Recensione
Asuko March!
7.0/10
Finalmente ce l’ho fatta a finirla!
Temevo di non liberarmene più!
La serie ha i suoi anni, ma nel complesso è carina da guardare.
Purtroppo soffre di un grave problema: dopo essere stata vista viene dimenticata facilmente.
Partiamo dalla trama: Nao fallisce gli esami di ingresso per i licei a cui aspira e, su consiglio del nonno, tenta e passa l’ingresso per la Asuko, un istituto tecnico.
Nao si ritrova così in una scuola frequentata al 99% da ragazzi che ricalcano la classica figura delle teste calde che non hanno voglia di studiare e che preferiscono darsele di santa ragione tutto il giorno.
Venendo a sapere che esiste la possibilità di trasferirsi in un’altra scuola se passerà altri esami, Nao decide di imbarcarsi in questa impresa.
Nao ricalca la classica protagonista di questo genere di opere, anche se, a parere mio, chi tiene un po’ viva l’attenzione è la storia di Aruto, nonostante poi si dissolva in una bolla di sapone.
Nao non è male come protagonista, anche se in due episodi in particolare mi ha veramente fatto girare le scatole per il suo impicciarsi nei fatti altrui (dove lei non c’entra minimamente) e nel riferire a sconosciuti i dati privati di un compagno di classe.
Ma il vero grande problema di Nao è che non ha amiche, e questo comporta che la serie si ambienti solo ed esclusivamente a scuola.
L’unica amica di Nao che compare sullo schermo scompare nel nulla dopo il primo episodio, senza mai più venire nominata.
Le confidenze che la ragazza potrebbe avere con un’amica in un ambiente esterno vengono sostituite dal parlarne con l’infermiera della scuola, nell’infermeria della scuola.
L’unico ambiente non scolastico mostrato con una certa regolarità è casa di Nao, dove suo nonno riesce a far sorridere con qualche battuta leggera.
Gli altri personaggi sono i classici che si vedono in altre opere: non spiccano caratterialmente o fisicamente, in quanto il loro ruolo è puramente di contorno.
I tre personaggi principali su cui ruotano un po’ le vicende sono Nao, Aruto e Makoto.
Arrivati al giro di boa, la serie perde un po’ i due filoni principali su cui si basava (Nao che vuole cambiare scuola e la famiglia di Aruto) e quindi ci si ritrova con episodi che hanno quasi un sapore di filler (tipo l’episodio in cui Nao fa i salti mortali per dimostrare alla madre che la Asuko è una bella scuola).
Con tutti i ragazzi che circondano Nao, possibile che nessun altro avesse una sua storia da raccontare?
L’unica altra ragazza presente in tutta la scuola poteva essere un buon personaggio, in quanto viene presentata come una manipolatrice che vuole avere ai suoi piedi tutti i ragazzi della scuola, ma la sua storia viene sciorinata nel giro di due secondi da un’altra persona, liquidando il tutto con: “Alle medie ha subito bullismo ed ecco perché si comporta così”.
Sono arrivata al termine di questa serie con sollievo, perché era diventato davvero pesante vedere nove episodi sempre ambientati a scuola con una storia che non è che avesse poi molto da dire, arrivati a un certo punto.
Certo, c’è la “particolarità” di vedere una ragazza che ha a che fare con attrezzi tipicamente maschili, ma la cosa lascia un po’ il tempo che trova, anche perché non è che vengano mostrate poi molto queste lezioni di pratica.
In sintesi: la serie parte bene, ma dopo la metà perde un po’ la sua identità.
Se amate gli shojo, guardate tranquillamente questa serie.
Se invece non è il vostro genere preferito, passate oltre.
Temevo di non liberarmene più!
La serie ha i suoi anni, ma nel complesso è carina da guardare.
Purtroppo soffre di un grave problema: dopo essere stata vista viene dimenticata facilmente.
Partiamo dalla trama: Nao fallisce gli esami di ingresso per i licei a cui aspira e, su consiglio del nonno, tenta e passa l’ingresso per la Asuko, un istituto tecnico.
Nao si ritrova così in una scuola frequentata al 99% da ragazzi che ricalcano la classica figura delle teste calde che non hanno voglia di studiare e che preferiscono darsele di santa ragione tutto il giorno.
Venendo a sapere che esiste la possibilità di trasferirsi in un’altra scuola se passerà altri esami, Nao decide di imbarcarsi in questa impresa.
Nao ricalca la classica protagonista di questo genere di opere, anche se, a parere mio, chi tiene un po’ viva l’attenzione è la storia di Aruto, nonostante poi si dissolva in una bolla di sapone.
Nao non è male come protagonista, anche se in due episodi in particolare mi ha veramente fatto girare le scatole per il suo impicciarsi nei fatti altrui (dove lei non c’entra minimamente) e nel riferire a sconosciuti i dati privati di un compagno di classe.
Ma il vero grande problema di Nao è che non ha amiche, e questo comporta che la serie si ambienti solo ed esclusivamente a scuola.
L’unica amica di Nao che compare sullo schermo scompare nel nulla dopo il primo episodio, senza mai più venire nominata.
Le confidenze che la ragazza potrebbe avere con un’amica in un ambiente esterno vengono sostituite dal parlarne con l’infermiera della scuola, nell’infermeria della scuola.
L’unico ambiente non scolastico mostrato con una certa regolarità è casa di Nao, dove suo nonno riesce a far sorridere con qualche battuta leggera.
Gli altri personaggi sono i classici che si vedono in altre opere: non spiccano caratterialmente o fisicamente, in quanto il loro ruolo è puramente di contorno.
I tre personaggi principali su cui ruotano un po’ le vicende sono Nao, Aruto e Makoto.
Arrivati al giro di boa, la serie perde un po’ i due filoni principali su cui si basava (Nao che vuole cambiare scuola e la famiglia di Aruto) e quindi ci si ritrova con episodi che hanno quasi un sapore di filler (tipo l’episodio in cui Nao fa i salti mortali per dimostrare alla madre che la Asuko è una bella scuola).
Con tutti i ragazzi che circondano Nao, possibile che nessun altro avesse una sua storia da raccontare?
L’unica altra ragazza presente in tutta la scuola poteva essere un buon personaggio, in quanto viene presentata come una manipolatrice che vuole avere ai suoi piedi tutti i ragazzi della scuola, ma la sua storia viene sciorinata nel giro di due secondi da un’altra persona, liquidando il tutto con: “Alle medie ha subito bullismo ed ecco perché si comporta così”.
Sono arrivata al termine di questa serie con sollievo, perché era diventato davvero pesante vedere nove episodi sempre ambientati a scuola con una storia che non è che avesse poi molto da dire, arrivati a un certo punto.
Certo, c’è la “particolarità” di vedere una ragazza che ha a che fare con attrezzi tipicamente maschili, ma la cosa lascia un po’ il tempo che trova, anche perché non è che vengano mostrate poi molto queste lezioni di pratica.
In sintesi: la serie parte bene, ma dopo la metà perde un po’ la sua identità.
Se amate gli shojo, guardate tranquillamente questa serie.
Se invece non è il vostro genere preferito, passate oltre.