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Altra appendice notevole del maestro Nihei riferibile alla sua opera più importante, BLAME! . L'opera, liberamente tratta dal film omonimo del 2017 (supervisionato dal sensei in persona), segue in maniera molto precisa le vicissitudini di una piccola colonia di 'superstiti' sopravvissuti al virus che ha letteralmente cancellato in genere umano, in favore di una sorta di nuova forma di vita biomeccanica, la quale costantemente da la caccia a detti reduci. In un contesto del genere, fatto di sofferenza indicibili, tra fame e consapevolezza che ogni giorno possa essere l'ultimo, nonchè di un futuro sempre più incerto, alcuni di questi superstiti escono in missione in cerca di cibo, di altri luoghi sicuri e di risposte su come il 'loro mondo' sia finito in quelle condizioni ma, soprattutto, perchè le Safeguard diano incessantemente la caccia agli esseri umani. In una di queste ricognizioni, Killy, un 'essere umano' , passando lì per caso (dopo aver superato circa 6000 livelli), riesce a salvare quasi tutta la spedizione, composta interamente da ragazzini (a testimonianza della disperazione della colonia) da un attacco delle Safeguard, facendo sfoggio della sua iconica arma. Per sdebiatarsi, il capo della colonia offre lui rifugio ma è, paradossalmente, lo stesso Killy ad offrire loro cibo e risposte sul perchè il mondo sia finito in quelle condizioni e , soprattutto, quale sia l'obiettivo del suo lunghissimo viaggio; peraltro, è lo stesso protagonista che spiega il perchè la colonia è 'inaccessibile' alle safegard. Non a caso, nei meandri dello stesso luogo, sarà lui stesso a liberare la scienziata Cibo, la quale rappresenterà una piccolissima speranza nel raggiungimento dell'obiettivo di Killy, cioè, quello di trovare i geni terminali per connettersi alla rete centrale e bloccare l'avanzamento di quell'ammasso. L'opera è particolarmente godibile sia per gli aspetti prettamente battle, sia per gli aspetti emotivi di tutti i personaggi, paradossalmente anche quelli di Killy e Cibo; peraltro, c'è spazio perfino per un sentore di gelosia, di ammirazione e , forse, addirittura di amore (un'aggiunta che ho gradito particolarmente) che sfuma nell'oscurità delle tavole, generando una bellissima contraddizione in termini.