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«L’olmo e altri racconti» è una raccolta di otto racconti pubblicati in Giappone nel 1983, otto racconti che Jiro Taniguchi ha scelto, insieme al redattore Toshiaki Sato, fra i duecento presenti nella serie “Gente” scritta da Ryuichiro Utsumi e ha trasposto, magistralmente, in fumetti.

Ho letto questo volume unico nell'edizione economica proposta, nel 2019, congiuntamente da La Gazzetta dello Sport e Planet Manga.

Attribuire un “dieci” non è cosa che faccio spesso, con questo voto non voglio indicare che l’opera sia perfetta ma, semplicemente, dire che quest’opera è in tutto corrispondente al mio gusto: per temi trattati, per ritmo e modo di narrazione, per stile grafico, sicuramente un volume che rileggerò con piacere tantissime volte.

Otto racconti slegati, che narrano storie quotidiane, quelle che si possono definire “storie minime” e che, proprio per la loro quotidianità, rivelano la grande abilità di chi le ha scritte e di chi le ha illustrate.

Merita di essere narrato il problema di un olmo che, perdendo le foglie in autunno, sporca i vialetti dei vicini? E l’espressione imbronciata di una bimbetta? Trovare la foto della moglie, da cui si è divorziato ventitré anni prima, sulla pagina di un giornale che parla dell’inaugurazione di una mostra? Venire a sapere che il proprio fratello maggiore, quasi settantenne, vive in una pensione? Questi gli spunti iniziali dei primi quattro racconti: saper catturare l’attenzione con avvenimenti che potrebbero non apparire degni di un racconto è un’abilità rara, che mi incanta e stupisce ogni volta che la riscontro. E la narrazione di Utsumi tradotta in immagini da Taniguchi è potente, regala la possibilità di riflettere sulla natura umana, sulla società giapponese e sulle sue regole non scritte, sulla sua tensione all'armonia e sul dolore che questa, contraddittoriamente, comporta.
Non manca una storia che riguarda un cane di razza akita («Attraversando il boschetto») e non mi ha sorpreso che l’autore di «Allevare un cane» abbia selezionato questo racconto. In generale sono storie di vicini di casa, di fratelli con diversa percezione degli stessi avvenimenti (altro tema caro a Taniguchi), di bambini e di persone anziane, una, «Il suo paese natio» che chiude la raccolta, è una storia di differenze culturali e di integrazione.

I disegni di Taniguchi hanno la consueta bellezza: precisi e puliti, curatissimi nei dettagli delle vie, delle facciate delle case e degli interni, per “far entrare” appieno il lettore nella storia; intense le espressioni dei personaggi e studiata la composizione delle tavole. Taniguchi, ad esempio, ruota intorno a due persone che parlano sedute su una panchina, o spazia sui tetti del vicinato continuando a seguire una conversazione che avviene in un interno. Ogni pagina merita di essere osservata attentamente, una prima volta focalizzando l’attenzione su ogni singola vignetta, una seconda per apprezzare come il mutare punto di osservazione renda dinamiche le scene.

Una lettura consigliata a chi è curioso di avvicinare una cultura diversa dalla nostra, a chi ama i racconti brevi, a chi ama ascoltare le storie degli sconosciuti, a chi apprezza la narrazione pacata e, ovviamente, a chi ha già avuto modo di apprezzare Taniguchi.