Riuscire a parlare ed esprimersi non è così semplice: né a parole, né cantando, ma nemmeno scrivendo. Non lo è quando si è giovani, ma spesso non lo è nemmeno da adulti, e proprio su quest’ultimo punto l’animazione giapponese tende raramente a soffermarsi. Con la stagione invernale terminata, tra i tanti anime ne è arrivato uno su Crunchyroll che ha scelto di prendersi il suo tempo per parlare proprio di questo: Ikoku Nikki - Journal with Witch, adattamento animato del manga di Tomoko Yamashita, edito in Italia da Flashbook Edizioni.
Il tema che subito salta all'occhio è quello del lutto, che viene affrontato in maniera contro-intuitiva. La giovane Asa elabora il trauma in modo apparentemente freddo e distaccato, cosa che inizialmente può risultare straniante per chi guarda, pronto a dover affrontare duri minuti di pesanti sfoghi e crisi di pianto. Al contrario, ciò non accade. Con il passare degli episodi, però, emerge un realismo emotivo molto forte: Asa non è indifferente, sta semplicemente elaborando il dolore a modo suo, cercando nel frattempo di adattarsi ai molteplici cambiamenti in atto nella sua vita.
La giovane si sente come in un deserto alla ricerca di qualcosa, in balia del vento e della solitudine. Quest'ultimo riveste uno dei fulcri tematici principali della serie; Asa rimane da sola, incompresa, abbandonata, priva di una meta e una bussola. Visivamente la serie ricorre spesso a questa metafora portandola più volte sullo schermo, ma essa diventa anche un parallelo concettuale con il diario, ovvero l'ancora di salvezza che Makio le porge: una pagina bianca solcata da dune che ricordano le righe di un quaderno. L'anime ci racconta allora di come questo sia lo spazio su cui i personaggi cercano di annotare la propria esperienza, ma soprattutto scrivere il proprio domani.
Queste scene di quotidianità, pregne di forti sentimenti, non sarebbero ugualmente emotive e intime se non fossero accompagnate dalla colonna sonora di Kensuke Ushio, musicista che integra melodie sommesse e intime a una ricerca del realismo sonoro quasi maniacale, abituato ormai a lavorare al servizio di quella poetica del quotidiano resa celebre da Naoko Yamada.
Alla regia troviamo l’esordiente Miyuki Oshiro, che costruisce la serie proprio su questa attenzione al dettaglio della mondanità: gesti minuscoli, posture, distanze tra i corpi raccontano i personaggi prima ancora dei dialoghi. In questo, Oshiro riesce a costruire un terreno comune per i personaggi integrando sapientemente scene di cibo intese come momento franco in cui costruire un terreno comune. Il momento del pasto diventa infatti uno degli strumenti principali attraverso cui i personaggi intrecciano i loro legami. La regia insiste spesso su scene di cucina e di tavola: pasti elaborati, piatti improvvisati al microonde, caffè bevuti con le amiche. Intorno a quei tavoli si svolgono conversazioni importanti, ma anche silenzi densi di significato.
Inoltre. il modo di muoversi e di agire nello spazio da parte dei personaggi è estremamente coerente; come si comportano, la loro gestualità, come si siedono, la prossemica che li caratterizza: tutto ciò racconta già molto di loro, ancora prima che aprano bocca. È in questi momenti che l’animazione diventa particolarmente accurata: non vivace o spettacolare, ma precisa e puntuale, trovando nei piccoli gesti il suo momento per brillare, sostenuta dal lavoro di un team di direttrici dell'animazione interamente femminile.
A dar loro man forte vi è il character design adattato per l'animazione dal veterano Kenji Hayama, che mantiene le linee sottili e le silhouette androgine dell'opera originale, che vengono via via ammorbidite o affilate, in base alle tensioni del momento.
Il cuore della serie è nelle relazioni tra i personaggi, in particolare nella convivenza talvolta tesa tra Asa e Makio. La seconda è una donna abituata alla solitudine, immersa da sempre nel proprio lavoro di scrittrice, una scelta di vita spesso derisa in passato dalla famiglia. Asa, invece, si trova improvvisamente catapultata in una nuova realtà e davanti a una figura adulta completamente diversa da quella materna: meno protettiva, più distante, ma anche sorprendentemente libera nel concederle spazio. La differenza con la madre genera incomprensioni ma anche momenti di grande sincerità, e soprattutto condivisione.
Ciò avviene in due frangenti particolari. Di uno ne abbiamo già detto, quello riguardante il cibo. Un altro luogo d’incontro sono i testi, è la parola, soprattutto quella scritta. Non a caso Makio consiglia ad Asa di tenere un diario: un gesto semplice che diventa quasi una forma di condivisione del proprio modo di vedere il mondo, di dargli un senso. Un mezzo che viene accolto dalla protagonista e rimaneggiato a modo suo, nel modo che le è più congeniale; infatti nel finale Asa riuscirà finalmente a esprimersi, certo, scrivendo, ma anche cantando, interpretando da sola la canzone nota agli spettatori in quanto opening della serie. A differenza di questa, però, quella di Asa è una canzone senza accompagnamento, anche un po' stonata, ma sicuramente la "sua" opening.
Makio, del resto, sa di non essere un buon mentore e non prova nemmeno a esserlo. Ciò che offre è piuttosto uno spazio di dialogo, un rifugio sicuro. Non lo fa solo per Asa: quando Emiri, la migliore amica della protagonista, inizia a interrogarsi sul proprio orientamento sessuale, Makio le consiglia la visione di Pomodori Verdi Fritti, quasi sottovoce. Perché nei testi, libri o film che siano, lei stessa ha sempre trovato un rifugio dalle tempeste e una bussola per orientarsi nella vita. Ancora una volta mette a disposizione ciò che le appartiene: la scrittura, la tavola, uno spazio comune dove tornare a parlare. O semplicemente restare in silenzio.
Non ci sarebbero sicuramente relazioni e momenti di incontro e confronto senza scambi di opinioni, litigi, sussurri. I dialoghi, scritti da Kohei Kiyasu (Run with the Wind), sono il vero motore della serie. Nulla di teatrale, bensì scambi naturali, chat che appaiono sullo schermo, conversazioni che sembrano talmente reali da sembrare in presa diretta. Attraverso questi dialoghi la serie introduce con sorprendente normalità temi raramente trattati con tanta serenità e maturità: identità di genere, orientamento sessuale, relazioni non etichettate. Persino la relazione tra Makio e il suo ex compagno Kasamachi sfugge a qualsiasi definizione precisa. Lui rimane una figura di supporto fondamentale, pur senza rientrare nei modelli romantici più canonici. È anche l’unico personaggio maschile in un cast quasi interamente femminile, e rappresenta un’altra prospettiva sulle aspettative sociali legate al genere, in quanto in primis vittima dell'idolo dell'iper-performatività di quel maschilismo patriarcale dal quale è voluto fuggire a tutti i costi.
Il tema delle femminilità è un altro macro-tema che attraversa tutta la serie, scandagliando i vari modi in cui si può essere donna e quali sono i termini di questa esperienza. Journal with Witch si distingue soprattutto per la maturità con cui affronta i suoi argomenti. Asa rappresenta il percorso di crescita di una giovane, mentre Makio offre uno sguardo adulto rarissimo negli anime. Non è un’adolescente nel corpo di un’adulta, né un personaggio che vuole restituire l’idea di un’eterna giovinezza, come accade spesso anche con figure anagraficamente più mature in serie come Spy × Family o Kaiju No. 8. E non è nemmeno al centro di una narrazione edificante sulla bellezza della genitorialità (tema che, in un Giappone alle prese con la crisi della natalità, ritorna spesso nel discorso culturale). Makio è semplicemente una donna con una sua routine, un suo rifugio e una cerchia di amici che la accompagna fin dai tempi della scuola. L’arrivo di Asa scuote tutto questo equilibrio. Questa fatica a comprenderla, ad aiutarla, persino a tenerla con sé, emerge chiaramente scena dopo scena. Non ci sono coriandoli né luci soffuse a raccontare quanto sia bello convivere con un’altra persona fatta di bisogni, insicurezze, sbalzi d’umore e capricci. Infatti, quando Asa entra nella sua vita, quella stabilità viene scossa. Makio fatica a capirla, a guidarla, persino a convivere con lei. La serie non romantizza mai questa difficoltà. Non c’è retorica sulla bellezza della convivenza o sulla maternità improvvisata: solo tentativi, errori e piccoli momenti di connessione.
I personaggi di Journal with Witch sono figure liminali, difficili da incasellare, che vanno e vengono, come le persone nelle nostre vite. La serie non riesce esaurire completamente le loro storie anche se urlano a gran voce questo bisogno, arrivando a un finale un po’ brusco ma comunque appagante: un epilogo che mostra come le loro vite siano andate avanti, restando però legate da abitudini e affetti nati nel tempo condiviso.
Makio Kōdai è una scrittrice trentacinquenne dal carattere timido e riservato. Un giorno la sorella ha un incidente stradale mortale assieme al marito, il che lascia orfana Asa Takumi, la loro figlia quindicenne. Makio, mentre partecipa al funerale, vede la ragazzina e decide impulsivamente di accoglierla nella propria casa per farle vivere una vita tranquilla evitandole di finire sballottata da un parente all'altro. Però Makio, tornata in sé, si ricorda quanto lei sia incapace nel relazionarsi con le persone, facendo nascere questa strana convivenza. Per aiutare la nipote ad affrontare il trauma, la scrittrice le propone in maniera impacciata di tenere un diario su cui annotare ogni cosa in libertà.
Il tema che subito salta all'occhio è quello del lutto, che viene affrontato in maniera contro-intuitiva. La giovane Asa elabora il trauma in modo apparentemente freddo e distaccato, cosa che inizialmente può risultare straniante per chi guarda, pronto a dover affrontare duri minuti di pesanti sfoghi e crisi di pianto. Al contrario, ciò non accade. Con il passare degli episodi, però, emerge un realismo emotivo molto forte: Asa non è indifferente, sta semplicemente elaborando il dolore a modo suo, cercando nel frattempo di adattarsi ai molteplici cambiamenti in atto nella sua vita.
La giovane si sente come in un deserto alla ricerca di qualcosa, in balia del vento e della solitudine. Quest'ultimo riveste uno dei fulcri tematici principali della serie; Asa rimane da sola, incompresa, abbandonata, priva di una meta e una bussola. Visivamente la serie ricorre spesso a questa metafora portandola più volte sullo schermo, ma essa diventa anche un parallelo concettuale con il diario, ovvero l'ancora di salvezza che Makio le porge: una pagina bianca solcata da dune che ricordano le righe di un quaderno. L'anime ci racconta allora di come questo sia lo spazio su cui i personaggi cercano di annotare la propria esperienza, ma soprattutto scrivere il proprio domani.

Queste scene di quotidianità, pregne di forti sentimenti, non sarebbero ugualmente emotive e intime se non fossero accompagnate dalla colonna sonora di Kensuke Ushio, musicista che integra melodie sommesse e intime a una ricerca del realismo sonoro quasi maniacale, abituato ormai a lavorare al servizio di quella poetica del quotidiano resa celebre da Naoko Yamada.
Alla regia troviamo l’esordiente Miyuki Oshiro, che costruisce la serie proprio su questa attenzione al dettaglio della mondanità: gesti minuscoli, posture, distanze tra i corpi raccontano i personaggi prima ancora dei dialoghi. In questo, Oshiro riesce a costruire un terreno comune per i personaggi integrando sapientemente scene di cibo intese come momento franco in cui costruire un terreno comune. Il momento del pasto diventa infatti uno degli strumenti principali attraverso cui i personaggi intrecciano i loro legami. La regia insiste spesso su scene di cucina e di tavola: pasti elaborati, piatti improvvisati al microonde, caffè bevuti con le amiche. Intorno a quei tavoli si svolgono conversazioni importanti, ma anche silenzi densi di significato.

Inoltre. il modo di muoversi e di agire nello spazio da parte dei personaggi è estremamente coerente; come si comportano, la loro gestualità, come si siedono, la prossemica che li caratterizza: tutto ciò racconta già molto di loro, ancora prima che aprano bocca. È in questi momenti che l’animazione diventa particolarmente accurata: non vivace o spettacolare, ma precisa e puntuale, trovando nei piccoli gesti il suo momento per brillare, sostenuta dal lavoro di un team di direttrici dell'animazione interamente femminile.
A dar loro man forte vi è il character design adattato per l'animazione dal veterano Kenji Hayama, che mantiene le linee sottili e le silhouette androgine dell'opera originale, che vengono via via ammorbidite o affilate, in base alle tensioni del momento.

Il cuore della serie è nelle relazioni tra i personaggi, in particolare nella convivenza talvolta tesa tra Asa e Makio. La seconda è una donna abituata alla solitudine, immersa da sempre nel proprio lavoro di scrittrice, una scelta di vita spesso derisa in passato dalla famiglia. Asa, invece, si trova improvvisamente catapultata in una nuova realtà e davanti a una figura adulta completamente diversa da quella materna: meno protettiva, più distante, ma anche sorprendentemente libera nel concederle spazio. La differenza con la madre genera incomprensioni ma anche momenti di grande sincerità, e soprattutto condivisione.
Ciò avviene in due frangenti particolari. Di uno ne abbiamo già detto, quello riguardante il cibo. Un altro luogo d’incontro sono i testi, è la parola, soprattutto quella scritta. Non a caso Makio consiglia ad Asa di tenere un diario: un gesto semplice che diventa quasi una forma di condivisione del proprio modo di vedere il mondo, di dargli un senso. Un mezzo che viene accolto dalla protagonista e rimaneggiato a modo suo, nel modo che le è più congeniale; infatti nel finale Asa riuscirà finalmente a esprimersi, certo, scrivendo, ma anche cantando, interpretando da sola la canzone nota agli spettatori in quanto opening della serie. A differenza di questa, però, quella di Asa è una canzone senza accompagnamento, anche un po' stonata, ma sicuramente la "sua" opening.

Makio, del resto, sa di non essere un buon mentore e non prova nemmeno a esserlo. Ciò che offre è piuttosto uno spazio di dialogo, un rifugio sicuro. Non lo fa solo per Asa: quando Emiri, la migliore amica della protagonista, inizia a interrogarsi sul proprio orientamento sessuale, Makio le consiglia la visione di Pomodori Verdi Fritti, quasi sottovoce. Perché nei testi, libri o film che siano, lei stessa ha sempre trovato un rifugio dalle tempeste e una bussola per orientarsi nella vita. Ancora una volta mette a disposizione ciò che le appartiene: la scrittura, la tavola, uno spazio comune dove tornare a parlare. O semplicemente restare in silenzio.
Non ci sarebbero sicuramente relazioni e momenti di incontro e confronto senza scambi di opinioni, litigi, sussurri. I dialoghi, scritti da Kohei Kiyasu (Run with the Wind), sono il vero motore della serie. Nulla di teatrale, bensì scambi naturali, chat che appaiono sullo schermo, conversazioni che sembrano talmente reali da sembrare in presa diretta. Attraverso questi dialoghi la serie introduce con sorprendente normalità temi raramente trattati con tanta serenità e maturità: identità di genere, orientamento sessuale, relazioni non etichettate. Persino la relazione tra Makio e il suo ex compagno Kasamachi sfugge a qualsiasi definizione precisa. Lui rimane una figura di supporto fondamentale, pur senza rientrare nei modelli romantici più canonici. È anche l’unico personaggio maschile in un cast quasi interamente femminile, e rappresenta un’altra prospettiva sulle aspettative sociali legate al genere, in quanto in primis vittima dell'idolo dell'iper-performatività di quel maschilismo patriarcale dal quale è voluto fuggire a tutti i costi.

Il tema delle femminilità è un altro macro-tema che attraversa tutta la serie, scandagliando i vari modi in cui si può essere donna e quali sono i termini di questa esperienza. Journal with Witch si distingue soprattutto per la maturità con cui affronta i suoi argomenti. Asa rappresenta il percorso di crescita di una giovane, mentre Makio offre uno sguardo adulto rarissimo negli anime. Non è un’adolescente nel corpo di un’adulta, né un personaggio che vuole restituire l’idea di un’eterna giovinezza, come accade spesso anche con figure anagraficamente più mature in serie come Spy × Family o Kaiju No. 8. E non è nemmeno al centro di una narrazione edificante sulla bellezza della genitorialità (tema che, in un Giappone alle prese con la crisi della natalità, ritorna spesso nel discorso culturale). Makio è semplicemente una donna con una sua routine, un suo rifugio e una cerchia di amici che la accompagna fin dai tempi della scuola. L’arrivo di Asa scuote tutto questo equilibrio. Questa fatica a comprenderla, ad aiutarla, persino a tenerla con sé, emerge chiaramente scena dopo scena. Non ci sono coriandoli né luci soffuse a raccontare quanto sia bello convivere con un’altra persona fatta di bisogni, insicurezze, sbalzi d’umore e capricci. Infatti, quando Asa entra nella sua vita, quella stabilità viene scossa. Makio fatica a capirla, a guidarla, persino a convivere con lei. La serie non romantizza mai questa difficoltà. Non c’è retorica sulla bellezza della convivenza o sulla maternità improvvisata: solo tentativi, errori e piccoli momenti di connessione.
I personaggi di Journal with Witch sono figure liminali, difficili da incasellare, che vanno e vengono, come le persone nelle nostre vite. La serie non riesce esaurire completamente le loro storie anche se urlano a gran voce questo bisogno, arrivando a un finale un po’ brusco ma comunque appagante: un epilogo che mostra come le loro vite siano andate avanti, restando però legate da abitudini e affetti nati nel tempo condiviso.
La risultante è un anime che esce dai solchi dello slice of life e affronta traumi e fluttuazioni della vita in maniera fuori dall’ordinario, senza spettacolarizzare nulla. Tra i personaggi, Makio e Asa rubano la scena. Soprattutto la prima, che si impone come figura estremamente solida in un panorama animato spesso popolato da archetipi. Tra i personaggi dell’animazione giapponese recente, Makio è forse uno dei meglio scritti degli ultimi anni.
Non adattando completamente il manga originale, la serie non riesce a dare a tutti i personaggi lo spazio che meriterebbero. Ma ciò che resta è comunque una finestra finzionale sulla realtà del quotidiano: uno sguardo fugace, insolito, sulla vita così com'è. Il realismo, soprattutto nei dialoghi e nelle situazioni, è una ventata d’aria fresca, ma perde un po' di mordente verso il finale, meno preciso e forse più casuale, e dove il tema centrale del lutto perde il suo scranno.
Eppure la serie rimane appagante, capace di entrare nell'intimo dello spettatore. E per qualcuno potrebbe persino diventare un piccolo rifugio in mezzo alla solitudine del deserto.
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
Pro
- Sceneggiatura
- Scrittura dei personaggi
- Maturità nel trattare molteplici temi
- Punto di vista non archetipico sulla vita degli adulti
Contro
- Personaggi troppo "passeggeri", che meriterebbero approfondimento maggiore
- Perdita di mordente sul finale
- Rispetto agli altri c'è poca incisività sul tema del lutto, realisticamente uno dei pilastri narrativi della serie
Poi poco a poco perde un po' di mordente, è vero, andando a virare verso altri temi e con un finale a mio parere troppo brusco. Servirebbe un film conclusivo.
Comunque consigliatissima
Ma sai che invece non la trovo? Flashbook non ha uno shop online?
Grande cura sotto ogni aspetto, proprio un piacere guardarla!
Si vede la mano di Tomoko Yamashita e della sua capacità di modellare personaggi femminili molto incisivi: Makio è uno spettacolo! Ma in questa serie ho molto apprezzato anche il personaggio di Kasamachi decisamente non scontato.
Recupererò il manga perchè sono curiosa di sapere cosa è stato sacrificato nella chiusura!
Quando invece sul finale vira verso le tematiche di genere a mio avviso perde molto mordente, anche perchè (sempre secondo me) le tratta superificialmente e con una visione totalmente parziale e caricaturale (non per niente è fatta da uno studio che si vanta di essere tutto al femminile, come se la discriminazione andasse benissimo quando è rivolta agli uomini...) che rasenta la misandria.
I personaggi maschili di contorno sono tutti dipinti in maniera estremamente negativa, così come le relazioni che raccontano i personaggi femminili (non ce ne è una che abbia un normale, felice e paritetico rapporto con un uomo. Qualunque personaggio tratti l'argomento o è divorziata, o descrive in modo negativo i suoi rapporti, o è lesbica).
L'unico maschio a cui viene dato spazio nella serie e che viene descritto in luce positiva è un uomo che per anni si sacrifica ed è totalmente al servizio (anche economico) della sua ex (che per altro lo ha lasciato senza un vero motivo valido) e senza ricevere nulla in cambio, che parla in continuazione di patriarcato sottolineando quanto lui sia diverso dagli altri uomini che "usano le donne come oggetti", e che quando viene finalmente preso in considerazione a livello romantico è solo perchè "è andato in palestra e ha messo su muscoli". Sarebbe questo il tipo di parità dei sessi che ha in mente l'autrice?
Anche le presunte discriminazioni contro il genere femminile presentate sono totalmente irrealistiche e caricaturali (tipo concorsi pubblici che palesemente sfavoriscono le donne alla luce del sole e impunemente).
In generale, per quanto a abbia tantissimi spunti interessanti, a mio avviso rovina gran parte dell'ottimo lavoro fatto nella prima parte nel finale.
Mmm premettendo che io non sono giapponese, io ho effettivamente letto esperienze di donne giapponesi che mi hanno fatto capire quanto la discriminazione di genere sia pervasiva in una maniera semplicemente diversa e idem poi documentandomi ho scoperto una società molto diversa dalla nostra. Alla fine dobbiamo ricordarci che, quando guardiamo anime, stiamo guardando lavori giapponesi, quindi penso abbia poco senso dare delle esagerate a donne giapponesi (l'autrice originale in questo caso) che rappresentano questa discriminazione per come la vivono loro. Io mi sono fatta l'idea che, da donna italiana, io viva comunque una realtà molto diversa rispetto alla loro. Non dico che nessuna critica a come queste tematiche vengano trattate sia legittima (del resto un lavoro può essere fatto bene o male, come in tutto), ma non è nemmeno facile capire la base di partenza per noi. Lo stesso concetto di amore/coppia (etero)/matrimonio/società è completamente diverso, tutto si intreccia con queste problematiche in un modo per noi davvero estraneo.
Evidentemente non hai idea di come vivono in Giappone le donne. Una cultura molto diversa dalla nostra, dove il patriarcato è un vero patriarcato.
La storia degli esami universitari manipolati a sfavore delle donne poi è vera. Ricordo che ne parlarono pure in Italia. Ripeto, per quanto affascinante sotto certi aspetti culturali, è un mondo molto diverso dal nostro.
Recuperate il manga edito da Flashbook, l'anime è una chicca, ma purtroppo ha tagliato tantissimo del manga. Ci voleva l'anime, per avere una recensione su Ikoku Nikki.
non condivido quasi nulla. Quali sarebbero i personaggi maschili negativi? il padre di Asa, ok. Ma gli altri due maschi adulti presenti, il quasi fidanzato e l'avvocato, sono del tutto positivi. Anche tra i compagni di classe di Asa, i pochi che si notano non sono negativi.
Sta storia della misandria è ridicola quanto quella del razzismo verso gli italiani di certi politicanti.
Condivido tutto, ottima analisi
Io in genere compro su Amazon o in fumetteria, però se mi ricordo bene loro non hanno un proprio shop web ma vendono su ebay, dove in passato mi è capitato di acquistare, puoi fare un ordine multiplo aspetti a pagare e c'è un'opzione con cui richiedi di accorpare gli ordini, loro te la validano e cosi paghi le spese di spedizione una volta sola.
Condivido. Poi in Giappone la misoginia è ancora più radicata. E in Corea del Sud è pure peggio, lì le femministe vengono picchiate.
Di figure maschili veramente negative in Ikoku Nikki ce ne sono poche e si intravedono appena. Più che negativo, il padre di Asa è più che altro un'ameba, e i compagni di classe sono ritratti come i tipici adolescenti, figure-comparsa nè positive nè negative.
Come è stato già detto poi, il fatto degli esami sabotati è vero.
Kasamachi al servizio economico di chi? Makio è una scrittrice professionista, probabilmente guadagna più lei di lui lol.
Al giorno d'oggi, non appena un'opera mette da parte le figure maschili per concentrarsi su quelle femminili deve essere per forza "misandria".
Josei=donna. Ergo Ikoku Nikki, essendo un manga/anime josei, è rivolto ad un target di donne adulte. Non mi sembra difficile da capire.
Rispondo a te e anche agli altri interessati a recuperare il manga... purtroppo non è così, la serie attualmente non è tutta reperibile.
Visto che volevo recuperarla anch'io tempo fa ho chiesto alla mia fumetteria, e poi ho controllato varie fumetterie online, oltre ai soliti Amazon, Starshop (qui addirittura è tutto esaurito) e simili, in ognuno manca qualche numero, e soprattutto il numero 8 è ovunque esaurito... non so se Flashbook ha intenzione di farne una ristampa (non so nemmeno se ne abbiano mai fatte in generale...).
Flashbook non ha uno shop dedicato, ma come ha scritto @brady ha un suo negozio eBay, ma lì si trova attualmente solo il numero 1.
Il padre di Asa? Un'ameba che non vuole impegnarsi o prendere posizione
Il padre di Kasamachi? Uno scorbutico maleducato e dittatoriale
I compagni di classe maschi? Vanno dagli immaturi maleducati ai dongiovanni superficiali
Il professore? Un cretino insensibile
L'allenatore di baseball? Un violento... (cacchio centra con la storia poi.. accennato a caso solo per far vedere un altro esempio di maschio tossico)
Non solo, ma anche le amiche di lei parlano sempre male dei loro precedenti rapporti o matrimoni.
Ti chiedo il contrario piuttosto, in che punto della storia c'è un singolo rapporto uomo/donna paritario, felice e soddisfacente per entrambi?
I compagni di Asa li vediamo in realtà quasi sempre o come spasimanti con nessuna speranza, o come maleducati bulletti che neanche chiedono scusa quando la travolgono.
Gli unici personaggi maschili che l'autrice dipinge positivamente sono Kasamachi e l'avvocato, ma entrambi, per quanto personaggi interessanti, sono personaggi che sono a disposizione della protagonista senza riceverne nulla in cambio, e che l'autrice stessa ci tiene a identificare come "quelli che non si piegano ai riti di iniziazione patriarcali che vogliono che usino le donne come oggetti".
Non mi sembrano rapporti normali, sani e paritari. Ti pare normale ad esempio che quando alla protagonista servano soldi un'amica le consigli candidadamente di chiederlia Kasamachi che tanto glie li avrebbe dati senza problemi? (Cioè tu lasci uno senza motivo, e poi quando ti servono soldi corri dal tuo ex a chiederglieli?)
Trovo difficile capire come sia possibile non vedere l'evidente luce negativa in cui l'autrice dipinge il genere maschile nell'opera (mentre al contrario, TUTTI i personaggi femminili sono descritti positivamente, inclusa la madre di Asa nel finale).
Sugli altri esempi negativi e su quando Kasamachi è stato tirato in ballo come sostegno economico ho scritto sopra (che poi, anche farle continuamente la spesa lo è).
A parte che al giorno d'oggi la maggior parte delle opere mettono più in luce le figure femminili che quelle maschili, e Ikoku Nikki non è certo il primo anime dove il 99% dei personaggi sono femminili.
Il problema non è certo quello (anche se ammetto che preferisco gli anime che mostrano equamente entrambi i sessi in quanto li trovo più realistici), ma il modo con cui descrive i pochi che descrive...
Quali personaggi femminili vengono descritti in luce negativa? Perchè dei maschili ho fatto un lungo elenco sopra, ma dei mille personaggi femminili nell'anime non me ne viene in mente un solo esempio. Pure la madre di Asa viene redenta nel finale.
E comunque che il genere Josei sia rivolto più ad un genere femminile non vuol dire che debba perpetrare stereotipi di genere. Se in uno Shonen moderno fosse pieno di stereotipi misogeni saremmo tutti qui a incazzarci (io per primo), ma evidentemente per alcune presunte femministe le discriminazioni di genere sono un problema solo quando il bersaglio sono le donne, e non esistano ad insultare (come hai fatto tu in vari punti del sito) appena qualcuno esprime un'opinione diversa dalla loro.
Ma dove e quando? Non lo dico per darti contro a livello personale ma è palesemente falso (e dirò di più: entro certi limiti mi va pure bene così, le demografiche esistono per un motivo, mi sta anche bene se al ragazzino 16enne piacciono le ragazzine idealizzate e stereotipate o al contrario vuole un cast a forte presenza maschile e l'autore vuole tenere conto di ciò).
Gli shonen in ottima parte hanno pg femminili estremamente stereotipati e/o sessualizzati e/o non caratterizzati (non sempre tutte e tre le cose insieme), e non mi sembra che le persone si straccino le vesti per la rappresentazione femminile negli shonen fra isekai, romance, battle... non so se devo fare nomi ma onestamente mi sembra palese 😂
Se uno legge o guarda un josei DEVE tenere in mente che la storia è scritta in primis per le donne adulte.
Un conto è sessualizzate (e vale altrettanto per i reverse-harem e simili), che non è certo bello ma può essere comprensibile, un conto è misogeno/misandrico.
Poi dipende anche dal tenore dell'opera. Se si parla di medioevo fantasy o è una commedia trash è una cosa, ben diverso è fare un'opera seria, psicologica, ambientata nel mondo moderno e descrivere un genere in modo totalmente negativo. Qui l'opione sui generi dell'autrice è chiaramente parte del messaggio che vuole trasmettere l'opera.
Ripeto, che sia scritta per un target principalmente di donne non vuol dire che lo leggano solo loro (come dimostrano i molti maschi che stanno commentando anche qui), e anche se il target sono donne questo non significa che sia giusto descrivere il mondo in modo parziale e antagonista ad uno dei generi. Per fortuna esistono anche donne che credono nella vera parità dei generi, non solo nel prendersi la rivincita contro il maschilismo creando un maschilismo al contrario (chi lo vorrebbe lo definirei, più che femminista, "femminilista"), e quindi a mio avviso un josei ben fatto dovrebbe rispettare anche loro.
In ogni caso, per concludere perchè evidentemente le mie idee sono diverse da quelle di molti altri (per fortuna non tutti pare), e tornando alla recensione generale, a mio avviso comunque l'opera ha perso mordente quando è passata dal trattare il lutto e la differenza dagli standard sociali (temi affascinanti) ai messaggi che ha lanciato nel finale che ho trovato molto meno interessanti (e a volte anche poco condivisibili).
Aridaje a vedere cose che non ci sono.
E comunque, Ikoku Nikki è un manga scritto e disegnato da una donna principalmente per lettrici donne, fattene una ragione e get over it. Finchè non danneggi nessuno sei liberissimo di pensare e anche di dire che quello che vedi sia rosso, però poi non lamentarti se quasi tutti gli altri ti fanno educatamente notare che invece è blu.
Cose che non ci sono?
Nei commenti degli episodi nell'ordine:
1) Mi hai mandato a Cagare
2) Mi hai dato del maschio-alpha
3) Mi hai detto che ho "seri problemi"
Il tutto senza che io ti provocassi (a parte esprimere la mia opinione, diversa dalla tua) e senza contare tutte le volte che mi hai messo in bocca cose diverse da quelle che ho detto.
Se tu non vedi dove siano gli insulti direi che "Non ho altre domande, Vostro Onore".
P.S.: Sulla storia dei Josei rivoti alle donne ho spiegato sopra e non mi pare il caso di ripetermi.
A meno che la traduzione di Crunchyroll sia fatta coi piedi, la frase esatta che dice Nana è:
"Senti, perchè non chiami Kasamachi? Se hai problemi di denaro, per esempio. Dopo tutto, con quell'appetito...".
Non mi sembra parli di consigli di investimento, ma proprio di soldi per arrivare a fine mese. (Ma magari ripeto, nel manga originale era scritta diversa. Io mi baso sull'anime.)
Ah, ma eri te! Ma nel commento non ci sono insulti veri, dove sono "vai a cagare" e "maschio alfa"? Forse avevano cancellato il primo commento e io l'ho riscritto senza ricordarmene? Se è così chiedo scusa, a volte le medicine mi causano irritabilità e mi fanno dire/fare cose che poi a volte non ricordo neanche di aver detto/fatto.
Si, i primi due erano in un commento che hanno cancellato i mod.
Se è quello il problema, scuse accettate.
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