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8.0/10
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Almeno una volta all'anno ci ritroviamo davanti ad un'opera animata o cartacea che spacca il pubblico a metà: c'è chi la definisce un capolavoro e chi invece punta il dito contro i difetti che non vengono mai evidenziati abbastanza, ritenendo che tutto questo clamore sia eccessivo. Ma arrivare ai livelli di “Kimetsu no Yaiba” ovvero “Demon Slayer” -per noi occidentali- è davvero incredibile e già questo dovrebbe farci riflettere sul motivo per il quale si sia arrivati ad un successo così sfrenato.
Koyoharu Gotōge è un esordiente nel panorama manga -parlerò di lui/lei al maschile poiché la lingua italica non ha un pronome neutro, di lui non si sa al 100% il sesso- ed ha iniziato la sua opera sulle pagine di Shonen Jump senza troppe pretese, andando a disegnare e creare un fumetto per ragazzi che raccontasse la storia di una famiglia e più precisamente di cosa sia il rapporto tra consanguinei: con lo scorrere delle vicende si farà sempre più marcato questo suo desiderio di mostrarci il lato più bianco e quello più nero dell'essere genitori, figli, fratelli. La relazione tra due persone nate dallo stesso grembo è il focus di molti personaggi e situazioni, nelle quali si vogliono cercare di definire cosa sia davvero il legame affettivo per eccellenza, rendendoci tutti più o meno coinvolti da spettatori ma soprattutto figli, fratelli, cugini e quant'altro che provano anch'essi dei sentimenti in cui rispecchiarsi. La storia si apre proprio con questa premessa che tutti oramai conosceranno: Tanjiro Kamado è un semplice ragazzino nell'era Taisho, orfano di padre e con madre malata, il quale si fa carico di tutti i suoi fratelli andando a lavorare dall'alba fino alla sera per garantire che tutti possano mangiare e passare un'adolescenza felice. Un giorno come un altro, si fa largo attraverso una insolita tempesta di neve per rincasare ma al suo ritorno trova la famiglia sterminata ad eccezione della sorella, Nezuko, che tuttavia è stata trasformata in qualcosa che non è più definibile umano ma bensì demoniaco. Da qui partirà un lunghissimo viaggio che ci presenterà un protagonista forte e tenace nel suo desiderio di salvare almeno l'ultima, piccola speranza di riabbracciare la sua famiglia e ritornare ai loro giorni sereni.
Ovviamente ai due Kamado si uniranno pian piano altri personaggi e verrà introdotta anche la tematica dei demoni, di come sono nati, di come si sconfiggono ed ovviamente di come si può fare in modo che una volta trasformati, possano tornare umani. A difendere l'umanità in segreto vi è un'associazione di sterminatori di demoni (Demon Slayer per l'appunto) nel quale Tanjiro deciderà di farne parte ma solo per farsi strada verso il padre di tutti i demoni e porre fine alla sua vita e riprendersi quella di Nezuko.
La cosa buona di questo manga che fa certamente leva sui combattimenti e power up è che Tanjiro ha una iniziale crescita graduale: dapprima non ha mai impugnato una katana in vita sua, l'unico suo pregio che può aiutarlo in battaglia è un ottimo olfatto ma per il resto è un vero dilettante, per quanto promettente. Dovrà faticare tanto, far passare molto tempo e conoscere un sacco di persone più forte di lui, sopravvivere in situazioni disastrose e spesso chinare anche il capo dinnanzi ai suoi superiori, poiché Gotōge nel primo terzo della storia decide di sottolineare un netto distacco tra i “pivellini” ed i “veterani” rappresentati dai Pilastri, spadaccini abilissimi e considerati degni di estirpare ogni demone. Inutile dire che il protagonista avrà un accrescimento e questo lo porterà ad essere pian piano non più un peso ma un utile alleato dei Pilastri. In alcuni frangenti questa differenza inizierà ad essere sempre meno marcata, a tratti esageratamente, come se il power up fosse corso in maniera troppo frettolosa, ma lo reputo un difetto a metà, sicché come sappiamo ogni personaggio principale è creato per avere dei miglioramenti unici che lo portino a fronteggiare il nemico finale senza morire in maniera patetica e nella maggior parte dei casi, trionfare da eroe. Questa crescita di poteri non può avvenire in maniera lenta su un fumetto di 23 volumi, seppur io pensi che avrebbe potuto gestirla meglio in alcuni frangenti che evirò di citare per spoiler.
Il forte di questa opera cartacea per me è la realizzazione di tanti personaggi che riescono ad accontentare una grande fetta di pubblico: abbiamo quelli comic relief come Zenitsu ed Inosuke in grado anche di apparire molto fighi quando combattono sul serio, poi ci sono i Pilastri con poteri incredibili e le loro storie, i loro caratteri tutti diversi, tra i taciturni, i calcolatori, i simpaticoni estroversi, quelli nati per farvi provare antipatia già dalla prima pagina ed anche delle donne molto abili, intelligenti ed indipendenti a differenza dell'epoca in cui è tratta la storia ed in cui solitamente è difficile trovare figure del gentil sesso messe sullo stesso piano degli uomini. Gli archi narrativi cambieranno decisamente il tenore della storia a seconda di quali Demon Slayer saranno coinvolti, poiché il mangaka ha studiato bene le figure dei Pilastri per far sì che ci raccontino vicende più buffe, tetre, strategiche e via dicendo dando a loro le redini per trainare capitoli su capitoli che non stufano, grazie al fatto che il carisma dei personaggi è capace di trasportarci da una foresta buia, ad un quartiere a luci rosse, ad un treno in viaggio e così via in registri narrativi differenti, nel quale ridere, arrabbiarci, rattristirci, riflettere e speculare su cosa verrà in futuro.
Se questo fumetto è diventato così celebre lo deve senz'altro alla buona creazione di un cast variopinto in ogni sfumatura, che fa l'occhiolino a quasi ogni possibile lettore che inevitabilmente avrà il suo preferito, non a caso sul web spopolano le fanart a tema, moltissimi hanno come avatar il loro preferito, il merchandising è letteralmente scoppiato in Giappone con un grande numero di Action Figures sia economiche che di lusso, Nendoroid, Cosplay, Café a tema e chi più ne ha più ne metta. Questo ritengo sia merito di un design davvero ben riuscito, dove Gotōge ama giocare nel creare pettinature inusuali, abbondare nell'eccentricità dei colori, delle vesti indossate dai personaggi con pattern sempre differenti, nessuna paura nel fargli avere cicatrici, sopracciglia particolari, maschere assurde, acconciature improponibili, abbinamenti di colori inusuali, accessori ben pensati e messi nel punto giusto, mischiando lo stile dei giorni nostri a quello di un'antica epoca nipponica.

Riassumendo, “Demon Slayer” è un manga che parla di famiglia. Ce la mostra da tantissimi punti di vista, sia umani che demoniaci. Ci fa percepire come l'autore abbia a cuore l'argomento e dunque trovo sia facile cascare tra le braccia di una trama così passionale. La passione è quella che tutti i personaggi mettono nel combattere e rivelarci il loro passato, dove vengono toccate tantissime tematiche, senza paura di farci vedere anche il lato umano dei demoni, che in alcuni casi potrete percepire come eccessivamente “non veramente malvagi” ed a tratti dunque una macchia buonista. Questa apertura ad ogni genere insieme ad un disegno sì semplice e non perfetto ma accattivante nel design e nei colori scelti, ha dato modo a quest'opera di diventare famosa ed affermarsi come un ottimo esponente del genere combattimenti, crescita personale di adolescenti (ma anche adulti) e tanta avventura. Anche io penso che il successo sia davvero esagerato, ma non per questo reputo che affossarla in maniera smisurata sia corretto, perciò merita un 8.