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In attesa della terza serie, ho visto con piacere le prime due di quest’opera, che fondamentalmente è un battle shonen...

Dei condannati a morte, e un supervisore per ognuno di loro, vengono mandati a recuperare l’elisir che dona l’immortalità per conto dello shogun: chi lo troverà sarà graziato. Sono criminali speciali, che eccellono nei combattimenti, ma l’isola dove sono spediti è un posto strano e pericoloso: alcuni muoiono in fretta, altri scoprono il tao dentro di loro e diventano fortissimi, ma anche i loro avversari (i tensen) sono pericolosi.

Gli scontri sono di altissimo livello, con dialoghi, relazioni e personaggi comunque molto più credibili che ad esempio in “Dragon Ball”. Certo, abbiamo già visto cose simili (e diverse): nen, chakra, mana e mille altri temi in cui esiste qualcosa a cui attingere per diventare invincibili... ma, come dicevo, i combattimenti e la trama reggono anche all’apparire di ninja e Asaemon incaricati di giustiziare tutti: non vedo l’ora di vedere lo scontro tra Gabimaru e...

Tratto da una storia di Yuji Kaku (autore che molto deve da bambino a Shigeru Mizuki), redattore per l’Akita Shoten e poi assistente di Tatsuki Fujimoto, la storia dura tredici volumi ed è edita dalla Shueisha in Giappone, e come quasi tutto ciò che ha un po’ di successo nella casa del Pirata viene trasformata in anime. Lo studio è il celebratissimo MAPPA, ma se ne occupano seconde linee tipo Akira Kindaichi (“Dororo” e “The God of the High School”) e Kaori Makita (che ha iniziato la sua carriera sei anni fa con “Twittering Birds Never Fly”, un boys love ancora in corso che esce ad ogni morte di papa).

Insomma, tenendo conto che il team non è di mostri sacri, l’anime è venuto proprio bene: otto e mezzo!