Recensione
Cinderella Closet
6.5/10
Gli shōjo non sono più il mio genere, ma volevo dare un’occasione a questo per il personaggio di Hikaru, che pratica crossdressing.
Ciò che mi sento di dire ora, che sono giunta alla fine, è che la serie mi sembra mal riuscita.
Cominciamo con la trama: Haruka si trasferisce a Tokyo per frequentare l’università ed è piena di sogni, ma dopo un anno lavora come cameriera in un locale ed è trasandata, vivendo una vita frenetica.
Il suo collega Kurotaki le assicura che usciranno insieme per festeggiare i vent’anni di Haruka e la ragazza, che ha una cotta per il giovane, non vede l’ora.
Tuttavia, Haruka non sa nulla di trucco e moda, ma l’incontro casuale con Hikaru le sarà di grande aiuto.
La trama è semplice, niente di elaborato, puntando sul messaggio che chiunque ha una sua bellezza e che si è liberi di vivere come più aggrada.
Non esiste un personaggio negativo che semina zizzania, ma, a parer mio, il vero antagonista della serie è la protagonista stessa.
Haruka appare come una sempliciotta che il più delle volte non capisce che cosa sta combinando, sorridendo sempre come un’ebete per ogni guaio che combina, perché tanto sarà qualcun altro a sistemare.
Si taglia i capelli da sola facendo un disastro?
Tanto c’è Hikaru che la sistema.
Vuole cucinare il pollo fritto ma non sa da che parte cominciare?
Chiama Hikaru che deve darle lezioni di cucina.
Si trucca da sola combinando un pastrocchio?
Tanto c’è Hikaru a cui rivolgersi.
E altre situazioni di questo genere.
Praticamente Haruka non sa fare nulla senza Hikaru al suo fianco, come se fosse una bambina e lui la sua balia.
Questo suo modo di fare diventa presto pesante e lo spettatore comincerà a provare sentimenti contrastanti verso di lei.
Haruka mi è diventata indigesta fin da subito perché, invece di dire chiaramente a Kurotaki “prima mi inviti fuori a bere e poi te ne dimentichi?”, è lei a scusarsi, dicendogli che deve aver capito male, che non c’era nessun appuntamento.
Un ragazzo che prima ti invita a bere per festeggiare il tuo compleanno e poi se ne dimentica — senza nemmeno ricordarsene — sarebbe da tenere a debita distanza, nel mondo reale.
Ma Haruka continua a esserne così innamorata da preferire la sottomissione pur di non essere “invadente”, perché lei deve comportarsi da brava fidanzata.
Per tutta la durata della serie, ho continuato a chiedermi cosa ci facesse in un’opera del genere un personaggio come Hikaru.
Un tipo tosto come lui, che non ha peli sulla lingua e non teme gli sguardi altrui, si ritrova a dover sistemare tutte le cavolate che combina Haruka.
Purtroppo nessun aspetto riguardante Hikaru è stato approfondito, e questo è stato un vero colpo basso perché la serie ne avrebbe giovato.
Perché Hikaru pratica crossdressing?
Nessuno ha pensato che fosse un buon tassello da inserire nella storia, e quindi rimane un mistero.
Così come risulta inutile l’apparizione dei suoi genitori a metà serie.
I genitori sono contrari al fatto che il loro unico figlio indossi una parrucca e vesta abiti femminili, con il padre che gli urla che lo diserederà, ma oltre a questo non c’è altro.
La madre di Hikaru va a vedere segretamente la sfilata a cui il figlio partecipa come make‑up artist, ma in seguito non c’è alcun contatto tra i due.
Vedendo come sono stati gestiti, forse sarebbe stato meglio non farli apparire proprio.
Riguardo agli altri personaggi non c’è molto da dire: non vengono approfonditi e svolgono semplicemente il ruolo che la storia gli ha riservato, perché tutto deve girare attorno a Hikaru e Haruka.
Da una serie che sembrava avere qualcosa di particolare e che aveva avuto una buona partenza, a metà le dinamiche cominciano lentamente a trasformarsi.
Temi importanti vengono abbandonati per favorirne di classici e lo spettatore comincia a provare un senso di vuoto.
Gli ultimi due episodi potevano essere tranquillamente racchiusi in uno solo, da tanto che sono composti dal niente più assoluto, dove alla fine vince sempre la tematica secondo cui la gioia più grande per la donna è quella di sposarsi (nonostante il motivo per cui Haruka propone il matrimonio sia stupido e assurdo).
La serie mostra anche alcune pecche che non riesce a correggere in alcun modo.
Che ne è dell’università che Haruka dovrebbe frequentare?
Dopo alcuni episodi ci si rende conto che la ragazza non frequenta mai l’università e non parla mai di lezioni o studio.
In sostanza, l’università è uscita dal copione perché non serviva ai fini della trama, così come non serviva che Haruka avesse qualche altro amico oltre ai protagonisti.
O il semplice fatto che, se Haruka gira per strada o entra in un negozio, incontrerà sicuramente Hikaru.
E se Hikaru si affaccia casualmente a una finestra della sua scuola di moda, proprio in quel momento passerà Haruka, sempre in un momento di fragilità estrema.
Davvero non esisteva un modo migliore per far incontrare i personaggi?
Ciò che non mi è piaciuto della gestione Netflix è che il “Kurotaki‑san” di Haruka sia diventato “signor Kurotaki”.
So che la traduzione letterale sarebbe questa, ma vedere Haruka chiamare “signore” un ragazzo della sua stessa età stona tantissimo.
Un minimo di adattamento non avrebbe guastato.
La serie viene proposta come uno shōjo diverso dal comune per il personaggio di Hikaru che fa crossdressing, ma dopo aver attirato l’attenzione dello spettatore tutto si trasforma in un classico shōjo.
I dodici episodi da venti minuti corrono troppo veloci, perdendosi pezzi per strada, e questo non giova alla trama.
Se amate alla follia gli shōjo, di sicuro questa serie farà al caso vostro; altrimenti non mi sento di consigliarla particolarmente e vi suggerisco di oltrepassarla, cercando qualcosa di più stimolante.
Ciò che mi sento di dire ora, che sono giunta alla fine, è che la serie mi sembra mal riuscita.
Cominciamo con la trama: Haruka si trasferisce a Tokyo per frequentare l’università ed è piena di sogni, ma dopo un anno lavora come cameriera in un locale ed è trasandata, vivendo una vita frenetica.
Il suo collega Kurotaki le assicura che usciranno insieme per festeggiare i vent’anni di Haruka e la ragazza, che ha una cotta per il giovane, non vede l’ora.
Tuttavia, Haruka non sa nulla di trucco e moda, ma l’incontro casuale con Hikaru le sarà di grande aiuto.
La trama è semplice, niente di elaborato, puntando sul messaggio che chiunque ha una sua bellezza e che si è liberi di vivere come più aggrada.
Non esiste un personaggio negativo che semina zizzania, ma, a parer mio, il vero antagonista della serie è la protagonista stessa.
Haruka appare come una sempliciotta che il più delle volte non capisce che cosa sta combinando, sorridendo sempre come un’ebete per ogni guaio che combina, perché tanto sarà qualcun altro a sistemare.
Si taglia i capelli da sola facendo un disastro?
Tanto c’è Hikaru che la sistema.
Vuole cucinare il pollo fritto ma non sa da che parte cominciare?
Chiama Hikaru che deve darle lezioni di cucina.
Si trucca da sola combinando un pastrocchio?
Tanto c’è Hikaru a cui rivolgersi.
E altre situazioni di questo genere.
Praticamente Haruka non sa fare nulla senza Hikaru al suo fianco, come se fosse una bambina e lui la sua balia.
Questo suo modo di fare diventa presto pesante e lo spettatore comincerà a provare sentimenti contrastanti verso di lei.
Haruka mi è diventata indigesta fin da subito perché, invece di dire chiaramente a Kurotaki “prima mi inviti fuori a bere e poi te ne dimentichi?”, è lei a scusarsi, dicendogli che deve aver capito male, che non c’era nessun appuntamento.
Un ragazzo che prima ti invita a bere per festeggiare il tuo compleanno e poi se ne dimentica — senza nemmeno ricordarsene — sarebbe da tenere a debita distanza, nel mondo reale.
Ma Haruka continua a esserne così innamorata da preferire la sottomissione pur di non essere “invadente”, perché lei deve comportarsi da brava fidanzata.
Per tutta la durata della serie, ho continuato a chiedermi cosa ci facesse in un’opera del genere un personaggio come Hikaru.
Un tipo tosto come lui, che non ha peli sulla lingua e non teme gli sguardi altrui, si ritrova a dover sistemare tutte le cavolate che combina Haruka.
Purtroppo nessun aspetto riguardante Hikaru è stato approfondito, e questo è stato un vero colpo basso perché la serie ne avrebbe giovato.
Perché Hikaru pratica crossdressing?
Nessuno ha pensato che fosse un buon tassello da inserire nella storia, e quindi rimane un mistero.
Così come risulta inutile l’apparizione dei suoi genitori a metà serie.
I genitori sono contrari al fatto che il loro unico figlio indossi una parrucca e vesta abiti femminili, con il padre che gli urla che lo diserederà, ma oltre a questo non c’è altro.
La madre di Hikaru va a vedere segretamente la sfilata a cui il figlio partecipa come make‑up artist, ma in seguito non c’è alcun contatto tra i due.
Vedendo come sono stati gestiti, forse sarebbe stato meglio non farli apparire proprio.
Riguardo agli altri personaggi non c’è molto da dire: non vengono approfonditi e svolgono semplicemente il ruolo che la storia gli ha riservato, perché tutto deve girare attorno a Hikaru e Haruka.
Da una serie che sembrava avere qualcosa di particolare e che aveva avuto una buona partenza, a metà le dinamiche cominciano lentamente a trasformarsi.
Temi importanti vengono abbandonati per favorirne di classici e lo spettatore comincia a provare un senso di vuoto.
Gli ultimi due episodi potevano essere tranquillamente racchiusi in uno solo, da tanto che sono composti dal niente più assoluto, dove alla fine vince sempre la tematica secondo cui la gioia più grande per la donna è quella di sposarsi (nonostante il motivo per cui Haruka propone il matrimonio sia stupido e assurdo).
La serie mostra anche alcune pecche che non riesce a correggere in alcun modo.
Che ne è dell’università che Haruka dovrebbe frequentare?
Dopo alcuni episodi ci si rende conto che la ragazza non frequenta mai l’università e non parla mai di lezioni o studio.
In sostanza, l’università è uscita dal copione perché non serviva ai fini della trama, così come non serviva che Haruka avesse qualche altro amico oltre ai protagonisti.
O il semplice fatto che, se Haruka gira per strada o entra in un negozio, incontrerà sicuramente Hikaru.
E se Hikaru si affaccia casualmente a una finestra della sua scuola di moda, proprio in quel momento passerà Haruka, sempre in un momento di fragilità estrema.
Davvero non esisteva un modo migliore per far incontrare i personaggi?
Ciò che non mi è piaciuto della gestione Netflix è che il “Kurotaki‑san” di Haruka sia diventato “signor Kurotaki”.
So che la traduzione letterale sarebbe questa, ma vedere Haruka chiamare “signore” un ragazzo della sua stessa età stona tantissimo.
Un minimo di adattamento non avrebbe guastato.
La serie viene proposta come uno shōjo diverso dal comune per il personaggio di Hikaru che fa crossdressing, ma dopo aver attirato l’attenzione dello spettatore tutto si trasforma in un classico shōjo.
I dodici episodi da venti minuti corrono troppo veloci, perdendosi pezzi per strada, e questo non giova alla trama.
Se amate alla follia gli shōjo, di sicuro questa serie farà al caso vostro; altrimenti non mi sento di consigliarla particolarmente e vi suggerisco di oltrepassarla, cercando qualcosa di più stimolante.