inferocito per la povertà sempre più marcata da una parte, e il lusso sempre più sfrenato dall'altra per i potenti. Poi abbiamo la regina, che acquisisce tale potere molto presto, dimostrandosi dapprima un'incapace damigella coronata e, con il passare del tempo, più matura, fredda e ferma nelle sue decisioni, giuste o sbagliate che siano. Infine troviamo un uomo sempre desiderato dai piani alti dell'aristocrazia e un altro il cui amore difficilmente viene corrisposto col passare degli eventi. In ultima analisi troviamo un uomo giusto, proveniente dalla gente e pronto a difenderla nonostante le avversità delle leggi a cui è assoggettata.
Voglio soffermarmi a parlare della protagonista femminile oltre a Oscar, ovvero Maria Antonietta, il perfetto tramite tra anime, trama dell'opera e storia francese realmente accaduta. Le vicende che si intrecciano attorno a questo personaggio, in molte occasioni, tendono a soffocare la protagonista dell'opera, Oscar.
Ma, in effetti, se facciamo due calcoli scopriamo che l'epoca in cui è ambientata la vicenda ci fa pensare subito al suo personaggio prima ancora di Oscar. Come dicevo prima, la sua è un'esistenza basata sul lusso più sfrenato, sulle chiacchiere di corte, su quello che dice la gente di lei, su un trono che non ha mai voluto e non ha mai desiderato avere così presto, su un uomo che non ha mai amato e che con lei divide il trono (no, non è "Uomini e Donne", non vi preoccupate!) e su un uomo che invece ha amato di nascosto e alla follia, e che, a causa della guerra tra opposte fazioni, le è stato strappato in maniera crudele e senza speranza di poterlo rivedere un giorno, a parte nell'occasione più importante.
Ed è qui che scopriamo una regina più fiera, più libera nella sua esistenza, nel suo essere ragazza che diventa donna. E non certo per le etichette richieste dalla corona, ma per la voglia di vivere a cui aveva dovuto rinunciare così presto, quel "sua altezza" che molto spesso ha mal digerito per le dicerie di pseudo-contesse e per una voglia di potere che ha sempre sconfessato di avere.
Ma le responsabilità più gravose sono sempre dietro l'angolo, ed è così che Maria Antonietta diventa prima donna, poi madre di figli che non vedranno mai un regno e poi, ma solo poi, regina di Francia, laddove la dignità di donna prende finalmente il sopravvento su un mondo a cui ha dichiarato che le sta stretto per ragioni politiche, di vita e di destino.
Maria Antonietta è una donna che, alla fine delle vicende, ha conosciuto diverse traversie, di cui una cosa si può dire con certezza: nel momento in cui si offre all'umiliazione, non è una donna da umiliare, ma da ammirare in tutto il suo splendore. Lei, semmai, la testa l'ha abbassata più volte quando era solo una principessa erede al trono, ma null'altro si può dire di negativo nei caratteri di questa donna, la cui cattiveria era solo negli interessi di chi la circondava più che nei propri, e in molte occasioni questo si deduce.
Quindi l'altro fine che riusciamo a cogliere in quest'opera è che una donna non mette mai da parte il suo orgoglio e la sua femminilità, nonché la sua storia per natura; al massimo questi sono elementi che si ritrovano di più nei caratteri degli uomini, sempre presi da mille debolezze. Ma quanto all'animo, la donna ci è parecchio superiore, e un carattere forte come quello di Maria Antonietta è la dimostrazione più piena di questo pensiero.
I collegamenti ad Amazon fanno parte di un programma di affiliazione: se effettui un acquisto o un ordine attraverso questi collegamenti, il nostro sito potrebbe ricevere una commissione.
Guarda, per me non è neanche da 8. Al massimo 6,5/7. Ma mi rendo conto che i miei gusti sono un po' lontani da quel genere di opera, quindi per quello non l'ho apprezzato molto
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.