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6.0/10
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Nella serie degli anni '70 Kyashan era un ragazzo che, per proteggere la Terra da un attacco di robot, accettava di trasformare il proprio corpo in un androide. Trentacinque anni dopo il personaggio ritorna, ma i presupposti alla base della trama sono completamente diversi: sono passati secoli e ormai il pianeta Terra è completamente devastato, abitato quasi unicamente da androidi in via di degenerazione, senza alcuna possibilità di essere riparati o di sostituire i pezzi danneggiati.
Kyashan è l'unico a non essere afflitto da questa degenerazione, e attira l'interesse di tutti gli altri androidi tra i quali si è sparsa la voce che assimilare il suo corpo equivale a ottenere la vita eterna; l'ex-umano deve così evitare gli attacchi nemici, facendo i conti anche con un passato in cui ha condotto alla rovina l'intera umanità, non avendo memoria di ciò.

Il character design è interessante (anche se Kyashan senza cappuccio ricorda fin troppo Pegasus dei Cavalieri dello Zodiaco), le animazioni sono di livello medio/alto per una produzione giapponese odierna, ma la serie si caratterizza particolarmente per la colorazioni, con colori accesi arricchiti da un effetto "sfocato".
La storia è altalenante, nei primi due episodi non è riuscita a catturarmi, mentre la terza puntata (in cui Kyashan viaggia per un tratto del suo vagabondare assieme a uno dei rari umani sopravvissuti) mi è piaciuta un bel po'.