Mokochan, il cui vero nome è Tōma Kimura, il regista del nuovo adattamento The Ghost in the Shell realizzato dallo studio di animazione Science SARU, sta catturando l'attenzione dei fan non solo per il suo lavoro sulla serie, disponibile su Prime Video anche con doppiaggio in italiano, ma anche per il suo approccio eccentrico e insolito all'animazione e alla regia in generale. Solo la settimana scorsa aveva fatto parlare di sé dichiarando che il suo metodo per realizzare un adattamento fedele al manga originale di Masamune Shirow consisteva nel "cercare una comunione spirituale" con l'autore, arrivando persino a pregare un'immagine immaginaria di Shirow, che è ancora vivo e vegeto.

In questi giorni invece è il suo "nome d'arte" a far parlare gli appassionati, e questo perché in una recente intervista rilasciata a Pen Online, Mokochan ha svelato le origini del suo insolito pseudonimo. Il regista, la cui carriera nell'industria dell'animazione era nata da una passione per le Tartarughe Ninja, è iniziata ufficialmente nel 2015 e si è consolidata attraverso i contributi (ha ricoperto il ruolo di assistente alla regia, oltre a realizzare lo storyboard e a dirigere sia un episodio che il finale) all'anime DAN DA DAN, ha precisato che il soprannome non è affatto pensato come una battuta. "C'è stato un momento in cui mi sono detto: 'Abbandona il tuo ego e diventa una macchina da disegno!' e da quel momento ho iniziato a pensare a me stesso come Mokochan. Non sto scherzando: credo che sia il mio modo di assumermi le responsabilità con sincerità", ha dichiarato.

Coerentemente con il suo ideale di "macchina da disegno", Mokochan ha affermato di non avere "assolutamente alcuna intenzione" di ostentare la propria sensibilità personale quando lavora a un anime. Piuttosto che la sensibilità individuale, considera la "fisicità" come l'elemento molto più importante nella produzione di animazione. "Produrre animazione coinvolge organizzazioni enormi e complesse, con persone che svolgono una grande varietà di ruoli. Il processo è altamente specializzato, e ci sono momenti in cui, piuttosto che esprimere originalità, ciò che è richiesto è la capacità tecnica di disegnare seguendo le istruzioni. Ma nel momento in cui qualcosa passa attraverso le tue mani e diventa il tuo output, inizia inevitabilmente a portare l'impronta del suo creatore. Una volta che ho imparato a fidarmi di quel tipo di firma fisica, ho smesso di sentire il bisogno particolare di esprimere me stesso", ha spiegato il regista, aggiungendo che questo approccio non è cambiato nemmeno ora che ha esordito come regista.
Si tratta di una filosofia che ribalta l'idea romantica del regista come autore che impone la propria visione personale su un'opera, abbracciando invece una forma di artigianato quasi impersonale in cui la qualità tecnica e la fedeltà all'opera originale hanno la precedenza sull'espressione del sé. Un approccio tanto più interessante se si considera che l'opera di cui Mokochan si è fatto interprete, Ghost in the Shell, è essa stessa un'esplorazione filosofica dell'identità, della coscienza e del confine tra essere umano e macchina.

Non si può non notare quanto questa posizione si contrapponga radicalmente a quella di Mamoru Oshii, il regista del celeberrimo film animato del 1995 che è ancora oggi considerato uno dei capolavori assoluti del cinema d'animazione mondiale. Oshii aveva fatto esattamente il contrario di ciò che Mokochan predica: aveva preso il manga di Shirow, ne aveva conservato la struttura e i personaggi, ma lo aveva trasformato in qualcosa di profondamente personale, rallentando i ritmi, caricando ogni sequenza di una malinconia filosofica tutta sua, aggiungendo riflessioni sull'identità e sull'anima che nel manga originale erano trattate con ben altro tono, più ironico e disincantato. Il risultato era un'opera che parlava tanto di Ghost in the Shell quanto di Mamoru Oshii stesso, della sua visione del mondo e della sua sensibilità artistica. Due approcci opposti alla stessa opera, dunque, che offrono uno spunto di riflessione affascinante su cosa significhi adattare un manga in anime e su quanto l'ego del regista possa o debba influenzare il risultato finale.
Fonte: Automaton Media
Ma spero che l'anime soddisfi l'esigenza di fedeltà pedissequa dell'opera.
questo sta facendo una serie che adatta il manga
paragonare le due visioni è svilente e non è manco corretto nei confronti di mokochan
Visto le polemiche ridicole che si leggono in rete dove la gente considera l' opera di Oshii come quella originale direi che spiegare la differenza tra i due adattamenti non è mai cosa sbagliata
Comunque, personalmente, sono molto più affezionato alla versione Stand Alone Complex (il che mi ricorda che non ho finito Ghost in the Shell: SAC_2045) che i due film di Oshii.
Fondamentalmente il suo ragionamento è quello di essere a servizio dell' opera e non viceversa, ovvero usare l' opera per fornire una personale visione della stessa o anche di altro.
Sono due confezioni diverse. Non per forza essere fedeli all' opera originale non permette cmq ad un professionista di fare un buon lavoro e di mettersi alla prova
credo che le sue parole siano figlie del periodo storico dove se cambi qualcosa la gente s'incazza
che è una roba assurda . hai già letto il fumetto cosa ti serve una opera identica non lo capisco.
basta che vi andate a leggere le opinioni appunto sugli episodi di Scott Pilgrim che ci sono qui.
ogni cambiamento viene bocciato. credo uscisse oggi l'opera di oshii ne leggeremmo delle belle
darò sicuramente un'occhiata alla serie, ma il lavoro originale ho provato a leggerlo due volte e ho desistito, in entrambi i casi, rapidamente. Mi dà sensazione di confusione. L'interpretazione di Oshii invece mi piace...
Peccato che molta gente non voglia Ghost in the Shell, ma vuole Oshii. La stessa gente che non ha degnato di uno sguardo Roujin Z e Short Peace.
- Chainsmoker Cat primo episodio
- My Love Story With Yamada-Kun At Level 999.
Entrambi su Netflix
Sono d’accordo con te, e non capisco nemmeno perché ci debba essere uno scontro tra le due visioni.
Si possono benissimo apprezzare entrambe, come il da te citato Lamù, mi è piaciuta la versione di Oshi, ma così come amo il manga originale e mi piace anche l’anime remake più fedele al manga.
Poi che a uno qualcosa non piaccia ci sta, è lo scontro a prescindere che trovo insensato.
P.S. Patlabor é invece una situazione un po’ diversa perché primo anime e manga sono stati praticamente ideati e realizzati insieme… anche se pure in questo caso erano visioni diverse (e per me entrambe belle) della stessa idea iniziale.
Questo passaggio mi interessa, perché nell'arco di poche righe Mokochan sembra contraddirsi. intendiamoci, l'idea di annullarsi nell'opera è anche affascinante, ma anche annularsi è una posizione a mio parere.
Non ho mai capito chi cerca nelle opere di animazione (ma nelle opere in generale in realtà) che siano adattamenti la fedeltà all'originale. Io quando vedo un'opera derivativa sono invece interessatissimo alla nuova interpretazione, all'impronta differente che un autore può dare a una storia o a personaggi che ho già visto altrove. Poi tirerò le fila e valuterò quale mi sia piaciuta di più e perché.
Questa versione di Ghost uin the Shell mi interessa perchè molto diversa dall'idea che mi ero fatto dai film di Oshii. Però devo dire che la prima puntata mi è parsa molto caotica e in questo senso non l'ho apprezzata particolarmente, la seconda invece aveva un ritmo già più disteso, l'ho apprezzata di più.
Certo, ma allora non è vero che il regista debba annullarsi. Qui ha un limite preciso, adattare fedelmente il manga, è va bene, è forse l'unico modo per sfruttare ancora GITS ed evitare confronti, tuttavia resto convinto che qualcosa di suo ce lo deve mettere. E qualcosina infatti c'è (che so: prima scena, iconica, rapido primissimo piano sugli occhi di Motoko).
il regista può girare un film con una sceneggiatura che è un adattamento totale e portare la sua visione per immagini e sonoro .
il padrino a parte tagli su alcuni personaggi è un adattamento molto simile al libro ma è la maestosità alla regia di coppola che lo rende uno dei migliori film di sempre
Vero, ma non capisco cosa porti un regista che dice di non aver bisogno di esprimere se stesso e che fa quel che gli dicono di fare. Uno così può essere bravissimo a far andare il treno nella notte, ma non gli interessa dove va, non ne ha idea. Se è così, non importa chi dirige, può essere chiunque. Se NON è così, il regista porta sempre qualcosa, e quel che dice, qui, è, boh, una contraddizione, una bugia.
Concordo e confermo, condivido ogni singola lettera.. ma alla gente questo non sta bene perchè è ottusa, desidera sempre scontrarsi con il concetto di scelte e sbarrare la mente davanti a ciò.
lo portano perchè fa quello che gli dice la produzione e non gli crea problemi
prendi il primo film di ant man doveva girarlo edgar wright ma lui è uno che vuole fare il suo film e quindi alla fine lo ha girato Peyton Reed che è un buon mestierante
Detto questo, Mokochan mi sembra stia facendo un ottimo lavoro con questa serie, quindi ne riconosco il suo talento.
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