Recensione
Journal with Witch
9.0/10
Recensione di Johnny Ryuko
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Questo commento non è stato affatto semplice rispetto ad altre recensioni. Perché Journal with Witch non è un anime accessibile come tanti altri. E serve un momento in più per elaborarlo.
Questa recensione, come tutte le altre, contiene SPOILER da qui in avanti. Avvertiti.
Leggendo la sinossi della serie, mi sono subito incuriosito ma, vuoi per mancanza di tempo e perché ne seguivo altre in contemporanea, ho atteso la sua conclusione, per gustarmela tutta in una volta. Scelta azzeccata. Perché Journal with Witch, sebbene sia un anime a tratti anche episodico, possiede una progressione lenta ma costante. L'elaborazione del lutto, la comprensione e l'accettazione delle proprie emozioni e di quelle degli altri, la paura di scegliere e il coraggio di provare. Tutti gli ingredienti di Journal with Witch vengono gestiti al meglio.
Come al solito non mi soffermo sulla trama spicciola, vado dritto alle mie impressioni. È indubbio che Makio e Asa siano due personaggi scritti con cura certosina e la loro chimica è il fulcro della serie. È nei primissimi episodi che Journal with Witch mostra i suoi lati migliori: l'elaborazione del lutto è una sfida che può risultare pressoché insormontabile in prima battuta. E Asa si trova anche in un contesto che non le dà indicazioni in merito, visto che Makio non aveva più rapporti con la sorella e madre della ragazza, deceduta in un incidente insieme al marito. Un odio che non viene mai giustificato in maniera palese, resta una sensazione di sfondo, affidata ad alcuni flashback che mostrano Makio provare a esprimere se stessa e i suoi interessi - su tutti la scrittura - vessata psicologicamente dalla sorella Minori. Di quest'ultima però si apprezza anche una netta ambivalenza interna, perché veniamo a sapere come fosse in una certa misura orgogliosa del successo di Makio come scrittrice.
Asa è un'adolescente e in quanto tale, in prima battuta, fa fatica a tirare fuori un sentimento definito in merito alla morte dei genitori. Ma i sentimenti sono i suoi e lei sola ha diritto di gestirli, le dice Makio. Un concetto apparentemente semplice, ma del quale spesso ci dimentichiamo: ognuno elabora a modo proprio. I picchi emotivi della prima fase dell'anime sono due e gestiti in maniera sublime. Asa torna a scuola il giorno di chiusura della scuola media, spera di vivere un diploma sereno. L'amica di sempre, Emiri, ha però fatto diffondere involontariamente la notizia e ora tutti sanno. La ragazza esplode come una furia in aula insegnanti perché il suo unico desiderio era vivere un giorno normale, senza compassione o giudizi altri. Sfoga la sua rabbia anche con Emiri, ma le due si riappacificheranno e si ritroveranno al liceo. Il secondo episodio è di grande intensità drammatica, il momento nel quale Asa infine sembra accettare in una certa misura il presente, la tragedia che ha vissuto e sta vivendo: un pianto disperato, in piena notte, come una rivelazione, con Makio che la consola senza che sia necessario aggiungere alcunché. E d'altronde la donna è un elemento tutto fuorché accondiscendente, lascia alla nipote grande libertà ma non le fornisce alcun appiglio per facili consolazioni. Sebbene lei non viva la morte della sorella come un dramma vero e proprio, non forza mai Asa a superare il suo dolore, anzi l'invito è di tenerselo stretto perché è un sentimento reale, che non va soffocato.
È proprio nel rendere verosimili questi momenti, con misurato equilibrio e con dei dialoghi mai sopra la righe, la forza di Journal with Witch. Così come nello spessore dei personaggi. Ogni individuo in scena risulta disfunzionale a modo suo. Dalle protagoniste Makio e Asa, l'una scrittrice sociopatica, l'altra condizionata dalle sovrastrutture imposte dalla madre. Quest'ultima aveva un atteggiamento apertamente dicotomico: da un lato incoraggiava la figlia, dall'altro imponeva in qualche modo le sue di scelte e la ragazza, nel presente della storia, ne è ancora influenzata. Asa sembra vivere ogni momento nel ricordo e nell'ombra della madre, emblematici i dubbi riguardanti l'iscrizione al club musicale o al mettersi in mostra partecipando all'esibizione nel giardino della scuola. Avrebbe mai approvato? Emiri poi vive nella menzogna, nascondendo a tutti, persino alla sua migliore amica, la relazione con un'altra ragazza. Anche le controparti maschili non sono da meno: il padre di Asa era assente e disinteressato, quello di Kasamachi severo e anaffettivo, lo stesso Kasamachi si palesa vulnerabile parlando di un periodo di depressione.
Qui e lì la serie ha comunque qualche piccolo scricchiolio. La prima parte è di grandissimo impatto, poi il ritmo rallenta nella seconda metà, con alcuni episodi di passaggio, sebbene poi il finale sia solido e oltremodo convincente. Asa accetta che quel deserto di solitudine nel quale si figura spesso, può essere la sua casa, basta prendersene cura. Non mi ha poi convinto il rendere alcuni compagni di scuola di Asa - leggi Chiyo e Yuto - per quanto secondari molto simili a Makio e Kasamachi dal punto di vista estetico. Capisco voler dettare un parallelo ma entrambi sembrano i fratelli minori o i figli dei due adulti. Le scene riguardanti Yoshimura poi non si amalgamano mai alla storia: la giovane promessa del baseball della scuola fa intuire in un paio di parentesi il suo malessere e Asa stessa sembra dargli qualche occhiata ogni tanto. Eppure il ragazzo non si unisce mai al coro narrativo.
Nel complesso Journal with Witch è comunque una serie ottima, con picchi di eccellenza per quanto riguarda la scrittura. Al netto dei difetti di cui sopra, è senza dubbio uno degli anime della stagione e, probabilmente, dell'anno.
Questa recensione, come tutte le altre, contiene SPOILER da qui in avanti. Avvertiti.
Leggendo la sinossi della serie, mi sono subito incuriosito ma, vuoi per mancanza di tempo e perché ne seguivo altre in contemporanea, ho atteso la sua conclusione, per gustarmela tutta in una volta. Scelta azzeccata. Perché Journal with Witch, sebbene sia un anime a tratti anche episodico, possiede una progressione lenta ma costante. L'elaborazione del lutto, la comprensione e l'accettazione delle proprie emozioni e di quelle degli altri, la paura di scegliere e il coraggio di provare. Tutti gli ingredienti di Journal with Witch vengono gestiti al meglio.
Come al solito non mi soffermo sulla trama spicciola, vado dritto alle mie impressioni. È indubbio che Makio e Asa siano due personaggi scritti con cura certosina e la loro chimica è il fulcro della serie. È nei primissimi episodi che Journal with Witch mostra i suoi lati migliori: l'elaborazione del lutto è una sfida che può risultare pressoché insormontabile in prima battuta. E Asa si trova anche in un contesto che non le dà indicazioni in merito, visto che Makio non aveva più rapporti con la sorella e madre della ragazza, deceduta in un incidente insieme al marito. Un odio che non viene mai giustificato in maniera palese, resta una sensazione di sfondo, affidata ad alcuni flashback che mostrano Makio provare a esprimere se stessa e i suoi interessi - su tutti la scrittura - vessata psicologicamente dalla sorella Minori. Di quest'ultima però si apprezza anche una netta ambivalenza interna, perché veniamo a sapere come fosse in una certa misura orgogliosa del successo di Makio come scrittrice.
Asa è un'adolescente e in quanto tale, in prima battuta, fa fatica a tirare fuori un sentimento definito in merito alla morte dei genitori. Ma i sentimenti sono i suoi e lei sola ha diritto di gestirli, le dice Makio. Un concetto apparentemente semplice, ma del quale spesso ci dimentichiamo: ognuno elabora a modo proprio. I picchi emotivi della prima fase dell'anime sono due e gestiti in maniera sublime. Asa torna a scuola il giorno di chiusura della scuola media, spera di vivere un diploma sereno. L'amica di sempre, Emiri, ha però fatto diffondere involontariamente la notizia e ora tutti sanno. La ragazza esplode come una furia in aula insegnanti perché il suo unico desiderio era vivere un giorno normale, senza compassione o giudizi altri. Sfoga la sua rabbia anche con Emiri, ma le due si riappacificheranno e si ritroveranno al liceo. Il secondo episodio è di grande intensità drammatica, il momento nel quale Asa infine sembra accettare in una certa misura il presente, la tragedia che ha vissuto e sta vivendo: un pianto disperato, in piena notte, come una rivelazione, con Makio che la consola senza che sia necessario aggiungere alcunché. E d'altronde la donna è un elemento tutto fuorché accondiscendente, lascia alla nipote grande libertà ma non le fornisce alcun appiglio per facili consolazioni. Sebbene lei non viva la morte della sorella come un dramma vero e proprio, non forza mai Asa a superare il suo dolore, anzi l'invito è di tenerselo stretto perché è un sentimento reale, che non va soffocato.
È proprio nel rendere verosimili questi momenti, con misurato equilibrio e con dei dialoghi mai sopra la righe, la forza di Journal with Witch. Così come nello spessore dei personaggi. Ogni individuo in scena risulta disfunzionale a modo suo. Dalle protagoniste Makio e Asa, l'una scrittrice sociopatica, l'altra condizionata dalle sovrastrutture imposte dalla madre. Quest'ultima aveva un atteggiamento apertamente dicotomico: da un lato incoraggiava la figlia, dall'altro imponeva in qualche modo le sue di scelte e la ragazza, nel presente della storia, ne è ancora influenzata. Asa sembra vivere ogni momento nel ricordo e nell'ombra della madre, emblematici i dubbi riguardanti l'iscrizione al club musicale o al mettersi in mostra partecipando all'esibizione nel giardino della scuola. Avrebbe mai approvato? Emiri poi vive nella menzogna, nascondendo a tutti, persino alla sua migliore amica, la relazione con un'altra ragazza. Anche le controparti maschili non sono da meno: il padre di Asa era assente e disinteressato, quello di Kasamachi severo e anaffettivo, lo stesso Kasamachi si palesa vulnerabile parlando di un periodo di depressione.
Qui e lì la serie ha comunque qualche piccolo scricchiolio. La prima parte è di grandissimo impatto, poi il ritmo rallenta nella seconda metà, con alcuni episodi di passaggio, sebbene poi il finale sia solido e oltremodo convincente. Asa accetta che quel deserto di solitudine nel quale si figura spesso, può essere la sua casa, basta prendersene cura. Non mi ha poi convinto il rendere alcuni compagni di scuola di Asa - leggi Chiyo e Yuto - per quanto secondari molto simili a Makio e Kasamachi dal punto di vista estetico. Capisco voler dettare un parallelo ma entrambi sembrano i fratelli minori o i figli dei due adulti. Le scene riguardanti Yoshimura poi non si amalgamano mai alla storia: la giovane promessa del baseball della scuola fa intuire in un paio di parentesi il suo malessere e Asa stessa sembra dargli qualche occhiata ogni tanto. Eppure il ragazzo non si unisce mai al coro narrativo.
Nel complesso Journal with Witch è comunque una serie ottima, con picchi di eccellenza per quanto riguarda la scrittura. Al netto dei difetti di cui sopra, è senza dubbio uno degli anime della stagione e, probabilmente, dell'anno.
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