Recensione
Kakafukaka
4.0/10
Il titolo inglese di questa serie, “Screw-Up Adults' Sharehouse” (che tradotto sarebbe “La casa condivisa degli adulti che combinano pasticci”), sembra suggerire una serie simpatica e divertente, ma in realtà, con il passare delle puntate, emerge quanto la mentalità della protagonista sia rimasta retrograda, pronta a farsi sottomettere da chiunque.
Partiamo dalla trama: Aki rimane senza casa dopo essersi lasciata con il fidanzato, che la tradiva da anni.
Decide di trasferirsi in una casa condivisa e qui ritrova Hongyo, il suo fidanzato delle scuole medie.
Dopo alcuni momenti ravvicinati, Hongyo le confessa che è da due anni che soffre d’impotenza, ma che quando è in sua compagnia l’amichetto laggiù manda segnali di essere ancora operativo.
Sperando di riuscire a risolvere la sua situazione, Hongyo chiede ad Aki di aiutarlo a guarire e lei, senza una ragione ben precisa, accetta.
Fino a metà serie la storia era anche carina, per quanto strana fosse.
Ma poi la musica ha cominciato a cambiare.
Si scoprono un po’ di cose e, a un certo punto, lo spettatore è portato a chiedersi: “Dormirei assieme al mio ex delle medie, che in passato mi portò via la verginità senza che io lo volessi davvero, per aiutarlo a risolvere i suoi problemi d’impotenza?”.
Gli spettatori con un briciolo di sale in zucca direbbero che nessuno lo farebbe, ma Aki sì.
Il motivo? Non si sa.
Aki non fornisce mai un valido motivo sul perché decida di imbarcarsi in quest’impresa.
Ma ciò che fa ancora più rabbia è che, lungo tutta la serie, Aki sia peggio di una banderuola mossa dal vento: prima accetta di aiutare Hongyo altre volte, poi rifiuta, poi accetta, ma teme che lui voglia fare nuovamente sesso, poi ci rimane male quando lui vuole solamente dormire.
In sostanza, nemmeno Aki sa cosa vuole da sé stessa e nessuna delle azioni che compirà durante la serie sarà mossa da una logica sensata o da un motivo valido.
I quattro protagonisti della storia si comportano come adolescenti alle prime esperienze, ma forse l’autrice del manga (da cui è stata tratta la serie) pensava che, se si parla di sesso nella storia, allora i quattro sono per forza adulti.
Ma ognuno di loro è talmente pieno di complessi che una persona normale si terrebbe a debita distanza!
Aki è facilmente influenzabile da chiunque e si sminuisce sempre, vedendosi come quelle confezioni in vendita nei supermercati a cui applicare il bollino con lo sconto perché prossime alla scadenza.
Un commento in particolare fa capire quanto sia alto il suo quoziente intellettivo, ossia quando si chiede: “Hongyo me l’ha messo dentro, quindi vuol dire che l’abbiamo fatto, no?”.
Il basso livello di educazione sessuale spiega perché la ragazza pensasse di essere rimasta incinta dopo che lei e Hongyo si erano fermati quando lui aveva reso noto di non avere il preservativo.
Peccato che Aki pensasse a una possibile gravidanza già dopo soli pochi giorni dall’accaduto, per via di un ritardo.
Qualcuno faccia fare a questa ragazza un corso di educazione sessuale, perché tra lei e l’altra coinquilina non so chi sia messa peggio!
Ma chi forse sta messo peggio di lei è Hongyo, che oltre a soffrire d’impotenza soffre anche di inespressività.
Nelle ultime puntate viene richiesto dal copione che il personaggio sia inespressivo, peccato solo che l’attore mantenga questo stato fin dall’inizio.
Gli unici momenti in cui compare una briciola di entusiasmo sono quelli in cui Hongyo sa che l’indomani potrebbe svegliarsi con l’alzabandiera (che è l’unica cosa che gli interessa).
Perfino le scene in cui i due maschi di casa si sfidano con sguardi duri per prevalere sull’altro, per decidere chi debba stare con Aki, sono vuote e piatte, rimarcando il messaggio tossico secondo cui Aki, in quanto donna, debba essere di proprietà di qualcuno.
Non sia mai che la ragazza voglia rivendicare la propria indipendenza.
Almeno una volta durante il corso delle dieci puntate lo spettatore si chiede cosa possa aver causato l’impotenza di Hongyo e, soprattutto, perché dopo due anni il giovane non abbia mai consultato un medico.
Be’, queste domande non troveranno alcuna risposta, perché per la sceneggiatura (o già ai tempi del manga) era molto più semplice schivare totalmente la questione.
Hongyo preferisce curarsi da autodidatta, trovando più efficace dormire con la sua ex, incollandosi a lei come se fossero intimi, quando in realtà è dai tempi delle scuole medie che non si vedevano.
Hase si innamora di Aki solamente perché lei gli massaggiava la schiena mentre stava vomitando.
Cioè… ma che razza di motivazione è per innamorarsi di una persona?
Davvero l’autrice non è riuscita a inventarsi un qualsiasi altro motivo più decente?
Ciononostante, Hase punta tutto sul suo bel faccino, cercando di approcciare Aki come un ragazzino alle prime armi che cerca un qualsiasi escamotage per riuscire a farsi dare un bacio, chiedendole ripetutamente se vuole sposarlo, sicuro che prima o poi lei cambierà idea e accetterà la sua proposta.
Akari non so perché sia stata creata, perché è completamente inutile.
Viene presentata come la fan fanatica di Hongyo scrittore, dando l’idea che possa dare di matto non appena qualcun altro si avvicina a quello che lei ritiene un dio sceso in terra, ma in realtà non fa niente di tutto ciò.
Veramente, la ragazza non serve a niente, a parte rendersi ridicola quando chiede ad Aki che cosa venga dopo il darsi un bacio quando si è in una relazione.
La storia merita un’enorme bocciatura, specialmente per il messaggio che trasmette riguardo alla sfera sessuale.
Aki accetta di fare sesso con Hongyo solo perché lui fa certi pensieri e quindi bisogna soddisfarli, dando il via a una penetrazione rapida e dolorosa, con lei che stringe i denti e cerca di non lamentarsi.
La volta successiva accetta controvoglia un altro rapporto sessuale solamente perché Hongyo le dice: “L’abbiamo già fatto una volta, per cui possiamo anche rifarlo, no?”.
Quindi non importa cosa voglia la donna e cosa pensi la donna.
L’unica cosa importante è cosa voglia l’uomo, perché la donna deve essere sempre pronta a soddisfarlo.
E ciò che fa ancora più male è che a trasmettere questo messaggio sia un’autrice donna!
Un’altra bocciatura arriva anche per la questione che affligge sempre questo genere di opere, ossia il fatto che i due maschi della situazione entrino in competizione per decidere chi dovrà essere il compagno della protagonista.
Perché la protagonista, in quanto donna, deve solo sedersi e aspettare che gli uomini si sfidino e che vinca il più virile, colui che la farà sentire al sicuro, dandole sicurezza e protezione.
Peccato che qui non si salvi neanche uno dei due maschi principali.
Serie che era partita benino, nonostante la strana trama, ma che con il progredire delle puntate fa emergere i lati più strani (nel senso cattivo del termine) dei protagonisti.
In particolare, ciò che affonda la serie è il messaggio che la protagonista lancia riguardo alla sfera sessuale, dove la donna deve sempre accettare di avere rapporti con il suo partner anche quando non vuole, perché è un suo dovere soddisfare le voglie di un uomo.
Bocciatura completa e, semmai un giorno vorrete guardarla, non fatelo!
Partiamo dalla trama: Aki rimane senza casa dopo essersi lasciata con il fidanzato, che la tradiva da anni.
Decide di trasferirsi in una casa condivisa e qui ritrova Hongyo, il suo fidanzato delle scuole medie.
Dopo alcuni momenti ravvicinati, Hongyo le confessa che è da due anni che soffre d’impotenza, ma che quando è in sua compagnia l’amichetto laggiù manda segnali di essere ancora operativo.
Sperando di riuscire a risolvere la sua situazione, Hongyo chiede ad Aki di aiutarlo a guarire e lei, senza una ragione ben precisa, accetta.
Fino a metà serie la storia era anche carina, per quanto strana fosse.
Ma poi la musica ha cominciato a cambiare.
Si scoprono un po’ di cose e, a un certo punto, lo spettatore è portato a chiedersi: “Dormirei assieme al mio ex delle medie, che in passato mi portò via la verginità senza che io lo volessi davvero, per aiutarlo a risolvere i suoi problemi d’impotenza?”.
Gli spettatori con un briciolo di sale in zucca direbbero che nessuno lo farebbe, ma Aki sì.
Il motivo? Non si sa.
Aki non fornisce mai un valido motivo sul perché decida di imbarcarsi in quest’impresa.
Ma ciò che fa ancora più rabbia è che, lungo tutta la serie, Aki sia peggio di una banderuola mossa dal vento: prima accetta di aiutare Hongyo altre volte, poi rifiuta, poi accetta, ma teme che lui voglia fare nuovamente sesso, poi ci rimane male quando lui vuole solamente dormire.
In sostanza, nemmeno Aki sa cosa vuole da sé stessa e nessuna delle azioni che compirà durante la serie sarà mossa da una logica sensata o da un motivo valido.
I quattro protagonisti della storia si comportano come adolescenti alle prime esperienze, ma forse l’autrice del manga (da cui è stata tratta la serie) pensava che, se si parla di sesso nella storia, allora i quattro sono per forza adulti.
Ma ognuno di loro è talmente pieno di complessi che una persona normale si terrebbe a debita distanza!
Aki è facilmente influenzabile da chiunque e si sminuisce sempre, vedendosi come quelle confezioni in vendita nei supermercati a cui applicare il bollino con lo sconto perché prossime alla scadenza.
Un commento in particolare fa capire quanto sia alto il suo quoziente intellettivo, ossia quando si chiede: “Hongyo me l’ha messo dentro, quindi vuol dire che l’abbiamo fatto, no?”.
Il basso livello di educazione sessuale spiega perché la ragazza pensasse di essere rimasta incinta dopo che lei e Hongyo si erano fermati quando lui aveva reso noto di non avere il preservativo.
Peccato che Aki pensasse a una possibile gravidanza già dopo soli pochi giorni dall’accaduto, per via di un ritardo.
Qualcuno faccia fare a questa ragazza un corso di educazione sessuale, perché tra lei e l’altra coinquilina non so chi sia messa peggio!
Ma chi forse sta messo peggio di lei è Hongyo, che oltre a soffrire d’impotenza soffre anche di inespressività.
Nelle ultime puntate viene richiesto dal copione che il personaggio sia inespressivo, peccato solo che l’attore mantenga questo stato fin dall’inizio.
Gli unici momenti in cui compare una briciola di entusiasmo sono quelli in cui Hongyo sa che l’indomani potrebbe svegliarsi con l’alzabandiera (che è l’unica cosa che gli interessa).
Perfino le scene in cui i due maschi di casa si sfidano con sguardi duri per prevalere sull’altro, per decidere chi debba stare con Aki, sono vuote e piatte, rimarcando il messaggio tossico secondo cui Aki, in quanto donna, debba essere di proprietà di qualcuno.
Non sia mai che la ragazza voglia rivendicare la propria indipendenza.
Almeno una volta durante il corso delle dieci puntate lo spettatore si chiede cosa possa aver causato l’impotenza di Hongyo e, soprattutto, perché dopo due anni il giovane non abbia mai consultato un medico.
Be’, queste domande non troveranno alcuna risposta, perché per la sceneggiatura (o già ai tempi del manga) era molto più semplice schivare totalmente la questione.
Hongyo preferisce curarsi da autodidatta, trovando più efficace dormire con la sua ex, incollandosi a lei come se fossero intimi, quando in realtà è dai tempi delle scuole medie che non si vedevano.
Hase si innamora di Aki solamente perché lei gli massaggiava la schiena mentre stava vomitando.
Cioè… ma che razza di motivazione è per innamorarsi di una persona?
Davvero l’autrice non è riuscita a inventarsi un qualsiasi altro motivo più decente?
Ciononostante, Hase punta tutto sul suo bel faccino, cercando di approcciare Aki come un ragazzino alle prime armi che cerca un qualsiasi escamotage per riuscire a farsi dare un bacio, chiedendole ripetutamente se vuole sposarlo, sicuro che prima o poi lei cambierà idea e accetterà la sua proposta.
Akari non so perché sia stata creata, perché è completamente inutile.
Viene presentata come la fan fanatica di Hongyo scrittore, dando l’idea che possa dare di matto non appena qualcun altro si avvicina a quello che lei ritiene un dio sceso in terra, ma in realtà non fa niente di tutto ciò.
Veramente, la ragazza non serve a niente, a parte rendersi ridicola quando chiede ad Aki che cosa venga dopo il darsi un bacio quando si è in una relazione.
La storia merita un’enorme bocciatura, specialmente per il messaggio che trasmette riguardo alla sfera sessuale.
Aki accetta di fare sesso con Hongyo solo perché lui fa certi pensieri e quindi bisogna soddisfarli, dando il via a una penetrazione rapida e dolorosa, con lei che stringe i denti e cerca di non lamentarsi.
La volta successiva accetta controvoglia un altro rapporto sessuale solamente perché Hongyo le dice: “L’abbiamo già fatto una volta, per cui possiamo anche rifarlo, no?”.
Quindi non importa cosa voglia la donna e cosa pensi la donna.
L’unica cosa importante è cosa voglia l’uomo, perché la donna deve essere sempre pronta a soddisfarlo.
E ciò che fa ancora più male è che a trasmettere questo messaggio sia un’autrice donna!
Un’altra bocciatura arriva anche per la questione che affligge sempre questo genere di opere, ossia il fatto che i due maschi della situazione entrino in competizione per decidere chi dovrà essere il compagno della protagonista.
Perché la protagonista, in quanto donna, deve solo sedersi e aspettare che gli uomini si sfidino e che vinca il più virile, colui che la farà sentire al sicuro, dandole sicurezza e protezione.
Peccato che qui non si salvi neanche uno dei due maschi principali.
Serie che era partita benino, nonostante la strana trama, ma che con il progredire delle puntate fa emergere i lati più strani (nel senso cattivo del termine) dei protagonisti.
In particolare, ciò che affonda la serie è il messaggio che la protagonista lancia riguardo alla sfera sessuale, dove la donna deve sempre accettare di avere rapporti con il suo partner anche quando non vuole, perché è un suo dovere soddisfare le voglie di un uomo.
Bocciatura completa e, semmai un giorno vorrete guardarla, non fatelo!