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6.0/10
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Osannato oltremodo da Shonen Jump, "Toriko" si propone come erede spirituale di "Dragonball" e "One Piece"; anche se già dai primi episodi si capisce palesemente la struttura della serie, ho comunque preferito aspettare la sua conclusione per scrivere questa recensione, ed ora dopo anni finalmente mi sento di poter dare un giudizio più azzeccato su questo anime.

Si tratta della trasposizione animata dell'opera di Mitsutoshi Shimabukuro, inizialmente pubblicata da Shueisha sulla sua più celebre rivista; questa serie, nel corso di tre anni e 147 episodi, copre, anche se diluiti con alcuni filler, i primi ventisette volumi. Si tratta del classicissimo manga la cui progressione narrativa si basa su nemici sempre più forti e protagonisti che hanno la meglio grazie a discutibili sequenze di power-step. Da premiare sotto alcuni punti di vista scelte coraggiose come il character design old-stile e la mancanza totale di fanservice, che però non bastano a bilanciare quanto sia mainstream la base narrativa.
Il principale espediente narrativo è la ricerca degli ingredienti più rari e pregiati da parte dei Bishokuya affiliati alla IGO (International Gourmet Organization), cibi spesso ambiti anche dagli antagonisti della Bishokukai, i quali mirano a impadronirsi del leggendario ingrediente GOD per i loro loschi fini. Protagonisti indiscussi il duo Toriko-Komatsu, che rispecchiano, rispettivamente, il personaggio da ammirare come supereroe (il fortissimo "cacciatore"), mentre invece il cuoco interpreta il ruolo della persona comune in cui immedesimarsi. Difetto che riscontro nella rosa di protagonisti è la mancanza di presenza femminile, infatti rimane un'opera per un certo verso maschilista, in quanto sia il target principale, sia la stragrande maggioranza del cast sono composti da personaggi di sesso maschile.

Passiamo ad analizzare il lato tecnico: le animazioni di Toei in questo caso sono chiaramente realizzate al risparmio, cosa comunemente riscontrabile in anime con un numero di episodi a tre cifre, ma qui si nota spesso e, a meno di non essere neofiti di animazione, la cosa è lampante. Anche sulle colonne sonore vale quanto detto in precedenza, cioè ripetitive e al risparmio; basta ricordare la opening che cambia ogni due anni, quando lo standard attuale è tre mesi.
Una serie che consiglio a chi si è stancato di rivedere par la decima volta "Dragonball" e che vuole qualcosa dello stesso tipo da accostare a "One Piece", altrimenti, anche rimanendo sulle pagine di Jump, c'è di meglio.