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8.0/10
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<b>PRESENZA DI LIEVI SPOILER</b>

Una piacevolissima sorpresa questo manhwa. Preso inizialmente attirata dai disegni (meravigliosi e dettagliati) ha saputo conquistarmi anche nella narrazione e nella trama. Unica pecca le canzoni spesso presenti nella storia che sono tradotte (ottimamente) perdendo così però la musicalità.
Biasimo per la Planet per la mancata colorazione delle pagine presenti nella versione originale, cosa che si sono sforzati di fare giusto per l'ultimo volume (uscito tra l'altro a prezzo maggiorato).
Sovraccoperte dalla colorazione delicata, ottima impaginazione per il titolo, logo della Planet per niente invadente grazie anche alla scelta di spostarlo a seconda del disegno sulla copertina.
Carta bianchissima, spessa seppur liscia, impossibile vedere trasparenze e con la mole di retini e neri questo non è affatto facile.

Parlando invece del manhwa in sè credo proprio (salvo sorprese) di classificarlo al primo posto tra i migliori del 2013, proprio in virtù dell'effetto sorpresa.
Trama semplice e senza colpi di scena, sebbene siano presenti parecchi elementi che creano una vicenda di ampio respiro.

La storia narra le vicende di Woohee, bambola della bellezza eterea creata dallo spirito Kiheyon per un motivo sconosciuto. Inizialmente la nostra è all'oscuro della sua natura di bambola, credendosi la figlia di un nobile del villaggio, fino a quando il suo vero padrone non verrà a reclamarla. La vicenda viene raccontata nel lasso di tempo che precede un'eclissi solare. In questo scenario si muoveranno sulla scena diversi personaggi, come burattini le azioni di ciascuno andranno ad incastrarsi nella trama.
Vi è pochissima azione, l'intenzione dell'autrice è quella di narrare senza voler sorprendere il lettore, la fine del manga è intuibile sin dai primi capitoli del primo volume così come il destino dei pochi personaggi presentati.

Perchè allora tutta questa mia considerazione?
Perchè prestare così tanta stima a qualcosa il cui svolgimento e conclusione è tanto prevedibile?
Perchè il motivo è lo stesso per il quale le persone si approcciano alle tragedie in cui la maggior parte degli esponenti ricalcano il modello " amanti contro forze o eventi loro superiori schiacciati da un destino ineluttabile".
I vari protagonisti sono in balia dei loro umori e di eventi a loro ostili similmente ai protagonisti delle tragedie antiche, shakespiriane a ad Opere quali la Norma, La Bohème e gran parte delle rappresentazioni ottocentesche.
La bambola Woohee, lo spirito dell'albero di Maesil Kihyeon, l'umano Shinwoo, la volpe Miho perseguono i loro scopi: chi lottando, chi cercando di fuggire, chi aspettando pazientemente che i propri desideri si esaudiscano. Tutti inseriti in un contesto di decadenza e tragedia imminente, circondati da personaggi secondari come la sciamana Nari, il suo maestro e il gatto Kaya. Personaggi poco approfonditi per ammissione della stessa autrice (la serie doveva contare inizialmente appena tre volumi, abbuonati poi di altri due per sviluppare meglio la storia, ma l'esiguità di pagine seppur aumentate rispetto ai progetti iniziali ha pesato sullo sviluppo di alcuni personaggi).
Tutti non sono però che pedine per qualcosa di più grande, per più grandi progetti.

Cos'è che lega questi personaggi? Che fa sì che creature così distanti siano legate tra loro? L'amore. Lo Storge, l'amore intrinseco disinteressato ed esclusivo di una bambola per colui che l'ha creata, l'amore di un artigiano per la sua creatura, nata da una parte di sè. Amore che viene facile accomunare a quello posseduto dal padre (putativo) di lei. Entrambi ne limitano la libertà cercando di isolarla dal mondo esterno. A cosa è dovuto questo cambiamento?
All' eros (l'amore nell'antico senso etimologico del termine) rappresentato da Shinwoo. Rompe il simbiotico equilibrio esistente tra i due facendo nascere nella bambola la consapevolezza. "Sei stato tu, umano, a trasformarla?...l'hai resa tu tanto meravigliosa?" Con queste parole lo spirito prende atto di come per merito altrui la sua creatura abbia raggiunto il massimo del splendore e per fare ciò ha dovuto uscire dall'apatia, dal sentimento affettivo ancora immaturo che la legava a lui. Lo stesso spirito vedendo il mutamento della propria creatura compie un mutamento. Le lascia la libera scelta, me o l'umano.
A completare il quadro proposto finora dall'autrice ecco la mania, amore possessivo e distruttivo che ha come esponente uno spirito malefico (la volpe) che come una geisha dell'antico Giappone sta vicino all'amato senza però avere alcuna pretesa sul suo cuore. Cosa accade allora a smuovere questa situazione?
Il Deus Ex Machina, Deus di nome e di fatto. Samshin, divinità femminile del pantheon deista coreano è presentata nel manga come un giovane (la spiegazione a questa discordanza di sesso verrà poi fatta intuire nell'ultimo volume).
Perchè Samshin interviene? Perchè un Dio che per legge divina deve essere imparziale si immischia e ribalta le vite di umani e spiriti anche a costo di venire annientato?
Il motivo è sempre lo stesso, anche lui è mosso dal vero protagonista di questo manhwa, l'amore. Samshin si comporta esattamente come gli antichi dei greci che, mossi da sentimenti umani, intervengono fregandosene di sconvolgere le vite degli stessi ricercando unicamente il proprio tornaconto.
Per amore Samshin sconvolge le vite altrui, per un amore che coadiuvato dalla forza propria di una divinità rompe legami (maledizioni) creando una nuova realtà.

La dicotomia legame/maledizione è una delle chiavi di lettura dell'opera. La volpe Miho (spirito maligno che si ciba di fegati umani) a causa di una maledizione è costretta a legarsi agli umani senza al contempo potersene cibare, la cosa viene spiegata con tristezza dalla stessa volpe. Sarebbe dunque logico pensare che una volta libera ne sia felice e così sarebbe stato se non fosse stata la maledizione a legare il suo destino a quello dello spirito del Maesil e con la fine di questa le loro strade costrette a separarsi per sempre. E' stata dunque una cosa negativa questa maledizione? O è stato il scioglimento della stessa? Tutta la vicenda nasce grazie ad essa e muore alla sua conclusione facendo però nascere un altro legame, non così costrittivo come il precedente ma non per questo meno odiato. Poichè è evidente come una maledizione che obbliga a legarsi ad una persona amata sia preferibile ad un legame più debole e meno costrittivo che però ha dall'altra parte una persona odiata.

Per quanto riguarda i disegni ne ho già tessuto le lodi. Andando nello specifico ciò che sicuramente sono riusciti meglio all'autrice sono i corpi. Classico disegno shoujo coreano (con un'androginità superiore rispetto al corrispettivo giapponese e una maggiore quantità di dettagli nella figura umana) in particolar modo quelli della bambola e la volpe che in quanto donne nel corso dei volumi verranno mostrate con un vestiario molto variegato e dettagliato. Gli sfondi sono poco presenti ma sebbene in numero esiguo non sfigurano al confronto con i personaggi.
Il taglio maggiormente utilizzato è il primo piano ma non mancano primissimi piani e figure intere. A causa della mancanza di sfondi è quasi impossibile trovare campi lunghi di ampio respiro. Vi è in corso d'opera un ampio uso di fiori per adornare le tavole, scelta stilistica che si sposa perfettamente con ciò che tratta il manhwa.

In definitiva lo consiglio vivamente a chi ama la vecchia scuola degli shoujo manga giapponesi (anni '70 per intenderci) o in ambito extra-fumettistico a chi apprezza la tragedia classica. Da evitare da parte di chi è interessato solamente ai combattimenti o in ambito amoroso alle storie popolari (sia esse a lieto fine o meno). Risulterà a questi piuttosto indigesto.

Considerazioni in breve
Disegni, 8 e mezzo. Li ho lodati allo sfinimento, ma non posso che togliere dei punti a causa dell'esiguità di sfondi e la limitatezza delle inquadrature proposte, fermo restando che per la tipologia di manhwa il tutto funziona ottimamente.
Trama 8. Nel 2013 (sebbene in Patria si sia concluso nel 2012) è bello trovare qualche opera in stile retrò in mezzo a tanti shoujo scolastici/adolescenziali. Sebbene questa tipologia non sia rara nel panorama manhwa (mi viene in mente La sposa di Habaek)
Sceneggiatura 9. Pezzo forte del manga, riesce a far tenere gli occhi incollati ai volumi nonostante la prevedibilità. I vari pezzi e indizi sul proseguimento sono centellinati a dovere, i personaggi entrano ed escono dalla scena ad un ritmo impeccabile. Da prendere come esempio da parte di sedicenti mangaka che non sanno gestire il proprio cast di personaggi.
Personaggi (mi limito ai principali).
Woohee 7. Senza lode e senza infamia. Il suo sviluppo è pertinente e senza forzature, ma è chiaro fin da subito come più di tutti gli altri lei non sia che un mezzo per far muovere gli eventi.
Kiheyon 8. Subisce una notevole evoluzione nei volumi. Da freddo e impassibile (certo della fedeltà della bambola) le sue certezze cadono man mano con il proseguire della vicenda, il suo disegno prima privo di espressioni muta così come il carattere assumendo sempre di più un aspetto " umano".
Shinwoo 7. Stesso discorso di Woohee, più mezzo che attore.
Miho 9. Molto di questo voto si deve all'ultimo volume, vi basti sapere che da personaggio in secondo piano ( rispetto al triangolo bambola-spirito-umano) buca la scena entrando in primo piano.
Samshin 9. Quel dannato che tira i fili di tutto.