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5.0/10
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La storia di I am a hero ha come protagonista Hideo Suzuki, un assistente mangaka di scarso successo imprigionato nella sua monotona e per nulla appagante quotidianità. Dal carattere chiuso e un po’ strambo, Hideo è oltretutto molto paranoico e insicuro, al punto da necessitare spesso di parlare con degli amici “immaginari” per calmarsi nei momenti di panico od anche solo per lasciarsi andare a deliranti soliloqui. Ben presto, il mondo di Hideo sarà sconvolto dallo scoppio di una strana epidemia zombie ( chiamati anche ZQN ), il che lo costringerà ad oltrepassare dei limiti che si era imposto lui stesso pur di sopravvivere. Parto subito elencando i punti che ho apprezzato del manga, iniziando dall’interpretazione abbastanza originale dell’autore di un trope, quello dell’apocalisse zombie, ormai trito e ritrito in ogni salsa. Gli zombie di I am a hero sono imprevedibili, strani, disgustosi ed inquietanti. Man mano che si procede nella storia, mostreranno un comportamento sempre più incomprensibile, che non si limita al semplice desiderio di cibarsi dei malcapitati. Questo alimenta non poco la curiosità del lettore, che percepisce una sensazione di “novità” anche per merito dell’ambientazione giapponese. I disegni inoltre sono di altissima qualità, soprattutto quelli dei paesaggi, malgrado alcuni personaggi spesso appaiano quasi caricaturali. Il nostro Hideo inoltre, nonostante le stramberie di cui si rende protagonista, è un personaggio ben costruito la cui costante maturazione è chiaramente percepibile nel corso della storia. Purtroppo però, le qualità del manga a dispetto delle sue buone premesse si interrompono qui. Molto presto la storia inizia a diramarsi in più direzioni, lasciando intendere che dietro l’epidemia ci sia ben più di quel che si crede. La comparsa di personaggi un po’ surreali come Kurusu, di alcuni zombie capaci di ragionare e addirittura dei sospetti secondo cui l’intera situazione potrebbe essere la conseguenza di un attacco alieno, non portano in realtà assolutamente a nulla. Niente di ciò che il manga ci mostra nelle sue pagine sarà mai spiegato, e per quanto solitamente il punto dell’apocalisse zombie non sia quasi mai scoprire la causa, in questo caso la mancanza di delucidazioni rende nulla quasi l’intera seconda parte del manga. I personaggi, ad eccezione dello stesso Hideo e di Hiromi, una ragazza del liceo che si unirà a lui nel corso della storia, appaiono come macchiette disseminate qui e lì che non riescono a lasciare quasi alcun impatto. Alcuni dei loro atteggiamenti sono poco credibili, quasi comici, e non si sposano minimamente con la drammaticità della situazione che li circonda. Fastidiosa anche la rappresentazione delle donne, presentate quasi sempre come delle disperate che si preoccupano di cose da nulla ( i peli sotto le ascelle, la puzza di sudore ecc. ) ed il cui unico scopo sembra essere o quello di sc*pare o di essere usate da altre persone per la stessa cosa ( sul serio, non c’è una singola donna nell’intero manga dalla cui bocca non esca la parola sess* o qualcosa legato ad essa ). A ciò si accompagnano anche delle palesi strizzatine d’occhio ai lettori che hanno qualche kink particolarmente disgustoso, dato che, complice il pov di Hideo, il mangaka si incentra spesso su particolarità come il piscio, le ascelle, i collant indossati, gli odori e cose simili. Tirando quindi le somme, I am a hero è un’opera con delle idee decisamente brillanti e che riesce - almeno per un po’ - a restituire appeal e respiro al tema dell’apocalisse zombie. Peccato però che si perda man mano su una strada senza meta, e che le sue ultime pagine appaiano più come una brusca interruzione che una reale conclusione.