Strumento ricco di contraddizioni, di problematiche e di altrettante possibilità, l'IA è ormai parte integrante della vita quotidiana, e chiaramente anche della creazione artistica ed estetica.
Un esempio concreto e notevole è Lost Garden, un episodio pilota di 17 minuti, primo di una serie programmata di 24 episodi, ideato, diretto e prodotto interamente da una sola persona, il francese Frank Houbre, capace da solo di fare il lavoro di uno studio intero.
Sarebbe però fuorviante immaginare che un'opera del genere nasca da un "semplice" prompt capace di restituire un risultato già compiuto: nel caso di Lost Garden il percorso è ben più articolato, un vero e proprio workflow di animazione assistito dall'IA, in cui ogni fase si appoggia a strumenti diversi e a una costante regia umana.

Lo sviluppo visivo, la coerenza dei personaggi da un'inquadratura all'altra, la generazione vera e propria dell'animazione, la resa delle atmosfere, le scene d'azione e la costruzione delle inquadrature cinematografiche sono stati realizzati con Dreamina OCTO e Seedance 2. Seedance 2 è il modello che genera materialmente i video a partire dalle immagini e dalle indicazioni fornite, mentre OCTO è l'"agente creativo" di Dreamina, una sorta di area di lavoro unica in cui l'autore imposta scene, personaggi e stili e dirige le varie fasi, dalla costruzione dello storyboard fino al montaggio, mantenendo la continuità visiva tra una scena e l'altra. Le schede dei personaggi (i character sheet, ossia le tavole di riferimento che fissano l'aspetto di un personaggio così da poterlo riprodurre in modo coerente in ogni scena) sono state messe a punto con Midjourney, uno dei più noti generatori di immagini da testo. Le voci sono state rifinite con ElevenLabs, piattaforma specializzata nella sintesi vocale; le musiche sono state generate con Suno, uno strumento che compone brani, inclusi arrangiamento e voci, a partire da indicazioni testuali. Il montaggio e la finalizzazione dell'episodio sono infine avvenuti con DaVinci Resolve e Filmora, due software di video editing professionali e tradizionali, non basati sull'IA generativa.
Si tratta dunque di una catena di passaggi distinti, ciascuno con il proprio software e i propri parametri, in cui l'autore interviene di continuo per indirizzare, scartare e ricomporre il materiale. Anche la scrittura del prompt, da questo punto di vista, non è una formula magica ma una competenza specifica tutt'altro che banale (tanto da necessitare figure professionali specifiche come il prompt designer) che si inserisce dentro un processo fatto di scelte tecniche, tempo di lavoro e visione complessiva, le cui redini rimangono in mano a chi guida lo strumento.
Di seguito potete vedere l'episodio completo.In un mondo sotterraneo dimenticato, un cavaliere senza voce si risveglia con una sola certezza: trovare Rose.
Lost Garden si definisce una produzione "semi AI-assisted". Nel pilot, l'intelligenza artificiale ha operato sotto la stretta supervisione dell'autore in ogni fase, andando a modificare ciò che ha creato Houbre stesso di suo pugno. La sceneggiatura è stata scritta a mano da Houbre e successivamente adattata per l'animazione; le musiche, composte alla chitarra, sono state poi rifinite con il supporto dell'IA.
Dal punto di vista visivo, l'episodio mostra una generale coerenza e consistenza: il design e i fondali sono consistenti, con sbavature minime e trascurabili. Si percepisce chiaramente l'uso dell'animazione computerizzata rispetto al tradizionale 2D paperless, ma si tratta di un dettaglio che solo uno sguardo allenato da centinaia di ore di visione saprebbe cogliere; stesso discorso per i problemi di rendering e compositing tra i vari livelli di animazione, che l'IA non ha saputo gestire bene. Anche la visione del regista è altrettanto coerente, poiché viene mantenuto uno storyboard preciso, così come il color design curato, e soprattutto l'illuminazione, sintomo della presenza artistica di Houbre in ogni scena. Il punto più debole rimane ciò che riguarda il suono. Infatti, il sound design è mal calibrato, e il doppiaggio (presente in sole due battute) non è per nulla ben realizzato.

Stando ad Houbre, Lost Garden ambisce a inaugurare un nuovo modello produttivo "IA-assisted". In realtà, questo approccio non è davvero inedito, perché le produzioni professionali che utilizzano l'IA sono quasi sempre supervisionate da esseri umani, con lo strumento impiegato in funzione tecnica e di supporto.
Ciò che rimane centrale, però, è la questione dell'autorialità. L'IA abbassa la soglia d'accesso alla narrazione audiovisiva, permettendo a chi non avrebbe mai avuto i mezzi di raccontare la propria storia al mondo. Al tempo stesso, però, elide dal processo artisti e professionalità in un settore in crisi e rischia di erodere la pipeline dell'animazione, che, tra tutte le forme di produzione audiovisiva, è forse la più orchestrale, la più corale, la più profondamente collettiva.
Si ringrazia Zelgadis per il suo commento tecnico sugli strumenti AI utilizzati.
Ovviamente, ricordate che non siamo nel far west, quindi si applicheranno comunque le normali regole sulla moderazione (salvo quella sui commenti composti da sole immagini) ed in particolare, tanto per ribadire, non sono ammesse immagini di nudo, spoiler non debitamente segnalati (usate il tag spoiler), trolling o spamming e, più in generale, se un po' di flame si può tollerare in questa sede, vedete comunque di non esagerare troppo. Questo è tutto, ora la palla passa a voi, buon divertimento.
Fonte consultata:
Sito del progetto
È più forte di me, ho una repulsione visiva per qualsiasi cosa prodotta da ia. Mi crea proprio disturbo.
Riconosco il livello alto per una produzione del genere (seppur con grosse sbavature audio e inquadrature piatte..). Non so dove andremo a finire; sicuramente verso una democratizzazione della creazione di animazione da intrattenimento, con conseguenze per tutta l'industria. A me per ora, appena mi accorgo che è ia, sento che mi fa lo stesso effetto di un capello nel piatto: ansia e repulsione.
Se l'IA è utile per velocizzare tot robe di lavoro, quella generativa, che siano anime, foto, video o altro, mi fa davvero arrabbiare. E qui mi fermo perché ci sarebbe tanto, troppo, da dire.
Ci saranno sempre studi che lavorano in modo tradizionale, come oggi ci sono registi che girano ancora in pellicola, ma l'utilizzo dell'AI generativa in qualche forma sarà probabilmente inevitabile.
Figuriamoci poi nel mondo dell'animazione dove già ora metà dei prodotti che sono ogni stagione sono di qualità pessima.
Già ora se devo fare una sparata posso scommettere che la maggioranza degli studi CGI ha qualche forma di IA generativa integrata nella propria pipeline di lavoro.
Problemi sicuramente ce ne sono (specialmente dal punto di vista sonoro), ma si vede che c'è uno studio delle tecniche di regia e fotografia e che c'è una visione. Esiste una differenza tra lavorare per realizzare quello che si ha in testa e l'AI slop in cui si prende quello che esce.
E da persona che studia questi strumenti, io mi sento di fare un applauso al risultato (nonostante alcune imperfezioni), soprattutto per la coerenza ottenuta con ambienti, luci e personaggi, che non è una cosa banale.
Penso che se andassi a fare la conta di quanti anime peggiori di questo episodio sono stati prodotti negli ultimi 5 anni, non finirei più.
E probabilmente non ci arriveremo al punto che ognuno si fa gli anime da solo perché non basta avere lo strumento, occorrono competenze tecniche su come si realizza un'animazione, sull'uso delle luci e delle inquadrature: ci dovrà essere sempre un umano al comando.
E spero che un giorno si possano affrontare i vantaggi (e svantaggi) dell'AI senza pregiudizi perché nel frattempo che noi siamo nella fase di rigetto, il mondo va avanti e non ci aspetta...
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.