Il mondo dell'animazione giapponese e dei tokusatsu è in lutto per la scomparsa di Katsushi Murakami, designer industriale e creativo tra i più influenti nella storia dei robot e dei giocattoli giapponesi, nato il 23 settembre 1942 nella prefettura di Gifu, ci ha lasciati il 20 luglio 2026 all'età di 83 anni per cause non rese note. La notizia è stata confermata dall'informatore specializzato in modellismo e tokusatsu Alien_anvil, che ha ricevuto la comunicazione da una fonte attendibile e ha poi verificato la notizia direttamente con la famiglia.
Il suo nome potrebbe non essere immediato per il grande pubblico, ma le sue creazioni hanno accompagnato l'infanzia di intere generazioni in tutto il mondo, e senza il suo contributo l'immaginario visivo dei robot giganti che conosciamo oggi sarebbe probabilmente molto diverso. Formatosi come designer industriale, Murakami era entrato in Bandai negli anni Sessanta prima di passare a Popy, la filiale specializzata nei giocattoli su licenza, dove aveva applicato gli standard dell'ingegneria industriale al mercato dei giocattoli per bambini, dotandoli di peso reale, meccanismi di trasformazione complessi e una durabilità mai vista in quella fascia commerciale. Ispirato da figure come Osamu Tezuka e Shigeru Komatsuzaki, aveva saputo costruire un ponte unico tra la produzione televisiva, l'animazione e l'industria del giocattolo.

È considerato il padre del Chogokin, la celebre linea di robot in metallo pressofuso prodotti da Popy e poi da Bandai che permetteva ai bambini di avere in mano riproduzioni fedeli e resistenti dei robot che vedevano in televisione, e della parallela linea Popynica dedicata ai veicoli. Queste due linee hanno rivoluzionato il mercato del giocattolo giapponese negli anni Settanta e Ottanta, diventando oggetti di culto per collezionisti di tutto il mondo ancora oggi.
Ma il contributo più dirompente e duraturo di Murakami riguarda il rapporto tra i giocattoli e le serie televisive. Durante la produzione del film live-action giapponese di Spider-Man del 1978, prodotto da Toei, Murakami progettò e introdusse Leopardon, un robot gigante pilotato dal protagonista. L'idea di affiancare all'Uomo Ragno un mecha gigante poteva sembrare stravagante, ma il successo commerciale di Leopardon in termini di vendite di giocattoli fu talmente clamoroso da convincere Toei a estendere la formula a tutte le sue serie di squadriglie. Da Battle Fever J in poi, il robot gigante combinabile è diventato un elemento fondamentale di ogni stagione di Super Sentai, e per estensione di Power Rangers, il franchise che ha portato quella formula in tutto il mondo occidentale.
Il legame di Murakami con il filone tokusatsu si estendeva ben oltre i Super Sentai. Nel mondo di Kamen Rider, ha contribuito in modo significativo alla serie Kamen Rider Black RX, dove dopo il ritiro di Shotaro Ishinomori il design prese una direzione fortemente influenzata da Murakami e da Keita Amemiya, pur mantenendo il design del protagonista principale secondo le indicazioni originali di Ishinomori. Ha inoltre partecipato alla revisione dei design originali di Kamen Rider ZO e Kamen Rider J, modificando le bozze iniziali di Ishinomori, ed è stato produttore esecutivo di Shin Kamen Rider: Prologue e di Kamen Rider SD. Per quanto riguarda la saga di Ultraman, Murakami ha contribuito al design dei veicoli di Ultraman 80 del 1980 e ha proposto un concept iniziale per Ultraman Tiga, suggerendo una modifica al design della testa che ha influenzato la versione finale del personaggio. Aveva anche presentato una proposta originale per Ultraman Powered, rimasta però inutilizzata.

Il suo portfolio di design comprende alcune delle serie più amate della storia dell'animazione giapponese. In ambito anime ha contribuito a Cobra, conosciuto in Italia come Space Adventure Cobra, a Ulisse 31, a God Mars, alla serie Gatchaman e a Z Gundam. Nel mondo del tokusatsu ha lasciato il segno nelle armature e nei macchinari di Uchu Keiji Gavan e molti altri. Ha inoltre lavorato a Beast King GoLion, il cui adattamento americano è diventato Voltron. Ha poi sviluppato la linea Machine Robo, diventata in occidente i GoBots, introducendo la tecnologia dei robot trasformabili in piccolo formato e a prezzi accessibili attorno ai 600 yen, portando quella categoria di giocattoli al grande pubblico. Tra i suoi design base di quella linea figurano il Bike Robo e il Jet Robo.
Tra i contributi meno noti ma non meno significativi di Murakami figura anche il design originale del Mechagodzilla della serie Heisei, apparso nel film Godzilla vs. Mechagodzilla II del 1993. Il regista degli effetti speciali Koichi Kawakita si era rivolto proprio a Murakami di Bandai per creare una nuova versione del celebre robot alieno, che nella proposta del designer abbandonava le linee angolari e grezze delle versioni precedenti in favore di un design futuristico, curvo e dall'aspetto argentato e lucido. Kawakita rimase soddisfatto dell'interpretazione, che fu poi sviluppata e portata alla versione definitiva dal designer Minoru Yoshida. Si tratta dunque di una co-paternità, ma il contributo concettuale di Murakami fu determinante nel definire l'estetica di uno dei Mechagodzilla più amati dai fan della saga.
Quando nel 1981 Popy venne assorbita e trasformata nello studio PLEX, Murakami continuò a lavorarvi, portando avanti il suo contributo all'industria del tokusatsu e dell'animazione giapponese. Sui social i messaggi di cordoglio da parte di professionisti e appassionati si sono moltiplicati, ricordando il contributo fondamentale di un uomo che, pur restando nell'ombra agli occhi del grande pubblico, ha plasmato con le sue mani l'immaginario visivo di un'intera epoca.
Il suo nome potrebbe non essere immediato per il grande pubblico, ma le sue creazioni hanno accompagnato l'infanzia di intere generazioni in tutto il mondo, e senza il suo contributo l'immaginario visivo dei robot giganti che conosciamo oggi sarebbe probabilmente molto diverso. Formatosi come designer industriale, Murakami era entrato in Bandai negli anni Sessanta prima di passare a Popy, la filiale specializzata nei giocattoli su licenza, dove aveva applicato gli standard dell'ingegneria industriale al mercato dei giocattoli per bambini, dotandoli di peso reale, meccanismi di trasformazione complessi e una durabilità mai vista in quella fascia commerciale. Ispirato da figure come Osamu Tezuka e Shigeru Komatsuzaki, aveva saputo costruire un ponte unico tra la produzione televisiva, l'animazione e l'industria del giocattolo.

È considerato il padre del Chogokin, la celebre linea di robot in metallo pressofuso prodotti da Popy e poi da Bandai che permetteva ai bambini di avere in mano riproduzioni fedeli e resistenti dei robot che vedevano in televisione, e della parallela linea Popynica dedicata ai veicoli. Queste due linee hanno rivoluzionato il mercato del giocattolo giapponese negli anni Settanta e Ottanta, diventando oggetti di culto per collezionisti di tutto il mondo ancora oggi.
Ma il contributo più dirompente e duraturo di Murakami riguarda il rapporto tra i giocattoli e le serie televisive. Durante la produzione del film live-action giapponese di Spider-Man del 1978, prodotto da Toei, Murakami progettò e introdusse Leopardon, un robot gigante pilotato dal protagonista. L'idea di affiancare all'Uomo Ragno un mecha gigante poteva sembrare stravagante, ma il successo commerciale di Leopardon in termini di vendite di giocattoli fu talmente clamoroso da convincere Toei a estendere la formula a tutte le sue serie di squadriglie. Da Battle Fever J in poi, il robot gigante combinabile è diventato un elemento fondamentale di ogni stagione di Super Sentai, e per estensione di Power Rangers, il franchise che ha portato quella formula in tutto il mondo occidentale.
Il legame di Murakami con il filone tokusatsu si estendeva ben oltre i Super Sentai. Nel mondo di Kamen Rider, ha contribuito in modo significativo alla serie Kamen Rider Black RX, dove dopo il ritiro di Shotaro Ishinomori il design prese una direzione fortemente influenzata da Murakami e da Keita Amemiya, pur mantenendo il design del protagonista principale secondo le indicazioni originali di Ishinomori. Ha inoltre partecipato alla revisione dei design originali di Kamen Rider ZO e Kamen Rider J, modificando le bozze iniziali di Ishinomori, ed è stato produttore esecutivo di Shin Kamen Rider: Prologue e di Kamen Rider SD. Per quanto riguarda la saga di Ultraman, Murakami ha contribuito al design dei veicoli di Ultraman 80 del 1980 e ha proposto un concept iniziale per Ultraman Tiga, suggerendo una modifica al design della testa che ha influenzato la versione finale del personaggio. Aveva anche presentato una proposta originale per Ultraman Powered, rimasta però inutilizzata.

Il suo portfolio di design comprende alcune delle serie più amate della storia dell'animazione giapponese. In ambito anime ha contribuito a Cobra, conosciuto in Italia come Space Adventure Cobra, a Ulisse 31, a God Mars, alla serie Gatchaman e a Z Gundam. Nel mondo del tokusatsu ha lasciato il segno nelle armature e nei macchinari di Uchu Keiji Gavan e molti altri. Ha inoltre lavorato a Beast King GoLion, il cui adattamento americano è diventato Voltron. Ha poi sviluppato la linea Machine Robo, diventata in occidente i GoBots, introducendo la tecnologia dei robot trasformabili in piccolo formato e a prezzi accessibili attorno ai 600 yen, portando quella categoria di giocattoli al grande pubblico. Tra i suoi design base di quella linea figurano il Bike Robo e il Jet Robo.
Tra i contributi meno noti ma non meno significativi di Murakami figura anche il design originale del Mechagodzilla della serie Heisei, apparso nel film Godzilla vs. Mechagodzilla II del 1993. Il regista degli effetti speciali Koichi Kawakita si era rivolto proprio a Murakami di Bandai per creare una nuova versione del celebre robot alieno, che nella proposta del designer abbandonava le linee angolari e grezze delle versioni precedenti in favore di un design futuristico, curvo e dall'aspetto argentato e lucido. Kawakita rimase soddisfatto dell'interpretazione, che fu poi sviluppata e portata alla versione definitiva dal designer Minoru Yoshida. Si tratta dunque di una co-paternità, ma il contributo concettuale di Murakami fu determinante nel definire l'estetica di uno dei Mechagodzilla più amati dai fan della saga.
Quando nel 1981 Popy venne assorbita e trasformata nello studio PLEX, Murakami continuò a lavorarvi, portando avanti il suo contributo all'industria del tokusatsu e dell'animazione giapponese. Sui social i messaggi di cordoglio da parte di professionisti e appassionati si sono moltiplicati, ricordando il contributo fondamentale di un uomo che, pur restando nell'ombra agli occhi del grande pubblico, ha plasmato con le sue mani l'immaginario visivo di un'intera epoca.
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