A giudicare dal numero di commenti agli episodi, alle notizie con le prime impressioni e alle discussioni sulle varie schede utente del sito, possiamo constatare che sono in molti gli appassionati che seguono gli anime più recenti in diretta col Giappone, settimana per settimana. Oltre a questi, tuttavia, esiste una fetta non trascurabile che preferisce invece attendere la conclusione delle varie serie, per poi orientarsi sui titoli maggiormente apprezzati senza la necessità di sottostare alle uscite giapponesi, ma potendo gestire a propria scelta i tempi di visione. Questa rubrica nasce principalmente per questi ultimi, per dare una visione conclusiva della stagione e consigliare gli anime maggiormente apprezzati dai vari redattori del sito. In questa nuova impostazione della rubrica abbiamo preso in esame tutte le serie concluse nell'inverno e ogni redattore ha consigliato le due serie preferite e le motivazioni del proprio apprezzamento.
Questa rubrica vuole anche dare l'occasione agli utenti che hanno seguito le varie serie in diretta di consigliare a loro volta i loro titoli preferiti. Pensate che qualche anime meritevole sia passato in sordina? Oppure non siete rimasti molto convinti da qualcuno dei successi stagionali? Ditecelo nei commenti.
N.B. Si è deciso di considerare quelle serie che arrivano ufficialmente in Italia in streaming con qualche mese di ritardo nella stagione del loro arrivo in Italia.
Zelgadis
The Holy Grail of Eris si distingue nel panorama dei "villainess anime" puntando tutto su atmosfere gotiche, intrighi politici e un duo di protagoniste memorabile. Constance e Scarlett (una viva, l'altra fantasma) formano un legame che cresce episodio dopo episodio, trasformandosi da freddo patto utilitaristico in una vera e propria amicizia, e diventando il cuore emotivo pulsante dell'intera serie. Il comparto visivo costruisce un'estetica coerente e riconoscibile, con toni cupi e chiaroscuri marcati che sottolineano il registro da thriller storico, mentre le performance vocali delle due protagoniste si rivelano uno dei punti di forza più convincenti dell'adattamento. L'anime paga qualcosa in termini di ritmo e profondità narrativa, condensare tre volumi in dodici episodi lascia inevitabilmente il segno, ma resta una delle proposte più originali e ambiziose del genere, e un ottimo punto di partenza per chi volesse poi approfondire la storia attraverso i romanzi originali.
Gnosia è l'adattamento anime dell'omonimo indie game di Petit Depotto, prodotto da Aniplex e trasmesso tra l'autunno 2025 e marzo 2026 per un totale di 21 episodi, disponibile su Crunchyroll con sottotitoli in italiano. La storia si svolge su un'astronave alla deriva: un'entità aliena chiamata Gnosia si mimetizza tra l'equipaggio, costringendo i sopravvissuti a votare ogni giorno chi mandare in ibernazione. Al centro della vicenda c'è Yuri, protagonista originale dell'anime, intrappolato in un time loop e costretto a ripartire ogni volta dal primo giorno della crisi in cerca della verità. La serie riesce a restituire l'atmosfera claustrofobica e paranoica del gioco originale, con una regia attenta ai micro-movimenti dei personaggi e una colonna sonora che mescola elettronica minimale e brani inediti. Il cast corale è il vero punto di forza: ogni personaggio porta con sé contraddizioni e segreti che rendono il gioco delle identità genuinamente avvincente. Chi non conosce il gioco potrebbe però faticare davanti ad alcune lacune narrative, e il rapporto tra i due protagonisti non sempre raggiunge la profondità emotiva che il finale richiederebbe. Un adattamento irregolare ma affascinante, consigliato soprattutto a chi ama la fantascienza psicologica e le storie corali.
Focasaggia
Opera molto attuale per le tematiche scelte, è una serie capace di far riflettere lo spettatore. Tra stili di vita condivisibili o meno si arriva a scelte estreme, facilmente condannabili, ponendo nel frattempo dubbi molto interessanti. A partire dal protagonista, uno “scimpanzuomo”. L’ipotetico ibrido tra uomo e scimpanzé qui diventa una realtà. L’ essere senziente, anello di congiunzione tra il mondo animale e quello umano, sembra non avere posto nel mondo tanto da venire considerato alla stregua di un oggetto. Il protagonista ha una visione delle cose molto diversa dai vari visti in tante storie. I suoi pensieri, le sue scelte, seguono tutti un filo logico capace di spiazzare chi cerca in lui “umanità”. Qualunque spettatore è spinto a farsi un’idea al riguardo, su di lui e sulle sue azioni. Lucy, la controparte femminile, fatica a reggere il peso di una serie del genere. I comprimari più adulti sapranno compensare tale mancanza. Ambientato negli USA, luogo più adatto del solito Giappone per parlare più apertamente di certe tematiche, si nota una certa cura nelle ricerche per rendere al meglio l’ambientazione scelta. La serie termine proprio quando si stava cercando una risposta al punto interrogativo più grande, ma rimane una serie godibile e interessante. Azione, introspezione, punti di vista insoliti, la serie pone domande senza pretendere di dare risposte, lasciando piena libertà di scelta allo spettatore.
Le premesse sono esaltanti: nato dalla brillante mente di Ryohgo Narita, ideatore della Light Novel originale, il suo talento viene utilizzato per dare nuova linfa a quel format collaudato e sempre molto valido. I servant tornano a lottare per la conquista del Graal. Alcuni personaggi sono noti ai fan della serie, altri li ritroviamo in nuove vesti. Chi dovrebbe vincere e chi potrebbe vincere in storie come queste rendono l’interesse sempre alto. Uno soltanto potrà trionfare sugli altri e sono tutti avversari molto difficili da sconfiggere. L’iniziale confusione data dai tanti personaggi, dalla collocazione temporale, pian piano, come di consueto nelle opere di Narita, trova un suo particolare ordine. Ogni singolo personaggio ha una storia da raccontare, uno scopo per cui lottare. Le animazioni sono ottime. Lo spettacolo si conclude senza un finale, annunciato un seguito senza una data precisa, l’attesa sarà snervante, ma è veramente uno spettacolo per cui vale la pena attendere.
Swordman
Vissuta la prima stagione come una sorta di riscaldamento, la storia di Demon Slave entra ora nel vivo con l'introduzione di molti elementi cardine della serie: su tutti la presentazione di tutte le comandanti delle Mabotai (anche se una parte di esse entrerà pienamente in gioco solo più avanti) e una più forte manifestazione del gruppo dei nemici rappresentato dalle otto divinità del tuono (anche qui altri elementi devono ancora arrivare). Come già riscontrato nel manga, l'opera ingrana marce di livello superiore e si fa ben più interessante delle prime fasi sia sotto il punto di vista della componente azione, da quello dell'arrichimento del cast (arrivano la suprema comandante Ren, l'altra comandante di brigata Mira e il rinomatissimo clan Azuma) e anche da quello delle situazioni ecchi e fan service. E un ulteriore giovamento sembra arrivare anche dal cambio dello staff tecnico con lo studio Passione subentrante a Seven Arcs e con un conseguente confezionamento che sembra più convincente rispetto alla precedente stagione (comunque buona). Siamo ora arrivati a coprire fino a circa il volume 11 del manga e si spera di proseguire su questa strada.
ingiro
Il prisma dell’amore è un anime romantico e introspettivo ambientato nella Londra dei primi del ’900, che si distingue per il suo ritmo lento e contemplativo e per una forte attenzione all’estetica visiva. La storia segue Lili Ichijoin, giovane artista giapponese trasferitasi in Inghilterra per studiare pittura, e il suo rapporto con il talentuoso ma introverso Kit Church, tra rivalità, crescita personale e ricerca della propria identità artistica. Il punto di forza della serie è il comparto visivo: colori, luci e sfondi pittorici vengono usati per esprimere emozioni e stati d’animo, trasformando ogni scena in qualcosa di simile a un dipinto. Anche la colonna sonora e il doppiaggio italiano contribuiscono a creare un’atmosfera delicata e coinvolgente. Pur con qualche problema di ritmo, soprattutto nella parte finale più accelerata, la serie riesce comunque a lasciare il segno grazie alla sua sensibilità artistica e alla capacità di raccontare emozioni attraverso immagini, silenzi e dettagli visivi.
Journal With Witch è un anime intimista e profondamente umano che affronta temi come lutto, crescita personale ed empatia attraverso una narrazione delicata e contemplativa. La storia segue una ragazza adolescente rimasta orfana dopo un incidente, costretta a trasferirsi dalla zia, una scrittrice introversa e distante. Da questa convivenza nasce un racconto fatto di piccoli gesti, silenzi e cambiamenti impercettibili, che esplora il modo in cui le persone imparano lentamente a sostenersi e a comprendersi, pur senza riuscire davvero a condividere lo stesso dolore. L’anime evita il melodramma e costruisce le emozioni attraverso dettagli quotidiani e relazioni realistiche, alternando momenti di solitudine, vulnerabilità e scoperta personale. Intorno alla quotidianità delle protagoniste si sviluppano temi come identità, sessualità, depressione, aspettative sociali e difficoltà nel comunicare, sempre trattati con sensibilità e naturalezza. Particolarmente riusciti risultano la regia sobria, i colori spenti e le atmosfere malinconiche, che riescono a trasmettere con forza il mondo interiore dei personaggi senza ricorrere a eccessi emotivi. Anche la colonna sonora accompagna il racconto con delicatezza, rafforzando il tono realistico e riflessivo della serie. Ne risulta un’opera matura e sincera, capace di raccontare la complessità dei rapporti umani attraverso piccoli momenti quotidiani, mostrando come ascolto, empatia e presenza possano diventare forme silenziose ma profonde di conforto e cambiamento. A mio parere il MUST della stagione.
Kotaro
Caposaldo dello shoujo degli anni '90, Hanazakari no kimitachi e (da qui in poi Hanakimi) acquista dopo decenni una trasposizione animata, che si prefiggerà l'obbiettivo di adattarlo completamente, come già successo in passato col suo collega di rivista Fruits Basket. Hanakimi in animazione è molto meno scoppiettante che nella versione cartacea, rimpiango un po' il non averne avuto un adattamento anime diretto da Akitaro Daichi nel 1998, ma anche così è piacevole rituffarsi dopo tanto tempo in un "Inedito" shoujo old school. Degna di nota anche la sigla d'apertura, cantata dall'attualmente popolarissimo duo YOASOBI. La storia è ricchissima di momenti comici, equivoci, personaggi sopra le righe e momenti romantici che fanno sobbalzare il cuore degli spettatori mentre i due protagonisti principali si avvicinano fra loro, prima come amici e poi come amanti. Lo spettatore ride dei tanti personaggi assurdi ed è complice nel condividere il segreto della protagonista, ragazza infiltratasi sotto copertura in un liceo maschile, mentre fa amicizia con l'ombroso Sano, il buffo Nakatsu (irresistibile nella sua parlata tipica del Kansai) e tutta una serie di personaggi assurdi che traggono i loro nomi e cognomi da varie città, stazioni, prefetture del Kansai. La serie si è al momento conclusa con un primo cour, ma è stato detto che verrà portata a compimento animando tutto, perciò la consiglio già ora, in quanto è raro oggigiorno che un anime, soprattutto uno shoujo, venga completato.
Nuovo adattamento del gag manga di Motoei Shinzawa, già adattato in una lunga serie animata fra il 1965 e il 1987, High School Kimengumi è un pilastro della commedia scolastica dell'era Showa, i cui personaggi sono ancora oggi iconici e conosciuti da qualsiasi giapponese adulto. Il liceo presentato da questa serie è una scuola dove non c'è nessuno normale. Gli studenti, sono divisi in gruppi secondo le loro particolarità: gli sportivi, i playboy bellocci, i teppisti, le teppiste... e i Kimengumi, "la banda delle facce strane", cinque studenti talmente strambi e dai caratteri talmente originali e particolari da rendere ogni lezione ed evento scolastico una comica. High School Kimengumi è una serie dove regna l'anarchia: a scuola, nei suoi personaggi, ma anche nei generi trattati dall'opera, che ora fa ridere, ora è romantica (o quantomeno, finge di esserlo per poi tornare a far ridere), ora celebra e allo stesso tempo prende in giro quella stessa era Showa che le ha dato i natali. La nuova versione è ambientata ai giorni nostri, creando nuove gag fra smartphone e IA, ma celebra e allo stesso tempo prende in giro costantemente la sua versione anni '80, da cui riprende con nuovi arrangiamenti le sigle più iconiche, e continua gli sberleffi citando serie iconiche dell'era Showa e serie iconiche dell'era Reiwa. Il formato di soli 12 episodi gli sta molto stretto, specie se confrontato con gli 86 della vecchia serie, ma è un piacevole divertissement, ancor più divertente se si conosce la serie originale o se si è un po' dentro alla pop culture (anime, film, drama televisivi...) dell'era Showa.
Shiho Miyano
Asa Takumi è una quindicenne che, rimasta improvvisamente orfana di entrambi i genitori, viene accolta in casa dalla zia Makio Kōdai, scrittrice trentacinquenne con scarsa propensione ai rapporti umani e con cui Asa non aveva mai avuto rapporti. Non avendo (ancora) letto il manga mi aspettavo che Makio fosse più dura, invece è difficile non amarla da subito. Makio teme il contatto umano, ma ha una buona bussola interiore. È una donna competente e spigolosa ma si vede che si impegna per andare incontro ad Asa, sempre con una grande attenzione a essere vicina senza prevaricare, a dare supporto senza obbligarla nelle scelte, perché sa che le persone sono diverse fra loro e ognuno reagisce in modo diverso agli avvenimenti: Asa ha bisogno di tempo per arrivare a sentire emotivamente l’assenza dei genitori, anche se razionalmente sa che non torneranno più da lei. Ogni adolescente si è sentito solo e isolato, ha provato la sensazione che nessuno parlasse la propria lingua, ma per Asa tutto questo è ancora più doloroso; è però un passaggio necessario per ripartire. Per chi segue la serie è anche facile lasciarsi trascinare dalla regia curata che ci guida alla scoperta del piccolo gruppo di personaggi che popolano il mondo solitario, ma non troppo, di Makio: il gruppo delle amiche dei tempi della scuola, i contatti di lavoro, l’ex fidanzato Shingo Kasamachi, che sorprende per la maturità e la capacità, per nulla comune, di parlare apertamente della propria salute mentale. Visivamente poi, la trasposizione riesce, cosa non scontata, a rendere molto bene la bellezza del tratto di Tomoko Yamashita con gran cura nel caratterizzarli nei piccoli particolari. Peccato solo per una parte finale un po’ affrettata, che però invoglia a recuperare anche il manga.
Il più recente cour di Golden Kamuy, perché non è quello finale, riparte riportando tutti i personaggi (quelli ancora in vita) a Sapporo fra omicidi, pelli false e pelli vere, alleanze anche molto difficili per una stagione di rivelazioni e svolte in questa caccia all'oro degli Ainu. Una scrittura serrata si muove fra il disvelamento di informazioni utili a ricostruire il passato dei personaggi, con un paio di flashback veramente notevoli, quella vena di assurdità volutamente eccessiva che è diventata un marchio dell’opera e un livello di violenza mai toccato prima nella serie. Gli scontri fra fazioni rivali diventano un letterale macello, l’espressione “pioggia di sangue” non basta: è una pioggia di frammenti di arti! Ma anche in questi archi narrativi così frenetici c’è uno spazio dedicato ad un altro carattere distintivo di Golden Kamuy: i dialoghi significativi che rivelano aspetti intimi e inaspettati dei personaggi. Se dal punto di vista tecnico ogni tanto si vedono incertezze, dal punto di vista narrativo tutto funziona: il senso di avventura è tangibile, la paura di perdere personaggi a cui ci si è ormai affezionati è molto forte, eppure la vena di assurda follia che ha accompagnato tutta la storia è ancora lì e... meno male! Merita una menzione l’ending “The Ballad”, cantata da Ken Yokoyama, che colpisce per la scelta di animare Sugimoto, ritratto in una sorta di danza espressionista, con un outline rosso acceso.
Slanzard
In un ambiente dominato da adattamenti è sempre piacevole scoprire qualche serie interessante pensata fin dall'origine in animazione. Una commedia romantica fresca, divertente e appassionante che dà il meglio di sé nel rapporto tra i personaggi e l'ambientazione. Come già accaduto per la musica classica in Nodame Cantabile, ne Il prisma dell'amore i (superbi) fondali non sono solo la cornice in cui far muovere i personaggi, sono il fulcro di un'opera che parla proprio di un'accademia di belle arti e di come il rapporto dei protagonisti con le arti visive ne plasmi la personalità e i rapporti con amici, famiglia e partner sentimentali. Ci si perde nell'architettura europea e negli interni pieni di quadri e statue, al punto che basterebbe solo l'ambientazione a spingere a proseguire la visione. Fortunatamente, la serie non è solo un artbook di sfondi in movimento ma riempie l'ambientazione con personaggi interessanti, non banali come alcune scelte iniziali avrebbero potuto far pensare e senza puntare eccessivamente su componenti melodrammatiche o poligoni sentimentali. Sfortunatamente non tutti i compagni di Lili sono sfruttati al pieno delle loro possibilità, ma nel complesso ognuno riesce nel proprio compito di popolare l'accademia Saint Thomas oltre alla coppia protagonista. Una serie originale, visivamente memorabile e con personaggi e vicende convincenti che si spera possa aprire la strada ad altre produzioni di questo tipo.
In un mondo come quello dell'animazione giapponese, dominato da personaggi ultra-emotivi che non fanno altro che urlare le proprie emozioni e le loro convinzioni al mondo, protagonisti tranquilli, logici e razionali come Charlie sono sempre una boccata d'aria fresca. Un'anomalia genetica al centro dell'attenzione mediatica in ogni luogo in cui si trova che però vorrebbe solamente vivere una vita tranquilla e serena, frequentare le lezioni normalmente come tutti gli altri studenti, godersi la sua famiglia acquisita e magari farsi degli amici tra i compagni di classe. Eppure, per quanto Charlie sia esilarante e simpaticissimo nella sua razionalità, la serie affronta in maniera molto interessante e al passo coi tempi tutte le difficoltà dell'integrazione di Charlie tra gli altri studenti della scuola. Sullo sfondo, questioni politiche, genetiche e sociali creano un affresco affascinante che spinge a riflettere su alcune delle tematiche e difficoltà dell'epoca attuale.
Artax
Journal with Witch è un cartone dai temi dichiaratamente forti sin dalla premessa: la giovane Asa rimasta orfana di entrambi i genitori va a vivere con Makio, la zia scrittrice. Una donna schiva, asociale, di cui non sa praticamente nulla. E nemmeno questa zia conosce davvero la nipote, se non per il fatto di essere la figlia della sorella tanto odiata, che da giovane non perdeva occasione per denigrare le sue scelte di vita e professionali. La serie non insiste tanto sull’improvvisa mancanza del fulcro affettivo della giovane Asa, quanto piuttosto sulla figura apparentemente fredda ed enigmatica della zia Makio, una figura di "adulta" totalmente atipica ma inaspettatamente realistica. Attraverso la scrittura e i testi, Makio costruisce un terreno comune di dialogo tra lei e la nipote, insegnandole un modo per processare le fluttuazioni della vita, affrontare la solitudine e costruire frase dopo frase il proprio domani. Lo stesso metodo che, da sempre, usa anche lei. Journal with Witch brilla soprattutto per il realismo delle relazioni, delle conversazioni tra i personaggi e delle situazioni messe in scena. Si distacca dallo slice of life più mondano, che fa del quotidiano un palcoscenico, per portare invece alla ribalta realtà spesso ignorate: il complesso mondo degli adulti, l’identità, la fatica della crescita, la libertà di scelta. Senza metafore o glitter, solo legami tra persone e importanza dei piccoli gesti.
Questa rubrica vuole anche dare l'occasione agli utenti che hanno seguito le varie serie in diretta di consigliare a loro volta i loro titoli preferiti. Pensate che qualche anime meritevole sia passato in sordina? Oppure non siete rimasti molto convinti da qualcuno dei successi stagionali? Ditecelo nei commenti.
N.B. Si è deciso di considerare quelle serie che arrivano ufficialmente in Italia in streaming con qualche mese di ritardo nella stagione del loro arrivo in Italia.
The Holy Grail of Eris
The Holy Grail of Eris si distingue nel panorama dei "villainess anime" puntando tutto su atmosfere gotiche, intrighi politici e un duo di protagoniste memorabile. Constance e Scarlett (una viva, l'altra fantasma) formano un legame che cresce episodio dopo episodio, trasformandosi da freddo patto utilitaristico in una vera e propria amicizia, e diventando il cuore emotivo pulsante dell'intera serie. Il comparto visivo costruisce un'estetica coerente e riconoscibile, con toni cupi e chiaroscuri marcati che sottolineano il registro da thriller storico, mentre le performance vocali delle due protagoniste si rivelano uno dei punti di forza più convincenti dell'adattamento. L'anime paga qualcosa in termini di ritmo e profondità narrativa, condensare tre volumi in dodici episodi lascia inevitabilmente il segno, ma resta una delle proposte più originali e ambiziose del genere, e un ottimo punto di partenza per chi volesse poi approfondire la storia attraverso i romanzi originali.
Gnosia
Gnosia è l'adattamento anime dell'omonimo indie game di Petit Depotto, prodotto da Aniplex e trasmesso tra l'autunno 2025 e marzo 2026 per un totale di 21 episodi, disponibile su Crunchyroll con sottotitoli in italiano. La storia si svolge su un'astronave alla deriva: un'entità aliena chiamata Gnosia si mimetizza tra l'equipaggio, costringendo i sopravvissuti a votare ogni giorno chi mandare in ibernazione. Al centro della vicenda c'è Yuri, protagonista originale dell'anime, intrappolato in un time loop e costretto a ripartire ogni volta dal primo giorno della crisi in cerca della verità. La serie riesce a restituire l'atmosfera claustrofobica e paranoica del gioco originale, con una regia attenta ai micro-movimenti dei personaggi e una colonna sonora che mescola elettronica minimale e brani inediti. Il cast corale è il vero punto di forza: ogni personaggio porta con sé contraddizioni e segreti che rendono il gioco delle identità genuinamente avvincente. Chi non conosce il gioco potrebbe però faticare davanti ad alcune lacune narrative, e il rapporto tra i due protagonisti non sempre raggiunge la profondità emotiva che il finale richiederebbe. Un adattamento irregolare ma affascinante, consigliato soprattutto a chi ama la fantascienza psicologica e le storie corali.
Darwin's Incident
Opera molto attuale per le tematiche scelte, è una serie capace di far riflettere lo spettatore. Tra stili di vita condivisibili o meno si arriva a scelte estreme, facilmente condannabili, ponendo nel frattempo dubbi molto interessanti. A partire dal protagonista, uno “scimpanzuomo”. L’ipotetico ibrido tra uomo e scimpanzé qui diventa una realtà. L’ essere senziente, anello di congiunzione tra il mondo animale e quello umano, sembra non avere posto nel mondo tanto da venire considerato alla stregua di un oggetto. Il protagonista ha una visione delle cose molto diversa dai vari visti in tante storie. I suoi pensieri, le sue scelte, seguono tutti un filo logico capace di spiazzare chi cerca in lui “umanità”. Qualunque spettatore è spinto a farsi un’idea al riguardo, su di lui e sulle sue azioni. Lucy, la controparte femminile, fatica a reggere il peso di una serie del genere. I comprimari più adulti sapranno compensare tale mancanza. Ambientato negli USA, luogo più adatto del solito Giappone per parlare più apertamente di certe tematiche, si nota una certa cura nelle ricerche per rendere al meglio l’ambientazione scelta. La serie termine proprio quando si stava cercando una risposta al punto interrogativo più grande, ma rimane una serie godibile e interessante. Azione, introspezione, punti di vista insoliti, la serie pone domande senza pretendere di dare risposte, lasciando piena libertà di scelta allo spettatore.
Fate/strange Fake
Le premesse sono esaltanti: nato dalla brillante mente di Ryohgo Narita, ideatore della Light Novel originale, il suo talento viene utilizzato per dare nuova linfa a quel format collaudato e sempre molto valido. I servant tornano a lottare per la conquista del Graal. Alcuni personaggi sono noti ai fan della serie, altri li ritroviamo in nuove vesti. Chi dovrebbe vincere e chi potrebbe vincere in storie come queste rendono l’interesse sempre alto. Uno soltanto potrà trionfare sugli altri e sono tutti avversari molto difficili da sconfiggere. L’iniziale confusione data dai tanti personaggi, dalla collocazione temporale, pian piano, come di consueto nelle opere di Narita, trova un suo particolare ordine. Ogni singolo personaggio ha una storia da raccontare, uno scopo per cui lottare. Le animazioni sono ottime. Lo spettacolo si conclude senza un finale, annunciato un seguito senza una data precisa, l’attesa sarà snervante, ma è veramente uno spettacolo per cui vale la pena attendere.
Demon Slave Season 2
Vissuta la prima stagione come una sorta di riscaldamento, la storia di Demon Slave entra ora nel vivo con l'introduzione di molti elementi cardine della serie: su tutti la presentazione di tutte le comandanti delle Mabotai (anche se una parte di esse entrerà pienamente in gioco solo più avanti) e una più forte manifestazione del gruppo dei nemici rappresentato dalle otto divinità del tuono (anche qui altri elementi devono ancora arrivare). Come già riscontrato nel manga, l'opera ingrana marce di livello superiore e si fa ben più interessante delle prime fasi sia sotto il punto di vista della componente azione, da quello dell'arrichimento del cast (arrivano la suprema comandante Ren, l'altra comandante di brigata Mira e il rinomatissimo clan Azuma) e anche da quello delle situazioni ecchi e fan service. E un ulteriore giovamento sembra arrivare anche dal cambio dello staff tecnico con lo studio Passione subentrante a Seven Arcs e con un conseguente confezionamento che sembra più convincente rispetto alla precedente stagione (comunque buona). Siamo ora arrivati a coprire fino a circa il volume 11 del manga e si spera di proseguire su questa strada.
Il prisma dell'amore
Il prisma dell’amore è un anime romantico e introspettivo ambientato nella Londra dei primi del ’900, che si distingue per il suo ritmo lento e contemplativo e per una forte attenzione all’estetica visiva. La storia segue Lili Ichijoin, giovane artista giapponese trasferitasi in Inghilterra per studiare pittura, e il suo rapporto con il talentuoso ma introverso Kit Church, tra rivalità, crescita personale e ricerca della propria identità artistica. Il punto di forza della serie è il comparto visivo: colori, luci e sfondi pittorici vengono usati per esprimere emozioni e stati d’animo, trasformando ogni scena in qualcosa di simile a un dipinto. Anche la colonna sonora e il doppiaggio italiano contribuiscono a creare un’atmosfera delicata e coinvolgente. Pur con qualche problema di ritmo, soprattutto nella parte finale più accelerata, la serie riesce comunque a lasciare il segno grazie alla sua sensibilità artistica e alla capacità di raccontare emozioni attraverso immagini, silenzi e dettagli visivi.
Journal With Witch
Journal With Witch è un anime intimista e profondamente umano che affronta temi come lutto, crescita personale ed empatia attraverso una narrazione delicata e contemplativa. La storia segue una ragazza adolescente rimasta orfana dopo un incidente, costretta a trasferirsi dalla zia, una scrittrice introversa e distante. Da questa convivenza nasce un racconto fatto di piccoli gesti, silenzi e cambiamenti impercettibili, che esplora il modo in cui le persone imparano lentamente a sostenersi e a comprendersi, pur senza riuscire davvero a condividere lo stesso dolore. L’anime evita il melodramma e costruisce le emozioni attraverso dettagli quotidiani e relazioni realistiche, alternando momenti di solitudine, vulnerabilità e scoperta personale. Intorno alla quotidianità delle protagoniste si sviluppano temi come identità, sessualità, depressione, aspettative sociali e difficoltà nel comunicare, sempre trattati con sensibilità e naturalezza. Particolarmente riusciti risultano la regia sobria, i colori spenti e le atmosfere malinconiche, che riescono a trasmettere con forza il mondo interiore dei personaggi senza ricorrere a eccessi emotivi. Anche la colonna sonora accompagna il racconto con delicatezza, rafforzando il tono realistico e riflessivo della serie. Ne risulta un’opera matura e sincera, capace di raccontare la complessità dei rapporti umani attraverso piccoli momenti quotidiani, mostrando come ascolto, empatia e presenza possano diventare forme silenziose ma profonde di conforto e cambiamento. A mio parere il MUST della stagione.
Hana-Kimi
Caposaldo dello shoujo degli anni '90, Hanazakari no kimitachi e (da qui in poi Hanakimi) acquista dopo decenni una trasposizione animata, che si prefiggerà l'obbiettivo di adattarlo completamente, come già successo in passato col suo collega di rivista Fruits Basket. Hanakimi in animazione è molto meno scoppiettante che nella versione cartacea, rimpiango un po' il non averne avuto un adattamento anime diretto da Akitaro Daichi nel 1998, ma anche così è piacevole rituffarsi dopo tanto tempo in un "Inedito" shoujo old school. Degna di nota anche la sigla d'apertura, cantata dall'attualmente popolarissimo duo YOASOBI. La storia è ricchissima di momenti comici, equivoci, personaggi sopra le righe e momenti romantici che fanno sobbalzare il cuore degli spettatori mentre i due protagonisti principali si avvicinano fra loro, prima come amici e poi come amanti. Lo spettatore ride dei tanti personaggi assurdi ed è complice nel condividere il segreto della protagonista, ragazza infiltratasi sotto copertura in un liceo maschile, mentre fa amicizia con l'ombroso Sano, il buffo Nakatsu (irresistibile nella sua parlata tipica del Kansai) e tutta una serie di personaggi assurdi che traggono i loro nomi e cognomi da varie città, stazioni, prefetture del Kansai. La serie si è al momento conclusa con un primo cour, ma è stato detto che verrà portata a compimento animando tutto, perciò la consiglio già ora, in quanto è raro oggigiorno che un anime, soprattutto uno shoujo, venga completato.
High School! Kimengumi
Nuovo adattamento del gag manga di Motoei Shinzawa, già adattato in una lunga serie animata fra il 1965 e il 1987, High School Kimengumi è un pilastro della commedia scolastica dell'era Showa, i cui personaggi sono ancora oggi iconici e conosciuti da qualsiasi giapponese adulto. Il liceo presentato da questa serie è una scuola dove non c'è nessuno normale. Gli studenti, sono divisi in gruppi secondo le loro particolarità: gli sportivi, i playboy bellocci, i teppisti, le teppiste... e i Kimengumi, "la banda delle facce strane", cinque studenti talmente strambi e dai caratteri talmente originali e particolari da rendere ogni lezione ed evento scolastico una comica. High School Kimengumi è una serie dove regna l'anarchia: a scuola, nei suoi personaggi, ma anche nei generi trattati dall'opera, che ora fa ridere, ora è romantica (o quantomeno, finge di esserlo per poi tornare a far ridere), ora celebra e allo stesso tempo prende in giro quella stessa era Showa che le ha dato i natali. La nuova versione è ambientata ai giorni nostri, creando nuove gag fra smartphone e IA, ma celebra e allo stesso tempo prende in giro costantemente la sua versione anni '80, da cui riprende con nuovi arrangiamenti le sigle più iconiche, e continua gli sberleffi citando serie iconiche dell'era Showa e serie iconiche dell'era Reiwa. Il formato di soli 12 episodi gli sta molto stretto, specie se confrontato con gli 86 della vecchia serie, ma è un piacevole divertissement, ancor più divertente se si conosce la serie originale o se si è un po' dentro alla pop culture (anime, film, drama televisivi...) dell'era Showa.
Journal With Witch
Asa Takumi è una quindicenne che, rimasta improvvisamente orfana di entrambi i genitori, viene accolta in casa dalla zia Makio Kōdai, scrittrice trentacinquenne con scarsa propensione ai rapporti umani e con cui Asa non aveva mai avuto rapporti. Non avendo (ancora) letto il manga mi aspettavo che Makio fosse più dura, invece è difficile non amarla da subito. Makio teme il contatto umano, ma ha una buona bussola interiore. È una donna competente e spigolosa ma si vede che si impegna per andare incontro ad Asa, sempre con una grande attenzione a essere vicina senza prevaricare, a dare supporto senza obbligarla nelle scelte, perché sa che le persone sono diverse fra loro e ognuno reagisce in modo diverso agli avvenimenti: Asa ha bisogno di tempo per arrivare a sentire emotivamente l’assenza dei genitori, anche se razionalmente sa che non torneranno più da lei. Ogni adolescente si è sentito solo e isolato, ha provato la sensazione che nessuno parlasse la propria lingua, ma per Asa tutto questo è ancora più doloroso; è però un passaggio necessario per ripartire. Per chi segue la serie è anche facile lasciarsi trascinare dalla regia curata che ci guida alla scoperta del piccolo gruppo di personaggi che popolano il mondo solitario, ma non troppo, di Makio: il gruppo delle amiche dei tempi della scuola, i contatti di lavoro, l’ex fidanzato Shingo Kasamachi, che sorprende per la maturità e la capacità, per nulla comune, di parlare apertamente della propria salute mentale. Visivamente poi, la trasposizione riesce, cosa non scontata, a rendere molto bene la bellezza del tratto di Tomoko Yamashita con gran cura nel caratterizzarli nei piccoli particolari. Peccato solo per una parte finale un po’ affrettata, che però invoglia a recuperare anche il manga.
Golden Kamuy
Il più recente cour di Golden Kamuy, perché non è quello finale, riparte riportando tutti i personaggi (quelli ancora in vita) a Sapporo fra omicidi, pelli false e pelli vere, alleanze anche molto difficili per una stagione di rivelazioni e svolte in questa caccia all'oro degli Ainu. Una scrittura serrata si muove fra il disvelamento di informazioni utili a ricostruire il passato dei personaggi, con un paio di flashback veramente notevoli, quella vena di assurdità volutamente eccessiva che è diventata un marchio dell’opera e un livello di violenza mai toccato prima nella serie. Gli scontri fra fazioni rivali diventano un letterale macello, l’espressione “pioggia di sangue” non basta: è una pioggia di frammenti di arti! Ma anche in questi archi narrativi così frenetici c’è uno spazio dedicato ad un altro carattere distintivo di Golden Kamuy: i dialoghi significativi che rivelano aspetti intimi e inaspettati dei personaggi. Se dal punto di vista tecnico ogni tanto si vedono incertezze, dal punto di vista narrativo tutto funziona: il senso di avventura è tangibile, la paura di perdere personaggi a cui ci si è ormai affezionati è molto forte, eppure la vena di assurda follia che ha accompagnato tutta la storia è ancora lì e... meno male! Merita una menzione l’ending “The Ballad”, cantata da Ken Yokoyama, che colpisce per la scelta di animare Sugimoto, ritratto in una sorta di danza espressionista, con un outline rosso acceso.
Il prisma dell'amore
In un ambiente dominato da adattamenti è sempre piacevole scoprire qualche serie interessante pensata fin dall'origine in animazione. Una commedia romantica fresca, divertente e appassionante che dà il meglio di sé nel rapporto tra i personaggi e l'ambientazione. Come già accaduto per la musica classica in Nodame Cantabile, ne Il prisma dell'amore i (superbi) fondali non sono solo la cornice in cui far muovere i personaggi, sono il fulcro di un'opera che parla proprio di un'accademia di belle arti e di come il rapporto dei protagonisti con le arti visive ne plasmi la personalità e i rapporti con amici, famiglia e partner sentimentali. Ci si perde nell'architettura europea e negli interni pieni di quadri e statue, al punto che basterebbe solo l'ambientazione a spingere a proseguire la visione. Fortunatamente, la serie non è solo un artbook di sfondi in movimento ma riempie l'ambientazione con personaggi interessanti, non banali come alcune scelte iniziali avrebbero potuto far pensare e senza puntare eccessivamente su componenti melodrammatiche o poligoni sentimentali. Sfortunatamente non tutti i compagni di Lili sono sfruttati al pieno delle loro possibilità, ma nel complesso ognuno riesce nel proprio compito di popolare l'accademia Saint Thomas oltre alla coppia protagonista. Una serie originale, visivamente memorabile e con personaggi e vicende convincenti che si spera possa aprire la strada ad altre produzioni di questo tipo.
Darwin's Incident
In un mondo come quello dell'animazione giapponese, dominato da personaggi ultra-emotivi che non fanno altro che urlare le proprie emozioni e le loro convinzioni al mondo, protagonisti tranquilli, logici e razionali come Charlie sono sempre una boccata d'aria fresca. Un'anomalia genetica al centro dell'attenzione mediatica in ogni luogo in cui si trova che però vorrebbe solamente vivere una vita tranquilla e serena, frequentare le lezioni normalmente come tutti gli altri studenti, godersi la sua famiglia acquisita e magari farsi degli amici tra i compagni di classe. Eppure, per quanto Charlie sia esilarante e simpaticissimo nella sua razionalità, la serie affronta in maniera molto interessante e al passo coi tempi tutte le difficoltà dell'integrazione di Charlie tra gli altri studenti della scuola. Sullo sfondo, questioni politiche, genetiche e sociali creano un affresco affascinante che spinge a riflettere su alcune delle tematiche e difficoltà dell'epoca attuale.
Journal With Witch
Journal with Witch è un cartone dai temi dichiaratamente forti sin dalla premessa: la giovane Asa rimasta orfana di entrambi i genitori va a vivere con Makio, la zia scrittrice. Una donna schiva, asociale, di cui non sa praticamente nulla. E nemmeno questa zia conosce davvero la nipote, se non per il fatto di essere la figlia della sorella tanto odiata, che da giovane non perdeva occasione per denigrare le sue scelte di vita e professionali. La serie non insiste tanto sull’improvvisa mancanza del fulcro affettivo della giovane Asa, quanto piuttosto sulla figura apparentemente fredda ed enigmatica della zia Makio, una figura di "adulta" totalmente atipica ma inaspettatamente realistica. Attraverso la scrittura e i testi, Makio costruisce un terreno comune di dialogo tra lei e la nipote, insegnandole un modo per processare le fluttuazioni della vita, affrontare la solitudine e costruire frase dopo frase il proprio domani. Lo stesso metodo che, da sempre, usa anche lei. Journal with Witch brilla soprattutto per il realismo delle relazioni, delle conversazioni tra i personaggi e delle situazioni messe in scena. Si distacca dallo slice of life più mondano, che fa del quotidiano un palcoscenico, per portare invece alla ribalta realtà spesso ignorate: il complesso mondo degli adulti, l’identità, la fatica della crescita, la libertà di scelta. Senza metafore o glitter, solo legami tra persone e importanza dei piccoli gesti.
Nekonsigli: gli anime terminati nel...
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